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  • ULTIME NEWS CINEFILE: SQUID GAME 2, L’ACTION SU DUKE NUKEM, IL RITORNO IN SALA DI SPIDER-MAN

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    ANNUNCIATA LA SECONDA STAGIONE DI SQUID GAME

    “Ci sono voluti 12 anni per dare vita alla prima stagione di Squid Game l’anno scorso. Ma ci sono voluti 12 giorni perché Squid Game diventasse la serie Netflix più popolare di sempre.” 

    Con questo messaggio piuttosto eloquente,  il regista e sceneggiatore della fortunata serie sud coreana –Hwang Dong-hyukha annunciato tramite i profili social di Netflix dell’arrivo di una seconda stagione di Squid Game. Al momento non si hanno informazioni più dettagliate, e nemmeno la data di uscita è stata fissata, ma di certo non arriverà prima della seconda metà del 2023. Saranno in grado di replicare il successo della prima stagione o l’effetto novità sarà già svanito? 

    MAVERICK VERSO IL MILIARDO

    Jurassic World – Il dominio e Top Gun: Maverick stanno letteralmente conquistando i cinema italiani, eppure il secondo sembra avere davanti a sé una scalata ancora molto lunga. Infatti, nonostante il grande successo che ha portato il ritorno dei dinosauri in sala, il dramma d’azione con protagonista Tom Cruise ha raggiunto un incasso totale di oltre 350 milioni e ci si aspetta che superi presto i 369 milioni di The Batman, diventando così il secondo miglior film di Hollywood del 2022, per ora. A livello mondiale Top Gun: Maverick sta già raggiungendo poi i 700 milioni di dollari di incassi, e si prevede che arrivi a 750 milioni entro pochissimi giorni. Il miliardo si sta avvicinando, non è detto che verrà raggiunto, ma sarebbe davvero un traguardo strepitoso per celebrare il ritorno di una grande icona del cinema americano anni ’80. Ottimo lavoro, Maverick!

    IN LAVORAZIONE IL FILM SU DUKE NUKEM

    Per chiunque abbia vissuto la propria infanzia negli anni ’90 il nome Duke Nukem risulterà di sicuro familiare: protagonista dell’omonima serie di videogiochi prima platform poi sparatutto in prima persona, è divenuto un personaggio iconico, un antieroe cinico e volgare, che ama fumare sigari e frequentare strip club. Ne abbiamo visti tanti di personaggi così anche al cinema, basti pensare ai ruoli che hanno ricoperto Arnold Schwarzenegger (Predator) e Kurt Russel (Fuga da New York), e va detto che la maggior parte del pubblico adora seguire le avventure dell’eroe muscoloso e stereotipato che non perde tempo a sputare battute sarcastiche. Sembra naturale quindi l’arrivo di Duke Nukem anche al cinema, protagonista di un film d’azione a lui dedicato la cui lavorazione è stata ufficialmente confermata. Legendary Entertainment (già produttrice di Godzilla, Pacific Rim, Il Cavaliere Oscuro) ha acquistato i diritti di sfruttamento del personaggio da Gearbox, e affidato la realizzazione del film a Josh Heald, Jon Hurwitz e Hayden Schlossberg, autori della fortunata serie televisiva Cobra Kai. Oltre questo non si sa ancora molto del progetto, ma va detto che i presupposti sembrano promettenti per un film d’azione che riesca ad intrattenere e divertire lo spettatore.

    NOVITÀ PER IL FILM SULL’ACCORDO TRA MICHEAL JORDAN E LA NIKE

    Una delle novità più interessanti in ambito cinematografico è certamente il progetto del biopic su Sonny Vaccaro, ex dirigente della Nike a cui va il merito di aver siglato l’accordo con Micheal Jordan che avrebbe lanciato l’azienda nel mercato dell’abbigliamento sportivo. Il film (che non ha ancora un titolo ufficiale) riguarderà le vicissitudini che hanno portato il responsabile marketing dell’azienda a mettere sotto contratto il campione di pallacanestro, ed è scritto e interpretato da Matt Damon e Ben Affleck, quest’ultimo anche regista. Per quanto riguarda il cast sono già usciti molti nomi piuttosto importanti: oltre Matt Damon e Ben Affleck (rispettivamente Sonny Vaccaro e Phil Knight, co-fondatore della Nike) abbiamo anche Viola Davis e Julius Tennon (che interpretando i genitori di Jordan) Jason Bateman (Rob Strasser, dirigente della Nike), Marlon Wayans (George Ravaeling, allenatore e amico di Jordan) e Matthew Maher, che interpreterà il designer Peter Moore creatore delle prime iconiche scarpe Air Jordan. Manca ancora un nome per quanto riguarda il ruolo di Micheal Jordan e non possiamo che essere curiosi di sapere cosa ne verrà fuori. Va detto che la sceneggiatura (con il titolo provvisorio Air Jordan) è stata scritta lo scorso anno ed è finita nella “Black List 2021”, la lista delle migliori sceneggiature non ancora divenute film. Con queste premesse il progetto sembra già piuttosto intrigante, e le riprese sono tuttora in corso a Los Angeles.

    SPIDER-MAN: NO WAY HOME TORNA IN SALA IN VERSIONE ESTESA

    “Volevate più Spider-man e adesso li avete!” Così recita la descrizione del video che l’account  Twitter ufficiale del film Spider-man: No Way Home ha pubblicato ieri per annunciare il ritorno dei tre Spidey al cinema il 2 settembre di quest’anno. Nel video si vedono i tre attori Tom Holland, Andrew Garfield e Tobey Maguire scherzare sul loro “ritorno insieme” nei panni del supereroe. Al momento il film tornerà in sala soltanto negli Stati Uniti e in Canada, non sappiamo se l’iniziativa riguarderà anche i cinema italiani, ma siamo abbastanza speranzosi dato l’enorme successo che la pellicola ha raccolto nel nostro paese. Le sorprese però non finiscono qui, infatti a settembre arriverà in sala una versione estesa del film, con circa 15 minuti di contenuti inediti, ribattezzata “The More Fun Stuff Version”, letteralmente “la versione con più cose divertenti”. Speriamo che anche l’Italia possa essere inclusa nell’iniziativa e aspettiamo ulteriori aggiornamenti.

    Per chiunque volesse recuperare il video di annuncio, lo trovate qui.

    CI SARÀ UN RITORNO DI JOHNNY DEPP NEI PANNI DI JACK SPARROW?

    Con la conclusione del processo tra Johnny Depp e Amber Heard, Hollywood sembra essere tornato ad interessarsi dell’attore; le voci più diffuse sono quelle che vedono un reboot del franchise Pirati dei Caraibi ad opera di Disney, e il primo a parlarne è stato Jerry Bruckheimer, produttore di Top Gun: Maverick. Tra i dirigenti Disney si è parlato molto della saga e del ritorno di Jonny Depp nei panni del mitico capitano Jack. Al momento abbiamo in mano soltanto voci di corridoio, non notizie ufficiali, ma un ritorno del capitano Sparrow sarebbe una perfetta chiusura per le vicende degli ultimi tempi e per il polverone che hanno sollevato nell’opinione pubblica.

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  • RECENSIONE TOP GUN MAVERICK – IL CREPUSCOLO DEGLI IDOLI ANNI ’80

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    SULLE ALI DELLA NOSTALGIA 

    L’alba rosso fuoco posata sulle increspature luccicanti dell’oceano. I tecnici al lavoro e i piloti ai blocchi di partenza, stagliati in nero dal controluce sul ponte della portaerei della Marina. Il vento e il fumo, ruote in pista e carrelli in ritirata. Le possenti fiammate dei propulsori e il rombo supersonico dei reattori dei caccia che si alzano in volo, spiegando le ali sulle vibrazioni synth pop dello score di Harold Faltermeyer, virate nella battagliera percussione rock della Danger Zone di Kenny Loggins scolpita dal nostro Giorgio Moroder. Quando appare perfino la didascalia esplicativa sul corpo speciale d’élite dei “Top Gun” (“up there with the best of the best”, recitava con yuppismo infervorato la tagline della vecchia locandina), si completa l’esatta replica anastatica, in formato cartolina fotografica appesa al muro dei ricordi, di un panorama della nostalgia rimembrato con nitore visivo e mood emozionale riattivati a pieni giri: fin dal prologo, Top Gun: Maverick  di Joseph Kosinski – presentato in pompa magna al 75° Festival di Cannes, con tanto di spiegamento di frecce tricolori e Palma d’Oro speciale a un applauditissimo Tom Cruise – viaggia in direzione temporale nell’estetica di una dorata golden hour dello spirito anni ’80, facendo ritorno alla patinatura espressiva delle atmosfere dell’originale Top Gun (1986) di Tony Scott. Per tastare ciò che resta della consistenza del mito, delle figure incastonate nell’immaginario della gonfia retorica patriottica del decennio reaganiano, a trentasei anni di distanza (il nuovo film era pronto dal 2020, l’uscita in sala è stata posticipata per l’emergenza pandemica). Ritroviamo quindi il carisma sfacciato e il sorrisone smagliante – appena venato di malinconia – del più abile pilota di caccia dell’aviazione navale, “l’uomo più veloce del mondo”, il capitano di vascello Pete “Maverick” Mitchell (l’immarcescibile Tom Cruise). 

    In seguito allo scontro aereo con i MiG sovietici, concluso nel salvataggio del vecchio compagno di accademia Tom “Iceman” Kazansky (Val Kilmer), Maverick, fedele alla sua indole ribelle (fin dal nome: Maverick = dissidente, cane sciolto) e allergico alla disciplina, per tutti questi anni ha rifiutato ogni avanzamento di carriera, preferendo restare in pista come collaudatore, al solo comando dei caccia che ancora guida come nessun’altro, ma che stanno per essere soppiantati da sofisticatissimi droni da guerra di ultima generazione. Tra amare memorie e una scorrazzata in moto verso i tramonti del deserto californiano, il nostro è richiamato all’ordine per addestrare un gruppo di giovani piloti Top Gun a una missione temeraria: distruggere una pericolosa riserva di plutonio nascosta in un inaccessibile canyon di uno Stato canaglia. Tra le nuove reclute, si troverà di fronte il tenente Bradley “Rooster” Bradshaw (Miles Teller), figlio del compianto “Goose” Bradshaw, morto proprio in un tragico incidente tra le braccia di Maverick, a cui il giovane Bradshaw porta un rancore inestinguibile per l’accaduto. Tra i sensi di colpa che riaffiorano dal passato e un futuro incerto che prepara la sostituzione dei piloti, Maverick sarà costretto ad un ultimo, decisivo volo… 

    TECNOLOGIE DELL’ACTION MUSCOLARE 

    Come in uno scintillante riflesso che abbaglia nel tramonto arrossato, riverberato dalle lenti a goccia degli irrinunciabili Ray Ban Aviator, Top Gun: Maverick si rispecchia come tenace residuato bellico in quel prototipo di cinema war-action anni ’80, oggi in disuso – fuori scala e fuori produzione -, che fu il suo fiammeggiante predecessore: il quale, nello stretto abitacolo degli F-14 Tomcat, saldava la suprema sintesi del blockbuster tecnologico USA nella perfetta collisione del corpo muscolare come superpotenza dominante, e della macchina (cinema) militare, calibrata al millimetro, come prima leva di supremazia economica, mediale e industriale. Da allora, le cose sono radicalmente mutate, incrinando questo binomio che al culmine dei gloriosi ’80 appariva perfetto e inscalfibile. 

    Con i progressi dell’arsenale militare occorsi in parallelo all’upgrade dei nuovi mezzi tecnici e grafici impiegati per implementare il cinema hollywoodiano: passaggi che il film sembra perlustrare con consapevolezza teorica e autoriflessiva. Con le incrinature e le ammaccature inferte dalle nuove dotazioni tecnologiche (i droni da battaglia come il cinema digitale) al culto e al primato di un corpo attoriale addestrato alla massima prestanza ed efficienza, che improvvisamente è messo da parte e scopre la debolezza intrinseca dei suoi limiti fisiologici, sempre più inaffidabili per i nuovi padroni (produttori (e) generali), che mal tollerano la defettibilità e le intemperanze della variabile umana: “un pilota che deve dormire, mangiare, pisciare” e agire istintivamente di testa propria è meno manovrabile di un drone iper-programmato che esegue meccanicamente gli ordini (lo spiega il duro Cain di Ed Harris). 

    GLI ULTIMI AVVENTURIERI DELL’ARIA

    Le ferite aperte in questo corpo svalutato e ridimensionato, a rischio smantellamento e sulla via del congedo, senza più (troppi) gradi di machismo appuntabili sui pettorali, sono il cuore del conflitto drammatico e anagrafico incarnato nel bilancio introspettivo – e retrospettivo – della figura del reduce Maverick, che perde incoscienza impudente e acquista intenso spessore rimontando “in sella” come in un western crepuscolare, per l’ultima cavalcata da audace e disilluso avventuriero dell’aria. Non disdegnando la distensione nel romance con la vecchia fiamma Penny (Jennifer Connelly), che lo attende al balcone del bar e lo riporta a casa in un abbraccio di amorose dissolvenze incrociate. Con in più la matura assunzione di Maverick a padre putativo (di Rooster), che porta con sé il peso della responsabilità e delle scelte individuali quasi come un eroe eastwoodiano in disarmo. Che riprende a volare abbattendo il muro del suono e il countdown del cronometro per ribadire l’incidenza performativa del fattore umano, in allarme estinzione sotto il controllo degli algoritmi. 

    “Il tempo è il vero avversario” da battere, viene detto. La sfida di questo Maverick è quella di gettarsi nella contesa dei moderni mastodonti action da grande schermo testardamente ancorato a un cinema che per tirare avanti si volge indietro, che decolla verso il nuovo che avanza atterrando nel piacere nostalgico di una preziosa retroguardia stilistica, iconografica e narrativa. I volteggi degli stormi di caccia sfreccianti in formazione, e le scie dei duelli ingaggiati sul ring aereo sospeso sul vuoto (il cosiddetto dogfighting), seguono le traiettorie di un realismo fluido e una “logistica della percezione” sballottata ma sempre intelligibile, che contiene il respiro avvincente e godibile di un cinema dell’esperienza-limite e dell’adrenalina di classica solidità, fedele allo spirito dell’originale. Con le ben collaudate e vertiginose soggettive e contro-soggettive dall’abitacolo, sottosopra e in volo a rovescio, che agganciano i bersagli e pilotano l’ottima coreografia della tensione nei movimenti a razzo nello spazio esterno, ristretto a bassa quota in un fatale cul-de-sac (la voragine del canyon), che complica la ricerca del punto di fuga per sorvolare le minacce dei missili puntati e schizzare fuori verso una salvezza a tempo record. “Non è l’aereo, è il pilota” a contare, è il mantra operativo. Eppure, anche il nuovo Top Gun, come altre recenti e celebri saghe che riaccendono il capitale nostalgico sepolto in soffitta, non può esimersi dal canonico step del ritrovamento del vecchio relitto perduto, rispolverato a sorpresa e riportato a nuovo splendore (come già accaduto alle jeep di Jurassic World e alla macchina dei Ghostbusters): qui è il caso del mitico F-14 Tomcat, che rifornito di nuovo combustibile simbolico decolla come obsoleto pezzo da museo per giocare la sua partita in mezzo agli ultimi avveniristici ritrovati della tecnologia aeronautica. 

    CRUISING IN THE AIR: LA RESISTENZA DELL’ICONA 

    Top Gun, duepunti, Maverick. Il titolo non potrebbe fare più chiarezza sulla piena coincidenza del film con il suo eroe/interprete, nemmeno esplicitando il segno della piena equivalenza (Top Gun = Maverick). Tutto (ri)nasce, si svolge e si risolve nella presenza granitica del totem Cruise, primo artefice e vero demiurgo dell’operazione (ben assistito da Kosinski e dal fido Christopher McQuarrie alla sceneggiatura). Monumento in corso d’opera alla persistenza della sua coriacea icona divistica, testata in un’ulteriore batteria di prove fisiche ed esercitazioni sul campo, atte inoltre a verificare, dentro e fuori la narrazione, l’opportunità del ricambio generazionale: se ci siano reclute adatte a ereditarne il ruolo e prenderne il posto, a cui insegnare il mestiere di un cinema depotenziato, che sembra virare in tutt’altre direzioni (su piattaforma), rispetto a chi, come l’attore-producer, ha resistito alle sirene dello streaming pur di consegnare il film alle sale (con tanto di caloroso welcome on board a margine, con cui Tom stesso ci invita, seduto in poltrona, alla rinnovata magia del rito della visione in sala: “Siamo entusiasti che siate venuti qui!”). 

    Il suo Maverick resta comunque un unicum, ed è un preciso scambio di battute a rimarcare la singolare eccezionalità del personaggio: “Non mi piace quella faccia, Mav”. “È l’unica che ho”. Diversamente dall’altro alter ego del comparto action cruisiano: l’agente dell’impossibile Ethan Hunt, che nelle sue ormai decennali sortite in missione altro non ha fatto che cambiare facce di lattice fino al parossismo, in quelle maschere indossate a ripetizione per confondere il nemico. 

    LA GUERRA DEI MONDI (CINEMATICI)

    Lontano da trucchi eccessivi e dall’abuso scriteriato di effetti speciali, Top Gun: Maverick decanta un cinema della resistenza dei corpi vintage che si rattoppano e non ci stanno ad essere accantonati e sorpassati, restando allacciati alla ferma azione dell’individuo fatto solo di carne, lacrime, nervi, sudore e reattività (“Non pensare, agisci!”, la regola fondamentale, americana a ventiquattro carati, che fa piazza pulita delle riflessioni non richieste). Proprio mentre quest’ultimo, come lo spettatore, è sempre più sospinto nel vortice dispersivo delle immagini a insostenibile velocità, nella tonitruante confusione del cinema contemporaneo. Una trasvolata, quella di Cruise, che si mette di traverso allo stile e alla filosofia dominanti, per difendere un cinema che rischiamo di vedere disperso, risucchiato nei fantasmagorici quanto insipidi ingorghi fumettistici del multiverso dei blockbuster fotocopia, che dimenticano la resa del brivido a pelle d’oca di uno spettacolo ingenuamente avventuroso, tamarro il giusto (il team-building con il football sulla spiaggia e i pettorali dorati al sole), difettosamente umano e smaccatamente popolare. Per questo riprende servizio il mascellone smargiasso di Maverick/Cruise. Ma per quanto ancora?

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  • ULTIME NEWS CINEFILE – IL RITORNO DI COPPOLA E DEL TENENTE MAVERICK

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    ADAM DRIVER E FRANCIS FORD COPPOLA SUL SET DI MEGALOPOLIS

    Dopo quasi quarant’anni di attesa e voci di corridoio, è ormai ufficiale il ritorno di Francis Ford Coppola al cinema; dal 2019, infatti, il regista è impegnato nella realizzazione di un kolossal dal titolo Megalopolis, ambientato in una nuova versione utopistica della città di New York (il rimando a Metropolis di Lang non è casuale). La scrittura del film era già completata nei primi anni ’80, tuttavia, la realizzazione è stata più volte rimandata e abbandonata poi con gli attentati dell’11 settembre 2001. Le riprese si svolgeranno dal settembre 2022 all’inizio del 2023, anno in cui, presumibilmente, Megalopolis uscirà in sala. Nel corso degli ultimi tempi si sono fatti tanti nomi per il cast, da Jude Law a Christian Bale, fino alla star di Moonknight Oscar Isaac. A quest’ultimo sembrava essere stato affidato il ruolo da protagonista, ma il suo recente ritiro dalla produzione ha spinto Coppola a sostituirlo, e la sua scelta è caduta su Adam Driver, già interprete di Maurizio Gucci in House of Gucci. A questo punto non è chiaro se le altre star che si erano vociferate agli inizi del progetto siano ancora in ballo (si parlò di Cate Blanchett, Zendaya, Michelle Pfeiffer); per ora, non ci resta che confidare nelle dichiarazioni di Coppola, che ambisce a realizzare “un film che tutti vedranno almeno una volta l’anno, per sempre”.

    NOVITÀ SU TOP GUN: MAVERICK, SEQUEL DOPO 36 ANNI

    Il 25 maggio arriverà nelle sale italiane Top Gun: Maverick, il sequel che riporterà sullo schermo il tenente Pete “Maverick” Mitchell, interpretato da Tom Cruise nel 1986. Dopo ben 36 anni, quindi, torneremo a immergerci nelle avventure del nostro pilota preferito, con tante differenze e novità rispetto all’originale. Il personaggio di Charlotte Blackwood, infatti, non tornerà come interesse amoroso del nostro protagonista, ma sarà sostituita da Penny Benjamin, interpretata da Jennifer Connelly. Va detto, innanzitutto, che lo stesso regista Joseph Kosinski aveva già annunciatori volersi distaccare dal Top Gun originale e di voler introdurre nuovi personaggi, ma il vero motivo del mancato ritorno di Charlotte sembra essere quello che la sua interprete Kelly McGillis ha svelato di recente, l’età. Certo, avere 64 anni non significa essere anziani, ma l’attrice ha dichiarato di preferire così: meglio sentirsi a proprio agio con se stessi (e con la propria età) che inseguire “tutti quegli altri valori”. Dispiace naturalmente non rivedere Charlotte, ma non si può non essere curiosi per ciò che farà Jennifer Connelly.

    La campagna marketing del film, poi, non ha badato a spese: per chi volesse, infatti, sul sito ufficiale di Top Gun: Maverick, è possibile fotografarsi con uno dei caschi che i piloti indossano sugli aerei militari nel film!

    RESURRECTION, L’HORROR CHE HA CONQUISTATO SUNDANCE

    Nell’agosto 2022 uscirà negli Stati Uniti uno dei film che ha conquistato il pubblico del Sundance Festival, Resurrection, thriller/horror psicologico con protagonisti Rebecca Hall e Tim Roth. Il trailer rilasciato di recente getta già delle ottime basi per il film, che racconterà la storia di una madre single alle prese con il ritorno di un uomo legato ad un evento particolarmente traumatico del suo passato. Fioccano commenti entusiasti sulla splendida interpretazione di Rebecca Hall, che tuttavia si teme passi un po’ inosservata, come già successo con Toni Collette in Hereditary. Dalle immagini del trailer si avverte una forte sensazione di disagio e angoscia, presupposti più che ottimi per la riuscita di un thriller psicologico decisamente audace. Se vi siete persi il trailer vi invitiamo assolutamente a recuperarlo cliccando qui.

    JURASSIC WORLD ARRIVA A ROMA: UN EVENTO DA NON PERDERE PER GLI AMANTI DELLA SAGA

    Infine, per chi già non vede l’ora di tornare tra i dinosauri con Jurassic World – Il dominio, che uscirà in Italia questo 2 giugno, a Roma si terrà un evento da non perdere per tutti gli amanti del giurassico, grandi e piccini. Il weekend del 28 e 29 maggio, la Universal Picture International Italy ha organizzato presso le Terme di Caracalla un’area studio in cui i visitatori saranno accolti da un gruppo di paleontologi dell’associazione Bigger Boat, grazie ai quali potranno conoscere di più sul mondo dei dinosauri. Inoltre, sarà possibile anche partecipare all’esperienza di un vero e proprio scavo alla ricerca di reperti fossili. L’evento, realizzato in collaborazione con Alice nella città e Fondazione Cinema per Roma, sembra essere il primo di una lunga serie che si protrarrà per tutta l’estate. Per cui, bisognerà tenere gli occhi aperti a spasso per la capitale e mi raccomando, restate immobili davanti al T-Rex!

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