Tag: oscar 2022

  • RECENSIONE CODA – I SEGNI DEL CUORE

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    CODA – I segni del cuore è un film del 2021 diretto e sceneggiato da Sian Heder, qui al suo secondo lungometraggio dopo il poco conosciuto Tallulah, film Netflix del 2016. Questa pellicola, candidata agli Oscar nelle categorie Miglior Film, Miglior attore non protagonista e Miglior sceneggiatura non originale, è un remake del film francese La famiglia Bélier (Éric Lartigau, 2014). La storia racconta la vita dei membri della famiglia Rossi, il padre Frank (Troy Kotsur), la madre Jackie (Marlee Matlin), il figlio maggiore Leo (Daniel Durant) e la figlia Ruby (Emilia Jones), quest’ultima vera protagonista del film e attorno alla quale ruota l’intera vicenda. I Rossi sono dei pescatori sordi del Massachusetts, tra di loro solo la figlia Ruby è udente, ed è proprio per questo motivo che su di lei ricadono molte -troppe- responsabilità: è costretta, fin da giovanissima, a partecipare alle sessioni di pesca con il padre ed il fratello, in quanto è necessario, per legge, avere almeno un membro dell’equipaggio udente a bordo. Ruby, che ha solo 17 anni, si sente costantemente intrappolata in un limbo tra la comunità dei sordi -di cui fa comunque parte in quanto membro della sua famiglia- e il resto della popolazione della piccola cittadina in cui abita. Ci viene presentata come una ragazzina con pochi amici, che non gode di alcuna popolarità a scuola dove, al contrario, viene presa spesso in giro per la puzza di pesce o per la disabilità dei suoi parenti più stretti. La sua unica valvola di sfogo è il canto: spinta dall’amore per un ragazzo e dall’aiuto di uno stravagante professore (interpretato da Eugenio Derbez) intraprenderà questa strada che le permetterà di sconfiggere le proprie paure e trovare quell’indipendenza a lungo cercata, fino alla difficile scelta: seguire i propri sogni o rimanere ad aiutare la propria famiglia?

    La vita quotidiana dei Rossi è scandita da momenti di comicità -dati, ad esempio, dal rapporto quasi adolescenziale tra la madre e il padre-, gesti d’amore e comprensione, ma anche da litigi e contrasti, soprattutto tra Ruby e i suoi genitori. Tutti elementi, questi, che risultano fondamentali nel delineare il ritratto di una famiglia sfaccettata e complessa, alla pari di una qualsiasi famiglia americana media, la cui esistenza e i rapporti interni appaiono condizionati dalla loro disabilità. La figura della figlia Ruby è centrale nel film ma anche nella vita dei suoi genitori e di suo fratello: senza di lei a fare da interprete, i Rossi sarebbero ancora più emarginati dal mondo. Una dipendenza che porterà ad uno scontro tipico dei drammi adolescenziali tra la figlia ed il resto della famiglia. Il cast rappresenta senza dubbio la parte migliore di questo film: in particolare Troy Kotsur e Marlee Matlin, che interpretano rispettivamente il padre e la madre di Ruby, sono perfettamente calati nella parte e in grado di far emozionare ed empatizzare lo spettatore, probabilmente anche perché non sono degli attori che interpretano dei personaggi sordi, ma sono effettivamente dei membri di quella comunità. Ma una menzione va fatta anche a Emilia Jones, la giovane interprete della protagonista, bravissima ad immergersi in un ruolo così complicato e a dare spazio alle sue qualità canore. Altro aspetto positivo della pellicola è senza dubbio la musica e le canzoni presenti, così come i momenti in cui queste vengono cantate dalla protagonista: dalla scena in cui Ruby e il ragazzo di cui è innamorata cantano schiena contro schiena, fino alla sequenza in teatro nella parte finale del film.

    Purtroppo però, le note positive finiscono qui. Fin dall’inizio, infatti, il film ci appare come un’opera a dir poco convenzionale, la cui unica differenza con altre decine di teen drama simili è la presenza di soggetti e attori/attrici facenti parte della comunità dei sordi. I cliché e le banalità si sprecano -vedi il rapporto tra la protagonista ed il professore, o ancora la storia d’amore tra i due teenager-, facendo apparire il percorso che Ruby andrà a compiere già ampiamente prevedibile fin dalle primissime scene. Anche in quella che dovrebbe essere il suo punto di forza, ovvero la rappresentazione di soggetti non udenti, il film non riesce pienamente nel suo intento: nonostante alcune scene e dialoghi ci fanno intuire quanto possa essere difficile per una famiglia con questa disabilità essere parte integrante di una comunità, il film non calca mai la mano e non va mai fino in fondo nel mostrarci le grandi difficoltà di chi ha una disabilità di questo tipo. La storia mostrata è troppo buona, troppo pulita. C’è da dire che questo non è assolutamente un film di denuncia, ma un (fin troppo) classico Coming of Age, una storia in cui il dramma adolescenziale di Ruby è al centro della vicenda, mentre tutto il resto è di contorno. Una scelta che, però, non giova al risultato finale del film.

    Regia e fotografia risultano piatte, convenzionali, quasi anonime. Il comparto tecnico sonoro è in generale male utilizzato, ad eccezione di quella scena in teatro che abbiamo menzionato sopra, in cui -finalmente- la disabilità dei genitori viene mostrata in maniera intelligente e commovente. Facendo il paragone con Sound of Metal, un altro film recente che rappresentava delle tematiche molto simili -in modo più emozionante ed interessante-, l’utilizzo del sonoro di CODA non può che risultare deludente.

    Se dovesse capitarvi di vedere questo film una domenica pomeriggio, in seguito ad uno zapping annoiato, probabilmente non ne rimarreste così delusi. Tuttavia, non si riesce a capire come quest’opera non solo possa essere candidata agli Oscar come Miglior film, ma sia anche considerato il secondo favorito per la vittoria dopo Il potere del cane.

    Un film mediocre insomma, che lascia lo spettatore con l’amaro in bocca per una storia trita e ritrita che non sfrutta a pieno le sue potenzialità. Una trama così convenzionale da risultare più adatta ad un pubblico di bambini o ragazzini piuttosto che ad una platea di spettatori adulti. La vita non è una favola, come quest’opera vorrebbe farci credere.

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  • LIVE #4 – PREVISIONI OSCAR 2022

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    Con Jacopo Barbero, Luca Orusa e Sal Guida ci prepariamo alla nottata degli Oscar 2022 facendo le nostre previsioni! Chi vincerà l’ambito premio al Miglior Film?

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  • RECENSIONE FLEE – UNA SEDUTA CATARTICA

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    Flee è un film d’animazione del 2021 diretto da Jonas Poher Rasmussen e prodotto da Vice media. L’opera potrebbe anche essere inserita nella categoria documentario data la natura del prodotto: un racconto attraverso i ricordi di Amin Nawabi, sdraiato su un mobile e con sopra di sé una telecamera, come fosse il soggetto di una seduta di psicanalisi.

    Il film presenta salti temporali continui tra passato e presente, così da farci capire qual è la situazione di Amin nella contemporaneità. Flee vuol dire fuggire, una parola che riassume perfettamente la vicenda che vede coinvolto il protagonista, una storia che richiama gli affetti di un uomo costretto a nascondersi, a sentirsi sbagliato in quanto afgano e omosessuale. La storia di Amin cattura sin da subito lo spettatore in sala, poiché prende le sembianze di una piacevole rimembranza sulle note di Take on me degli a-ha e di un affresco della capitale afghana, Kabul.

    L’inizio e la fine del film sono  molto più lieti rispetto al contenuto della parte centrale, in cui apprendiamo le tristi vicissitudini della sua famiglia, i problemi causati dalla guerra civile negli anni 90’ e il desiderio di fuggire per poter ricominciare da zero. La fuga però non è una cosa semplice: richiede tempo, denaro e molta pazienza, cosa non facile per chi fugge dagli orrori della guerra. Amin è solo un ragazzino quando scappa insieme alla famiglia dall’Afghanistan, si ritrova presto adolescente quando sbarca a Copenhagen, luogo da cui racconta la sua storia, dopo anni di menzogne.

    Amin ci permette di inquadrare il contesto storico-sociale in cui si collocano gli eventi da lui narrati, all’indomani del crollo dell’Unione sovietica e della caduta del muro di Berlino, con conseguente fine della guerra fredda e l’inizio di un periodo di grandi tensioni in Medio Oriente con il coinvolgimento in prima linea degli Stati uniti d’America. Il caso vuole che l’uscita del film nelle sale italiane coincida con le vicende recenti dell’invasione dell’Ucraina da parte della federazione Russia, dunque un ottimo strumento di riflessione e sensibilizzazione sulla guerra, sulle sue conseguenze e sulle condizioni di precarietà dei rifugiati.

    Il personaggio di Amin afferma di essersi vergognato della sua omosessualità, altra tematica significativamente importante nell’economia narrativa.
    Sin da subito il regista, suo migliore amico, ci mette nelle condizioni di conoscere la sensibilità del personaggio, nonché il fardello che ha dovuto portare con sé per tanto tempo, a causa della sua cultura e tradizione, esplorando il passato dell’uomo e permettendoci di empatizzare con lui. Lo spettatore è così portato a fare un passo avanti e comprendere cosa ha rappresentato per Amin essere un rifugiato e un omosessuale allo stesso tempo, soggetto a potenziali discriminazioni ogni giorno. 

    Flee riesce a commuovere, a strappare un sorriso di solidarietà e affetto sincero verso Amin e il popolo afgano. Lo spettatore esce dalla sala con una consapevolezza in più, una visione dall’alto rispetto alle stragi di guerra e alle storie che si celano dietro quei volti impauriti di donne, uomini e bambini, spesso filtrati da uno schermo televisivoDa un punto di vista tecnico l’opera è nel complesso piuttosto piacevole e per niente disturbante, con l’alternarsi di scene d’animazione e riprese reali che ci ribadiscono la natura del prodotto: un documentario dai tratti e archetipi narrativi tipici di un film di finzioneLa tecnica di animazione utilizzata è molto interessante perché differisce dai film di questo genere: i personaggi sono più limpidi e chiari quando Amin racconta degli eventi che rientrano nella quotidianità o di cui ha una ottima memoria, mentre diventano confusi, sfumati, quasi dei bozzetti, quando la situazione è più vaga o cupa, difficile da raccontare. Non è un caso che il film ha ricevuto tre candidature (più che meritate) agli Oscar 2022 nella categoria miglior film d’animazione, miglior documentario e miglior film straniero

    Il film uscirà nelle sale italiane il 10 marzo 2022. 

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  • NOMINATION OSCAR 2022 – LISTA COMPLETA E COMMENTO

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    TRIONFANO JANE CAMPION E RYŪSUKE HAMAGUCHI. DELUSIONE PER LADY GAGA, MENTRE SORRENTINO È IN CORSA.

    Nella giornata di oggi sono state annunciate le candidature alla 94ª edizione degli Oscar, la cui cerimonia si terrà domenica 27 marzo 2022. 

    Come da pronostici, i film più nominati sono stati Il potere del cane di Jane Campion, con 12 nomination (di cui due nella categoria miglior attore non protagonista), e Dune di Denis Villeneuve, con 10 (tra cui però manca, a sorpresa, la candidatura per la miglior regia). A seguire, West Side Story di Steven Spielberg e Belfast di Kenneth Branagh sono riusciti entrambi ad infilare l’accoppiata miglior film-miglior regia (cosa che, ultimamente, non appariva affatto scontata) e concorrono ciascuno in 7 categorie, anche se sorprende l’esclusione del veterano Michael Kahn dalla rosa dei migliori montatori per il suo sublime lavoro sul musical spielberghiano. 

    Molto bene è andato anche l’acclamato Licorice Pizza del grande Paul Thomas Anderson, a cui i favori della critica hanno garantito 3 candidature pesantissime: miglior film, regia e sceneggiatura originale. È difficile che si traducano in vittorie, ma è indubbio che l’autore losangelino si stia imponendo sempre di più come il più grande regista della sua generazione. 

    La vera sconfitta di queste nomination, invece, è indiscutibilmente Lady Gaga che, dopo mesi di campagna Oscar e dopo aver ottenuto candidature in tutte le altre premiazioni della Awards Season, non ce l’ha fatta a entrare nella cinquina per la miglior attrice. La ricezione polarizzata di House of Gucci, probabilmente, non l’ha aiutata e il film, peraltro, ha ottenuto una sola candidatura per il miglior trucco e acconciatura. 

    Veniamo infine alla categoria miglior film internazionale, che ci riguarda, dal momento che il nostro Paolo Sorrentino ha ottenuto la candidatura per il suo bellissimo È stata la mano di Dio, che di recente ha persino incassato un sentito endorsement da parte di Robert De Niro. È difficile, tuttavia, che per il regista napoletano si concretizzi una seconda vittoria, specie perché il vero trionfatore di queste nomination agli Oscar 2022 è proprio lo straordinario film giapponese Drive My Car che, oltre alla nomination scontata nella categoria miglior film internazionale, ha ottenuto altre 3 pesantissime candidature: miglior film, regia e sceneggiatura non originale. Questo successo, oltre a segnalare un’attenzione sempre maggiore dell’Academy nei confronti del world cinema più autoriale, impone il film di Ryūsuke Hamaguchi come il principale contendente all’Oscar per il “film straniero”. In questa categoria, peraltro, è da segnalare anche la presenza del norvegese La persona peggiore del mondo di Joachim Trier, che ha ottenuto anche la candidatura come miglior sceneggiatura originale. È difficilissimo che Sorrentino riesca a sgominare una tale concorrenza, ma  i giochi sono più che mai aperti e la Awards Season 2022 è solo all’inizio…

    TUTTE LE NOMINATION

    Miglior film
    Belfast
    CODA
    Don’t Look Up
    Drive My Car
    Dune
    King Richard
    Licorice Pizza
    La fiera delle illusioni – Nightmare Alley
    Il potere del cane
    West Side Story

    Miglior film internazionale
    Drive My Car (Giappone)
    Flee (Danimarca)
    È stata la mano di Dio (Italia)
    Lunana: A Yak in the Classroom (Bhutan)
    The worst person in the world (Norvegia)

    Miglior regia
    Paul Thomas Anderson – Licorice Pizza
    Kenneth Branagh – Belfast
    Jane Campion – Il potere del cane
    Steven Spielberg – West Side Story
    Ryûsuke Hamaguchi – Drive My Car

    Miglior attore protagonista
    Javier Bardem – Being the Ricardos
    Benedict Cumberbatch – Il potere del cane
    Andrew Garfield – Tick, Tick … Boom! 
    Will Smith – King Richard
    Denzel Washington – Macbeth

    Miglior attrice protagonista
    Jessica Chastain – Gli occhi di Tammy Faye
    Olivia Colman – La figlia oscura
    Penélope Cruz – Madres paralelas
    Nicole Kidman – Being the Ricardos
    Kristen Stewart – Spencer

    Miglior attore non protagonista
    Ciaran Hinds – Belfast
    Troy Kotsur – CODA
    Jesse Plemons – Il potere del cane
    J.K. Simmons – Being the Ricardos
    Kodi Smit-McPhee – Il potere del cane

    Miglior attrice non protagonista
    Jessie Buckley – La figlia oscura
    Ariana DeBose – West Side Story
    Judi Dench – Belfast
    Kirsten Dunst – Il potere del cane
    Aunjanue Ellis – King Richard

    Miglior colonna sonora
    Don’t Look Up 
    Dune 
    Encanto 
    Madres paralelas
    Il potere del cane

    Migliori costumi
    Cruella
    Cyrano
    Dune
    La fiera delle illusioni – Nightmare Alley
    West Side Story 

    Miglior sceneggiatura originale
    Belfast
    Dont’ look up
    King Richard
    Licorice pizza
    The worst person in the world

    Miglior sceneggiatura non originale
    CODA
    Drive My Car
    Dune
    La figlia oscura
    Il potere del cane

    Miglior sonoro
    Belfast
    Dune
    No Time to Die
    Il potere del cane
    West Side Story

    Miglior canzone originale
    “Be Alive” — Beyoncé Knowles-Carter & Darius Scott (King Richard)
    “Dos Oruguitas” — Lin-Manuel Miranda (Encanto)
    “Down to Joy” — Van Morrison (Belfast)
    “No Time to Die” — Billie Eilish & Finneas O’Connell (No Time to Die)
    “Somehow You Do” — Diane Warren (Four Good Days)

    Migliori effetti visivi
    Dune
    Free Guy
    Shang-Chi and the Legend of the Ten Rings
    No Time to Die
    Spider-Man: No Way Home

    Miglior fotografia
    Dune
    La fiera delle illusioni – Nightmare Alley
    Il potere del cane
    Macbeth
    West Side Story

    Miglior montaggio
    Dont’ look up
    Dune
    King Richard
    Il potere del cane
    Tick, Tick… Boom!

    Miglior scenografia
    Dune
    La fiera delle illusioni

    Il potere del cane
    Macbeth
    West Side Story

    Migliori trucco e acconciature
    Coming 2 America
    Cruella
    Dune
    Gli occhi di Tammy Faye
    House of Gucci

    Miglior documentario
    Ascension
    Attica
    Flee
    Summer of Soul
    Writing with fire

    Miglior film d’animazione
    Encanto
    Flee
    Luca
    I Mitchell contro le macchine
    Raya e l’ultimo drago

    Miglior cortometraggio documentario
    Audible
    Lead Me Home
    The Queen of Basketball
    Three Songs for Benazir
    When We Were Bullies

    Miglior cortometraggio
    Ala Kachuu — Take and Run
    The Dress
    The Long Goodbye
    On My Mind
    Please Hold

    Miglior cortometraggio animato
    Affairs of the Art
    Bestia
    Boxballet
    Robin Robin
    The Windshield Wiper

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