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  • TOP 10 2022 – FRAMES CINEMA AWARDS

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    Il 2022 è finito da pochi giorni ed è finalmente tempo di bilanci. Anche quest’anno vi proponiamo dunque la nostra top 10 di redazione, ma anche quella dei film che voi avete preferito, estrapolata da una serie di sondaggi fatti sul nostro profilo Instagram negli ultimi giorni dell’anno.

    Purtroppo neanche il 2022 è stato l’anno della rinascita della sala cinematografica, che in Italia, nonostante un incremento di presenze del 79% rispetto all’anno precedente, continua a soffrire una grave crisi di pubblico, senza riuscire più a raggiungere i livelli pre pandemici (-50% di pubblico rispetto al triennio 2017-2019). Anche quest’anno gli esercenti possono tornare a sorridere soprattutto grazie a pochi blockbuster, tra cui l’attesissimo Avatar: la via dell’acqua, il sequel del film culto di James Cameron del 2009 che tutti noi attendavamo da troppo tempo, e che in poco più di due settimane ha già raggiunto i 30 milioni di incassi in Italia, con un andamento superiore al film fenomeno dello scorso anno Spider-Man: No Way Home

    Nel box office annuale troviamo nelle prime posizioni anche Top Gun: Maverick, film di Joseph Kosinski che è riuscito a portare in sala non solo i nostalgici degli anni ’80, ma anche un’importante fetta di pubblico giovanile, The Batman di Matt Reeves, film con cui la Warner Bros. è riuscita a produrre, finalmente, un successo sia di pubblico che di critica, mostrando ancora una volta come le storie legate al mondo dell’uomo pipistrello siano, di gran lunga, le più interessanti nel mondo della DC Comics. Infine, molto deludente quest’anno, è stata la Marvel, che ha fallito due importanti appuntamenti: il primo, il nuovo Doctor Strange: nel multiverso della follia di Sam Raimi, che seppur sia andato decisamente bene al botteghino non è stato molto apprezzato né dalla critica né tantomeno dal pubblico, ma soprattutto Thor: Love and Thunder, diretto da Taika Waititi, che possiamo dire con certezza di essere stata una delle più grandi delusioni dell’anno, sia per i fan Marvel che per quelli del regista neozelandese.

    Il prossimo triennio sarà fondamentale per comprendere quale sarà il futuro della sala cinematografica: vedremo se il pubblico tornerà ad apprezzare i film sul grande schermo o se questo settore cambierà totalmente, prediligendo la visione casalinga per tutta quella popolazione italiana che non si trova nelle grandi città metropolitane.

    Per quanto riguarda noi spettatori, anche questo è stato un anno piuttosto generoso che ci ha regalato tante prime visioni indimenticabili. Tra gli altri, abbiamo potuto assistere al ritorno del duo Guadagnino/Chalamet, una coppia che ancora una volta funziona alla perfezione regalandoci un film molto intenso e stratificato come Bones and All; abbiamo sbirciato dentro i ricordi di infanzia di un mito come Steven Spielberg, che con il suo The Fabelmans ci ha fatto sognare e ritornare bambini, per non parlare dell’incredibile opera portata in scena da Paul Thomas Anderson, ovvero Licorice PizzaMa ce ne sarebbero moltissimi altri: il ritorno di Cronenberg, la doppietta di Guillermo Del Toro con La fiera delle illusioni e Pinocchio, i nuovi film di Jordan Peele e Robert Eggers, il fenomeno Blonde di Andrew Dominik e così via. Impossibile racchiudere in un articolo tutte le uscite dell’anno, per questo vi invitiamo a seguirci con costanza e non perdervi nessuno dei nostri contenuti e nessuna nostra recensione.

    Facciamo una doverosa premessa: per essere ammessi alla classifica finale, un film doveva essere visto da almeno cinque redattori. Sono abbastanza, dunque, i film che in pochi di noi hanno visto ma che volevamo consigliarvi comunque. Tra questi c’è Stringimi forte, film francese di Mathieu Amalric, disponibile per il noleggio su Rakuten Tv; ma anche Cha Cha Real Smooth, film di Cooper Raiff originale Apple+ che trovate, appunto, sul servizio streaming di Apple; ma anche alcuni documentari come Gli ultimi giorni dell’umanità, scritto e diretto da Enrico Ghezzi e Alessandro Gagliardo, presentato a Venezia e purtroppo introvabile al momento, o Moonage Daydream, diretto da Brett Morgen e incentrato sulla figura di David Bowie e disponibile per il noleggio online. Potete trovare la lista completa di queste perle da riscoprire sul nostro profilo Instagram: post 1 e post 2.

    Sul nostro profilo Instagram potete trovare anche un post dedicato ai film che ci hanno deluso (potreste notare film presenti anche in Top, questo perché nel post sono presenti le delusioni dei singoli redattori) e un post dedicato ai flop dell’anno.

    Ma iniziamo a parlare di classifiche. Ecco la top 10 scelta dai nostri followers:

    10. Avatar – La via dell’acqua (James Cameron, 2022, disponibile al cinema);
    9. Pinocchio 
    (Guillermo Del Toro, 2022, disponibile su Netflix);
    8. Everything Everywhere All at Once 
    (Daniel Scheinert e Daniel Kwan, 2022);
    7. Nope
    (Jordan Peele, 2022, disponibile per il noleggio);
    6. La fiera delle illusioni – Nightmare Alley
    (Guillermo Del Toro, 2021, disponibile su Disney+);
    5. Crimes of the Future
    (David Cronenberg, 2022);
    4. The Northman (Robert Eggers, 2022, disponibile su Sky);
    3. Bones and All
    (Luca Guadagnino, 2022);
    2. The Fabelmans
    (Steven Spielberg, 2022, disponibile al cinema);
    1. Licorice Pizza
    (Paul Thomas Anderson, 2021, disponibile su Prime);

    E, dulcis in fundo, la classifica stilata dalla nostra redazione. Ma prima, ci sentiamo in dovere di spiegare ai nostri lettori i criteri usati per questa top 10. Ogni redattore ha avuto il compito di assegnare ad ogni film che fosse uscito in Italia nel 2022 un voto da 1 a 100. Dopodiché, ad ogni film veniva anche assegnato un punteggio bonus derivante dalle top 10 dei singoli redattori e redattrici (10 punti al primo, 1 punto al decimo…). Questo bonus andava a sommarsi con la media voto del film e da lì si ricavava il punteggio finale, quello utilizzato per stilare la classifica.

    10. Top Gun: Maverick (Joseph Kosinski, 2022, disponibile su Paramount+) – 119,6 punti;
    9. Blonde (Andrew Dominik, 2022, disponibile su Netflix) – 120,2 punti;
    8. Bones and All (Luca Guadagnino, 2022) – 124,9 punti;
    7. Nope (Jordan Peele, 2022, disponibile per il noleggio) – 125,4 punti;
    6. Pinocchio (Guillermo Del Toro, 2022, disponibile su Netflix) – 133,3 punti;
    5. Ennio (Giuseppe Tornatore, 2022, disponibile su Tim Vision) – 144,3 punti;
    4. The Fabelmans (Steven Spielberg, 2022, disponibile al cinema) – 153,1 punti;
    3. Elvis (Baz Luhrmann, 2022, disponibile su Infinity) – 168,5 punti;
    2. Avatar: la via dell’acqua (James Cameron, 2022, disponibile al cinema) – 170,7 punti;
    1. Licorice Pizza (Paul Thomas Anderson, 2021, disponibile su Prime) – 236,7 punti;

    E invece, secondo voi, qual è stato il miglior film dell’anno? Vi trovate d’accordo con le scelte prese dalla nostra redazione? Noi intanto vi diamo appuntamento al prossimo anno con la seconda edizione dei Frames Cinema Awards, sperando che questo sia l’anno della definitiva rinascita del cinema e della sala cinematografica.

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  • GIUSEPPE TORNATORE – TRE FILM DA (RI)SCOPRIRE

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    Il 27 maggio ricorre il compleanno del regista Giuseppe Tornatore, fra i cineasti più influenti del panorama italiano a partire dagli anni Ottanta. Dopo l’esordio con il thriller Il camorrista (1986), la filmografia dell’autore siculo si caratterizza per una costante sperimentazione di generi cinematografici, dal dramma alla commedia, dal mystery alle love story, senza dimenticare l’impegno come documentarista, che ha recentemente dato vita al suo ultimo film, Ennio (di cui abbiamo scritto la recensione).

    Correva l’anno 1956 quando Giuseppe, detto “Peppuccio”, nasce a Bagheria, centro poco distante dalla provincia di Palermo, città che sarà nido dell’autoeducazione al cinema del regista. Prima proiezionista presso il cinematografo di paese, poi il viaggio a Roma, stringendo tra le mani una sceneggiatura che sarà accolta dalla storica casa di produzione Titanus. Due anni dopo, il successo-insuccesso di Nuovo Cinema Paradiso: pellicola martoriata dal montaggio, rifiutata e screditata in patria, poi osannata da critica e pubblico dopo la vittoria dell’Oscar al miglior film straniero nel 1990. 

    Per celebrare i 66 anni di un regista poliedrico e, soprattutto, cinefilo, vogliamo proporre tre pellicole meno note della sua filmografia al fine di poter apprezzare ulteriormente lo stile e l’autorialità del cineasta siciliano. 

    Se invece volete recuperare la sua produzione puramente siciliana, vi rimandiamo a questo articolo

    STANNO TUTTI BENE

    Stanno Tutti Bene rappresenta il terzo lungometraggio del regista, realizzato successivamente al più noto e già citato Nuovo Cinema Paradiso (1988). Nonostante il successo derivato dalla vittoria agli Academy Awards, Tornatore vive in primis il dramma del rifiuto di un film a lui tanto caro, in quanto girato nella natìa isola. Dalle radici di tale sconforto, ben prima dell’inaspettato successo, il cineasta scrive una sceneggiatura tanto grottesca quanto amara, perfetta espressione di uno sguardo disilluso e abbattuto.

    Con un Marcello Mastroianni alla sua ultima interpretazione, Stanno Tutti Bene è un lungometraggio critico sulla perdita dei valori della famiglia e sulla nuova generazione di “figli” soli, colmi di sconforto e privi di obiettivi. Matteo Scuro (Mastroianni) è un anziano genitore il quale, stanco di non riuscire mai a riunire la sua progenie durante le vacanze estive, a fine stagione decide di imbracciare la valigia e un pacco di doni siculi per recarsi lui stesso a far visita ai propri figli sparsi per il Continente. 

    Tuttavia, il pellegrinaggio da una città all’altra si rivelerà colmo di amarezza, un percorso di progressiva disillusione verso un’Italia tutta sull’orlo di una mutazione irreversibile. «La nostra terra non è bella di per sé come dicono tutti, è bella perché le cose lontane sembrano migliori» asserisce lo stesso Matteo riferendosi alla sua Sicilia cristallizzata in un tempo distante, un ventre materno dal quale osservare il mondo senza subirne i contraccolpi. Il protagonista, prima del viaggio, ha sempre osservato il mondo attraverso i suoi grandi occhiali da vista che, in certi momenti, paiono come due lenti di una cinepresa che registra i cambiamenti e le illusioni di un uomo (troppo) legato alle tradizioni e agli antichi valori.

    Vincitore del Premio della Giuria Ecumenica a Cannes nel 1990, Stanno Tutti Bene è un film duro, difficile da assimilare in quanto tanto cupo quanto onesto rispetto all’Italia degli anni Novanta, in preda alle incertezze e a un’inquietudine generazionale

    UNA PURA FORMALITÀ

    Citazione: «Ricordare è come un po’ morire» 

    Presentato in concorso alla quarantasettesima edizione del Festival di Cannes, Una pura formalità (1994) rappresenta una profonda riflessione sulla natura tecnica ed espressiva delle immagini da parte di Giuseppe Tornatore. In una notte tempestosa, i gendarmi di avamposto individuano un uomo senza documenti (Gérard Depardieu) e con apparenti segni di amnesia. Portato nell’ufficio del commissario (Roman Polanski), questi inizierà un lungo percorso per scoprire la sua vera identità. Caratterizzato da una maniacale attenzione stilistica, Una pura formalità si configura come un puzzle film contaminato da elementi del genere noir contemporaneo: un prodotto che assorbe, dunque, lo spirito sperimentale del cinema degli anni Novanta (che avrebbe dato vita a grandi film quali Memento, Fight Club o Pulp Fiction). Tuttavia, la concentrazione sulla strutturazione del racconto non sovrasta la necessità di un rispecchiamento fra la storia e la cinematografia. Il rompicapo, architettato da un Tornatore sceneggiatore e montatore, si armonizza con uno studio sulle inquadrature dal gusto squisitamente espressionista e connotate da una costante monocromia, spezzata esclusivamente da alcuni oggetti color blu cobalto, i quali risulteranno centrali nella ricostruzione del passato del protagonista. Ambientato in uno spazio angusto (del tutto simile, in un certo senso, a una claustrofobica cabina di proiezione), Una pura formalità è un rebus sofisticato che mantiene lo spettatore letteralmente incollato allo schermo.

    LA SCONOSCIUTA

    Ispirato a un fatto di cronaca riguardante il racket della prostituzione di ragazze provenienti dall’Est Europa, La sconosciuta è un film del 2006 vincitore di cinque David di Donatello, fra i quali Miglior Film, Miglior Regista e Miglior Attrice Protagonista. Irena (Ksenia Rappoport) è un’ex prostituta ucraina: giunta nella fittizia città veneta di Velarchi, la donna intende a tutti i costi cercare una posizione presso un elegante palazzo del centro. Per quale motivo? Qual è il vero passato di Irena e di cosa è alla ricerca? 

    Presentato nella sezione Première della Festa del Cinema di Roma, il film è un lungometraggio connotato da una costante e percepibile tensione, acuita dalla colonna sonora composta da Ennio Morricone. Tale nervosismo viene espresso, soprattutto, dall’intensa e struggente performance dell’attrice Ksenia Rappoport, del cui volto enigmatico il regista ci dona una serie di scarni e intensi primi piani. Girato in una Trieste connotata da cromie fredde, il cineasta sperimenta una costruzione d’inquadrature volta a porre in risalto le alterità fra i personaggi e la loro appartenenza a milieu sociali differenti. Ma La sconosciuta è anche un film duro e feroce che non lascia sottintese le violenze perpetrate sulle ragazze che, come Irena, sono costrette a subire soprusi al fine di poter guadagnare abbastanza denaro per poter iniziare una nuova vita. Si tratta probabilmente del film più impegnato del regista dopo Il camorrista, realizzato vent’anni prima, e certamente risulta degno di una visione.

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  • Giuseppe Tornatore e la narrazione della sua Sicilia

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    “Ho girato spesso fuori dalla Sicilia, ma è un tema e una realtà alla quale tornerò sempre.”

    Giuseppe Tornatore, originario di Bagheria (in provincia di Palermo), è tra i registi più celebri e riconosciuti nella storia del cinema italiano. Sin da giovanissimo si appassiona al mondo dell’arte: inizia a lavorare nel campo della fotografia e riceve diversi riconoscimenti dalle riviste cinematografiche internazionali; appena sedicenne si avvicina al mondo del teatro e mette in scena due opere, una di Pirandello e una di Eduardo De Filippo.

    Le prime realizzazioni cinematografiche sono dei documentari. Negli anni ’80 ne realizza alcuni per Rai Tre, sempre sulle tradizioni isolane, come Incontro con Francesco Rosi (1981) e Le minoranze etniche in Sicilia (1982, premiato al Festival di Salerno).

    Nel 1986 esordisce al cinema con Il camorrista, tratto dall’omonimo romanzo di Giuseppe Marrazzo. Il film riceve un’ottima accoglienza e vince il Nastro d’argento al miglior regista esordiente. 

    IL REGISTA COME UN “ARTIGIANO”

    Tornatore prova una straordinaria fascinazione per l’arte del racconto. Afferma di raggiungere il massimo di intensità ad energia vitale nello “smarrirsi nelle viscere della storia che sta raccontando”, perché “raccontare storie è semplicemente un mestiere e chi le racconta è un artigiano”. Un artigiano che parte dagli eventi, li analizza e poi li riorganizza secondo un “codice emotivo tanto solido quanto occulto per risarcire la storia dell’originario senso del racconto”.

    Nella maggior parte dei suoi film il tema delle origini è predominante, un passato nel quale rispecchiarsi. Ci mette a confronto con dei personaggi ben consapevoli del proprio passato e del proprio vissuto, che diventerà un punto di riferimento dal quale partire per andare avanti ed evolversi. Come li definisce Mario Sesti, possiamo parlare di “personaggi-mondo” che portano dentro di sé il mondo in cui sono nati, gli eventi e le relazioni che li hanno segnati.

    LA SICILIA: “UN LUOGO CINEMATOGRAFICO”

    La Sicilia è una terra ricca di storia e di cultura, che ha ispirato artisti e autori. Tra questi vi è sicuramente Tornatore, che non si è mai stancato di raccontare la sua terra di origine. Sostiene di avere un teorema assolutamente personale: 

    “amo la Sicilia ma per esprimere tutto il mio amore ne devo stare lontano”.

    Cresce con l’esempio di artisti siciliani, quali il pittore  Renato Guttuso, il poeta Ignazio Buttitta, il fotografo Ferdinando Scianna, la scrittrice Dacia Maraini: degli artisti che avevano saputo raccontare con intelligenza e artisticità il proprio paese. Tutto ciò ha stimolato il celebre regista ad approfondire sempre di più le proprie origini siciliane e, nello specifico, di Bagheria. Definisce l’isola come un serbatoio di idee, di storie e persino di contraddizioni, forse perché i suoi abitanti sono dei sognatori “costretti ad immaginarsi cosa ci sia dall’altra parte dell’orizzonte”; una vena che sente gli appartenga.

    Ripercorriamo insieme i quattro film più emblematici ambientati nel territorio siciliano. 

    NUOVO CINEMA PARADISO (1988)

    Si rivela fortunato l’incontro con Franco Cristaldi, uno dei pochi produttori italiani che capì l’importanza di investire in film di qualità, film che acquistano valore con gli anni. 

    Da questo incontro nasce il suo grande capolavoro Nuovo Cinema Paradiso. La notizia della morte di un certo Alfredo è l’occasione per Salvatore Di Vita di ripercorrere tutti i momenti della sua infanzia trascorsi nell’immaginario paesino Giancaldo, in provincia di Palermo. Con la mente torna ai momenti trascorsi con Alfredo al Cinema Paradiso, in cui apprende tutti i trucchi del mestiere per diventare proiezionista. Tuttavia, il ritorno in Sicilia in occasione del funerale lo mette a confronto con il suo passato: il cinema ormai è chiuso e ha  perso il suo splendore.

    Al contrario di ciò che si potrebbe pensare, il successo del film non fu immediato. La prima edizione, della durata di 173 minuti, venne criticata perché troppo ridondante e prolissa. Nel novembre dello stesso anno lo riduce a 157 minuti: l’afflusso di pubblico è talmente basso che decidono di toglierlo dalla circolazione. Nel tentativo di riportarlo in sala, Cristaldi chiede al regista di accorciarlo a massimo 2 ore. Sebbene Tornatore abbia accettato a malincuore, il successo di pubblico e di critica andò sempre crescendo e venne coronato dall’Oscar come Miglior film straniero

    L’UOMO DELLE STELLE (1995)

    Joe Morelli è un truffatore che sbarca in Sicilia per vendere agli abitanti di un piccolo paese il sogno del cinema, della fama e del successo attraverso finti provini. 

    Seguendo Morelli in folli spostamenti, Tornatore ci porta alla scoperta di Ragusa Ibla, Monterosso Almo e Marzamemi.

    Nello stesso anno Tornatore riceve un David di Donatello come Miglior regia, tuttavia l’accoglienza della critica fu parecchio contrastante. Paolo Merenghetti stronca l’opera affermando che si tratta di “un’inutile riflessione sulla cattiveria del cinema”.

    MALÈNA (2000)

    La storia della ventisettenne Malèna, interpretata da Monica Bellucci, è ambientata nell’immaginario paesino di Castelcutò. La giovane, considerata la più bella del paese, abita sola perché il marito è partito per lottare nella seconda guerra mondiale.

    Malèna è un soggetto di Luciano Vincenzoni, il quale aveva ambientato la vicenda in una cittadina di provincia del Veneto. Tornatore ha ritenuto necessario ambientarlo nell’isola, per tornare ad una realtà che conosceva bene e che aveva chiara nella memoria. A rendere riconoscibile Castelcutò è la provincia di Siracusa. Il regista costruisce una Sicilia suggestiva e ricca di stereotipi, che renderanno Malèna oggetto di odio e invidia delle donne del posto.

    BAARÌA (2009)

    Baarìa racconta la storia d’amore clandestina tra Peppino Torrenuova, un giovanissimo membro del Partito Comunista Italiano, e Mannina, i cui genitori non consentono all’unione a causa delle precarie condizioni economiche di Peppino. 

    Il film racconta la vita nel comune di Bagheria (Baarìa in siciliano) tra gli anni ’30 e ’80. Attraverso la storia dei due giovani innamorati, Tornatore dissemina reali avvenimenti della storia italiana, dal fascismo allo sbarco degli alleati in Sicilia. Tuttavia, per motivi produttivi, gran parte del film fu girato in Tunisia.

    «“Baarìa” è un suono antico, una formula magica, una chiave. La sola in grado di aprire lo scrigno arrugginito in cui si nasconde il mio film più personale. Una storia divertente e malinconica, di grandi amori e travolgenti utopie. Una leggenda affollata di eroi… Baarìa è anche il nome di un paese siciliano dove la vita degli uomini si dipana lungo il corso principale. Ma percorrendole avanti ed indietro per anni, puoi imparare ciò che il mondo intero non saprà mai insegnarti.»

    Tornatore stesso non riesce a spiegarsi fino in fondo la grande attrazione che la Sicilia è in grado di esercitare nei confronti di molti artisti. Lo ha persino chiesto a Leonardo Sciascia, il quale rispose: “Si è sempre fatto e sempre si farà cinema sulla Sicilia perché la Sicilia è di per sé cinema”.

    Ad ogni modo una cosa è certa: con grande sensibilità e delicatezza è riuscito a raccontarci tanti personaggi, ognuno con il propri sogni e con le proprie speranze, tante storie e tante sfaccettature di questo territorio che non si è mai stancato di raccontare.

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