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  • LA COPERTINA DI GIUGNO

  • Cartoline Ritrovate – Giorno 9

    La Finestra sul Luna Park, Til We Meet Again e Yi Yi 

    Nono e Ultimo giorno di film in 16mm, perle Ritrovate in giro per il mondo, film concerto, ospiti da tutto il mondo, caldo asfissiante e posti a sedere in Piazza Maggiore due ore prima dell'inizio della proiezione. Bentornati al Cinema Ritrovato

    La Finestra sul Luna Park, di Luigi Comencini (Italia, Francia, 1957) – Prima la Vita! Il Cinema di Luigi Comencini

    Aldo è un emigrato italiano in Africa, torna in Italia in seguito alla morte della moglie e si trova in una situazione a lui aliena. Suo figlio Mario lo considera un estraneo e di fatto sente come figura paterna Righetto, un povero disgraziato amico di famiglia. Tanto Aldo (Gastone Renzelli) è duro, imperioso e irascibile, tanto Righetto (Pierre Trabaud) è buono, mite e disposto al sacrificio. 
    Il film ci racconta un'Italia in cambiamento, pronta a tuffarsi nel benessere della modernità sapendo ciò che si deve lasciare indietro (le convinzioni dei più anziani sull'inutilità della scuola), cosa deve mantenere (una certa coesione nei rapporti) e cosa acquisire ( in questo film si vedono uomini che capiscono l'inutilità dello schiaffo e della voce urlante). Comencini sperava, forse ingenuamente, in una Italia gentile.
    Nel corto documentario Bambini in Città vediamo una richiesta gentile di Comencini, di creare un ambiente il più dolce e accogliente possibile per i bambini, anche nei nuovi centri in espansione.

    L’Estrema Rinuncia (Til We Meet Again), di Frank Borzage (USA, 1944) – Ritrovati e Restaurati 

    Come Lifeboat il nostro primo giorno, vediamo un altro film realizzato da un grande regista in piena Seconda Guerra Mondiale. 
    In un villaggio della Francia occupata una giovane suora aiuta un soldato americano a fuggire dai tedeschi. I due devono fingersi sposati, forse si innamorano ma lui è fedele a sua moglie e lei al suo credo.
    La tragedia è sempre dietro l'angolo, e nasce spesso dalla fatalità. I tedeschi sono sempre più idioti, arroganti e crudeli, i francesi (a cui serviva dare molta fiducia) riescono in un modo o nell'altro a redimersi quando sbagliano (i collaborazionisti si pentono, gli ingenui capiscono e i codardi prendono coraggio). I due protagonisti mancano di quel carisma divistico di molti loro contemporanei, e sentiti davvero molto il peso del tempo, ma resta un bel documento. 

    Yi Yi – E uno… e due… (Yi Yi), di Edward Yang (Taiwan, Giappone, 2000) – Ritrovati e Restaurati 

    La nostra ultima sera del festival non ci vede in Piazza Maggiore per (ri)guardare La Zona di Interesse presentato da Jonathan Glazer, preferiamo scoprire il dramma di una famiglia medioborghese a Taiwan. Insoddisfazioni lavorative, senso di colpa nei confronti dei genitori ormai alla fine della loro vita o verso i figli inascoltati, vecchi amori che tornano o che vengono ricercati, nuove possibilità di cambiare la propria vita in senso imprenditoriale o spirituale. E in generale, tanta tanta disillusione. Il tutto con una fotografia perfetta, un utilizzo della scenografia sensazionale e uno dei migliori utilizzi del rosso della storia del cinema.
    Il nostro festival si conclude qui, attendendo però i nuovi appuntamenti in piazza del Cinena Sotto le Stelle bolognese che vedrà ospiti tra gli altri Jim Jarmusch, Brady Corbet e Wes Anderson.

    Nicolò Cretaro,
    Redattore.
  • Cartoline Ritrovate – Giorno 8

    The Pleasure Garden, Artists and Models, i corti dei Fratelli Fleischer e Sciopero.

    Ottavo giorno di film in 16mm, perle Ritrovate in giro per il mondo, film concerto, ospiti da tutto il mondo, caldo asfissiante e posti a sedere in Piazza Maggiore due ore prima dell'inizio della proiezione. Bentornati al Cinema Ritrovato.

    Il Labirinto delle Passioni (The Pleasure Garden), di Alfred Hitchcock (Regno Unito, Germania, 1925) – Cento Anni Fa: 1925

    Nostro ultimo appuntamento con la sezione dedicata alla riscoperta del 1925 con un programma variegato che vede come piatto forte nientemeno che l'esordio alla regia di Alfred Hitchcock, accompagnato al pianoforte da Meg Morley. A farci da antipasto abbiamo una brillante comica sonorizzata (Gus Visser and His Singing Duck), un film sperimentale con un grande uso primordiale del montaggio (Girls Dancing in the Lion Cage), uno spettacolo di danza (Charleston Dancing at Starlight Park) e addirittura il trailer di un film (Das Spielzeug von Pa­ris) di Michael Kértész prima che emigrante in America diventando Michael Curtiz.
    Venendo al sodo, The Pleasure Garden è un melodrammone di amori malati, tra un uomo devoto e una donna manipolatrice e tra una ragazza premurosa e un bel bastardone. I rapporti umani secondo Hitchcock alla fine stanno sempre lì. 

    Artisti e Modelle (Artists and Models), di Frank Tashlin (USA, 1955) – Ritrovati e Restaurati 

    Gradevolissima fantasia in Vistavision con meravigliosi colori valorizzati al massimo da un regista proveniente dall'animazione che non perde occasione di mostrarci macchie di vernice, colori e altre sorprese. Jerry Lewis eterno bambino e Dean Martin eterno adolescente sono i protagonisti di questa commedia musicale che prende in giro tanto Hitchcock quanto la considerazione che l'America nutriva per il fumetto popolare supereroistico (Frederic Wertham aveva pubblicato l'anno prima il delirante La Seduzione dell'Innocente in cui incolpa i fumetti essenzialmente di tutto ciò che andava storto negli Stati Uniti). Tanto è vulcanico e delirante Jerry Lewis quanto è autoironico Dean Martin. C'è tanto infantilismo quanto erotismo, si passa dal musical addirittura al film di spionaggio a settant'anni di distanza fa ancora ridere. 

    Ritorno all’Inchiostro: Cartoni Animati Restaurati, di Max e Dave Fleischer (USA, 1928-39) – Ritrovati e Restaurati 

    E verso la fine del festival ritroviamo i nostri amati Fratelli Fleischer con una nuova collezione di gioielli.
    Koko's Tattoo è una simpatica riproposizione del disegno che si anima, Betty Boop è protagonista sia del patetico e mieloso Little Nobody che del vulcanico So Does an Automobile. Ma a fare la parte del leone oggi sono i Color Classics, degnissimo rivale più cinico e rabbioso delle Silly Symphonies Disney. Troviamo sia dei quadretti con animali più smaliziati come Peeping Penguins e soprattutto il divertentissimo An Elephant Never Forgets, che un “brutto anatroccolo” più energico in The Little Stranger. Humpty Dumpty ci porta la tipica filastrocca inglese in una chiave marcatamente politica (e ad oggi fa amaramente ridere) ma il nostro preferito del programma è il geniale The Fresh Vegetable Mistery, capolavoro di scrittura e inventiva. E se già nel primo giorno vi avevamo anticipato l'influenza dei Fleischer su Cuphead, andate a vedere questo corto.

    Sciopero (Stačka), di Sergej Ėjzenštejn (URSS, 1925) – Cento Anni Fa: 1925

    Nuovo cineconcerto in Piazza Maggiore e nuovo appuntamento con un habitué del Cinema Ritrovato: Sergej Ėjzenštejn. Questa è sicuramente la sua opera più personale, libera e anticonvenzionale. Lo sfruttamento della classe operaia, la repressione della protesta, la coercizione morale ed economica vengono raccontate attraverso inquadrature sempre più audaci e frenetiche, la narrazione è frammentata, il montaggio analogico esplode come non mai. L'accompagnamento dal vivo, non di un’orchestra ma di strumentazione elettrica, ci accompagna nella dimensione senza tempo di questo film.

    Nicolò Cretaro,
    Redattore.
  • Cartoline Ritrovate – Giorno 7

    John & Irene, La Costola di Adamo, Uomini e Topi, Sholay

    Settimo giorno di film in 16mm, perle Ritrovate in giro per il mondo, film concerto, ospiti da tutto il mondo, caldo asfissiante e posti a sedere in Piazza Maggiore due ore prima dell'inizio della proiezione. Bentornati al Cinema Ritrovato

    John og Irene, di Asbjørn Andersen, Anker Sørensen (Danimarca, 1949) – Norden Noir

    Finalmente riusciamo a partecipare ad una proiezione della rassegna più chiacchierata di questo festival. Le tre parole più lapidarie in risposta alla domanda “cosa vai a guardare ora?”: “un noir scandinavo”.
    Una coppia di ballerini interpretati dai Glen Ford e Bette Davis di Danimarca si ritrova in serie difficoltà economiche, lei è incinta e sembra decisa ad abortire, lui vuole rimediare i soldi a tutti i costi. Il linguaggio è quello classico del Noir, si parla di colpa e della possibilità di sfuggire alla punizione, della continua ricerca di giustificare le proprie azioni e di incolpare gli altri. Nulla di originale, ma se non lo vedi qui dove lo vuoi vedere?

    La Costola di Adamo (Adam’s Rib), di George Cukor (USA, 1949) – Katharine Hepburn: Femminista, Acrobata e Amante

    Nello stesso anno di John & Irene Katherine Hepburn interpreta uno dei personaggi più politici della sua immensa carriera. 
    Amanda e Adam (Spencer Tracy) sono una coppia di avvocati in carriera che si ritrovano sui banchi opposti dello stesso caso. Lui rappresenta l'accusa nei confronti di una donna che ha tentato di uccidere marito e amante, lei la difende. Amanda vuole mettere a nudo la diversità di trattamento di una donna in un caso di “delitto d'onore”, Adam vuole in fin dei conti solo rappresentare la legge. Una delle commedie più raffinate di sempre, in cui Tracy retrocede rispetto all'uomo moderno sopra la scorza di ruvidezza di Woman of the Year, facendo emergere sentimenti retrogradi mescolati al suo (vero) senso di giustizia, mentre Amanda chiaramente sfrutta una colpevole per il suo (giusto) idealismo. Una coppia affiatata e meravigliosa, tra un litigio e un flirt davanti al giudice, che ci mostra anche un certo erotismo per due attori non più giovanissimi. Sensazionale.

    Uomini e Topi (Of Mice and Men), di Lewis Milestone (USA, 1939) – Lewis Milestone: Uomini e Guerre

    Nel 1939, considerato da molti l'anno d'oro del cinema hollywoodiano, escono due adattamenti dai due romanzi più celebri dell'autore americano per eccellenza, John Steinbeck (che abbiamo già incontrato il primo giorno con Lifeboat link alla prima cartolina). Contrariamente al Furore di John Ford, Milestone sceglie un cast privo di star per raccontare in tonalità seppia il primo grande sogno americano andato in frantumi. George viaggia come contadino vagabondo tra una fattoria ed un'altra in cerca di fortuna per lui e suo cugino Lennie, mente semplice e forza sovrumana. 
    Milestone e Steinbeck ci mostrano un'America in cui la generosità si mischia con l'opportunismo, la sopraffazione è perenne, spesso superflua, e se colpire il nemico danneggia te stesso poco importa. La speranza c'è, ma è la prima a morire, soprattutto per gli indifesi.

    Sholay Director’s Cut, di Ramesh Sippy (India, 1975) – Ritrovati e Restaurati 

    Avreste mai immaginato di trovarvi nel 2025 in Italia a guardare un film indiano di tre ore e mezza campione d'incassi negli anni ‘70 in una Piazza Maggiore urlante? Beh noi no, ma ci è successo ed è stata una bellissima sorpresa. E pure in versione integrale restaurata.
    Sholay è un vero e proprio fenomeno di costume in India, un film che tutti conoscono, guardano anticipando le battute e cantando le canzoni, applaudendo ad ogni apparizione delle loro star. Ieri per una sera Bologna ha vissuto questo. Sicuramente siamo stati aiutati dal sapore piuttosto occidentale del film (più simile ad un fagioli western che a Leone), ma il nostro unico rimpianto è stata la mancanza della versione karaoke. 

    Nicolò Cretaro,
    Redattore.
  • Cartoline Ritrovate – Giorno 6

    Pink Narcissus, Strade Violente, La Febbre dell’Oro

    Sesto giorno di film in 16mm, perle Ritrovate in giro per il mondo, film concerto, ospiti da tutto il mondo, caldo asfissiante e posti a sedere in Piazza Maggiore due ore prima dell'inizio della proiezione. Bentornati al Cinema Ritrovato.

    Pink Narcissus, di Anonymous/James Bidgood (USA, 1971) – Ritrovati e Restaurati

    Un eccellente lavoro di restauro e ricostruzione ci presenta uno dei capisaldi della cultura queer americana e non, tra la pornografia e la video arte. Realizzato in quasi sette anni, con pellicole di diverso formato, dal fotografo di nudi maschili James Bidgood (che ha disconosciuto il film, firmato infatti come Anonymous), vediamo un turbine di immagini sempre più esplicite, satiriche, esplosive. I corpi efebici lasciano spazio ad atti sempre più estremi, ombre e colori indefiniti si trasformano in forme falliche. Insomma, una visione che non si dimentica.

    Strade Violente (Thief), di Michael Mann (USA, 1981) – Ritrovati e Restaurati

    Frank (James Caan) è un ladro di gioielli, buca i muri con la minuziosità di un artista e i soldi sembrano l'unica cosa che gli interessa. Ha le capacità comunicative tipiche dei protagonisti di Mann, ovvero zero senza la pistole in mano, non sa trattare né con le donne né con gli uomini, che siano criminali o poliziotti, quelli che dipinge come i suoi sogni, di una vita tranquilla e lontana dai problemi,  sono solo una delle tante bugie che si racconta. Michael Mann ci porta nei suoi anni ‘80 fatti di neon, musica dei Tangerine Dream e auto veloci, in cui l'individuo tenta di affermarsi per essere solo castrato e neutralizzato, e la violenza prevaricatrice sembra l'unico linguaggio possibile.

    La Febbre dell’Oro (The Gold Rush), di Charlie Chaplin (USA, 1925) – Ritrovati e Restaurati

    I film concerto sono tra i momenti più attesi del festival e forse anche dell'estate bolognese. Il primo di quest'anno è uno dei tanti capolavori realizzati dal miglior comico di sempre, a cui la Cineteca dedica da anni restauri, retrospettive e pregevolissime edizioni home video. L'ultimo restauro di The Gold Rush realizzato in occasione del centenario del film dalla Cineteca stessa insieme a Criterion ci presenta vari frammenti del film scomparsi da tempo (per volere dello stesso Chaplin) e Ritrovati grazie al contributo di numerosi archivi in giro per il mondo. Una piazza partecipa intera in maniera attiva, rumorosa ed entusiasta all'evento, musicato dal vivo dall'Orchestra del Teatro Comunale diretta dall'immancabile Timothy Brock. Assistere ad un momento del genere, a cento anni esatti dall'uscita del film, è incredibile.

    Nicolò Cretaro,
    Redattore.
  • Cartoline Ritrovate – Giorno 5

    La Donna del Giorno, La Presa di Roma, La Regina d’Africa e Cinque Pezzi Facili

    Quinto giorno di film in 16mm, perle Ritrovate in giro per il mondo, film concerto, ospiti da tutto il mondo, caldo asfissiante e posti a sedere in Piazza Maggiore due ore prima dell'inizio della proiezione. Bentornati al Cinema Ritrovato.

    La Donna del Giorno (Woman of the Year), di George Stevens (USA, 1942) – Katharine Hepburn: Femminista, Acrobata e Amante

    Tess Harding è una giornalista politica internazionale, celebre, acclamata, estremamente colta e in un ruolo solitamente riservato agli uomini. Sam Craig (Spencer Tracy) è una giornalista sportivo, più rude e sanguigno ma per niente stupido. I due si piacciono e si sposano in fretta nonostante Tess sembra non sapere nemmeno cosa significhi essere moglie (soprattutto nell'epoca). La sceneggiatura premiata con l'Oscar è stata scritta da Ring Lardner Jr. insieme a Michael Kanin ispirandosi ai suoi genitori. Tess è innamorata ma il suo lavoro che è stata la sua vita fin da bambina permea ogni secondo della sua vita, Sam è un maschio incredibilmente capace di comunicare per gli standard dell'epoca. Passiamo da dei meravigliosi dialoghi di coppia disfunzionale a un finale muto e lunghissimo quasi da cartone di Donald Duck. La prima collaborazione tra i due divi è estremamente audace e cinica nonostante alcuni aspetti possano sembrare reazionari, con la Donna indipendente che alla fine si piega ad un marito sicuramente più di larghe vedute di quanto sembri. Sotto questa scorza di restaurazione, troviamo però un sapore moderno e singolare, grazie al genio di George Stevens.

    1905: Tra Luci e OmbreIl Secolo del Cinema: 1905

    In uno dei programmi più variegati di questo festival spaziamo tra Stati Uniti, Francia e Italia con accompagnamento al pianoforte di Stephen Home.
    In Interior New York Subway, 14th Street to 42nd Street, accompagnato da un testo di Mark Twain letto da Jay Weissberg, troviamo una primordiale sinfonia visiva sulle metropolitane della Grande Mela, mentre in The White Caps troviamo una durissima immagine di un'America razzista. Tema dominante della proiezione è tuttavia l'anticlericalismo, dalla farsa de Fâcheuse Méprises e What the Curate Really Did alla rappresentazione storica de Les Martyrs de l'Inquisition, passando per la satira di La Confession. Ciliegina sulla torta è la presenza in programma de La Presa di Roma, di Filoteo Alberini, primo cortometraggio narrativo della Storia d'Italia, con una minuziosa ricostruzione storica presentata da Giovanni Lasi.

    La Regina d’Africa (The African Queen), di John Huston (USA, 1951) – Katharine Hepburn: Femminista, Acrobata e Amante

    Presentato dalla segretaria di edizione del film Angela Allen, novantaseienne in pienissima forma a cui è dedicato un documentario in fase di realizzazione (ci è stata presentata una gradevole preview), La Regina d'Africa rappresenta una delle più grandi decostruzioni della figura divistica. Katharine Hepburn è Rose Sayer, una missionaria inglese in Africa durante la Prima Guerra Mondiale che perde il fratello a causa di un attacco dei tedeschi, con l'aiuto del marinaio Charlie Allnut (Humprey Bogart) risalire il fiume Ulanga per fare saltare in aria la nave tedesca. Se la veste rude, sporca e selvaggia poteva essere quasi calzabile per un non più giovanissimo Bogart, lontano dell'affascinante divo col Fedora che è sempre stato, è sempre sconvolgente vedere la Hepburn in veste di elegante terrorista vendicativa.

    Cinque Pezzi Facili (Five Easy Pieces), di Bob Rafelson (USA, 1970) – Ritrovati e Restaurati

    Robert Dupea (Jack Nicholson), è un operaio in una piattaforma petrolifera. Non il migliore dei mariti, non il migliore degli uomini. La notizia della malattia del padre lo fa tornare dalla sua famiglia di colti e raffinati musicisti. Nicholson interpreta un uomo che è impossibile stimare (chi lo avrebbe mai detto), che fugge da un contesto conformista per viverne uno non certo più libero, con altrettante bugie e meno bellezza. Non può imparare nulla dalle sue esperienze,  continuerà a mentire e scappare verso un futuro con meno dignità del suo passato. 

    Nicolò Cretaro,
    Redattore.
  • Cartoline Ritrovate – Giorno 4

    La Ragazza di Bube, La Clessidra, Brazil e Terry Gilliam

    Quarto giorno di film in 16mm, perle Ritrovate in giro per il mondo, film concerto, ospiti da tutto il mondo, caldo asfissiante e posti a sedere in Piazza Maggiore due ore prima dell'inizio della proiezione. Bentornati al Cinema Ritrovato.

    La Ragazza di Bube, di Luigi Comencini (Italia, Francia, 1963) – Prima la Vita! Il Cinema di Luigi Comencini

    Tratto dal romanzo omonimo di Carlo Cassola, Premio Strega 1960 e di grande successo, il film parla di una Italia che nell'immediato dopoguerra non aveva ancora smesso di essere fascista o partigiana. Non che le cose poi siano cambiate.
    Mara (Claudia Cardinale) è una ragazza di famiglia umile e partigiana nella campagna Toscana, si innamora di Arturo, detto Bube, un compagno di battaglia di suo fratello morto. Bube è comunista, risoluto, taciturno e idealista, Mara se ne innamora, anche se lei sembra l'unica persona in Italia a non preoccuparsi di politica, resistenza e guerra. Lei vorrebbe solo ballare, stare con il suo bello e ricevere regali ma si è innamorata dell'uomo meno adatto a questa vita.
    Riusciamo a biasimare Mara per desiderare una vita senza pensare quotidianamente a morte e violenza? Riusciamo a biasimare Bube per essere invece totalmente incapace, date anche le circostanze, di godersi quei pochissimi momenti di pace?
    Il film, contrariamente al libro, è un lungo flashback dal punto di vista di Mara che ogni quindici giorni va a trovare Bube in carcere, la sua recitazione è distaccata, lontana dal popolarismo tipico di Comencini, e viviamo attraverso i suoi occhi una delle tante conseguenze di una guerra finita da tempo.

    La Clessidra (Sanatorium pod klepsydrą), di Wojciech Jerzy Has (Polonia, 1973) – Ritrovati e Restaurati

    Dopo aver visto la versione animata, realizzata dai Fratelli Quay e presentata nelle Giornate degli Autori all'81esima Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia (ne avevamo parlato qui), non potevamo perderci la prima trasposizione Cinematografica dei racconti di Bruno Schulz. Vediamo un uomo, Józef interpretato da Jan Nowicki, fare visita al padre morto (più o meno) in un sanatorio semi abbandonato, per finire poi in un turbinio dove tempo, spazio, vita e morte sembrano contorcersi e perdere il proprio significato.
    Sarà la stanchezza da metà festival, ma non è che ci abbiamo capito molto, così come non avevamo capito molto del film dei Quay che, oltre alla narrazione rarefatta, giocava anche su delle immagini poco decifrabili, mentre qui i colori accessissimi anche nei toni più freddi del DoP Witold Sobociński (e del restauro) ci regala uno spettacolo per gli occhi.

    Brazil, di Terry Gilliam (Regno Unito, USA, 1985) – Ritrovati e Restaurati

    Torniamo in una Piazza Maggiore più affollata e accesa del solito per un appuntamento con uno dei più grandi geni viventi. Terry Gilliam, presentato dal condirettore del Cinema Ritrovato Gian Luca Farinelli entusiasta come un bambino a Natale, e da un montaggio sensazionale della sua filmografia, ci introduce all'edizione 2025 della Director's Cut suo capolavoro Brazil. E a costo di apparire retorici, come può non sembrare attuale un film di quarant'anni fa che parla di un mondo in cui non c'è spazio per sognare? Un mondo distorto e fumettoso, a tratti anche buffo e ridicolo, in cui contano soltanto ordine e precisione, potere e arrivismo, vanità e bellezza nella sua concezione più banale e conformista. Un mondo in cui l’arte in ogni sua forma ha ceduto il passo alla burocrazia come forma di espressione dell'ingegno umano. Un mondo dove canticchiare un motivetto allegro brasiliano sembra più alienante che mai. E soprattutto, un mondo in cui di tutte queste cose possiamo solo ridere.

    Nicolò Cretaro,
    Redattore.
  • Cartoline Ritrovate – Giorno 3

    Summertime, Le Voyage Imaginaire, L’Uomo con la Macchina da Presa e Arrapaho

    Secondo giorno di film in 16mm, perle Ritrovate in giro per il mondo, film concerto, ospiti da tutto il mondo, caldo asfissiante e posti a sedere in Piazza Maggiore due ore prima dell'inizio della proiezione. Bentornati al Cinema Ritrovato.

    Tempo d’Estate (Summertime), di David Lean (USA, 1955) – Katharine Hepburn: Femminista, Acrobata e Amante 

    Katharine Hepburn in questo film non ha né lo sfrontato ardore di Cynthia Darrington né l'inadeguatezza arrivismo di Alice Adams, e interpretato un personaggio davvero inusuale per la sua carriera e per la sua figura divistica. 
    Jane Hudson è infatti una zitella americana in vacanza in Italia, che quasi sceglie di essere ingenua, respingente e con la tendenza a piangersi addosso. A Venezia invidia le coppiette romantiche ma quasi non sa come cedere alle lusinghe del commerciante Renato (Rossano Brazzi).
    Una Hepburn infinitamente più fragile e assai meno dirompente del solito, un personaggio che per la prima volta sembra più adatto ad essere trascinato che a trascinare, a disagio con un mondo più smaliziato di lei, con la cornice di una Venezia inquadrata con un Technicolor d'annata.

    Le Voyage Imaginaire, di René Clair (Francia, 1925) – Cento Anni Fa: 1925

    Un modesto e timido impiegato si innamora della ragazza più carina dell'ufficio ma è preso di mira dai colleghi. Un pisolino sulla scrivania lo condurrà in una magica avventura tra fate, incantesimi e statue di cera che si animano. Se The Office incontrasse Rip van Winkle otterremmo questo meraviglioso (sì è una parola abusata in queste Cartoline, ma che ci possiamo fare) fantasy d'annata, in una linea immaginifica che parte da Méliès e arriva fino a Michel Gondry. 
    Arricchiscono il programma due giganti dell'animazione astratta tedesca degli anni ‘20: Walter Ruthman con le sue Opus II-III-IV e Viking Eggeling con Symphonia Diagonale. Il tutto con accompagnamento di pianoforte ed elettronica di Laura Markkanen e Matti Bye.

    L’Uomo con la Macchina da Presa (Ljudyna z Kinoaparatom), di Dziga Vertov (URSS, 1929) – Isaak Babel’ – I Racconti di Odessa

    Il cinema nella sua forma più pura. La volontà di superare ogni legame con teatro e letteratura, rafforzando quelli con musica e arte. Via la parola e la narrazione, restino solo spazi, linee, movimento e soprattutto immagini. L'occhio del cineasta si apre e si chiude per sei volte. I suoni eseguiti dal vivo da Maud Nelissen al piano e Silvia Mandolini al violino ci ricordano ancora una volta dove questo cinema trova la sua collocazione. In sala.

    Arrapaho, di Ciro Ippolito (Italia, 1984) – Ritrovati e Restaurati

    Le tribù degli Arrapaho, dei Froceyenne e dei Cefaloni sono in guerra tra loro, piu o meno. E c'è una storia d'amore tra l'Aristoteles de L'Allenatore nel Pallone e la Tinì Cansino di Drive In (i nomi dei personaggi nel film li cercate da soli). Poi ci sono dei finti caroselli, sottopancia televisivi, apparizioni di Cesare Ragazzi. Ci sono attori scelti solo in base a quanto fossero cani, che ridono mentre dicono le battute e quei ciak restano nel film. E soprattutto ci sono gli Squallor
    Il film piu brutto della storia del cinema italiano è bellissimo, e Ciro Ippolito è un genio.
    Abbiamo saltato il nostro appuntamento quotidiano in Piazza Maggiore con la proiezione di Qualcuno Volò sul Nido del Cuculo. E ne è valsa la pena

    Nicolò Cretaro,
    Redattore.
  • Cartoline Ritrovate – Giorno 2

    The Scarlet Drop, Alice Adams, Georges Méliès e Coline Serrau

    Secondo giorno di film in 16mm, perle Ritrovate in giro per il mondo, film concerto, ospiti da tutto il mondo, caldo asfissiante e posti a sedere in Piazza Maggiore due ore prima dell'inizio della proiezione. Bentornati al Cinema Ritrovato.

    The Scarlet Drop, di John Ford (USA, 1918) – Ritrovati e Restaurati

    Questo festival esiste per regalarci momenti come questo. La possibilità di vedere per primi al mondo un film ritrovato nel 2023, più di un secolo dopo la sua realizzazione, trovato per caso da Jaime Córdova in un magazzino destinato alla distruzione. Si sperava di trovare qualche pellicola rara di Ford, non si osava certo pensare di trovarne di perdute. 
    Una pellicola che mostra, fisicamente, tutti i segni del suo tempo e che ci mostra però tutti gli ingredienti del cinema del più grande regista di Western americani. Il tutto enfatizzato dal vivo da un'improvvisazione al pianoforte di Antonio Coppola che non aveva mai visto il film prima di sedersi. Un ottimo antipasto per ciò che ci regalerà la giornata.

    Primo Amore (Alice Adams), di George Stevens (USA, 1935) – Katharine Hepburn: Femminista, Acrobata e Amante

    Alice è una ragazza attraente e ambiziosa ma povera e schernita dall'alta società cittadina a cui vorrebbe appartenere. Un padre ingenuo e malridotto, una madre bisbetica, un fratello idiota e nessun buon partito in vista, fino all'arrivo di Arthur (Fred MacMurray). 
    Possiamo, a distanza di cento anni, apprezzare un film in cui la protagonista prova per tutto il tempo ad atteggiarsi da piccolo borghese, in cui il padrone è buono ed è il dipendente ad essere sleale, in cui il lavoro per una ragazza è solo oggetto di umiliazione e se i ricchi si comportano da snob, beh, c'hanno pure ragione? La risposta è sì, se quella ragazza ha il volto di Katharine Hepburn e riesce a trasformare anche questa blanda civetteria in un'affermazione di sé. 

    Méliès, il Mondo a Portata di Mano, di Georges Méliès (Francia, 1905) – Il Secolo del Cinema: 1905

    Chissà quante occasioni ha uno spettatore del ventunesimo nell'arco della sua vita di assistere ad una proiezione del genere. Cosa può significare il tentativo di riavvicinarsi il più possibile a quella che era l'esperienza di visione di uno spettatore di 100 anni fa. Beh, in questa settimana possiamo farlo quanto vogliamo, in questa occasione abbiamo un programma di film sperimentali di Georges Méliès accompagnati al pianoforte da John Sweeney con il contribuito, nel meraviglioso compito di imbonitrice, di Julie Linquette. Nel programma spiccano sicuramente i due titoli di maggior respiro: Le Raid Paris - Monte Carlo en Automobile,con protagonista il Re del Belgio Leopoldo II in una bizzarra impresa dannunziana, e La Légende de Rip van Winkle, incompleta pellicola sul personaggio creato da Washington Irving. Menzione d'onore ai meravigliosi due minuti di Les Trois Phases de la Lune.

    Tre Uomini e una Culla (Trois Hommes et une Coiffin), di Coline Serrau (Francia, 1985) – Ritrovati e Restaurati

    Il nostro momento preferito del festival finora però è senza dubbio la serata in Piazza con protagonista l'artista più folle d'Europa, che sul palco presenta il suo delizioso film oggi quarantenne, con una energia invidiabile. Quella che può passare all'occhio meno attento come una commediola su tre uomini che si trovano a badare ad una neonata nasconde forse il miglior film di sempre sulla decostruzione dei ruoli del maschile. 
    E una piazza intera che ride, si commuove, e fa cerchio intorno all'autrice del film per tributare il giusto riconoscimento, resta un meraviglioso antidoto contro la cappa di violenza e guerra che inevitabilmente ci ha accompagnato in questi primi giorni di Cinema Ritrovato.

    Nicolò Cretaro,
    Redattore.
  • Cartoline ritrovate – Giorno 1

    La Falena d’Argento, Prigionieri dell'Oceano, I Favolosi Cartoni dei Fleischer Restaurati e Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo al primo giorno del Cinema Ritrovato
    Primo giorno di film in 16mm, perle Ritrovate in giro per il mondo, film concerto, ospiti da tutto il mondo, caldo asfissiante e posti a sedere in Piazza Maggiore due ore prima dell'inizio della proiezione. Bentornati al Cinema Ritrovato

    La Falena d’Argento (Christopher Strong), di Dorothy Arzner (USA, 1933) – Katharine Hepburn: Femminista, Acrobata e Amante

    Il film con cui inizia il nostro viaggio di quest'anno inaugura la rassegna dedicata alla più grande attrice di tutti i tempi. Il personaggio che dà titolo al film però è interpretato da Colin Clive, che nello stesso anno diventa Dr. Frankenstein per la Universal. I titoli alternativi per il mercato internazionale, The Great Desire e soprattutto The White Moth rendono giustizia al meraviglioso personaggio interpretato dalla Hepburn: Lady Cynthia Darrington, intrepida pilota d'aerei ispirata ad Amelia Earhart.
    Lui è un uomo sposato fedelissimo a sua moglie, lei un'amica di sua figlia più interessata a volare che agli uomini. Ovviamente tra di loro scoppierà una burrascosa storia d'amore in un contesto, la Hollywood precedente al Codice Hays, in cui le figlie possono parlare ai genitori dei propri amanti clandestini, i baci e le allusioni sessuali non si nascondono e aleggia perfino l'ombra di possibilità di abortire. Il tutto diretto da una regista dichiaratamente lesbica. Certo, c'è del melodramma colpevolizzante invecchiato maluccio, ma il fascino di questi sguardi e di queste parole è eterno.

    Prigionieri dell’Oceano (Lifeboat), di Alfred Hitchcock (USA, 1944) – Ritrovati e Restaurati 

    In mezzo all'Oceano Atlantico nel pieno della Seconda Guerra Mondiale, su una scialuppa di salvataggio si radunano i resti, umani e materiali, di una nave americana affondata dai tedeschi: uomini e donne di diversa provenienza, etnia ed estrazione sociale. Tutti americani, tranne uno, un tedesco che magari ha fatto partire di persona il siluro diretto alla nave.
    Un Hitchcock poco conosciuto, tratto da Steinbeck, in cui la suspense emerge nelle maniere forse meno prevedibili. I nostri compagni sono finiti in mare per disgrazia, per scelta o per dolo? Di chi ci si può fidare davvero? L'umanità può sopravvivere nei momenti in cui è messa a dura prova? La sopraffazione può davvero giovare a qualcuno? Le risposte, nel 1944, sono decisamente ciniche. 

    I Favolosi Cartoni dei Fleischer Restaurati, di Max e Dave Fleischer (USA, 1922-1942) – Ritrovati e Restaurati 

    Arriviamo ad uno degli appuntamenti più attesi, almeno da noi: la presentazione del restauro promosso da Jane Fleischer Reid di 8 tra i più importanti corti creati da Max e Dave Fleischer. I due gemelli terribili dell'animazione anni ‘30, creatori di Betty Boop, Bimbo e Koko the Clown e realizzatori delle serie di Popeye e Superman, con più di 700 titoli all'attivo sono stati tra i più influenti di sempre sia sul piano tecnico, con più di 30 brevetti, che sul piano stilistico e iconografico (basti chiedere a Ghostemane o ai creatori di Cuphead).
    Se in Jumping Beans, primo titolo della serie Out of the Inkwell vediamo uno degli espedienti più imitati della storia dell'animazione (il disegnatore che crea il personaggio, Koko the Clown per poi interagire con lui), in Koko's Earth Control troviamo una narrazione veramente ambiziosa per l'epoca. Se in Small Fry abbiamo una versione più cattiva e feroce delle Silly Symphonies Disney, in Snow White vediamo addirittura anticipare il film di Walt. Troviamo poi titoli sempre più folli, macabri e dissacranti con S.O.S., Bimbo's Initiation e soprattutto Swing You Sinners. E infine abbiamo il vero e proprio kolossal con il primo episodio di Superman ovvero The Bulleteers. Non vediamo l'ora di averne sempre di più. 

    Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo (Close Encounters of the Third Kind), di Steven Spielberg (USA, 1977) – Director’s Cut

    Il grande appuntamento di Piazza Maggiore ci porta il restauro del terzo film di Spielberg, sicuramente uno dei più personali e sentiti, in cui troviamo tutti gli ingredienti del suo cinema, nel restauro 4K della Director's Cut partendo da negativi e positivi di pellicola. L'ignoto non sembra mai una vera minaccia, e lo testimonia l'immensa fiducia quasi ingenua che il piccolo Barry esprime urlando “giocattoli” quando vede l'astronave. E ancora una volta, a distanza di quasi 50 anni, quel finale incanta una piazza intera.

    Nicolò Cretaro,
    Redattore.