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  • RECENSIONE GRACE E FRANKIE – L’IRRIVERENZA DELLA VECCHIAIA

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    Nel 2015 Netflix arrivava in Italia e da circa un paio d’anni si era lanciata nelle prime produzioni originali. Fra queste, oltre alle molto più famose House of Cards e Orange is the new black, troviamo anche una serie tv di genere comedy, dal successo sicuramente solido ma molto più silenzioso delle due sopracitate, e di tante altre nate successivamente. Sto parlando di Grace e Frankie, che giungerà presto alla sua settima (e ultima) stagione, in un periodo in cui le serie di Netflix muoiono nella stragrande maggioranza dopo un paio di stagioni.

    Guidata da un cast stellare di vecchie glorie quali Jane Fonda, Lily Tomlin, Martin Sheen e Sam Waterston, la vicenda racconta di quattro ultrasettantenni, concentrandosi specialmente sulle due protagoniste femminili, alle prese con il tempo che passa. Mentre cercano di confrontarsi con i cambiamenti che stanno avvenendo nella loro vita, riescono a mostrare la vecchiaia per quello che è, ovvero un periodo in cui, nonostante qualche acciacco e problema di memoria, non si deve essere condannati all’irrilevanza aspettando che arrivi la fine. La premessa è tanto strampalata quanto coinvolgente: la vita di Grace (Jane Fonda) e Frankie (Lily Tomlin) viene sconvolta quando i rispettivi mariti Robert (Martin Sheen) e Sol (Sam Waterston), soci in affari, rivelano di essere innamorati l’uno dell’altro e di volersi sposare dopo vent’anni di relazione nascosta. Mentre raccolgono i cocci della loro vita andata in pezzi, le due donne si trovano forzatamente a vivere assieme nella casa al mare posseduta in comproprietà dalle due ex-coppie. Le due protagoniste non potrebbero essere più diverse: la prima algida, rigida e conservatrice, vive di Valium e Martini. La seconda una hippie pazza e sconclusionata che fa abitualmente uso di marijuana. Inaspettatamente, però, la casualità degli eventi le spingerà a diventare grandi amiche e si aiuteranno a vicenda a ricostruire la propria vita. E saranno proprio le differenze fra le due a costituire il loro grande punto di forza e che permetterà loro di affrontare con slancio e ironia questo nuovo capitolo della loro vita fatto di relazioni, avventure e imprese imprenditoriali (ad un certo punto, per fare un esempio, si metteranno a produrre nientemeno che vibratori pensati specificamente per le donne anziane).

    Se quindi il tema centrale ed esplicito è sicuramente quello della vecchiaia, tuttavia ad un livello più implicito quello che la storia vuole comunicare è che, dopotutto, ci fa bene confrontarci con persone diverse da noi. La diversità infatti ci regala un punto di vista alternativo sulle cose e ci permette di smussare le nostre caratteristiche più aspre. Insomma, gli altri non ci possono cambiare del tutto, ma magari ci possono rendere migliori.

    Se la serie non ha la visibilità che meriterebbe è probabilmente perché si tratta di  una comedy dall’impostazione classica (è stata creata da Marta Kauffman, già ideatrice di Friends), in anni in cui il genere non gode di grande salute. Ma ciò che differenzia questa serie da molte altre è la qualità, altissima in ogni reparto: le battute sono brillanti, intelligenti e irriverenti, i personaggi irresistibili, magari un po’ stereotipati ma mai banali, e le interpretazioni ottime, a partire ovviamente dalle due protagoniste. E, oltre tutto questo, guardando con un occhio più attento, emerge anche un certo gusto Camp e diversi passaggi autoriflessivi che, per esempio, prendono in giro il ruolo del regista oppure certe scelte narrative un po’ strampalate della serie stessa. Tutto questo se il solo nome di Jane Fonda non fosse già sufficiente per convincervi a guardarla.

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  • RECENSIONE MY OCTOPUS TEACHER – UNA PIOVRA DA OSCAR

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    UNA PIOVRA DA OSCAR

    Sapete quante ventose conta in media una piovra? Sapete che può mutare forma e colore? Ma soprattutto, sapete che è in grado di creare legami d’amicizia?

    My Octopus Teacher (2020) di Pippa Ehrlich e James Reed si nasconde tra i tanti documentari proposti da Netflix. Eppure si è guadagnato l’Oscar nella sua categoria quest’anno e, se leggerete questa recensione, non faticherete a capirne il perché.

    Trailer

    LA TRAMA

    La trama è apparentemente semplice: Craig Foster, documentarista, si rende conto che sta affrontando un periodo di depressione e per reagire decide di ricominciare a dedicarsi al nuoto subacqueo. Non è una scelta casuale: Craig nuota nelle acque dell’Oceano sudafricano sin da piccolo, lì si sente a casa, torna bambino immerso nelle foreste di kelp e circondato da creature dai magnifici colori e dall’aspetto curioso. Durante una di queste immersioni si imbatte in una piccola piovra. E proprio come il piccolo principe di Saint-Exupéry fa con la volpe, Craig torna ogni giorno a farle visita, come se volesse addomesticarla. Ma per “addomesticamento” non si intende la volontà del protagonista di catturarla e costringerla in cattività, ma di osservarla più da vicino e di instaurare con questa incredibile creatura un legame da pari. Lo spettatore segue così, di settimana in settimana, l’evoluzione di questo rapporto, senza mai annoiarsi, senza mai vivere una giornata uguale all’altra.

    Chi avrebbe detto che due creature così differenti potessero instaurare un rapporto di amicizia? Un rapporto fatto di attese reciproche, di giochi ma anche di preoccupazione per l’incolumità dell’altro.

    Sin dall’inizio è evidente che l’intento del documentario non è la mera divulgazione scientifica. Questa pellicola si differenzia dalle altre del suo genere  proprio perché non si limita a restituire le immagini e a descrivere i comportamenti degli animali marini. La qualità dell’immagine permette di ammirare i pesci in tutta la loro gamma di colori fulgenti e di cogliere gli innumerevoli riflessi delle acque oceaniche.

    SENSAZIONI IMMERSIVE

    Lo spettatore rimane colpito dalla capacità del piccolo polpo di riconoscere gli esseri umani, dalla sua sconfinata curiosità grazie alla quale supera la diffidenza iniziale nonché dalla sua intelligenza e dai mille espedienti che attua per sopravvivere ai predatori. Un’ora e mezza di pura pace e tranquillità. Le immersioni, diurne e notturne, trasmettono la sensazione di tornare bambini e fanno riscoprire il desiderio di conoscenza e quella purezza d’animo propri dell’infanzia e soprattutto la necessità umana di stupirsi continuamente del mondo circostante che da adulti a volte si dimentica. Nel mondo ovattato e lento dell’oceano, lo spettatore impara di nuovo a dare valore all’autenticità dei rapporti e al tempo necessario per instaurarli distaccandosi dalla realtà umana sempre più veloce e superficiale.

    recensione my octopus teacher

    Tra i due protagonisti si instaura un vero rapporto di amicizia.

    GLI INSEGNAMENTI DELLA NATURA

    My Octopus Teacher vuole proprio  insegnarci che l’apertura emotiva a qualsiasi tipo di rapporto è fondamentale proprio perché abbiamo sempre qualcosa da imparare, anche dalle creature che ci sembrano troppo diverse da noi. In un momento storico in cui gli ambienti naturali, in particolare quelli marini, sono minacciati dalle attività umane, dalla pesca intensiva e dall’inquinamento, questo documentario ci costringe a una presa di coscienza sulla necessità di cambiare il nostro modo di concepire il rapporto che abbiamo con gli animali e con il nostro pianeta.

    Anche se è proprio la volpe di Saint-Exupéry a ricordarci che “l’essenziale è invisibile agli occhi” quando si parla di sentimenti: non possiamo più ignorare l’essenzialità della tutela della natura e dei diritti degli animali.

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  • Recensione Il Processo ai Chicago 7 di Aaron Sorkin

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    Dopo quasi 14 anni prende vita il progetto di Aaron Sorkin sulle vicende dei Chicago Seven, un gruppo di attivisti accusati dal governo federale degli Stati Uniti di cospirazione e istigazione alla sommossa nel corso della manifestazione finita in tragedia avvenuta durante la convention del Partito Democratico del
    1968 a Chicago.

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    Il film, in gara per i 93esimi oscar con 6 nomination e disponibile su Netflix, segue il processo contro i sette (o otto) imputati, ricostruendo gradualmente i fatti accaduti 5 mesi prima del processo. Aaron Sorkin, autore e regista di questo lungometraggio, riconferma le sue abilità, riuscendo a portare sul grande schermo un’eccellente trasposizione degli eventi realmente accaduti. Il tono con cui il film affronta un argomento così delicato, per quanto possa superficialmente sembrare troppo leggero e inadatto, è in realtà capace di rispecchiare l’aria che si respirava nelle rivoluzioni sessantottine in America, gestendo magistralmente le varie figure di spicco dei movimenti che si opponevano alla guerra in Vietnam in modo leggero ma mai svilente o ridicolizzante. In particolare i personaggi interpretati da Sacha Baron Cohen (Abbie Hoffman) e Jeremy Strong (Jerry Rubin), leader dello Youth International Party (Yippies) e i più “esuberanti” del gruppo, si permettono delle battute più scherzose e libertine, senza mai però eclissare i loro valori morali e diventare una macchietta tutto “Sesso, droga e rock&roll”.

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    Il regista e sceneggiatore Aaron Sorkin.

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    Così come nel ‘68 i vari gruppi che lottavano per una rivoluzione della società non erano uniti, le figure di spicco dei vari movimenti che si troveranno tutti seduti al tavolo della difesa sono eterogenei e in contrasto tra loro per modalità e opinioni, ma faranno fronte comune verso lo stesso obiettivo: far cessare
    la guerra in Vietnam. Ciò è subito messo in chiaro dalla prima sequenza del film che ci introduce i vari volti dei protagonisti intenti a motivare la loro presenza alla convention, con o senza permesso, evidenziando le caratteristiche che li differenziano o dallo scontro Hoffman (Sacha Baron Cohen) e Hayden (Eddie Redmayne) che si evolve durante la pellicola che rappresenta chiaramente la frattura che il fronte pacifista stava attraversando in quel periodo.

    La macchina da presa si sbilancia in favore degli imputati mostrando come la sentenza sembri essere stata decisa a priori secondo pregiudizi razziali e culturali, trasformando il processo in un “processo politico” con sopo punitivo ed esemplare per ogni manifestante cercando di ottenere la condanna attraverso ogni mezzo. Una nota di merito a Sacha Baron Cohen che pur interpretando un personaggio molto simile ai suoi ruoli precedenti e in grado di dargli spessore e un livello di serietà e di solida morale sotto le vesti edonistiche hippie, senza ricadere in un “Aladeen figlio dei fiori”.

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    Sacha Baron Cohen interprete di Abbie Hoffman, ruolo che gli è valso la candidatura agli Oscar 2021.

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    Il resto dell’apparato attoriale non è comunque da meno. Nessuno dei ruoli principali è infatti sotto tono ottenendo un lavoro corale che funziona. L’utilizzo di materiali d’archivio si amalgama alla perfezione con la narrazione, sottolineando il forte impatto mediatico dell’evento, ben sintetizzato dagli slogan che la folla esprime rumorosamente: “Tutto il mondo sta guardando”.

    Il processo ai Chicago 7 racconta di un importante episodio della storia americana per la lotta verso una trasformazione sociale purtroppo dimenticato da molti e che dovrebbe invece essere ricordata e guardata da tutto il mondo, oggi come 50 anni fa, perché l’essenza dei temi trattati è immortale e valida ancora oggi, sebbene sotto abiti diversi adattati al periodo preso in questione.

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    Il cast del film.

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    I veri protagonisti della vicenda di Chicago.

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    Questo articolo è stato scritto per la pagina Instagram Frames Cinema, quindi era stato pensato un formato più consono per quel social network che per il sito web.

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  • Oscar 2021 – Dove vedere i film in gara

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    La cerimonia dei premi cinematografici più importanti e famosi del mondo, gli Oscar, si sta avvicinando (avete già letto l’articolo in cui diamo i nostri pronostici e facciamo le nostre analisi? Lo trovate qui). L’evento infatti si terrà nella notte tra il 25 e il 26 Aprile a partire dalle 2:00 (ora italiana). Quest’anno la premiazione avverrà al culmine di uno dei periodi più difficili della storia del cinema e, soprattutto, della sala cinematografica. A causa della pandemia da coronavirus, infatti, è ormai più di un anno che i cinema sono chiusi nel nostro paese (con una breve parentesi estiva di riapertura andata, purtroppo, non benissimo). A causa di tutto ciò, moltissime opere candidate agli Oscar quest’anno sono state rese disponibili da subito sui diversi servizi di streaming (che, mai come negli ultimi tempi, sono diventati fondamentali nell’industria cinematografica). Qui vi facciamo un riepilogo di dove poter trovare tutti i film che hanno ottenuto almeno una nomination, ordinati per piattaforma. Buona visione!

    FILM DA VEDERE SU NETFLIX

    • Crip Camp, di Nicole Newnham e Jim LeBrecht (1 nomination).
    • Da 5 Bloods, di Spike Lee (1 nomination).
    • Elegia americana, di Ron Howard (2 nomination).
    • Eurovision Song Contest – La storia dei The Fire Saga, di David Dobkin (1 nomination).
    • Love and Monsters, di Michael Matthews (1 nomination).
    • A Love Song for Latasha, di Sophia Nahli Allison (1 nomination).
    • Mank, di David Fincher (10 nomination).
    • Ma Rainey’s Black Bottom, di George C. Wolfe (5 nomination).
    • The Midnight Sky, di George Clooney (1 nomination).
    • Il mio amico in fondo al mare, di James Reed, Pippa Ehrlich (1 nomination).
    • Notizie dal mondo, di Paul Greengrass (4 nomination).
    • Over the moon, di Glen Kleane (1 nomination).
    • Pieces of a Woman, di Kornél Mundruczó (1 nomination).
    • Il processo ai Chicago 7, di Aaron Sorkin (6 nomination).
    • Se succede qualcosa, vi voglio bene, di Will McCormack, Michael Govier (1 nomination).
    • La tigre bianca, di Ramin Bahrani (1 nomination).
    • La vita davanti a sè (1 nomination).

    FILM DA VEDERE SU AMAZON PRIME VIDEO

    • Borat – seguito di film cinema, di Jason Woliner (2 nomination).
    • Quella notte a Miami…, di Regina King (3 nomination).
    • Sound of Metal, di Darius Marder (6 nomination).
    • Time, di Garrett Bradley (1 nomination).

    FILM DA VEDERE SU DISNEY+

    • Mulan, di Niki Caro (2 nominations).
    • Onward – oltre la magia, di Dan Scanlon (1 nomination).
    • Soul, di Pete Docter (3 nomination).
    • L’unico e insuperabile Ivan, di Thea Sharrock (1 nomination).

    FILM DA VEDERE SU PIATTAFORME A NOLEGGIO

    • Emma., di Autumn de Wilde, disponibile su Chili e altre piattaforme di noleggio (2 nomination).
    • Judas and the Black Messiah, di Shaka King, disponibile su Chili e altre piattaforme di noleggio (6 nomination).
    • Pinocchio, di Matteo Garrone, disponibile su Chili e altre piattaforme di noleggio (2 nomination).
    • Shaun vita da pecora: Farmageddon – il film, di Will Becher e Richard Phelan, disponibile su Chili e altre piattaforme di noleggio (1 nomination).
    • Tenet, di Christopher Nolan, disponibile su Chili e altre piattaforme di noleggio (2 nomination).

    FILM DA VEDERE SU ALTRE PIATTAFORME

    • Collective, di Alexander Nanau, disponibile su IWonderful e Iorestoinsala (2 nomination).
    • Colette, di Anthony Giacchino, disponibile su Theguardian e Youtube (1 nomination).
    • A Concerto is a Conversation, di Kris Bowers e Ben Proudfoot, disponibile su Youtube (1 nomination).
    • Do not Split, di Anders Sømme Hammer, disponibile su Vimeo (1 nomination).
    • Greyhound, di Aaron Schneider, disponibile su Apple Tv Plus (1 nomination).
    • Wolfwalkers, di Tomm Moore e Ross Stewart, disponibile su Apple TV Plus (1 nomination).

    FILM NON ANCORA DISPONIBILI

    • Un altro giro, di Thomas Vinterberg (2 nomination), data di uscita non disponibile.
    • Better Days, di Derek Tsang (1 nomination), data di uscita non disponibile.
    • Una donna promettente, di Emerald Fennel (5 nomination), in uscita il 29 aprile.
    • The Father, di Florian Zeller (6 nomination), data di uscita non disponibile.
    • The Man Who Sold his Skin, di Kaouther Ben Hania, data di uscita non disponibile.
    • Minari, di Lee Isaac Chung (6 nomination), in uscita il 26 aprile al cinema.
    • Nomadland, di Chloé Zhao (6 nomination), in uscita il 30 aprile su Disney+ e al cinema.
    • Quo Vadis, Aida?, di Jasmila Žbanić (1 nomination), data di uscita non disponibile.
    • The United States vs. Billie Holiday, di Lee Daniels (1 nomination), data di uscita non disponibile.

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  • Recensione Malcolm & Marie – Un vortice autodistruttivo

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    Sam Levinson, showrunner di “Euphoria“, recupera la sua attrice feticcio Zendaya e le affianca John David Washington nel primo film hollywoodiano “pandemico”. Concepito in fretta e furia e girato in 20 giorni nell’estate 2020 in un’isolata villa californiana, racconta una serata nella vita di Malcolm, un regista, e Marie, la sua compagna.

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    Il problema è che, pur dando spazio al talento dei due attori, il film è tutto urlato, sopra le righe, una litigata senza sosta che rischia di stremare lo spettatore. Ad un certo punto un personaggio dice all’altro: “You’re being dramatic“. Ecco, il film è esattamente così: melodrammatico, enfatico. I dialoghi sono un calderone di temi caldissimi: la donna, il black cinema della contemporaneità e la sua lettura in chiave politica, l’isolamento e naturalmente i rapporti di coppia. A Levinson manca però la capacità di dare un senso e una direzione al tutto: accenna, ma non approfondisce e non riesce a trarre un significato superiore dalle parole che mette in bocca ai propri personaggi.

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    La co-protagonista, interpretata da Zendaya.

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    Certo, la messa in scena è raffinata, fatta di lunghi piani sequenza ben composti e di un bianco e nero affascinante, e gli interpreti danno il meglio di sé. Ma sono posti al servizio di una sceneggiatura monocorde e strepitante, che rischia di ubriacare lo spettatore con i suoi dialoghi fluviali e predicatori. Non a caso la scena più bella, raro momento di tregua nel film, è quella in cui Malcolm e Marie, seduti sul patio di casa, ascoltano una canzone che dice tutto ciò che vorrebbero dirsi. Il silenzio dei due parla più e meglio di loro.

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    Forse la scena migliore del film.

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    Questa recensione è apparsa per la prima volta nella pagina Instagram di Frames Cinema, è quindi pensata per un post su Instagram più che per un sito web.

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    Jacopo Barbero,
    Direttore editoriale.