Author: Frames Cinema

  • RECENSIONE ESTERNO NOTTE PARTE 2 – UNA SERIE CHE RESTERÀ NEGLI ANNALI

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    L’abbiamo aspettata, e dopo l’uscita nelle sale delle prime tre puntate è arrivata finalmente al cinema la seconda parte della serie-evento Esterno Notte del cineasta Marco Bellocchio. 

    Presentata in anteprima all’ultimo Festival di Cannes, la serie è stata suddivisa in due parti: la prima, accolta in maniera oltremodo positiva da critica e pubblico, è stata distribuita nelle sale italiane a partire dal 18 maggio, mentre le restanti tre puntate hanno fatto il loro debutto nei cinema nazionali il 9 giugno, sancendo l’indiscutibile coronazione di una serie capolavoro che resterà negli annali. 

    Se la visione della prima parte era stata ampiamente entusiasmante ma conscia di una incompletezza dovuta alla divisione, all’uscita nelle sale del prodotto finale non è possibile non osannare un prodotto tecnicamente perfetto e strutturalmente audace. Con l’approdo alla serialità contemporanea (o, se vogliamo, alla forma di un film lungo), Marco Bellocchio ribadisce anche entro i canoni di un diverso storytelling la sua vigorosa forza autoriale.

    LA STRUTTURA NARRATIVA

    Con la visione del prodotto completo, si ben comprende l’intento narrativo che soggiace a Esterno Notte. Sfruttando la narrazione estesa della serialità, Bellocchio percorre ricorsivamente gli eventi del Caso Moro, dal rapimento del Presidente democristiano al suo assassino e ritrovamento. La visione completa di tale sconvolgente evento viene fornita attraverso quattro punti di vista, ad ognuno dei quali viene dedicata una puntata: il potere politico, il potere clericale, la prospettiva dei brigatisti e infine della famiglia Moro, con particolare attenzione alla figura di Eleonora Moro, la moglie del Presidente democristiano. La prima e l’ultima puntata, in questo senso, fungono da cornice nella quale si aprono e si chiudono le vicende, come il sipario teatrale che si alza e infine cala sulla scena. Ciò che stupisce di questa scelta è la presenza minima del personaggio di Aldo Moro: nonostante egli sia il fulcro della narrazione intorno al quale gravitano le azioni dei comprimari, Bellocchio sceglie volutamente di esimersi dall’entrare nella mente del politico; i suoi pensieri e la sua presenza in scena si evincono solo in presenza di altri personaggi o testimoni

    GLI EPISODI FINALI

    La seconda parte di Esterno Notte conferma la necessità, da parte di Bellocchio, di restituire le vicende storiche entro un’interpretazione quanto più oggettiva, pur dovendo attraversare territori impervi. 

    La quarta puntata, ad esempio, si focalizza entro la prospettiva dei brigatisti e, in particolare, della terrorista Adriana Farada (una bravissima Daniela Marra), scissa fra i presunti ideali della rivoluzione e la vita privata. Entrando nell’intimità dei “cattivi”, Bellocchio indaga certezze, timori e false credenze di un gruppo di giovani disillusi dalla realtà di un paese in cui le gioie del boom economico parevano lontanissime. In questo senso, il regista non condanna né assolve le Brigate Rosse: alla violenza ed esaltazione del gruppo di terroristi si contrappongono una serie di momenti in cui si palesa la realtà di uno stato dilaniato dall’insicurezza delle vie cittadine, dalla povertà e dalla piaga della droga (sconvolgente è la scena in cui un giovane va in overdose a bordo di un tram e l’autista decide di non fermarsi, nonostante il dramma che si sta consumando a bordo del suo mezzo).

    Tale degradazione si consuma in seno a un sentimento di delusione che attraversa interamente la seconda parte di Esterno Notte. La disillusione si legge negli occhi di Eleonora Moro, interpretata da un’eccezionale Margherita Buy, la quale non solo è disillusa dall’immobilità della politica italiana nel rispondere alle richieste dei terroristi, ma anche dal marito Aldo. La quinta puntata inizia proprio con la confessione di Eleonora a un prete, asserendo quanto la vita con Moro sia divenuta insostenibile a causa della sua assenza, sia fisica che sentimentale. Anche nei momenti in cui la donna riceve le due lettere del marito, pare che ella sia alla ricerca di quell’emotività che nel presidente democristiano è stata soppressa, forse a causa dei segreti di stato ch’egli conserva nella sua interiorità.

    Il personaggio di Aldo Moro è sulla bocca di tutti, su tutte le prime pagine dei quotidiani, ma è allo stesso tempo uno sconosciuto: solo nell’ultima folgorante puntata è possibile scalfire la sua personalità nel momento del più forte atto d’accusa di Bellocchio verso il potere politico del tempo. Le parole di un capo di partito sono imbevute di amarezza, rancore e odio verso l’inadeguatezza di una classe politica troppo occupata a scavare nei fondali del lago della Duchessa, piuttosto che aprire un dialogo con le Brigate Rosse. 

    Con Esterno Notte, Marco Bellocchio schernisce la politica italiana fatta di ridicoli convenevoli, espressioni linguistiche tanto ermetiche quanto empie, tormenti e nervosismi, in un quadro strutturale che non lascia nessuno indenne. L’inettitudine di una classe politica si consuma entro le mura di un alto Palazzo e giace immobile come la montagna di banconote raccolte dal Vaticano per la liberazione di Moro e mai impiegate per il salvataggio del Presidente democristiano. In un vortice grottesco imbevuto sia di satira (verso il potere) che di pietà (rivolta a chi si ritrova in basso), il cineasta impegnato realizza una serie capace di coinvolgere lo spettatore e risvegliare le coscienze rispetto a un periodo storico così tanto travagliato.

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  • LE ULTIME NEWS CINEFILE – JOKER 2, IL CINEMA RITROVATO, EZRA MILLER, IL TRAILER DI NOPE, LA DISTRIBUZIONE DI X

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    LA CONFERMA DI JOKER 2

    E’ stato il regista Todd Philips tramite il suo profilo Instagram a dare la notizia al mondo intero: la stesura della sceneggiatura del sequel del pluripremiato e acclamato Joker (2019) è completata, ed è già nelle mani di Joaquin Phoenix che, nella seconda foto del post del regista, la legge già interessato.

    Il titolo ufficiale è Joker 2 – Folie à Deux.

    In tanti si aspettavano un sequel del film che ha portato Phoenix alla vittoria della preziosa statuetta hollywoodiana, viste le logiche dell’industria cinematografica. Tuttavia molti cinefili si sono già scagliati contro Philips & Co, a seguito delle molteplici occasioni in cui il regista aveva ferreamente dichiarato che la pellicola sarebbe stata un unicum nel panorama cinematografico contemporaneo.

    Nulla di nuovo e di cui sorprendersi: mere logiche industriali e di commercio. Ma anche un peccato: un po’ svilente per la Settima Arte.

    TUTTO IL PROGRAMMA DEL CINEMA RITROVATO

    Da mercoledì 8 giugno è disponibile sull’apposito sito online il programma completo del Cinema Ritrovato 2022. Questa 36esima edizione prenderà luogo per le sale cinematografiche bolognesi dal 25 giugno al 3 luglio, intrecciandosi anche con l’altra iniziativa cinefila bolognese della Cineteca di Bologna, “Il Cinema Sotto le Stelle”, nonché le 22 proiezioni gratuite in Piazza Maggiore che si terranno a partire dal 19 giugno fino ad agosto inoltrato e che quest’anno vedranno l’apertura con Il Grande Dittatore di Chaplin.

    Come ogni anno, la Cineteca conferma l’estrema rilevanza e il grande prestigio dell’iniziativa cinefila attraverso ospiti di primo livello del calibro di Wes Anderson (presente il 4 luglio in Piazza Maggiore per ricordare Peter Bogdanovich, scomparso all’inizio di quest’anno, del quale verrà presentato L’ultimo spettacolo – The Last Picture Show), Sandra Sandrelli (che inaugurerà la manifestazione presentando la versione restaurata de Il conformista di Bertolucci), John Landis (che chiuderà il festival con The Blues Brothers e terrà anche un seminario di cinema) e tanti altri.

    Qui il programma completo: https://festival.ilcinemaritrovato.it/programma/?fbclid=IwAR0o4rsvCIEvLUqxANs4xleYszFS3h7RlR1F3J1rCrqduNYxC_HO59O2QYo

    Qui il catalogo in PDF, scaricabile gratuitamente: https://festival.ilcinemaritrovato.it/wp-content/uploads/CR22_CATALOGO_web.pdf?fbclid=IwAR2Yr37ZxUTDZVRGME_8Jgfw655liYhpPmkRpGeILixS9mVn5PXIJXhhqRM

    Di seguito quanto riportato da Ansa Emilia Romagna: “Il Cinema Ritrovato, annunciato dal direttore della Cineteca di Bologna, Gian Luca Farinelli, renderà omaggio ai cento anni di Francesco Rosi con la proiezione della Carmen di Bizet, e ai 70 di Singin’in the rain di Stanley Donen e Gene Kelly, due serate musicali che vanno ad aggiungersi ai gettonatissimi cine-concerti realizzati con l’Orchestra del Teatro Comunale e dedicati, quest’anno, ai cento anni di due capolavori del cinema muto come Nosferatu di Murnau e Femmine folli di von Stroheim.

    Non mancheranno gli omaggi, a Sophia Loren e a Laura Betti. E poi la nuova versione che Coppola ha realizzato del suo Padrino parte III, e il nuovo film di Alice Rorwacher (ospite il 26 giugno), Le pupille, girato proprio a Bologna. Verrà ricordato anche il 1922, anno della marcia su Roma e presa del potere da parte di Mussolini. E poi le mostre: quella già in programma su Pasolini, Forever Sophia su un’icona del glamour internazionale, Mondo Cam Sugar dedicata al settore delle colonne sonore.

    L’edizione 2022 de Il Cinema Ritrovato è dedicata ai due fondatori del festival, Vittorio Boarini e Giampaolo Testa, recentemente scomparsi”.

    PROSEGUE L’EPOPEA DI SCANDALI DI EZRA MILLER

    Risale appena al 23 aprile il nostro articolo dedicato agli ultimi scandali in cui era coinvolto l’interprete di Flash nel DCEU (DC Extended Universe), Ezra Miller: l’attore 29enne era stato arrestato a fine marzo alle Hawaii per disturbo della quiete pubblica e molestie, mentre sempre alle Hawaii era stato nuovamente arrestato il 19 aprile per aggressione di secondo grado.

    Giovedì 9 giugno, è giunta alle voci della cronaca la notizia che i genitori dell’attivista Tokata Iron Eyes accusano l’attore di averla molestata e tormentata fin dall’età di 12 anni. Oggi Tokata è 18enne, ma la denuncia è anche di averla rifornita di LSD, alcool e doni costosi. Nell’articolo di Movieplayer potete trovare ben riassunte tutte le dichiarazioni del caso.

    L’attore ha da poco rivestito i panni di Credence Barebone nel terzo capitolo della saga di Animali Fantastici, mentre lo stand alone The Flash interamente dedicato al suo personaggio è attualmente in post-produzione, con data di uscita 23 giugno 2023. La Warner Bros non aveva paventato nessuna incertezza riguardo al futuro di Miller, ma le accuse cominciano ad essere davvero tante e staremo a vedere l’evolversi delle vicende.

    IL NUOVO FILM DI TI WEST ARRIVA AL CINEMA

    E’ realtà: il nuovo acclamatissimo film horror di Ti West – cineasta americano specializzato nell’horror indipendente -, arriverà nelle nostre sale il 14 luglio! Ad annunciarlo è stata Midnight Factory (etichetta horror di Koch Media), che ha anche presentato il primo poster ufficiale italiano.

    Il film narra di una troupe cinematografica intenta a girare un film a luci rosse presso una remota fattoria del Texas, all’insaputa dei proprietari. Questi ultimi, una strana coppia di anziani, comincerà ad adottare comportamenti molto insoliti nei confronti degli inattesi ospiti, portando a brutali conseguenze.

    La pellicola uscirà in sala con il titolo X – A Sexy Horror Story, ed è descritta dalla critica come uno slasher-omaggio a un certo cinema horror anni ’70 (comunque niente di innovativo in un’epoca di revival nostalgici) con tutte le carte in regola per entusiasmare ogni appassionato. Ha già ricevuto il plauso di gran parte della critica, e si è guadagnata anche gli apprezzamenti di un autore come Stephen King

    E’ da ben sei anni che non vediamo Ti West dietro alla macchina da presa per il grande schermo; l’ultimo suo lavoro è stato il western Nella valle della violenza (2016), sebbene si sia tenuto impegnato nella serialità contribuendo alla realizzazione di serie come Tales From the Loop o Loro.

    Qui il trailer inglese del film: https://www.youtube.com/watch?v=_67iqeUPfB0

    I NUOVI TRAILER DELLA SETTIMANA:

    NOPE, di Jordan Peele: https://www.youtube.com/watch?v=ZQSrEM4pT3Q

    Dopo 3 anni da Noi, il comico e regista Jordan Peele torna sul grande schermo assieme al suo amico e attore feticcio Daniel Kaluuya (candidato come attore protagonista ai Premi Oscar 2018 per Scappa – Get Out, dello stesso Peele), con Nope, fanta-horror dove scommettiamo non mancheranno le vene ironiche e satiriche di Peele. 

    Come affermato dal regista al passato CinemaCon, dove presentò il primo trailer del film, il titolo Nope (slang informale inglese per dire “no”) fa riferimento a quella che dovrebbe essere la reazione del pubblico di fronte al lungometraggio, come una reazione di sgomento o addirittura di shock.

    Questa la sinossi del video: “ ‘Cos’è un miracolo cattivo?’ Il vincitore del premio Oscar® Jordan Peele ha sconvolto e ridefinito l’horror moderno con Scappa – Get Out e poi con Noi – Us. Ora è pronto a creare un nuovo incubo pop: un’esperienza horror epica, Nope. Il film riunisce Peele con il premio Oscar® Daniel Kaluuya (Scappa – Get Out, Judas and the Black Messiah), a cui si uniscono Keke Palmer (Le ragazze di Wall Street, Alice) e il candidato all’Oscar® Steven Yeun (Minari, Okja) nei panni dei residenti di una solitaria valle della California interna, testimoni di una scoperta inquietante e agghiacciante. Il cast di Nope include anche Michael Wincott (Hitchcock, Westworld) e Brandon Perea (The OA, American Insurrection). Il film è scritto e diretto da Jordan Peele ed è prodotto da Ian Cooper (Noi – Us, Candyman) e Jordan Peele per Monkeypaw Productions. Il film sarà distribuito da Universal Pictures in tutto il mondo”.

    Dall’11 agosto al cinema!

    BLACK ADAM, di Jaume Collet-Serra: https://www.youtube.com/watch?v=9Hy27eyYr9A

    Risale ad appena un anno fa l’ultima collaborazione Dwayne Johnson – Jaume Collet-Serra, per la precisione a Jungle Cruise, pellicola d’avventura che ha fatto una breve apparizione nelle nostre sale e che ora trovate disponibile su Disney+.

    La coppia regista – attore approda ora nell’universo cinematografico DC con il personaggio di Black Adam interpretato appunto da “The Rock”: come suo solito, l’attore ha tenuto ad aggiornarci quasi quotidianamente riguardo all’intenso training che lo ha portato alla condizione fisica necessaria per il film, mediante il suo profilo Instagram.

    Questa la sinossi inserita nel video: “quasi 5.000 anni dopo che gli sono stati conferiti i poteri onnipotenti delle antiche divinità, e imprigionato altrettanto rapidamente, Black Adam viene liberato dalla sua tomba terrena, pronto a scatenare la sua forma unica di giustizia nel mondo moderno”.

    L’uscita al cinema del film era stata inizialmente fissata  per il 22 dicembre 2021, ma a causa della pandemia di COVID-19 è stata spostata prima al 29 luglio 2022 ed infine al 21 ottobre 2022.

    STRANGE WORLD – UN MONDO MISTERIOSO, di Don Hall: https://www.youtube.com/watch?v=wDOlZoMZXN8

    Il 61esimo classico Disney diretto dal regista di Big Hero 6, Oceania e Raya e l’ultimo drago, uscirà nelle sale italiane il 24 novembre.

    Le ultime notizie ci aggiornano che il film andrà in Francia direttamente su Disney+ (come punizione per le sue window troppo lunghe) mentre in Italia avrà probabilmente una finestra simil-Encanto (molto, molto breve). Insomma, non buonissime notizie per gli esercenti italiani, che se una volta potevano contare sui film per famiglie targati Disney al fine di rimpinguare un po’ le casse, oggi vedono questa possibilità sempre più remota.

    Come sottolineato accuratamente da questo articolo di Robert Bernocchi, non sottovalutiamo la mossa di Disney di rendere disponibile Doctor Strange su Disney+ già a partire da questo 22 giugno, appena 49 giorni dopo il suo approdo in sala. Prima d’ora questa ipotesi non era mai stata contemplata per i film MCU, ma le cose sembrano cambiare anche su questo versante…

    PREY, di Dan Trachtenberg: https://www.youtube.com/watch?v=1O6D-a5Hq7Y

    Mercoledì 8 giugno è uscito il trailer finale di Prey – dopo un teaser uscito il 16 maggio -, prequel del Predator di John McTiernan, che vede dietro alla macchina da presa Dan Trachtenberg (10 Cloverfield Lane, l’episodio Playtest di Black Mirror) e in uscita il 5 agosto su Disney +. Il film è ambientato nel XVIII secolo e narra dello scontro della protagonista Naru (Amber Midthunder, Legion) e la sua tribù con il famigerato cacciatore alieno.

    IL MOSTRO DEI MARI, di Chris Williams: https://www.youtube.com/watch?v=0Z4idZQhHLU

    Uscirà direttamente su Netflix l’8 luglio, il nuovo lavoro del premio Oscar Chris Williams (Oceania, Big Hero 6). Fra le voci dei personaggi troviamo quelle di Karl Urban, Zaris-Angel Hator, Jared Harris, Marianne Jean-Baptiste, Dan Stevens e Kathy Burke.

    Questa la sinossi del video: “In un’epoca in cui creature terrificanti solcano i mari, i cacciatori di mostri sono considerati veri e propri eroi. E il grande Jacob Holland è di certo il più osannato. Ma quando la giovane Maisie Brumble s’imbarca clandestinamente sulla sua nave leggendaria, l’uomo trova a sorpresa un’alleata. Insieme intraprendono un viaggio epico in acque inesplorate ed entrano nella storia”.

    THE SANDMAN, creata da Neil Gaiman, David S. Goyer e Allan Heinberg: https://www.youtube.com/watch?v=7r5DXLD3cck

    Questa la sinossi del video: “C’è un altro mondo che ci aspetta quando chiudiamo gli occhi per dormire… un posto chiamato “regno del sogno”, dove il signore dei sogni Sandman (Tom Sturridge) dà forma alle nostre paure e fantasie più profonde. Quando però Sogno è catturato all’improvviso e tenuto prigioniero per un secolo, la sua assenza scatena una serie di eventi che sconvolgeranno per sempre i mondi del sonno e della veglia. Per ristabilire l’ordine, questi dovrà attraversare universi e linee temporali per correggere gli errori fatti nella sua lunga esistenza, ritrovando vecchi amici e nemici e incontrando anche nuove entità cosmiche e umane.

    Tratta dall’amata e pluripremiata serie di fumetti di DC Comics scritta da Neil Gaiman, THE SANDMAN è un ricco intreccio di mito e fantasy dark pieno di personaggi forti, che segue le avventure di Sogno nel corso di dieci epici capitoli. Lo sviluppo e la produzione esecutiva sono di Gaiman, affiancato dallo showrunner Allan Heinberg e da David S. Goyer”.

    In streaming su Netflix dal 5 agosto.

    FONTI: Ansa, YouTube, Cinema Ritrovato, Deadline, The Hollywood Reporter, Bad Taste, Instagram, Coming Soon, Everyeye, Movieplayer, Cineguru

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  • LIVE #14: LA FANTASCIENZA DI CARPENTER CON FEDERICO FRUSCIANTE

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    Insieme al mitico Federico Frusciante parliamo di tre capolavori della fantascienza di John Carpenter.

    Indice:
    – Introduzione
    00:00
    – 1997: Fuga da New York
    10:00
    – La cosa
    42:40
    – Essi vivono
    01:22:00

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  • RECENSIONE OBI-WAN KENOBI EPISODIO 3 – SI PUÒ FARE DI PIÙ

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    – Allerta spoiler –

    Siamo ormai a metà della miniserie dedicata ad Obi-Wan Kenobi, uno di personaggi più amati dell’universo di Star Wars, ambientata a metà dei vent’anni che separano La Vendetta dei Sith e Una Nuova Speranza. Mercoledì 1 giugno è uscito su Disney+ il terzo episodio dei sei previsti, che ha chiaramente messo più carne al fuoco, ma allo stesso tempo ha fatto sorgere parecchi dubbi. Cerchiamo di esaminarli insieme.

    È QUESTO IL DUELLO CHE STAVAMO ASPETTANDO?

    La terza puntata di Obi-Wan Kenobi ha portato sullo schermo ciò che quasi tutti gli spettatori si aspettavano e desideravano, un duello tra il vecchio Maestro Jedi e il suo allievo di una volta, ormai completamente trasformato nel malvagio Darth Vader. E malvagio lo è davvero, dato che lo vediamo uccidere brutalmente dei civili con il solo obiettivo di far uscire allo scoperto il nostro protagonista. Il duello tra Vader e Obi-Wan che vediamo in questo episodio, tuttavia, non sembra essere l’epica scena di battaglia che tutti stavamo aspettando dopo quella su Mustafar alla fine di Episodio III; il nostro Jedi non è infatti al massimo delle sue capacità, rinnega ancora la Forza, fa fatica ad utilizzare la spada laser, rimasta “spenta” per tanti anni. È ovvio che avremo un altro scontro decisamente più epico ed emozionante, ma quello che vediamo in questa puntata, nonostante alcune scelte di regia un po’ basiche e poco coraggiose, ci ha regalato alcuni momenti emozionanti. L’entrata in scena di Vader è a dir poco magnifica e la sua malvagità si riversa completamente sul vecchio Jedi: lo vediamo infatti sollevare Obi-Wan e trascinarlo con violenza tra le fiamme, come era successo a parti inverse ne La Vendetta dei Sith. Una scelta interessante, ma che poteva essere messa in scena in modo più suggestivo se si fosse deciso di osare di più a livello di regia e montaggio; nonostante i difetti, questo primo duello fa prevedere una battaglia ancor più epica negli episodi finali e noi ci speriamo davvero tanto!

    RAPPORTI TRA I PERSONAGGI E GESTIONE DEI VILLAIN

    Questo terzo episodio ci ha regalato dei momenti genuinamente emozionanti per quanto riguarda l’evoluzione del rapporto tra Obi-Wan e la piccola Leia. All’interno di una scena in particolare, la ragazzina pone infatti delle domande al Maestro Jedi riguardo i suoi veri genitori, e ciò ci fa capire come, nonostante Leia sia felice con la famiglia Organa, continua ad avere questa naturale curiosità di conoscere sua madre e suo padre, senza immaginare che quest’ultimo è proprio Darth Vader. Fa sorridere come la piccola chieda a Obi-Wan se conosceva sua madre, e commuove come lui si renda conto di quanto Leia sia simile a Padmé. Un momento adorabile che fa sorgere ancora più domande su come il rapporto tra i due possa svilupparsi, tenendo conto del fatto che in Una Nuova Speranza le loro conversazioni sono sempre abbastanza formali, quasi come se non si conoscessero bene o ci fosse dietro qualcosa in più. Staremo a vedere.

    Per quanto riguarda i villain, la comparsa di Darth Vader è stata davvero apprezzata, come abbiamo già detto poche righe fa, tuttavia sono sorte non poche perplessità riguardo la scelta del doppiatore Luca Ward per dare la voce al personaggio, mentre nella versione originale è tornato lo storico James Earl Jones (che a più di novant’anni di età continua a far battere i cuori di tutti). Luca Ward è uno dei doppiatori migliori che abbiamo in Italia, tuttavia il modo in cui la sua splendida voce è stata adattata a Vader non è del tutto convincente, e molti hanno attribuito queste perplessità alla mancanza di un filtro audio che desse giustizia all’iconica maschera indossata il personaggio per respirare. Sia chiaro, non è insopportabile, ma qualche accorgimento in più nella versione italiana sarebbe stato ben accetto. L’Inquisitrice Reva continua ad essere un personaggio interessante, e speriamo di saperne di più sia su di lei che sul suo rapporto con Vader e gli altri Inquisitori, tra i quali per ora non sembra scorrere buon sangue.

    Generalmente la puntata è buona, purtroppo però non possiamo non segnalare alcuni passaggi che hanno fatto storcere il naso, come la strana “fuga” di Obi-Wan dal duello con Vader, l’inseguimento di Leia da parte di Reva, o alcune scelte di trama che paiono un po’ forzate. Ci si è anche interrogati sulla presunta morte del Grande Inquisitore, dato che, se ciò venisse confermato senza spiegazioni, si finirebbe per de-canonizzare gran parte della serie Star Wars Rebels, ambientata in un periodo di tempo successivo a quello in cui si svolgono le vicende di Obi-Wan Kenobi.

    Il dubbio più grande rimane quello sul dove la serie voglia andare a parare; sarà tutto incentrato su Kenobi e sul suo viaggio per salvare la giovane principessa o ci sarà qualcosa di più sotto? Speriamo sinceramente che le nostre domande possano avere una risposta nelle prossime puntate, e soprattutto che torni al più presto in scena il nostro amato Darth Vader!

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  • STRANGER THINGS 4 – LA PRIMA PARTE DELLA RECENSIONE

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    Era il 2016 quando la prima stagione di Stranger Things aveva scosso il mondo della serialità televisiva, configurandosi come punta di diamante delle produzioni Netflix nonché primo vero fenomeno seriale targato dal colosso dello streaming ad arrivare in Italia. L’opera, creata dalla mente dei Fratelli Duffer, cavalcava la wave nostalgica di omaggio agli anni ‘80 che di lì a poco avrebbe invaso definitivamente il piccolo e il grande schermo (e di cui abbiamo già raggiunto il punto di saturazione). Pur non trattandosi di un capolavoro come da molti sbandierato, in quanto costruito come un patchwork di elementi tratti da varie altre opere senza creare nulla di innovativo e rivelandosi come l’esempio perfetto del pop corn movie applicato al mondo seriale, la prima stagione aveva avuto il merito di costruire una narrazione coerente e molto attenta alla caratterizzazione dei personaggi, riuscendo, tra le altre cose, a rilanciare la carriera – apparentemente finita – di star come Winona Ryder e a portare un successo planetario ai giovani protagonisti, su tutti Millie Bobby Brown e Finn Wolfhard. Al primo capitolo erano seguite due stagione molto dimenticabili, in particolar modo la seconda, realizzata in fretta e furia dopo il grande successo iniziale e risultando, di conseguenza, una brutta copia della prima; la terza, pur introducendo un apprezzabile cambio di tono, soffriva di alcuni buchi di sceneggiatura e di una richiesta di sospensione dell’incredulità da parte dello spettatore sempre maggiore, quest’ultimo aspetto riferito più alle azioni degli umani che alla componente sovrannaturale. 

    Si arriva dunque a questa quarta stagione dopo tre anni di attesa a cui corrisponde un salto temporale nella storyline della serie di 12 mesi. Il titolo dell’articolo si riferisce al fatto che questa recensione non può che risultare incompleta a causa della scelta di Netflix di spezzare la stagione in due parti, programmando l’uscita degli ultimi due episodi a distanza di un mese dagli altri sette. Infatti, la tendenza di Netflix di rilasciare gli episodi di una stagione tutti in un colpo solo, dopo aver contribuito al suo successo nei primi anni, si è rivelato negli ultimi tempi un suicidio commerciale, dovuto all’esaurimento in breve tempo delle discussioni riguardo alle opere causato dal binge watching degli utenti. Questo tentativo maldestro di prolungare l’attenzione verso la serie non ha alcuna giustificazione narrativa, ed è dettato da pure esigenze di marketing, con l’episodio 7 (della durata monster e ingiustificata di 1 ora e 40 minuti) che si chiude con tutti i cliffhanger possibili e immaginabili tipici di un episodio di metà stagione.

    Con questo quarto capitolo della saga i Fratelli Duffer provano ad alzare la posta in gioco tentando di costruire una narrazione su più larga scala, spargendo per il mondo i vari personaggi: dall’ormai celebre Hawkins fino alla Russia, passando per la California, rompendo in questo modo l’unione tra i protagonisti che aveva contribuito a costruire il successo della serie. Se da una parte è apprezzabile il tentativo di evoluzione messo in atto, dall’altra le varie storyline proposte non risultano equilibrate, con la sola trama ambientata ad Hawkins a essere capace di interessare veramente, risaltando in particolare il personaggio di Max. Solo qualche guizzo è riscontrabile in quelle dedicate a Eleven e Hopper, come se gli showrunner si fossero dimenticati di una parte dei personaggi, in primis il gruppo californiano, con Will ridotto ormai a mero soprammobile. A complicare ulteriormente la situazione contribuiscono i nuovi arrivati, caratterizzati in maniera più o meno riuscita. Eddie Munson, interpretato da un bravo Joseph Quinn, pur rispettando gli stereotipi del freak belloccio dal cuore d’oro, strappa più di una risata e convince, così come Argyle, introdotto come “linea comica della serie” e capace di creare spassosi siparietti di puro nonsense con l’amico Jonathan, quest’ultimo sacrificato nella sua caratterizzazione solo a favore di una possibile riapertura nella relazione amorosa tra lui e Nancy di cui onestamente non si sentiva minimamente il bisogno. Convincono meno nella scrittura il personaggio interpretato da Jamie Cambell Bower e il personaggio di Dmitri, portato in scena però da un bravo Tom Wlaschiha, lo Jaqen H’ghar di Game of Thrones nonché interprete di uno dei protagonisti del nostrano L’incredibile storia dell’Isola delle Rose di Sidney Sibilia, a cui sono affidate le principali interazioni con Hopper, da cui nascono dei momenti di profonda intimità molto riusciti, grazie al sempre ottimo lavoro sul personaggio di David Harbour. Ma la vera punta di diamante tra tutti i nuovi arrivati è sicuramente Jason Carver interpretato da Mason Dye, capitano della squadra di basket, il classico bello e popolare americano dallo spirito eroico, utilizzato dai Duffer per criticare la società americana nella sua essenza. Il suo personaggio, lo stereotipo della bontà a primo impatto, non si fa problemi a utilizzare i morti di Hawkins per costruire monologhi ispiratori che possano portare la sua squadra a vincere il campionato, aizza le superstizioni e l’ignoranza del popolo americano medio contro il diverso, contro coloro che non rientrano nelle convenzioni sociali. Infine il nuovo villain, Vecna, funziona a livello visivo e sembra ispirato all’immaginario di Lovercraft e da quello di Hellraiser, ma la dinamica delle sue origini, le quali sono costruite come un “grande” colpo di scena che risulta prevedibile con grande anticipo, presenta non poche problematiche a livello di scrittura

    A livello di fonti di ispirazione, dopo aver attinto a piene mani in passato da film come i Goonies, Stand by me, e dal mondo di Stephen King con particolare riferimento a IT e alle opere di George Romero, con questa quarta stagione ci si sposta verso una violenza più esplicita, guardando ai film del maestro dell’horror Stuart Gordon, il cult The Ring e Il silenzio degli Innocenti, ma soprattutto a Nightmare – Dal profondo della notte di Wes Craven, citato nelle sequenze delle uccisioni da parte di Vecna e in un personaggio secondario interpretato da Robert Englund, il celebre Freddy Krueger dell’originale.

    In generale in queste nuove puntate viene dato maggiore spazio all’affascinante Sottosopra, realizzato quasi sempre con grande cura nella CGI ad eccezione della sequenza finale dell’episodio 7 che mostra tutti i limiti di budget della serie – riscontrabile anche nella realizzazione della piccola Eleven nei numerosi flashback. Non mancano i momenti ottimamente costruiti attraverso un sapiente uso del montaggio parallelo, come la sequenza della prima puntata con protagonista i Sinclair, o con l’utilizzo diegetico della musica, come nella celebre scena della terza stagione con la canzone Neverending Story di Limahl, a cui in questo caso fa da contraltare il momento con protagonista Running Up That Hill di Kate Bush che contribuisce alla riuscita del quarto episodio, il migliore di quelli usciti fino ad ora. Se da una parte vengono riproposti gli elementi che hanno contribuito alla fortuna della serie, dall’altra il prodotto si porta dietro le solite ingenuità e problematiche che l’hanno spesso caratterizzata, con combinazioni di eventi che avvengono per pura coincidenza e convenienza, il tutto condito da pochissimo coraggio nel sacrificare personaggi principali nonostante gli eventi pericolosissimi a cui questi prendono parte, o con sequenze infinite di spiegazioni, come se gli sceneggiatori si fossero dimenticati del fatto che le serie tv, come il cinema, dovrebbero costruire la narrazione attraverso le immagini e non -soltanto- con le parole

    Pur portando con sé la sensazione di “brodo allungato” a causa anche della durata titanica dei vari episodi, a conti fatti questa prima parte della quarta stagione mostra un miglioramento produttivo e qualitativo in generale, confermando Stranger Things come l’esempio perfetto di pop-corn serie, con protagonisti in media ben costruiti e creata con l’obiettivo del puro intrattenimento, da cui è corretto non aspettarsi più di questo. Il giudizio definitivo è rinviato a luglio.

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  • RECENSIONE JURASSIC WORLD IL DOMINIO – L’ULTIMA ERA DEI DINOSAURI AL CINEMA?

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    “Siamo in una nuova era. Benvenuti a Jurassic World!”. La solenne delibera del professor Ian Malcolm (Jeff Goldblum) al termine di Jurassic World – Il regno distrutto (2018), col T-rex a piede libero tra i leoni allo zoo e il Mosasauro a inghiottire i surfisti sotto le onde, già preparava il terreno alla dimensione open world e alla diffusione in free roaming di questo nuovo Jurassic World – Il dominio (Jurassic World Dominion) di Colin Trevorrow, regista del requel Jurassic World (2015) che dopo l’intermezzo di Juan Antonio Bayona ritorna al timone registico della saga dei dinosauri per ampliarne gli scenari e traghettarla, forse, alla degna conclusione. 

    FUORI DAL RECINTO

    Quattro anni dopo l’eruzione lavica che ha spazzato via Isla Nublar e dalla fuga in campo aperto da celle e cantine di Lockwood Estate, i dinosauri vivono senza più barriere, liberamente sparpagliati al pascolo selvaggio in ogni latitudine del globo. La multinazionale della genetica Biosyn, capeggiata dalla vecchia volpe Lewis Dodgson (Campbell Scott) – al quale, nel primo Jurassic Park (1993), il programmatore Nedry prometteva il furto degli embrioni nascosti in una bomboletta di schiuma da barba -, grazie a ricche concessioni governative si occupa del recupero delle creature, gestite in una riserva sulle Dolomiti per essere studiate – almeno ufficialmente – come sorgenti di cure farmacologiche. Non tutto è ovviamente come sembra, e mentre una falcidiante invasione di locuste giganti riporta in azione la tenace dottoressa Ellie Sattler (Laura Dern) e lo schivo paleontologo Alan Grant (Sam Neill), ritroviamo la coppia formata da Owen Grady (Chris Pratt) e Claire Dearing (Bryce Dallas Howard) isolata tra i boschi innevati del Nevada, per preservare l’habitat dei dinosauri (l’intelligentissima raptor Blue e sua “figlia” Beta) e proteggere da loschi affaristi l’ormai adolescente Maisie Lockwood (Isabella Sermon), il clone della figlia dell’ex-socio defunto di John Hammond. I due gruppi incroceranno forze e destini per sventare una minaccia nascosta e l’attacco di mastodontici carnivori mai visti prima… 

    Giungendo come pannello finale in coda alla nuova trilogia, Jurassic World – Il dominio si presta a un bilancio riassuntivo e a un giudizio finale sul franchise ripartito nel 2015. La sensazione è che – al di là dell’estasiata meraviglia fanciullesca, mantenuta (quasi) sempre viva e sgargiante, a cui “non ci si abitua mai” (lo dice Ellie Sattler davanti al dolce muso di un baby Protoceratops), garantita dall’aura insieme magica e (ultra)fotorealistica dei dinosauri, oggi come ieri padroni e tiranni incontrastati nell’imponenza suggestiva del grande schermo – non si sia davvero trovato un forte endoscheletro narrativo originale, unitario e coerente sulle cui spalle far reggere impianto, sviluppi, sostanza e ragion d’essere della nuova saga (del resto, anche il primo trittico, sotto l’egida più diretta di Spielberg, andò in calando fino a sfilacciarsi nell’inerzia puerile del Jurassic Park III). Da un episodio all’altro si è andati per tentativi abbozzati e progressive correzioni in corsa, nuovi assortimenti, variazioni e progetti ripresi o abortiti, seguendo la logica crossover di innesti plurimi e ibridazione compulsiva dei tecnici della InGen, nel realizzare in laboratorio il prodotto col magnetismo epidermico e il potenziale più attrattivo e spaventoso per il pubblico di giovanissimi e meno giovani. 

    JURASSIC FIGHT CLUB

    Tuttavia, pur zoppicando tra compromessi e passaggi obbligati (lo spettro completo di rappresentanze di genere, orientamenti sessuali ed etnie compilato con facili automatismi) dell’odierno blockbuster all inclusive addomesticato per le famiglie (la surrogata e caramellosa (ri)composizione familista, dal sapore quasi disneyano, di Owen, Claire e Maisie, seduti davanti al fuoco ad arrostire marshmallow in camicioni di flanella), Dominion spicca come il capitolo più solido e maturo – il migliore, se dobbiamo azzardare – della nuova trilogia, che si libera sia dell’aria turistica incassata nelle rigide maglie del parco a tema del primo episodio (Jurassic World), sia delle striature dark da fiaba gotica intimista rintracciate nel trauma infantile di Fallen Kingdom (con l’Indoraptor come babau notturno degli incubi di Maisie), che restringevano eccessivamente il recinto dell’azione, sacrificando in parte il peso specifico delle creature. Il nuovo film acquista, invece, una dimensione di spettacolo multisetting ed extra-large che attraversa trasversalmente i generi e si sposta senza tregua da una location esotica all’altra. Con il respiro da globetrotter internazionale di un avventuroso Bond movie (la corsa in moto di Owen Grady inseguito dagli Atrociraptor nelle strade di Malta ricorda molto Daniel Craig in motocicletta tra le rocce di Matera, con annessa fuga dal piumato Pyroraptor sui lastroni di ghiaccio incrinato come nell’incipit di No Time To Die, 2021), e le sottotrame action – thriller incentrate su mercenari e trafficanti. E con un illecito black market e un fight club dei dinosauri segreto che – lo ha dichiarato Trevorrow stesso – vorrebbero richiamare le atmosfere dell’affollato melting pot della cantina di Mos Eisley di Star Wars.

    LE ORME DEL CAPOSTIPITE 

    Dopo una roboante corsa con cui, sbalzando qua e là sulla mappa geografica raramente ci si annoia, inevitabilmente il plot (firmato a quattro mani da Trevorrow ed Emily Carmicheal) finisce per rintanarsi nel tipico schema del circuito impenetrabile e protetto (l’ecosistema della riserva BioSyn) scombussolato dall’irruzione emergenziale del caos di malcolmiana memoria (How the world will end è l’apocalittico titolo del nuovo libro dell’amato professore in giacca di pelle e occhiale fumè). Puntando sul lento incedere della pura suspense a pelle d’anfibio (Claire Dearing pedinata a pelo d’acqua da becco e zampe unghiute del therizinosauro), nella seconda parte del film la regia di Trevorrow si esalta come forse mai prima d’ora. Tra spessa luce naturalista e accesi cromatismi fluo, jump-scare al buio delle caverne e nella luce ambrata delle torce e repentini soprassalti sonori degli stinger assault nascosti nello score ansiogeno di Michael Giacchino. Nei movimenti di macchina tra busti e profili degli splendidi animatronics di John Nolan, che tengono a freno la pur eccellente CGI, sorvegliando i personaggi in tagli di inquadratura che – tra pupille che scrutano e dentacci sporgenti dietro i finestrini delle jeep – sono cloni fedelmente derivati dalle immagini mitopoietiche di Jurassic Park. Solo rigonfiate su modelli in scala “più grossi, più rumorosi e con più denti” (secondo le nuove direttive del bestiario della paura). 

    Ci si incunea nelle strettoie di gallerie e cunicoli sotterranei, dissotterrando la claustrofilia senza scampo (magnifiche le scene con i letali Dilofosauri, finalmente villain a pieno titolo dopo la comparsa come semplici ologrammi nel primo Jurassic World) e i salti di tensione del film spielberghiano: le interruzioni di corrente, i sistemi elettrici da ripristinare e la fuga in elicottero verso la salvezza, per poi lasciare il proscenio allo scontro tra titani dei predatori dominanti, notturno, fangoso e fragoroso nei ruggiti del potente sound design: un climax predicibile ma tremendamente efficace, con gli sfracelli assicurati dalla devastante mole oversize del Giganotosauro, special guest che riaccende brividi e scintille del vecchio T-Rex a caccia sotto la pioggia (se ne vorrebbe di più: sogniamo un tripudio di pure forze cine(ma)tiche in lotta tra loro come in un Godzilla vs Kong versione giurassica). Non più un mostruoso guazzabuglio fantasy come L’Indominus Rex o L’Indoraptor, ma un temibile e redivivo predatore preistorico, che segna il ritorno alla selvaggia dimensione primordiale e al richiamo ancestrale del thriller (fanta)scientifico delle origini, con le consuete implicazioni bioetiche sulla catastrofe ecologica e la “metafisica delle identità” di Maisie Lockwood legate in sceneggiatura a doppio filamento di DNA.

    ANTICHI FOSSILI E NUOVA CARNE

    C’era grande attesa per il rientro dei personaggi storici della saga originale, e qui le aspettative non sono andate (troppo) deluse. Sam Neill, Laura Dern e Jeff Goldblum in un attimo ricreano sullo schermo l’alchimia affiatata, l’istintiva empatia e lo smalto dei giorni migliori, restituendo allo spettatore tutto il rispetto e l’affetto malinconico che con ogni evidenza provano per i loro personaggi, e per i ruoli che più di ogni altri li hanno resi delle icone. Il team-up attoriale e narrativo tra vecchie glorie e nuovi innesti, pur con qualche forzatura stridente (il naturale humour di Malcolm si fa isterico e meccanico, con l’innato sexual charisma di Goldblum pure costretto a nascondere il petto nella camicia abbottonata), funziona a dovere, scopre coppie speculari (Grady – Grant e Dearing – Sattler) e porta a termine gli archi narrativi di entrambi i fronti. Con le new entry che si inchinano, immancabilmente sbalordite, davanti alla santa trinità Grant – Sattler – Malcolm, con la devozione riservata alle leggende viventi

    IL MONDO PERDUTO (E RITROVATO)

    Lascia invece più perplessi il fatto che il grande tema fondante di quest’ultimo capitolo, la libera e complicata convivenza di uomini e dinosauri su scala mondiale (qualcuno potrebbe obiettare, con ironia spielberghiana, che la donna erediterà la Terra…), resta a conti fatti in sospeso e irrisolto, eventualmente rimandato a ulteriori futuri sviluppi (?). Con tutte le riflessioni sul destino di umanità e colossi preistorici che restano dunque al di qua del guado, sostanzialmente invariate rispetto alla situazione di partenza: le immagini del notiziario dell’incipit, con gli stegosauri che tagliano la strada alle automobili e l’allosauro che assedia i campeggiatori in roulotte, in fondo sono le stesse del finale, coi triceratopi che marciano tra gli elefanti sullo sfondo di un’alba in stile Re Leone e i parasaurolofi che si confondono tra i cavalli in corsa nel deserto. L’evoluzione delle diverse specie elette nello stesso branco che viaggiano verso un futuro incerto e ignoto, con il passo di creature maestose che sembrano però lontane dal lasciare sul terreno del cinema la gigantesca impronta iconica dell’inarrivabile modello spielberghiano, speriamo non definitivamente estinto. 

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  • LE ULTIME NEWS CINEFILE – LA TRASFORMAZIONE DI BRADLEY COOPER, IL TRAILER DEL NUOVO PINOCCHIO…

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    • LE PRIME IMMAGINI DI BRADLEY COOPER IN MAESTRO

    A cinque anni di distanza dal suo esordio dietro alla macchina da presa con il pluripremiato A Star is Born, Bradley Cooper tornerà il prossimo anno con Maestro, biopic dove interpreterà il leggendario direttore d’orchestra e compositore Leonard Bernstein. Il film è di distribuzione Netflix e l’attore sarà affiancato da Carey Mulligan, nei panni della moglie Felicia Montealegre.

    Nella giornata del 31 maggio sono circolate sul web le prime immagini di Cooper sotto al make up che lo ha letteralmente trasformato nel celebre musicista, e il risultato lascia a bocca aperta. La somiglianza è davvero incredibile.

    In alcuni scatti, Cooper figura anche accanto al regista Steven Spielberg (produttore assieme allo stesso Cooper, Martin Scorsese e Todd Phillips): inizialmente sarebbe dovuto essere proprio Spielberg a dirigere il lungometraggio, ma si è poi dichiarato ben disposto a lasciarlo nelle mani dell’attore una volta che quest’ultimo gli avrebbe chiesto di cedergli l’incarico.

    Pare davvero che l’attore stia mettendo anima e – soprattutto – corpo in questo progetto tanto desiderato.

    In ogni caso, dovremo aspettare il 2023 per vedere il risultato completo nelle nostre sale.

    • IL TRAILER DI PINOCCHIO

    Lo so, siete un po’ confusi.

    Abbiamo avuto il buon Pinocchio in live action di Garrone poco più di due anni fa. A gennaio è stato rilasciato il teaser trailer del nuovo Pinocchio animato in stop-motion di Guillermo del Toro per Netflix (in uscita a dicembre 2022), e il 31 maggio abbiamo avuto un altro trailer di un nuovo live-action di Pinocchio, questa volta di Robert Zemeckis e in uscita direttamente l’8 settembre 2022 su Disney+ (pur essendo visibile anche su Sky Q e tramite app su Now).

    Pare che l’industria cinematografica abbia colto alla lettera l’attributo di “racconto di formazione universale” affibbiato all’opera di Collodi e si sia impegnata un’imperitura serie di trasposizioni.

    Il cast è d’eccezione: Benjamin Evan Ainsworth (The Haunting of Bly Manor) darà la voce al burattino-bambino di legno, Tom Hanks sarà Geppetto, l’italiano Giuseppe Battiston interpreterà Mangiafuoco, Joseph Gordon-Levitt sarà il Grillo Parlante, Cynthia Erivo vestirà i panni della Fata Turchina (dopo le sterili polemiche dell’ultimo anno per via delle sue origini nigeriane), mentre Lorraine Bracco (I Soprano, Quei Bravi Ragazzi) sarà Sofia il Gabbiano, un nuovo personaggio.

    Link al trailer: https://www.youtube.com/watch?v=Iv56zB7qW9s

    • CARY FUKUNAGA: NUOVE ACCUSE DI ABUSI SUL SET

    Cary Fukunaga, regista di No Time to Die, True Detective e Maniac, è finito nuovamente in una bufera mediatica e giudiziaria: appena pochi giorni fa era stato accusato di molestie da alcune attrici fra cui Rachelle Vinberg, che in un post aveva dichiarato che Fukunaga “traumatizza le donne. Ho parlato con molte ragazze. Vaffanculo Cary. Ho passato molti anni ad aver paura di lui. Quest’uomo è un molestatore e fa queste cazzate da anni”. A Vinberg si sono così accodate anche anche le gemelle Hannah e Cailin Loesch, dirette da Fukunaga in Maniac.

    Ora, è Rolling Stone a riportarci un ulteriore episodio di molestie sul set – configurato come “abuso di potere” : durante le riprese di Masters of the Air, miniserie sulla Seconda Guerra Mondiale, Fukunaga avrebbe scattato delle foto aggiuntive a delle comparse vestite da prostitute; solitamente non è compito del regista adoperarsi per questi compiti, e la persona citata da Rolling Stone dichiara che il regista avrebbe prolungato assai la sua permanenza sul set, chiedendo alle attrici di assumere posizioni eufemisticamente esplicite.

    Seguiremo lo sviluppo del caso mediatico: certo è che le accuse contro Fukunaga cominciano a moltiplicarsi.

    • LEONE D’ORO ALLA CARRIERA PER CATHERINE DENEUVE

    Lungo la 79a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, all’attrice francese Catherine Deneuve sarà riconosciuto il prestigioso Leone D’oro alla Carriera. La decisione è stata presa dal Cda della Biennale di Venezia, che ha fatto propria la proposta del Direttore della Mostra Alberto Barbera.

    Queste le dichiarazioni a caldo dell’attrice: “È una gioia ricevere questo premio prestigioso alla Mostra di Venezia, che amo e conosco da molto tempo, da quando Bella di giorno di Luis Buñuel ha ricevuto a suo tempo il Leone d’Oro. È un onore inoltre essere stata scelta per questo omaggio dalla Mostra, perché mi ha accompagnato molto spesso per tanti film. Grazie. Con amicizia.

    Alle sentite parole di Deneuve si sono aggiunte anche quelle del Direttore Barbera, trovate tutto sul sito della Biennale a questo link.

    L’ultimo film in cui abbiamo avuto modo di vederla è stato quello di produzione franco-giapponese, Le Verità (2019), di Hirokazu Kore’eda, fra l’altro in competizione sempre a Venenzia per il Leone d’oro al miglior film.

    • IL TEASER TRAILER PER 1899, LA SERIE DEI CREATORI DI DARK

    Il 31 maggio, Netflix ha rilasciato il primo teaser trailer di 1899, la nuova serie tv le cui cabine produttive sono guidate dagli stessi creatori di Dark.

    Dal trailer si intuisce molto poco del contenuto della serie, ma come riportato dal sito Ciakclub.it: “1899 racconterà la storia di un gruppo di migranti che si imbarcano su una nave per attraversare l’Oceano Atlantico e arrivare da Londra a New York. I passeggeri, tutti europei, sono accomunati da grandi speranze e sogni per il nuovo secolo e per la loro nuova vita in America. Ma quando scopriranno di un’altra imbarcazione in mare aperto il loro viaggio prenderà una svolta inaspettata, trasformandosi in un vero e proprio incubo.

    Il primo trailer esteso arriverà online tra due settimane e con esso sapremo anche la data d’uscita della serie tv.

    Link al trailer cliccando qui.

    Fonti: Deadline, BadTaste, The Hollywood Reporter, Coming Soon, Indiewire, Filmpost, Rolling Stone, Ciakclub

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  • #14 STRADE PERDUTE: L’HORROR SECONDO ROBERT EGGERS (THE WITCH E THE LIGHTHOUSE)

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    LINK ALL’EPISODIO

    Con Luca Orusa, Alberto Faggiotto e Mattia Bianconi oggi andiamo ad approfondire il cinema di Robert Eggers, uno dei più grandi talenti contemporaneo.

    Indice:
    03:00 – The VVitch
    32:37 – The Lighthouse

    Per un approfondimento sull’ultima opera di Eggers “The Northman” ascoltate la puntata dedicata

  • LIVE #13 – IL CINEMA DEGLI ANNI ’90 DI CLINT EASTWOOD

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    I nostri due Alessandri (Catana e Corrao) ci parlano di tre opere magistrali dirette dal maestro Clint Eastwood negli anni ’90.

    Indice:
    03:00 – Gli Spietati
    26:45 – Un mondo perfetto
    52:20 – I ponti di Madison County

    Seguiteci su Youtube e Twitch per non perdervi le prossime Live!

  • CANNES 2022 – TUTTI I VINCITORI

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    Si è concluso ieri il 75esimo festival di Cannes, che ha visto trionfare la commedia nera Triangle of Sadness, film del regista svedese Ruben Östlund, che vince così la sua seconda Palma d’Oro (il premio più importante del festival) dopo quella del 2017 ricevuta per The Square.

    Di seguito tutti i premi assegnati:

    Palma d’oro per il Miglior Film

    Triangle of Sadness – Ruben Östlund

    Grand Prix de la Jury, ex equo

    Stars at Noon – Claire Denis

    Close – Lukas Dhont

    Premio alla Regia

    Park Chan-wook – Decision to Leave 

    Premio della Giuria, ex aequo

    Eo – Jerzy Skolimowski

    Le otto montagne – Felix Van Groeningen e Charlotte Vandermeersch

    Premio alla Sceneggiatura

    Tarik Saleh – Boy from Heaven 

    Premio per la Migliore Interpretazione Femminile

    Zar Amir Ebrahimi – Holy Spider

    Premio per la Migliore Interpretazione Maschile 

    Song Kang-ho – Broker

    Camera D’or 

    Riley Keough e Gina Gammell – War Pony

    Palma d’oro per il Miglior Cortometraggio

    The Water Murmurs – Jianying Chen

    Menzione Speciale della Giuria

    Plan 75 – Chie Hayakawa

    Un Certain Regard  

    Les Pires – Lise Akoka e Romane Gueret

    Premio della Giuria 

    Joyland – Saim Sadiq

    Miglior Regia 

    Alexandru Belc – Metronom

    Migliore Interpretazione, ex aequo

    Vicky Krieps – Corsage

    Adam Bessa – Harka

    Miglior Sceneggiatura 

    Maha Haj – Mediterranean Fever 

    Menzione Speciale della Giuria ‘Coup de Cœur’

    Rodeo – Lola Quivoron

    Gran Premio Settimana Internazionale della Critica

    La jauría – Andrés Ramírez Pulido

    Palma d’oro onoraria

    Forrest Whitaker

    Tom Cruise

    Per una selezione ancora più completa di tutti (ma proprio tutti!) i premi assegnati alla fine dell’ultimo festival di Cannes, vi invitiamo a leggere questo articolo di cinefacts.it;

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