Category: Consigli

  • Libri sul Cinema – I 10 fondamentali

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    Manuale del film. Linguaggio, racconto, analisi
    di Gianni Rondolino e Dario Tomasi

    Questi consigli non potevano che iniziare con il libro che forse più di tutti riesce a raccontare la settima arte, convogliando al suo interno tantissimi argomenti legati a questo mondo. 427 pagine di puro cinema, in cui vengono trattati tutti gli aspetti di un film: dalla pre-produzione fino all’uscita in sala, descrivendo anche minuziosamente le tantissime professioni cinematografiche (noi abbiamo una rubrica apposita per questo argomento -inserire link-). Il libro di Rondolino, scomparso nel 2016, e Tomasi, attualmente docente all’Università di Torino, è da più di 50 anni un punto di riferimento per ogni appassionato e studioso (viene studiato, infatti, in molte università). Nonostante possà sembrare all’apparenza ostico e molto tecnico, in breve tempo vi permetterà di entrare dentro il mondo del cinema e vi riscoprirete più ricchi. Se amate il cinema, e se vi piace in particolare analizzare ogni opera, non potete farne a meno.

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    Manuale di storia del cinema
    di Gianni Rondolino e Dario Tomasi

    La coppia di autori Rondolino/Tomasi ci ha regalato negli anni anche quest’altra opera fondamentale. Conoscere la storia del cinema risulta necessario quando si vuole capire qualcosa di più sulla settima arte senza fermarsi alla semplice visione di un film, arrivando a capire come un film prodotto oggi sia inevitabilmente influenzato da 100 anni e più di storia. Il libro può risultare ostico, in quanto molto lungo (704 pagine!), ma la qualità è assicurata: anche questo manuale viene infatti utilizzato in molte facoltà universitarie italiane. Nonostante la sua importante mole, il testo è scorrevole e soprattutto conciso, insomma non si perde in chiacchiere. Sarete sommersi da nomi di registi, film e tanti altri addetti ai lavori. Un manuale meraviglioso.

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    Guida alla storia del cinema italiano (1905 – 2003)
    di Gian Piero Brunetta

    Passiamo al libro di Brunetta sulla storia del cinema nostrano. Si parla, ancora una volta, di un autore importante, uno studioso fondamentale della settima arte per il nostro paese. Per chi ama il nostro cinema e, soprattutto, per chi vuole (ri)scoprirlo, questo libro è perfetto. Gian Piero Brunetta ci racconta per filo e per segno le varie epoche e le grandi opere del nostro cinema, contestualizzando anche i periodi storici in cui esse venivano prodotte. Unica pecca è che ci si ferma al 2003, ma non esiste in commercio un libro più esaustivo di questo per i 100 anni precedenti del nostro cinema. Conta 560 pagine.

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    Che cos’è il cinema? Il film come opera d’arte e come mito nella riflessione di un maestro della critica
    di André Bazin

    Chi era André Bazin? Per farla breve, Bazin è stato semplicemente uno dei più grandi critici e studiosi del cinema della storia, tra i fondatori dei celeberrimi Cahiers du Cinéma. In questo libro, più breve rispetto ai precedenti (290 pagine), vengono raccolti diversi saggi del critico francese. Complesso ma molto appassionante.

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    L’occhio del regista. 25 lezioni dei maestri del cinema contemporaneo
    a cura di Laurent Tirard

    Questo volume di 307 pagine contiene numerose interviste ad alcuni tra i più importanti registi della storia: Woody Allen, Pedro Almodóvar, Bernardo Bertolucci, Tim Burton, Joel ed Ethan Coen, David Cronenberg, Miloš Forman, Jean-Luc Godard, Alejandro Iñárritu, Jim Jarmusch, Wong Kar-wai, Mathieu Kassovitz, Takeshi Kitano, Emir Kusturica, David Lynch, Michael Mann, Arthur Penn, Roman Polanski, Sydney Pollack, Martin Scorsese, Steven Soderbergh, Oliver Stone, Lars von Trier, Wim Wenders, John Woo. Risulta molto scorrevole e ben costruito, in quanto le varie interviste ci forniscono spesso punti di vista diversi su tematiche comuni.  La casa editrice Minimum Fax ha ripreso in mano la propria collana cinema e sta facendo a riguardo un ottimo lavoro. Non potete non acquistare quello che è il loro libro di punta.

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    I maestri della luce. Conversazioni con i più grandi direttori della fotografia
    a cura di Dennis Schaefer e Larry Salvato

    Altro volume della Minimum Fax che fa il paio con quello precedente. Stavolta non parliamo, però, di regia ma di un ruolo considerato da molti il secondo più importante all’interno di un set cinematografico: il direttore della fotografia. Questo libro di 596 pagine si concentra sul periodo antecedente alla diffusione delle cineprese digitali, un periodo in cui, dunque, veniva ancora utilizzata la pellicola. Nonostante questo possa farlo apparire un po’ datato, non è assolutamente così. Anzi, tramite le parole e gli insegnamenti di alcuni tra i principali DoP della storia del cinema (Vittorio Storaro, Gordon Willis, Conrad Hall, Laszlo Kovacs…) entriamo in contatto con un mondo spesso misterioso e sconosciuto ai non addetti ai lavori, che però ci fa capire come nasce la vera narrazione per immagini, come nascono quelle sequenze così favolose da sembrare opere d’arte. Consigliato dunque a tutti.

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    Il cinema secondo Hitchcock
    di Francois Truffaut

    Probabilmente il libro più conosciuto e letto dai cinefili di tutto il mondo. Il libro nacque in seguito ad una conversazione durata diversi anni tra i due famosissimi registi, Hitchcock e Truffaut appunto, figli di un’altra epoca e ideatori entrambi di due tipi di cinema che, nonostante le immancabili diversità, comunicavano così come l’arte contemporanea comunica con le grandi opere classiche. Scorrevole, interessante, fondamentale.

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    Il cinema secondo Orson Welles
    di Peter Bogdanovich

    Il titolo non lascia spazio all’immaginazione. Anche qui ci troviamo di fronte ad un libro in cui due amanti del cinema dialogano tra loro. In particolare, qui, Welles si racconta dagli esordi ai successi, fino alle difficoltà con il mondo della produzione cinematografica. Peter Bogdanovich, autore e amico del regista, riesce a mettere a proprio agio una figura fondamentale del cinema mondiale, riuscendo a tirare fuori un libro introspettivo, ben strutturato e soprattutto fondamentale per chi vuole approfondire non solo la vita del grande regista statunitense ma tutto il sistema-cinema della seconda metà del ‘900. Anche questo libro, lungo oltre 600 pagine, contiene molti aneddoti così come quello consigliato precedentemente.

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    Analizzare i film
    di Augusto Sainati

    Penultimo consiglio. Ritorniamo al tema dell’analisi del film, già trattato all’inizio di questo articolo con il manuale di Rondolino e Tomasi. Il libro di Sainati, che vi consigliamo qui, non è un manuale che racconta il film (e dunque il cinema) a 360°, ma si sofferma, come è d’altronde intuibile, sul lavoro analitico che può essere operato sul testo cinematografico. In sole 207 pagine potete trovare tantissimi spunti interessanti che vi apriranno gli occhi su tutti i principali aspetti che compongono un’opera filmica. Se vi piace destrutturare ogni opera che guardate, se vi piace leggere recensioni e vorreste iniziare a scriverne, questo è il libro che fa per voi.

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    Economia del film. Industria, politiche, mercati
    di Marco Cucco

    Chiudiamo questi nostri consigli con un libro che tratta una delle tematiche forse meno conosciute e più sottovalutate dal pubblico generalista, ovvero tutta la macchina che ruota attorno al cinema. Questo libro ci parla dell’industria cinematografica a 360°, senza tralasciare niente, e lo fa usando un linguaggio ad un tempo tecnico ma semplice, adatto sia a chi vuole approcciarsi a questo mondo sia a chi vuole approfondirlo. Molto consigliato.

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  • 8 ATLETI DIVENTATI ATTORI

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    Il legame tra il mondo del cinema e quello dello sport è un consolidato sodalizio e con il passare del tempo diventa sempre più forte. 

    Sin dall’Ottocento, lo sport iniziò ad attirare l’attenzione dei nascenti mezzi di comunicazione di massa. Fu prima di tutto argomento privilegiato del giornalismo, infatti nel Novecento nacquero i primi quotidiani sportivi e, con il tempo, ottenne uno spazio all’interno dei quotidiani di informazione. 

    Con la moltiplicazione dei mezzi di comunicazione, lo sport guadagnò uno spazio significativo in televisione, in particolare  grazie alla possibilità di trasmettere eventi in diretta. 

    Per quanto riguarda il cinema, lo sport è sempre stato un’importante fonte d’ispirazione. In effetti, sono sempre più numerosi i film che raccontano le storie di atleti. Uno dei film più famosi è Chariots of fire (H. Hundson, 1981, ita: Momenti di gloria) che racconta la storia di Eric Liddell e Harold Abrahams, due velocisti che parteciparono ai Giochi Olimpici del 1924. Storie di questo tipo continuano ad essere raccontate fino ai giorni nostri, possiamo pensare a The Fighter (D. O. Russell, 2010) e a Tonya (C. Gillespie, 2017). Non è difficile capire i motivi di questa scelta, nello sport ci sono sentimenti, sfide, passioni, lotte personali e di gruppo. Insomma, tutti gli elementi necessari per rendere una storia interessante. 

    Tuttavia, il soggetto che più degli altri ha ottenuto attenzione da parte del cinema sono stati i Giochi Olimpici, anche se solo dopo le Olimpiadi di Berlino del 1936 ci si rese veramente conto di come il cinema potesse offrirne una rappresentazione sincera. Il film che documenta quella Olimpiade fu Olympia (L. Riefenstahl, 1938), film che nel 2005 la rivista Time inserì fra i 100 più belli degli anni Ottanta e che ancora oggi è un punto di riferimento per documentari e film sportivi. 

    Se sono numerosi i film in cui lo sport è protagonista, altrettanto numerose sono le stelle dello sport che sono diventate protagonisti dei film

    Vediamone alcuni!

    Ronda Rousey – Campionessa pluripremiata di judo, fu medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Pechino del 2008. Dopo essersi dedicata anche ad arti marziali miste tra il 2012 e il 2017, nel 2018 ha iniziato la sua carriera nel wrestling professionistico. Ricordiamo la sua interpretazione in film come I Mercenari 3 (Patrick Hughes, 2014) e Fast&Furious 7 (James Wan, 2015). 

    Carlo Pedersoli (Bud Spencer) – Campione italiano di nuoto con 11 ori ai campionati italiani, segnò la storia del nuoto diventando il primo italiano ad infrangere il muro del minuto nei 100 metri stile libero. Dal 1967 decolla la sua carriera da attore e sceglie come nome d’arte Bud Spencer. In coppia con Terence Hill, il successo dei loro film fu internazionale, ricordiamo Lo chiamavano Trinità (E. B. Clucher ,1970) o …Altrimenti ci arrabbiamo! (Marcello Fondato,1974).

    Johnny Weissmuller – Vincitore di 6 medaglie olimpiche, fu uno dei nuotatori più premiati della storia. Una volta abbandonato l’agonismo si dedicò al cinema, diventando celebre nel ruolo di Tarzan in film come Tarzan l’uomo scimmia (W.S. Van Dyke, 1932) e Il trionfo di Tarzan (W. Thiele, 1943).

    Vinnie Jones – Celebre calciatore britannico dal 1984 al 1998. Già come calciatore si era creato una nomea da “duro”, il che lo rese uno dei giocatori più temuti di tutta la Premier League e il secondo più espulso. La sua carriera da attore iniziò grazie a Guy Ritchie, che incontrò nel 1998, quando la sua carriera sportiva era ormai terminata. Recitò in innumerevoli film, ricordiamo: Codice: Swordfish (Dominic Sena, 2001) o Snatch – Lo strappo (Guy Ritchie, 2000). È stato presente anche in X-Men: Conflitto Finale (Brett Ratner, 2006) dove interpretava Juggernaut. 

    Dwayne Johnson –  Conosciuto anche come The Rock, era uno dei wrestler più famosi della  WWE. Nel 2000 iniziò ad avvicinarsi al mondo del cinema, non abbandonò subito il wrestling ma dal 2014 al 2019 le sue apparizioni divennero sempre più sporadiche. Ha ormai lasciato il nome The Rock, per ritornare a quello anagrafico Dwayne Johnson, col quale sta sempre più spopolando ad Hollywood. Oggi è un noto attore, soprattutto di film d’azione, tra i film ricordiamo : La mummia – Il ritorno (Stephen Sommers, 2001), Southland Tales – Così finisce il mondo (Richard Kelly, 2006) e Snitch – L’infiltrato (Ric Roman Waugh, 2013). 

    Arnold Schwarzenegger – Vincitore di ben 5 titoli di Mister Universo e 7 di Mister Olympia, possiamo affermare che si tratta di uno dei più importanti culturisti del mondo. Proprio grazie al suo fisico è entrato nel mondo del cinema, tutti lo ricordano come Conan Il Barbaro (John Milius, 1982) e in numerosi film d’azione come Commando (Mark L. Lester, 1985), Codice Magnum (John Irvin, 1986) e Danko (Walter Hill, 1988).

    Esther WilliamsCelebre nuotatrice e attrice statunitense. Fu campionessa dei 100m stile libero femminili già a 15 anni, ma non riuscì a partecipare alle Olimpiadi a causa della Seconda guerra mondiale che fece saltare due edizioni consecutive dei Giochi. La sua fama scoppiò con il film La Matadora (Richard Thorpe, 1947), ricordiamo anche La figlia di Nettuno (Edward Buzzell, 1949) e La Ninfa degli Antipodi (Mervyn LeRoy, 1952).


    Jason Lee – Oggi è ricordato come uno dei più grandi e innovativi skateboarder dei primi anni ’90, ma decise di lasciare il mondo dello skateboarding professionista per dedicarsi al cinema. Tra i tanti ruoli ricordiamo quello da protagonista della serie televisiva My Name is Earl (Greg Garcia, 2005-2009), dei film Cose da maschi (Chris Koch, 2003) e Alvin Superstar (Tim Hill, 2007).

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  • 5 DOCUMENTARI SU 5 FOTOGRAFI

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    Il potere di un’immagine affascina l’uomo sin dall’antichità, partendo dalle prime pitture rupestri passando per gli innumerevoli stili e rivoluzioni come l’impressionismo e il cubismo, fino ad arrivare ai giorni nostri con l’invenzione della fotografia. Quest’ultimo il mezzo di comunicazione più utilizzato al mondo, quello più immediato e universale. Tutti, oggi, siamo fotografi.

    Negli ultimi due secoli si sono distinti diversi Fotografi che per la loro vita, il loro stile, le loro immagini, hanno lasciato una traccia indelebile nella storia contemporanea. Ecco 5 film dedicati ai fotografi che vi consigliamo di guardare:

    1 –  Finding Vivian Maier

    Finding Vivan Maier parla del ritrovamento di circa 100.000 negativi all’interno di alcune scatole acquistate da un collezionista per 400$ durante un’asta a Chicago. Quel che nessuno poteva sapere, è che sarebbe venuta alla luce una delle fotografe più prolifiche e talentuose del ‘900 rimasta completamente sconosciuta al mondo. Il racconto spazia dalla Francia agli Stati Uniti ricostruendo la sua vita attraverso viaggi e interviste, documentando il riconoscimento postumo del suo talento grazie all’ottimo lavoro dei filmmaker John Maloof e Charlie Siskel.

    Disponibile in streaming su Google Play, Apple TV e Chili.

    2 – Il Sale della Terra

    «Un fotografo è letteralmente qualcuno che disegna con la luce. Un uomo che descrive e ridisegna il mondo con luci e ombre.»

    Il Sale della Terra è uno di quei film che va visto indipendentemente dall’amore o interesse per la fotografia; racconta alcuni dei fatti più importanti e drammatici del secolo scorso attraverso gli scatti in bianco e nero del fotografo Sebastião Salgado, foto che hanno la forza di rimanere impressi negli occhi dell’osservatore per molto tempo dopo la visione del film. Prodotto da Wim Wenders e Juliano Ribeiro Salgado (Figlio di Sebastiao) nel 2014, l’opera segue Salgado in giro per il mondo durante la realizzazione del suo ultimo progetto fotografico “Genesis” e racchiude in sé il testamento spirituale di una carriera lunghissima, di giorni, mesi e anni (40 per l’esattezza) vissuti come “Testimone della condizione umana”.

    Disponibile in streaming su Google Play, Apple TV, Chili, Rakuten TV e Prime Video.

    3 – Annie Leibovitz: Life Through a Lens

    Annie Leibovitz ha fotografato intere generazioni di artisti, politici, musicisti, attori e scrittori con un talento smisurato e una capacità di invenzione e innovazione fuori dal comune. I suoi scatti sono tra i più iconici della storia della fotografia e della cultura popolare degli ultimi 30 anni, grazie alla capacità di raccontare il mondo e i suoi protagonisti. Il documentario, girato nel 2006, ripercorre la carriera della fotografa partendo dalle prime foto scattate nelle Filippine durante la Guerra del Vietnam e della sua collaborazione decennale con Rolling Stones. Il film è realizzato dalla sorella minore Barbara e permette di conoscere meglio la storia e la personalità di questa incredibile artista che non ha mai rivelato molto di sé al mondo, portandoci nella sua sfera più intima ed emozionale.

    Disponibile in streaming su Knowledge.ca e Apple TV.

    Obiettivo Annie Leibovitz DVD + Libro

    4 – War Photographer

    War Photographer è un documentario di Christian Frei sul fotografo James Nachtwey. Non è semplice parlare di giornalismo quando ci sono di mezzo i conflitti ed è ancora più difficile esprimere le emozioni e il livello di coinvolgimento di un Fotoreporter in zona di guerra. Il film mostra il modo di lavorare di uno dei più importanti Fotoreporter della storia mettendo enfasi sullo stabilire un rapporto con il soggetto al di là delle barriere linguistiche e culturali. Molti fatti vengono raccontati in prima persona grazie all’installazione di una piccola telecamera sulle fotocamere utilizzate da Nachtwey e attraverso le immagini riprese in luoghi come il Kosovo, Indonesia, Stati uniti e Sudafrica, vengono affrontati i più importanti temi appartenenti al giornalismo di guerra.

    5 – Hondros

    Hondros parla del Fotografo Chris Hondros sempre presente in prima linea per immortalare i conflitti mondiali e rimasto ucciso in un bombardamento in Libia nell’Aprile del 2011. Il film è stato scritto e prodotto da Greg Campbell, suo amico e collega, e presenta una testimonianza diretta sulla vita e carriera dell’acclamato fotografo statunitense. Viene ripercorso l’inizio della sua carriera e i suoi più importanti lavori in giro per il mondo, offrendo un punto di vista sui drammi e i sogni delle popolazioni coinvolte, e la voglia di aiutare attraverso il potere delle immagini.

    Disponibile in streaming su Netflix.

    Consigliamo il libro “Testament: Chris Hondros” che racchiude tutti i suoi più importanti scatti.

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  • DIETRO LE QUINTE DELLO SPORT: 7 DOCUMENTARI E FILM SPORTIVI

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    I benefici dell’attività fisica sulla salute sono innumerevoli: riduce la pressione sanguigna, aumenta la forza muscolare, migliora la salute e la forza delle ossa. Un’attività fisica regolare, inoltre, può favorire il rilascio di endorfine ed aiutare ad alleviare lo stress, oltre che migliorare la qualità del sonno. Al di là di tutti questi aspetti positivi, è fuor di dubbio che lo sport praticato a livelli agonistici sia molto pesante e, talvolta, può avere dei risvolti negativi. 

    In queste settimane in cui si stanno svolgendo le Olimpiadi di Tokyo, lo sport è al centro delle nostre discussioni e abbiamo la possibilità di vedere esibirsi i migliori atleti del mondo. Approfittiamo dunque di questo grande evento per consigliarvi sette tra documentari e film sportivi che vi faranno entrare dietro le quinte dello sport e dentro la vita dei campioni, mostrandoci non solo le loro soddisfazioni ma anche tutte le loro debolezze e i loro enormi sacrifici.

    • Athlete A (Bonni Cohen e Jon Shenk, 2020, Netflix): 

    Il documentario segue il reportage giornalistico che ha portato alla luce lo scandalo sulla USA Gymnastic, l’associazione di ginnastica artistica che ha taciuto gli abusi sessuali perpetrati ai danni delle atlete da parte del Dottor Larry Nassar. Athlete A mostra gli eventi che lo hanno portato in prigione ma smaschera anche il sistema di corruzione creato dalla Federazione statunitense di ginnastica e dal Comitato olimpico degli Stati Uniti, complici nell’insabbiare le accuse rivolte all’ex medico permettendogli di seguire le atlete per così tanto tempo. Inoltre, la diretta testimonianze di ginnaste, ex ginnaste e genitori delle atlete, testimonia come il confine tra il duro allenamento e la violenza era diventato negli anni sempre più sottile. Il documentario da un lato lascia molto spazio al racconto dei comportamenti criminali e dannosi, da un punto di vista fisico e psichico, attuati ai danni delle atlete dalla Federazione di ginnastica, dall’altro coglie anche l’occasione per dare voce alle vittime.

    • The Last Dance (Michael Tollin, 2020, Netflix)

    Una docuserie che racconta l’ascesa di Michael Jordan e la storia dei Chicago Bulls degli anni ’90 con filmati inediti della NBA Entertainement della stagione 1997-98, un’annata molto particolare: i Chicago Bulls sono i campioni uscenti ma bisogna ancora guardare al futuro per garantire il successo della squadra. All’interno della docuserie, tra gli altri, troviamo anche i contributi di due ex presidenti degli Stati Uniti come Bill Clinton e Barack Obama. 

    • Mi Chiamo Francesco Totti (Alex Infascelli, 2020, Amazon Prime Video)

    Documentario italiano che racconta la storia di uno dei giocatori che ha fatto la storia del calcio, Francesco Totti. Il documentario ripercorre la vita del calciatore dagli inizi della sua carriera a Roma, passando dal successo ai Mondiali del 2006 fino all’abbandono del calcio nel 2017.  

    1. Dietro la prossima curva (José Larraza e Marc Pons, 2020, Netflix)

    Una docuserie spagnola (il cui titolo originale è El Día Menos Pensado) che racconta i ciclisti professionisti della Movistar. Osservare nei dettagli la preparazione per le competizioni, le fasi preliminari, l’ora dei pasti pre e post-gara è sicuramente fantastico per i veri appassionati del ciclismo e dello sport in generale. Sono già state realizzate due stagioni: la prima racconta il 2019 del team di Eusebio Unzué; la seconda, nonostante il 2020 sia stato uno degli anni peggiori per la squadra spagnola che ha ottenuto solo due vittorie in tutta la stagione, risulta avvincente quanto la prima.

    • Vilas: Tutto o niente (Matías Gueilburt, 2020, Netflix)

    Il film racconta la storia del tennista argentino Guillermo Vilas che tra gli anni Settanta e Ottanta rimase sempre ai vertici del tennis mondiale. In particolare, seguiamo le indagini del giornalista sportivo Eduardo Puppo che non si spiega come sia possibile che nonostante le vittorie di Vilas e la sua alta posizione in graduatoria non sia il numero uno nella classifica ATP. Il film conferirà a Vilas quella vittoria che non gli era stata conferita in passato. 

    • Formula 1 – Drive to survive (Paul Martin, 2019, Netflix)

    Una docuserie realizzata da Netflix in collaborazione con la Formula 1 che racconta i retroscena e il dietro le quinte del campionato mondiale di Formula 1 del 2018 e nella seconda stagione del 2019. Attraverso la serie conosceremo la vita dei piloti anche fuori dalla pista. 

    • Tonya (Craig Gillespie, 2017, Amazon Prime Video)

    Tonya è un biopic che racconta la vita della pattinatrice sul ghiaccio Tonya Harding, interpretata da Margot Robbie, protagonista nel 1994 di uno dei più grossi scandali sportivi degli Stati Uniti d’America. Si tratta di una delle più grandi pattinatrici di tutti i tempi: fu la seconda donna ad eseguire un triplo axel in una competizione ufficiale, un esercizio talmente difficili che per riprodurlo nel film fu necessario usare gli effetti speciali, in quanto nessuna controfigura era disposta o capace di replicarlo.

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  • LA MALATTIA MENTALE NEI FILM (PARTE 2)

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    La malattia mentale è un tema trattato frequentemente nei film, ma la sua rappresentazione può variare molto a seconda delle epoche e dei registi. Alcuni film raccontano la follia con accezione negativa, in cui il malato è rappresentato come imprevedibile, violento e socialmente pericoloso. Tra questi ricordiamo Shining (S. Kubrick, 1980) o Psycho (A. Hitchcock, 1960), che ci hanno regalato due delle migliori rappresentazioni della schizofrenia. Altre opere, invece, rappresentano il malato mentale come una persona buffa, come in Scemo & più scemo (P. Farrelly, 1994). 

    Accanto a questi due filoni se ne può identificare un terzo che prevede una rappresentazione più empatica di questa realtà, in cui i malati mentali sono presentati come persone anticonformiste, sincere e spesso geniali. In questo tipo di film si racconta l’insensibilità con cui spesso vengono trattati, internandoli in strutture così da isolarli dalla società e cercando di renderli “innocui”, privandoli di personalità e creatività.

    Un altro elemento da considerare è sicuramente la prospettiva da cui la storia ci viene raccontata. Pensiamo a film come La pazza gioia di Paolo Virzì che ci fanno vedere il tutto dall’esterno. Ci farà subito rendere conto dei pregiudizi con i quali ci approcciamo a queste realtà: diamo infatti subito per scontato che Beatrice e Donatella, le protagoniste del film, si siano inventate delle vite false per sfuggire alla realtà, troppo triste o difficile da sopportare.

    Altri film ci fanno vedere il tutto dalla prospettiva del malato, possiamo pensare a The Father. Ci racconta tutta la storia attraverso gli occhi di Anthony, capiremo davvero cosa significa soffrire di una malattia così tremenda. 

    Abbiamo già parlato di questa tematica in una articolo che puoi leggere cliccando qui.

    Vediamo alcuni dei film di maggiore successo che ci raccontano questa realtà:

    1. Qualcuno volò sul nido del cuculo, di Miloš Forman (1975)

    Un film che ha segnato la storia del cinema per il modo innovativo in cui ha portato in scena un argomento molto delicato: il trattamento disumano a cui venivano sottoposti i pazienti nei manicomi e negli ospedali psichiatrici. Il tema è chiaro sin dal titolo, in effetti il “nido del cuculo” è una delle molte espressioni impiegate nel gergo statunitense per indicare un manicomio. 

    Il film ci parla di Randle McMurphy (Jack Nicholson), un carcerato che arriva in un ospedale psichiatrico affinché venga stabilito se le sue azioni possono dipendere da una malattia mentale oppure da una simulazione della stessa. Si fa subito notare per il suo atteggiamento anticonformista, in particolare eludendo in tutti i modi possibili le dure regole imposte dalla caporeparto Ratched (Louise Fletcher). McMurphy sveglierà il desiderio di libertà degli altri pazienti che, trascinati da lui, iniziano ad opporsi alla rigida disciplina imposta. 

    Nel manicomio i trattamenti che vengono usati per annullare i pazienti e punirli in caso di disubbidienza sono molto forti, come elettroshock e lobotomia. Un paradosso: i medici che dovrebbero prendersi cura del prossimo controllano con la violenza gli atteggiamenti che si discostano dalla norma, spesso dimenticando che anche loro sono persone con sentimenti, desideri e sofferenze. 

    1. Habemus Papam, di Nanni Moretti (2011)

    Alla morte del vecchio Papa, viene eletto il nuovo pontefice e la scelta cade sul cardinal Melville (Michel Piccoli). Il Papa neoeletto, dopo un attacco di panico, presenta sintomi di tipo depressivo, dovute al legittimo timore di non essere all’altezza del ruolo. Il Vaticano si rivolgerà a Moretti, uno dei migliori psichiatri, per aiutarlo a superare il suo disagio.

    1. Shutter Island, di Martin Scorsese (2010)

    Nel 1954, l’ufficiale e detective Teddy Daniels (Leonardo Di Caprio) deve investigare la scomparsa di una paziente dall’ospedale psichiatrico di Shutter Island. Le ricerche si complicano e Teddy comincia a dubitare di tutto: della propria memoria, del proprio partner e addirittura della propria sanità mentale. 

    I pazienti di Shutter Island non sono comuni malati di mente, ma persone che hanno commesso crimini atroci. Il film prende il via da un matricidio: Teddy è chiamato a indagare proprio sulla scomparsa di una donna che si è macchiata di questo peccato a causa di un disturbo maniaco-depressivo. Troppo spesso nella realtà, come nel film in questione, donne che dopo la maternità sviluppano una depressione e avrebbero bisogno di supporto vengono abbandonate a sé stesse. 

    Teddy, invece, è vittima di un disturbo da stress post-traumatico, disturbo che emerge a mo’ di difesa personale dopo un evento terribile. Un disturbo che il protagonista si trascina dietro, rifiutandosi di accettarlo e preferendo vivere in una menzogna. 

    1. I love shopping, di P. J. Hogan (2009)

    Il film racconta la storia della giornalista Rebecca Bloomwood (Isla Fisher) che vive e lavora a Londra dove si trova coinvolta in una serie di disavventure economiche e sentimentali, in gran parte create o alimentate dalla sua ossessione per gli acquisti. 

    Nel film vediamo come una passione può diventare una malattia e in particolare viene rappresentato il disturbo ossessivo-compulsivo. L’atto del comprare diventa un impulso a cui non si riesce a resistere e sarà la protagonista stessa ad ammetterlo ad una riunione di “compratori compulsivi anonimi” dicendo: “Compro perché, quando lo faccio, il mondo diventa migliore… Ma poi non lo è più e ho bisogno di rifarlo!”. 

    1. Forrest Gump, di Robert Zemeckis (1994)

    Forrest Gump (Tom Hanks), un uomo ormai adulto che, seduto su una panchina alla fermata dell’autobus, racconta alle persone che si vanno succedendo la propria vita. 

    Inizialmente racconta la sua infanzia difficile: un bambino affetto da un deficit cognitivo e da gravi problemi di postura, condizione che lo rende facile preda dei bulli. Riuscirà a reagire grazie al sostegno della madre e della sua amica Jenny. Quest’ultima gli farà scoprire di avere un’abilità particolare: è bravissimo nella corsa. Da bambino bullizzato riuscirà a diventare un uomo di successo. Questo film è dimostra come alcune problematiche, anziché limitare le persone, le stimolino a compiere qualcosa di grande. 

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  • 5 FILM D’INCHIESTA POLITICA: LA STAMPA CONTRO I POTERI ISTITUZIONALI

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    Da Erin Brockovich al Caso Spotlight, il cinema d’inchiesta è un genere ricco e differenziato che, tra finzione e racconto di fatti veri, in più di un’occasione ha saputo essere testimone di scandali ed eventi a volte sconosciuti al grande pubblico. 

    Vista l’infinità di titoli che si potrebbero citare, in questo articolo proponiamo cinque titoli in cui è il quarto potere, la stampa, ad indagare sull’istituzione. Giudici, senatori e presidenti invischiati in scandali e casi da prima pagina. Burattinai o marionette in giochi di potere e interessi politici sempre più ampi e complicati. Ad indagare il giornalismo, quello serio, quello fatto bene, a guardia dell’interesse collettivo. 

    GOODNIGHT AND GOOD LUCK

    “Ci proclamiamo, e in effetti lo siamo, difensori della libertà ovunque essa continui a esistere nel mondo, ma non possiamo difenderla altrove se a casa nostra la calpestiamo”

    Film del 2005, diretto da George Clooney (all’epoca alla sua seconda prova da regista) Goodnight and Good Luck racconta la storia vera del giornalista Edward Murrow, anchorman della CBS. Ambientato nel 1953, quando negli Stati Uniti il Senatore McCarthy diede inizio a una feroce caccia alle streghe contro i comunisti o i sospetti simpatizzanti. Vere e proprie liste di proscrizione portarono a licenziamenti, aule di tribunale e persino suicidi, e spesso i presunti “colpevoli” venivano accusati con prove minime o inesistenti. Murrow (un intenso David Strathairn) e il suo team (interpretato da un meraviglioso cast corale) indagarono sui mezzi utilizzati dal senatore, e fecero luce sulle sue ingiustizie, in un momento in cui questo poteva significare attirare su di sé pesanti accuse. 

    TRUTH – IL PREZZO DELLA VERITÀ

    Truth – Il prezzo della verità (James Vanderbilt, 2015) è l’adattamento cinematografico delle memorie della giornalista Mary Maps, produttrice della trasmissione giornalistica 60 seconds della CBS. La vicenda del film è ambientata nel 2004, durante la campagna elettorale per il secondo mandato di George W. Bush, quando Mary (Cate Blanchette) inizia a indagare sul passato militare dell’allora Presidente. L’indagine ruota tutta attorno alla presunta autenticità di alcuni documenti che proverebbero certi trattamenti di favore ricevuti da Bush, durante il suo periodo di arruolamento. Appoggiata da Dan Rather (Robert Redford), volto del programma, e da tutta la squadra della trasmissione, Mary si ritroverà coinvolta in una contro inchiesta, accusata di aver mosso accuse infondate e guidate dall’interesse politico. La pellicola, pur incaponendosi a volte in modo eccessivo su dettagli ripetitivi, dimostra come a volte far luce sulla verità voglia dire rischiare tutto, sia a livello personale che a livello professionale. 

    TUTTI GLI UOMINI DEL PRESIDENTE

    Pietra miliare del genere, omaggio al giornalismo americano, Tutti gli uomini del presidente (Alan J. Pakula, 1976) ripercorre la storia di una delle inchieste giornalistiche più importanti degli Stati Uniti, condotta da due giornalisti del Washington Post, che portò, nel 1974, allo scandalo Watergate e alle successive dimissioni del Presidente Nixon. Il film, inserito dall’American Film Institute nella lista dei 100 migliori film statunitensi, vede Robert Redford e Dustin Hoffman al centro di un’indagine complessa e delicata, complicata ulteriormente dalla diffusa omertà dell’ambiente politico. Intercettazioni, informatori segreti e l’iniziale scetticismo dell’opinione pubblica sono raccontati con minuzia di particolari e illustrano la vicenda che lentamente portò a galla i meccanismi di controllo e spionaggio che coinvolgevano tutte le più alte sfere della politica statunitense.

    THE POST

    È invece del 2017 il film che ripercorre i fatti, forse meno noti, che portarono alla pubblicazione dei Pentagon Papers, documenti top secret del dipartimento della difesa degli Stati Uniti scoperti e pubblicati appena un anno prima dello scandalo Watergate. La vicenda raccontata in The Post ha inizio quando parte di quei documenti finisce sulle pagine del News York Times, la cui inchiesta viene però stroncata sul nascere dalla Corte Suprema. In seguito è il Washington Post a indagare sul caso e a rendere pubblici tutti i dettagli di uno scandalo che vede coinvolti quattro diversi presidenti nella gestione totalmente errata della disastrosa guerra del Vietnam. 

    Protagonista della pellicola di Steven Spielberg è Katharine Graham, prima donna proprietaria del Post, interpretata da Meryl Streep. È lei, insieme al direttore del giornale Ben Bradlee (Tom Hanks) a dover decidere, nonostante l’enorme rischio, se pubblicare o no, se continuare a indagare o se diventare complice dell’insabbiamento. Ma alla fine “la stampa serve chi è governato, non chi governa“, e la decisione presa si rivela giusta, coraggiosa e vincente. 

    IL RAPPORTO PELICAN

    Film bonus di questo elenco, l’unico a non essere tratto da una storia vera, è Il Rapporto Pelican, del 1993. Quasi vent’anni dopo Tutti gli uomini del presidente, Alan J. Pakula torna a dirigere una storia di interessi politici ed economici, che illustra come la nomina di due giudici della Corte Suprema possa spostare non solo i favori politici, ma tutti gli equilibri di una nazione. Quando due giudici vengono uccisi in circostanze misteriose è Darby Shaw, giovane studentessa di legge interpretata da Julia Roberts, a indagare sul caso. Le sue ricerche la porteranno a redigere un dettagliato rapporto che farà tremare la Casa Bianca. Aiutata soltanto da un giornalista del Washington Herald (Denzel Washington), Darby diventa un obiettivo da eliminare per evitare che un enorme scandalo finisca in prima pagina. 

    Tratto dall’omonimo romanzo di John Grisham, Il Rapporto Pelican porta sullo schermo una vicenda complessa e a tratti macchinosa, che riesce però a mostrare come gli interessi politici ed economici siano troppo spesso, purtroppo, motore degli avvenimenti del mondo. 

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  • LA MALATTIA MENTALE NEI FILM

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    La malattia mentale è un tema trattato frequentemente nei film, ma la sua rappresentazione può variare molto a seconda delle epoche e dei registi. Alcuni film raccontano la follia con accezione negativa, in cui il malato è  rappresentato come imprevedibile, violento e socialmente pericoloso. Tra questi ricordiamo Shining (S. Kubrick, 1980) o  Psycho (A. Hitchcock, 1960), che ci hanno regalato due delle migliori rappresentazioni della schizofrenia. Altre opere, invece, rappresentano il malato mentale come una persona buffa, come in Scemo & più scemo (P. Farrelly, 1994). 

    Accanto a questi due filoni se ne può identificare un terzo che prevede una rappresentazione più empatica di questa realtà, in cui i malati mentali sono presentati come persone anticonformiste, sincere e spesso geniali. In questo tipo di film si racconta l’insensibilità con cui spesso vengono trattati, internandoli in strutture così da isolarli dalla società e cercando di renderli “innocui”, privandoli di personalità e creatività.

    Un altro elemento da considerare è sicuramente la prospettiva da cui la storia ci viene raccontata. Pensiamo a film come La pazza gioia di Paolo Virzì che ci fanno vedere il tutto dall’esterno. Ci farà subito rendere conto dei pregiudizi con i quali ci approcciamo a queste realtà: diamo infatti subito per scontato che Beatrice e Donatella, le protagoniste del film, si siano inventate delle vite false per sfuggire alla realtà, troppo triste o difficile da sopportare.

    Altri film ci fanno vedere il tutto dalla prospettiva del malato, possiamo pensare a The Father. Ci racconta tutta la storia attraverso gli occhi di Anthony, capiremo davvero cosa significa soffrire di una malattia così tremenda. 

    Vediamo alcuni dei film di maggiore successo che ci raccontano questa realtà:

    • Rain man – L’uomo della pioggia (1988), di Berry Levinson. Charlie (Tom Cruise), dopo aver scoperto che alla morte il padre ha lasciato tutti i suoi beni al fratello Raymond (Dustin Hoffman) decide di rapirlo dalla clinica psichiatrica in cui era ricoverato al fine di mettere mano sul patrimonio paterno. Raymond ha serie difficoltà ad interagire con la realtà che lo circonda ma è comunque dotato di capacità eccezionali. Come non pensare alla scena in cui in un attimo riesce a contare il numero di stuzzicadenti caduti? Il film narra di questa particolare forma di autismo legato ad abilità matematiche e mnemoniche fuori dal comune, in particolare del disturbo dello spettro autistico denominato “sindrome del savant”, che vede lo sviluppo di una particolare abilità sopra la norma in un settore specifico.
    • La pazza gioia, di Paolo Virzì (2016). Beatrice (Valeria Bruni Tedeschi) e Donatella (Michela Ramazzotti) sono ospiti in una casa di cura che accoglie persone con problematiche psichiatriche. Due donne profondamente fragili che non riconoscono più di tanto la loro malattia. Beatrice è affetta da un disturbo bipolare, in cui alterna fasi depressive a fasi di totale euforia in cui arriva a perdere il controllo di sé. Invece, Donatella è affetta da depressione maggiore, uno stato di irrimediabile tristezza. Virzì ha rappresentato la malattia mentale in modo magistrale, senza cadere nei classici stereotipi e facendoci empatizzare con le protagoniste, mostrandocele per quello che veramente sono e senza cadere in inutili pietismi.
    • A beautiful mind, di Ron Howard (2001). John Nash è un brillante matematico, il cui tallone di Achille sono le relazioni umane. Dopo essersi reso conto che le tre persone con cui passava la maggior parte del suo tempo sono frutto delle sue allucinazioni arriva la diagnosi: Nash soffre di schizofrenia paranoide. La capacità di convivere con una malattia così grave e la speranza di avere una vita qualitativamente buona possono essere uno stimolo importante per i malati e i loro familiari. Puoi leggere un il nostro articolo dedicato al film cliccando qui.
    • Joker, di Todd Philips (2019). Il protagonista Arthur Fleck (Joaquin Phoenix) è un uomo con diverse malattie mentali. Il problema più evidente per il mondo esterno è la sua risata, talmente incontrollabile da costringerlo a portare con sé una scheda informativa in cui spiega le sue condizioni. Il disturbo di cui soffre è la sindrome pseudobulbare.
    • The father – Nulla è come sembra, di Florian Zeller (2021). Il film parle dell’anziano Anthony che, a causa dell’Alzheimer, va a vivere con la figlia Anne, la quale cerca in tutti i modi di prendersi cura di lui. Lentamente, Anthony perde il senso del tempo, dello spazio e i volti cominciano a confondersi sempre di più nella sua mente. Dalle prime insignificanti dimenticanze (“dove ho lasciato l’orologio?”), le cose si complicano quando inizia ad avere difficoltà a ricordarsi tutto. Grazie alla regia di Zeller entriamo perfettamente nella mente del personaggio e ci sentiamo anche noi in un continuo stato confusionale. Il film non rappresenta solo la malattia, ma anche le ripercussioni sui parenti più vicini. Nel film, Anne (Olivia Colman) deve decidere se rinunciare a una parte della sua vita e dedicarsi completamente al padre o se metterlo in un ospizio. Potete leggere la nostra recensione cliccando qui.

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  • 8 FILM (+1) SULLA COMUNITÀ LGBTQ+ DA GUARDARE NEL PRIDE MONTH

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    Nella notte fra il 27 e il 28 giugno 1969, allo Stonwall Inn, storico locale di New York frequentato da persone omosessuali e transgender, l’ennesimo raid della polizia provoca una violenta sommossa passata poi alla storia come i “Moti di Stonewall”. Da allora giugno è scelto dalla comunità LGBTQ+ come il mese per celebrare il Pride, che prevede, oltre all’ormai celebre parata, una serie di attività per celebrare la comunità e promuoverne l’accettazione sociale.

    L’arte e il cinema sono strumenti potentissimi per portare avanti queste istanze. Oggi si parla sempre più spesso dell’importanza della rappresentazione mediale delle minoranze, poiché raccontare le storie delle persone marginalizzate nella maniera corretta (e quindi anche la possibilità di poter raccontare la propria storia e la propria esperienza in prima persona) è uno straordinario modo sia per le minoranze di vedersi rappresentate, rendendo valide le proprie esperienze di vita, sia per promuovere l’accettazione e l’integrazione sociale.

    Abbiamo quindi scelto 8 film (+1) a tematica LGBTQ+ diversi dai soliti noti da guardare durante questo mese del Pride.

    • A WONG FOO, GRAZIE DI TUTTO! JULIE NEWMAR (BEEBN KIDRON, 1995)

    Tre drag queen (interpretate da Patrick Swayze, Wesley Snipes e John Leguizamo) partono da New York alla volta di Hollywood per concorrere al concorso “Miss Drag Queen dell’anno”, portando con loro come feticcio protettore una fotografia autografata di Julie Newmar. Una serie di peripezie costelleranno il loro viaggio portandole a confrontarsi con la mentalità degli abitanti dell’America profonda, con i quali però alla fine nascerà una bellissima amicizia. Un road movie, ma anche un film di formazione, che fa ridere, commuovere e riflettere, e che rappresenta uno spaccato della comunità delle drag queen e dei valori che ne stanno alla base. Lo trovate su Sky e Now.

    • LE FATE IGNORANTI (FERZAN ÖZPETEK, 2001)

    Antonia (Margherita Buy) è un medico specializzato nella cura dell’AIDS, e alla morte del marito Massimo scopre, attraverso un misterioso quadro, dal titolo Le fate ignoranti appunto, che quest’ultimo portava avanti una vita segreta che lo vedeva sentimentalmente impegnato con Michele, e scopre la comunità di emarginati di vario tipo che gravita attorno al ragazzo in un palazzo popolare di Roma. Grazie a questi outsider Antonia si affranca dalla sua morigerata vita borghese. È il terzo film diretto dal regista Ferzan Özpetek e quest’opera gli darà un grande successo di pubblico e critica. Inoltre presto uscirà la serie tv ispirata al film, sempre per la regia di Özpetek. Disponibile su Tim Vision e Infinity.

    • LA MALA EDUCACIÓN (PEDRO ALMODÓVAR, 2004)

    Uno dei capolavori del famoso regista spagnolo Pedro Almodóvar, che attraverso una personale estetica pop e sopra le righe ha fatto del racconto della comunità LGBTQ+ spagnola la sua firma. Attraverso un film metacinematografico costruito su numerosi salti temporali, Almodóvar qui ci mostra la storia di due ragazzi, Ignacio ed Enrique, che scoprono l’amore, il cinema e la paura in una scuola religiosa all’inizio degli anni ’60, sotto lo sguardo severo e moralista di Padre Manolo e, per estensione, di tutta la Chiesa cattolica, affrontando anche il problema della pedofilia presente fra molti membri del clero. Disponibile su Chili.

    • I RAGAZZI STANNO BENE (LISA CHOLODENKO, 2010)

    Jules e Nic (rispettivamente Julianne Moore e Annette Bening) sono una coppia lesbica e hanno un figlio e una figlia concepiti tramite inseminazione artificiale. Ad un certo punto i due decidono di voler conoscere il padre biologico, Paul (Mark Ruffalo), che verrà così introdotto all’interno della famiglia, provocando però problemi alla coppia formata dalle due donne. Una commedia drammatica scritta e diretta da Lisa Cholodenko, una donna lesbica che porta sul grande schermo le esperienze e i bisogni di una comunità in evoluzione. Disponibile su Prime Video.

    • WEEKEND (ANDREW HAIGH, 2011)

    Glen e Russell, due ragazzi di indole molto diversa, anche nel modo in cui vivono la propria sessualità, si incontrano in un locale gay un venerdi sera, ma quello che sembrava solo un incontro occasionale diventa qualcosa di più. Anche se Glen dovrà partire il lunedì seguente negli Stati Uniti, dove ha deciso di trasferirsi, i due passano assieme il fine settimana, aprendosi l’uno all’altro nella loro umanità e fragilità. Film dall’atmosfera delicata, rarefatta e malinconica è stato in realtà definito da molti universale nei messaggi che vuole veicolare, più che strettamente sull’orientamento sessuale dei protagonisti, e questo non fa che aumentarne il valore. Disponibile su Prime Video.

    • PRIDE (MATTHEW WARCHUS, 2014)

    Il titolo del film non potrebbe essere più rivelatore, e questo film britannico del 2014 sta diventando a suo modo col tempo un piccolo classico. La storia si svolge nell’arco di un anno fra il Pride di Londra del 1984 e quello del 1985. Nel pieno dell’era Thatcher e dello storico sciopero dei minatori un gruppo di gay e lesbiche danno vita al gruppo LGSM (Lesbians and Gays Support the Miners), per aiutare con delle donazioni i minatori nella loro lotta. Questo porta il gruppo ad entrare in contatto con una piccola comunità del Galles del sud, con la quale, dopo un primo momento di diffidenza, si instaurerà un rapporto di amicizia, fiducia e sostegno reciproco, nella convinzione che tutte le lotte possano avvenire su un terreno comune. È  una storia appassionante e trascinante nella quale però non mancano i presagi di oscuri fantasmi, fra cui i primi disastri causati dall’epidemia di AIDS. Disponibile su Prime Video.

    • UNA DONNA FANTASTICA (SEBASTIÁN LELIO, 2017)

    Vincitore del Premio Oscar al miglior film straniero nel 2018, Una donna fantastica racconta la storia di Marina Vidal (Daniela Vega), una donna transgender che alla morte del compagno Orlando deve fronteggiare l’ostilità e l’ostracismo della famiglia di lui a causa della sua identità di genere. Dovrà lottare per affermare i suoi diritti e la sua essenza, considerata sbagliata e fuori da una norma in realtà ipocrita e crudele. Disponibile su Tim Vision.

    • CAROL (TODD HAYNES, 2015)

    Carol (Cate Blanchett) è una donna dell’alta borghesia newyorkese dei primi anni ’50, alle prese con il divorzio dal marito e con la lotta per l’affidamento del figlio. Therese (Rooney Mara) invece è una commessa e aspirante fotografa che porta avanti una relazione senza amore con il fidanzato Richard. Dall’incontro delle due donne nasce lentamente una storia d’amore, impedita dall’ormai ex-marito di Carol che ne vuole approfittare per screditare la donna e ottenere l’affidamento totale del figlio. Divisa fra l’amore per il figlio e per Therese, Carol dovrà compiere scelte difficili e struggenti, che rendono molto cruda ed evidente la condizione della donna nella società conservatrice degli anni ’50. Punto forte del film sicuramente l’interpretazione sublime delle due attrici protagoniste, non a caso nominate entrambe ai Premi Oscar 2016. Disponibile su Chili.

    • QUALCHE ALTRO CONSIGLIO…

    In disparte rispetto a questi consigli sta un cult come The Rocky Horror Picture Show (Jim Sharman, 1975), un musical parodia del genere horror, dalla esageratissima estetica camp, che pur in realtà non parlando direttamente della comunità LGBTQ+ è diventato presto un cult per la sua celebrazione dell’eccesso, della trasgressione e della rottura dei ruoli di genere. Disponibile su Sky e Now.

    https://www.youtube.com/watch?v=Opd21tP8LuA

    Oltre a questi pochi titoli che abbiamo selezionato, fortunatamente oggi la filmografia a tema LGBTQ+ è sempre più vasta, e potrebbero essere molti altri i film da vedere e di cui parlare. Alcuni di questi: il documentario sulla ball culture Paris is burning, la commedia Kinky Boots, Laurence Anyways del regista canadese Xavier Dolan, i premi Oscar Moonlight e Milk e gli ormai classici I segreti di Brokeback Mountain, Chiamami col tuo nome e The Danish Girl.

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  • Tutto l’Horror che ho – 4 opere del genere da scoprire

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    GOKSUNG – THE WAILING

    Quando si parla di cinema horror orientale, vengono ricordati principalmente film che hanno portato alla nascita di remake in terra occidentale (basti pensare a film come The Ring o The Grudge). Negli ultimi anni diversi sono però i registi che si sono cimentati nella creazione di horror degni di nota e tra questi non si può non citare il coreano Na Hong-jin, con il suo Goksung – The Wailing datato 2016. Dopo un riuscitissimo The Chaser ed un piccolo inciampo con The Yellow Sea, il regista propone un horror particolarissimo, capace di ibridare diversi generi tra di loro e di rendere lo spettatore un vero e proprio “abitante” di quelle zone, anche se inizialmente ignaro dello stile di vita e della abitudini dei suoi abitanti.

    Cercando di definire il film (cosa in realtà particolarmente difficile), lo si può ascrivere alla tipologia dell’horror poliziesco. Il protagonista infatti è un padre di famiglia e poliziotto, che si ritrova ad indagare su una serie di strani omicidi (mostrati dal film in maniera estremamente cruda) che colpiscono diverse famiglie del villaggio. Tutti gli omicidi sono caratterizzati dal fatto che vengono eseguiti da un membro della famiglia, il quale sembra essere affetto inoltre da una strana malattia della pelle. Presto questa malattia comincia a diffondersi in tutto il villaggio, colpendo in prima persona anche la vita del protagonista.

    Con l’avanzare delle indagini, il genere del film vira sempre più verso l’horror puro, ma un horror in continuo mutamento. Si passa infatti dai fantasmi ai cannibali, dagli zombi ai demoni, fino ad un vero e proprio esorcismo (contestualizzato però alla cultura ed alla religione del luogo) ed alla “classica lotta tra il bene ed il male”. Tutto questo viene proposto in maniera magistrale dal regista, che riesce ad inserire tutti questi elementi in maniera estremamente bilanciata, senza eccedere mai e quindi riuscendo a salvare il film dal baratro in cui spesso le opere che tentano la strada dell’ibridazione finiscono.

     

    Lo scoglio più grande per uno spettatore poco abituato ai prodotti orientali, oltre alla cultura che viene trattata e mostrata, è sicuramente la recitazione degli attori ed il loro modo di mettere in scena le vicende del film. Si tratta di una recitazione che, ad una prima occhiata, può sembrare quasi inutilmente eccessiva e stranamente tragicomica. Questo è, tuttavia, uno degli aspetti più riusciti del film, con cui semplicemente lo spettatore deve entrare in sintonia.

    Grazie ad una sceneggiatura brillante e piena di colpi di scena e ad una regia studiata che sa perfettamente quello che fa, Na Hong-jin riesce a proporre un film che tiene incollati allo schermo fino alla fine, con alcuni momenti che rimarranno sicuramente impressi nella mente dello spettatore per parecchio tempo dopo la visione.

    Il film è recuperabile, assieme ai precedenti lavori del regista, su Amazon Prime Video.

    STARRY EYES

    Cosa sei disposto a fare per seguire i tuoi sogni?

    Questa è la domanda che Kevin Kölsch (conosciuto ai più per il remake di Pet Sematary datato 2019) pone alla base di questo prodotto, acclamato sia dalla critica che dal pubblico. La protagonista, Sarah, lavora come cameriera, ma il suo sogno è sempre stato quello di diventare un’attrice.

    Partecipa quindi a numerosi provini, venendo però costantemente scartata. Ad un tratto però sembra esserci una svolta: un produttore vuole incontrarla di persona. Qui la ragazza dovrà scegliere se continuare con la sua normale vita o accettare l’offerta che le viene proposta, entrando in un mondo oscuro che la porterà a cambiare, sia interiormente (come personalità, pensieri e modi di agire) che esteriormente (arrivando addirittura ad una letterale modifica della sua fisionomia corporea).

    Da qui il film vira verso toni sempre più inquietanti e grotteschi, con riti satanici (forse un po’ troppo stereotipati) e morti estremamente gore. Il film cela però una intelligente critica all’industria cinematografica di Hollywood: tolto infatti l’elemento del satanismo e la trasformazione a cui va incontro la protagonista, rimane una ragazza costretta a cedere a dei ricatti sessuali da parte dei grandi produttori e a compiere atti orribili pur di seguire i propri sogni. Quante volte, soprattutto in questi ultimi anni, abbiamo sentito di storie simili accadute nella realtà?

    Proprio qui sta la genialità del film: trattare tematiche profonde ed importanti con una storia dai tratti meta cinematografici, che non risulta però mai fine a sé stessa poiché riesce a proporre un horror in piena regola, che fa paura, che disturba, pieno di simbolismi e richiami ai classici più famosi del genere (dai riti satanici agli omicidi violenti fino al body horror).

    Un eccellente film, insomma, ben scritto e ben girato, con un casting eccellente e che sicuramente porta lo spettatore a vedere il mondo del cinema con un occhio leggermente diverso ed a far riflettere se è sempre vero che “il fine giustifica i mezzi”. Quest’opera è recuperabile facilmente con un abbonamento a Midnight Factory attraverso Amazon Prime Video.

    HELL HOUSE LLC

    Nel 2015 esce negli USA Hell House LLC, di Stephen Cognetti che, nonostante il grande apprezzamento di una parte di pubblico che arriva addirittura a definire il film come “il found footage più spaventoso di sempre”, non è mai arrivato nel nostro paese, né in streaming, né a noleggio, né in dvd/bluray.

    Il film segue la struttura del falso documentario su un tragico evento accaduto alla prima apertura della casa degli orrori Hell House LLC, durante la quale diverse persone perdono la vita e molte rimangono ferite. La troupe utilizza quindi interviste e video dell’accaduto, per poi mostrare i video girati dal gruppo di ragazzi che si è occupato dell’organizzazione dell’evento. Sono presenti molti stilemi del genere: un gruppo di ragazzi, un luogo abbandonato, una presenza che comincia a perseguitarli.

    Cognetti decide però di inserire alcuni cambiamenti rispetto a titoli più famosi, come il fatto che i ragazzi non abbandonano il posto poiché in cerca di denaro e fama o che il male si presenta in maniera estremamente fisica (e non quasi invisibile come nei più famosi Paranormal Activity o ESP). Il film non punta nemmeno sui jumpscare, bensì sulla presenza spesso statica di una figura sullo sfondo delle inquadrature, che però si avvicina ai personaggi sempre più con l’avanzare della trama.

    Il film risulta essere uno dei mockumentary horror più riusciti degli ultimi anni, anche se con alcune ingenuità presenti, soprattutto nei comportamenti di alcuni personaggi, ma niente che porti lo spettatore a perdere interesse o tensione. Non stiamo parlando di un capolavoro certo, ma in un periodo così pieno di found footage di mediocre fattura, Hell House LLC ci porta a constatare che ancora una volta non sono le grandi major bensì le piccole produzioni a produrre piccole gemme che rendono il medium cinematografico così bello.

    https://www.youtube.com/watch?v=kZ40kOmOgEI

    THE EXORCIST (SERIE TV)

    Risulta spesso una mossa pericolosa e difficile quella di raccogliere il testimone di un prodotto di culto e crearne un seguito. L’esorcista di William Friedkin risulta nel nostra caso l’esempio perfetto: dopo l’enorme successo del primo film, la produzione decide di crearne un seguito, L’esorcista 2: l’eretico,  ma il nome che porta non basta a salvarlo o a renderlo anche solo minimamente apprezzabile. Andando avanti con gli anni, vengono prodotti altri due capitoli, L’esorcista 3  e L’esorcista: La genesi, il cui unico risultato fu quello di convincere gli spettatori che dare un buon seguito a L’esorcista fosse un’impresa davvero impossibile.

    Il film ha comunque definito un genere molto redditizio, portando alla creazione di prodotti sia ottimi sia a dir poco dimenticabili. Ma 12 anni dopo l’ultimo capitolo e ben 43 dal capostipite, 20th Century Fox assieme a Morgan Creek Production e New Neighborhood decide di tentare l’impossibile: creare una serie tv ambientata dopo gli eventi del primo e del secondo film.

    La serie si compone di due stagioni nelle quali seguiamo principalmente le vicende di due personaggi: Tomas Ortega (Alfonso Herrera), un sacerdote di una piccola parrocchia che si ritrova ad affrontare qualcosa di molto più grande di lui, e Marcus Keane (Ben Daniels), un ex esorcista costretto ad affrontare le conseguenze del suo passato. In entrambe le stagioni i due protagonisti si ritroveranno davanti alla (ormai classica) dinamica della persona indemoniata, con lo studio del caso per accertarsi che non sia tutta una messa in scena, l’approfondimento dei rapporti con i famigliari e l’esorcismo vero e proprio.

    Le due stagioni sono focalizzate su un nucleo familiare differente e questi risultano molto diversi tra di loro, riuscendo così a rendere interessante la scoperta dei vari personaggi che compongono queste famiglie ed a permettere allo spettatore di empatizzare con essi.

    Proprio sulla scrittura dei personaggi e nella trattazione e approfondimento delle tematiche di fede la serie punta moltissimo, raggiungendo ottimi risultati.

    Le storie raccontate, nonostante presentino rimandi ai film originali sia nella trama che nell’aspetto estetico, come inquadrature o particolari giochi di luce, riescono comunque a presentare vicende nuove ed interessanti. L’attenzione degli sceneggiatori si focalizza in particolare sul come i personaggi principali e la cittadina in cui essi vivono decidono di affrontare la situazione, dando anche un ruolo centrale alla Chiesa come istituzione ed al marcio che, inevitabilmente, ha finito per corrompere anche lei. Il grande focus sui personaggi non deve però far pensare ad un prodotto puramente drammatico. Le atmosfere horror sono infatti molto presenti e ben gestite, con richiami ai classici del genere ma anche con qualche scelta innovativa e abbastanza coraggiosa.

    La regia e la fotografia non presentano particolari picchi, mantenendosi comunque su un buon livello ed inserendo, come detto, diverse citazioni visive ai film del franchise (come il famosissimo arrivo dell’esorcista illuminato dalla luce della finestra o la scena delle cesoie nell’ospedale dal terzo capitolo). Cercando qualche difetto, non si può non nominare il finale che, a causa della cancellazione da parte di Disney dopo l’acquisizione dei prodotti Fox, lascia numerose storyline ancora aperte e, di conseguenza, i personaggi in balia di un destino che lo spettatore non scoprirà mai. Inoltre, per quanto ovvio possa essere, se qualcuno ha trovato difficile apprezzare il film originale, le stesse sensazioni e problematiche le ritroverà quasi certamente anche in questo prodotto.

    In conclusione, la serie tv The Exorcist  riesce finalmente a dare un degno seguito al film di culto del 1973, puntando maggiormente sui personaggi e sulle loro reazioni e scelte, senza però dimenticarsi di enfatizzare gli aspetti più puramente horror.  La serie riesce quindi in quella che sembrava un’impresa impossibile, rompendo una “maledizione” ed uscendone, nonostante qualche inciampo, a testa alta.

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    “Tutto l’horror che ho” è stata una rubrica presente nella nostra pagina Instagram, le recensioni qui presenti sono dunque pensate più per essere pubblicate su quel social network. Se vuoi leggere la parte finale della rubrica, clicca qui per scoprire 5 horror italiani indipendenti da non perdere.

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  • Il nuovo cinema Horror italiano

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    5 FILM INDIPENDENTI DI REGISTI ITALIANI DA TENERE D’OCCHIO

    Negli ultimi anni risulta innegabile la “rinascita” a cui il cinema italiano è andato incontro, grazie soprattutto a diversi cineasti e ad opere che non hanno avuto paura di puntare su qualcosa di diverso. Abbiamo Sorrentino, i fratelli D’Innocenzo, Mainetti, Garrone, Virzì e si potrebbe andare avanti ancora, sinonimo del fatto che il cinema italiano è tutt’altro che morto e riesce a regalare ottimi prodotti, slegandosi anche dai classici stereotipi dei “film italiani solo sulla mafia o solo cinepanettoni”.

    Anche l’horror, genere che tra gli anni ’50 e gli anni ’80 ha reso l’Italia famosa in tutto il mondo grazie a registi come Argento, Avati, Fulci o Bava per dirne alcuni, negli ultimi anni sembra aver dimostrato di poter uscire da quel baratro incontrato verso la fine degli anni ’90 e l’inizio del nuovo millennio. Pupi Avati è, per esempio, tornato nel 2019 al genere con il riuscitissimo Il Signor Diavolo e Luca Guadagnino ha diretto il particolare remake di Suspiria. Ma se si scava più a fondo, lasciando un attimo da parte le grandi produzioni, si trovano tantissimi titoli e registi indipendenti ed è proprio tra questi che spesso si nascondono piccole gemme, forse un po’ grezze, ma comunque degne di nota. Partiamo allora alla scoperta di 5 titoli poco conosciuti ma che meritano una visione e dei registi che si presentano con essi, per affermare ancora una volta che il cinema horror italiano è tutt’altro che morto.

    Suspiria di Luca Guadagnino, remake del capolavoro di Dario Argento.

    THE WICKED GIFT

    Con questa opera prima, il giovane regista tarantino Roberto D’Antona infarcisce un prodotto molto classico: Ethan (interpretato dallo stesso D’Antona) è un ragazzo affetto da insonnia a causa di terribili incubi, con i quali sembra prevedere la morte di alcune persone a lui vicine geograficamente; da qui, assieme al suo migliore amico (Francesco Emulo) ed una medium (Annamaria Lorusso), comincia una vera e propria discesa all’inferno per Ethan costellata di fantasmi, demoni ed incubi terrificanti.

    Anche se apparentemente ci appare tutto molto classico, è il tocco di D’Antona a rendere questo film unico e degno di nota. La sceneggiatura pesca a piene mani dai grandi del genere, rimanendo però al tempo stesso godibile e nuova, rendendo così la visione molto interessante anche per gli spettatori più avvezzi. La recitazione è buona, nonostante in alcuni punti si senta molto l’origine teatrale degli attori, e la regia riesce a garantire una buona immedesimazione con anche alcuni picchi molto gradevoli.

    Il punto di forza del film è sicuramente l’atmosfera che riesce a costruire, alternando alcuni momenti più tranquilli dai tratti anche comici a momenti di altissima tensione, favoriti da una colonna sonora riuscitissima e ad una fotografia di buonissimo livello.

    Roberto D’Antona è un po’ il regista che si nasconde dentro tutti noi fin da bambini, quando ci immaginavamo storie fantastiche assieme ai nostri amici, ed è su questo concetto che ha poi basato tutta la sua cinematografia.

    Dopo The Wicked Gift  il regista e sceneggiatore ci ha infatti deliziato a cadenza annuale con altre opere degne di nota (Fino all’inferno, Gli ultimi eroi, Caleb), con le quali affronta volta per volta i vari ambiti del genere, passando dai demoni agli zombi, alle streghe fino ai vampiri.

    Tanta varietà, insomma, in tutte le produzioni originali del cinema di D’Antona, capace di portare sullo schermo i vari archetipi che hanno reso famoso e popolare il genere ma lo fa con un suo modo caratteristico che ritorna in ogni produzione e che, diciamocelo, funziona sempre.

    Tutti i suoi film sono visibili su Amazon Prime Video.

    OLTRE IL GUADO – ACROSS THE RIVER

    Con questo film del 2014, il regista Lorenzo Bianchini, già famoso per altre sue opere, è divenuto quasi istantaneamente un regista di culto per gli appassionati del genere. Il film presenta un’ambientazione composta di grandi boschi e vecchi villaggi abbandonati e lo fa con una storia all’apparenza semplicissima: Marco (Marco Marchese), un etologo, studia il comportamento degli animali e finisce con il rimanere bloccato in un vecchio villaggio abbandonato che nasconde inquietanti segreti. La storia come detto risulta molto basica, ma riesce comunque  a tenere lo spettatore incollato allo schermo per tutta la durata del film, grazie soprattutto ad alcuni momenti estremamente inquietanti e di grande tensione.

    Il film presenta giusto un paio di personaggi, con le loro storie che finiranno per legarsi ma senza che questi si incontrino mai. Questo comporta una quantità estremamente limitata di dialoghi, con un film che punta di conseguenza tutto sulle inquadrature e sulla magistrale prova attoriale di Marchese, che riesce a reggere egregiamente tutto il film sulle sue spalle. Il binomio Bianchini-Marchese si dimostra quindi qualcosa di eccezionale.

    Dopo Oltre il guado, il regista si è preso un periodo di pausa dai lungometraggi, puntando invece sulla creazione di una webserie. Aspettiamo quindi con ansia un suo nuovo film, sicuri che ancora una volta sarà in grado di creare una piccola gemma.

    Il film è visibile su Amazon Prime Video.

    THE PERFECT HUSBAND

    Lucas Pavetto, classe ’82, riprende una tendenza che sembrava essere ormai andata a scomparire. Molti importanti registi horror dei decenni passati hanno infatti spesso utilizzato attori americani nelle loro produzioni (basti pensare a quanti film di Argento presentano protagoniste/i di nazionalità non italiana) e Pavetto fa lo stesso con il suo The Perfect Husband, remake del suo precedente Il marito perfetto.

    La storia segue Viola (Gabriella Wright) e Nicola (Bret Roberts), un coppia in crisi che decide di passare un weekend in un isolato chalet di montagna, ma il tutto si trasformerà sempre più in un incubo.

    L’inizio lento che serve a presentare i protagonisti riesce a non stancare, ma anzi a coinvolgere lo spettatore grazie ad una buona regia e ad una coppia di attori calati perfettamente nella parte. Ma è la seconda parte del film, quella puramente horror, che riesce a dare il meglio di sé. Tantissimo sangue e tantissimi richiami al cinema di genere anni ‘70/’80 rendono il film un prodotto da recuperare assolutamente per ogni amante del genere, contando anche lo stupendo finale che non può lasciare indifferenti.

    Purtroppo dopo questo riuscitissimo film, il regista e la coppia Wright – Roberts si sono cimentati in Alcolista, film invece che presenta diversi problemi soprattutto nella scrittura e nella gestione dei tempi. Nonostante ciò, non possiamo non sperare che si sia trattato soltanto di un piccolo inciampo e che presto questo binomio registico attoriale ci riproponga un altro horror degno di essere ricordato.

    Entrambi i film di Pavetto sono visibili su Amazon Prime Video.

    FABULA

    Parlare di Fabula non risulta mai semplice. Questo perché ad una prima visione può risultare il film meno godibile tra quelli qui nominati soprattutto per un pubblico più generalista, tuttavia non posso esimermi dal definirlo il mio preferito di questa lista. Ma andiamo con ordine.

    Davide (interpretato dal regista del film Denis Frison) è un ex ispettore di polizia che si trasferisce nella piccola città natale della sua ragazza. Qui si ritroverà a voler far luce sul misterioso “killer delle favole”, tornato ad uccidere dopo diversi anni di pausa.

    Risulta palese un forte rimando agli horror anni ’80, ma è proprio su questo che il film punta senza nascondersi. Questo, infatti, è un prodotto estremamente citazionista ed il suo intento sembra proprio essere quello di presentare nel 2020 un “nuovo Argento”.  La sceneggiatura è senza dubbio il punto forte di questo prodotto, riuscendo infatti a creare una storia che per più di due ore riesce a tenere lo spettatore incollato allo schermo, coniugando superbamente gli elementi da film giallo con le sequenze puramente horror (caratterizzate tra l’altro dall’utilizzo di una colonna sonora chiaramente ispirata alla OST dei Goblin).

    Anche la regia si mostra in maniera adeguata, senza picchi ma capace di fare il suo dovere, soprattutto nella gestione della tensione nelle scene più concitate. L’elemento più debole, quello che potrebbe portare molti spettatori ad abbandonare preventivamente la visone, è la recitazione: purtroppo la mancanza di professionisti del settore porta molti momenti ad essere difficilmente godibili, soprattutto da parte di uno spettatore sporadico, abituato a standard qualitativi più alti.

    Questo è l’esempio perfetto di cinema indipendente: un film tutt’altro che perfetto, ma che, se riesce a prenderti, diventerà probabilmente uno dei tuoi preferiti.

    Se si riesce infatti ad abituarsi alla recitazione mediocre (che riguarda comunque principalmente i personaggi secondari, in quanto gli attori protagonisti si dimostrano comunque bravi), il film riesce con la sua sceneggiatura e le sue atmosfere horror a trascinare lo spettatore all’interno di un prodotto estremamente grezzo, ma che dimostra come Frison abbia tutte le carte in regola per creare ottimi prodotti di genere.

    Fabula è recuperabile su Amazon Prime Video.

    THE END? L’INFERNO FUORI

    Non si può, forse, considerare The End come una produzione indipendete tanto quelle citate sopra. Tuttavia, si tratta comunque di un film con un budget molto ridotto, prodotto dalla casa di produzione dei Manetti Bros e girato dall’esordiente Daniele Misischia.

    Il film segue Claudio (Alessandro Roja), un operatore finanziario che deve recarsi ad un importante appuntamento di lavoro, rimanendo però bloccato in un ascensore. Quella che all’apparenza può sembrare un episodio sfortunato si rivela essere la sua salvezza, visto che nel frattempo è appena scoppiata un’epidemia di zombie. Il film precede quasi completamente all’interno dell’abitacolo dell’ascensore, il tutto condito da una regia spaziale e mai noiosa ed una prova attoriale di Roja favolosa che riesce a reggere il film praticamente da solo in un’unica ambientazione. Vengono presentati anche alcuni personaggi secondari durante il film, ma a farla da padrone sono soprattutto gli zombie, curatissimi visivamente e che riescono, grazie alla regia di Misischia, a spaventare e a far salire la tensione alle stelle.

    La parte forse più debole di questo prodotto è proprio la sceneggiatura, mai capace di presentare qualche picco e rimanendo abbastanza piatta e prevedibile.

    Un altro prodotto quindi tutt’altro che perfetto, ma che introduce egregiamente il Daniele Misischia regista che vedremo tra non molto con Il mostro della cripta, speranzosi di ottenere un prodotto che migliori quello che di buono si è già visto in questo film.

    The End? L’inferno fuori è disponibile alla visione su Netflix.

    Questi erano cinque film che secondo noi vale la pena recuperare. Li avevate già visti? Se sì cosa ne pensate?

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