Tag: Daniels

  • EVERYTHING EVERYWHERE ALL AT ONCE – TRA MADRE E FIGLIA

    type=”flex” hundred_percent=”no” hundred_percent_height=”no” min_height=”” hundred_percent_height_scroll=”no” align_content=”stretch” flex_align_items=”flex-start” flex_justify_content=”flex-start” flex_column_spacing=”” hundred_percent_height_center_content=”yes” equal_height_columns=”no” container_tag=”div” menu_anchor=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” status=”published” publish_date=”” class=”” id=”” spacing_medium=”” margin_top_medium=”” margin_bottom_medium=”” spacing_small=”” margin_top_small=”” margin_bottom_small=”” margin_top=”” margin_bottom=”” padding_dimensions_medium=”” padding_top_medium=”” padding_right_medium=”” padding_bottom_medium=”” padding_left_medium=”” padding_dimensions_small=”” padding_top_small=”” padding_right_small=”” padding_bottom_small=”” padding_left_small=”” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” link_color=”” link_hover_color=”” border_sizes=”” border_sizes_top=”” border_sizes_right=”” border_sizes_bottom=”” border_sizes_left=”” border_color=”” border_style=”solid” box_shadow=”no” box_shadow_vertical=”” box_shadow_horizontal=”” box_shadow_blur=”0″ box_shadow_spread=”0″ box_shadow_color=”” box_shadow_style=”” z_index=”” overflow=”” gradient_start_color=”” gradient_end_color=”” gradient_start_position=”0″ gradient_end_position=”100″ gradient_type=”linear” radial_direction=”center center” linear_angle=”180″ background_color=”” background_image=”” background_position=”center center” background_repeat=”no-repeat” fade=”no” background_parallax=”none” enable_mobile=”no” parallax_speed=”0.3″ background_blend_mode=”none” video_mp4=”” video_webm=”” video_ogv=”” video_url=”” video_aspect_ratio=”16:9″ video_loop=”yes” video_mute=”yes” video_preview_image=”” render_logics=”” absolute=”off” absolute_devices=”small,medium,large” sticky=”off” sticky_devices=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_background_color=”” sticky_height=”” sticky_offset=”” sticky_transition_offset=”0″ scroll_offset=”0″ animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=”” filter_hue=”0″ filter_saturation=”100″ filter_brightness=”100″ filter_contrast=”100″ filter_invert=”0″ filter_sepia=”0″ filter_opacity=”100″ filter_blur=”0″ filter_hue_hover=”0″ filter_saturation_hover=”100″ filter_brightness_hover=”100″ filter_contrast_hover=”100″ filter_invert_hover=”0″ filter_sepia_hover=”0″ filter_opacity_hover=”100″ filter_blur_hover=”0″][fusion_builder_row][fusion_builder_column type=”1_1″ align_self=”auto” content_layout=”column” align_content=”flex-start” valign_content=”flex-start” content_wrap=”wrap” spacing=”” center_content=”no” link=”” target=”_self” min_height=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” type_medium=”” type_small=”” order_medium=”0″ order_small=”0″ dimension_spacing_medium=”” dimension_spacing_small=”” dimension_spacing=”” dimension_margin_medium=”” dimension_margin_small=”” margin_top=”” margin_bottom=”” padding_medium=”” padding_small=”” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” hover_type=”none” border_sizes=”” border_color=”” border_style=”solid” border_radius=”” box_shadow=”no” dimension_box_shadow=”” box_shadow_blur=”0″ box_shadow_spread=”0″ box_shadow_color=”” box_shadow_style=”” background_type=”single” gradient_start_color=”” gradient_end_color=”” gradient_start_position=”0″ gradient_end_position=”100″ gradient_type=”linear” radial_direction=”center center” linear_angle=”180″ background_color=”” background_image=”” background_image_id=”” background_position=”left top” background_repeat=”no-repeat” background_blend_mode=”none” render_logics=”” filter_type=”regular” filter_hue=”0″ filter_saturation=”100″ filter_brightness=”100″ filter_contrast=”100″ filter_invert=”0″ filter_sepia=”0″ filter_opacity=”100″ filter_blur=”0″ filter_hue_hover=”0″ filter_saturation_hover=”100″ filter_brightness_hover=”100″ filter_contrast_hover=”100″ filter_invert_hover=”0″ filter_sepia_hover=”0″ filter_opacity_hover=”100″ filter_blur_hover=”0″ animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=”” last=”no” border_position=”all”][fusion_text columns=”” column_min_width=”” column_spacing=”” rule_style=”default” rule_size=”” rule_color=”” content_alignment_medium=”” content_alignment_small=”” content_alignment=”justify” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” margin_top=”” margin_right=”” margin_bottom=”” margin_left=”” font_size=”” fusion_font_family_text_font=”” fusion_font_variant_text_font=”” line_height=”” letter_spacing=”” text_color=”” animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=””]

    Può il complesso concetto di multiverso e tutto ciò che ne deriva diventare una gigantesca metafora del burrascoso rapporto tra una madre e la propria figlia? I Daniels (Daniel Kwan e Daniel Scheinert) ci hanno risposto con uno dei film più sorprendenti, emozionanti e premiati dell’anno, il “cinecomic atipico” Everything Everywhere All At Once. Uscito in Italia ormai a ottobre dello scorso anno, il film è tornato in alcune sale negli scorsi giorni proprio per via dei numerosi riconoscimenti avuti ai Golden Globe 2023 e grazie alle numerosissime nominations agli Oscar. Ammirarne la bellezza in sala è sicuramente la scelta migliore viste le spettacolari scene d’azione di cui il film è pieno, arricchite da ambientazioni fantastiche e costumi affascinanti già premiati in diverse occasioni. Si è parlato di come il film possa essere una valida “alternativa” ai cinecomic made in Marvel, e va detto che molti fan della casa supereroistica hanno apprezzato l’opera dei Daniels, soprattutto perché hanno potuto ridere a delle battute effettivamente divertenti (scusami tanto, Thor!). In questa sede non è necessario dilungarsi a parlare di come Everything Everywhere All At Once riesca a divertire, intrattenere con delle storie incredibili e toccare profondamente il cuore del suo pubblico; per questo esiste già la nostra recensione.

    Ciò su cui è interessante concentrarsi è il difficile rapporto madre-figlia che i Daniels ci mettono davanti agli occhi, le sue implicazioni psicologiche e i rimandi a quel frammento di vita che molte figlie hanno vissuto in relazione alle proprie madri.

    EVELYN E JOY TRA MULTIVERSI E PSICOLOGIA

    Protagonista di Everything Everywhere All At Once è Evelyn (Michelle Yeoh), immigrata cinese che gestisce una lavanderia negli Stati Uniti insieme al marito Waymond (Ke Huy Quan). La vita di Evelyn e la sua situazione familiare non stanno procedendo bene: la lavanderia è sotto un severissimo controllo da parte del fisco, Waymond vorrebbe un divorzio, sua figlia Joy (Stephanie Hsu) le ha appena presentato la propria ragazza e vorrebbe che la madre accettasse il suo essere lesbica. Durante un colloquio presso l’ufficio tributi statunitense, Evelyn entra in contatto con una versione alternativa del marito che le spiega come l’intero multiverso sia sotto la minaccia di Jobu Tupaki, una versione alternativa di Joy divenuta malvagia e potente, in grado di manipolare la materia e distruggere qualsiasi cosa. Jobu Tupaki altro non è che la personificazione del rapporto conflittuale che c’è tra Evelyn e Joy, soprattutto durante un periodo così complesso come l’adolescenza. L’atteggiamento “ribelle” della figlia viene reso palese da come la madre reagisce in sua presenza, da come cerca costantemente di ricordarle che il nonno è un tradizionalista, che non accetterebbe mai una nipote così diversa dal “normale”. Ogni discorso è un modo per camuffare il fatto che la prima a non comprendere la figlia è proprio la madre stessa, colei che l’ha messa al mondo e le ha donato la tenacia, la curiosità, il coraggio, ma anche la testardaggine.

    In psicologia, il conflitto generazionale madre-figlia viene spiegato e analizzato grazie alla psicoanalisi freudiana, per la quale tutto si riconduce alla primordiale castrazione (o paura di essa) di cui soffre ogni essere umano. La bambina scopre la propria castrazione e indica come assoluta colpevole la madre, responsabile di averle portato via qualcosa, di averla “castrata”; dal lato opposto, la madre vede nella figlia uno sbocciare di femminilità fresca, innocente, talmente meravigliosa da generare un’invidia inconscia. Nella maggior parte dei casi, questo comportamento finisce per riflettere ciò che la madre ha subito durante la propria crescita dalla propria genitrice, creando un circolo vizioso, un costante ricambio che può andare avanti all’infinito (non a caso per indicare lo spezzare di un comportamento tossico generazionale si utilizza l’espressione “rompere il cerchio”).

    Ed ecco che la lotta tra Evelyn e Jobu Tupaki assume tutto un significato nascosto che va al di là della salvezza del multiverso: quello che deve essere salvato è il loro rapporto, l’amore che le due provano l’una per l’altro che tuttavia fatica mostrarsi. È compito di Joy rompere quel cerchio, ma non è in grado di farlo senza che Evelyn capisca e accolga un cambiamento importante come questo.

    DUE SASSI ROTOLANO GIÙ DA UNO STRAPIOMBO

    Dopo incredibili avventure attraverso i più svariati mondi in cui Evelyn è sia una campionessa di kung fu sia una cuoca provetta sia un sasso sul bordo di un precipizio, madre e figlia si incontrano e discutono animatamente di multiversi, dell’esistenza umana e di come tutto non abbia un vero senso di fronte all’infinità di mondi esistenti. Evelyn finisce quasi per seguire Jobu nel suo piano di distruzione (e autodistruzione), ma le basta poco per comprendere che quella giovane donna altri non è che una povera figlia privata della propria madre, alla disperata ricerca di qualcuno che possa comprenderla e starle accanto. Evelyn convince Jobu a non farla finita e nello stesso tempo riesce a riconciliarsi con Joy e Waymond, incollando a poco a poco i pezzetti della sua vita che si stavano lentamente staccando. Madre e figlia riescono a superare insieme la conflittualità, il cerchio oscuro (o forse il bagel?) che aveva condizionato le loro vite fino a poco fa si è spezzato e le due possono abbracciarsi senza quell’enorme muro che fino a poco prima le divideva. Evelyn ha accettato Joy, la sua testardaggine, il suo atteggiamento un po’ ribelle, e Joy ha accettato che Evelyn non è una madre perfetta, ma farebbe di tutto per non lasciarla mai sola.

    Il sasso più piccolo si è gettato dallo strapiombo e sta rotolando, forse non si fermerà mai; ma non è solo, perché è seguito da vicino da un sasso un poco più grande, con qualche ammaccatura qui e là, deciso a non perdere mai il fianco dell’altro. 

    E poi c’è il pubblico, seduto nella poltroncina del cinema, che finisce per commuoversi davanti ai due sassi che rotolano nelle polvere.

    [fusion_separator style_type="single solid" hide_on_mobile="small-visibility,medium-visibility,large-visibility" sticky_display="normal,sticky" class="" id="" flex_grow="0" top_margin="5" bottom_margin="45" width="" alignment="center" border_size="2" sep_color="#a13600" icon="" icon_size="" icon_color="" icon_circle="" icon_circle_color="" /][fusion_testimonials design="classic" navigation="no" speed="" backgroundcolor="" textcolor="" random="" hide_on_mobile="small-visibility,medium-visibility,large-visibility" class="" id=""][fusion_testimonial name="Rosario Azzaro" avatar="image" image="https://framescinemawebzine.com/wp-content/uploads/2021/08/frames.jpg" image_id="3480|full" image_border_radius="" company="Redattrice" link="https://www.framescinema.com/redazione-renata-capanna" target="_blank"]

    Questo articolo è stato scritto da:

    [/fusion_testimonial][/fusion_testimonials]

  • RECENSIONE EVERYTHING EVERYWHERE ALL AT ONCE – ESISTENZIALISMO E HOT-DOG

    type=”flex” hundred_percent=”no” hundred_percent_height=”no” min_height=”” hundred_percent_height_scroll=”no” align_content=”stretch” flex_align_items=”flex-start” flex_justify_content=”flex-start” flex_column_spacing=”” hundred_percent_height_center_content=”yes” equal_height_columns=”no” container_tag=”div” menu_anchor=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” status=”published” publish_date=”” class=”” id=”” spacing_medium=”” margin_top_medium=”” margin_bottom_medium=”” spacing_small=”” margin_top_small=”” margin_bottom_small=”” margin_top=”” margin_bottom=”” padding_dimensions_medium=”” padding_top_medium=”” padding_right_medium=”” padding_bottom_medium=”” padding_left_medium=”” padding_dimensions_small=”” padding_top_small=”” padding_right_small=”” padding_bottom_small=”” padding_left_small=”” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” link_color=”” link_hover_color=”” border_sizes=”” border_sizes_top=”” border_sizes_right=”” border_sizes_bottom=”” border_sizes_left=”” border_color=”” border_style=”solid” box_shadow=”no” box_shadow_vertical=”” box_shadow_horizontal=”” box_shadow_blur=”0″ box_shadow_spread=”0″ box_shadow_color=”” box_shadow_style=”” z_index=”” overflow=”” gradient_start_color=”” gradient_end_color=”” gradient_start_position=”0″ gradient_end_position=”100″ gradient_type=”linear” radial_direction=”center center” linear_angle=”180″ background_color=”” background_image=”” background_position=”center center” background_repeat=”no-repeat” fade=”no” background_parallax=”none” enable_mobile=”no” parallax_speed=”0.3″ background_blend_mode=”none” video_mp4=”” video_webm=”” video_ogv=”” video_url=”” video_aspect_ratio=”16:9″ video_loop=”yes” video_mute=”yes” video_preview_image=”” render_logics=”” absolute=”off” absolute_devices=”small,medium,large” sticky=”off” sticky_devices=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_background_color=”” sticky_height=”” sticky_offset=”” sticky_transition_offset=”0″ scroll_offset=”0″ animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=”” filter_hue=”0″ filter_saturation=”100″ filter_brightness=”100″ filter_contrast=”100″ filter_invert=”0″ filter_sepia=”0″ filter_opacity=”100″ filter_blur=”0″ filter_hue_hover=”0″ filter_saturation_hover=”100″ filter_brightness_hover=”100″ filter_contrast_hover=”100″ filter_invert_hover=”0″ filter_sepia_hover=”0″ filter_opacity_hover=”100″ filter_blur_hover=”0″][fusion_builder_row][fusion_builder_column type=”1_1″ layout=”1_1″ align_self=”auto” content_layout=”column” align_content=”flex-start” valign_content=”flex-start” content_wrap=”wrap” spacing=”” center_content=”no” link=”” target=”_self” min_height=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” type_medium=”” type_small=”” order_medium=”0″ order_small=”0″ dimension_spacing_medium=”” dimension_spacing_small=”” dimension_spacing=”” dimension_margin_medium=”” dimension_margin_small=”” margin_top=”” margin_bottom=”” padding_medium=”” padding_small=”” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” hover_type=”none” border_sizes=”” border_color=”” border_style=”solid” border_radius=”” box_shadow=”no” dimension_box_shadow=”” box_shadow_blur=”0″ box_shadow_spread=”0″ box_shadow_color=”” box_shadow_style=”” background_type=”single” gradient_start_color=”” gradient_end_color=”” gradient_start_position=”0″ gradient_end_position=”100″ gradient_type=”linear” radial_direction=”center center” linear_angle=”180″ background_color=”” background_image=”” background_image_id=”” background_position=”left top” background_repeat=”no-repeat” background_blend_mode=”none” render_logics=”” filter_type=”regular” filter_hue=”0″ filter_saturation=”100″ filter_brightness=”100″ filter_contrast=”100″ filter_invert=”0″ filter_sepia=”0″ filter_opacity=”100″ filter_blur=”0″ filter_hue_hover=”0″ filter_saturation_hover=”100″ filter_brightness_hover=”100″ filter_contrast_hover=”100″ filter_invert_hover=”0″ filter_sepia_hover=”0″ filter_opacity_hover=”100″ filter_blur_hover=”0″ animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=”” last=”true” border_position=”all” first=”true”][fusion_text columns=”” column_min_width=”” column_spacing=”” rule_style=”default” rule_size=”” rule_color=”” content_alignment_medium=”” content_alignment_small=”” content_alignment=”justify” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” margin_top=”” margin_right=”” margin_bottom=”” margin_left=”” font_size=”” fusion_font_family_text_font=”” fusion_font_variant_text_font=”” line_height=”” letter_spacing=”” text_color=”” animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=””]

    Concepire un film come Everything everywhere all at once dev’essere stato un gioco da ragazzi per Daniel Kwan e Daniel Scheinert, duo registico noto come i Daniels: la loro opera prima, Swiss army man (2016), è una fiaba sentimentale che ha come co-protagonista e deus ex machina un cadavere interpretato da Daniel Radcliffe che usa le sue flatulenze come propulsore. Per un film la cui scala comprende tutto quanto l’esistente sarà bastato semplicemente espandere la loro eccentrica sensibilità, ignorando completamente le convenzioni e il senso del ridicolo per raccontare una storia ancora più insolita e personale. E nessun balzo nel multiverso avrebbe potuto avere un risultato più felice di questo qui.

    TUTTE LE STORIE POSSIBILI

    Non c’è angolo del Multiverso narrativo lasciato inesplorato dalla folle creatività dei Daniels, che mettono sul tavolo gli immaginari cinematografici più disparati. Accanto a familiari ambientazioni post-apocalittiche e paesaggi urbani usciti da un film di Kong War-Kai trovano posto scene animate, universi dai percorsi evolutivi singolari in cui gli esseri umani hanno le dita a hot-dog, parodie di noti lungometraggi animati Pixar e brevi incursioni nel wuxia. Moltissimi di questi universi alternativi immaginati occupano uno spazio relativamente breve ma ognuno di questi è un piccolo capolavoro di immaginazione e concisione – capacità di sintesi maturata dai Daniels come registi di videoclip musicali -, in un pastiche impazzito e allegramente fuori controllo in cui questo stesso film è un film all’interno del film.

    Quello di Everything everywhere all at once è un multiverso fondato sulla rielaborazione cinefila e narrativa, che fa propri tutti i passaggi obbligati da viaggio dell’Eroe (in questo caso, dell’Eroina) e ci gioca con bonarietà, non tanto per stravolgerli o rivoluzionarli quanto per aggiungere un nuovo senso al processo di narrativizzazione del reale che fonda ogni storia esistente.

    DI MADRI E FIGLIE, IDENTITA’ CULTURALE, NICHILISMO E PROCIONI

    Ma tutto questo, in realtà, è solo il pretesto per l’umanissimo racconto di identità e smarrimento esistenziale alla base: la storia di una madre immigrata dalla Cina, Evelyn Quan Wang (Michelle Yeoh), del marito (Ke Hui Quan), della figlia adolescente e dei problemi di una famiglia cinese trapiantata negli Stati Uniti.

    Gli enigmi sul Multiverso non sono nulla in confronto all’enigma che è l’universo in cui esistiamo, il contesto culturale e sociale in cui siamo cresciuti, il peso delle tradizioni e tutto ciò che tramandiamo da una generazione a quella successiva.

    In quest’ottica, il maggior pericolo non è la cattiva entità distruttrice che minaccia l’intera esistenza ma ciò che la muove, ovvero il profondo malessere esistenziale che ci assale di fronte alla consapevolezza del vuoto. D’altronde se esiste un infinito multiverso la nostra esistenza non è che un sassolino nella vastità di un cosmo indifferente e, proprio per questo, le nostre esperienze sono ancora più importanti e uniche, nel bene e nel male.

    DEGLI ALTRI UNIVERSI SAPPIAMO MOLTO POCO (MA IN FONDO NON IMPORTA)

    Lo spettacolo imbastito dai Daniels propone un’idea di spettacolo all’insegna dell’eccesso (visivo, stilistico, concettuale) ma sempre attento all’estetica e al cuore della propria storia.

    Per entrare nella tana del bianconiglio è più che mai necessario lasciare alla porta inezie come la logica e la pretesa di una coerenza narrativa ferrea. D’altronde entrambe sono dei costrutti della mente e nessuna delle due fa davvero parte dell’esistenza umana, e quindi non c’è ragione che facciano parte anche di questo film: ciò che è importante è quella parte di noi che ci lega gli uni agli altri e che permette di godere senza pregiudizi di un film mirato al cuore e ai sensi e che soddisfa più che a sufficienza entrambi.

    Cos’è dunque che ammanta Everything everywhere all at once di quell’aura che potrebbe renderlo un capolavoro moderno? Forse la sua capacità di intercettare nevrosi e sensibilità contemporanee e plasmarle in un racconto allo stesso tempo personale e universale che ci ricorda l’immenso potere dell’immaginazione e delle storie per cercare di capirci qualcosa, se non su ciò che riguarda tutti gli universi possibili, almeno su ciò che noi potremmo essere in questo.

    [fusion_separator style_type="single solid" hide_on_mobile="small-visibility,medium-visibility,large-visibility" sticky_display="normal,sticky" class="" id="" flex_grow="0" top_margin="5" bottom_margin="45" width="" alignment="center" border_size="2" sep_color="#a13600" icon="" icon_size="" icon_color="" icon_circle="" icon_circle_color="" /][fusion_testimonials design="classic" navigation="no" speed="" backgroundcolor="" textcolor="" random="" hide_on_mobile="small-visibility,medium-visibility,large-visibility" class="" id=""][fusion_testimonial name="Valentino Feltrin" avatar="image" image="https://framescinemawebzine.com/wp-content/uploads/2020/04/cropped-My-Post-300×300.png" image_id="924|medium" image_border_radius="" company="Redattore" link="https://www.framescinema.com/redazione-valentino-feltrin" target="_blank"]

    Questo articolo è stato scritto da:

    [/fusion_testimonial][/fusion_testimonials]