La maternità.
Cosa rende una madre buona?
Cosa rende una madre cattiva?
Cosa vuol dire essere madre?
Mary Bronstein, regista, sceneggiatrice e attrice, porta sullo schermo la quotidianità di Linda (Rose Byrne) e la sua incessante lotta per affermarsi come individuo che prescinde da un ruolo.
Linda è una donna, una psicologa, una paziente, una moglie, una madre, una figlia.
È sopraffatta dalla realtà che scorre ad un ritmo accelerato, senza vederla, senza ascoltarla.
This isn’t supposed to be what it’s like.
This isn’t it. This can’t be it.
(Linda in una scena del film)
Perché sua figlia, la figlia che ha deciso di non abortire, è malata?
Perché nonostante tutti i suoi sforzi, il suo impegno, le notti insonni, i sacrifici, la situazione non migliora?
Perché si ritrova da sola a dover affrontare ogni difficoltà, a dover soddisfare ogni richiesta, a dover calmare ogni pianto, a dover tollerare ogni capriccio?
Si potrà tornare ad una normalità? È mai esistita?
Il soffitto della camera da letto che si squarcia, costringendo Linda e la figlia a trasferirsi in un motel, e l’ultimatum dei medici sembrano suggerire di no.
Tra le mura sempre più strette e più cupe della stanza, le ansie, le paure, i sensi di colpa, il bisogno di evadere, prendono il sopravvento.

Linda cerca risposte nell’alcol, nell’erba, nelle parole del suo terapista (Conan O’Brien).
Il marito assente è una presenza soffocante: “mandami le foto del soffitto”, “sei passata dall’appartamento?”, “ come sta nostra figlia?”, “io sto lavorando”, “sei rinsavita?”, “che cosa hai fatto?”.
L’affermazione “siamo una squadra, è solo una situazione temporanea” risuona come una bugia alla quale Linda non è disposta a credere.
James (ASAP Rocky), nuovo vicino e sovrintendente del motel, offre momenti di leggerezza, distrazioni. È un volto amico o l’ennesima voce giudicante?
La donna deve adempiere alle funzioni a lei attribuite dalla società, prendersi carico delle responsabilità genitoriali, svolgere lavori di cura non retribuiti, conciliare il ruolo di madre con quello di lavoratrice, consapevole che l’attività da lei svolta non sarà mai considerata pari a quella svolta da un uomo.
È una cattiva madre chi non accetta che il suo impegno sia svalutato o non riconosciuto?
È una cattiva madre chi cerca di ritagliarsi dello spazio per sé?
È una cattiva madre chi rifiuta di conformarsi ad un ruolo imposto?

Rose Byrne (28 settimane dopo, Cattivi Vicini, Jexi), candidata agli Oscar 2026, vince l’Orso d’Argento alla 75esima Berlinale e il Golden Globe come Miglior Attrice in Commedia o Musical per la sua interpretazione in questa pellicola che rientra molto più nella categoria drammatica che in quella comica.
Nel film, prodotto da A24 e distribuito nelle sale italiane dal 5 marzo 2026 da I Wonder Pictures, viene respinta la rappresentazione stereotipata e superficiale della condizione della donna-madre. Al contrario, ne vengono mostrati i lati più oscuri, più allarmanti, più spaventosi, più veri.
La macchina da presa incombe su Linda, sui lineamenti del suo volto, su ogni gesto, su ogni reazione.
I piani ravvicinati e il montaggio serratissimo generano un’angoscia che traspira dallo schermo e si trasmette allo spettatore.
Gli occhi sono puntati sulla protagonista, il nostro respiro è sincronizzato col suo, il resto del mondo diventa solo rumore: litigi, lamenti, rimproveri, pianti, stridere delle ruote sull’asfalto, minacce, urla… e finalmente il fragore delle onde.
È tutto sotto controllo.


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