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  • Recensione The invite: una cena può cambiarti la vita

    Recensione The invite: una cena può cambiarti la vita

    Olivia Wilde torna dietro la macchina da presa con The invite, una commedia brillante che scava nelle vicissitudini della vita coniugale. Il film si rifà allo spagnolo Sentimental, diretto nel 2020 da Cesc Gay, da cui aveva già preso ispirazione Paolo Costella nel 2022 con il nostrano Vicini di casa.

    Angela (interpretata dalla regista), stanca della quotidianità abitudinaria che vive con suo marito Joe (Seth Rogen), decide di invitare a cena i nuovi vicini Piña (Penelope Cruz) e Hawk (Edward Norton), una coppia affascinante e lontana dalle consuetudini nelle quali lei e il suo partner sono ingabbiati. Il precario equilibrio di un matrimonio andrà a vacillare attraverso il solo confronto con gli altri.

    Il luogo come protagonista

    L’intera vicenda si svolge in un appartamento, pertanto la dimensione abitativa si fa protagonista insieme agli attori. In particolare, le finestre diventano il simbolo della fuga, dell’evasione. Attraverso gli infissi di vetro i personaggi si lasciano spiare dai loro dirimpettai e dallo stesso spettatore, il cui punto di vista si sposta spesso dagli interni agli esterni della dimora, per osservare prima da vicino e poi prendere le distanze.

    Il luogo è parte integrante della narrazione e per tale ragione viene curato nel minimo dettaglio. La scenografia (di Jade Healy) mostra con minuzia i particolari di una abitazione che comprendiamo essere il fulcro della routine di Angela, l’unico motivo di svago in un’esistenza fallimentare. Lei e Joe sono intrappolati in quello spazio, apparentemente grande, ma troppo piccolo per contenere le ansie e i conflitti della loro relazione. È come se i due avessero dimenticato cosa c’è all’esterno, tralasciando il mondo e impegnandosi a trascurare i loro sentimenti.

    Come in un qualsiasi kammerspiel l’elemento claustrofobico risulta preponderante, specialmente quando le discussioni si fanno più accese. La necessità di evadere è fondamentale per tutti, ma non si può fuggire dalle evidenze, così anche la regia fa ampio uso di primi e primissimi piani, che scavano nei volti esasperati degli abitanti di quel posto.

    Musica e parole

    Le differenze tra le due coppie emergono sin dall’inizio: i padroni di casa, sciatti e disorganizzati, si esprimono solo attraverso le loro nevrosi e non accennano alcun gesto di affetto; gli ospiti invece cercano il contatto fisico, parlano a voce bassa e mostrano un progressismo e un’apertura mentale lontanissimi soprattutto da Joe. 

    Rogen riesce a stare perfettamente nel suo ruolo, con un’ironia che si distribuisce perfino nelle sequenze più drammatiche: la sua comicità dissacrante e lo spirito di improvvisazione si dimostrano molto efficaci. 

    La sceneggiatura (scritta da Will McCormack e Rashida Jones) è serratissima, le battute vengono date una dopo l’altra in una perenne danza di dialoghi che si susseguono. Ognuno parla sopra gli altri, sentenzia, vuole farsi sentire, ma non vuole ascoltare le soluzioni. 

    A scandire questo ritmo vorticoso di frasi sussurrate, sputate e trattenute c’è una colonna sonora (di Devonté Hynes) che accompagna ogni conversazione. In alcuni momenti tensivi le corde di un violino sono solamente pizzicate, dando ancora più enfasi alle parole. 

    The invite è proprio come un concerto, durante il quale passiamo dalle note alte a quelle basse, dagli allegri agli adagi senza soluzione di continuità.

    Maria Cagnazzo

    Redattrice