Author: Frames Cinema

  • LE ULTIME NEWS CINEFILE: IL RITORNO DI INDIANA JONES E LO SLASHER CON WINNIE THE POOH

    type=”flex” hundred_percent=”no” hundred_percent_height=”no” min_height=”” hundred_percent_height_scroll=”no” align_content=”stretch” flex_align_items=”flex-start” flex_justify_content=”flex-start” flex_column_spacing=”” hundred_percent_height_center_content=”yes” equal_height_columns=”no” container_tag=”div” menu_anchor=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” status=”published” publish_date=”” class=”” id=”” spacing_medium=”” margin_top_medium=”” margin_bottom_medium=”” spacing_small=”” margin_top_small=”” margin_bottom_small=”” margin_top=”” margin_bottom=”” padding_dimensions_medium=”” padding_top_medium=”” padding_right_medium=”” padding_bottom_medium=”” padding_left_medium=”” padding_dimensions_small=”” padding_top_small=”” padding_right_small=”” padding_bottom_small=”” padding_left_small=”” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” link_color=”” link_hover_color=”” border_sizes=”” border_sizes_top=”” border_sizes_right=”” border_sizes_bottom=”” border_sizes_left=”” border_color=”” border_style=”solid” box_shadow=”no” box_shadow_vertical=”” box_shadow_horizontal=”” box_shadow_blur=”0″ box_shadow_spread=”0″ box_shadow_color=”” box_shadow_style=”” z_index=”” overflow=”” gradient_start_color=”” gradient_end_color=”” gradient_start_position=”0″ gradient_end_position=”100″ gradient_type=”linear” radial_direction=”center center” linear_angle=”180″ background_color=”” background_image=”” background_position=”center center” background_repeat=”no-repeat” fade=”no” background_parallax=”none” enable_mobile=”no” parallax_speed=”0.3″ background_blend_mode=”none” video_mp4=”” video_webm=”” video_ogv=”” video_url=”” video_aspect_ratio=”16:9″ video_loop=”yes” video_mute=”yes” video_preview_image=”” render_logics=”” absolute=”off” absolute_devices=”small,medium,large” sticky=”off” sticky_devices=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_background_color=”” sticky_height=”” sticky_offset=”” sticky_transition_offset=”0″ scroll_offset=”0″ animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=”” filter_hue=”0″ filter_saturation=”100″ filter_brightness=”100″ filter_contrast=”100″ filter_invert=”0″ filter_sepia=”0″ filter_opacity=”100″ filter_blur=”0″ filter_hue_hover=”0″ filter_saturation_hover=”100″ filter_brightness_hover=”100″ filter_contrast_hover=”100″ filter_invert_hover=”0″ filter_sepia_hover=”0″ filter_opacity_hover=”100″ filter_blur_hover=”0″][fusion_builder_row][fusion_builder_column type=”1_1″ layout=”1_1″ align_self=”auto” content_layout=”column” align_content=”flex-start” valign_content=”flex-start” content_wrap=”wrap” spacing=”” center_content=”no” link=”” target=”_self” min_height=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” type_medium=”” type_small=”” order_medium=”0″ order_small=”0″ dimension_spacing_medium=”” dimension_spacing_small=”” dimension_spacing=”” dimension_margin_medium=”” dimension_margin_small=”” margin_top=”” margin_bottom=”” padding_medium=”” padding_small=”” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” hover_type=”none” border_sizes=”” border_color=”” border_style=”solid” border_radius=”” box_shadow=”no” dimension_box_shadow=”” box_shadow_blur=”0″ box_shadow_spread=”0″ box_shadow_color=”” box_shadow_style=”” background_type=”single” gradient_start_color=”” gradient_end_color=”” gradient_start_position=”0″ gradient_end_position=”100″ gradient_type=”linear” radial_direction=”center center” linear_angle=”180″ background_color=”” background_image=”” background_image_id=”” background_position=”left top” background_repeat=”no-repeat” background_blend_mode=”none” render_logics=”” filter_type=”regular” filter_hue=”0″ filter_saturation=”100″ filter_brightness=”100″ filter_contrast=”100″ filter_invert=”0″ filter_sepia=”0″ filter_opacity=”100″ filter_blur=”0″ filter_hue_hover=”0″ filter_saturation_hover=”100″ filter_brightness_hover=”100″ filter_contrast_hover=”100″ filter_invert_hover=”0″ filter_sepia_hover=”0″ filter_opacity_hover=”100″ filter_blur_hover=”0″ animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=”” last=”true” border_position=”all” first=”true”][fusion_text columns=”” column_min_width=”” column_spacing=”” rule_style=”default” rule_size=”” rule_color=”” content_alignment_medium=”” content_alignment_small=”” content_alignment=”justify” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” margin_top=”” margin_right=”” margin_bottom=”” margin_left=”” font_size=”” fusion_font_family_text_font=”” fusion_font_variant_text_font=”” line_height=”” letter_spacing=”” text_color=”” animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=””]

    INDIANA JONES 5: PRIME IMMAGINI E RIVELAZIONI

    Dopo tanto (troppo) tempo di attesa, è stata finalmente diffusa la prima immagine ufficiale di Indiana Jones 5, un progetto ancora senza titolo in arrivo in sala nel giugno 2023. Suggestiva, affascinante, con un Harrison Ford in silhouette che sembra tornato più forte che mai a interpretare i panni del nostro professore universitario e avventuriero preferito.

    È stato un percorso sofferto quello che ci ha portato a questa prima immagine: il progetto era già stato annunciato nel 2016, ma tra ripensamenti, false partenze, la rinuncia alla regia di Steven Spielberg (e questo fa male!), si è trascinato a fatica fino ad oggi. Nel maggio 2020 la regia è passata a James Mangold, che ha già diretto Logan e Le Mans ’66, mentre i vari rumor sulla scelta di attori come Chris Pratt o Bradley Cooper per interpretare Henry Jones Jr. sono stati ufficialmente smentiti nel dicembre 2020. All’interno del cast, oltre ad Harrison Ford, si parla di Mads Mikkelsen (forse il nostro villain), Antonio Banderas e Phoebe Waller-Bridge, star di Fleabag.

    Per quel che riguarda la trama, non si conoscono ancora notizie confermate, ma sembra che sarà ambientato negli anni ’60 e in qualche modo esplorerà il tema dei viaggi nel tempo. Per ora non possiamo fare altro che aspettare il giugno del prossimo anno, e sperare che il film non deluda come lo scorso capitolo Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo. Harrison Ford ha dichiarato pochi giorni fa “Abbiamo quasi completato il film, ci sarà la musica di John Williams. È stata un’esperienza meravigliosa […], sono davvero orgoglioso del film che abbiamo fatto.”

    DUNE PARTE II: LE NOVITÀ SUL SEQUEL

    Nell’autunno 2021, l’uscita di Dune, il blockbuster di fantascienza diretto da Denis Villeneuve, è stata accolta con opinioni decisamente positive, e un sequel è più atteso che mai. Lo stesso regista aveva subito parlato di Dune: Parte II, la cui uscita è stata fissata al 20 ottobre 2023. L’adattamento dei romanzi di Frank Herbert da parte di Denis Villeneuve segue una strada decisamente particolare, che l’anno ha generalmente convinto pubblico e critica, e ora l’attore Javier Bardem ha dichiarato che questo secondo capitolo potrà stupire anche chi è già a conoscenza delle vicende dai libri: “credo che abbiano fatto un ottimo lavoro nel mettere insieme i pezzi in un modo che sorprenderà le persone. […] rimarranno sorpresi dal modo in cui il tutto è stato messo insieme. Mi ha molto commosso”. Bardem tornerà nel sequel ad interpretare il personaggio di Stilgar, che pare riceverà un’attenzione maggiore e un ruolo più ampio rispetto al primo film; nel cast è confermata anche la presenza di Christopher Walken nel ruolo dell’imperatore galattico. Le dichiarazioni fino ad ora appaiono decisamente promettenti, si spera in un sequel che possa farci entrare ancora di più nel mondo fantastico di Dune.

    WINNIE THE POOH PROTAGONISTA DI UN HORROR SLASHER

    Ebbene sì, sembra una storiella simpatica architettata per fare qualche visualizzazione in più, ma è la verità. Winnie the Pooh, il tenero orsetto di peluche nato dalla penna di Alan Alexander Milne, poi protagonista di tanti film d’animazione Disney, diventerà uno spietato assassino, insieme al suo fedele compagno Pimpi, il timido maialino rosa. Il personaggio di Winnie the Pooh è infatti libero dai diritti dal 1 gennaio 2022, e naturalmente qualcuno ne ha subito approfittato per stravolgere completamente la sua immagine e, potenzialmente, rovinare l’infanzia in modo permanente a dei bambini ormai cresciuti. Questo qualcuno è Rhys Frake-Waterfield, regista e sceneggiatore che ad oggi ha la firma su appena due sceneggiature sconosciute e non particolarmente apprezzate. I presupposti quindi non sono dei migliori, ma va detto che le immagini trapelate online fanno pensare a un horror sulla scia degli slasher anni ’80, solo decisamente più trash, che speriamo non si prenda troppo sul serio.

    Il titolo del film sarà Winnie the Pooh: Blood and Honey, e vedrà Pooh e Pimpi trasformarsi in violenti assassini dopo essere stati completamente abbandonati da Christopher Robin, ormai cresciuto. Ciò ha fatto sì che i due animaletti diventassero praticamente dei selvaggi, costantemente a caccia di prede. Internet è esploso alla vista delle prime immagini, tanto che il regista ha dichiarato di voler far uscire il film il prima possibile per raccogliere subito le reazioni. Non ci si dovrà aspettare quindi una pellicola di livello alto, ma un prodotto volto semplicemente ad intrattenere il pubblico e magari a spaventarlo un po’. Naturalmente non sarà un film per bambini, e come lo stesso Rhys Frake-Waterfield ha ribadito “non va assolutamente confuso con la versione della Disney”!

    RICH FLU: L’EPIDEMIA CHE ATTACCA I RICCHI

    Visto il difficile periodo che stiamo vivendo da ormai oltre due anni, sembra un po’ scontato e probabilmente rischioso tornare a parlare di epidemie al cinema; tuttavia, il regista Galder Gatzelu-Urrutia (già autore de Il buco, uno degli originali Netflix più visti nel 2020) ha deciso di gettarsi in questa sfida. Rich Flu, thriller prodotto da Pablo Larraìn, tratterà proprio di una bizzarra epidemia che, come si può dedurre da un nome, sembra colpire inizialmente solo le persone più ricche e potenti al mondo, per poi evolvere raggiungendo chiunque. I presupposti sono intriganti, e possono anche far immaginare una riflessione a livello sociale e politico intorno all’estrema ricchezza e influenza di alcuni personaggi, e su come il denaro può trasformarsi in un pericolo. Nel cast di Rich Flu sono stati confermati Daniel Bruhl (Bastardi senza gloria, Rush), Rosamund Pike (Gone Girl) e Macaulay Culkin, il piccolo Kevin di Mamma ho perso l’aereo. Non si conosce ancora una data di uscita, ma è chiaro che le informazioni relative alla trama hanno già acceso l’interesse di molti. Per ora possiamo solo essere contenti che per una volta non abbiano scelto di parlare di COVID!

    [fusion_separator style_type="single solid" hide_on_mobile="small-visibility,medium-visibility,large-visibility" sticky_display="normal,sticky" class="" id="" flex_grow="0" top_margin="5" bottom_margin="45" width="" alignment="center" border_size="2" sep_color="#a13600" icon="" icon_size="" icon_color="" icon_circle="" icon_circle_color="" /][fusion_testimonials design="classic" navigation="no" speed="" backgroundcolor="" textcolor="" random="" hide_on_mobile="small-visibility,medium-visibility,large-visibility" class="" id=""][fusion_testimonial name="Renata Capanna" avatar="image" image="https://framescinemawebzine.com/wp-content/uploads/2021/08/frames.jpg" image_id="3480|full" image_border_radius="" company="Redattrice" link="https://www.framescinema.com/redazione-renata-capanna" target="_blank"]

    Questo articolo è stato scritto da:

    [/fusion_testimonial][/fusion_testimonials]

  • RECENSIONE TOP GUN MAVERICK – IL CREPUSCOLO DEGLI IDOLI ANNI ’80

    type=”flex” hundred_percent=”no” hundred_percent_height=”no” min_height=”” hundred_percent_height_scroll=”no” align_content=”stretch” flex_align_items=”flex-start” flex_justify_content=”flex-start” flex_column_spacing=”” hundred_percent_height_center_content=”yes” equal_height_columns=”no” container_tag=”div” menu_anchor=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” status=”published” publish_date=”” class=”” id=”” spacing_medium=”” margin_top_medium=”” margin_bottom_medium=”” spacing_small=”” margin_top_small=”” margin_bottom_small=”” margin_top=”” margin_bottom=”” padding_dimensions_medium=”” padding_top_medium=”” padding_right_medium=”” padding_bottom_medium=”” padding_left_medium=”” padding_dimensions_small=”” padding_top_small=”” padding_right_small=”” padding_bottom_small=”” padding_left_small=”” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” link_color=”” link_hover_color=”” border_sizes=”” border_sizes_top=”” border_sizes_right=”” border_sizes_bottom=”” border_sizes_left=”” border_color=”” border_style=”solid” box_shadow=”no” box_shadow_vertical=”” box_shadow_horizontal=”” box_shadow_blur=”0″ box_shadow_spread=”0″ box_shadow_color=”” box_shadow_style=”” z_index=”” overflow=”” gradient_start_color=”” gradient_end_color=”” gradient_start_position=”0″ gradient_end_position=”100″ gradient_type=”linear” radial_direction=”center center” linear_angle=”180″ background_color=”” background_image=”” background_position=”center center” background_repeat=”no-repeat” fade=”no” background_parallax=”none” enable_mobile=”no” parallax_speed=”0.3″ background_blend_mode=”none” video_mp4=”” video_webm=”” video_ogv=”” video_url=”” video_aspect_ratio=”16:9″ video_loop=”yes” video_mute=”yes” video_preview_image=”” render_logics=”” absolute=”off” absolute_devices=”small,medium,large” sticky=”off” sticky_devices=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_background_color=”” sticky_height=”” sticky_offset=”” sticky_transition_offset=”0″ scroll_offset=”0″ animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=”” filter_hue=”0″ filter_saturation=”100″ filter_brightness=”100″ filter_contrast=”100″ filter_invert=”0″ filter_sepia=”0″ filter_opacity=”100″ filter_blur=”0″ filter_hue_hover=”0″ filter_saturation_hover=”100″ filter_brightness_hover=”100″ filter_contrast_hover=”100″ filter_invert_hover=”0″ filter_sepia_hover=”0″ filter_opacity_hover=”100″ filter_blur_hover=”0″][fusion_builder_row][fusion_builder_column type=”1_1″ layout=”1_1″ align_self=”auto” content_layout=”column” align_content=”flex-start” valign_content=”flex-start” content_wrap=”wrap” spacing=”” center_content=”no” link=”” target=”_self” min_height=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” type_medium=”” type_small=”” order_medium=”0″ order_small=”0″ dimension_spacing_medium=”” dimension_spacing_small=”” dimension_spacing=”” dimension_margin_medium=”” dimension_margin_small=”” margin_top=”” margin_bottom=”” padding_medium=”” padding_small=”” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” hover_type=”none” border_sizes=”” border_color=”” border_style=”solid” border_radius=”” box_shadow=”no” dimension_box_shadow=”” box_shadow_blur=”0″ box_shadow_spread=”0″ box_shadow_color=”” box_shadow_style=”” background_type=”single” gradient_start_color=”” gradient_end_color=”” gradient_start_position=”0″ gradient_end_position=”100″ gradient_type=”linear” radial_direction=”center center” linear_angle=”180″ background_color=”” background_image=”” background_image_id=”” background_position=”left top” background_repeat=”no-repeat” background_blend_mode=”none” render_logics=”” filter_type=”regular” filter_hue=”0″ filter_saturation=”100″ filter_brightness=”100″ filter_contrast=”100″ filter_invert=”0″ filter_sepia=”0″ filter_opacity=”100″ filter_blur=”0″ filter_hue_hover=”0″ filter_saturation_hover=”100″ filter_brightness_hover=”100″ filter_contrast_hover=”100″ filter_invert_hover=”0″ filter_sepia_hover=”0″ filter_opacity_hover=”100″ filter_blur_hover=”0″ animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=”” last=”true” border_position=”all” first=”true”][fusion_text columns=”” column_min_width=”” column_spacing=”” rule_style=”default” rule_size=”” rule_color=”” content_alignment_medium=”” content_alignment_small=”” content_alignment=”justify” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” margin_top=”” margin_right=”” margin_bottom=”” margin_left=”” font_size=”” fusion_font_family_text_font=”” fusion_font_variant_text_font=”” line_height=”” letter_spacing=”” text_color=”” animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=””]

    SULLE ALI DELLA NOSTALGIA 

    L’alba rosso fuoco posata sulle increspature luccicanti dell’oceano. I tecnici al lavoro e i piloti ai blocchi di partenza, stagliati in nero dal controluce sul ponte della portaerei della Marina. Il vento e il fumo, ruote in pista e carrelli in ritirata. Le possenti fiammate dei propulsori e il rombo supersonico dei reattori dei caccia che si alzano in volo, spiegando le ali sulle vibrazioni synth pop dello score di Harold Faltermeyer, virate nella battagliera percussione rock della Danger Zone di Kenny Loggins scolpita dal nostro Giorgio Moroder. Quando appare perfino la didascalia esplicativa sul corpo speciale d’élite dei “Top Gun” (“up there with the best of the best”, recitava con yuppismo infervorato la tagline della vecchia locandina), si completa l’esatta replica anastatica, in formato cartolina fotografica appesa al muro dei ricordi, di un panorama della nostalgia rimembrato con nitore visivo e mood emozionale riattivati a pieni giri: fin dal prologo, Top Gun: Maverick  di Joseph Kosinski – presentato in pompa magna al 75° Festival di Cannes, con tanto di spiegamento di frecce tricolori e Palma d’Oro speciale a un applauditissimo Tom Cruise – viaggia in direzione temporale nell’estetica di una dorata golden hour dello spirito anni ’80, facendo ritorno alla patinatura espressiva delle atmosfere dell’originale Top Gun (1986) di Tony Scott. Per tastare ciò che resta della consistenza del mito, delle figure incastonate nell’immaginario della gonfia retorica patriottica del decennio reaganiano, a trentasei anni di distanza (il nuovo film era pronto dal 2020, l’uscita in sala è stata posticipata per l’emergenza pandemica). Ritroviamo quindi il carisma sfacciato e il sorrisone smagliante – appena venato di malinconia – del più abile pilota di caccia dell’aviazione navale, “l’uomo più veloce del mondo”, il capitano di vascello Pete “Maverick” Mitchell (l’immarcescibile Tom Cruise). 

    In seguito allo scontro aereo con i MiG sovietici, concluso nel salvataggio del vecchio compagno di accademia Tom “Iceman” Kazansky (Val Kilmer), Maverick, fedele alla sua indole ribelle (fin dal nome: Maverick = dissidente, cane sciolto) e allergico alla disciplina, per tutti questi anni ha rifiutato ogni avanzamento di carriera, preferendo restare in pista come collaudatore, al solo comando dei caccia che ancora guida come nessun’altro, ma che stanno per essere soppiantati da sofisticatissimi droni da guerra di ultima generazione. Tra amare memorie e una scorrazzata in moto verso i tramonti del deserto californiano, il nostro è richiamato all’ordine per addestrare un gruppo di giovani piloti Top Gun a una missione temeraria: distruggere una pericolosa riserva di plutonio nascosta in un inaccessibile canyon di uno Stato canaglia. Tra le nuove reclute, si troverà di fronte il tenente Bradley “Rooster” Bradshaw (Miles Teller), figlio del compianto “Goose” Bradshaw, morto proprio in un tragico incidente tra le braccia di Maverick, a cui il giovane Bradshaw porta un rancore inestinguibile per l’accaduto. Tra i sensi di colpa che riaffiorano dal passato e un futuro incerto che prepara la sostituzione dei piloti, Maverick sarà costretto ad un ultimo, decisivo volo… 

    TECNOLOGIE DELL’ACTION MUSCOLARE 

    Come in uno scintillante riflesso che abbaglia nel tramonto arrossato, riverberato dalle lenti a goccia degli irrinunciabili Ray Ban Aviator, Top Gun: Maverick si rispecchia come tenace residuato bellico in quel prototipo di cinema war-action anni ’80, oggi in disuso – fuori scala e fuori produzione -, che fu il suo fiammeggiante predecessore: il quale, nello stretto abitacolo degli F-14 Tomcat, saldava la suprema sintesi del blockbuster tecnologico USA nella perfetta collisione del corpo muscolare come superpotenza dominante, e della macchina (cinema) militare, calibrata al millimetro, come prima leva di supremazia economica, mediale e industriale. Da allora, le cose sono radicalmente mutate, incrinando questo binomio che al culmine dei gloriosi ’80 appariva perfetto e inscalfibile. 

    Con i progressi dell’arsenale militare occorsi in parallelo all’upgrade dei nuovi mezzi tecnici e grafici impiegati per implementare il cinema hollywoodiano: passaggi che il film sembra perlustrare con consapevolezza teorica e autoriflessiva. Con le incrinature e le ammaccature inferte dalle nuove dotazioni tecnologiche (i droni da battaglia come il cinema digitale) al culto e al primato di un corpo attoriale addestrato alla massima prestanza ed efficienza, che improvvisamente è messo da parte e scopre la debolezza intrinseca dei suoi limiti fisiologici, sempre più inaffidabili per i nuovi padroni (produttori (e) generali), che mal tollerano la defettibilità e le intemperanze della variabile umana: “un pilota che deve dormire, mangiare, pisciare” e agire istintivamente di testa propria è meno manovrabile di un drone iper-programmato che esegue meccanicamente gli ordini (lo spiega il duro Cain di Ed Harris). 

    GLI ULTIMI AVVENTURIERI DELL’ARIA

    Le ferite aperte in questo corpo svalutato e ridimensionato, a rischio smantellamento e sulla via del congedo, senza più (troppi) gradi di machismo appuntabili sui pettorali, sono il cuore del conflitto drammatico e anagrafico incarnato nel bilancio introspettivo – e retrospettivo – della figura del reduce Maverick, che perde incoscienza impudente e acquista intenso spessore rimontando “in sella” come in un western crepuscolare, per l’ultima cavalcata da audace e disilluso avventuriero dell’aria. Non disdegnando la distensione nel romance con la vecchia fiamma Penny (Jennifer Connelly), che lo attende al balcone del bar e lo riporta a casa in un abbraccio di amorose dissolvenze incrociate. Con in più la matura assunzione di Maverick a padre putativo (di Rooster), che porta con sé il peso della responsabilità e delle scelte individuali quasi come un eroe eastwoodiano in disarmo. Che riprende a volare abbattendo il muro del suono e il countdown del cronometro per ribadire l’incidenza performativa del fattore umano, in allarme estinzione sotto il controllo degli algoritmi. 

    “Il tempo è il vero avversario” da battere, viene detto. La sfida di questo Maverick è quella di gettarsi nella contesa dei moderni mastodonti action da grande schermo testardamente ancorato a un cinema che per tirare avanti si volge indietro, che decolla verso il nuovo che avanza atterrando nel piacere nostalgico di una preziosa retroguardia stilistica, iconografica e narrativa. I volteggi degli stormi di caccia sfreccianti in formazione, e le scie dei duelli ingaggiati sul ring aereo sospeso sul vuoto (il cosiddetto dogfighting), seguono le traiettorie di un realismo fluido e una “logistica della percezione” sballottata ma sempre intelligibile, che contiene il respiro avvincente e godibile di un cinema dell’esperienza-limite e dell’adrenalina di classica solidità, fedele allo spirito dell’originale. Con le ben collaudate e vertiginose soggettive e contro-soggettive dall’abitacolo, sottosopra e in volo a rovescio, che agganciano i bersagli e pilotano l’ottima coreografia della tensione nei movimenti a razzo nello spazio esterno, ristretto a bassa quota in un fatale cul-de-sac (la voragine del canyon), che complica la ricerca del punto di fuga per sorvolare le minacce dei missili puntati e schizzare fuori verso una salvezza a tempo record. “Non è l’aereo, è il pilota” a contare, è il mantra operativo. Eppure, anche il nuovo Top Gun, come altre recenti e celebri saghe che riaccendono il capitale nostalgico sepolto in soffitta, non può esimersi dal canonico step del ritrovamento del vecchio relitto perduto, rispolverato a sorpresa e riportato a nuovo splendore (come già accaduto alle jeep di Jurassic World e alla macchina dei Ghostbusters): qui è il caso del mitico F-14 Tomcat, che rifornito di nuovo combustibile simbolico decolla come obsoleto pezzo da museo per giocare la sua partita in mezzo agli ultimi avveniristici ritrovati della tecnologia aeronautica. 

    CRUISING IN THE AIR: LA RESISTENZA DELL’ICONA 

    Top Gun, duepunti, Maverick. Il titolo non potrebbe fare più chiarezza sulla piena coincidenza del film con il suo eroe/interprete, nemmeno esplicitando il segno della piena equivalenza (Top Gun = Maverick). Tutto (ri)nasce, si svolge e si risolve nella presenza granitica del totem Cruise, primo artefice e vero demiurgo dell’operazione (ben assistito da Kosinski e dal fido Christopher McQuarrie alla sceneggiatura). Monumento in corso d’opera alla persistenza della sua coriacea icona divistica, testata in un’ulteriore batteria di prove fisiche ed esercitazioni sul campo, atte inoltre a verificare, dentro e fuori la narrazione, l’opportunità del ricambio generazionale: se ci siano reclute adatte a ereditarne il ruolo e prenderne il posto, a cui insegnare il mestiere di un cinema depotenziato, che sembra virare in tutt’altre direzioni (su piattaforma), rispetto a chi, come l’attore-producer, ha resistito alle sirene dello streaming pur di consegnare il film alle sale (con tanto di caloroso welcome on board a margine, con cui Tom stesso ci invita, seduto in poltrona, alla rinnovata magia del rito della visione in sala: “Siamo entusiasti che siate venuti qui!”). 

    Il suo Maverick resta comunque un unicum, ed è un preciso scambio di battute a rimarcare la singolare eccezionalità del personaggio: “Non mi piace quella faccia, Mav”. “È l’unica che ho”. Diversamente dall’altro alter ego del comparto action cruisiano: l’agente dell’impossibile Ethan Hunt, che nelle sue ormai decennali sortite in missione altro non ha fatto che cambiare facce di lattice fino al parossismo, in quelle maschere indossate a ripetizione per confondere il nemico. 

    LA GUERRA DEI MONDI (CINEMATICI)

    Lontano da trucchi eccessivi e dall’abuso scriteriato di effetti speciali, Top Gun: Maverick decanta un cinema della resistenza dei corpi vintage che si rattoppano e non ci stanno ad essere accantonati e sorpassati, restando allacciati alla ferma azione dell’individuo fatto solo di carne, lacrime, nervi, sudore e reattività (“Non pensare, agisci!”, la regola fondamentale, americana a ventiquattro carati, che fa piazza pulita delle riflessioni non richieste). Proprio mentre quest’ultimo, come lo spettatore, è sempre più sospinto nel vortice dispersivo delle immagini a insostenibile velocità, nella tonitruante confusione del cinema contemporaneo. Una trasvolata, quella di Cruise, che si mette di traverso allo stile e alla filosofia dominanti, per difendere un cinema che rischiamo di vedere disperso, risucchiato nei fantasmagorici quanto insipidi ingorghi fumettistici del multiverso dei blockbuster fotocopia, che dimenticano la resa del brivido a pelle d’oca di uno spettacolo ingenuamente avventuroso, tamarro il giusto (il team-building con il football sulla spiaggia e i pettorali dorati al sole), difettosamente umano e smaccatamente popolare. Per questo riprende servizio il mascellone smargiasso di Maverick/Cruise. Ma per quanto ancora?

    [fusion_separator style_type="single solid" hide_on_mobile="small-visibility,medium-visibility,large-visibility" sticky_display="normal,sticky" class="" id="" flex_grow="0" top_margin="5" bottom_margin="45" width="" alignment="center" border_size="2" sep_color="#a13600" icon="" icon_size="" icon_color="" icon_circle="" icon_circle_color="" /][fusion_testimonials design="classic" navigation="no" speed="" backgroundcolor="" textcolor="" random="" hide_on_mobile="small-visibility,medium-visibility,large-visibility" class="" id=""][fusion_testimonial name="Daniele Badella" avatar="image" image="https://framescinemawebzine.com/wp-content/uploads/2021/05/frames-cinema.com_-1.png" image_id="2208|full" image_border_radius="" company="Redattore" link="https://www.framescinema.com/redazione-daniele-badella" target="_blank"]

    Questo articolo è stato scritto da:

    [/fusion_testimonial][/fusion_testimonials]

  • RECENSIONE NOSTALGIA – IL PASSATO DISTRUGGE IL PRESENTE

    type=”flex” hundred_percent=”no” hundred_percent_height=”no” min_height=”” hundred_percent_height_scroll=”no” align_content=”stretch” flex_align_items=”flex-start” flex_justify_content=”flex-start” flex_column_spacing=”” hundred_percent_height_center_content=”yes” equal_height_columns=”no” container_tag=”div” menu_anchor=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” status=”published” publish_date=”” class=”” id=”” spacing_medium=”” margin_top_medium=”” margin_bottom_medium=”” spacing_small=”” margin_top_small=”” margin_bottom_small=”” margin_top=”” margin_bottom=”” padding_dimensions_medium=”” padding_top_medium=”” padding_right_medium=”” padding_bottom_medium=”” padding_left_medium=”” padding_dimensions_small=”” padding_top_small=”” padding_right_small=”” padding_bottom_small=”” padding_left_small=”” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” link_color=”” link_hover_color=”” border_sizes=”” border_sizes_top=”” border_sizes_right=”” border_sizes_bottom=”” border_sizes_left=”” border_color=”” border_style=”solid” box_shadow=”no” box_shadow_vertical=”” box_shadow_horizontal=”” box_shadow_blur=”0″ box_shadow_spread=”0″ box_shadow_color=”” box_shadow_style=”” z_index=”” overflow=”” gradient_start_color=”” gradient_end_color=”” gradient_start_position=”0″ gradient_end_position=”100″ gradient_type=”linear” radial_direction=”center center” linear_angle=”180″ background_color=”” background_image=”” background_position=”center center” background_repeat=”no-repeat” fade=”no” background_parallax=”none” enable_mobile=”no” parallax_speed=”0.3″ background_blend_mode=”none” video_mp4=”” video_webm=”” video_ogv=”” video_url=”” video_aspect_ratio=”16:9″ video_loop=”yes” video_mute=”yes” video_preview_image=”” render_logics=”” absolute=”off” absolute_devices=”small,medium,large” sticky=”off” sticky_devices=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_background_color=”” sticky_height=”” sticky_offset=”” sticky_transition_offset=”0″ scroll_offset=”0″ animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=”” filter_hue=”0″ filter_saturation=”100″ filter_brightness=”100″ filter_contrast=”100″ filter_invert=”0″ filter_sepia=”0″ filter_opacity=”100″ filter_blur=”0″ filter_hue_hover=”0″ filter_saturation_hover=”100″ filter_brightness_hover=”100″ filter_contrast_hover=”100″ filter_invert_hover=”0″ filter_sepia_hover=”0″ filter_opacity_hover=”100″ filter_blur_hover=”0″][fusion_builder_row][fusion_builder_column type=”1_1″ layout=”1_1″ align_self=”auto” content_layout=”column” align_content=”flex-start” valign_content=”flex-start” content_wrap=”wrap” spacing=”” center_content=”no” link=”” target=”_self” min_height=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” type_medium=”” type_small=”” order_medium=”0″ order_small=”0″ dimension_spacing_medium=”” dimension_spacing_small=”” dimension_spacing=”” dimension_margin_medium=”” dimension_margin_small=”” margin_top=”” margin_bottom=”” padding_medium=”” padding_small=”” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” hover_type=”none” border_sizes=”” border_color=”” border_style=”solid” border_radius=”” box_shadow=”no” dimension_box_shadow=”” box_shadow_blur=”0″ box_shadow_spread=”0″ box_shadow_color=”” box_shadow_style=”” background_type=”single” gradient_start_color=”” gradient_end_color=”” gradient_start_position=”0″ gradient_end_position=”100″ gradient_type=”linear” radial_direction=”center center” linear_angle=”180″ background_color=”” background_image=”” background_image_id=”” background_position=”left top” background_repeat=”no-repeat” background_blend_mode=”none” render_logics=”” filter_type=”regular” filter_hue=”0″ filter_saturation=”100″ filter_brightness=”100″ filter_contrast=”100″ filter_invert=”0″ filter_sepia=”0″ filter_opacity=”100″ filter_blur=”0″ filter_hue_hover=”0″ filter_saturation_hover=”100″ filter_brightness_hover=”100″ filter_contrast_hover=”100″ filter_invert_hover=”0″ filter_sepia_hover=”0″ filter_opacity_hover=”100″ filter_blur_hover=”0″ animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=”” last=”true” border_position=”all” first=”true”][fusion_text columns=”” column_min_width=”” column_spacing=”” rule_style=”default” rule_size=”” rule_color=”” content_alignment_medium=”” content_alignment_small=”” content_alignment=”justify” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” margin_top=”” margin_right=”” margin_bottom=”” margin_left=”” font_size=”” fusion_font_family_text_font=”” fusion_font_variant_text_font=”” line_height=”” letter_spacing=”” text_color=”” animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=””]

    Dopo il successo di Qui rido io, Mario Martone torna al cinema tra squilli di tromba: il suo Nostalgia, adattamento del libro omonimo di Ermanno Rea con protagonista Pierfrancesco Favino, è l’unico film italiano ad essere stato selezionato per concorrere al Festival di Cannes.

    Favino interpreta Felice Lasco (da adolescente nella parte c’è Emanuele Palumbo), uomo di mezza età originario di Napoli, più nello specifico del Rione Sanità, andatosene giovanissimo su incitamento dello zio. Felice ormai vive da quarant’anni fuori dal proprio paese, tra Medio Oriente e Africa. Tornato per occuparsi della vecchia madre (una commovente Aurora Quattrocchi), Felice inizia ad essere preso dalla nostalgia per la propria terra e per il proprio passato, in particolar modo per il suo compagno d’adolescenza, Oreste (Tommaso Ragno da adulto, l’attore di origini ucraine Artem da adolescente). Ma il suo amico non è più quello che ricordava: ora Oreste è ‘o Malommo, il boss che terrorizza il Rione, e nemico di Don Luigi Rega (Francesco Di Leva), che ha accolto con affetto Felice e lo propone come modello ai giovani napoletani. 

    NAPULE È

    Come nel precedente Qui rido io e come in altri suoi film, Martone gira nella sua terra di origine, Napoli. Se nella sua ultima pellicola, però, si era dedicato a una ricostruzione storica attenta e sontuosa del capoluogo campano dei primi del Novecento, qui si dedica al Rione Sanità, affascinante pur nella sua miseria: i citofoni non funzionano, le famiglie sono costrette a spacciare per sopravvivere e vivono in appartamenti gestiti dalla mafia… persino la pizza, simbolo per eccellenza di Napoli, non è altro che un piatto da offrire ai turisti, che lo mangeranno poi con forchetta e coltello. Tuttavia, sotto la miseria si nascondono magnifiche catacombe e nella corruzione si erge la comunità di Don Luigi, che cerca di portare molti giovani fuori da difficili situazioni familiari, offrendogli un futuro. 

    Felice diventa fondamentale per gli scopi del prete, il quale, lungi dall’essere integro quanto vuol far credere, lo usa come dimostrazione del fatto che la vita sia possibile fuori da Napoli. Curiosamente, mentre Don Luigi insiste sulla necessità di allontanarsi dal Rione per riuscire ad avere successo, parallelamente il protagonista comincia a provare fascinazione nei confronti della propria città di origine. La “conversione” di Felice, che arriva al Rione quasi come estraneo e lentamente si reintegra, è accompagnata dal ritorno al dialetto napoletano: se inizialmente il protagonista si esprime con un forte accento riconducibile alla sua lunga permanenza all’estero (accento che, nonostante l’interpretazione di Favino, sempre ottimo, risulta a tratti distraente), col passare del tempo tornerà a usare la lingua della sua infanzia. Non è forse casuale il fatto che uno dei primi momenti di ritorno all’uso del dialetto sia quando Felice rievoca un evento traumatico del suo passato, quello che ha causato l’allontanamento dalla propria terra: la lingua è forse una barriera posta inconsciamente per separarsi dal ricordo e dall’uomo che era precedentemente? 

    “LA CONOSCENZA È NELLA NOSTALGIA…”

    Uno dei temi più importanti della pellicola è quello del passato e della sua influenza sul presente. Come la Giancaldo di Nuovo Cinema Paradiso era per il protagonista Salvatore luogo della memoria, uguale a distanza di anni, e al contempo prigione, così la Napoli di Nostalgia dopo quattro decenni è la stessa nella mente del protagonista. La sua immagine riporta a galla ricordi rigettati, positivi e negativi, che lo convinceranno a prolungare la sua permanenza più del necessario.

    Il passato viene rievocato con un semplice ma efficace espediente registico: immagini in 4:3 con colori molto vividi che rimandano sia alla tecnica di ripresa del tempo sia alla “luminosità” di questi ricordi nella mente del protagonista. Non per nulla, quando le vicende rammentate si fanno più cupe anche la gradazione dei colori diventa più oscura e al momento traumatico di cui sopra corrisponde un ritorno al formato 16:9.

    Protagonista assieme a Felice di queste scene ambientate nel passato è Oreste. L’amicizia tra i due è uno dei pilastri della storia e una delle maggiori influenze per le scelte del protagonista. Il film crea paralleli tra questi personaggi con delle eleganti contrapposizioni di inquadrature che li vedono in situazioni simili ma con effetti diversi, sottolineando la loro vicinanza e, al contempo, come le loro vite abbiano preso traiettorie diverse a seguito di uno stesso momento decisivo. Tuttavia, Oreste non è mai abbastanza approfondito per lasciare un segno: nei ricordi è una nebulosa personificazione della bellezza dell’adolescenza, nel presente un boss dai tratti stereotipati, in entrambi i casi un fantasma più che un personaggio tridimensionale. Con Favino non c’è né il tempo né la chimica per rendere il rapporto tra i due personaggi credibile, pur trattandosi, almeno in teoria, di uno dei pilastri del film.

    Altri rapporti interpersonali, in Nostalgia, risultano ugualmente poco sviluppati, in particolar modo quello tra il protagonista e la moglie, un personaggio che esiste solo in funzione del marito. Ma d’altronde, il film riguarda, come da titolo, la nostalgia e non l’attualità, nostalgia attraverso cui Felice legge il proprio presente in una pratica pericolosa e ingenua che ne influenzerà inevitabilmente il futuro. Forse la scelta di non far mai intervenire direttamente la moglie di Felice né, più in generale, persone non legate a Napoli e alla sua adolescenza, sta a significare che non c’è spazio per il presente, in un mondo dominato dal passato? 

    [fusion_separator style_type="single solid" hide_on_mobile="small-visibility,medium-visibility,large-visibility" sticky_display="normal,sticky" class="" id="" flex_grow="0" top_margin="5" bottom_margin="45" width="" alignment="center" border_size="2" sep_color="#a13600" icon="" icon_size="" icon_color="" icon_circle="" icon_circle_color="" /][fusion_testimonials design="classic" navigation="no" speed="" backgroundcolor="" textcolor="" random="" hide_on_mobile="small-visibility,medium-visibility,large-visibility" class="" id=""][fusion_testimonial name="Silvia Strambi" avatar="image" image="https://framescinemawebzine.com/wp-content/uploads/2020/04/cropped-My-Post.png" image_id="924|full" image_border_radius="" company="Redattrice" link="https://www.framescinema.com/redazione-silvia-strambi" target="_self"]

    Questo articolo è stato scritto da:

    [/fusion_testimonial][/fusion_testimonials]

  • LE ULTIME NEWS CINEFILE – IL TRAILER DI MISSION IMPOSSIBLE, IL NUOVO FILM DI BONG JOON-HO, LE PRIME REAZIONI DI CANNES AL NUOVO FILM DI CRONENBERG

    type=”flex” hundred_percent=”no” hundred_percent_height=”no” min_height=”” hundred_percent_height_scroll=”no” align_content=”stretch” flex_align_items=”flex-start” flex_justify_content=”flex-start” flex_column_spacing=”” hundred_percent_height_center_content=”yes” equal_height_columns=”no” container_tag=”div” menu_anchor=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” status=”published” publish_date=”” class=”” id=”” spacing_medium=”” margin_top_medium=”” margin_bottom_medium=”” spacing_small=”” margin_top_small=”” margin_bottom_small=”” margin_top=”” margin_bottom=”” padding_dimensions_medium=”” padding_top_medium=”” padding_right_medium=”” padding_bottom_medium=”” padding_left_medium=”” padding_dimensions_small=”” padding_top_small=”” padding_right_small=”” padding_bottom_small=”” padding_left_small=”” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” link_color=”” link_hover_color=”” border_sizes=”” border_sizes_top=”” border_sizes_right=”” border_sizes_bottom=”” border_sizes_left=”” border_color=”” border_style=”solid” box_shadow=”no” box_shadow_vertical=”” box_shadow_horizontal=”” box_shadow_blur=”0″ box_shadow_spread=”0″ box_shadow_color=”” box_shadow_style=”” z_index=”” overflow=”” gradient_start_color=”” gradient_end_color=”” gradient_start_position=”0″ gradient_end_position=”100″ gradient_type=”linear” radial_direction=”center center” linear_angle=”180″ background_color=”” background_image=”” background_position=”center center” background_repeat=”no-repeat” fade=”no” background_parallax=”none” enable_mobile=”no” parallax_speed=”0.3″ background_blend_mode=”none” video_mp4=”” video_webm=”” video_ogv=”” video_url=”” video_aspect_ratio=”16:9″ video_loop=”yes” video_mute=”yes” video_preview_image=”” render_logics=”” absolute=”off” absolute_devices=”small,medium,large” sticky=”off” sticky_devices=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_background_color=”” sticky_height=”” sticky_offset=”” sticky_transition_offset=”0″ scroll_offset=”0″ animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=”” filter_hue=”0″ filter_saturation=”100″ filter_brightness=”100″ filter_contrast=”100″ filter_invert=”0″ filter_sepia=”0″ filter_opacity=”100″ filter_blur=”0″ filter_hue_hover=”0″ filter_saturation_hover=”100″ filter_brightness_hover=”100″ filter_contrast_hover=”100″ filter_invert_hover=”0″ filter_sepia_hover=”0″ filter_opacity_hover=”100″ filter_blur_hover=”0″][fusion_builder_row][fusion_builder_column type=”1_1″ layout=”1_1″ align_self=”auto” content_layout=”column” align_content=”flex-start” valign_content=”flex-start” content_wrap=”wrap” spacing=”” center_content=”no” link=”” target=”_self” min_height=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” type_medium=”” type_small=”” order_medium=”0″ order_small=”0″ dimension_spacing_medium=”” dimension_spacing_small=”” dimension_spacing=”” dimension_margin_medium=”” dimension_margin_small=”” margin_top=”” margin_bottom=”” padding_medium=”” padding_small=”” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” hover_type=”none” border_sizes=”” border_color=”” border_style=”solid” border_radius=”” box_shadow=”no” dimension_box_shadow=”” box_shadow_blur=”0″ box_shadow_spread=”0″ box_shadow_color=”” box_shadow_style=”” background_type=”single” gradient_start_color=”” gradient_end_color=”” gradient_start_position=”0″ gradient_end_position=”100″ gradient_type=”linear” radial_direction=”center center” linear_angle=”180″ background_color=”” background_image=”” background_image_id=”” background_position=”left top” background_repeat=”no-repeat” background_blend_mode=”none” render_logics=”” filter_type=”regular” filter_hue=”0″ filter_saturation=”100″ filter_brightness=”100″ filter_contrast=”100″ filter_invert=”0″ filter_sepia=”0″ filter_opacity=”100″ filter_blur=”0″ filter_hue_hover=”0″ filter_saturation_hover=”100″ filter_brightness_hover=”100″ filter_contrast_hover=”100″ filter_invert_hover=”0″ filter_sepia_hover=”0″ filter_opacity_hover=”100″ filter_blur_hover=”0″ animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=”” last=”true” border_position=”all” first=”true”][fusion_text columns=”” column_min_width=”” column_spacing=”” rule_style=”default” rule_size=”” rule_color=”” content_alignment_medium=”” content_alignment_small=”” content_alignment=”justify” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” margin_top=”” margin_right=”” margin_bottom=”” margin_left=”” font_size=”” fusion_font_family_text_font=”” fusion_font_variant_text_font=”” line_height=”” letter_spacing=”” text_color=”” animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=””]

    • I NUOVI TRAILER DI MISSION IMPOSSIBILE: DEAD RECKONING – PARTE 1 E THE GRAY MAN 

    Mission: Impossible Dead Reckoning – Part 1

    Dopo essere stato proiettato nelle sale cinematografiche come apertura di Top Gun: Maverick – sempre con Tom Cruise come volto protagonista -, lunedì 23 maggio è stato rilasciato su Youtube il primo trailer del settimo capitolo della saga di Mission Impossible, Mission: Impossible Dead Reckoning – Part 1.

    Il film sarà diretto da Christopher McQuarrie, già regista del sesto film del franchise, Mission: Impossible – Fallout, risalente a 4 anni fa.

    La data d’uscita per gli Stati Uniti è fissata al 14 luglio 2023, in Italia dovrebbe quindi arrivare lungo l’estate dello stesso anno. Abbiamo già una data per gli States anche del sequel, Mission: Impossible Dead Reckoning – Part 2, ovvero il giugno 28 del 2024.

    Questa la sinossi tratta da Coming Soon: “Mission: Impossible Dead Reckoning – Part 1 vede ancora una volta Tom Cruise nei panni dell’intramontabile Ethan Hunt, specialista dello spionaggio ad altro rischio. Non ci sono ancora dettagli sulla trama, sappiamo che per questa nuova missione insieme a Tom Cruise ritroveremo: Rebecca Ferguson, Simon Pegg e Vanessa Kirby. Mentre tra le nuove reclute ci sarà Hayley Atwell, Pom Klementieff, Shea Whigham e Nicholas Hoult che sarà il principale antagonista di Tom Cruise.

    Tornerà anche un volto noto apparso nel primo capitolo della saga diretto da Brian De Palma, Henry Czerny nel ruolo di Eugene Kittridge ex capo del IMF.”

    Link al trailer: https://www.youtube.com/watch?v=oq0MIxAwlcQ

    The Gray Man

    Martedì 24 maggio, Netflix ha lanciato il trailer di The Gray Man, il nuovo prodotto dalla piattaforma di Reed Hastings diretto dagli acclamati Anthony e Joe Russo (Avengers: Infinity War, Avengers: Endgame). La pellicola è un thriller-action tratta dall’omonimo romanzo del 2009 di Mark Greaney e avrà per protagonisti Ryan Gosling, Chris Evans e Ana de Armas. L’idea è di dar origine a un nuovo franchise d’azione tutto in “casa Netflix”.

    Dopo l’uscita il 13 luglio 2022 in un finestra di 9 giorni e solo in alcune sale selezionate, il film sarà disponibile in streaming su Netflix dal 22 luglio 2022.

    Questa la sinossi di Netflix inserita nella descrizione del trailer: “Ryan Gosling interpreta il Gray Man, mentre Chris Evans è l’antagonista psicopatico in questo thriller prodotto da Netflix/AGBO, diretto da Anthony e Joe Russo. Con Ana de Armas, Regé-Jean Page, Billy Bob Thornton, Jessica Henwick, Dhanush, Wagner Moura e Alfre Woodard. Tratto dal romanzo “Tre giorni per un delitto” di Mark Greaney, il film è sceneggiato da Joe Russo, Christopher Markus e Stephen McFeely. Il Gray Man è l’agente della CIA Court Gentry (Ryan Gosling), detto anche Sierra Six. Preso da un penitenziario federale e assoldato dal supervisore Donald Fitzroy (Billy Bob Thornton), Gentry era un tempo un sicario a pagamento esperto e approvato dall’agenzia. Adesso però le cose sono cambiate e Six diventa l’obiettivo di una caccia internazionale lanciata da Lloyd Hansen (Chris Evans), un ex collega della CIA che farà l’impossibile per eliminarlo. Per sua fortuna l’agente Dani Miranda (Ana de Armas) è dalla sua parte…”

    Link al trailer: https://www.youtube.com/watch?v=M7h7ydEjIcM 

    • I SECONDI TRAILER: THOR: LOVE AND THUNDER E ELVIS

    Thor: Love and Thunder

    Il 24 maggio è stato lanciato sui canali Youtube di Disney e Marvel, il secondo trailer del nuovo attesissimo film di Taika Waititi, Thor: Love and Thunder, per la seconda volta alla direzione della saga del dio del tuono dopo Thor: Ragnarok (2017).

    Nel trailer capiamo leggermente di più della trama che attenderà gli appassionati del supereroe, a partire dai due personaggi di Natalie Portman (Jane Foster, ora “Mighty Thor”), e di Christian Bale (“Gorr il macellatore di dei”, il cui look ha già diviso profondamente la fanbase).

    Il quarto capitolo della saga di Thor arriverà nei nostri cinema il 6 luglio.

    Questa la sinossi tratta da Coming Soon: “Thor: Love and Thunder segue Thor (Chris Hemsworth), in un viaggio diverso da quelli affrontati fino ad ora, alla ricerca della pace interiore. Ma il suo riposo è interrotto da un killer galattico conosciuto come Gorr the God Butcher (Christian Bale), che cerca l’estinzione degli dei. Per combattere la minaccia, Thor si affida all’aiuto di Valchiria (Tessa Thompson), Korg (Taika Waititi) e dell’ex fidanzata Jane Foster (Natalie Portman) che, con stupore di Thor, brandisce inspiegabilmente il suo martello magico, Mjolnir, come Mighty Thor. Insieme, intraprendono una sconvolgente avventura cosmica per scoprire il mistero della vendetta di Gorr il macellatore di dei e fermarlo prima che sia troppo tardi.”

    Link al trailer: https://www.youtube.com/watch?v=5mKjfZHDn_M

    – Elvis

    Lunedì 23 maggio, il nuovo e secondo trailer di Elvis di Baz Lhurmann (Il Grande Gatsby, Moulin Rouge!), è stato pubblicato sul canale YouTube di Warner Bros. Pictures. La pellicola con protagonisti Austin Butler (Elvis Presley) e Tom Hanks (Colonnello Tom Parker,) è stata presentata ieri mercoledì 25 maggio fuori concorso al Festival di Cannes (ottenendo recensioni generalmente positive), mentre vedrà l’approdo nelle sale cinematografiche mondiali il 22 giugno 2022.

    Questa la sinossi tratta da Coming Soon: “Elvis racconta la vita del Re del Rock and Roll, Elvis Presley (Austin Butler), mostrando la sua ascesa e il suo successo, che gli hanno permesso di diventare una delle icone del panorama culturale americano, spazzando via anche parte dell’innocenza del tempo. Di particolare rilevanza sarà il rapporto con il suo manager, il colonnello Tom Parker (Tom Hanks), con il quale Elvis intreccerà un sodalizio artistico della durata di circa vent’anni. Il film si concentra proprio su questo rapporto complesso, a partire dall’ascesa della prima rockstar della storia fino al raggiungimento della fama mondiale, fino a quel momento mai toccata da nessun’altra star con così tanta veemenza. Il tutto mentre l’America vive uno sconvolgimento socio-culturale, che la porterà a grandi cambiamenti.

    Nel cast troviamo anche Olivia DeJonge che interpreta Priscilla Presley, la moglie di Elvis con cui il divo è convolato a nozze nel 1967 e, nonostante le tante relazione attribuitigli, l’unica donna che il Re abbia sposato.

    Link al trailer: https://www.youtube.com/watch?v=Gp2BNHwbwvI

    •       IL CAST DEL NUOVO FILM DI BONG JOON-HO

    Come riporta  Empire, il nuovo film sci-fi del pluripremiato e acclamato regista di Parasite, Bong Joon-ho, potrà avvalersi di un cast da urlo: Robert Pattinson, Toni Collette, Mark Ruffalo e Naomi Ackie sono i primi nomi annunciati dalla produzione. La pellicola, intitolata Mickey 7, sarà un film di fantascienza basato sull’omonimo romanzo di Edward Ashton.

    Il romanzo di partenza narra di una spedizione atta a colonizzare il pianeta ghiacciato di Niflheim. Le vicende seguono quelle del protagonista Mickey, membro della spedizione più esperto ma anche più sacrificabile, tanto da essere assegnate sempre a lui anche le missioni apparentemente suicide. Proprio in una di queste Mickey trova la morte, ma rivivrà quando le sue memorie verranno innestate in quelle di un nuovo corpo, dando vita a un nuovo Mickey. Ci vorranno sei cloni per far sì che al settimo procedimento rigenerativo, il personaggio inizi a indagare e riflettere sul senso della vita e della sua missione.

    Ancora non abbiamo date data precisa d’uscita del film, ma indicativamente dovrebbe uscire lungo il 2023. Ricordiamo inoltre che Bong Joon-ho non è impegnato solo nella direzione di Mickey7: si sta occupando anche della serie tratta da Parasite e del suo primo film d’animazione.

    •       ANTHONY HOPKINS SARA’ SIGMUND FREUD

    Come riportato dai due magazine statunitensi Collider e The Hollywood Reporter, l’attore Anthony Hopkins, alla veneranda età di 85 anni, non accenna a fermarsi (soltanto nel 2021 conta 2 film all’appello) e vestirà i panni padre della psicoanalisi, Sigmund Freud, nell’adattamento cinematografico della pièce Freud’s Last Session, opera teatrale di Mark St. Germain. Il film sarà diretto da diretto da Matthew Brown (The Man Who Knew the Infinity), la sceneggiatura dovrebbe essere firmata dallo stesso drammaturgo-autore dell’opera d’origine, e le riprese dovrebbero cominciare entro la fine del 2022.

    • CRIMES OF THE FUTURE E’ PIACIUTO AL PUBBLICO DI CANNES?

    Com’è andato il debutto a Cannes di Crimes of the future, nuovo film di David Cronenberg presentato il 24 maggio in concorso nelle sale della croisette? Ci viene in soccorso badtaste.it, che con il suo articolo riassume alcune delle reazioni della stampa internazionale.

    Il film del regista che non vediamo sui grandi schermi da Maps to the Stars (2014), e con protagonisti Viggo Mortensen, Léa Seydoux e Kristen Stewart, sembra essere stato accolto abbastanza positivamente. Inoltre, sugli aggregatori RottenTomatoes e MetaCritic, la pellicola segna rispettivamente un 85% e 69% di indice di gradimento mentre in Italia, secondo la rinomata rivista cinematografica Sentieri Selvaggi, il film merita 5 stelline su 5 ed è così recensito: “Crimes of the Future è film e corpo. Anzi più corpi, come quelli straordinari di Léa Seydoux e Kristen Stewart che possono aver abitato da sempre il cinema di Cronenberg. Quindi può scendere quella scala come nel finale del film di Billy Wilder. E restare immortale. Proprio come Crimes of the Future, che sarà uno dei film fondamentali dei prossimi 100 anni.”.

    Fonti: Empire, The Hollywood Reporter, BadTaste, Deadline, Rotten Tomatoes, MetaCritic, Sky.it, Coming Soon, YouTube

    [fusion_separator style_type="single solid" hide_on_mobile="small-visibility,medium-visibility,large-visibility" sticky_display="normal,sticky" class="" id="" flex_grow="0" top_margin="5" bottom_margin="45" width="" alignment="center" border_size="2" sep_color="#a13600" icon="" icon_size="" icon_color="" icon_circle="" icon_circle_color="" /][fusion_testimonials design="classic" navigation="no" speed="" backgroundcolor="" textcolor="" random="" hide_on_mobile="small-visibility,medium-visibility,large-visibility" class="" id=""][fusion_testimonial name="Alberto Faggiotto" avatar="image" image="https://framescinemawebzine.com/wp-content/uploads/2022/04/frames.jpeg" image_id="5828|full" image_border_radius="" company="Redattore" link="https://www.framescinema.com/redazione-alberto-faggiotto" target="_blank"]

    Questo articolo è stato scritto da:

    [/fusion_testimonial][/fusion_testimonials]

  • #13 STRADE PERDUTE: LA FANTASCIENZA DI DENIS VILLENEUVE (CON JACOPO CASTIGLIONE)

    type=”flex” hundred_percent=”no” hundred_percent_height=”no” min_height=”” hundred_percent_height_scroll=”no” align_content=”stretch” flex_align_items=”flex-start” flex_justify_content=”flex-start” flex_column_spacing=”” hundred_percent_height_center_content=”yes” equal_height_columns=”no” container_tag=”div” menu_anchor=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” status=”published” publish_date=”” class=”” id=”” spacing_medium=”” margin_top_medium=”” margin_bottom_medium=”” spacing_small=”” margin_top_small=”” margin_bottom_small=”” margin_top=”” margin_bottom=”” padding_dimensions_medium=”” padding_top_medium=”” padding_right_medium=”” padding_bottom_medium=”” padding_left_medium=”” padding_dimensions_small=”” padding_top_small=”” padding_right_small=”” padding_bottom_small=”” padding_left_small=”” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” link_color=”” link_hover_color=”” border_sizes=”” border_sizes_top=”” border_sizes_right=”” border_sizes_bottom=”” border_sizes_left=”” border_color=”” border_style=”solid” box_shadow=”no” box_shadow_vertical=”” box_shadow_horizontal=”” box_shadow_blur=”0″ box_shadow_spread=”0″ box_shadow_color=”” box_shadow_style=”” z_index=”” overflow=”” gradient_start_color=”” gradient_end_color=”” gradient_start_position=”0″ gradient_end_position=”100″ gradient_type=”linear” radial_direction=”center center” linear_angle=”180″ background_color=”” background_image=”” background_position=”center center” background_repeat=”no-repeat” fade=”no” background_parallax=”none” enable_mobile=”no” parallax_speed=”0.3″ background_blend_mode=”none” video_mp4=”” video_webm=”” video_ogv=”” video_url=”” video_aspect_ratio=”16:9″ video_loop=”yes” video_mute=”yes” video_preview_image=”” render_logics=”” absolute=”off” absolute_devices=”small,medium,large” sticky=”off” sticky_devices=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_background_color=”” sticky_height=”” sticky_offset=”” sticky_transition_offset=”0″ scroll_offset=”0″ animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=”” filter_hue=”0″ filter_saturation=”100″ filter_brightness=”100″ filter_contrast=”100″ filter_invert=”0″ filter_sepia=”0″ filter_opacity=”100″ filter_blur=”0″ filter_hue_hover=”0″ filter_saturation_hover=”100″ filter_brightness_hover=”100″ filter_contrast_hover=”100″ filter_invert_hover=”0″ filter_sepia_hover=”0″ filter_opacity_hover=”100″ filter_blur_hover=”0″][fusion_builder_row][fusion_builder_column type=”1_1″ layout=”1_1″ align_self=”auto” content_layout=”column” align_content=”flex-start” valign_content=”flex-start” content_wrap=”wrap” spacing=”” center_content=”no” link=”” target=”_self” min_height=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” type_medium=”” type_small=”” order_medium=”0″ order_small=”0″ dimension_spacing_medium=”” dimension_spacing_small=”” dimension_spacing=”” dimension_margin_medium=”” dimension_margin_small=”” margin_top=”” margin_bottom=”” padding_medium=”” padding_small=”” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” hover_type=”none” border_sizes=”” border_color=”” border_style=”solid” border_radius=”” box_shadow=”no” dimension_box_shadow=”” box_shadow_blur=”0″ box_shadow_spread=”0″ box_shadow_color=”” box_shadow_style=”” background_type=”single” gradient_start_color=”” gradient_end_color=”” gradient_start_position=”0″ gradient_end_position=”100″ gradient_type=”linear” radial_direction=”center center” linear_angle=”180″ background_color=”” background_image=”” background_image_id=”” background_position=”left top” background_repeat=”no-repeat” background_blend_mode=”none” render_logics=”” filter_type=”regular” filter_hue=”0″ filter_saturation=”100″ filter_brightness=”100″ filter_contrast=”100″ filter_invert=”0″ filter_sepia=”0″ filter_opacity=”100″ filter_blur=”0″ filter_hue_hover=”0″ filter_saturation_hover=”100″ filter_brightness_hover=”100″ filter_contrast_hover=”100″ filter_invert_hover=”0″ filter_sepia_hover=”0″ filter_opacity_hover=”100″ filter_blur_hover=”0″ animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=”” last=”true” border_position=”all” first=”true”][fusion_text columns=”” column_min_width=”” column_spacing=”” rule_style=”default” rule_size=”” rule_color=”” content_alignment_medium=”” content_alignment_small=”” content_alignment=”justify” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” margin_top=”” margin_right=”” margin_bottom=”” margin_left=”” font_size=”” fusion_font_family_text_font=”” fusion_font_variant_text_font=”” line_height=”” letter_spacing=”” text_color=”” animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=””]

    LINK ALL’EPISODIO

    In questo tredicesimo episodio di Strade Perdute riproponiamo una live andata in onda su Twitch in cui Alessandro Catana, Alberto Faggiotto e il loro super ospite Jacopo Castiglione discutono dei film di Fantascienza del grandissimo Denis Villeneuve

    Trovate Jacopo Castiglione qui:

    Instagram: https://www.instagram.com/cinemadhoc/

    Blow-up Podcast: https://open.spotify.com/show/09TcBKP63WNYhGZUv92ubb?si=ffca2229573d429e

    Letterboxd: https://letterboxd.com/cinemadhoc/

    Lista dei film citati:

    Arrival (2016): 6.00

    Blade Runner 2049 (2017): 33.00

    Dune (2021): 61.30

    Un saluto e un ringraziamento a tutti i nostri ascoltatori e alle nostre ascoltatrici, ci sentiamo al prossimo episodio.

  • RECENSIONE HALO – LA SERIE CHE NON CI MERITIAMO MA DI CUI ABBIAMO BISOGNO

    type=”flex” hundred_percent=”no” hundred_percent_height=”no” min_height=”” hundred_percent_height_scroll=”no” align_content=”stretch” flex_align_items=”flex-start” flex_justify_content=”flex-start” flex_column_spacing=”” hundred_percent_height_center_content=”yes” equal_height_columns=”no” container_tag=”div” menu_anchor=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” status=”published” publish_date=”” class=”” id=”” spacing_medium=”” margin_top_medium=”” margin_bottom_medium=”” spacing_small=”” margin_top_small=”” margin_bottom_small=”” margin_top=”” margin_bottom=”” padding_dimensions_medium=”” padding_top_medium=”” padding_right_medium=”” padding_bottom_medium=”” padding_left_medium=”” padding_dimensions_small=”” padding_top_small=”” padding_right_small=”” padding_bottom_small=”” padding_left_small=”” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” link_color=”” link_hover_color=”” border_sizes=”” border_sizes_top=”” border_sizes_right=”” border_sizes_bottom=”” border_sizes_left=”” border_color=”” border_style=”solid” box_shadow=”no” box_shadow_vertical=”” box_shadow_horizontal=”” box_shadow_blur=”0″ box_shadow_spread=”0″ box_shadow_color=”” box_shadow_style=”” z_index=”” overflow=”” gradient_start_color=”” gradient_end_color=”” gradient_start_position=”0″ gradient_end_position=”100″ gradient_type=”linear” radial_direction=”center center” linear_angle=”180″ background_color=”” background_image=”” background_position=”center center” background_repeat=”no-repeat” fade=”no” background_parallax=”none” enable_mobile=”no” parallax_speed=”0.3″ background_blend_mode=”none” video_mp4=”” video_webm=”” video_ogv=”” video_url=”” video_aspect_ratio=”16:9″ video_loop=”yes” video_mute=”yes” video_preview_image=”” render_logics=”” absolute=”off” absolute_devices=”small,medium,large” sticky=”off” sticky_devices=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_background_color=”” sticky_height=”” sticky_offset=”” sticky_transition_offset=”0″ scroll_offset=”0″ animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=”” filter_hue=”0″ filter_saturation=”100″ filter_brightness=”100″ filter_contrast=”100″ filter_invert=”0″ filter_sepia=”0″ filter_opacity=”100″ filter_blur=”0″ filter_hue_hover=”0″ filter_saturation_hover=”100″ filter_brightness_hover=”100″ filter_contrast_hover=”100″ filter_invert_hover=”0″ filter_sepia_hover=”0″ filter_opacity_hover=”100″ filter_blur_hover=”0″][fusion_builder_row][fusion_builder_column type=”1_1″ layout=”1_1″ align_self=”auto” content_layout=”column” align_content=”flex-start” valign_content=”flex-start” content_wrap=”wrap” spacing=”” center_content=”no” link=”” target=”_self” min_height=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” type_medium=”” type_small=”” order_medium=”0″ order_small=”0″ dimension_spacing_medium=”” dimension_spacing_small=”” dimension_spacing=”” dimension_margin_medium=”” dimension_margin_small=”” margin_top=”” margin_bottom=”” padding_medium=”” padding_small=”” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” hover_type=”none” border_sizes=”” border_color=”” border_style=”solid” border_radius=”” box_shadow=”no” dimension_box_shadow=”” box_shadow_blur=”0″ box_shadow_spread=”0″ box_shadow_color=”” box_shadow_style=”” background_type=”single” gradient_start_color=”” gradient_end_color=”” gradient_start_position=”0″ gradient_end_position=”100″ gradient_type=”linear” radial_direction=”center center” linear_angle=”180″ background_color=”” background_image=”” background_image_id=”” background_position=”left top” background_repeat=”no-repeat” background_blend_mode=”none” render_logics=”” filter_type=”regular” filter_hue=”0″ filter_saturation=”100″ filter_brightness=”100″ filter_contrast=”100″ filter_invert=”0″ filter_sepia=”0″ filter_opacity=”100″ filter_blur=”0″ filter_hue_hover=”0″ filter_saturation_hover=”100″ filter_brightness_hover=”100″ filter_contrast_hover=”100″ filter_invert_hover=”0″ filter_sepia_hover=”0″ filter_opacity_hover=”100″ filter_blur_hover=”0″ animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=”” last=”true” border_position=”all” first=”true”][fusion_text columns=”” column_min_width=”” column_spacing=”” rule_style=”default” rule_size=”” rule_color=”” content_alignment_medium=”” content_alignment_small=”” content_alignment=”justify” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” margin_top=”” margin_right=”” margin_bottom=”” margin_left=”” font_size=”” fusion_font_family_text_font=”” fusion_font_variant_text_font=”” line_height=”” letter_spacing=”” text_color=”” animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=””]

    Il 2001 fu un anno d’oro per i videogiocatori, tra grandi ritorni come GTA 3 o Metal Gear Solid 2 e nuove IP che avrebbero poi contribuito a creare la storia videoludica, come Max Payne, Ico e Devil May Cry. Tra quest’ultime si fece strada anche il primo capitolo di quella che sarebbe poi diventata un’esclusiva ammiraglia della console di casa Microsoft: Halo Combat Evolved. Sparatutto in prima persona, settato nello spazio con ambientazioni sci-fi libere di essere esplorate grazie a mappe molto grandi ed aperte, senza contare l’elemento per molti fondamentale: il protagonista, Master Chief, guerriero corazzato dotato di una forza e velocità sovrumana, il cui compito era quello di spazzare via intere armate di alieni. In parole povere, la sensazione era di andare in guerra a bordo di un carro armato contro degli uomini primitivi. 

    Capostipite di una saga che, come accennato poco fa, sarebbe poi diventata il gioiello di punta delle XBOX, tanto da contare oggi all’attivo 12 videogiochi più numerosi libri di narrativa ed approfondimenti sull’universo narrato. Era quindi solo questione di tempo prima che un videogame così spettacolare e celebre decidesse di approdare al cinema, ma il tutto si rivelò un’impresa tutt’altro che semplice. Se già dal secondo capitolo si può vedere l’intento di rendere ancora più cinematografica l’esperienza, anche grazie ad una campagna marketing composta da video in live action con attori veri e propri, l’idea di girare un vero lungometraggio arrivò in concomitanza del terzo capitolo nel 2007, per il quale venne preso in considerazione come regista Neil Blomkamp (District 9, Elysium), che si “mise subito alla prova” girando Halo Landfall, cortometraggio che doveva fungere come punto di partenza per un film che però sfortunatamente non vide mai la luce (ricordando da vicino quanto successe poi anni dopo con il suo Alien 5, che probabilmente non vedremo mai).

    Vennero poi realizzate una serie animata dal sottotitolo Legends ed una webserie chiamata Forward Unto Dawn che doveva fungere da apripista per il quarto capitolo del franchise e come punto di partenza per un eventuale film, che però ancora una volta non arrivò mai oltre le fasi preliminari. La luce in fondo al tunnel venne finalmente raggiunta, con l’ideazione di un progetto non più da visionare sul grande schermo delle sale cinematografiche, ma sul piccolo schermo (se ancora può così definirsi) delle nostre case. Pubblicata con cadenza settimanale sulla piattaforma streaming Paramount+ (arrivata da noi in Italia su Sky Atlantic e Now TV), Halo La serie si è conclusa giovedì 19 Maggio. Sarà valsa la pena aspettare tutto questo tempo oppure, come per buona parte delle produzioni così tanto travagliate, ci siamo ritrovati davanti ad un prodotto pieno di problemi?

    EPOPEA SPAZIALE DA MANUALE

    In un lontano futuro, l’umanità vive nello spazio e viaggia utilizzando navicelle spaziali, creando stazioni orbitali e colonizzando pianeti. Non possono poi mancare le rivolte dei ceti più poveri dei pianeti minerari o considerati “di secondo piano” e l’inevitabile guerra contro le altre specie che popolano l’universo. Una base estremamente semplice, forse abusata, ma che ancora oggi funziona alla perfezione. Il protagonista delle vicende è John 117, conosciuto con il nome di battaglia di Master Chief e capo del Silver Team, manipolo di guerrieri geneticamente e biologicamente avanzati ed estremamente abili nel combattimento che prendono il nome di Spartans e che indossano tostissime armature super tecnologiche. Dove però il videogioco si fermava, fornendoti queste poche informazioni e lanciandoti subito al centro dell’azione, la serie sembra voler percorre binari leggermente diversi. Bisogna infatti aspettare quasi la metà del primo episodio per poter vedere per la prima volta Chief (tra l’altro con un’entrata in scena spettacolare e dall’alto tasso adrenalinico), poiché la serie preferisce subito mettere le cose in chiaro: per quanto possano in alcuni casi assottigliarsi di parecchio, la serialità televisiva (come il cinema) e il mondo dei videogiochi seguono regole diverse e il team creativo dietro la serie ha deciso di fare una scelta per molti ovvia ma allo stesso tempo coraggiosa, ovvero di non seguire pedissequamente il materiale d’origine e di creare invece una propria storia, con i propri tempi e le proprie storie e narrazioni. 

    Con le sue nove puntate (ancora lontane dalla massiccia durata delle serie inizio anni 2000 con più di venti episodi a stagione, ma comunque sopra la media rispetto alla norma), la serie si prende tutto il suo tempo per raccontare una storia innanzitutto sull’uomo, sulle emozioni che prova, sui legami che può formare, su ciò che gli è di più caro, ma anche sui suoi numerosi difetti. In questo la serie pone i Covenant, l’unione di specie aliene che dichiara guerra all’umanità, ed i loro obiettivi quasi in secondo piano, ponendo l’accento sui personaggi umani e sui loro drammi. Si focalizza in primis su un John sempre meno macchina di morte e tuttavia più conscio di sé stesso mano a mano che la serie avanza, passando poi per la ribelle Kwan Ha, simbolo di una rivoluzione “proletaria” destinata a fallire, la dottoressa Elizabeth Halsey, disposta a sacrificare tutto pur di raggiungere i suoi obiettivi scientifici e di superare i limiti umani, fino a Mekee, umana “adottata” dai Covenant e che giura vendetta contro la sua stessa razza, il tutto senza dimenticare gli altri Spartans, tra cui spicca senza dubbio Kai, con i suoi drammi morali e di riscoperta di sé stessa, e l’intelligenza artificiale Cortona.

    VIVERE LO SPAZIO

    Dal punto di vista narrativo, preme sottolineare come non ci si ritrovi comunque davanti a nulla di innovativo, il tutto procede su binari molto classici portando anche all’inserimento di qualche elemento che sembra di troppo (un esempio è la gestione di Vinsher, classico villain macchiettistico e stereotipato che, se adeguatamente approfondito, avrebbe potuto donare molto di più), ma senza mai generare veramente quella sensazione di esagerazione, accompagnando lo spettatore e permettendogli di adattarsi alle “regole del gioco” e mantenendosi complessivamente su ottimi standard. Il tutto viene sicuramente aiutato da un ottimo cast, capitanato dal canadese Pablo Schreiber (che diversi ricorderanno come Mad Sweeney in American Gods) che presenta qui un’ottima prova attoriale apparentemente statica e capace tuttavia di toccare alte vette emotive. Assieme a lui anche Charlie Murphy, Kate Kennedy, Natascha McElhone ed il resto del cast riesce a donare la giusta impronta ai vari personaggi, principali o secondari che siano.

    Registicamente la serie si attesta su un ottimo livello, alternando dietro la macchina da presa Otto Bathurst (regista di Robin Hood – L’origine della leggenda, ma anche di alcuni episodi di serie come Black Mirror, Peaky Blinders e His Dark Materials), Roel Reiné, Jonathan Liebesman e Jessica Lowrey, che mettono in scena scenari mozzafiato e con un altro grado di iconicità assieme ad alcune scene d’azione, poche ma ben inserite, di ottima fattura. Al tutto si aggiunge un’ottima CGI, capace di arricchire le scenografie e di dare volto alle varie razze aliene con un dettaglio ai limiti dell’incredibile, mostrando invece il fianco nel mettere in scena alcune movenze super-umane degli Spartans (sempre però rimanendo nella sfera del godibile).

    CONCLUSIONI

    Con un prodotto per la televisione, Halo ottiene finalmente il suo tanto agognato adattamento in live action, anche se forse non è quello che molti fan si aspettavano. Lasciando alla sua controparte videoludica l’azione e le esplosioni senza fine, questo prodotto si presenta come un’epopea spaziale al cui centro ruota la scoperta dell’umanità e dei suoi pregi e difetti, il tutto con una buona regia ed una CGI di ottima fattura pur con qualche sbavatura, che, assieme ad un ottimo cast capace di far empatizzare con i vari personaggi, creano un universo semplice, ma mai banale e di cui vorremmo vedere sempre di più.

    Pur non trattandosi di qualcosa di innovativo questa produzione si mostra come un faro luminoso nel marasma di prodotti seriali privi di mordente e ricchi soltanto di fan service, capace di far rimanere accesa la speranza che, al giorno d’oggi, possiamo ancora sperare in serie tv scritte in maniera intelligente e consona.

    [fusion_separator style_type=”single solid” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” flex_grow=”0″ top_margin=”5″ bottom_margin=”45″ width=”” alignment=”center” border_size=”2″ sep_color=”#a13600″ icon=”” icon_size=”” icon_color=”” icon_circle=”” icon_circle_color=”” /][fusion_testimonials design=”classic” navigation=”no” speed=”” backgroundcolor=”” textcolor=”” random=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” class=”” id=””][fusion_testimonial name=”Mattia Bianconi” avatar=”image” image=”” image_id=”” image_border_radius=”” company=”Redattore” link=”https://www.framescinema.com/redazione-mattia-bianconi” target=”_blank”]

    Questo articolo è stato scritto da:

    [/fusion_testimonial][/fusion_testimonials]

  • LIVE #12 – LA VERSATILITÀ DI BILLY WILDER

    type=”flex” hundred_percent=”no” equal_height_columns=”no” menu_anchor=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” class=”” id=”” background_color=”” background_image=”” background_position=”center center” background_repeat=”no-repeat” fade=”no” background_parallax=”none” parallax_speed=”0.3″ video_mp4=”” video_webm=”” video_ogv=”” video_url=”” video_aspect_ratio=”16:9″ video_loop=”yes” video_mute=”yes” overlay_color=”” video_preview_image=”” border_color=”” border_style=”solid” padding_top=”” padding_bottom=”” padding_left=”” padding_right=””][fusion_builder_row][fusion_builder_column type=”1_1″ layout=”1_1″ background_position=”left top” background_color=”” border_color=”” border_style=”solid” border_position=”all” spacing=”yes” background_image=”” background_repeat=”no-repeat” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” margin_top=”0px” margin_bottom=”0px” class=”” id=”” animation_type=”” animation_speed=”0.3″ animation_direction=”left” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” center_content=”no” last=”true” min_height=”” hover_type=”none” link=”” border_sizes_top=”” border_sizes_bottom=”” border_sizes_left=”” border_sizes_right=”” first=”true”][fusion_text columns=”” column_min_width=”” column_spacing=”” rule_style=”default” rule_size=”” rule_color=”” content_alignment_medium=”” content_alignment_small=”” content_alignment=”justify” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” margin_top=”” margin_right=”” margin_bottom=”” margin_left=”” font_size=”” fusion_font_family_text_font=”” fusion_font_variant_text_font=”” line_height=”” letter_spacing=”” text_color=”” animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=””]

    Benedetta Lucidi e Renata Capanna ci portano in un viaggio attraverso tre capolavori di Billy Wilder, una commedia, un noir e un dramma, per aiutarci a comprendere la genialità e la versatilità di un grande autore del Novecento.

    Indice:
    – 0:00 – Introduzione
    – 20:03 – La fiamma del peccato
    – 38:00 – Viale del tramonto – 56:23
    – L’appartamento

    Seguiteci su Youtube e Twitch per non perdervi le prossime Live!

  • LA PELLICOLA NELL’ERA DEL DIGITALE

    type=”flex” hundred_percent=”no” hundred_percent_height=”no” min_height=”” hundred_percent_height_scroll=”no” align_content=”stretch” flex_align_items=”flex-start” flex_justify_content=”flex-start” flex_column_spacing=”” hundred_percent_height_center_content=”yes” equal_height_columns=”no” container_tag=”div” menu_anchor=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” status=”published” publish_date=”” class=”” id=”” spacing_medium=”” margin_top_medium=”” margin_bottom_medium=”” spacing_small=”” margin_top_small=”” margin_bottom_small=”” margin_top=”” margin_bottom=”” padding_dimensions_medium=”” padding_top_medium=”” padding_right_medium=”” padding_bottom_medium=”” padding_left_medium=”” padding_dimensions_small=”” padding_top_small=”” padding_right_small=”” padding_bottom_small=”” padding_left_small=”” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” link_color=”” link_hover_color=”” border_sizes=”” border_sizes_top=”” border_sizes_right=”” border_sizes_bottom=”” border_sizes_left=”” border_color=”” border_style=”solid” box_shadow=”no” box_shadow_vertical=”” box_shadow_horizontal=”” box_shadow_blur=”0″ box_shadow_spread=”0″ box_shadow_color=”” box_shadow_style=”” z_index=”” overflow=”” gradient_start_color=”” gradient_end_color=”” gradient_start_position=”0″ gradient_end_position=”100″ gradient_type=”linear” radial_direction=”center center” linear_angle=”180″ background_color=”” background_image=”” background_position=”center center” background_repeat=”no-repeat” fade=”no” background_parallax=”none” enable_mobile=”no” parallax_speed=”0.3″ background_blend_mode=”none” video_mp4=”” video_webm=”” video_ogv=”” video_url=”” video_aspect_ratio=”16:9″ video_loop=”yes” video_mute=”yes” video_preview_image=”” render_logics=”” absolute=”off” absolute_devices=”small,medium,large” sticky=”off” sticky_devices=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_background_color=”” sticky_height=”” sticky_offset=”” sticky_transition_offset=”0″ scroll_offset=”0″ animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=”” filter_hue=”0″ filter_saturation=”100″ filter_brightness=”100″ filter_contrast=”100″ filter_invert=”0″ filter_sepia=”0″ filter_opacity=”100″ filter_blur=”0″ filter_hue_hover=”0″ filter_saturation_hover=”100″ filter_brightness_hover=”100″ filter_contrast_hover=”100″ filter_invert_hover=”0″ filter_sepia_hover=”0″ filter_opacity_hover=”100″ filter_blur_hover=”0″][fusion_builder_row][fusion_builder_column type=”1_1″ layout=”1_1″ align_self=”auto” content_layout=”column” align_content=”flex-start” valign_content=”flex-start” content_wrap=”wrap” spacing=”” center_content=”no” link=”” target=”_self” min_height=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” type_medium=”” type_small=”” order_medium=”0″ order_small=”0″ dimension_spacing_medium=”” dimension_spacing_small=”” dimension_spacing=”” dimension_margin_medium=”” dimension_margin_small=”” margin_top=”” margin_bottom=”” padding_medium=”” padding_small=”” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” hover_type=”none” border_sizes=”” border_color=”” border_style=”solid” border_radius=”” box_shadow=”no” dimension_box_shadow=”” box_shadow_blur=”0″ box_shadow_spread=”0″ box_shadow_color=”” box_shadow_style=”” background_type=”single” gradient_start_color=”” gradient_end_color=”” gradient_start_position=”0″ gradient_end_position=”100″ gradient_type=”linear” radial_direction=”center center” linear_angle=”180″ background_color=”” background_image=”” background_image_id=”” background_position=”left top” background_repeat=”no-repeat” background_blend_mode=”none” render_logics=”” filter_type=”regular” filter_hue=”0″ filter_saturation=”100″ filter_brightness=”100″ filter_contrast=”100″ filter_invert=”0″ filter_sepia=”0″ filter_opacity=”100″ filter_blur=”0″ filter_hue_hover=”0″ filter_saturation_hover=”100″ filter_brightness_hover=”100″ filter_contrast_hover=”100″ filter_invert_hover=”0″ filter_sepia_hover=”0″ filter_opacity_hover=”100″ filter_blur_hover=”0″ animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=”” last=”true” border_position=”all” first=”true”][fusion_text columns=”” column_min_width=”” column_spacing=”” rule_style=”default” rule_size=”” rule_color=”” content_alignment_medium=”” content_alignment_small=”” content_alignment=”justify” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” margin_top=”” margin_right=”” margin_bottom=”” margin_left=”” font_size=”” fusion_font_family_text_font=”” fusion_font_variant_text_font=”” line_height=”” letter_spacing=”” text_color=”” animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=””]

    COME VENGONO GIRATI I FILM IN PELLICOLA NELL’ERA DIGITALE?

    Dopo il lancio e l’affermazione delle cineprese digitali il mondo della pellicola cinematografica ha visto diminuire sempre più il numero di film girati in analogico, ma negli ultimi anni c’è stata una piccola rinascita di questo modo di fare cinema. Sono due le domande che dobbiamo porci: “Perché alcune produzioni decidono di usare la pellicola al posto del digitale?” e “Come viene girato un film a pellicola nell’era digitale?”

    Prima di spiegare come viene girato un film in pellicola al giorno d’oggi è importante capire perché viene girato in quel modo. Il digitale offre numerosi vantaggi rispetto alla pellicola, come il fatto che risulti più economico, dia la possibilità di girare più a lungo senza dover pensare a sostituire i rulli delle pellicole, riduca la possibilità di errori nell’esporre correttamente la scena o, in fase di sviluppo, permetta di vedere sul momento il risultato, e tanti altri. Quando andiamo a vedere i vantaggi del girare in pellicola di solito ci limitiamo a due fattori, il look della pellicola e il workflow, ovvero il modo in cui vengono girati.

    Alcuni registi e direttori della fotografia giustificano l’utilizzo per via dell’estetica ed una più soddisfacente esperienza pratica. Ad oggi, grazie ai progressi della post-produzione digitale, è possibile ricreare il look e il feeling della maggior parte delle pellicole, avvicinandosi di molto al risultato originale. In alcuni contesti come la resa delle alte luci e un certo tipo di nitidezza risultano difficili da riprodurre tramite i sensori digitali. Se una produzione ha il budget necessario per girare su pellicola, perché filmare in digitale, post produrre i filmati e procedere alla simulazione di una pellicola?

    Secondo gli addetti ai lavori l’esperienza di girare su pellicola è molto diversa rispetto a quella del digitale: quando la cinepresa inizia a girare tutti sul set sono molto più concentrati, la costruzione dello scatto viene eseguita con più attenzione, i movimenti della camera studiati con cura e un numero limitato di takes viene girato. Questi sono gli effetti portati sul set da uno strumento più delicato e con maggiori limiti. In contrapposizione, le possibilità offerte dal digitale, la capacità di poter girare più scene a parità di costi e l’ergonomia maggiore portano in alcuni casi a curare meno le riprese e a far girare la cinepresa di più, aspettando lo scatto corretto. Per i filmmakers il valore dell’esperienza della pellicola, unito all’estetica particolare, rende ancora oggi appetibile girare in 16mm o 35mm.

    PRE-PRODUZIONE

    I limiti citati precedentemente creano nuove sfide per la pre-produzione, il direttore della fotografia si reca sul set per uno studio preliminare della scena testando diverse pellicole e utilizzando la propria esperienza per individuare le più adatte e il necessario da avere sul set per gestire la scena. Ad oggi l’unico produttore di pellicole cinematografiche ancora attivo sul mercato è la Kodak Film, che offre una selezione di quattro pellicole dedicate alle riprese in esterno e in interno, con poca o molta luce.  Il direttore della fotografia procede alla scelta della pellicola valutando 3 principali fattori:

    • Il valore ASA della pellicola, ovvero la sensibilità alla luce della stessa. Più è alto questo valore e maggiore sarà la sensibilità.
    • Il bilanciamento del bianco (misurato in gradi Kelvin), ovvero la calibrazione dei colori per le riprese sotto la luce solare o sotto luce artificiale.
    • Il look, ovvero la resa di toni, contrasto e colori di una determinata pellicola. Ognuna ha la sua resa originale, con una quantità di grana e una texture

    Pellicole con un valore di 50 ASA sono adatte alle riprese in esterno, mentre quelle con un valore di 500 ASA risultano più pratiche per le riprese in interno o con poca luce. Una maggiore sensibilità produce una grana più grossa e una texture più visibile nel risultato finale. Le pellicole tarate per la luce solare (5500K) tenderanno a una resa naturale dei toni della pelle sotto questa luce, quelle tarate per la luce al tungsteno (3300K) mostreranno colori corretti sotto questa luce e molto freddi sotto quella del sole. Esistono dei filtri che permettono di correggere queste tonalità e di girare con una pellicola in condizioni diverse da quelle per cui è stata progettata, oggi con il digitale è possibile anche intervenire in post-produzione correggendo il bilanciamento del colore. Date queste opzioni la produzione può scegliere se girare tutto con un’unica pellicola oppure se utilizzarne più di una in base alle esigenze, stabilendo in anticipo di quanti tipi e soprattutto di quanti rulli di pellicola si avrà bisogno. Piccoli progetti come pubblicità e cortometraggi abitualmente ordinano tutta la pellicola prima di avviare le riprese, mentre le produzioni cinematografiche provvedono ai rifornimenti anche in corso d’opera. Risulta comunque fondamentale avere sempre a disposizione la quantità di pellicola necessaria, ma mai più del dovuto poiché è molto costosa e nei trasferimenti potrebbe subire danni e divenire inutilizzabile.

    PRODUZIONE

    Arrivati sul set, la prima operazione che viene eseguita è quella del caricamento della pellicola all’interno del magazzino della cinepresa, questa è un’operazione molto delicata che deve essere necessariamente eseguita al buio e da mani esperte per evitare di esporre il negativo alla luce del sole che lo rovinerebbe irrimediabilmente. Una volta inserito nel magazzino e completamente sigillato, viene segnato con un nastro colorato che sta a indicare il bilanciamento del colore, rosso per la pellicola a 3300K e blu per quella a 5500K. Sullo stesso vengono segnati il numero della pellicola, il tipo, il seriale, quanti minuti di girato può fare e alcune istruzioni per lo sviluppo successivo. Fatto questo, il magazzino viene caricato nella cinepresa: qui il DoP (Director of Photography) misura la luce con un esposimetro (uno strumento che calcola quanta luce è presente nella scena, sia incidente che riflessa) calcolando la corretta esposizione. Ad oggi vengono anche utilizzate delle fotocamere digitali per avere subito un feedback sull’esposizione scelta, ad esempio utilizzando una pellicola da 500ASA con l’otturatore impostato a 180° la fotocamera verrà impostata a 500ISO e con un tempo di scatto di 1/50s correggendo l’apertura del diaframma fino a trovare il risultato desiderato. Nella cinepresa possono essere utilizzati dei filtri neutri chiamati ND (Neutral Density) che bloccano parte della luce senza modificare i colori, permettendo di scattare senza modificare la pellicola in scene più luminose. Finita la ripresa viene controllato l’interno della cinepresa per essere sicuri che nessuna polvere o particella di sporcizia abbia rovinato la ripresa e si procede a segnare quanta pellicola rimane per la prossima scena. Tenere sotto controllo il magazzino è un’operazione di vitale importanza per evitare di restare senza pellicola mentre si sta girando. Una volta terminate le riprese si procede a rimettere la pellicola all’interno della sua confezione, viene sigillata con cura per evitare infiltrazioni di luce e viene messo il nastro che prima era sul magazzino; viene compilato un documento in triplice copia dove vengono specificati tutti i rulli utilizzati in giornata, i loro dettagli e le informazioni necessarie al laboratorio per lo sviluppo.

    POST-PRODUZIONE

    Una volta che le pellicole arrivano in laboratorio (CineLab in UK e FotoKem negli Stati Uniti), viene sviluppato attraverso dei processi chimici e qui finisce la sua vita come medium analogico. A questo punto c’è un incontro tra il mondo della pellicola e quello digitale: la scansione. Per poter procedere al montaggio viene convertito in un file digitale compatibile con i programmi di post-produzione, questa conversione può essere eseguita attraverso un “Telecine” che proietta la pellicola su un sensore digitale che registra un video generalmente con una risoluzione di 1080P ovvero HD. Un’altra opzione è quella di utilizzare uno scanner come lo “Scanity HDR” che registra ogni singolo frame in alta risoluzione e in un formato non compresso che contiene una grande quantità di dettagli e una gamma dinamica decisamente superiore; la risoluzione di questo sistema va dal 2k al 4k. Quest’ultimo sistema viene utilizzato solo nelle produzioni ad alto budget poiché risulta molto più lento e costoso del Telecine. Finito il processo di scansione il file ottenuto viene trattato come quello di una cinepresa digitale, passando in sala di montaggio ed editato nel colore e nel look per ottenere il bilanciamento desiderato.

    PROIEZIONE

    La proiezione come la ripresa può avvenire sia in digitale che in analogico, qui la scelta spetta alla sala dove verrà proiettato e all’attrezzatura a loro disposizione. Lo standard dell’industria cinematografica è la proiezione digitale che si attesta con una risoluzione di 2K e viene effettuata attraverso la distribuzione dei DCP (Digital Cinema Package) che sono sostanzialmente degli hard drive con l’audio e il video del film. Un’altra soluzione è quella di convertire il file digitale nuovamente in analogico, impressionando una pellicola e riportando tutto il ciclo di produzione da dove si era partiti.

    CONCLUSIONE

    Per alcuni progetti l’utilizzo della pellicola risulta ancora oggi un valido strumento: il suo approccio alla ripresa, l’attenzione necessaria e i limiti imposti portano le crew cinematografiche a cambiare approccio, rallentando le operazioni e catalizzando maggiore cura nel lavoro sul set. A questo si aggiunge il fascino e l’estetica ancora non perfettamente emulabile che aiuta a creare un risultato finale con carattere e unicità. Come abbiamo visto anche questo mondo però entra in contatto con il digitale: la Post-Produzione e la Proiezione per praticità e vantaggi innegabili vengono infatti effettuate in digitale senza snaturare il valore prodotto in precedenza, offrendo una possibilità in più a registi e direttori della fotografia.

    [fusion_separator style_type="single solid" hide_on_mobile="small-visibility,medium-visibility,large-visibility" sticky_display="normal,sticky" class="" id="" flex_grow="0" top_margin="5" bottom_margin="45" width="" alignment="center" border_size="2" sep_color="#a13600" icon="" icon_size="" icon_color="" icon_circle="" icon_circle_color="" /][fusion_testimonials design="classic" navigation="no" speed="" backgroundcolor="" textcolor="" random="" hide_on_mobile="small-visibility,medium-visibility,large-visibility" class="" id=""][fusion_testimonial name="Nikolaos Gea" avatar="image" image="https://framescinemawebzine.com/wp-content/uploads/2021/04/frames-cinema.com11.png" image_id="1658|full" image_border_radius="" company="Redattore" link="https://www.framescinema.com/redazione-nikolaos-gea" target="_blank"]

    Questo articolo è stato scritto da:

    [/fusion_testimonial][/fusion_testimonials]

  • RECENSIONE ESTERNO NOTTE – MEMORIE DALLA STAGIONE DEL CINEMA POLITICO ITALIANO

    type=”flex” hundred_percent=”no” hundred_percent_height=”no” min_height=”” hundred_percent_height_scroll=”no” align_content=”stretch” flex_align_items=”flex-start” flex_justify_content=”flex-start” flex_column_spacing=”” hundred_percent_height_center_content=”yes” equal_height_columns=”no” container_tag=”div” menu_anchor=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” status=”published” publish_date=”” class=”” id=”” spacing_medium=”” margin_top_medium=”” margin_bottom_medium=”” spacing_small=”” margin_top_small=”” margin_bottom_small=”” margin_top=”” margin_bottom=”” padding_dimensions_medium=”” padding_top_medium=”” padding_right_medium=”” padding_bottom_medium=”” padding_left_medium=”” padding_dimensions_small=”” padding_top_small=”” padding_right_small=”” padding_bottom_small=”” padding_left_small=”” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” link_color=”” link_hover_color=”” border_sizes=”” border_sizes_top=”” border_sizes_right=”” border_sizes_bottom=”” border_sizes_left=”” border_color=”” border_style=”solid” box_shadow=”no” box_shadow_vertical=”” box_shadow_horizontal=”” box_shadow_blur=”0″ box_shadow_spread=”0″ box_shadow_color=”” box_shadow_style=”” z_index=”” overflow=”” gradient_start_color=”” gradient_end_color=”” gradient_start_position=”0″ gradient_end_position=”100″ gradient_type=”linear” radial_direction=”center center” linear_angle=”180″ background_color=”” background_image=”” background_position=”center center” background_repeat=”no-repeat” fade=”no” background_parallax=”none” enable_mobile=”no” parallax_speed=”0.3″ background_blend_mode=”none” video_mp4=”” video_webm=”” video_ogv=”” video_url=”” video_aspect_ratio=”16:9″ video_loop=”yes” video_mute=”yes” video_preview_image=”” render_logics=”” absolute=”off” absolute_devices=”small,medium,large” sticky=”off” sticky_devices=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_background_color=”” sticky_height=”” sticky_offset=”” sticky_transition_offset=”0″ scroll_offset=”0″ animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=”” filter_hue=”0″ filter_saturation=”100″ filter_brightness=”100″ filter_contrast=”100″ filter_invert=”0″ filter_sepia=”0″ filter_opacity=”100″ filter_blur=”0″ filter_hue_hover=”0″ filter_saturation_hover=”100″ filter_brightness_hover=”100″ filter_contrast_hover=”100″ filter_invert_hover=”0″ filter_sepia_hover=”0″ filter_opacity_hover=”100″ filter_blur_hover=”0″][fusion_builder_row][fusion_builder_column type=”1_1″ align_self=”auto” content_layout=”column” align_content=”flex-start” valign_content=”flex-start” content_wrap=”wrap” spacing=”” center_content=”no” link=”” target=”_self” min_height=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” type_medium=”” type_small=”” order_medium=”0″ order_small=”0″ dimension_spacing_medium=”” dimension_spacing_small=”” dimension_spacing=”” dimension_margin_medium=”” dimension_margin_small=”” margin_top=”” margin_bottom=”” padding_medium=”” padding_small=”” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” hover_type=”none” border_sizes=”” border_color=”” border_style=”solid” border_radius=”” box_shadow=”no” dimension_box_shadow=”” box_shadow_blur=”0″ box_shadow_spread=”0″ box_shadow_color=”” box_shadow_style=”” background_type=”single” gradient_start_color=”” gradient_end_color=”” gradient_start_position=”0″ gradient_end_position=”100″ gradient_type=”linear” radial_direction=”center center” linear_angle=”180″ background_color=”” background_image=”” background_image_id=”” background_position=”left top” background_repeat=”no-repeat” background_blend_mode=”none” render_logics=”” filter_type=”regular” filter_hue=”0″ filter_saturation=”100″ filter_brightness=”100″ filter_contrast=”100″ filter_invert=”0″ filter_sepia=”0″ filter_opacity=”100″ filter_blur=”0″ filter_hue_hover=”0″ filter_saturation_hover=”100″ filter_brightness_hover=”100″ filter_contrast_hover=”100″ filter_invert_hover=”0″ filter_sepia_hover=”0″ filter_opacity_hover=”100″ filter_blur_hover=”0″ animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=”” last=”no” border_position=”all”][fusion_text columns=”” column_min_width=”” column_spacing=”” rule_style=”default” rule_size=”” rule_color=”” content_alignment_medium=”” content_alignment_small=”” content_alignment=”justify” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” margin_top=”” margin_right=”” margin_bottom=”” margin_left=”” font_size=”” fusion_font_family_text_font=”” fusion_font_variant_text_font=”” line_height=”” letter_spacing=”” text_color=”” animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=””]

    Narrare il delitto del politico democristiano Aldo Moro è una questione tutt’altro che elementare: nel corso dei decenni, diversi registi hanno tentato di interpretare e restituire in forma cinematografica l’evento che cambiò irreversibilmente il panorama politico italiano. Nella storia della Settima Arte, il primo racconto dell’evento viene distribuito nelle sale otto anni dopo il delitto: è Il caso Moro di Giuseppe Ferrara, lungometraggio che rievoca il rapimento dell’onorevole italiano, ripercorrendo i 55 giorni di prigionia sino al ritrovamento del cadavere il 9 maggio 1978. Nella memoria collettiva resta la magistrale interpretazione di Gian Maria Volonté, già noto per la sua satirica restituzione di Aldo Moro nel film Todo Modo, diretto da Elio Petri nel 1976. Successivamente, nel 1991 viene prodotto L’anno del terrore di John Frankenheimer, seguito da Piazza dalle Cinque Lune (Martinelli, 2003) e da Se sarà luce sarà bellissimo (Grimaldi, 2004). 

    In questo panorama, il regista Marco Bellocchio rappresenta un unicum, in quanto autore di ben due pellicole cinematografiche che intendono interpretare la tragica vicenda riguardante Aldo Moro. Nel 2003, infatti, scrive e dirige Buongiorno, notte, con Roberto Herlitzka nei panni del politico democristiano; e durante la prima giornata della 75ma edizione del Festival di Cannes, il regista presenta in concorso Esterno Notte, serie in sei puntate volta a proporre una nuova narrazione di quanto accaduto nella primavera del 1978. Proiettato interamente presso la rassegna cinematografica francese, le prime tre puntate (o parti, come dovrebbero essere definite) sono uscite mercoledì 18 maggio in Italia; le restanti verranno distribuite il 9 giugno. 

    UN PROGETTO AMBIZIOSO

    1978: l’Italia è dilaniata dalle rappresaglie di gruppi estremisti, stragi e omicidi; in questi tumulti, le Brigate Rosse sono un’organizzazione terroristica di estrema sinistra che rivendica, attraverso la violenza, le istanze della rivoluzione comunista. Nel marzo del medesimo anno, il presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro, al fine di salvaguardare l’integrità del Paese chiede a gran voce di stringere un’alleanza politica con il Partito Comunista Italiano (PCI); nonostante l’accordo, i risentimenti interni alla maggioranza della DC non sono favorevoli a includere i comunisti nella dirigenza del paese. Ma la mattina del 16 marzo 1978, il presidente democristiano subisce un’imboscata: le Brigate Rosse massacrano la sua scorta ed egli viene rapito; la politica immediatamente reagisce per poter salvare il politico italiano, ma non senza qualche indugio…

    La portata di questi eventi di natura geopolitica, adombrati da segreti statali e circostanze avvolte nel silenzio, è materia di difficile trattazione. Le diverse interpretazioni del caso Moro sono, in questo senso, sintomo di una necessità di rispondere a quesiti rimasti irrisolti dal 1978 a oggi. In questo senso, il progetto di Marco Bellocchio risulta essere vincente in quanto incarnazione di un’istanza volta a scoperchiare questo evento rimosso, impiegando la propria autorialità di cineasta come marchio di fabbrica per un’operazione riuscita. 

    Bellocchio esordisce nel 1965 con I pugni in tasca, folgorante opera prima che anticipa il risentimento della generazione dei “figli” in opposizione con quella dei “padri” culminata nel celebre Sessantotto. L’impiego della propria presenza nella stagione del cinema civile italiano risulta essere già un lasciapassare per tessere il racconto del caso Moro. Ma questa autorialità forte non solo contamina la narrazione propriamente cinematografica con quella seriale, ma risulta essere, inoltre, del tutto cosciente dei nuovi stilemi del racconto proposti dai registi del panorama italiano. Certo è complicato proporre un giudizio in merito a una serie televisiva uscita per metà nelle sale: tuttavia, le premesse sono oltremodo positive e Bellocchio si riconferma, dopo le esperienze de Il Traditore (2019) e Marx può aspettare (2021), un narratore che riesce a far convergere la propria autorialità decennale nelle correnti narrative contemporanee. 

    ESTERNO NOTTE: PARTE PRIMA

    Nelle prime tre puntate, Marco Bellocchio si focalizza su tre momenti fondamentali: il rapimento di Moro (prima puntata), le reazioni della politica italiana (seconda) e del Vaticano (terza). In questi 168 minuti, il regista sceglie di evitare la messinscena del luogo entro cui si ritrova detenuto il presidente della DC (a parte in due inquadrature di natura onirica), mostrando, invece, in una chiave non priva di satira, ciò che accade all’interno di due Palazzi: quello della Politica e quello della Chiesa.

    Ciò che desta stupore, alla prima visione dell’opera, è sicuramente il cast corale riunito per dar vita ai fatti avvenuti fra marzo e aprile dell’anno 1978. In primis, un folgorante Fabrizio Gifuni incarna un Moro onesto e curato nei minimi dettagli, in una prova attoriale degna di plauso. Certo non è possibile evitare il confronto con la memorabile interpretazione di Gian Maria Volonté: Bellocchio ne è consapevole quando, nel momento in cui Moro si appressa a consumare la cena, si annuncia alla radio l’inizio delle riprese di Cristo si è fermato a Eboli di Francesco Rosi, con Volonté nei panni di Carlo Levi. Tuttavia, la professionalità di Gifuni non sfigura, né passa inosservata: anzi, non è eccessivo asserire che l’attore possa concorrere al premio come migliore interprete maschile a Cannes. Ma anche il restante cast non si esula da sinceri elogi: Fausto Russo Alesi ci regala un’interpretazione graffiante di Francesco Cossiga, mostrando luci e ombre di un politico influenzato dalle proprie debolezze al pari del Giulio Andreotti di Fabrizio Contri. Toni Servillo incarna un sincero Paolo VI, in un’interpretazione che in questa prima parte conferma, nuovamente, la sua avvalorata professionalità; il medesimo giudizio è riservato a una Margherita Buy in forma, nei panni di Eleonora Moro. 

    A dirigere il comparto attoriale vi sono una regia matura, tale è quella di Bellocchio, nonché una sceneggiatura attenta a compensare l’aderenza alla Storia con la necessità di restituire anche una dimensione intima dei protagonisti: se da un lato le manifestazioni per le strade di Roma sono fedeli al clima dell’epoca, dall’altro il cineasta non indugia nel mettere in scena dettagli sulla vita privata di Aldo Moro, le conversazioni sui match calcistici pronunciati dalla scorta del politico, i particolari delle abitazioni degli Onorevoli; anche un semplice annuncio alla radio concernente “un ennesimo avvistamento di UFO” (al tempo comuni, dopo l’uscita di Incontri ravvicinati del terzo tipo) denota una chiara esigenza di dipingere nei minimi particolari l’affresco dell’Italia di allora.

    Certamente, riproporre una storia già narrata sia dal cinema che dalla televisione concerne il rischio di ripetizione di un medesimo storytelling. Nel caso di Esterno Notte, è difficile asserire se ciò si verifichi o meno, in virtù della visione delle sole prime tre puntate. Tuttavia, si può affermare che l’operazione del regista risulta essere tutt’altro che una semplice rielaborazione dei fatti del 1978. È uno storytelling conscio dei mutamenti nei canoni della narrazione e motivato dalla forte necessità di argomentare le vicende fruendo di un punto di vista non privo di criticità verso alle assurde azioni intraprese dalla politica e dal clero al fine di salvare Aldo Moro. Certamente, ciò è dovuto non solo alla chiara posizione politica di Bellocchio, ma anche ai “prestiti” dovuti ai prodotti cinematografici che hanno aspramente criticato la politica italiana degli anni Settanta: basti pensare al già nominato Todo Modo o al più recente Il divo di Paolo Sorrentino (2008). 

    Sicuramente, con l’uscita di questa prima parte Marco Bellocchio ha catturato l’attenzione del pubblico in merito a una storia italiana ancora adombrata da controversie di natura politica: sicuramente occorre attendere il 9 giugno per comprendere se le premesse presenti nella prima parte verranno confermate anche nella seconda.

    [fusion_separator style_type="single solid" hide_on_mobile="small-visibility,medium-visibility,large-visibility" sticky_display="normal,sticky" class="" id="" flex_grow="0" top_margin="5" bottom_margin="45" width="" alignment="center" border_size="2" sep_color="#a13600" icon="" icon_size="" icon_color="" icon_circle="" icon_circle_color="" /][fusion_testimonials design="classic" navigation="no" speed="" backgroundcolor="" textcolor="" random="" hide_on_mobile="small-visibility,medium-visibility,large-visibility" class="" id=""][fusion_testimonial name="Shannon Magri" avatar="image" image="https://framescinemawebzine.com/wp-content/uploads/2022/04/frames-1.jpeg" image_id="5854|full" image_border_radius="" company="Redattrice" link="https://www.framescinema.com/redazione-shannon-magri" target="_blank"]

    Questo articolo è stato scritto da:

    [/fusion_testimonial][/fusion_testimonials]

  • ULTIME NEWS CINEFILE – ZELENSKY INTERVIENE A CANNES, IL TRAILER DI “SHE HULK”, I NUOVI PROGETTI DI STAR WARS

    type=”flex” hundred_percent=”no” hundred_percent_height=”no” min_height=”” hundred_percent_height_scroll=”no” align_content=”stretch” flex_align_items=”flex-start” flex_justify_content=”flex-start” flex_column_spacing=”” hundred_percent_height_center_content=”yes” equal_height_columns=”no” container_tag=”div” menu_anchor=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” status=”published” publish_date=”” class=”” id=”” spacing_medium=”” margin_top_medium=”” margin_bottom_medium=”” spacing_small=”” margin_top_small=”” margin_bottom_small=”” margin_top=”” margin_bottom=”” padding_dimensions_medium=”” padding_top_medium=”” padding_right_medium=”” padding_bottom_medium=”” padding_left_medium=”” padding_dimensions_small=”” padding_top_small=”” padding_right_small=”” padding_bottom_small=”” padding_left_small=”” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” link_color=”” link_hover_color=”” border_sizes=”” border_sizes_top=”” border_sizes_right=”” border_sizes_bottom=”” border_sizes_left=”” border_color=”” border_style=”solid” box_shadow=”no” box_shadow_vertical=”” box_shadow_horizontal=”” box_shadow_blur=”0″ box_shadow_spread=”0″ box_shadow_color=”” box_shadow_style=”” z_index=”” overflow=”” gradient_start_color=”” gradient_end_color=”” gradient_start_position=”0″ gradient_end_position=”100″ gradient_type=”linear” radial_direction=”center center” linear_angle=”180″ background_color=”” background_image=”” background_position=”center center” background_repeat=”no-repeat” fade=”no” background_parallax=”none” enable_mobile=”no” parallax_speed=”0.3″ background_blend_mode=”none” video_mp4=”” video_webm=”” video_ogv=”” video_url=”” video_aspect_ratio=”16:9″ video_loop=”yes” video_mute=”yes” video_preview_image=”” render_logics=”” absolute=”off” absolute_devices=”small,medium,large” sticky=”off” sticky_devices=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_background_color=”” sticky_height=”” sticky_offset=”” sticky_transition_offset=”0″ scroll_offset=”0″ animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=”” filter_hue=”0″ filter_saturation=”100″ filter_brightness=”100″ filter_contrast=”100″ filter_invert=”0″ filter_sepia=”0″ filter_opacity=”100″ filter_blur=”0″ filter_hue_hover=”0″ filter_saturation_hover=”100″ filter_brightness_hover=”100″ filter_contrast_hover=”100″ filter_invert_hover=”0″ filter_sepia_hover=”0″ filter_opacity_hover=”100″ filter_blur_hover=”0″][fusion_builder_row][fusion_builder_column type=”1_1″ align_self=”auto” content_layout=”column” align_content=”flex-start” valign_content=”flex-start” content_wrap=”wrap” spacing=”” center_content=”no” link=”” target=”_self” min_height=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” type_medium=”” type_small=”” order_medium=”0″ order_small=”0″ dimension_spacing_medium=”” dimension_spacing_small=”” dimension_spacing=”” dimension_margin_medium=”” dimension_margin_small=”” margin_top=”” margin_bottom=”” padding_medium=”” padding_small=”” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” hover_type=”none” border_sizes=”” border_color=”” border_style=”solid” border_radius=”” box_shadow=”no” dimension_box_shadow=”” box_shadow_blur=”0″ box_shadow_spread=”0″ box_shadow_color=”” box_shadow_style=”” background_type=”single” gradient_start_color=”” gradient_end_color=”” gradient_start_position=”0″ gradient_end_position=”100″ gradient_type=”linear” radial_direction=”center center” linear_angle=”180″ background_color=”” background_image=”” background_image_id=”” background_position=”left top” background_repeat=”no-repeat” background_blend_mode=”none” render_logics=”” filter_type=”regular” filter_hue=”0″ filter_saturation=”100″ filter_brightness=”100″ filter_contrast=”100″ filter_invert=”0″ filter_sepia=”0″ filter_opacity=”100″ filter_blur=”0″ filter_hue_hover=”0″ filter_saturation_hover=”100″ filter_brightness_hover=”100″ filter_contrast_hover=”100″ filter_invert_hover=”0″ filter_sepia_hover=”0″ filter_opacity_hover=”100″ filter_blur_hover=”0″ animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=”” last=”no” border_position=”all”][fusion_text columns=”” column_min_width=”” column_spacing=”” rule_style=”default” rule_size=”” rule_color=”” content_alignment_medium=”” content_alignment_small=”” content_alignment=”justify” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” margin_top=”” margin_right=”” margin_bottom=”” margin_left=”” font_size=”” fusion_font_family_text_font=”” fusion_font_variant_text_font=”” line_height=”” letter_spacing=”” text_color=”” animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=””]

    • VOLODYMYR ZELENSKY INTERVIENE AL FESTIVAL DI CANNES

    Che sarebbe stata un’edizione di Cannes “dignitosa e rispettosa di questi tempi di guerra”, l’aveva già anticipato il presidente di giuria Vincent Lindon, assieme alla sottolineatura di come il Festival di Cannes “fu fondato per reazione al fascismo“. Dichiarazioni che si uniscono però ad alcune decisioni della Croisette non poco controverse, come la decisione di non fornire l’accredito a (tutti) i giornalisti russi. Sul netto schieramento del Festival transalpino in merito al conflitto bellico in corso, era stato significativo anche il cambiamento del titolo del film d’apertura, Coupez!, originariamente intitolato Z – come omaggio al cinema di serie Z -, andando tuttavia a coincidere col simbolo utilizzato dall’esercito russo per distinguere le proprie truppe da quelle ucraine.

    Il 17 maggio, è stata la conduttrice della serata d’apertura Virginie Efira ad annunciare, verso la fine della cerimonia, il collegamento a sorpresa con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che oltre a parlare dell’acciaieria Azovstal di Mariupol e delle laceranti sofferenze che sta tutt’ora soffrendo il suo Paese, si è rivolto direttamente ai presenti, ai cineasti e all’intero mondo del cinema attraverso la sua efficace retorica che lo ha da sempre contraddistinto, ora con vari richiami alla Settima Arte: “L’odio alla fine scomparirà e i dittatori moriranno. Siamo in guerra per la libertà“, ha detto citando Il Grande Dittatore, “serve un nuovo Chaplin che dimostri che il cinema di oggi non è muto. Noi continueremo a lottare, perché non abbiamo altra scelta e sono convinto che il dittatore perderà. Ma il cinema starà zitto o parlerà? Il cinema può stare fuori da questo?“. Ancora, il cinema è evocato mediante il richiamo al capolavoro di Francis Ford Coppola, Apocalypse Now e la celebre frase “mi piace l’odore del napalm al mattino“.

    A colpire tutti è stata soprattutto la citazione al regista Mantas Kvedaravicius, morto in Ucraina sotto l’attacco russo mentre stava girando il suo documentario Mariupolis 2, ora terminato dalla compagna Hanna Bilobrova e che lo stesso festival presenterà in proiezione speciale nei prossimi giorni.

    Scrosci di applausi non ci sono stati solo per il presidente dell’Ucraina, ma anche per l’attore e attivista Forest Whitaker (Il colore dei soldi, La moglie del soldato) premiato con la Palma d’onore sempre nel corso della cerimonia d’apertura e che presenterà un documentario di sua produzione sul Sudan. Whitaker ha così tenuto il suo discorso: “Ci vorrà molto tempo per superare i traumi degli ultimi anni, della pandemia e della guerra in corso. I registi ci aiutano a dare un senso a questo mondo”.

    • TRE NUOVI TRAILER: PREY, SHE HULK, THREE THOUSAND YEARS OF LONGING

    Lunedì 16 maggio è uscito il trailer di Prey, prequel del Predator di John McTiernan, che vede dietro alla macchina da presa Dan Trachtenberg (10 Cloverfield Lane, l’episodio Playtest di Black Mirror) e in uscita il 5 agosto su Hulu negli States, perciò con molta probabilità in contemporanea in Italia Su Disney + (https://www.youtube.com/watch?v=1CM9SatIUIQ). Il film è ambientato nel XVIII secolo e narra dello scontro della protagonista Naru (Amber Midthunder, Legion) e la sua tribù con il famigerato cacciatore alieno.

    Nella giornata di giovedì 18 maggio è stato pubblicato su YouTube il primo attesissimo trailer di She Hulk: Attorney at Law (https://www.youtube.com/watch?v=1jaKLsJTviQ), la nuova serie MCU in uscita il 17 agosto su Disney+ con protagonista il personaggio di Jennifer Walters, cugina di Bruce Banner, giovane avvocata pienamente dedita al suo lavoro e in ricerca di un partner, la cui esistenza verrà stravolta dall’arrivo dei superpoteri simili a quelli del cugino-Hulk.

    Per i fan del regista George Miller, il 18 maggio è stato pubblicato il teaser trailer del suo nuovo film Three Thousand Years of Longing (il trailer completo arriverà venerdì: https://www.youtube.com/watch?v=8zGnPDFCPE8). Pellicola fra le più attese a questa 75esima edizione del Festival di Cannes, non si sa ancora molto della trama, soltanto che avrà tinte drammatiche, romantiche e fantasy, e che sarà incentrata sull’incontro di una studiosa inglese con un genio che le offre tre desideri in cambio della libertà, portando a inaspettate conseguenze. Nel cast, grandi nomi come Idris Elba e Tilda Swinton.

    • LE PROSSIME USCITE DELLA SAGA DI STAR WARS

    In un lungo speciale concesso a Vanity Fair, in occasione della Star Wars Celebration post-pandemica (dal 27 al 29 di maggio ad Anaheim) e del debutto su Disney+ dell’attesissima serie su Obi-Wan Kenobi, la Lucasfilm ha annunciato i vari progetti che attendono i fan nel futuro: Kathleen Kennedy (presidente della LucasFilm dal 2012), ha annunciato che la road map della società difficilmente seguirà il ritorno dei film al cinema con lo stesso ritmo di prima. Il primo film a uscire sarà quello di Taika Waititi e il secondo Rogue Squadron, di Patty Jenkins. Sappiamo con certezza che a fine estate arriverà la serie Andor su Disney+, con l’attore Diego Luna nei panni del contrabbandiere simbolo della resistenza, mentre la il terzo appuntamento con l’apprezzatissima The Mandalorian arriverà tra la fine del 2022 e inizio 2023.

    Fonti: BadTaste, Vanity Fair, World of Reel, The Hollywood Reporter, Deadline

    [fusion_separator style_type="single solid" hide_on_mobile="small-visibility,medium-visibility,large-visibility" sticky_display="normal,sticky" class="" id="" flex_grow="0" top_margin="5" bottom_margin="45" width="" alignment="center" border_size="2" sep_color="#a13600" icon="" icon_size="" icon_color="" icon_circle="" icon_circle_color="" /][fusion_testimonials design="classic" navigation="no" speed="" backgroundcolor="" textcolor="" random="" hide_on_mobile="small-visibility,medium-visibility,large-visibility" class="" id=""][fusion_testimonial name="Alberto Faggiotto" avatar="image" image="https://framescinemawebzine.com/wp-content/uploads/2022/04/frames.jpeg" image_id="5828|full" image_border_radius="" company="Redattore" link="https://www.framescinema.com/redazione-alberto-faggiotto" target="_blank"]

    Questo articolo è stato scritto da:

    [/fusion_testimonial][/fusion_testimonials]