Una storia a dir poco travagliata quella che ha portato un film come Coyote vs Acme, finalmente, nelle nostre mani di spettatori. La storia di una lunga lavorazione, numerosi cambi di rotta e di timone, riprese effettuate ormai oltre quattro anni fa e delle enormi difficoltà che nascono dalla scelta di girare un film in tecnica mista, live action e animazione. Sulla carta, un progetto ambizioso, che ha catturato il cuore di molti, gli stessi che hanno lottato perché il nostro coyote preferito arrivasse in sala, perché non finisse sommerso sotto una pila di documenti dimenticati.
Dedicato a chi non smette mai di provarci.

Il cartoon contro la multinazionale
Come il giudice di Chi ha incastrato Roger Rabbit?, con il suo assurdo progetto di trasformare Cartoonia in una gigantesca autostrada zeppa di stazioni di servizio e cartelloni pubblicitari, la Acme di questo film sarà per i più giovani il primo sguardo sulla brutale realtà del sistema capitalistico. Forse le nuove generazioni cresceranno bene, dopotutto.
Con la caverna piena di marchingegni malfunzionanti in grosse scatole targate Acme, Willy il Coyote (Wile E. Coyote) inizia a dubitare di ciò che lo circonda: com’è possibile che niente di quel che tocca funzioni? Perché i pattini a razzo, invece che aiutarlo ad acciuffare Beep Beep, continuano a esplodere senza motivo? Stanco della situazione, Willy fa i bagagli e si dirige nella città di Albuquerque, pronto a prendere appuntamento con un curioso avvocato da cartellone per denunciare finalmente la Acme.
Nel suo studio legale, Kevin Avery (Will Forte) ha una semplice regola: negoziare sempre, conciliare tra i cartoni e le aziende, ricavare qualche risarcimento, e svignarsela senza troppi problemi. Ma neanche Avery può mettersi in mezzo tra Willy e il suo obiettivo, che per una volta sembra non essere Beep Beep. Inizia così il grande processo Coyote vs Acme, rappresentata dall’abile avvocato Buddy Crane (John Cena), nel corso del quale Kevin e Willy si addentreranno sempre di più negli oscuri segreti dell’azienda, dove si nasconde il misterioso Progetto Sisifo.

Risate, nostalgia, lacrimucce
C’era da aspettarselo, Coyote vs Acme gioca tanto sulla nostalgia di quegli spettatori che avevano i DVD (o addirittura le VHS!) con i corti dei Looney Tunes. Tantissimi sono i riferimenti agli sketch più iconici di Willy il Coyote e Beep Beep, come tanti sono i personaggi Warner che compaiono sullo schermo e interagiscono con i protagonisti, anche solo per pochi minuti. La realizzazione ibrida funziona piuttosto bene, a parte qualche momento in cui le animazioni non interagiscono così bene con ciò che vi si trova intorno. Performance di buon livello, ma un’attenzione particolare va data al villain di John Cena, ormai perfettamente a suo agio sullo schermo cinematografico.
Coyote vs Acme è un film che riesce a intrattenere molto bene: parliamo di un prodotto che si propone, naturalmente, di essere divertente come Willy, ma, pur non essendo perfetto, è anche in grado di emozionare, a modo suo. E a questo proposito, occhio agli spoiler, perché c’è una scena che ha fatto aprire i rubinetti a tantissimi spettatori!

Coyote vs Acme è, in sostanza, una commedia legale; il processo al centro della storia nasce come una battaglia alla Davide contro Golia, in cui il “cittadino comune” sceglie di battersi con un gigante mostruoso, l’immagine distorta di un sistema che non si fa scrupoli per raggiungere un profitto economico. Certo, non una tematica originale, tutt’altro, ma che acquisisce nuova profondità se rapportata alle vicissitudini del film: il racconto del coyote che fa causa alla potente multinazionale si trasforma nella lotta per la conquista della sala cinematografica da parte di un film che rischiava di essere dimenticato. Alla fine, è il racconto di tutti coloro che continuano a provare, nonostante i rifiuti, gli ostacoli e il peso dell’enorme masso che sono costretti a trasportare in cima alla collina. Una fatica immane, ma magari Sisifo è felice.
