Tag: nicolò cretaro

  • Recensione Iddu – L’Ultimo Padrino – La farsa nella Storia

    L'ultimo film di Fabio Grassadonia e Antonio Piazza, presentato in concorso all’Ottantunesima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, è una gradevolissima tragicommedia sulla latitanza di Matteo Messina Denaro.
    Sicilia, primi anni 2000. Catello Palumbo (Toni Servillo) è un uomo di mezza età da poco uscito di galera dopo una condanna per associazione mafiosa. Nel frattempo, Matteo (Elio Germano), da tutti conosciuto come Iddu, vive la sua vita da latitante nell'appartamento di Lucia (Barbara Bobulova). Disprezzato dalla sua famiglia e da tutte le persone che un tempo lo rispettavano per via del suo status di uomo d'onore, viene spinto a collaborare con la giustizia e a contattare Matteo per scoprire il suo nascondiglio.

    Il duo formato dal siciliano Fabio Grassadonia e dal milanese Antonio Piazza giunge al terzo lungometraggio dopo Salvo (2013) e Sicilian Ghost Story (2017) è ovviamente una versione romanzata della vicenda del superlatitante di Cosa Nostra Matteo Messina Denaro, catturato lo scorso anno ormai malato terminale. Latitanza, affetti, relazioni, inseguimento e protezione da parte delle forze dell'ordine, aspetti tragici e grotteschi, si intrecciano in un racconto lontanissimo dalla drammaticità di altri film sul tema.
    Catello, preside napoletano trapiantato in Sicilia ha abbracciato un ambiente che non ha né il coraggio né il carisma di sostenere. Una versione senza spina dorsale e senza l’aura di intoccabilità di Franco, l'imprenditore senza scrupoli che Servillo interpretava nel 2008 in Gomorra di Matteo Garrone. I suoi occhi sono quelli di quell'Italia che ha accettato l'esistenza della mafia cercando di cavalcare l'onda per finire annegato per primo. È la testa di una schiera di personaggi da commedia popolare.
    Matteo dice di aver imparato tutto da suo padre, ma non il senso dell’umorismo. Il film mostra quanto ridicoli potessero essere i modi di uno dei personaggi più crudeli della storia d’Italia. È isolato dal mondo già da dieci anni ma i suoi toni e le sue parole suonano fin troppo vecchie, artefatte, appartenenti ad un mondo già finito. L’arredamento in cui è volutamente confinato ricorda il dramma borghese, si nasconde come un amante clandestino, impartisce ordini capricciosi come un aristocratico in rovina (disperandosi per il pezzo mancante di un puzzle). Non ha smesso mai di essere figlio, non può essere un padre.
    Diversa castrazione subisce sua sorella Stefania (Antonia Truppo), zitella imbruttita, dal carattere intrattabile che finisce per essere sedotta dal personaggio meno furbo e desiderabile di tutta la parata.
    Lucia (Barbara Bobulova), la donna che fa da perpetua alla sua latitanza, sembra l’unica persona sotto le righe per tutto il film nonostante il suo ruolo nella vicenda (di donna apparentemente onesta che protegge un boss) sia il più paradossale.
    Le forze dell’ordine risultano sciocche, inaffidabili, clown di un circo tragicomico (il trucco così pesante sul volto di Fausto Russo Alesi è quasi da Fratelli Marx) che non raggiunge i suoi obiettivi, per interessi, per negligenza o forse per semplice inadeguatezza.

    Questa Sicilia, questa Italia, che hanno permesso la proliferazione di un tale sistema e la presa di potere di questi personaggi, spietati ma spesso analfabeti e dalle fragilità evidentissime, non sembrano meritare di essere trattate con seriosità. Tutti i legami affettivi, politici, economici, sessuali, sarebbero quasi insignificanti se non avessero quel retrogusto di tritolo.
    Non c’è dignità in questa vicenda, non c’è dignità in nessuno dei nostri personaggi. Non c’è stata dignità nella vita di Matteo Messina Denaro, nelle sue scelte di vita e di morte, nella sua latitanza.
    Solo nella Storia troviamo dignità. Nella Storia anche la Sicilia, l’Italia, e l’umanità tutta trovano dignità. Accogliendo anche la violenza, la sopraffazione, il furto e la mistificazione dl bene e del male. La Storia accoglie tutto, anche la mafia, anche un crudele malato terminale con un improbabile cappotto e gli occhiali da sole.
    Nicolò Cretaro,
    Redattore.
  • Cartoline dal Lido – Giorno 9

    La nona giornata al Lido è dominata da storie giudiziarie, tra mafia siciliana, blockbuster Hollywoodiani e film indipendenti tunisini.

    Iddu – L’Ultimo Padrino, di Fabio Grassadonia e Antonio Piazza (Venezia 81 – Concorso)

    Racconto di fantasia ispirato alle vicende di Matteo Messina Denaro: latitanza, affetti, relazioni, inseguimento e protezione da parte delle forze dell'ordine, aspetti tragici e grotteschi. Tutto attraverso gli occhi di un suo colluso costretto a collaborare con la giustizia e della poliziotta che lo affianca.
    È sicuramente vincente la scelta da parte dei registi di un registro a tratti farsesco per rappresentare uno dei personaggi più macabri della storia italiana e tutto ciò che gli gravita intorno. Tutti i personaggi, a partire dal mafioso e dal pentito reticente, sembrano ridicoli pagliacci appartenenti ad un tragico circo, con pochissime eccezioni (la donna che protegge la latitanza del boss). Come se tutto il contesto mafioso, i rapporti con le istituzioni, i legami affettivi, politici ed economici apparissero quasi buffi ed insignificanti di fronte alla violenza gratuita che li ha macchiati.

    L’unica cosa che sembra mantenere una dignità è la Storia. Della Sicilia, dell’Italia e del genere umano, che volente o nolente comprende anche la criminalità 

    Joker, di Todd Phillips (Venezia 81 – Concorso)

    Sequel del film del Leone d'Oro del 2019, pluripremiato e campione d'incassi, è probabilmente il film del Concorso destinato a maggiori incassi e maggiori delusioni da parte del pubblico.
    Il film sceglie una messa in scena completamente diversa dal precedente optando per uno pseudo-musical con brani incredibilmente anonimi. Per carità nulla da eccepire sul piano scenografico ma la regia è piuttosto ripetitiva e riesce nell'impresa di fare risultare Lady Gaga priva di presenza scenica, con Phoenix che sembra adagiarsi sugli allori nel suo personaggio dalla conflittualità troppo poco sviluppata.
    Si potrebbe leggere il tutto come una risposta dello stesso regista a quei fan che hanno adorato il primo film per le ragioni sbagliate ma non è una visione che ci convince fino in fondo. 

    Aicha, di Mehdi Bersaoui (Orizzonti – Concorso)

    Aya ha quasi trent'anni, è una cameriera nella provincia tunisina, insoddisfatta da lavoro, famiglia e amante. Sopravvissuta ad un incidente stradale, viene creduta morta e sfrutta l'occasione per rifarsi una vita a Tunisi.
    Seconda presenza del regista tunisino (che ha vissuto in Italia parte della sua formazione) dopo Fils del 2019, il film sfrutta il genere poliziesco/dramma legale per indagare il grande interrogativo della gioventù tunisina post-rivoluzionaria: si deve passare attraverso il male per affermare la propria dignità di esistere? E la morte è una porta necessaria per raggiungere la vita?
    Il film però cerca anche di toccare tematiche come la corruzione del sistema giudiziario, la violenza sessuale e l'affermazione, con modi legittimi o meno, del femminile in una società in via di emancipazione. Forse un po' troppa carne al fuoco.
    Nicolò Cretaro,
    Redattore.
  • Cartoline dal Lido – Giorno 8

    Diva Futura, di Giulia Louise Steigerwalt (Venezia 81 – Concorso)

    Vita del produttore pornografico italiano Riccardo Schicchi, delle sue star (Ilona Staller, Moana Pozzi, Eva Henger) attraverso gli occhi di Debora Attanasio, segretaria di Schicchi e autrice del libro Non dite alla mamma che faccio la segretaria.
    Una boccata d’aria fresca in una Mostra decisamente troppo seriosa e drammatica per chi scrive, in cui troviamo finalmente un po' di voglia di rottura, colore e dinamismo. Certo, ci troviamo di fronte ad un’agiografia in cui i protagonisti sono dei poveri ingenui in un mondo di squali (soprattutto lo stesso Schicchi) e fatichiamo a credere che fossero così privi di malizia e che ci fosse anche così poco squallore. La commedia funziona, le scelte cromatiche anche, da tempo non si vedeva un trucco credibile in un biopic italiano. Come Enea dello scorso anno (e non solo per la presenza di Pietro Castellitto) finora il miglior film italiano del concorso è quello che più si distanzia da ciò che ci si aspetta da un film italiano ad un festival.

    Queer, di Luca Guadagnino (Venezia 81 – Concorso)

    Ennesima presenza del regista siciliano a Venezia dopo il Leone d’Argento nel 2022 per il magnifico Bones and All e l’apertura mancata lo scorso anno con Challengers.
    Ispirato al romanzo beat di William S. Burroughs, il film vede protagonista un Daniel Craig omosessuale tossicodipendente di mezza età invaghito di un giovane spacciatore in una Città del Messico ricostruita a Cinecittà.
    La traduzione in immagini del testo originale sembrava impossibile e la via scelta da Guadagnino sembra per alcuni aspetti fare paio con l’All of Us Strangers di Andrew Heigh per la maggior parte delle sue soluzioni visive.
    Il film sceglie però nettamente la via del non descrivere il rapporto tra i due protagonisti come una storia d'amore ben bilanciata ma indaga i sentimenti e la psiche del solo Craig rendendo la sua controparte poco più che un manichino, anche nelle scene di passione o di trip.
    Resta probabilmente il film più interessante del Concorso e speriamo possa andare a premio.

    Pavements, di Alex Ross Perry (Orizzonti – Concorso)

    Il documentario realizzato in occasione della reunion del 2022 dei Pavement, band indie rock simbolo degli anni ‘90, resta finora il migliore della sezione Orizzonti e forse addirittura il film più bello visto in tutta l'edizione.
    Cocktail di materiale d’archivio visivo, sonoro e perfino materico, fonde il documentario con altre numerosissime forme d’arte e di sperimentazione: dall'album musicale alla mostra d’arte, dal musical di Broadway al biopic musicale Hollywoodiano bonariamente preso in giro attraverso gli occhi di Joe Keery e Jason Schwartzman.
    Il film ci restituisce la figura di una band che non ha mai voluto politicamente scardinare nessuno sistema, non arrogandosi il diritto di lanciare messaggi spesso vuoti, ma che ha desiderato solo esistere. A fasi alterne, e solo quando i componenti ne avevano voglia. Sensazionale

    Nicolò Cretaro,
    Redattore.
  • Cartoline dal Lido – Giorno 7

    La settima giornata al Lido prosegue tra un’opera emergente estremamente derivativa, uno scivolone di uno dei più grandi maestri in concorso e una follia d’autore

    The Harvest, di Athina Rachel Tsangari (Venezia 81 – Concorso)

    In un luogo e un’epoca indefiniti un villaggio di agricoltori vive una settimana in cui si susseguono una serie di eventi assurdi e drammatici. 
    Film che quasi flirta col western senza essere ambientato esplicitamente negli Stati Uniti e col folk horror nonostante non presenti di veramente orrorifico, prendendo un po' da The Wicker Man e un po' da Dogville e un po' da Lanthimos, presentandoci un Caleb Landry Jones finalmente in un film più dignitoso del Dogman dello scorso anno e un Harry Melling incredibile nel suo ruolo di padrone senza la minima spina dorsale. Superstizione e religione, sia nelle forme più pure e caritatevoli sia in quelle più ottuse e malvagie, vengono spazzate via dalla modernità, dal pragmatismo e dal capitale. E allora spettatore viene da chiedersi se forse, per una volta, non sia davvero meglio essersi lasciati un certo tipo di vita alle spalle.

    The Room Next Door, di Pedro Almodòvar (Venezia 81 – Concorso)

    Una famosa scrittrice riprende il contatto con una vecchia amica alle prese con un male incurabile e con il desiderio di morire secondo la sua volontà.
    Prima produzione statunitense per il maestro spagnolo che forse risente del cambio di lingua nella potenza e nella teatralità dei dialoghi che soprattutto nella prima parte risultano piuttosto frivoli e a tratti idioti. Se Tilda Swinton risulta comunque magnifica nel suo personaggio, Julianne Moore (tecnicamente lei protagonista motrice del film) ne esce veramente depotenziata. Interessantissimo il rapporto con gli scenari circostanti e la ricerca della vita attraverso l'arte e la bellezza, ridicole le scene flashback e alcune massime declamate a voce squillante. Finora la delusione più grande del Concorso.

    Baby Invasion, di Harmony Korine (Venezia 81 – Fuori Concorso)

    Seconda follia presentata sul Lido da Harmony Korine fuori concorso, dopo il frenetico Aggro Dr1ft dello scorso anno.
    Se il precedente risultava più che altro un giocattolone psichedelico, una quest di GTA con i demoni ad infrarossi, qui nella sua inspiegabile follia percepiamo comunque una sorta di critica alla visione multimediale, alla distinzione sempre più debole tra realtà e schermo, tra la violenza insensata e una certa innocenza sporcata o mai esistita (troviamo ovunque bambini e coniglietti).
    Irricevibile al di fuori del contesto, e agli occhi di moltissime persone apparirà senza valore. Piacerà solo a chi vuole piacere.
    Nicolò Cretaro,
    Redattore.
  • Cartoline dal Lido – Giorno 6

    La sesta giornata al Lido 

    Vermiglio, di Maura Delpero (Venezia 81 – Concorso)

    Il secondo film italiano in concorso è la nuova opera della regista altoatesina Maura Delpero, già vincitrice di numerosi premi con il suo ultimo lavoro Maternal del 2019.
    Sul finire della Seconda Guerra Mondiale nello sperduto villaggio trentino di Vermiglio la vita della numerosissima famiglia Graziadei è sconvolta dall’arrivo di Pietro, disertore siciliano nascostosi sui monti.
    È triste notare come questo tipo di impostazione drammatica, narrativa, recitativa e fotografica costituisca ancora il canone a cui tendere per i registi italiani con velleità autoriali (e l’anno scorso avevamo avuto un pessimo esempio con Lubo). Se ad un autore ottantenne come Amelio possiamo perdonare una certa staticità non siamo altrettanto clementi qui, anche se fortunatamente ci troviamo davanti ad un film che ogni tanto si ricorda di sciogliere la pesantezza con qualche piccola risata. Abbiamo bisogno di cose diverse, abbiamo bisogno di futuro e dinamismo.

    Luna di Miele, di Zhanna Ozirna (Biennale College)

    Film realizzato nell'ambito del concorso Biennale College 2023-24, girato in 10 mesi e con budget inferiore ai 250.000 euro, Luna di Miele è la storia di una coppia di artisti ucraini recentemente trasferitisi in un nuovo appartamento alla Vigilia dell’invasione russa. Li seguiamo in 5 giorni di vita barricati in casa, senza elettricità né acqua corrente, ignari di tutto ciò che accade e con l'unica possibilità di riscoprire le proprie intimità.
    Incredibilmente dinamico per un film che vede per gran parte della durata due persone in un appartamento occupati solo dall'incertezza, estremamente sincero nel non mostrarsi né accondiscendente né pacifista ma incredibilmente mordace. La scelta di girare in Ucraina rende il film un vero e proprio baluardo di un’industria che non rinuncia ad esistere nemmeno davanti al dubbio che la propria stessa nazione possa smettere di esistere.

    Maldoror, di Fabrice Du Welz (Venezia 81 – Fuori Concorso)

    Thriller poliziesco ispirato al caso del Mostro di Marcinelle. Siamo negli anni ‘90 in Belgio, il totale caos nelle Forze dell'Ordine nazionali porta al mancato arresto dei responsabili di numerosi rapimenti di minori. Un giovane gendarme dal passato familiare controverso si butta a capofitto nel caso sacrificando tutto.
    L’inettitudine sembra essere il tema centrale di questo film in cui nessuno sembra essere in grado di gestire la situazione, né poliziotti, né criminali, né persone vicine alle vittime.
    Il nostro protagonista compie una discesa in un inferno personale che lo porta esattamente nel punto da cui voleva distanziarsi il più possibile, sia fisicamente che moralmente, facendo prevalere il suo senso di vendetta (senza rivalse) sulla giustizia.
    Nicolò Cretaro,
    Redattore.
  • Cartoline dal Lido – Giorno 5

    La quinta giornata al Lido ci porta in Brasile per un dramma storico, politico e familiare, ad Hollywood per il grande ritorno della coppia Brad Pitt - George Clooney e in Francia per una storia di riconquista della propria persona.

    Ainda Estou Aqui, di Walter Salles (Venezia 81 – Concorso)

    Storia reale del dissidente brasiliano Rubens Paiva, scomparso nel 1971 per mano del regime militare, e della sua famiglia.
    Come nel caso di Argentina, 1985 di Santiago Mitre due anni fa, ci troviamo davanti ad un dramma storico politico che riflette sulla coscienza singola e collettiva attraverso il racconto delle conseguenze dell'opposizione politica. Entrambi i film lo fanno tramite un'impostazione piuttosto classica e ammiccante al pubblico e alle giurie, è chiaro che i premi e gli applausi sono un obiettivo desiderato (ma forse per questi film è un bene che cerchino di parlare a chiunque). Poco spazio ad un umorismo hollywoodiano che il suo omologo argentino usava spudoratamente, l'interpretazione di Fernanda Torres dal momento in cui diventa lei stessa la protagonista del film la rende una candidata per la Coppa Volpi.

    Wolfs, di Jon Watts (Venezia 81 – Fuori Concorso)

    Nello slot lo scorso anno riservato a Hit Man di Richard Linklater (migliore commedia degli ultimi anni per chi scrive) anche quest'anno fuori concorso troviamo un thriller comedy su degli atipici professionisti (George Clooney e Brad Pitt) che si occupano di risolvere problemi per chi non può rivolgersi a vie ufficiali (leggasi: fare sparire cadaveri).
    Jon Watts non è Linklater e certamente Wolfs non vuole riflettere sui temi delle personalità multiple e sul valore intrinseco dell'atto recitativo. È una commedia d'azione ben calibrata che lascia intendere allo spettatore solo quello che vuole fargli comprendere, presentando a noi spettatori i due divi protagonisti (forse il film con lo star power maggiore sul Lido) in una versione che vuole e riesce ad apparire ancora solida e attraente nonostante la maturità, e ricordandoci che tutti quanti alla fine abbiamo bisogno di giocare in squadra.

    Mon Inséparable, di Anne-Sophie Bailly (Orizzonti – Concorso)

    Dramma francese con protagonista una straordinaria Laure Calamy nei panni di una madre di un figlio neurodivergente ormai adulto che si trova davanti alla possibilità inaspettata di diventare a sua volta genitore.
    Nei suoi cento minuti, forse pochi, ci troviamo davanti a delle diverse visioni del ruolo genitoriale in bilico tra responsabilità e irresponsabilità, accoglienza e rifiuto, abbandono e sovraccarico incarnati spesso dalle stesse figure, anche contemporaneamente.
    Laure Calamy ha già probabilmente il suo nome sul premio miglior attrice della categoria, sobbarcandosi la figura di una donna che decide di riabbracciare tutto ciò che si è negata negli anni in cui la sua vita si era ridotta al ruolo unico di madre e caregiver, toccando con mano una gioventù non ancora definitivamente svanita e ridefinendo i confini dei propri rapporti.
    Nicolò Cretaro,
    Redattore.
  • Cartoline dal Lido – Giorno 4

    type=”flex” hundred_percent=”no” hundred_percent_height=”no” min_height_medium=”” min_height_small=”” min_height=”” hundred_percent_height_scroll=”no” align_content=”stretch” flex_align_items=”flex-start” flex_justify_content=”flex-start” flex_wrap_medium=”” flex_wrap_small=”” flex_wrap=”wrap” flex_column_spacing=”” hundred_percent_height_center_content=”yes” equal_height_columns=”no” container_tag=”div” menu_anchor=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” status=”published” publish_date=”” class=”” id=”” spacing_medium=”” margin_top_medium=”” margin_bottom_medium=”” spacing_small=”” margin_top_small=”” margin_bottom_small=”” margin_top=”” margin_bottom=”” padding_dimensions_medium=”” padding_top_medium=”” padding_right_medium=”” padding_bottom_medium=”” padding_left_medium=”” padding_dimensions_small=”” padding_top_small=”” padding_right_small=”” padding_bottom_small=”” padding_left_small=”” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” link_hover_color=”” link_color=”” border_sizes=”” border_sizes_top=”” border_sizes_right=”” border_sizes_bottom=”” border_sizes_left=”” border_color=”” border_style=”solid” border_radius_top_left=”” border_radius_top_right=”” border_radius_bottom_right=”” border_radius_bottom_left=”” box_shadow=”no” box_shadow_vertical=”” box_shadow_horizontal=”” box_shadow_blur=”0″ box_shadow_spread=”0″ box_shadow_color=”” box_shadow_style=”” z_index=”” overflow=”” background_color_medium=”” background_color_small=”” background_color=”” gradient_start_color=”” gradient_end_color=”” gradient_start_position=”0″ gradient_end_position=”100″ gradient_type=”linear” radial_direction=”center center” linear_angle=”180″ background_image_medium=”” background_image_small=”” background_image=”” skip_lazy_load=”” background_position_medium=”” background_position_small=”” background_position=”center center” background_repeat_medium=”” background_repeat_small=”” background_repeat=”no-repeat” background_size_medium=”” background_size_small=”” background_size=”” background_custom_size=”” background_custom_size_medium=”” background_custom_size_small=”” fade=”no” background_parallax=”none” enable_mobile=”no” parallax_speed=”0.3″ background_blend_mode_medium=”” background_blend_mode_small=”” background_blend_mode=”none” background_slider_images=”” background_slider_position=”” background_slider_skip_lazy_loading=”no” background_slider_loop=”yes” background_slider_pause_on_hover=”no” background_slider_slideshow_speed=”5000″ background_slider_animation=”fade” background_slider_direction=”up” background_slider_animation_speed=”800″ background_slider_blend_mode=”” video_mp4=”” video_webm=”” video_ogv=”” video_url=”” video_aspect_ratio=”16:9″ video_loop=”yes” video_mute=”yes” video_preview_image=”” pattern_bg=”none” pattern_custom_bg=”” pattern_bg_color=”” pattern_bg_style=”default” pattern_bg_opacity=”100″ pattern_bg_size=”” pattern_bg_blend_mode=”normal” mask_bg=”none” mask_custom_bg=”” mask_bg_color=”” mask_bg_accent_color=”” mask_bg_style=”default” mask_bg_opacity=”100″ mask_bg_transform=”left” mask_bg_blend_mode=”normal” render_logics=”” logics=”” absolute=”off” absolute_devices=”small,medium,large” sticky=”off” sticky_devices=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_background_color=”” sticky_height=”” sticky_offset=”” sticky_transition_offset=”0″ scroll_offset=”0″ animation_type=”” animation_direction=”left” animation_color=”” animation_speed=”0.3″ animation_delay=”0″ animation_offset=”” filter_hue=”0″ filter_saturation=”100″ filter_brightness=”100″ filter_contrast=”100″ filter_invert=”0″ filter_sepia=”0″ filter_opacity=”100″ filter_blur=”0″ filter_hue_hover=”0″ filter_saturation_hover=”100″ filter_brightness_hover=”100″ filter_contrast_hover=”100″ filter_invert_hover=”0″ filter_sepia_hover=”0″ filter_opacity_hover=”100″ filter_blur_hover=”0″][fusion_builder_row][fusion_builder_column type=”1_1″ layout=”1_1″ align_self=”auto” content_layout=”column” align_content=”flex-start” valign_content=”flex-start” content_wrap=”wrap” spacing=”” center_content=”no” column_tag=”div” link=”” target=”_self” link_description=”” min_height=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” type_medium=”” type_small=”” flex_grow_medium=”” flex_grow_small=”” flex_grow=”” flex_shrink_medium=”” flex_shrink_small=”” flex_shrink=”” order_medium=”0″ order_small=”0″ dimension_spacing_medium=”” dimension_spacing_small=”” dimension_spacing=”” dimension_margin_medium=”” dimension_margin_small=”” margin_top=”” margin_bottom=”” padding_medium=”” padding_small=”” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” hover_type=”none” border_sizes=”” border_color_hover=”” border_color=”” border_style=”solid” border_radius=”” box_shadow=”no” dimension_box_shadow=”” box_shadow_blur=”0″ box_shadow_spread=”0″ box_shadow_color=”” box_shadow_style=”” z_index_hover=”” z_index=”” overflow=”” background_type=”single” background_color_medium=”” background_color_small=”” background_color_medium_hover=”” background_color_small_hover=”” background_color_hover=”” background_color=”” gradient_start_color=”” gradient_end_color=”” gradient_start_position=”0″ gradient_end_position=”100″ gradient_type=”linear” radial_direction=”center center” linear_angle=”180″ background_image_medium=”” background_image_small=”” background_image=”” background_image_id_medium=”” background_image_id_small=”” background_image_id=”” lazy_load=”avada” skip_lazy_load=”” background_position_medium=”” background_position_small=”” background_position=”left top” background_repeat_medium=”” background_repeat_small=”” background_repeat=”no-repeat” background_size_medium=”” background_size_small=”” background_size=”” background_custom_size=”” background_custom_size_medium=”” background_custom_size_small=”” background_blend_mode_medium=”” background_blend_mode_small=”” background_blend_mode=”none” background_slider_images=”” background_slider_position=”” background_slider_skip_lazy_loading=”no” background_slider_loop=”yes” background_slider_pause_on_hover=”no” background_slider_slideshow_speed=”5000″ background_slider_animation=”fade” background_slider_direction=”up” background_slider_animation_speed=”800″ background_slider_blend_mode=”” render_logics=”” sticky=”off” sticky_devices=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_offset=”” absolute=”off” absolute_props=”” filter_type=”regular” filter_hover_element=”self” filter_hue=”0″ filter_saturation=”100″ filter_brightness=”100″ filter_contrast=”100″ filter_invert=”0″ filter_sepia=”0″ filter_opacity=”100″ filter_blur=”0″ filter_hue_hover=”0″ filter_saturation_hover=”100″ filter_brightness_hover=”100″ filter_contrast_hover=”100″ filter_invert_hover=”0″ filter_sepia_hover=”0″ filter_opacity_hover=”100″ filter_blur_hover=”0″ transform_type=”regular” transform_hover_element=”self” transform_scale_x=”1″ transform_scale_y=”1″ transform_translate_x=”0″ transform_translate_y=”0″ transform_rotate=”0″ transform_skew_x=”0″ transform_skew_y=”0″ transform_scale_x_hover=”1″ transform_scale_y_hover=”1″ transform_translate_x_hover=”0″ transform_translate_y_hover=”0″ transform_rotate_hover=”0″ transform_skew_x_hover=”0″ transform_skew_y_hover=”0″ transform_origin=”” transition_duration=”300″ transition_easing=”ease” transition_custom_easing=”” motion_effects=”” scroll_motion_devices=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” animation_type=”” animation_direction=”left” animation_color=”” animation_speed=”0.3″ animation_delay=”0″ animation_offset=”” last=”true” border_position=”all” first=”true”][fusion_text columns=”1″ column_min_width=”” column_spacing=”” rule_style=”” rule_size=”” rule_color=”” hue=”” saturation=”” lightness=”” alpha=”” user_select=”” content_alignment_medium=”” content_alignment_small=”” content_alignment=”justify” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” margin_top=”” margin_right=”” margin_bottom=”” margin_left=”” fusion_font_family_text_font=”” fusion_font_variant_text_font=”” font_size=”” line_height=”” letter_spacing=”” text_transform=”” text_color=”” animation_type=”” animation_direction=”left” animation_color=”” animation_speed=”0.3″ animation_delay=”0″ animation_offset=”” logics=””]

    La quarta giornata sul Lido ci vede immersi nel Concorso: medici italiani nella seconda guerra mondiale, un thriller politico nel Midwest americano degli anni ‘80, la vita di un architetto ebreo nel secondo dopoguerra. Abbiamo anche tempo per una storia assurda in Orizzonti

    Campo di Battaglia, di Gianni Amelio (Venezia 81 –  Concorso)

    Nuovo viaggio di Gianni Amelio sul Lido a due anni di distanza dallo splendido Il Signore delle Formiche e a 26 anni di distanza dal Leone d’Oro di Così Ridevano. Liberamente tratto dal romanzo La Sfida di Carlo Patriarca. 

    In un ospedale militare italiano durante la Prima Guerra Mondiale Stefano (Alessandro Borghi) è un medico, apparentemente remissivo nei confronti del suo intransigente amico e superiore Giulio (Gabriel Montesi), ma nasconde un grande segreto. 

    Apparentemente classico (per non dire passatista e borghesissimo come tipico di Amelio, il film ci mostra l’inconsistenza di una certa retorica tronfia e bellicista anche nel campo medico. Alla fine ad un maestro un film del genere si può concedere.

    The Order, di Justin Kurzel (Venezia 81 – Concorso)

    Il nuovo film di Justin Kurzel flirta con vari generi: thriller di denuncia politica, heist movie per arrivare quasi al western. 

    Siamo negli anni 80 nelle valli sperdute del nordovest degli Stati Uniti, una banda di suprematisti bianchi terrorizza la popolazione con rapine e attacchi dinamitardi. 

    Film compatto e decifrabile, in cui il timore che le vergogne di ieri diventino le paure di domani è tangibile e si lascia un immenso spazio alle dinamiche tipicamente americane in cui poliziotto e criminale diventano cacciatore e preda a ruoli alterni. Il tutto viene reso esplicito fino alla nausea ma il film risulta comunque gradevole. 

    Marco, di Aitor Arregi e Jon Garano (Orizzonti – Concorso)

    L’assurda storia vera di un uomo spagnolo, Enric Marco che per più di trent’anni ha rappresentato un’associazione di detenuti politici spagnoli nei campi di concentramento nazisti senza aver realmente vissuto questo dramma. 

    Si cammina continuamente sul crinale della commedia pur rimanendo totalmente nel dramma. Una storia grottesca inserita nel contesto tragico e misconosciuto dei prigionieri politici spagnoli in Germania (che la Spagna ha faticosamente riconosciuto e commemorato dopo decenni di franchismo).

    Marco è una figura patetica e insensata. Non si intravede mai una ragione e nemmeno una vera e propria presa di coscienza del peso delle sue azioni, neanche nei confronti dei suoi stessi familiari. Fino all’ultimo momento si sforza di difendere quella che considera la “sua verità”, anche se appare priva di valore. Una figura tanto tragica quanto macchiettistica che da sola regge un film. 

    The Brutalist, di Brady Corbet (Venezia 81 – Concorso)

    Il biopic sull’architetto ebreo ungherese Laszlo Toth, opera terza del regista e attore Brady Corbet, risulta essere il film più magnificente e ambizioso di tutto il concorso, e forse finora il migliore dei pretendenti. 

    Ha il sapore e la voglia di emergere dei grandi kolossal epico-biografici americani, la sua durata terrificante (chissà se arriverà integro in distribuzione) non ha spaventato la maggior parte degli spettatori. La regia è sicuramente compiaciuta e la scelta della pellicola 70mm potrebbe sembrare quasi un vezzo onanistico ma il tutto riesce a rendere meraviglioso perfino ore e ore di progettazione di edifici. 

    Piccola nota sul cast: per quanto siamo totalmente in altri mondi cinematografici la scelta di Adrian Brody inevitabilmente rimanda a Il Pianista e l’interpretazione di Felicity Jones resta un neo gigantesco 

    [fusion_separator style_type="single solid" hide_on_mobile="small-visibility,medium-visibility,large-visibility" sticky_display="normal,sticky" class="" id="" flex_grow="0" top_margin="5" bottom_margin="5" width="" height="20" alignment="center" border_size="2" weight="" amount="" sep_color="#a61922" hue="" saturation="" lightness="" alpha="" icon="" icon_size="" icon_color="" icon_circle="" icon_circle_color="" /] type="flex" hundred_percent="no" hundred_percent_height="no" min_height_medium="" min_height_small="" min_height="" hundred_percent_height_scroll="no" align_content="stretch" flex_align_items="flex-start" flex_justify_content="flex-start" flex_column_spacing="" hundred_percent_height_center_content="yes" equal_height_columns="no" container_tag="div" menu_anchor="" hide_on_mobile="small-visibility,medium-visibility,large-visibility" status="published" publish_date="" class="" id="" spacing_medium="" margin_top_medium="" margin_bottom_medium="" spacing_small="" margin_top_small="" margin_bottom_small="" margin_top="" margin_bottom="" padding_dimensions_medium="" padding_top_medium="" padding_right_medium="" padding_bottom_medium="" padding_left_medium="" padding_dimensions_small="" padding_top_small="" padding_right_small="" padding_bottom_small="" padding_left_small="" padding_top="" padding_right="" padding_bottom="" padding_left="" link_color="" link_hover_color="" border_sizes="" border_sizes_top="" border_sizes_right="" border_sizes_bottom="" border_sizes_left="" border_color="" border_style="solid" border_radius_top_left="" border_radius_top_right="" border_radius_bottom_right="" border_radius_bottom_left="" box_shadow="no" box_shadow_vertical="" box_shadow_horizontal="" box_shadow_blur="0" box_shadow_spread="0" box_shadow_color="" box_shadow_style="" z_index="" overflow="" gradient_start_color="" gradient_end_color="" gradient_start_position="0" gradient_end_position="100" gradient_type="linear" radial_direction="center center" linear_angle="180" background_color="" background_image="" skip_lazy_load="" background_position="center center" background_repeat="no-repeat" fade="no" background_parallax="none" enable_mobile="no" parallax_speed="0.3" background_blend_mode="none" video_mp4="" video_webm="" video_ogv="" video_url="" video_aspect_ratio="16:9" video_loop="yes" video_mute="yes" video_preview_image="" pattern_bg="none" pattern_custom_bg="" pattern_bg_color="" pattern_bg_style="default" pattern_bg_opacity="100" pattern_bg_size="" pattern_bg_blend_mode="normal" mask_bg="none" mask_custom_bg="" mask_bg_color="" mask_bg_accent_color="" mask_bg_style="default" mask_bg_opacity="100" mask_bg_transform="left" mask_bg_blend_mode="normal" render_logics="" absolute="off" absolute_devices="small,medium,large" sticky="off" sticky_devices="small-visibility,medium-visibility,large-visibility" sticky_background_color="" sticky_height="" sticky_offset="" sticky_transition_offset="0" scroll_offset="0" animation_type="" animation_direction="left" animation_color="" animation_speed="0.3" animation_delay="0" animation_offset="" filter_hue="0" filter_saturation="100" filter_brightness="100" filter_contrast="100" filter_invert="0" filter_sepia="0" filter_opacity="100" filter_blur="0" filter_hue_hover="0" filter_saturation_hover="100" filter_brightness_hover="100" filter_contrast_hover="100" filter_invert_hover="0" filter_sepia_hover="0" filter_opacity_hover="100" filter_blur_hover="0"][fusion_builder_row][fusion_builder_column type="1_6" layout="2_3" align_self="auto" content_layout="column" align_content="flex-start" valign_content="flex-start" content_wrap="wrap" spacing="" center_content="no" column_tag="div" link="" target="_self" link_description="" min_height="" hide_on_mobile="small-visibility,medium-visibility,large-visibility" sticky_display="normal,sticky" class="" id="" type_medium="" type_small="" order_medium="0" order_small="0" dimension_spacing_medium="" dimension_spacing_small="" dimension_spacing="" dimension_margin_medium="" dimension_margin_small="" margin_top="" margin_bottom="" padding_medium="" padding_small="" padding_top="" padding_right="" padding_bottom="" padding_left="" hover_type="none" border_sizes="" border_color="" border_style="solid" border_radius="" box_shadow="no" dimension_box_shadow="" box_shadow_blur="0" box_shadow_spread="0" box_shadow_color="" box_shadow_style="" z_index_subgroup="regular" z_index="" z_index_hover="" overflow="" background_type="single" gradient_start_color="" gradient_end_color="" gradient_start_position="0" gradient_end_position="100" gradient_type="linear" radial_direction="center center" linear_angle="180" background_color="" background_image="" background_image_id="" lazy_load="avada" skip_lazy_load="" background_position="left top" background_repeat="no-repeat" background_blend_mode="none" render_logics="" sticky="off" sticky_devices="small-visibility,medium-visibility,large-visibility" sticky_offset="" absolute="off" absolute_props="" filter_type="regular" filter_hover_element="self" filter_hue="0" filter_saturation="100" filter_brightness="100" filter_contrast="100" filter_invert="0" filter_sepia="0" filter_opacity="100" filter_blur="0" filter_hue_hover="0" filter_saturation_hover="100" filter_brightness_hover="100" filter_contrast_hover="100" filter_invert_hover="0" filter_sepia_hover="0" filter_opacity_hover="100" filter_blur_hover="0" transform_type="regular" transform_hover_element="self" transform_scale_x="1" transform_scale_y="1" transform_translate_x="0" transform_translate_y="0" transform_rotate="0" transform_skew_x="0" transform_skew_y="0" transform_scale_x_hover="1" transform_scale_y_hover="1" transform_translate_x_hover="0" transform_translate_y_hover="0" transform_rotate_hover="0" transform_skew_x_hover="0" transform_skew_y_hover="0" transform_origin="" transition_duration="300" transition_easing="ease" transition_custom_easing="" animation_type="" animation_direction="left" animation_color="" animation_speed="0.3" animation_delay="0" animation_offset="" last="false" border_position="all" first="true" spacing_right=""][fusion_imageframe image_id="10160|full" aspect_ratio="" custom_aspect_ratio="100" aspect_ratio_position="" skip_lazy_load="" lightbox="no" gallery_id="" lightbox_image="" lightbox_image_id="" alt="" link="" linktarget="_self" hide_on_mobile="small-visibility,medium-visibility,large-visibility" sticky_display="normal,sticky" class="" id="" max_width="117px" sticky_max_width="" align_medium="left" align_small="left" align="right" mask="" custom_mask="" mask_size="" mask_custom_size="" mask_position="" mask_custom_position="" mask_repeat="" style_type="" blur="" stylecolor="" hue="" saturation="" lightness="" alpha="" hover_type="none" magnify_full_img="" magnify_duration="120" scroll_height="100" scroll_speed="1" margin_top_medium="" margin_right_medium="" margin_bottom_medium="" margin_left_medium="" margin_top_small="" margin_right_small="" margin_bottom_small="" margin_left_small="" margin_top="0" margin_right="" margin_bottom="" margin_left="" bordersize="" bordercolor="" borderradius="" z_index="" caption_style="off" caption_align_medium="none" caption_align_small="none" caption_align="none" caption_title="" caption_text="" caption_title_tag="2" fusion_font_family_caption_title_font="" fusion_font_variant_caption_title_font="" caption_title_size="" caption_title_line_height="" caption_title_letter_spacing="" caption_title_transform="" caption_title_color="" caption_background_color="" fusion_font_family_caption_text_font="" fusion_font_variant_caption_text_font="" caption_text_size="" caption_text_line_height="" caption_text_letter_spacing="" caption_text_transform="" caption_text_color="" caption_border_color="" caption_overlay_color="" caption_margin_top="" caption_margin_right="" caption_margin_bottom="" caption_margin_left="" animation_type="" animation_direction="left" animation_color="" animation_speed="0.3" animation_delay="0" animation_offset="" filter_hue="0" filter_saturation="100" filter_brightness="100" filter_contrast="100" filter_invert="0" filter_sepia="0" filter_opacity="100" filter_blur="0" filter_hue_hover="0" filter_saturation_hover="100" filter_brightness_hover="100" filter_contrast_hover="100" filter_invert_hover="0" filter_sepia_hover="0" filter_opacity_hover="100" filter_blur_hover="0"]https://framescinemawebzine.com/wp-content/uploads/2023/03/15-1.png[/fusion_imageframe][fusion_builder_column type="1_3" layout="5_6" align_self="flex-start" content_layout="column" align_content="flex-start" valign_content="flex-start" content_wrap="wrap" spacing="" center_content="no" column_tag="div" link="" target="_self" link_description="" min_height="" hide_on_mobile="small-visibility,medium-visibility,large-visibility" sticky_display="normal,sticky" class="" id="" background_image_id="" type_medium="" type_small="" order_medium="0" order_small="0" spacing_left_medium="" spacing_right_medium="" spacing_left_small="" spacing_right_small="" spacing_left="" spacing_right="" margin_top_medium="" margin_bottom_medium="" margin_top_small="" margin_bottom_small="" margin_top="" margin_bottom="" padding_top_medium="" padding_right_medium="" padding_bottom_medium="" padding_left_medium="" padding_top_small="" padding_right_small="" padding_bottom_small="" padding_left_small="" padding_top="" padding_right="" padding_bottom="" padding_left="" hover_type="none" border_sizes_top="" border_sizes_right="" border_sizes_bottom="" border_sizes_left="" border_color="" hue="" saturation="" lightness="" alpha="" border_style="solid" border_radius_top_left="" border_radius_top_right="" border_radius_bottom_right="" border_radius_bottom_left="" box_shadow="no" box_shadow_vertical="" box_shadow_horizontal="" box_shadow_blur="0" box_shadow_spread="0" box_shadow_color="" box_shadow_style="" z_index_subgroup="regular" z_index="" z_index_hover="" overflow="" background_type="single" gradient_start_color="" gradient_end_color="" gradient_start_position="0" gradient_end_position="100" gradient_type="linear" radial_direction="center center" linear_angle="180" background_color="" background_image="" lazy_load="avada" skip_lazy_load="" background_position="left top" background_repeat="no-repeat" background_blend_mode="none" render_logics="" sticky="off" sticky_devices="small-visibility,medium-visibility,large-visibility" sticky_offset="" absolute="off" absolute_top="" absolute_right="" absolute_bottom="" absolute_left="" filter_type="regular" filter_hover_element="self" filter_hue="0" filter_saturation="100" filter_brightness="100" filter_contrast="100" filter_invert="0" filter_sepia="0" filter_opacity="100" filter_blur="0" filter_hue_hover="0" filter_saturation_hover="100" filter_brightness_hover="100" filter_contrast_hover="100" filter_invert_hover="0" filter_sepia_hover="0" filter_opacity_hover="100" filter_blur_hover="0" transform_type="regular" transform_hover_element="self" transform_scale_x="1" transform_scale_y="1" transform_translate_x="0" transform_translate_y="0" transform_rotate="0" transform_skew_x="0" transform_skew_y="0" transform_origin="" transform_scale_x_hover="1" transform_scale_y_hover="1" transform_translate_x_hover="0" transform_translate_y_hover="0" transform_rotate_hover="0" transform_skew_x_hover="0" transform_skew_y_hover="0" transition_duration="300" transition_easing="ease" transition_custom_easing="" animation_type="" animation_direction="left" animation_color="" animation_speed="0.3" animation_delay="0" animation_offset="" last="true" border_position="all" first="false"][fusion_text columns="" column_min_width="" column_spacing="" rule_style="" rule_size="" rule_color="" hue="" saturation="" lightness="" alpha="" user_select="" content_alignment_medium="" content_alignment_small="" content_alignment="" hide_on_mobile="small-visibility,medium-visibility,large-visibility" sticky_display="normal,sticky" class="" id="" margin_top="-12" margin_right="" margin_bottom="" margin_left="" fusion_font_family_text_font="" fusion_font_variant_text_font="" font_size="" line_height="" letter_spacing="" text_transform="" text_color="" animation_type="" animation_direction="left" animation_color="" animation_speed="0.3" animation_delay="0" animation_offset="" logics=""]

    Nicolò Cretaro,
    Redattore.
  • Cartoline dal Lido – Giorno 3

    La terza giornata dell’81esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia ci mostra due grandi film in concorso di registi sudamericani e un piccolo ma tenace film italiano 

    El Jockey, di Luis Ortega (Venezia 81 – Concorso)

    Inizia anche per noi il concorso con El Jockey, ottavo lungometraggio del regista argentino Luis Ortega. Remo Manfredini è un fantino in caduta rapida, sovrastato dall’alcolismo, dai malavitosi e dal talento di sua moglie/rivale. Un incidente lo porterà a vagabondare e a scoprire un nuovo rapporto con sé stesso e con i suoi cari. Parte Kaurismaki, continua come Almodovar per sfiorare Lynch, divide moltissimo su tutto tranne su un aspetto: l’utilizzo sensazionale delle musiche.

    Maria, di Pablo Larrain (Venezia 81 – Concorso)

    Gli ultimi giorni della vita di Maria Callas vanno a concludere la trilogia di biopic di grandi figure femminili iniziata con Jackie e proseguita con Spencer. Ne emerge una figura cristallina nella sua decadenza fisica ma soprattutto vocale. Probabilmente le interpretazioni divideranno ed è facile attaccare il volto non certo naturalmente decadente della Jolie, è interessante notare come si cerchi quasi di sottomettere le figure di grandi attori italiani (Favino, Rohrwacher, Golino) alla presenza della diva Hollywoodiana.

    Vittoria, di Alessandro Cassigoli, Casey Kauffman (Orizzonti Extra)

    Film di fiction ispirata alla vicenda vera di Jasmine, parrucchiera napoletana e della sua famiglia alle prese con il desiderio di adottare una bambina. Si vuole sicuramente presentare come un film che parla di persone vere e genuine (qualunque cosa voglia dire) richiamando un neorealismo povero. La scelta di fare interpretare i ruoli dei protagonisti alla reale famiglia risulta molto efficace, il finale che lascia quasi intendere che l’amore dei genitori quasi annulli l’importanza delle figure professionali nei percorsi adottivi però stucca notevolmente.

    Nicolò Cretaro,
    Redattore.
  • Cartoline dal Lido – Giorno 2

    La seconda giornata dell’81esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia per noi prevede un menù tipicamente festivaliero. Lontani dal mainstream viaggiamo in luoghi lontani e sperimentali, con diversi risultati.

    I Cortometraggi del Concorso – Orizzonti

    Tra i 13 cortometraggi, divisi in due proiezioni del Concorso Orizzonti non troviamo nulla che abbia colpito particolarmente la nostra attenzione più degli scorsi anni. C’è spazio per la sperimentazione animata, per storie di migrazione, di giovani ragazze, di coppie, di guerra, di lavoro in luoghi lontani dalla frenesia cittadina, in mezzo alla natura o in piattaforme di estrazione. Non c’è spazio per la commedia, in nessuna misura. Per uno sguardo più approfondito vi invitiamo a leggere la classifica apposita. Sicuramente spicca l’ospite fuori concorso ovvero F II – Stupore del Mondo del nostro Alessandro Rak (L’Arte della Felicità, Gatta Cenerentola) la storia di Federico II in un’ottica chiaramente celebrativa data anche la realizzazione in collaborazione con l’omonima università. Sette frenetici minuti animati e in rima che richiamano la poesia duecentesca napoletana con una maestria tecnica unica in uno stile ormai riconoscibilissimo. La MAD Entertainment, casa di produzione del corto, è un gioiello da valorizzare del nostro cinema.

    Sanatorium Under the Sign of the Hourglass, dei Quay Brothers (Giornate degli Autori – Concorso)

    Opera dei fratelli Quay dal romanzo omonimo di Bruno Schulz (noto in italiano come La Clessidra) già portato sullo schermo da Wojciech Jerzy Has nel 1973 vincendo il Premio della Giuria a Cannes. Una gradevole esperienza antinarrativa che regala orribili meraviglie agli occhi dello spettatore. Impossibile parlare di intreccio, sviluppo dei personaggi e persino di ambienti. Ci troviamo davanti ad un cinema di pura mostrazione in cui il pretesto narrativo (un figlio giunto al capezzale del padre malato) viene calpestato al primo accenno, trasportando lo spettatore davanti ad una serie di diapositive presenti all’interno della camera oscura presente nel film che strizzano l’occhio a Svankmajer, Phil Tippett e al Sokurov di Fairytale.

    To Kill a Mongolian Horse, di Xiaoxuan Jiang (Giornate degli Autori – Concorso)

    Saina è un quarantenne mongolo che vive la sua vita tra la desolazione della sua attività come mandriano e del suo ruolo da padre e la fierezza delle sue esibizioni come cavaliere e acrobata.

    La Mongolia qui si presenta come un territorio sconfinato in cui si amplificano sia la solitudine che gli effetti desertificanti del cambiamento climatico, a cui l’uomo solo, con pochi strumenti, deve cercare di reagire.

    Nicolò Cretaro,
    Redattore.
  • I Cortometraggi del Concorso Orizzonti

    Nei 13 cortometraggi in concorso nella sezione Orizzonti quest’anno troviamo tanto, troppo dramma. Una selezione più variegata avrebbe forse portato anche a valorizzare i suoi momenti più seri?

    Who Loves the Sun, di Arshan Shakiba (Canada, 19 minuti)

    Sullo sfondo della guerra civile siriana, seguiamo la vita lavorativa in una piattaforma petrolifera di emergenza. Un breve esempio di slow cinema tra colpi di camera sensazionali e dialoghi nulli

    Moon Lake, di Jeannie Sui Wonders (USA, 12 minuti)

    Una timida ragazzina preadolescente partecipa ad un pigiama party a casa di amiche più ricche e disinibite, facendo i conti anche col menarca. Uno degli esempi più concreti e meno ampollosi della rassegna e probabilmente il migliore

    Marion, di Joe Weiland e Finne Constantine (Regno Unito, Francia, 13 minuti)

    Marion è una toreador, unica donna nell’ambiente più machista che si possa trovare, che prima di scendere in pista deve anche badare a sua figlia. Il toro come metafora del patriarcato si commenta da sé

    O, di Rúnar Rúnarsson (Islanda, Svezia, 20 minuti)

    Un uomo di mezza età alcolista e smesso trova le sue forze per partecipare sobrio al matrimonio di sua figlia. Non il più originale dei pretesti, non la più originale delle messe in scena

    Quasi Certamente Falso, di Cansu Baydar (Turchia, 20 minuti)

    Una giovane immigrata Siriana abita a Istanbul con il suo fratellino, vive una piccola avventura sentimentale che le lascerà un bel po’ di amaro in bocca. Una sorta di versione meno tragica di Tori e Lokita dei fratelli Dardenne

    Shadows, di Randi Beiruty (Francia, Giordania, 12 minuti)

    Ahlam è una sposa bambina incinta in fuga da Baghdad, ripercorre i traumi della sua vita con una serie di figure metaforiche. Versione animata di una testimonianza raccolta durante la realizzazione di un documentario, abbastanza trascurabile se pensiamo ad esempi simili dello scorso anno

    Il Burattino e la Balena, di Roberto Catani (Francia, Italia, 8 minuti)

    Pinocchio raccontato tramite il tratto della scuola d’animazione marchigiana, in una versione più macabra del testo originale. Definito come “la storia di un burattino che non diventa bambino”

    René va alla guerra, di Luca Ferri, Morgan Menegazzo, Mariachiara Pernisa (Italia, 19 minuti)

    Un bambino nella campagna slovena gioca continuamente a fare la guerra con gli spettri della seconda guerra mondiale, tra discorsi di Mussolini e mine antiuomo. Nonostante le premesse, carta velina

    Il Gatto Velenoso, di Tian Guan (Cina, 17 minuti)

    Un gruppo di uomini nelle campagne della Cina Meridionale vede il bizzarro comportamento delle donne locali nella materializzazione della leggenda del “Gatto velenoso”. L’intreccio più complesso della rassegna parla della paura della perdita del potere maschile e della sua incapacità di fronteggiare l’anticonformismo femminile in un ambiente assai diverso dal solito

    Ajar, di Atefeh Jalali (Iran, 13 minuti)

    Una relazione extraconiugale tra due artisti borghesi iraniani subisce un duro colpo quando la moglie di lui viene arrestata durante una manifestazione per i diritti della donna. Un mini dramma da camera che pone allo spettatore il dubbio di quanto i drammi personali possano prevalere sul dramma collettivo

    Three Keenings, di Oliver McGoldrick (Irlanda, 10 minuti)

    Ian è un trentenne fallito che si trova a piangere previa retribuzione ai funerali. La situazione grottesca lo porta alla disperazione vera. Quella che dovrebbe essere una commedia amara non fa ridere nemmeno a denti stretti

    Minha Mãe é Uma Vaca, di Moara Passoni (Brasile, 13 minuti)

    Una ragazzina vive l’assenza della madre in un ranch desolato in Brasile a carico di due zii poco affettuosi e in preda alla paura costante dei giaguari predatori. Una sorta di western latino e micro romanzo di formazione poco interessante

    James, di Andrès Rodriguez (Guatemala, 20 minuti)

    Siamo in Guatemala, il tredicenne James è un venditore ambulante di cover telefoniche con il terrore della crescita, che nelle strade si accompagna per forza di cose alla sopraffazione, attiva o passiva, come negli incontri di lotta che James e i suoi amici fanno ogni giorno

    Nicolò Cretaro,
    Redattore.