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  • LE ULTIME NEWS CINEFILE: CRONENBERG, PARK CHAN-WOOK, FAVINO E WILL SMITH…

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    NOSTALGIA, IL TRAILER DEL NUOVO FILM CON PIERFRANCESCO FAVINO

    Venerdì 6 maggio è stato diffuso il primo teaser trailer del nuovissimo film diretto da Mario Martone, Nostalgia. Il protagonista Felice, interpretato da Pierfrancesco Favino, torna a Napoli dopo ben quarantacinque anni trascorsi tra Africa e Medio Oriente, e il suo sarà un vero e proprio viaggio alla riscoperta di un passato creduto perduto, ma che in realtà lo tormenta da quando era solo un adolescente. Il film, tratto dal romanzo omonimo di Ermanno Rea, uscirà nelle sale il 25 maggio. Cliccate qui per vedere un trailer tra le strade del Rione Sanità.

    DAVID CRONENBERG E PARK CHAN-WOOK AL FESTIVAL DI CANNES 2022

    Il Festival di Cannes 2022 vedrà la partecipazione anche del mitico David Cronenberg, con un film il cui trailer sta già facendo discutere la comunità cinefila. Cronenberg, famoso per le sue opere appartenenti al filone del body horror (La Mosca del 1986 è sicuramente la sua opera più nota in questo senso), presenterà al Festival Crimes of the Future, un thriller decisamente intrigante in cui vedremo un artista compiere numerose trasformazioni al proprio corpo, cambiando completamente il proprio aspetto in quelle che paiono vere e proprie esibizioni di metamorfosi. Nel cast spiccano i nomi di Viggo Mortensen, che interpreta il protagonista, ma anche di Léa Seydoux e Kristen Stewart, i cui personaggi dovranno affrontare l’evoluzione della specie umana in un futuro tra l’inquietante e l’affascinante.

    Il trailer “dalla mente di David Cronenberg” è disponibile qui.

    Cronenberg non è l’unico ad aver fatto parlare di sé in questo ultimi giorni: è infatti uscito anche il trailer del nuovo film di Park Chan-Wook, uno dei registi coreani più apprezzati di sempre, anche lui in concorso al Festival di Cannes 2022. Decision to leave sarà una detective story che vedrà l’investigatore Hae-joon (interpretato da ark Hae-il) impegnato nel cercare di risolvere il mistero della morte di un uomo tra le montagne coreane. Non si conosce ancora la data di uscita in sala in Occidente, ma per la Corea del Sud è fissata al 29 giugno. Dati le precedenti opere del regista, apprezzate in tutto il mondo sia dalla critica che dal pubblico, non possiamo che aspettarci qualcosa di decisamente interessante. Cliccate qui per catapultarvi tra le montagne coreane!

    INCASSI ALLE STELLE PER IL DOCTOR STRANGE DI BENEDICT CUMBERBATCH

    Per mesi non si è fatto che parlare di uno dei film più attesi di maggio, Doctor Strange nel Multiverso della Follia, l’ultima fatica di casa Marvel, in sala dal 4 di questo mese. Le aspettative decisamente alte sono state rispettate, almeno per quel che riguarda il botteghino: il film è infatti al primo posto in Italia, con oltre un milione di euro di incassi giornalieri, a debita distanza da Animali Fantastici – I Segreti di Silente (che conta “appena” poco più di 60mila euro). Spostandoci fuori dall’Italia, il Dr. Stephen Strange ha praticamente conquistato il mondo intero, toccando e superando la vetta dei 120 milioni in pochissimi giorni di programmazione; si tratta del secondo miglior dato in periodo di pandemia, secondo solo a Spiderman – No way home. Un inizio decisamente col botto, anche grazie al grande e atteso ritorno di Sam Raimi alla regia, per una Marvel che inizia ad esplorare e portare sul grande schermo il complicato multiverso che sta iniziando a costruire. In caso foste interessati, potete trovare qui la nuovissima recensione di Doctor Strange nel Multiverso della follia.

    EMANCIPATION, QUANDO ARRIVERÀ IL NUOVO FILM CON WILL SMITH?

    Infine, arrivano notizie da Variety riguardanti Emancipation, il thriller con Will Smith targato Apple che sarebbe dovuto arrivare nelle sale nell’autunno di quest’anno. Infatti, già da luglio 2020 si parlava di questa pellicola, tuttavia i recenti avvenimenti riguardante l’attore, che in questo momento non si trova in una posizione particolarmente semplice dopo gli eventi della notte degli Oscar, potrebbero aver influenzato fortemente la distribuzione. Emancipation, diretto da Antoine Fuqua, sarebbe basato sulla storia vera datata 1863 della fuga di uno schiavo dalla Louisiana verso il nord degli Stati Uniti. Per ora, Apple sembra aver ritardato l’uscita del film, probabilmente al prossimo anno. Alcune fonti ritengono che Emancipation avrebbe potenzialmente potuto portare Smith a vincere un secondo Oscar, dopo quello di quest’anno per King Richard; in caso avvenisse, sarebbe però una vittoria amara, dato che all’attore è stato proibito di partecipare alla cerimonia per i prossimi dieci anni.

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  • OSCAR 2022: NESSUNA SORPRESA E QUALCHE SCANDALO

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    Gli Oscar 2022 sono andati esattamente come ci si aspettava. Non c’è stato alcun colpo di scena in stile Anthony Hopkins, per far riferimento alla scorsa edizione in cui l’attore britannico trionfò a sorpresa sul favoritissimo Chadwick Boseman. 

    In mancanza di plot twist si è però optato, come hanno scritto in molti, per un possente “colpo di CODA”: I segni del cuore di Sian Heder – forte delle recenti vittorie ai PGA, SAG (il premio al miglior cast in questa manifestazione si conferma un indicatore importante), BAFTA e WGA – ha infatti trionfato in tutte e tre le categorie in cui era in competizione: Miglior Film, Attore Non Protagonista (Troy Kotsur, secondo interprete sordomuto nella storia a vincere l’Oscar dopo Marlee Matlin nel 1987) e Sceneggiatura Non Originale. Certamente è una vittoria che lascia soddisfatti in pochi: il remake della pellicola francese La famiglia Bélier (2014) ha complessivamente ottenuto un’accoglienza critica positiva, ma sono in molti a pensare che si tratti di uno dei “miglior film” più mediocri degli ultimi anni, anche vista la competizione. Film come Il potere del cane, Drive My Car, Licorice Pizza, La fiera delle illusioni, Dune e West Side Story non hanno forse messo d’accordo tutti, ma oggettivamente hanno ambizioni narrative e audacia stilistica che si faticano a trovare nel film vincitore, che in definitiva risulta essere un feel-good movie piuttosto convenzionale, che può piacere, ma difficilmente lascerà un impatto anche minimo nella storia del cinema. 

    Proprio Il potere del cane ha dovuto accontentarsi dell’atteso premio alla Miglior Regia, andato a Jane Campion, che diventa così la terza donna nella storia a vincere il premio (dopo Kathryn Bigelow e Chloé Zhao), nonché la prima ad ottenere una seconda nomination in carriera in questa categoria (la Campion sfiorò l’Oscar già nel 1994 per Lezioni di piano, il suo capolavoro). Una vittoria importante, certo, ma è abbastanza evidente che il film esca dalla cerimonia con le ossa rotte: un solo premio su dodici nomination è una magra consolazione per il film che, fino alla scorsa settimana, appariva il vincitore annunciato, dopo aver trionfato praticamente dappertutto durante la Awards Season

    Nelle categorie attoriali, ancora, tutto è andato come previsto. Di Troy Kotsur attore non protagonista abbiamo già detto. Non c’è stata la vittoria-colpo di scena di Penélope Cruz, annunciata nei giorni scorsi dall’autorevole rivista Variety, visto che l’attrice spagnola protagonista del bellissimo Madres paralelas è rimasta seduta al suo posto, mentre è stata Jessica Chastain a ottenere il premio alla Miglior Attrice per Gli occhi di Tammy Faye: una classica (ma solida) performance da Oscar, con l’immancabile trasformazione fisica della protagonista, che è valsa alla pellicola anche il premio al Miglior Trucco e Acconciatura

    Ariana DeBose, splendida nel West Side Story di Spielberg, ha vinto l’Oscar come Miglior Attrice Non Protagonista e il personaggio di Anita entra nella storia, al pari di Vito Corleone e Joker, in quanto ha garantito a due interpreti di ottenere l’Oscar per il medesimo ruolo: nel 1962, infatti, Rita Moreno vinse lo stesso premio interpretando Anita nella prima versione cinematografica del celebre musical di Broadway. Will Smith, infine, ha vinto come previsto il suo Oscar come Miglior Attore per Una famiglia vincente – King Richard e, poco prima, si è reso protagonista di un imbarazzante siparietto in cui, a seguito di un’infelice battuta di Chris Rock sull’alopecia della moglie Jada Pinkett, è salito sul palco e ha assestato uno schiaffone al comico statunitense, per poi tentare di giustificare la cosa nel suo discorso, alludendo a una sorta di “mandato divino” per “difendere la sua famiglia”. Un momento davvero bassissimo, specie in una serata in cui (giustamente) non sono mancati riferimenti alle violenze della contemporaneità e al women’s empowerment, abbastanza mortificati dall’intervento di un marito in versione “cavernicolo”, al quale “l’amore fa fare cose folli”. L’attore, peraltro, ha concluso il suo discorso alludendo alla speranza di essere nuovamente invitato agli Oscar, ma l’Academy ha lapidariamente commentato su Twitter che “non giustifica alcuna forma di violenza”. 

    Per tornare ai premi, anche Kenneth Branagh ha ottenuto il suo Oscar per la Sceneggiatura Originale di Belfast. In questo caso il sapore è quello del “contentino”, per un film e un regista che speravano di ottenere ben di più in questa stagione dei premi. Spiace per Paul Thomas Anderson, che avrebbe meritato decisamente di più per il suo splendido Licorice Pizza. Nelle categorie tecniche, invece, Dune è stato il pigliatutto e il film di Denis Villeneuve esce dalla serata come pellicola più premiata, con 6 statuette: Miglior Fotografia (andata a Greig Fraser, probabilmente aiutato anche dall’ottima ricezione del suo lavoro su The Batman), Montaggio, Scenografia, Effetti Speciali, Sonoro e Colonna Sonora (di Hans Zimmer, al suo secondo Oscar dopo Il re leone). Il premio alla Miglior Canzone, invece, è andato a No Time To Die, cantata da Billie Eilish, terza canzone consecutiva del ciclo di James Bond ad aggiudicarsi l’Oscar (dopo Skyfall e Writing’s on the Wall). Encanto, sessantesimo Classico Disney, si è poi aggiudicato il premio al Miglior Film d’Animazione, mentre Summer of Soul ha vinto come miglior documentario (prevalendo sull’acclamato Flee). Il giapponese Drive My Car di Ryūsuke Hamaguchi ha invece ottenuto, meritatamente e come da pronostico, il premio al Miglior Film Internazionale, sconfiggendo tra gli altri il nostro È stata la mano di Dio di Paolo Sorrentino, che può comunque accontentarsi di un grande successo critico e di pubblico. 

    Per concludere, vale la pena menzionare una grave dimenticanza da parte dell’Academy: durante l’In Memoriam, il momento commemorativo in cui vengono celebrati gli artisti del mondo del cinema che sono venuti a mancare nel corso dell’anno, non è stata menzionata Monica Vitti. Attrice amatissima in tutto il mondo, universalmente celebrata per le sue interpretazioni nei film di Antonioni e non solo, avrebbe meritato più attenzione. Ma errare è umano, come si suol dire, e questi Oscar 2022 lo hanno dimostrato in più di un’occasione. 

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  • RECENSIONE KING RICHARD – UNA FAMIGLIA VINCENTE

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    Fresco della vittoria del Golden Globe per il miglior attore in un film drammatico, il 13 gennaio è arrivato sui grandi schermi italiani King Richard – Una famiglia vincente, biopic sportivo diretto da Reinaldo Marcus Green.

    Will Smith, premiato con il sopracitato premio, interpreta Richard Williams, padre di famiglia dalle origini umili che nella vita non ha che un unico obiettivo: fare delle sue due figlie le più grandi tenniste di sempre. 

    Il film, basato sulla vera storia di Venus e Serena Williams, le sorelle d’oro del tennis statunitense e mondiale, racconta gli inizi delle loro carriere, concentrandosi in particolare su quella di Venus. La decisione atipica è però quella di non scegliere come vere protagoniste le due sportive (che figurano tra i produttori esecutivi del film), ma di incentrare invece la narrazione sul punto di vista di Richard, padre, allenatore e primo sostenitore delle due, e sulla sua determinazione nel perseguimento del suo piano.

    PASSIONE O PIANO PRESTABILITO?

    “If you fail to plan, you plan to fail”

    “Se non hai un piano, pianifichi il tuo fallimento”

    Questa è la massima con cui le cinque figlie della famiglia Williams vengono cresciute. E non è solo un motto, quanto più una vera e propria scelta di vita: è infatti Richard stesso a raccontare con orgoglio che – ancor prima che Venus e Serena nascessero – aveva già pronto un vero e proprio piano di azione per la vita delle figlie: un programma scritto nero su bianco di oltre 70 pagine, realizzato al fine di pianificare la scalata delle sorelle ai vertici del tennis mondiale. Tutta la vita della famiglia Williams ruota attorno a questo piano: gli allenamenti giornalieri, la determinata ricerca del coach perfetto (qui interpretato da Tony Goldwyn), gli spostamenti, i traslochi. Tutti sono determinati a vedere il successo delle due sorelle, quasi come se fosse il successo dell’intera famiglia, o meglio dell’intera squadra.

    E in effetti, quella che per Venus e Serena è l’unica passione conosciuta in tutta la vita, per Richard può essere vista come una forma di riscatto. Un riscatto dalle sue origini umili, da una vita di fatiche e sacrifici a cui non vuole che le figlie debbano andare incontro, un modo per allontanarle dalla strada e dalla sua violenza.

    La retorica del riscatto e della realizzazione dei genitori tramite i figli è però almeno in parte smorzata dall’atteggiamento genuino di Richard e della moglie Brandy (Aunjanue Ellis), la cui prima preoccupazione resta quella di tenere le loro ragazze lontane dai rischi a cui può portare una fama raggiunta troppo precocemente. Ciò che vediamo sullo schermo non è quindi una famiglia disfunzionale alla I, Tonya, nè tanto meno un rapporto di ossessione con la perfezione de Il cigno nero.

    Determinazione e costante ma affettuosa protezione parentale sono in questo caso in equilibrio precario e quasi si scontrano nel momento in cui Richard si rende conto che, se il piano è il suo, la vita è comunque quella di Venus e Serena, e che a un certo punto, nonostante i suoi timori, saranno loro a prendere le redini

    UN DOPPIO RISCATTO E IL RISCHIO DELLA RETORICA

    “This next step you’re about to take, you’re are not gonna be just representing you, you’re gonna be representing every little black girl on earth”

    “Il prossimo passo che stai per fare, non rappresenterà solo te, rappresenterà ogni ragazzina nera sulla faccia della terra” 

    Componente forte ma mai troppo invadente è quella del razzismo e dell’integrazione nell’America degli anni ‘90, mostrata sullo sfondo della vicenda con scene da telegiornale più attuali che mai. Proprio in questo contesto, Venus e Serena sono le prime donne afroamericane a farsi strada in uno sport elitario e costoso come quello del tennis. Questo, insieme alle origini modeste della famiglia Williams, non passa inosservato, e genera spesso occhiate, finto buonismo e tensione, sovente a doppio senso. Non si tratta quindi solo di un riscatto familiare, ma di un riscatto dal respiro decisamente più ampio. Questa tematica, cara al regista e già trattata nel suo precedente film Monsters and Men (2018), riesce qui a scampare il trattamento retorico che troppo spesso le viene riservato, ma al contrario risulta forse inserita in maniera fin troppo superficiale, con brevi scene che a volte stonano nel complesso della sceneggiatura. 

    Viceversa, a risultare stancante è invece il classico leitmotiv delle pellicole a tema sport/competizione: la retorica del “Se vuoi puoi”, usata e abusata negli Stati Uniti (e non solo nel cinema) ancora prima del noto “Yes, we can”, accompagna la visione del film dall’inizio alla fine e rende una storia (anche se vera) forse un po’ scontata

    In conclusione, al di là della trama e della messa in scena (comunque molto buona ed efficace), King Richard è un film che ci lascia sicuramente con una curiosità, visto soprattutto l’avvicinarsi delle tanto attese nomination agli Oscar: riuscirà il nostro “Fresh Prince” Will Smith – con questa interpretazione senz’altro ottima ma non memorabile – ad essere finalmente incoronato King con quella statuetta che gli è già sfuggita due volte?

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