Tag: biografia

  • RECENSIONE IL DIVIN CODINO – IL VIAGGIO DELL’ER(R)O(R)E

    type=”flex” hundred_percent=”no” hundred_percent_height=”no” min_height=”” hundred_percent_height_scroll=”no” align_content=”stretch” flex_align_items=”flex-start” flex_justify_content=”flex-start” flex_column_spacing=”” hundred_percent_height_center_content=”yes” equal_height_columns=”no” container_tag=”div” menu_anchor=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” status=”published” publish_date=”” class=”” id=”” spacing_medium=”” margin_top_medium=”” margin_bottom_medium=”” spacing_small=”” margin_top_small=”” margin_bottom_small=”” margin_top=”” margin_bottom=”” padding_dimensions_medium=”” padding_top_medium=”” padding_right_medium=”” padding_bottom_medium=”” padding_left_medium=”” padding_dimensions_small=”” padding_top_small=”” padding_right_small=”” padding_bottom_small=”” padding_left_small=”” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” link_color=”” link_hover_color=”” border_sizes=”” border_sizes_top=”” border_sizes_right=”” border_sizes_bottom=”” border_sizes_left=”” border_color=”” border_style=”solid” box_shadow=”no” box_shadow_vertical=”” box_shadow_horizontal=”” box_shadow_blur=”0″ box_shadow_spread=”0″ box_shadow_color=”” box_shadow_style=”” z_index=”” overflow=”” gradient_start_color=”” gradient_end_color=”” gradient_start_position=”0″ gradient_end_position=”100″ gradient_type=”linear” radial_direction=”center center” linear_angle=”180″ background_color=”” background_image=”” background_position=”center center” background_repeat=”no-repeat” fade=”no” background_parallax=”none” enable_mobile=”no” parallax_speed=”0.3″ background_blend_mode=”none” video_mp4=”” video_webm=”” video_ogv=”” video_url=”” video_aspect_ratio=”16:9″ video_loop=”yes” video_mute=”yes” video_preview_image=”” render_logics=”” absolute=”off” absolute_devices=”small,medium,large” sticky=”off” sticky_devices=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_background_color=”” sticky_height=”” sticky_offset=”” sticky_transition_offset=”0″ scroll_offset=”0″ animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=”” filter_hue=”0″ filter_saturation=”100″ filter_brightness=”100″ filter_contrast=”100″ filter_invert=”0″ filter_sepia=”0″ filter_opacity=”100″ filter_blur=”0″ filter_hue_hover=”0″ filter_saturation_hover=”100″ filter_brightness_hover=”100″ filter_contrast_hover=”100″ filter_invert_hover=”0″ filter_sepia_hover=”0″ filter_opacity_hover=”100″ filter_blur_hover=”0″][fusion_builder_row][fusion_builder_column type=”1_1″ align_self=”auto” content_layout=”column” align_content=”flex-start” valign_content=”flex-start” content_wrap=”wrap” spacing=”” center_content=”no” link=”” target=”_self” min_height=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” type_medium=”” type_small=”” order_medium=”0″ order_small=”0″ dimension_spacing_medium=”” dimension_spacing_small=”” dimension_spacing=”” dimension_margin_medium=”” dimension_margin_small=”” margin_top=”” margin_bottom=”” padding_medium=”” padding_small=”” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” hover_type=”none” border_sizes=”” border_color=”” border_style=”solid” border_radius=”” box_shadow=”no” dimension_box_shadow=”” box_shadow_blur=”0″ box_shadow_spread=”0″ box_shadow_color=”” box_shadow_style=”” background_type=”single” gradient_start_color=”” gradient_end_color=”” gradient_start_position=”0″ gradient_end_position=”100″ gradient_type=”linear” radial_direction=”center center” linear_angle=”180″ background_color=”” background_image=”” background_image_id=”” background_position=”left top” background_repeat=”no-repeat” background_blend_mode=”none” render_logics=”” filter_type=”regular” filter_hue=”0″ filter_saturation=”100″ filter_brightness=”100″ filter_contrast=”100″ filter_invert=”0″ filter_sepia=”0″ filter_opacity=”100″ filter_blur=”0″ filter_hue_hover=”0″ filter_saturation_hover=”100″ filter_brightness_hover=”100″ filter_contrast_hover=”100″ filter_invert_hover=”0″ filter_sepia_hover=”0″ filter_opacity_hover=”100″ filter_blur_hover=”0″ animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=”” last=”no” border_position=”all”][fusion_text columns=”” column_min_width=”” column_spacing=”” rule_style=”default” rule_size=”” rule_color=”” content_alignment_medium=”” content_alignment_small=”” content_alignment=”justify” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” margin_top=”” margin_right=”” margin_bottom=”” margin_left=”” font_size=”” fusion_font_family_text_font=”” fusion_font_variant_text_font=”” line_height=”” letter_spacing=”” text_color=”” animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=””]

    Io sto sempre andando a casasempre alla casa di mio padre
    Novalis

    “Chi è, Roberto Baggio?”: è la domanda che ne Il Divin Codino l’inviato di una Tv locale rivolge al timido fenomeno diciassettenne, quando ancora è una brillante promessa coi piedi ben piantati sui campi di provincia del Vicenza, ma già tutto il calcio che conta ne corteggia il talento cristallino. Il biopic Netflix di Letizia Lamartire prova a rispondere, ripercorrendo la gloriosa e sofferta vicenda umana e privata del fuoriclasse di Caldogno in tre atti drammatici e temporali che assomigliano alle tappe di un personale calvario: il grave infortunio dell’85 che complica l’approdo in Serie A alla Fiorentina, l’avventura sfortunata e il tragico epilogo ai Mondiali di USA ’94, la rinascita a Brescia sotto la guida dell’amato Carletto Mazzone (Martufello), subito vanificata dalla delusione per la mancata convocazione in Giappone-Corea 2002. Intercettando la parabola di un campione così ascetico, ermetico e silenzioso, sovranamente distante, per deviare dall’iconica traiettoria del rigore sbagliato di Pasadena, che lo ha consegnato all’immaginario collettivo – non solo degli sportivi – ben più dei suoi successi.

    È l’eterno flash di quella sfera inspiegabilmente sparata alta al cielo – in un fuoricampo infinito e assoluto – la scena madre che continua a segnarne il vissuto, e a togliergli il sonno a distanza di anni. L’orizzonte degli eventi che contrae e dilata, accelera e rallenta il tempo del calcio al pallone inghiottito in un buco nero, modificandone il corso e la percezione tra passato e presente, che si rincorrono in palleggio nell’analogia fondamentale del film, il flashforward del predestinato. I raccordi alternati tra il piccolo Roberto che va sul dischetto, sistema il pallone, prende la rincorsa e segna frantumando i vetri dell’officina di papà, e il campione affermato che a un passo dalla gloria fallisce il tiro nella finalissima. Con le urla di gioia del bambino vittorioso – Baggio era così, faceva da sé la telecronaca del tripudio – che fanno invasione di campo sonora riversandosi sulle immagini mute dello scoramento della sconfitta, prima di sprofondare nella dissolvenza in nero che, purtroppo, non sarà mai vero oblio.

    Non sta però nell’impianto visivo – attestato su una confezione standard da serial –  e nel (debole) racconto di imprese e cadute sportive, l’elemento di maggior fascino de Il Divin Codino. Anzi, nelle riprese sul campo – con l’impiego di una Betacam vintage per mimare la patina anni ’90 – sconta una piattezza televisiva che, nel restituire la poesia in movimento e gli arabeschi imprevedibili del genio di Baggio, non si distacca dal replay d’imitazione dei gesti tecnici fissati nelle celebri immagini d’archivio (un’estetica del calcio giocato ripensata fuori da format e highlights della diretta Tv è annoso problema dei film sul pallone).

    Insieme all’interpretazione pensosa, monacale, in sottrazione, quasi in assenza di Andrea Arcangeli (Romulus), ciò che convince, nello script di Ludovica Rampoldi e Stefano Sardo (i due terzi della writing room di 1992 e seguiti), ispirato “alla vita e alla persona” più che alla leggenda di Baggio, è il raccoglimento ombroso e tormentato nella vulnerabilità dell’uomo (dietro il campione). Nella dimensione appartata della disciplina interiore (il superamento del vuoto, la forza di volontà del riscatto, la graduale adesione al buddhismo). Senza l’epica della celebrazione divistica ma con la mistica della resurrezione attraverso ostacoli e sofferenze, in cui le stimmate del divino sono l’umanissima incisione dei duecentoventi punti di sutura al ginocchio martirizzato.

    Un percorso fisico e spirituale lungo un paradigma della coscienza che, come sostiene Stefano Piri, autore di un bel saggio sul calciatore (Roberto Baggio – Avevo solo un pensiero, 66thand2nd edizioni), è facilmente assimilabile al cammino iniziatico del viaggio dell’eroe, perseguito dal film anche nel tratteggio delle figure ancillari: l’amico di preghiera Maurizio Boldrini e il manager Vittorio Petrone come mentori e coach spirituali, il mutaforme Arrigo Sacchi – una sfinge a bordocampo – che mette in ombra e alla prova il talento, il padre Florindo (Andrea Pennacchi) come inflessibile guardiano della soglia della predestinazione, che forgia carattere e saggia la volontà con l’innesto di una false memory fatale.

    Perché in fondo, Il Divin Codino è una grande parabola di riconciliazione padre-figlio: tra un padre ostico, anaffettivo, inavvicinabile, e un figliol prodigo eternamente smarrito in cerca dell’approvazione, che si danno (al)la caccia, si rincorrono a distanza per tutta la vita trovandosi infine in un abbraccio sulle note di Paradise di Bruce Springsteen. Qualcosa che vale forse più di un rigore maledetto…

    [fusion_separator style_type="single solid" hide_on_mobile="small-visibility,medium-visibility,large-visibility" sticky_display="normal,sticky" class="" id="" flex_grow="0" top_margin="5" bottom_margin="45" width="" alignment="center" border_size="2" sep_color="#a13600" icon="" icon_size="" icon_color="" icon_circle="" icon_circle_color="" /][fusion_testimonials design="classic" navigation="no" speed="" backgroundcolor="" textcolor="" random="" hide_on_mobile="small-visibility,medium-visibility,large-visibility" class="" id=""][fusion_testimonial name="Daniele Badella" avatar="image" image="https://framescinemawebzine.com/wp-content/uploads/2021/05/frames-cinema.com_-1.png" image_id="2208|full" image_border_radius="" company="Redattore" link="https://framescinemawebzine.com/redazione" target="_blank"]

    Questo articolo è stato scritto da:

    [/fusion_testimonial][/fusion_testimonials]

  • ADATTAMENTO DA BIOGRAFIA A FILM – A BEAUTIFUL MIND

    type=”flex” hundred_percent=”no” hundred_percent_height=”no” min_height=”” hundred_percent_height_scroll=”no” align_content=”stretch” flex_align_items=”flex-start” flex_justify_content=”flex-start” flex_column_spacing=”” hundred_percent_height_center_content=”yes” equal_height_columns=”no” container_tag=”div” menu_anchor=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” status=”published” publish_date=”” class=”” id=”” link_color=”” link_hover_color=”” border_sizes=”” border_sizes_top=”” border_sizes_right=”” border_sizes_bottom=”” border_sizes_left=”” border_color=”” border_style=”solid” spacing_medium=”” margin_top_medium=”” margin_bottom_medium=”” spacing_small=”” margin_top_small=”” margin_bottom_small=”” margin_top=”” margin_bottom=”” padding_dimensions_medium=”” padding_top_medium=”” padding_right_medium=”” padding_bottom_medium=”” padding_left_medium=”” padding_dimensions_small=”” padding_top_small=”” padding_right_small=”” padding_bottom_small=”” padding_left_small=”” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” box_shadow=”no” box_shadow_vertical=”” box_shadow_horizontal=”” box_shadow_blur=”0″ box_shadow_spread=”0″ box_shadow_color=”” box_shadow_style=”” z_index=”” overflow=”” gradient_start_color=”” gradient_end_color=”” gradient_start_position=”0″ gradient_end_position=”100″ gradient_type=”linear” radial_direction=”center center” linear_angle=”180″ background_color=”” background_image=”” background_position=”center center” background_repeat=”no-repeat” fade=”no” background_parallax=”none” enable_mobile=”no” parallax_speed=”0.3″ background_blend_mode=”none” video_mp4=”” video_webm=”” video_ogv=”” video_url=”” video_aspect_ratio=”16:9″ video_loop=”yes” video_mute=”yes” video_preview_image=”” absolute=”off” absolute_devices=”small,medium,large” sticky=”off” sticky_devices=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_background_color=”” sticky_height=”” sticky_offset=”” sticky_transition_offset=”0″ scroll_offset=”0″ animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=”” filter_hue=”0″ filter_saturation=”100″ filter_brightness=”100″ filter_contrast=”100″ filter_invert=”0″ filter_sepia=”0″ filter_opacity=”100″ filter_blur=”0″ filter_hue_hover=”0″ filter_saturation_hover=”100″ filter_brightness_hover=”100″ filter_contrast_hover=”100″ filter_invert_hover=”0″ filter_sepia_hover=”0″ filter_opacity_hover=”100″ filter_blur_hover=”0″][fusion_builder_row][fusion_builder_column type=”1_1″ align_self=”auto” content_layout=”column” align_content=”flex-start” content_wrap=”wrap” spacing=”” center_content=”no” link=”” target=”_self” min_height=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” type_medium=”” type_small=”” order_medium=”0″ order_small=”0″ dimension_spacing_medium=”” dimension_spacing_small=”” dimension_spacing=”” dimension_margin_medium=”” dimension_margin_small=”” margin_top=”” margin_bottom=”” padding_medium=”” padding_small=”” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” hover_type=”none” border_sizes=”” border_color=”” border_style=”solid” border_radius=”” box_shadow=”no” dimension_box_shadow=”” box_shadow_blur=”0″ box_shadow_spread=”0″ box_shadow_color=”” box_shadow_style=”” background_type=”single” gradient_start_color=”” gradient_end_color=”” gradient_start_position=”0″ gradient_end_position=”100″ gradient_type=”linear” radial_direction=”center center” linear_angle=”180″ background_color=”” background_image=”” background_image_id=”” background_position=”left top” background_repeat=”no-repeat” background_blend_mode=”none” animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=”” filter_type=”regular” filter_hue=”0″ filter_saturation=”100″ filter_brightness=”100″ filter_contrast=”100″ filter_invert=”0″ filter_sepia=”0″ filter_opacity=”100″ filter_blur=”0″ filter_hue_hover=”0″ filter_saturation_hover=”100″ filter_brightness_hover=”100″ filter_contrast_hover=”100″ filter_invert_hover=”0″ filter_sepia_hover=”0″ filter_opacity_hover=”100″ filter_blur_hover=”0″ last=”no” border_position=”all”][fusion_text columns=”” column_min_width=”” column_spacing=”” rule_style=”default” rule_size=”” rule_color=”” content_alignment_medium=”” content_alignment_small=”” content_alignment=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” font_size=”” fusion_font_family_text_font=”” fusion_font_variant_text_font=”” line_height=”” letter_spacing=”” text_color=”” animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=””]

    Questo articolo contiene spoiler sul film A beautiful Mind (2001) di Ron Howard.

    Ho deciso di dedicare questa rubrica agli adattamenti cinematografici perché, a differenza di quanto si potrebbe pensare, la letteratura e il cinema non sono due mondi così lontani. È più corretto parlare di un unico mondo narrativo che si esprime con due mezzi diversi. Mettendoli a confronto, possiamo notare che la dimensione della letteratura non è quella linguistica, ma le parole e le frasi servono a raccontare una storia. allo stesso modo nel cinema le immagini non devono solo essere contemplate: esse costituiscono il mezzo tramite il quale vengono messe in scena delle azioni e con cui una storia si sviluppa. Quindi, cinema e letteratura sono accomunati dall’essere forme espressive narrative che si servono di mezzi differenti.

    Per adattamento si intende una rielaborazione in chiave cinematografica di un soggetto già esistente. L’industria cinematografica ricorre sempre più frequentemente a questa pratica in quanto le sceneggiature originali e innovative sono sempre più difficili da produrre. Va da sé che, se all’origine di un film c’è un romanzo o una biografia che ha già avuto successo, le probabilità di fare un buon lavoro sono indubbiamente più alte.

    A BEAUTIFUL MIND

    Un interessante caso di adattamento cinematografico è A Beautiful Mind (2001), diretto da Ron Howard. Il film è tratto dall’omonima autobiografia di Sylvia Nasar sul matematico John Forbes Nash (interpretata da Russell Crowe), le cui teorie hanno rivoluzionato l’economia tanto da permettergli di vincere un Premio Nobel per l’Economia nel 1994.

    Un adattamento da fatti reali o autobiografie è molto complesso per vari motivi: Innanzitutto, perché spesso raccontano la storia di personaggi di successo che, nonostante abbiano raggiunto traguardi importantissimi nel corso della loro vita, non hanno dovuto affrontare ostacoli insormontabili e quindi la storia rischierebbe di non risultare interessante. In questo caso specifico un’altra difficoltà è rappresentata dal soggetto: lo spettatore medio, in genere, non è molto interessato al mondo della matematica e, dunque, la vita di un matematico poteva risultare poco attraente per il pubblico. Inoltre, i libri spesso si concentrano molto sull’interiorità del personaggio e rendere questo tipo di riflessione introspettiva in un prodotto audiovisivo è sicuramente una sfida non indifferente.

    Per realizzare un buon film, infatti, sono necessari un evento principale che aiuti a focalizzare l’argomento centrale della pellicola, e personaggi affascinanti con i quali il pubblico possa empatizzare. In secondo luogo, è fondamentale che il protagonista costruisca delle relazioni significative con altri individui: il rischio è quello di realizzare storie con protagonisti “soli” e senza veri e propri aiutanti o antagonisti che ne influenzino l’arco narrativo.

    TRAMA

    Nel 1947, John Nash, talentuoso matematico di diciannove anni, entra all’Università di Princeton. Refrattario a instaurare rapporti sociali, Nash ha solo un amico: Charles Herman, il suo compagno di stanza. Nash è ossessionato da un solo pensiero: trovare un’idea veramente originale, in quanto ai suoi occhi, questa è l’unica cosa che potrà dare valore alla sua vita. Le sue idee gli procurano fama e fanno progredire la sua carriera professionale. Infatti, Nash riceve un posto di professore al MIT (Massachusetts Institute of Technology) e un certo William Parcher, agente segreto, lo contatta per un incarico rischioso: in piena guerra fredda, a Nash viene chiesto di decodificare i codici segreti del nemico.

    Nel frattempo, conosce Alicia, una giovane studentessa di fisica innamorata di lui con cui si sposerà. Nash non dice alla moglie alcunché dei suoi lavori segreti e alla fine la troppa tensione, la fatica e il pericolo hanno il sopravvento: Nash viene dichiarato affetto da schizofrenia. La vita di Nash viene a questo punto sconvolta dalla scoperta che in realtà non esiste nessuna cospirazione e che Charles, la sua nipotina e William Parcher sono in realtà proiezioni della sua mente. L’unica cosa che può fare il dottore è aiutarlo a mostrargli tutto ciò che è reale e tutto ciò che crea la sua mente.

    Nell’ottobre 1978 torna a Princeton, dove diventa docente. Nel marzo 1994 gli viene annunciato che l’accademia di Stoccolma gli ha assegnato il premio Nobel per la teoria dell’equilibrio nell’economia moderna.

    IL FILM

    Una caratteristica in particolare rende questo film unico: se in genere sono i libri che penetrano meglio la personalità dei protagonisti, in questo caso è il film. La biografia è ricolma di dati e di date, con decine di personaggi e di eventi che, però, vedono il personaggio dall’esterno senza approfondire il suo mondo interiore. Al contrario, il film ha un approccio opposto: i dati sono pochi, i personaggi anche, la storia porta lo spettatore a condividere l’esperienza di Nash.

    La storia dello sceneggiatore ha sicuramente influito in maniera significativa sulla costruzione della storia: I genitori dello sceneggiatore Akiva Goldsman, infatti, erano terapisti che si occupavano di bambini con disturbi emotivi. Egli era, dunque, molto attratto dall’idea di poter lavorare su una storia che potesse contribuire a far si che la malattia mentale fosse considerata come una realtà da affrontare con maggiore sensibilità. L’intento dello sceneggiatore era quello di sensibilizzare il pubblico a una maggiore comprensione verso questo tipo di malattie, rendendo, però, la storia piacevole grazie all’introduzione di elementi comici e dettagli curiosi.

    La grande strategia è quella di far sì che lo spettatore si immerga totalmente con Nash nell’esperienza della sua patologia, rendendolo partecipe del senso di confusione e di shock del protagonista che, rendendosi conto di vivere in una realtà allucinogena, resta sbigottito di fronte alla gravità della propria situazione.

    Dal punto di vista tematico, la storia diventa il racconto di una storia d’amore che trionfa sulle difficoltà. L’amore che trionfa è quello per la moglie Alicia, che aiuta Nash a vincere le difficoltà della malattia e lo accompagna fino alla vincita del Nobel. La relazione con la moglie viene introdotta con una scena inspirata a un fatto reale narrato nella biografia: Nash stava facendo lezione a settembre e aveva chiuso tutte le finestre per non sentire rumore. Gli allievi avevano chiesto più volte di riaprire, ma Nash si era rifiutato, finché non si alzò Alicia, aprì la finestra e si sedette fissandolo con uno sguardo di sfida. Nel film la scena è arricchita: i lavori di fuori sono prodotti da degli operai che stanno lavorando e Alicia chiede loro di fare una pausa.

    DIFFERENZE FILM – BIOGRAFIA

    Ci sono parecchie differenze tra la versione cinematografica e la sua vita reale.

    Innanzitutto, Nash non ebbe mai allucinazioni visive come vediamo nel film; effettivamente tre personaggi del film sono completamente inventati: il compagno di stanza Charles Herman, la nipotina di Charles e l’agente governativo. È altresì vero che risulta molto efficace fare vedere allo spettatore le visioni del protagonista dal suo punto di vista, cioè come figure reali. Tutto ciò è utile per fare calare lo spettatore nella realtà di Nash e rendere ancora più forte la scoperta della malattia mentale.

    Tuttavia, all’inizio del film sono stati lasciati alcuni indizi come sintomi della malattia del protagonista, sebbene non percepibili subito. Per esempio, quando la nipotina di Charles corre in mezzo ai piccioni questi non si alzano in volo né si spostano. Segno che la bambina esiste solo nella mente di John. Inoltre, la nipotina ha la stessa età durante tutto il corso della storia, benché passino diversi anni, sarà proprio questo a convincere Nash d’essere affetto dalla malattia.

    Inoltre, diversi fatti della vita del matematico sono stati omessi. Nel film non vengono citati i legami sentimentali avuti dal professore prima del suo matrimonio con Alicia, non si parla del figlio avuto dalla relazione precedente o del suo arresto per omosessualità (cosa frequente nel Novecento, come succede anche in The Imitation Game). Inoltre, Nash continua a prendere farmaci anche dopo il 1970, anno in cui in realtà smise di prendere le cure.

    Il vero John Nash

    UNA BIOGRAFIA POCO FEDELE?

    L’obiezione principale mossa al film è di aver abbellito eccessivamente la biografia di Nash, occultando elementi importanti come le sue esperienze omosessuali, il divorzio temporaneo con Alicia e il figlio.

    Tuttavia, gli autori hanno fatto bene a non rappresentare alcune esperienze della vita del matematico, come i suoi rapporti omosessuali o il rapporto con Eleanor e il suo primo figlio, in quanto si trattava di esperienze episodiche che avrebbero appesantito in modo eccessivo la narrazione.

    Il discorso Nobel è stato scritto ex novo dagli autori del film. Si tratta di un espediente per dare allo spettatore il senso di un percorso compiuto, per fare una sintesi, una messa in rilievo di quello che il personaggio ha imparato nel suo cammino.

    [fusion_separator style_type="single solid" hide_on_mobile="small-visibility,medium-visibility,large-visibility" sticky_display="normal,sticky" class="" id="" flex_grow="0" top_margin="5" bottom_margin="45" width="" alignment="center" border_size="2" sep_color="#a13600" icon="" icon_size="" icon_color="" icon_circle="" icon_circle_color="" /][fusion_testimonials design="classic" navigation="no" speed="" backgroundcolor="" textcolor="" random="" hide_on_mobile="small-visibility,medium-visibility,large-visibility" class="" id=""][fusion_testimonial name="Cristiana Agosta" avatar="image" image="https://framescinemawebzine.com/wp-content/uploads/2021/04/frames-cinema.com13.png" image_id="1662|full" image_border_radius="" company="Redattrice" link="https://framescinemawebzine.com/redazione" target="_blank"]

    Questo articolo è stato scritto da:

    [/fusion_testimonial][/fusion_testimonials]