Tag: the handmaid’s tale

  • The Handmaid’s Tale 6 – La rivoluzione è iniziata

    The Handmaid’s Tale 6 – La rivoluzione è iniziata

    La resa dei conti è finalmente arrivata. La sesta stagione di The Handmaid’s Tale fa saltare ogni equilibrio, trascinandoci nel capitolo più rivoluzionario della serie. 

    June torna a Gilead più determinata che mai, mentre il movimento Mayday si prepara all’attacco definitivo, sapendo di poter contare sul fondamentale supporto interno di coloro che hanno deciso di voltare le spalle al regime. Anche nei più convinti sostenitori inizia a farsi strada la consapevolezza che l’intera ideologia della dittatura non sia altro che una grande menzogna. Mentre le condizioni della popolazione femminile si fanno sempre più spietate, a Gilead la vita scorre in una spaventosa normalità, dove ogni crudeltà continua a essere giustificata in nome della religione. Nel frattempo, l’obiettivo di June resta immutato: lottare contro il regime, liberare i prigionieri e riprendersi Hannah. La tensione e la rabbia sociale sono ormai incontrollabili, alimentate dal desiderio di giustizia: la rivoluzione è alle porte.

    I COSTUMI COME ARMA 

    I costumi della serie sono stati ideati dalla costume designer Ane Crabtree, che ha lavorato a stretto contatto con Margaret Atwood, autrice del romanzo. La scrittrice ha raccontato di come l’abbigliamento composto da cuffia bianca e mantello rosso sia stato ispirato alla confezione del prodotto per la pulizia Old Dutch Cleanser, che la spaventava quando era una bambina. 

    La Atwood ha spiegato anche la scelta dei colori: il blu indossato dalle mogli è un riferimento alla Vergine Maria; il rosso delle Ancelle è un riferimento a Maria Maddalena e a La Lettera Scarlatta, romanzo di Nathaniel Hawthorne (1850) in cui la protagonista è costretta a portare sul petto una lettera “A” di colore scarlatto per il suo peccato di adulterio.

    Erano già state ideate altre rappresentazioni dei vestiti per l’adattamento cinematografico del 1990. Tuttavia, Crabtree era consapevole di dover realizzare una versione più contemporanea, pertanto si è allontanata dal rosso acceso usato negli anni ’90 scegliendone così uno più scuro. Consapevole che nel cast sarebbero state presenti Ancelle di diverse nazionalità, era inoltre necessario usare una tonalità di rosso che stesse bene su tutte le carnagioni: poteva funzionare solo un colore che venisse dalla natura, vale a dire il colore del sangue.

    Crabtree ha ideato quelle che ha definito Prison Uniforms, immedesimandosi nella mente degli uomini al potere a Gilead, così da capire quale tipo di design potesse esprimere al meglio la loro ossessione per il corpo femminile. Si tratta di donne private di ogni possibilità di azione, persino guardare e parlare liberamente: infatti, quando escono devono indossare un copricapo bianco che copre loro lateralmente il viso e una mascherina rossa per coprire la bocca. In questo modo, sono facilmente individuabili grazie al rosso, ma non possono avere uno sguardo sul mondo

    Nell’ottavo episodio viene proposta una riflessione sul valore degli abiti e sull’evoluzione della loro funzione. Nel mondo libero viene data molta importanza ai vestiti convinti che definissero chi siamo: ne abbiamo gli armadi pieni e accettiamo lavori che odiamo per comprarne altri ma abbiamo tirato così tanto la corda da causare un collasso ecologico. In fondo Gilead ha fatto la stessa cosa: ha lasciato che la divisione sociale passasse per l’abbigliamento, assegnando abiti e colori che definiscano l’identità di ognuno. Tuttavia, nessuno avrebbe potuto immaginare che le divise, fonte di controllo, sarebbero presto diventate un’arma da usare contro il regime.

    ZIA LYDIA 

    Uno dei personaggi più complessi della serie è certamente Zia Lydia, interpretata dalla magistrale Ann Dowd. Inizialmente presentata come una spietata educatrice pronta a punire brutalmente ogni trasgressione, Lydia agisce mossa dalla sincera convinzione che le regole del regime siano necessarie per un bene superiore, senza mai usare il proprio potere per fini personali. La sua buona fede emerge quando si schiera contro le ipocrisie dei comandanti e le contraddizioni di una società patriarcale tossica. 

    Nel corso della stagione prende piena consapevolezza delle torture perpetrate ed emerge il suo lato più materno: in fondo, lei aveva sempre e solo voluto salvare le sue ragazze.

    Il suo discorso finale suggella questa trasformazione: 

    Dear Lord, forgive me and please forgive them, my precious girls; have mercy for what they have done but they have been prisoners of wicked godless men

    NOLITE TE BASTARDES CARBORUNDORUM

    La celebre frase motivazionale scritta dall’ancella che aveva preceduto June in casa Waterford torna nel finale, completando un perfetto cerchio narrativo: il motto che un tempo aveva dato forza a June viene ora pronunciato da lei stessa per ispirare la resistenza altrui. Sebbene non esista nel latino classico, essendo un’espressione inventata traducibile con “non lasciare che i bastardi ti calpestino”, la frase ha valicato i confini della finzione letteraria e televisiva, trasformandosi in un autentico grido di battaglia femminista nel mondo reale. 

    LA RIBELLIONE PASSA PER LA COLONNA SONORA 

    L’inizio della vera rivoluzione e il cambio di passo della coalizione anti-Gilead vengono sottolineati da una svolta nella colonna sonora. Se finora le musiche sono state specchio dell’inquietudine interiore dei personaggi, l’episodio 9 si apre significativamente con Look What You Made Me Do (Taylor’s Version) di Taylor Swift. Il brano accompagna il regolamento dei conti delle ragazze contro i propri aguzzini. Elisabeth Moss ha dichiarato di aver sempre desiderato inserire un pezzo dell’artista, e questo si è rivelato il momento perfetto per sancire la trasformazione della sopravvivenza in rivolta. 

    Un altro momento musicale di grande impatto è l’utilizzo di Landslide nell’episodio 6: una sequenza onirica in cui June immagina una vita alternativa senza la dittatura, vedendo se stessa, Moira, Janine e Rita unite in un malinconico karaoke. Non si tratta di un sogno, ma piuttosto di una sospensione temporanea dalla realtà perché il dolore che ognuna di loro ha passato non si può cancellare. Se è vero che senza il regime nessuna di loro avrebbe sofferto, è pure vero che non si sarebbero mai conosciute e tese la mano.

    IL FINALE E THE TESTAMENTS 

    La serie si conclude con June che ripete il monologo d’apertura della prima stagione, accompagnato dallo stesso identico “clic” del registratore, con la medesima inquadratura e lo sguardo rivolto in macchina. All’inizio della serie, quel monologo serviva a June per riaffermare la propria identità contro i tentativi di sottomissione del regime. Nel finale, June torna in quella casa ormai in rovina, si siede alla finestra, accende il registratore e inizia il suo racconto, dichiarando infine di chiamarsi Offred. Quel nome ormai è parte indissolubile della sua storia, mentre quel “clic” rivela allo spettatore che l’intera serie non è stata altro che “il racconto dell’ancella”, una preziosa testimonianza per le generazioni future.

    The Handmaid’s Tale sceglie così un finale realistico: non una catarsi violenta che rade al suolo il regime, bensì il realismo politico della logorante resistenza quotidiana, che non finisce fisicamente con la rivoluzione. Gilead ha perso Boston, ma non è ancora sconfitta, e Hannah è ancora prigioniera. L’epilogo apre le porte al sequel tratto dall’omonimo romanzo di Margaret Atwood, The Testaments. La serie racconta le vicende di Gilead 15 anni dopo attraverso il punto di vista di tre donne: Zia Lydia, Agnes (Hannah, primogenita di June) e Daisy (Nicole, secondogenita di June). Se The Handmaid’s Tale è un racconto di coraggio e resistenza, The Testaments è la storia delle eredi che dovranno decidere come fare tesoro della preziosa testimonianza che è stata lasciata loro. 

    Cristiana Agosta

    Caporedattrice

    Leggi i suoi articoli

  • THE HANDMAID’S TALE – OLTRE LA FINZIONE

    type=”flex” hundred_percent=”no” hundred_percent_height=”no” min_height=”” hundred_percent_height_scroll=”no” align_content=”stretch” flex_align_items=”flex-start” flex_justify_content=”flex-start” flex_column_spacing=”” hundred_percent_height_center_content=”yes” equal_height_columns=”no” container_tag=”div” menu_anchor=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” status=”published” publish_date=”” class=”” id=”” spacing_medium=”” margin_top_medium=”” margin_bottom_medium=”” spacing_small=”” margin_top_small=”” margin_bottom_small=”” margin_top=”” margin_bottom=”” padding_dimensions_medium=”” padding_top_medium=”” padding_right_medium=”” padding_bottom_medium=”” padding_left_medium=”” padding_dimensions_small=”” padding_top_small=”” padding_right_small=”” padding_bottom_small=”” padding_left_small=”” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” link_color=”” link_hover_color=”” border_sizes=”” border_sizes_top=”” border_sizes_right=”” border_sizes_bottom=”” border_sizes_left=”” border_color=”” border_style=”solid” box_shadow=”no” box_shadow_vertical=”” box_shadow_horizontal=”” box_shadow_blur=”0″ box_shadow_spread=”0″ box_shadow_color=”” box_shadow_style=”” z_index=”” overflow=”” gradient_start_color=”” gradient_end_color=”” gradient_start_position=”0″ gradient_end_position=”100″ gradient_type=”linear” radial_direction=”center center” linear_angle=”180″ background_color=”” background_image=”” background_position=”center center” background_repeat=”no-repeat” fade=”no” background_parallax=”none” enable_mobile=”no” parallax_speed=”0.3″ background_blend_mode=”none” video_mp4=”” video_webm=”” video_ogv=”” video_url=”” video_aspect_ratio=”16:9″ video_loop=”yes” video_mute=”yes” video_preview_image=”” render_logics=”” absolute=”off” absolute_devices=”small,medium,large” sticky=”off” sticky_devices=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_background_color=”” sticky_height=”” sticky_offset=”” sticky_transition_offset=”0″ scroll_offset=”0″ animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=”” filter_hue=”0″ filter_saturation=”100″ filter_brightness=”100″ filter_contrast=”100″ filter_invert=”0″ filter_sepia=”0″ filter_opacity=”100″ filter_blur=”0″ filter_hue_hover=”0″ filter_saturation_hover=”100″ filter_brightness_hover=”100″ filter_contrast_hover=”100″ filter_invert_hover=”0″ filter_sepia_hover=”0″ filter_opacity_hover=”100″ filter_blur_hover=”0″][fusion_builder_row][fusion_builder_column type=”1_1″ layout=”1_1″ align_self=”auto” content_layout=”column” align_content=”flex-start” valign_content=”flex-start” content_wrap=”wrap” spacing=”” center_content=”no” link=”” target=”_self” min_height=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” type_medium=”” type_small=”” order_medium=”0″ order_small=”0″ dimension_spacing_medium=”” dimension_spacing_small=”” dimension_spacing=”” dimension_margin_medium=”” dimension_margin_small=”” margin_top=”” margin_bottom=”” padding_medium=”” padding_small=”” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” hover_type=”none” border_sizes=”” border_color=”” border_style=”solid” border_radius=”” box_shadow=”no” dimension_box_shadow=”” box_shadow_blur=”0″ box_shadow_spread=”0″ box_shadow_color=”” box_shadow_style=”” background_type=”single” gradient_start_color=”” gradient_end_color=”” gradient_start_position=”0″ gradient_end_position=”100″ gradient_type=”linear” radial_direction=”center center” linear_angle=”180″ background_color=”” background_image=”” background_image_id=”” background_position=”left top” background_repeat=”no-repeat” background_blend_mode=”none” render_logics=”” filter_type=”regular” filter_hue=”0″ filter_saturation=”100″ filter_brightness=”100″ filter_contrast=”100″ filter_invert=”0″ filter_sepia=”0″ filter_opacity=”100″ filter_blur=”0″ filter_hue_hover=”0″ filter_saturation_hover=”100″ filter_brightness_hover=”100″ filter_contrast_hover=”100″ filter_invert_hover=”0″ filter_sepia_hover=”0″ filter_opacity_hover=”100″ filter_blur_hover=”0″ animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=”” last=”true” border_position=”all” first=”true”][fusion_text columns=”” column_min_width=”” column_spacing=”” rule_style=”default” rule_size=”” rule_color=”” content_alignment_medium=”” content_alignment_small=”” content_alignment=”justify” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” margin_top=”” margin_right=”” margin_bottom=”” margin_left=”” font_size=”” fusion_font_family_text_font=”” fusion_font_variant_text_font=”” line_height=”” letter_spacing=”” text_color=”” animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=””]

    La serie tv The Handmaid’s Tale sembra proprio essere una serie destinata a segnare quest’epoca, testimoni gli innumerevoli premi che ha vinto: due Golden Globale (2018 – Premio migliore attrice in una serie TV drammatica a Elisabeth Moss; 2018 – Premio migliore serie TV drammatica), un premio BAFTA (2018 – Premio miglio serie) e 11 Emmys (tra cui Migliore Attrice Drammatica: Elisabeth Moss, protagonista nel ruolo di Offred; Migliore Sceneggiatura; Migliore Serie Drammatica; Migliore “Guest Star” femminile: Alexis Bledel, nel ruolo di Ofglen; Migliore attrice non protagonista: Ann Dowd, nel ruolo di Aunt Lydia). 

    Potremmo dire che si tratta di una serie quasi inattaccabile, indipendentemente dai gusti, dalla scrittura fino alla colonna sonora. A ciò si aggiunge un cast eccezionale: da Elisabeth Moss, passando per Alexis Bledel e Yvonne Strahovski.

    DAL ROMANZO ALLA SERIE TV

    La serie è una trasposizione del romanzo Il Racconto dell’Ancella di Margaret Atwood pubblicato nel 1985. Prima di diventare una serie tv, il romanzo era già stato oggetto di varie trasposizioni. La prima volta è stato a teatro, dove ha debuttato pochi anni dopo la pubblicazione, mentre nel 1990 è stata la volta del grande schermo, con un film di Volker Schlöndor. La serie tv The Handmaid’s Tale, disponibile su TimVision, è invece il primo adattamento televisivo de Il Racconto dell’Ancella.

    L’autrice del romanzo ha messo mano alla sceneggiatura della serie, ed eventuali modifiche o aggiunte sono quindi state approvate, se non scritte, direttamente da lei. Inoltre, l’autrice aveva il desiderio di partecipare a una puntata, e infatti nell’episodio pilot appare nei panni di una delle Zie, le donne anziane a cui è affidato il compito di gestire le ancelle.

    IL LINGUAGGIO VISIVO IN GILEAD

    La serie è ambientata in un futuro distopico ma che non sembra così lontano dalla realtà, in una nazione la cui la piaga peggiore è l’infertilità delle donne. La società viene riorganizzata da dei leader e divisa in nuove classi sociali. A Gilead le donne sono tremendamente sottomesse: è vietato loro leggere, lavorare, avere possedimenti in denaro o proprietà. Per ogni trasgressione alla legge sono previste tremende punizioni fisiche: la lettura per esempio comporta il taglio di un dito e, se il fatto si ripete, di una mano.

    La protagonista vede la sua vita cambiare radicalmente in pochi istanti: non è più June, madre, moglie, lavoratrice e donna libera, ma è Offred, Ancella di Fred Waterford. 

    L’organizzazione della società nella Repubblica di Gilead è chiara, i ruoli sono rigidi e facilmente riconoscibili. Le differenze tra i gruppi sono rappresentate sullo schermo prevalentemente mediante codici visivi e comportamentali, e tutti i personaggi sono sempre riconoscibili nel loro ruolo grazie agli abiti che indossano. Le Mogli, ad esempio, vestono di azzurro e hanno potere decisionale limitatamente all’ambito familiare. Le Marte sono vestite di verde e si dedicano ai lavori domestici. Le Ancelle portano un vestito rosso e un copricapo bianco, comprano il cibo e passeggiano, oltre a mettere a disposizione il proprio corpo per la riproduzione. Le Zie hanno abiti marroni e sono donne di età più avanzata che hanno il compito di educare le Ancelle (ruolo che svolgono con una severità militaresca).

    I guardaroba maschili sono invece più orientati ai colori scuri, basti pensare ai Capitani che indossano divise nere. Sono loro che hanno organizzato la rivoluzione e che detengono ora il potere politico ed economico. Le uniformi non hanno solo un valore distintivo, ma portano con sé significati ben precisi, come ha dichiarato in un’intervista la costumista Natalie Bronfman: il rosso delle ancelle rimanda alla fertilità, alla vita, alla passione e al tempo stesso al pericolo; il verde pacato delle Marte rimanda alla speranza, alla pace e alla tranquillità nell’arte cristiana, ma anche alla cura; infine, l’azzurro delle Mogli richiama in parte l’iconografia sacra, al colore del cielo, della spiritualità e della Madonna, che concepì senza compiere l’atto sessuale.

    Bisogna comunque notare che se le uniformi aiutano ad inquadrare il ruolo che il personaggio ricopre, in certi momenti di intimità tra i personaggi la serie è pronta a sorprenderci e a far emergere le diverse caratteristiche di ogni personaggio, dimostrando come in realtà si tratti di un ordine fisso e immutabile solo in apparenza.

    Margareth Atwood durante le riprese della serie tv

    DALLA FICTION ALLA REALTÀ

    Il romanzo aveva destato numerose polemiche per la durezza delle tematiche trattate, tanto che alcune scuole superiori americane ne avevano vietato la lettura. Tuttavia, l’autrice stessa ha affermato di non aver inventato nulla, ma che anzi le pratiche da lei descritte sono state realmente messe in atto contro le donne in vari periodi storici.

    Il contesto in cui è stata proposta la serie al pubblico ha sicuramente avuto un ruolo fondamentale nel suo successo. La serie è stata infatti trasmessa nel 2017, anno dell’elezione di Donald Trump. Già durante i suoi primi cento giorni di presidenza, alcuni diritti dati per acquisiti sono stati messi in discussione, e la coincidenza fra l’atmosfera connessa all’elezione del nuovo Presidente e la messa in onda della serie tv ha prodotto una serie di effetti nella lettura e nell’interpretazione delle vicende narrate. Proprio per questo, quella parte del movimento femminista statunitense che di solito si attiva contro i provvedimenti del governo ha trasformato immediatamente questa serie in un simbolo culturale di resistenza.  

    Il primo simbolo di lotta ispirato dalla serie è senza dubbio la divisa dell’ancella, basti pensare alle donne che hanno protestato contro la legge sull’aborto vestite da ancelle. La prima volta nel marzo 2017, in Texas, le donne sono entrate silenziosamente in senato per protestare contro una nuova legge che avrebbe limitato fortemente il diritto all’aborto, permettendo addirittura ai medici texani di mentire alle future madri in caso di malformazione del feto per impedirgli di ricorrere alla possibilità, in quel caso garantita, di interrompere la gravidanza. Di nuovo, il 13 Giugno 2017 hanno invaso il parlamento dell’Ohio manifestando contro un’altra proposta di legge tesa a rendere più difficile il ricorso all’aborto in quello stato. In questo caso le manifestanti hanno protestato in totale silenzio, lasciando che fossero i loro abiti a parlare. Il 17 Aprile 2021 è successo invece in Italia: duecento persone si sono trovate a manifestare contro la proposta del Piemonte di aprire sportelli di associazioni antiabortiste nelle Asl. 

    Sui social ha anche iniziato a circolare un hashtag che fa riferimento alla serie: #Nolitetebastardescarborundorum. Nella serie infatti la frase in latino Nolite te basterdes carborundorum (“Non lasciare che i bastardi ti schiaccino”) viene ritrova dal personaggio di Offred incisa nella sua camera, traccia di un’ancella che era stata lì prima di lei e che vuole spingerla a continuare la sua ribellione. Un messaggio che la conforta e la fa sentire meno sola, facendola riflettere su come stiano vivendo tutte la stessa situazione.

    Così, la divisa dell’ancella è entrata pian piano nell’immaginario collettivo, uscendo dai limiti della serie tv, tanto che in alcune manifestazioni, gruppi di donne che la indossavano hanno dichiarato di non aver mai guardato tutte le stagioni della serie o di non aver mai letto il romanzo.

    PROTESTE MA NON SOLO

    Nel 2019 Kylie Jenner ha organizzato una festa a tema per il compleanno della sua migliore amica, ispirato a The Handmaid’s Tale. “Welcome to Gilead” diceva festosa in una delle sue storie su Instagram. Tutto era curato nei minimi dettagli: le amiche in tuniche rosse, le cameriere in verde che servivano cocktail con nomi come Praise Be Vodka e Under His Eyes Tequila. Gli invitati maschi erano chiamati con l’appellativo di Commander (comandante), le donne con il composto “of” più il nome dell’accompagnatore, proprio come nella serie in cui ogni donna perde il proprio nome e deve derivarne uno dall’uomo che la possiede. Kylie Jenner fu fortemente criticata sui social, e la festa fu ritenuta inopportuna a causa delle tematiche trattate.

    [fusion_separator style_type="single solid" hide_on_mobile="small-visibility,medium-visibility,large-visibility" sticky_display="normal,sticky" class="" id="" flex_grow="0" top_margin="5" bottom_margin="45" width="" alignment="center" border_size="2" sep_color="#a13600" icon="" icon_size="" icon_color="" icon_circle="" icon_circle_color="" /][fusion_testimonials design="classic" navigation="no" speed="" backgroundcolor="" textcolor="" random="" hide_on_mobile="small-visibility,medium-visibility,large-visibility" class="" id=""][fusion_testimonial name="Cristiana Agosta" avatar="image" image="https://framescinemawebzine.com/wp-content/uploads/2021/04/frames-cinema.com13.png" image_id="1662|full" image_border_radius="" company="Redattrice" link="https://www.framescinema.com/redazione" target="_blank"]

    Questo articolo è stato scritto da:

    [/fusion_testimonial][/fusion_testimonials]