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  • 5 Film d’amore atipici

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    L’amore è una delle tematiche universali più messe in scena, in grado di generare emozioni e immedesimazione: d’altra parte, chi non è mai stato innamorato o ha almeno sognato di esserlo? I grandi classici del cinema e della letteratura hanno raccontato storie d’amore che ci hanno fatto sognare e, perché no, a volte anche disperare. 

    Per definizione, i film romantici mettono al centro la relazione amorosa di due personaggi, di cui si seguono gli intrighi, gli allontanamenti e (ri)avvicinamenti. Anche quando l’amore tra i due non è al centro della narrazione, è un filone narrativo che ricopre una certa importanza nella vita più intima dei personaggi. Tuttavia, l’amore è un sentimento estremamente complesso e sfaccettato. Non sono pochi i registi che si sono cimentati in una rappresentazione che esuli dalla classica storia d’amore capace di fare sognare grandi e piccini. Qui di seguito, vedremo cinque film d’amore atipici, che hanno messo in scena con estrema sincerità il dolore e le complicazioni che possono derivare da una relazione amorosa.

    LE BONHEUR – IL VERDE PRATO DELL’AMORE (A. VARDA, 1965)

    La pellicola è stata diretta da Agnès Varda, regista belga esponente della Nouvelle Vague, unica donna del gruppo accanto a Godard e Truffaut.

    Le Bonheur (letteralmente “felicità”) è un film dal titolo fuorviante, o forse quasi troppo letterale. La pellicola mette in scena la ricerca della felicità del giovane François, innamorato della moglie Thérèse con la quale ha due figli, Pierrot e Gisou. Nonostante sin dai primi minuti della pellicola l’amore provato per la moglie sia tangibile e sincero, a stupire è che la parola “felicità” venga pronunciata per la prima volta in riferimento all’amante e non alla vita famigliare. Il protagonista, però, sembra non essere travolto dallo spontaneo “senso di colpa” che deriva da due relazioni parallele e parla a entrambe le donne con estrema sincerità, non concependo perché dovrebbe privarsi di due diverse forme di felicità che due donne diverse sono in grado di dargli. 

    La stessa regista ha chiarito il significato del film con le seguenti parole: “la fortuna è un regalo inalienabile dell’esistenza, gli esseri nascono felici e non hanno altro fine nella vita che rimanere in questa felicità”. Il film ha vinto l’Orso d’argento, gran premio della giuria al Festival di Berlino e ha permesso ad Agnès Varda di ottenere maggiore visibilità in Europa e negli Stati Uniti.

    ETERNAL SUNSHINE OF THE SPOTLESS MIND (M. GONDRY, 2004)

    Nella lista di film che hanno affrontato un sentimento così complesso in maniera atipica, non è possibile non dedicare qualche riga al capolavoro diretto da Michel Gondry, che vede come protagonisti Jim Carrey e Kate Winslet e che ha ottenuto l’Oscar per la migliore sceneggiatura nel 2005. Al centro della trama vi è la travagliata relazione amorosa tra Joel e Clementine, che si incontrano per caso sulla spiaggia di Montauk. In questo film, però, il significato ultimo non è legato alla storia romantica, quanto all’importanza dei ricordi. Il titolo, ispirato da un verso dell’opera Eloisa to Abelard  (A. Pope, 1717), rimanda alla condizione psicologica di ricerca della serenità, che si desidera raggiungere in seguito alla tristezza provata per una relazione conclusa. È difficile biasimare il desiderio di eliminare i ricordi più dolorosi, ma ciò che sfugge ai due protagonisti è che sono profondamente intrecciati a quelli positivi. La memoria, quindi, si rivela essere la protagonista indiscussa e diventa evidente come una sua manipolazione possa condizionare per sempre l’esistenza umana. Il regista traduce anche visivamente la dimensione psicologica, tramite un montaggio scomposto e quasi confusionario, ma in cui tutto troverà il proprio significato alla fine della visione.

    Il film è stato un successo di critica e di pubblico e ricopre la 73° posizione nella lista dei cinquecento migliori film di sempre della rivista Empire.

    ANOTHER YEAR (M. LEIGH, 2010)

    Another Year, il film del regista e sceneggiatore britannico Mike Leigh, è stato presentato alla 63° edizione del Festival di Cannes e racconta la quotidianità di una felice coppia di mezza età racchiusa in un anno. I protagonisti sono Tom, un ingegnere geotecnico, e Gerri, una psicologa che ama prendersi cura dell’orto. Nella vita dei due tentano di trovare il proprio spazio anche altri personaggi, che cercano rifugio nella pacifica e affiatata coppia: Mary, una segretaria che ha vissuto una vita amorosa travagliata, e Ken, un amico di vecchia data del marito Tom che si rivela essere estremamente triste. In quanto loro amici, Tom e Gerri sentono di non poter lasciare che i due si lascino sopraffare dalle emozioni negative e decidono di tentare di alleviare il loro sconforto. Mary e Ken, però, diventeranno fin troppo invadenti, fino a rischiare di far vacillare l’equilibrio familiare dei protagonisti.

    Il regista, Mike Leigh, è riuscito a dare allo spettatore la sensazione non di guardare un film, ma di assistere alla vita della coppia nel momento stesso in cui accade, senza trucchi e artifici.

    AMOUR (M. HANEKE, 2012)

    Amour è un film del regista austriaco Michael Haneke, che decide di mettere in scena l’amore maturo tra George e Anne, due maestri di musica in pensione che rappresentano l’uno l’àncora dell’altro. La loro quotidianità è però stravolta dalla notizia della malattia di Anne, il cui stato di salute peggiorerà fino a non poter più sperare in un’eventuale ripresa. A sentire maggiormente le conseguenze è il marito George, che dovrà prendersi cura della sua fragile condizione e che dovrà fare forza non solo alla moglie, ma innanzitutto a se stesso. Haneke cala lo spettatore nell’intimità della coppia senza dare troppe spiegazioni tramite le parole per lasciare spazio al silenzio e al non-detto. Si tratta di una pellicola da osservare, da cui traspare la progressiva presa di consapevolezza da parte del marito del tempo che passa e della fragilità della condizione umana.  

    Amour stravolge le aspettative che potrebbero essere generate dal titolo, per farsi portavoce del momento più doloroso di una relazione e del significato più puro del termine. Un capolavoro dell’arte cinematografica che valse al regista l’Oscar al miglior film straniero nel 2013.

    HER (S.JONZE, 2013)

    Infine, alcuni film hanno persino parlato di storie d’amore vissute non tra esseri umani, ma con le macchine. Tra questi, il più celebre è indubbiamente Her, scritto e diretto da Spike Jonze e che si è aggiudicato il premio Oscar per la miglior sceneggiatura originale. La pellicola è infatti ambientata in un futuro prossimo, nel quale i computer ricoprono un ruolo centrale per le persone e nel quale i sistemi di intelligenza artificiale hanno affinato a tal punto il proprio funzionamento fino a poter apprendere ed elaborare emozioni. Al centro della narrazione troviamo Theodore Twombly, un uomo introverso che si occupa di scrivere lettere per conto di altri e le detta al computer. La sua vita sentimentale, però, non riesce ad aprirsi ad altre relazioni perché Theodore si sente ancora legato alla moglie e rifiuta di firmare le carte del divorzio. Trova quindi consolazione e comprensione nel sistema operativo “OS 1”, che decide di chiamare Samantha. Si assiste quindi alla relazione tra uomo e macchina, in cui il primo non tenta più di mostrare la propria superiorità rispetto alla tecnologia, anzi, vi scorge la possibilità di lasciarsi il passato alle spalle e voltare pagina. 

    La lista di film d’amore che hanno contribuito a rivoluzionare il genere potrebbe essere ben più lunga, ma per motivi di spazio abbiamo citato alcuni dei più rappresentativi. E voi quali aggiungereste alla lista?

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  • #30 STRADE PERDUTE – GLI ANNI 2000 DELLA PIXAR (PARTE 2)

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    LINK ALL’EPISODIO

    In questo ventinovesimo episodio di Strade Perdute, Alessandro, Jacopo e il loro ospite Nicolò analizzano 3 film d’animazione Pixar degli anni 2000, nello specifico:
    – Ratatouille
    – Wall e
    – Up
    Buon Ascolto! Potete seguire Frames Cinema qui: https://linktr.ee/framescinema
    Un saluto e un ringraziamento a tutti i nostri ascoltatori e alle nostre ascoltatrici, ci sentiamo al prossimo episodio.

  • The Flash trailer – Il ritorno di Bat-Keaton

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    Come promesso e anticipato dal poster ufficiale di The Flash pubblicato nelle scorse ore, l’etichetta Warner Bros Discovery ha approfittato del Super Bowl 2023 per pubblicare il primo trailer integrale dell’attesissimo cinecomic DC con protagonista Ezra Miller.

    TRAILER ORIGINALE

    TRAILER ITALIANO

    Il video mostra Barry Allen alle prese con le scelte e le opzioni del Multiverso, ripercorrendo tutti gli eventi cardine dell’universo condiviso DC attivo finora, dal Generale Zod di L’uomo d’acciaio al Batman di Ben Affleck. La trama del film seguirà infatti il tentativo di Flash di tornare indietro nel tempo con la sua super-velocità per impedire la morte di sua madre. La sua missione, tuttavia, avrà grosse ripercussioni sul continuum spazio-temporale del Multiverso DC, al punto che James Gunn ha confermato che The Flash resetterà il l’universo conosciuto sinora. 

    Il motivo per cui il trailer era atteso e ha attratto maggior clamore, tuttavia, non riguarda Flash ma Batman, presente in due versioni diverse, interpretate rispettivamente da Ben Affleck e Michael Keaton, che riprenderanno i ruoli del Bruce Wayne dello ‘SnyderVerse’ e del Bruce Wayne del ‘BurtonVerse’,e ci si domanda se comparirà in un cameo anche il George Clooney dello ‘SchumacherVerse’. Non solo: nel trailer di The Flash debutta anche la nuova Supergirl interpretata da Sasha Calle

    SINOSSI

    La sinossi ufficiale del film:

    I mondi si scontrano in Flash quando Barry usa i suoi superpoteri per viaggiare indietro nel tempo per cambiare gli eventi del passato. Ma quando il suo tentativo di salvare la sua famiglia altera inavvertitamente il futuro, Barry rimane intrappolato in una realtà in cui il generale Zod è tornato minacciando l’annientamento della Terra, e sulla quale non ci sono più supereroi a cui rivolgersi. 

    A meno che Barry non riesca a convincere un Batman molto diverso ad uscire dalla pensione ed andare a salvare un kryptoniano tenuto progioniero…anche se non è esattamente quello che sta cercando. Alla fine, per salvare il mondo in cui si trova e tornare al futuro che conosce, l’unica speranza di Barry sarà lottare per la sua vita. Ma il sacrificio finale sarà sufficiente per resettare l’universo?

    CAST TECNICO E ARTISTICO

    The Flash è diretto da Andy Muschietti, su script di Christina Hodson. Nel cast, insieme a Ezra Miller nei panni del Velocista Scarlatto e Michael Keaton che riprenderà il ruolo di Bruce Wayne / Batman a 33 anni di distanza, tornano dal DC Extended Universe Ben Affleck come Batman, Michael Shannon nei panni del Generale Zod, ma anche Antje Traue, Temuera Morrison e Kiersey Clemons.

    Tra le new entry annunciate vi saranno invece Sasha Calle nel ruolo di Kara Zor-El alias Supergirl, Ron Livingston in sostituzione di Billy Crudup nel ruolo di Henry Allen e Maribel Verdú nel ruolo di Nora Allen. Completano il cast Saoirse-Monica Jackson e Rudy Mancuso i cui ruoli sono ancora sconosciuti. 

    IL FUTURO DEL DC UNIVERSE

    Per coloro che si chiedono se Miller continuerà ad interpretare Flash dopo questo film, Peter Safran della DC ha recentemente offerto un aggiornamento: “Ezra è completamente impegnato nel suo percorso di guarigione”, ha spiegato Safran. “E sosteniamo pienamente quel viaggio che sta affrontando in questo momento. Quando sarà il momento giusto, quando si sentirà pronto per discutere, capiremo tutti qual è il miglior percorso da seguire. Ma in questo momento, è completamente concentrato sulla sua guarigione. E nelle nostre conversazioni con lui negli ultimi due mesi, sembra che stia facendo enormi progressi”.

    Per approfondire vi invitiamo a leggere il nostro articolo precedente sulla nuova gestione dell’universo DC di James Gunn e Peter Safran.

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  • RECENSIONE MARCEL THE SHELL – AL CUORE DEL PRESENTE

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    Un po’ come il suo protagonista, Marcel the Shell è una creatura bizzarra e sorprendente, dall’aspetto naïf e un grande cuore. Candidato all’oscar come miglior film d’animazione, il lungometraggio d’esordio di Dean Fleischer-Camp è un insolito falso documentario con protagonisti animati in stop-motion, basato su una serie di cortometraggi dello stesso regista.

    I RAPPORTI UMANI AI TEMPI DI TIK TOK E BABY YODA

    Il mockumentary segue le vicende personali del piccolo Marcel (doppiato in originale da Jenny Slate, anche co-sceneggiatrice) una curiosa chiocciola parlante, e di sua nonna Connie (Isabella Rossellini). Testimone delle sfide quotidiane di una chiocciola alta due centimetri in un mondo a misura di umano è il videomaker Dean (lo stesso Fleischer-Camp) che decide di seguirne le giornate e le stranezze, con il proposito di riprendere senza interferire – l’occhio impassibile del regista e, più in generale, dei media è una tematica ricorrente -.

    Questa piccola favola moderna parte da uno spunto semplice ma folgorante: una creaturina dall’aspetto bizzarro trasformata (suo malgrado) in una star del web richiama i personaggi animati dei grandi franchise d’intrattenimento divenuti fenomeni virali, un po’ alla Baby Groot o Baby Yoda/Grogu. Marcel è un’icona animata che, come i due esempi da Marvel e Star Wars, subisce l’effetto mediatico della sua cuteness, in grado di catturare il cuore del pubblico e riciclata in tormentoni web e ri-condivisa all’infinto in memes e reel di Tik Tok. Ma, come spesso accade a ciò che viene fagocitato dalla condivisione di massa sul web, la sua visibilità tende a estraniarne le ragioni più profonde – sentimentali o esistenziali – e a isolarne lo scopo dal contesto di solitudine che l’ha generato. Così, la ricerca di Marcel della sua famiglia è in realtà la ricerca di un senso in un mondo frammentato e molteplice, animato da un falso senso di comunità, troppo grande per una conchiglia sola.

    AL CUORE DEL CINEMA D’ANIMAZIONE

    Marcel the Shell è uno di quei rari film che restano aderenti alla premessa di base e non chiedono di più allo spettatore della disponibilità a superare le diffidenze nei confronti di questo progetto insolito e a scoprirne la dolce eccentricità. L’idea di un film d’animazione su una conchiglia con scarpe da ginnastica potrebbe apparire molto meno trasversale di quel che è in realtà: lo sguardo dal basso riflette una molteplicità di temi e spunti sorprendenti per arguzia e profondità.

    Allo stesso tempo, non sacrifica il fascino innocente della sua storia solo per instaurare una conversazione sul presente e parlare di temi contemporanei. Marcel the Shell resta un lungometraggio dalla forte impronta artigianale, un film d’animazione che recupera lo stupore primigenio della tecnica in stop-motion, in grado di animare di magia gli oggetti del quotidiano e conferire loro nome, vita e personalità.

    L’opera prima di Dean Fleischer-Camp è uno dei film d’animazione più sorprendenti degli ultimi tempi: il suo aspetto innocuo nasconde una riserva di trovate e spunti brillanti che riflette sul presente senza essere pedante, che brilla di una verve adorabile senza scadere nel melenso.

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  • RECENSIONE TÁR – LUCI E OMBRE DEL GENIO

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    A cinque mesi dall’anteprima al Festival del Cinema di Venezia, il film Tár approda finalmente nelle sale italiane. Scritto, prodotto e diretto da Todd Field, regista statunitense alla sua terza regia, Tár può dirsi il più contemporaneo fra i film usciti di recente. È certamente il lungometraggio che abbraccia un significativo campionario di questioni caratterizzanti il dibattito pubblico: i gender studies, lo scandalo Weinstein, il movimento #MeeToo e la cancel culture. Il punto di convergenza di tali tematiche è Lydia Tár (Cate Blanchett), affermata direttrice d’orchestra e compositrice, «bianca, lesbica e monogama», come da lei stessa sottolineato; filantropa ma assetata di potere, eccellente musicista priva di morale che seduce e condanna all’anonimato giovani donne ricolme di talento.

    Osannato dalla critica internazionale sia per la sceneggiatura che per l’interpretazione da manuale di Cate Blanchett, Tár racchiude in due ore e quaranta minuti temi attualissimi, senza, tuttavia, influenzare il giudizio del pubblico circa la condotta di Lydia. Genio e sregolatezza? Una Harvey Weinstein al femminile? O un retaggio della condotta patriarcale che è stata assunta senza leggere le controindicazioni? 

    GENDER STUDIES E LGBTQ+: UNA COMPLESSA ICONA QUEER

    Lydia Tár vive tra New York e Berlino, dove è chiamata a dirigere la prestigiosa Filarmonica della capitale tedesca. A breve dovrà condurre la Quinta Sinfonia di Mahler, il suo maestro che tenta di imitare addirittura nelle pose per le copertine dei suoi dischi. È sposata con Sharon (Nina Hoss) ed entrambe hanno una figlia, Petra (Mila Bogojevic). È stimata da colleghi, invidiata dai più mediocri, e nei suoi discorsi non si parla che di musica, di tecnica, di note e di tempo

    Il contesto socioculturale in cui Lydia vive è aperto alle famiglie arcobaleno, alla comunità Lgbtq+ e alla valorizzazione del genio artistico piuttosto che dell’orientamento sessuale. Cate Blanchett, già interprete del personaggio queer Carol Aird nel film Carol (Haynes, 2015), s’immerge completamente in tale ambiente sociale senza subire discriminazioni. Lei è il “Maestro” geniale, attento alla parità di genere – ha istituito un fondo per valorizzare i direttori d’orchestra donna – nonché sostenitrice delle audizioni al buio, durante le quali i candidati eseguono la partitura dietro un paravento, in modo da non influenzare la giuria. 

    Tuttavia, il personaggio di Lydia è altamente sfaccettato. Pur essendo parte della comunità Lgbtq+, non comprende l’avversità di un giovane studente non-binary della Julliard nei confronti di Chopin, in quanto bianco cis-gender dalla condotta sessuale riprovevole. Per Lydia, invece, l’artista non deve essere confuso con l’uomo: e cerca di farlo capire al giovane pur fruendo di metodi educativi poco ortodossi. 

    Il Maestro esegue audizioni al buio per essere più trasparente possibile ma tuttavia, la coscienza del suo potere la conduce a domandare favori sessuali a giovani donne intraprendenti in cambio di piccoli benefici, con il benestare dell’assistente Francesca (Noémie Merlant). Una nuova fiamma, l’abile ma acerba suonatrice di violoncello Olga (Sophie Kauer), è il motivo valido per cacciare dalla Filarmonica l’esperto violoncellista Sebastian (Allan Corduner).

    Ciò che rende affascinante l’antieroe Lydia è proprio la sua contraddittorietà, le sue scelte altamente diversificate che fanno della donna un personaggio unico nel suo genere. Da un lato, Lydia Tár è un’icona queer che, tuttavia, non limita la sua ragion d’essere entro i confini della sua identità di genere; dall’altro, Lydia Tár è un’abile manipolatrice che mette in moto meccanismi di potere che sono retaggio di una cultura patriarcale misogina

    #METOO?

    La tirannide di Lydia prosegue fino a quando una delle sue vittime, Krista Taylor (Sylvia Flote), si suicida. Una rapida rassegna di e-mail, unitamente ad alcune sequenze oniriche, chiarisce meglio la situazione: a seguito di una relazione sessuale naufragata per motivi ignoti, Lydia intraprende una personale battaglia finalizzata a ostracizzare Krista da ogni orchestra. L’eco è certamente quella del movimento #MeToo costituitosi in seguito alle accuse mosse verso il produttore americano Harvey Weinstein. 

    Con Tár, tuttavia, si verifica un paradosso: Field propone infatti una situazione in cui è una donna a essere carnefice, e sempre una donna la vittima. Pur ergendosi a icona queer, a paladina dei diritti delle direttrici d’orchestra, come dichiarato nell’intervista iniziale, Lydia Tár ha costruito un castello di carte basato proprio sul suo potere acquisito nel corso degli anni. L’assistente Francesca è sottomessa alla sua grandezza, così come la moglie Sharon. Eppure, il suicidio di Krista Taylor è la goccia che fa traboccare il vaso. Facendo uso di un’elegante scelta stilistica, Todd Field non sceglie un tono plateale e melodrammatico per narrare il lento disfacimento del potere di Lydia. La decadenza del Maestro è lenta e silenziosa, e la macchina da presa segue ogni movimento di Tár pur restando sempre sulla soglia della sua interiorità, seguendone i movimenti ma senza scalfirne i pensieri, se non qualche accennato incubo notturno.

    Field è chiarissimo: non è possibile permeare la mente di un genio come Lydia Tár; non è possibile comprendere il motivo delle sue azioni deplorevoli. Ciò su cui invece è chiaro è la possibilità che il paradigma della “sorellanza” possa venir meno: una voce fuori dal coro rispetto a quanto sortito dal movimento #MeToo. Lydia Tár è cosciente delle sue azioni, ma tenta di tutto pur di salvaguardare la sua professione e il suo ruolo.

    CANCEL CULTURE: ELIMINARE LA CARNEFICE

    Tár non è solo una narrazione inversa del caso Weinstein contestualizzato nel mondo della musica classica internazionale; il film di Field racconta la storia di un aguzzino che subisce la sua condanna ed è costretto a pagare finendo a girovagare nel girone infernale della cancel culture. Molto si è detto a proposito, negli ultimi anni: dalla distruzione delle statue di Cristoforo Colombo, fra gli altri, alle scelte politicamente corrette della Disney circa la componente razzista di alcuni prodotti filmici. 

    Il film di Todd Field è una cabina di risonanza rispetto a un tema tanto rilevante quale è la cancel culture. Lydia Tár, eliminando in fretta e furia le e-mail inviatele da Krista, teme proprio questo: la condanna della cultura contemporanea che non contempla il sopruso e condanna il carnefice. Cate Blancett incorpora alla perfezione i timori di una donna giunta all’apice della carriera, tormentata dall’idea che, da un giorno all’altro, possa perdere tutto ciò che ha costruito nel corso degli anni. Il suo perfezionismo, esemplificato dalla pulizia maniacale, da un’abitazione in cui nulla è fuori posto, da una conduzione ineccepibile, convive tuttavia con la sua fascinazione verso giovani promesse della musica: un “no” da parte loro significa la messa in predicato del potere di Lydia, nonché l’alterazione del suo equilibrio. 

    Quando il regno costruito da Tár inizia lentamente a frantumarsi, in seguito a una sua azione, è lecito che anche la sua professionalità venga intaccata? Perché Chopin è stato assolto, mentre Tár è destinata a essere cancellata? Ancora una volta, Field non propone risposte certe, come non restituisce una prospettiva sincera e intima di Lydia: il suo genio è destinato a essere intravisto come un groviglio indistinto di luci e ombre.

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  • 5 DOCUMENTARI SULLA MUSICA ITALIANA

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    In questa settimana Sanremocentrica vi proponiamo alcuni documentari sulla musica italiana da recuperare nel caso in cui le cinque serate del Festival non siano sufficienti oppure proprio non facciano per voi.

    SOUND GIGANTE. STORIA ALTERNATIVA DELLA MUSICA ITALIANA

    Mini docu-serie prodotta da Sky, andata in onda su Sky Arte a partire dal 18 gennaio 2023 e ora disponibile su Now Tv, Sound Gigante ripercorre in 4 puntate alcuni momenti salienti della musica “alternativa” italiana. Prendendo le mosse dal 1964 e in particolare da Morricone e dalla sua rivoluzione musicale del cosiddetto Spaghetti Western, la serie si srotola poi fin verso la fine degli anni Settanta, analizzando fenomeni e successi di una stagione musicale incredibilmente varia e feconda. Un racconto – tramite materiali di repertorio, interviste e , chiaramente, musica – delle sperimentazioni e innovazioni musicali che in quegli anni hanno portato sulla scena italiana (e non solo) generi e sottogeneri alternativi al pop o alla classica canzone italiana.

    NUMERO ZERO: ALLE ORIGINI DEL RAP ITALIANO

    Documentario del 2015 firmato da Enrico Bisi, fino a poco tempo fa disponibile su Netflix e ora reperibile a noleggio su Chili, Numero Zero segue le tracce dello sviluppo del rap nel panorama musicale italiano. Dagli anni Ottanta ai primissimi anni Duemila, il documentario si serve delle voci dei fautori di quella vera e propria rivoluzione culturale per raccontare il fenomeno musicale che da oltreoceano si è faticosamente fatto largo nella scena italiana.

    Le voci come quelle di Kaos One, Ice One, Neffa, Colle Der Fomento, Tormento, Fabri Fibra e Frankie Hi-Nrg raccontano, supportate da materiale d’archivio, il movimento dell’hip hop italiano e tutte le difficoltà e resistenze che questa “nuova” musica si è trovata ad affrontare in un paese abituato a tutt’altro stile.

    RED VALLEY: SIAMO QUELLO CHE ASCOLTIAMO

    Flash forward: dalle origini del rap arriviamo all’estate del 2022, precisamente al Red Valley Festival, grande evento musicale tenutosi a Olbia e al quale hanno partecipato alcuni degli artisti più ascoltati degli ultimi anni.

    Red Valley parte da un semplice assunto o, per meglio dire, da un dato preciso: 19 ore a settimana, il tempo speso in media dagli italiani nell’ascolto di musica. Ma se la quantità di ore può colpire, cosa dice questo dato sulla reale qualità del nostro ascolto? Stiamo veramente ascoltando o stiamo solo sentendo? 

    Un docu-concerto che coinvolge alcuni tra i nomi più celebri della scena musicale contemporanea (Blanco, Marracash, Pinguini Tattici Nucleari, Fabri Fibra, Irama, Salmo, Mr. Rain, Il Tre, Shablo e Paola Zukar) che si raccontano e ci raccontano tendenze, tematiche e peculiarità dell’industria musicale di oggi, tra riflessioni sulla fruizione, sulla decodificazione musicale e sul gap di genere.

    PROG REVOLUTION

    Altra produzione Sky Arte, altro salto negli anni Settanta. Questa volta però il focus del discorso è molto più specifico: in particolare ci fermiamo nella città di Milano, nel periodo che la vede come vero fulcro dell’industria discografica italiana, dal 1969 al 1979. Tra necessità politiche e fermenti sociali, Prog Revolution va a rintracciare i perché e i percome del progressive rock italiano e di coloro che l’hanno conosciuto, fatto e nutrito.

    Un documentario di Rossana de Michele in cui musicisti, artisti, fotografi e discografici dell’epoca ci conducono – tramite interviste e materiale d’archivio – nell’esplorazione di quello strato specifico di terreno musicale in cui società, arte e cultura si fondono in maniera inscindibile.

    IO TU NOI, LUCIO

    Tra le tante proposte Rai Play (che spaziano da Mia Martini a De Andrè, dai Bee Gees ai Kiss), a titolo esemplificativo – o forse più per affetto personale di chi scrive – scegliamo di includere in questo breve elenco il documentario Io Tu Noi, Lucio. 108 minuti di viaggio nella musica di Lucio Battisti, dal suo esordio, passando per i grandi successi scritti a quattro mani con Mogol, fino agli ultimi dischi in collaborazione con Pasquale Panella.

    Un atlante musicale che tenta di tracciare un ritratto (impossibile dire quanto esaustivo) di una personalità complessa e di un musicista nonché produttore innovatore e fuori da qualsiasi impostazione canonica

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  • FAST X: IL PRIMO TEASER TRAILER DEL DECIMO FAST AND FURIOUS

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    Dopo la pubblicazione di video celebrativi del franchise di Fast & Furious e in attesa del primo trailer ufficiale che verrà presentato al Super Bowl nelle ore tra domenica sera e lunedì mattina, il decimo capitolo della saga Fast X si è mostrato questa notte con un primo brevissimo teaser pensato per annunciare l’apertura delle prevendite.

    FAST X: TEASER DI APERTURA PREVENDITE (via Twitter)

    Il filmato promozionale sprizza machismo da tutti i pori ed è capitanato ovviamente da Vin Diesel, che apre la strada all’incredibile cast all-star tra clamorosi nuovi arrivi e grandi ritorni dal passato: in 30 secondi, i fan possono intravedere Michelle Rodriguez, John Cena, Jason Statham, Brie Larson e Jason Momoa, insieme a tanti altri co-protagonisti del film. 

    Il regista Louis Letterier ha detto sul nuovo capitolo della saga:

    Una guerra è in corso. Sta per arrivare alla fine, e sarà una gara all’ultimo sangue. Ci saranno perdite tremende. Si dovranno prendere posizioni. Si comporranno alleanze. I buoni diventeranno cattivi, i cattivi, buoni.

    E poi ha aggiunto:

    Sono più terra-terra, di altri registi, e quindi ho riportato la serie coi piedi per terra. Abbiamo avuto veri stunt, potenziati dagli effetti visivi. Abbiamo girato a Los Angeles, Londra, Rio, in Portogallo, abbiamo fatto esplodere degli Hummer che volavano per Roma. Ci saranno scene iconiche. Vedrete. Fintanto che Dom Toretto è al volante, non c’è nulla che non possa fare.

    FAST & FURIOUS LEGACY TRAILER

    Fast X ha svolto parte delle riprese in Italia tra Roma e Torino per un totale di circa quattro settimane tra maggio e giugno 2022, che hanno coinvolto una troupe gigantesca di circa 400 persone più maestranze locali e diversi membri del cast principale, inclusi Vin Diesel e Jason Momoa. Le scene ad alto tasso action hanno interessato a Roma il centro storico e la zona dei Castelli Romani e a Torino le strade e i ponti circostanti il Po (con tutta probabilità per andare a confluire in una grande sequenza ambientata nella finzione solamente a Roma).

    Fast X è diretto dal regista di Transporter e The Incredible Hulk Louis Leterrier, che ha sostituito il precedente regista Justin Lin dopo che quest’ultimo ha improvvisamente abbandonato il progetto a riprese appena iniziate, a causa di non meglio specificate divergenze creative. Il film è scritto da Lin e Dan Mazeau, con Lin ancora impegnato come produttore. 

    Il cast di Fast X sarà composto da Vin Diesel, Michelle Rodriguez, Ludacris, Tyrese Gibson, Jordana Brewster, Nathalie Emmanuel, Charlize Theron, Helen Mirren, Sung Kang, Michael Rooker, e Scott Eastwood. Mentre tra i nuovi membri possiamo menzionare Rita Moreno, Jason Momoa, Alan Ritchson, Daniela Melchior e Brie Larson.

    Fast X uscirà il 18 maggio 2023 in Italia e il giorno successivo negli Stati Uniti.

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  • LA NUOVA SERIE DI ZEROCALCARE – IL TRAILER DI QUESTO MONDO NON MI RENDERÀ CATTIVO

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    Zerocalcare sta per tornare e quale migliore platea per annunciarla se non quella della kermesse più seguita della televisione italiana? Come si vede nella nuova clip di anticipazione della sua prossima serie animata, Questo mondo non mi renderà cattivo, il fumettista e ora animatore è stato “costretto” dai potenti boss di Netflix a far debuttare le prime immagini della sua nuova opera nientemeno che durante le pause pubblicitarie della terza serata del festival di Sanremo

    In questo teaser lo stesso Zerocalcare (animato) appare come un patinatissimo conduttore della gara canora che, però, come al solito, si fa prendere dall’ansia e preferisce far parlare le immagini.

    TRAILER

    Questo mondo non mi renderà cattivo non sarà una continuazione diretta di Strappare lungo i bordi, la prima serie che Zerocalcare aveva realizzato per Netflix, accolta con calore da pubblico e critica. Il nuovo progetto è completamente originale, scritto e diretto da Zerocalcare, e sarà composto da 6 episodi, di circa mezz’ora ciascuno, che entreranno ancora più a fondo nelle tematiche care all’autore.

    In particolare il titolo dello show rappresenta una sorta di mantra, una frase che lo stesso Zerocalcare si ripete, quasi per auto-convincersi, in quei momenti della vita in cui ci si sente accerchiati, senza via di fuga, in cui sarebbe più facile fare scelte sbagliate, rinnegare ideali e princìpi pur di togliersi dai guai.

    In Questo mondo non mi renderà cattivo torneranno il mondo narrativo, il linguaggio unico e i personaggi storici e inconfondibili dell’universo di Zerocalcare: Zero, Sarah, Secco (doppiati dallo stesso autore) e l’Armadillo, l’immancabile coscienza di Zero, doppiato anche questa volta dalla voce inconfondibile di Valerio Mastandrea. Saranno loro i protagonisti di una narrazione fatta di digressioni, aneddoti, emotività e colpi di scena.

    La serie è prodotta da Movimenti Production, società del gruppo Banijay, in collaborazione con BAO Publishing, casa editrice che da sempre pubblica le opere di Zerocalcare. Pur non avendo ancora una data di uscita ufficiale (“prossimamente” recita il teaser), sappiamo con certezza che uscirà su Netflix nel corso del 2023, oltre un anno dopo la precedente Strappare lungo i bordi.

    Zerocalcare, al secolo Michele Rech, è uno dei più acclamati fumettisti e illustratori del panorama italiano, è in attività da oltre 20 anni e durante la sua carriera ha venduto più di un milione di libri. Il suo primo albo a fumetti, La profezia dell’armadillo (ottobre 2011), ha riscosso grandissimo successo e ha lanciato la carriera del suo autore e ache il personaggio dell’Armadillo, divenuto ricorrente nell’opera di Zerocalcare, del quale rappresenta una proiezione soggettiva.

    Dal medesimo albo è stato tratto l’omonimo adattamento cinematografico del 2018 con Simone Liberati, Pietro Castellitto e Valerio Aprea nei panni dell’Armadillo. Zerocalcare è poi approdato su Netflix nel novembre 2021 come autore e interprete (affiancato da Valerio Mastandrea che doppia l’Armadillo) con la serie animata Strappare lungo i bordi, successo di pubblico e critica, tradotta in varie lingue e trasmessa in oltre 150 paesi.

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  • TRAILER AIR: IL FILM DI BEN AFFLECK E MATT DAMON SULLA NIKE

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    Dopo pochi giorni dall’annuncio, MGM presenta il trailer di Air, il nuovo film di Ben Affleck & Matt Damon sulla nascita delle Air Jordan della Nike. Air, con la regia di Ben Affleck, è il primo prodotto della neonata etichetta Artists Equity, fondata dal duo Damon-Affleck dopo le numerose collaborazioni come Will Hunting – Genio ribelle e The Last Duel

    Come svelato dal il trailer, Air racconta la storia di Sonny Vaccaro, il genio del marketing che a metà degli anni ’80 spinse Nike Inc. ad inseguire l’atleta più eccezionale del mondo, Michael Jordan. L’imprenditore, la cui storia è già stata raccontata nel documentario Sole Man, sarebbe stato ricordato per sempre nel settore per aver convinto la superstar del basket a firmare il suo primo contratto di sneakers in quella che è la partnership di marketing di maggior successo di sempre. Ma la storia del film sarà ambientata prima di quei giorni, quando Vaccaro non era altro che un uomo d’affari con un grande sogno nel cassetto, esaudito grazie ai suoi contatti con le persone vicino al campione NBA.

    TRAILER ORIGINALE

    L’imponente cast del progetto vede la partecipazione di Matt Damon nel ruolo dell’intraprendente dirigente Nike Sonny Vaccaro e Ben Affleck nel ruolo del co-fondatore del brand Phil Knight, e in altri ruoli legati al mondo del basket e dell’abbigliamento sportivo, in particolare la dirigenza di Nike, gli attori Jason Bateman (Rob Strasser, dirigente marketing), Matthew Maher (Peter Moore, designer delle Air Jordan 1), Chris Messina (David Falk, l’agente di Michael Jordan), Marlon Wayans (George Raveling, uno dei più importanti allenatori di pallacanestro del tempo), Chris Tucker (Howard White, presidente di Jordan Brand per Nike), Gustaf Skarsgård (Horst Dassler, della famiglia di imprenditori dell’abbigliamento sportivo che ha lanciato Adidas, Puma e Arena, rivali di Nike), Viola Davis e Julius Tennon (rispettivamente Deloris e James Jordan, i genitori di Michael).

    Ben Affleck è il regista di Air; Alex Convery è autore della sceneggiatura, ripescando il soggetto dalla Black List (l’indice degli script rifiutati da Hollywood che viene pubblicato annualmente) del 2021. Producono David Ellison, Jesse Sisgold, Jon Weinbach, Affleck e Damon, Madison Ainley, Jeff Robinov, Peter Guber e Jason Michael Berman; i produttori esecutivi includono Dana Goldberg, Don Granger, Kevin Halloran, Michael Joe, Drew Vinton, John Graham, Peter E. Strauss e Jordan Moldo. 

    Matt ed io siamo molto entusiasti che il pubblico veda Air e siamo orgogliosi che sia il primo prodotto di Artists Equity”, ha dichiarato Ben Affleck in un comunicato. “Il film è stata un’esperienza straordinaria in cui abbiamo avuto l’onore di lavorare con alcuni dei migliori cast e troupe del settore, i quali hanno portato passione, tenacia e creatività in uno sforzo collettivo per ricreare una storia straordinaria e ambiziosa. Apprezzo la fiducia di Jen Salke nella nostra capacità di realizzare un film di cui siamo orgogliosi, così come l’incredibile supporto continuo suo e di Sue Kroll per il film. Amazon Studios, Skydance e Mandalay sono stati tutti fondamentali per ottenere questo risultato e il film non avrebbe potuto essere realizzato senza di loro. Apprezziamo i passi compiuti da ciascuna delle loro parti per realizzarlo e vogliamo ringraziarli. Questa è stata la migliore esperienza creativa e personale della nostra vita e non vediamo l’ora di vederne molte altre simili”.

    La biopic avrà distribuzione cinematografica cinematografica negli Stati Uniti a partire dal 5 aprile 2023 per poi uscire anche in streaming in esclusiva su Prime Video; non è ancora stato comunicato se in Italia debutterà nelle sale oppure direttamente in streaming.

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  • SCREAM 6 – ANTICIPATO IL TRAILER DEL SUPER BOWL

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    Manca ormai un mese all’uscita nelle sale di Scream VI, nuovo capitolo della celebre saga horror ideata da Wes Craven. A questo si aggiunge l’imminente inizio del Super Bowl, l’evento sportivo che ogni anno rappresenta, per le produzioni audiovisive, una grande vetrina in cui mettersi in mostra. Per questi due motivi Paramount Pictures ha rilasciato un nuovo trailer del film con protagonista Ghostface.

    Nel cast del nuovo capitolo ritroviamo Jenna Ortega, Melissa Barrera, Courteney Cox, Hayden Panettiere, Mason Goodin e Jasmin Savoy Brown a cui si aggiungono i nuovi arrivati Samara Weaving, Tony Revolori, Dermot Mulroney ed Henry Czerny

    La sceneggiatura è scritta, come per il capitolo precedente, da James Vanderbilt e Guy Busick mentre la regia è affidata nuovamente alla coppia di registi formata da Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillett che hanno preso le redini della saga dopo la scomparsa di Craven.

    La pellicola, distribuita da Eagle Pictures, uscirà nelle sale italiane dal 9 marzo 2023.

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