ESSI VIVONO : A PUGNI SUGLI OCCHIALI

“I’ve come here to chew bubblegum and kick ass, and I’m all out of bubblegum.”

Così recita una delle battute più celebri dell’intera filmografia di John Carpenter, pronunciata dal lottatore Roddy Piper nei panni di un uomo con vistosi occhiali da sole pronto ad aprire il fuoco su un nutrito gruppo di alieni vestiti in giacca e cravatta. Tornato al cinema negli scorsi giorni, Essi vivono non conobbe un enorme successo all’epoca della sua uscita, il 1988, ma come spesso accade è stato il tempo a dargli giustizia; considerato da molti un film che ha “predetto il mondo di oggi” (qualsiasi cosa voglia dire), Essi vivono è prima di tutto un B movie, uno di quelli che la storia non l’ha predetta ma l’ha “soltanto” portata alla luce.

They live, we sleep

Per chi non avesse mai avuto il piacere di vederlo, Essi vivono racconta l’allucinante storia di John, operaio edile di Los Angeles che, per una serie di strane vicissitudini, entra in possesso di un paio di occhiali da sole decisamente fuori dal normale: una volta indossati, gli occhiali rivelano un mondo in bianco e nero, quella che sembra la stessa Los Angeles di sempre è tappezzata di messaggi che ordinano alla gente di obbedire, consumare, restare conformi, sottomettersi, continuare a “dormire”. Ma come se tutto ciò non bastasse, quella che John si trova davanti è una città popolata di figure che non hanno niente a che vedere con gli esseri umani: i loro volti sono deformi, il loro aspetto è quello di extraterrestri vestiti bene, con abiti eleganti, che camminano, vivono tra noi mentre noi non possiamo vederli.

Tratto dal racconto di Ray Nelson Eight O’Clock in the Morning, Essi vivono è un’evidente critica alla società dei consumi, dove c’è chi continua a comprare e ad arricchirsi mentre al di là delle quattro mura del proprio appartamento decine e decine di persone rimangono senza una casa, costrette a vivere in un sistema che utilizza l’illusione dell’ascensore sociale come mezzo di controllo. Ma non soltanto questo: è un luogo in cui un negozio di abbigliamento da uomo nasconde il mantra di cui parlava un gruppo punk italiano di un po’ di anni fa, “produci, consuma, crepa.” Gli abitanti di Los Angeles vivono unicamente per mandare avanti la baracca del capitalismo, dove gli acquisti, i consumi, ma anche tutti i media, sono un potentissimo strumento di controllo e di indirizzamento.

La verità ti colpisce in faccia, e non ti avvisa

Insieme a John, scopriamo che la maggior parte delle persone benestanti, ben vestite, e la gran parte delle forze di polizia sono alieni: possono avere un “travestimento” verosimile e rassicurante, come un bell’abito scuro o la divisa della polizia, ma grazie agli occhiali possiamo vedere i loro veri volti. Sono loro quelli al potere, quelli che controllano tutto e che hanno tappezzato la città di propaganda: d’altronde, si dice spesso che lo stivale premuto sul collo dei semplici cittadini è sempre ben lucidato.

Eppure, anche se è possibile vederla con i propri occhi, non sempre la verità è facile da accettare. Al di là dei passaggi più memorabili del film, c’è una sequenza in particolare che colpisce, per tante ragioni, quella in cui il protagonista, cercando di convincere l’amico Frank ad accettare questa realtà, lo prende a pugni per minuti interi, in un combattimento degno di Bud Spencer ai tempi d’oro. È questa una scena che si inserisce perfettamente nell’estetica da B movie di Essi vivono, insieme a una recitazione imperfetta e un po’ sopra le righe, tuttavia non è messa qui per caso e nasconde un potente messaggio: nel parlarci di come funziona questo mondo, questa società, Carpenter vuole dirci che non sarà per niente facile aprire gli occhi, che forse tante persone non avranno il coraggio né l’intenzione di indossare quegli occhiali da sole perché è una verità troppo dura da mandare giù. Non dev’essere semplice prendere consapevolezza del fatto che noi esseri umani, da sempre padroni del nostro destino, siamo invece segretamente controllati da una razza aliena (o insomma dai ricchi e potenti) che ci impone di obbedire attraverso messaggi nascosti dietro le pubblicità, le insegne dei negozi, i programmi televisivi. Ma ciò che importa, per il nostro protagonista John, è far sì che tutti vincano questa paura, che guardino cosa cammina nelle nostre strade, cosa ci schiaccia e ci impedisce di vivere davvero; questa verità deve venire fuori, a costo di rivolgersi alla violenza. Ecco perché John e Frank lottano si prendono a pugni sul naso in un vicolo per ben cinque minuti di orologio, perché la verità ti deve colpire in pieno volto, e non accetta che tu non la riconosca.

O forse, quella scena di lotta è soltanto una scena di lotta con cui Carpenter voleva divertirsi, così come le tante pubblicità e programmi televisivi sono solo immagini e intrattenimento senza significati nascosti. Chi può dirlo davvero?


Renata Capanna

Redattrice

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