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  • IL POTERE DEL CANE – MASCOLINITÀ, FRAGILITÀ E REPRESSIONE NEL WESTERN DI JANE CAMPION

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    Tra le montagne e le praterie sperdute nel Montana degli anni ’20, i fratelli Phil e George Burbank portano avanti il ranch di famiglia, occupandosi del bestiame e dei loro uomini. Appare chiaro fin da subito come i due personaggi rappresentano un western completamente diverso da quello tradizionale,  osservato da un punto di vista del tutto unico. Da genere dell’eroe virile per eccellenza (e simbolo della “mitologia” americana della conquista di frontiera), Il Potere del Cane di Jane Campion affronta la psiche di quattro personaggi profondamente travagliati e tutti diversi tra loro. Phil (Benedict Cumberbatch) è un uomo rude, spesso aggressivo, che non perde occasione per essere ostile nei confronti di chi non conosce; George (Jesse Plemons), molto diverso dal fratello, è invece più sensibile, timido e buono, interessato a costruirsi una famiglia; abbiamo poi Rose (Kirsten Dunst), vedova di cui George si innamora e che rimarrà profondamente segnata dall’atteggiamento ostile che Phil ha nei suoi confronti, a partire dal momento in cui mette piede nel ranch dopo aver sposato il fratello; infine, abbiamo anche il figlio di Rose, il giovane Peter (Kodi Smith-McPhee), la cui figura sensibile e delicata è fondamentale per il confronto e il rapporto che costruisce con Phil man mano che la narrazione procede. Non tutto è come sembra, il ranch nasconde qualcosa di molto più grande, e quello che all’inizio sembrava soltanto un western atipico si trasforma in una (necessaria) riflessione sull’ideale tossico di mascolinità e sulla repressione del proprio essere.

    UNO SGUARDO SULLA MASCOLINITÀ TOSSICA

    Il Potere del Cane è ambientato nel 1925, periodo in cui il sogno americano di conquista della frontiera nato a inizio secolo stava già iniziando a dare i primi segni di cedimento: la modernità avanza, compaiono i primi treni, le macchine cominciano a sostituire i cavalli. Si perderà il contatto con la natura e allo stesso modo anche il valore della figura del cowboy. Phil Burbank rappresenta qualcosa che si trova nel passato e che cerca di reprimere il futuro, tuttavia dovrà necessariamente affrontarlo. Il cowboy si dimostra da subito particolarmente ostile verso Rose e Peter, nei confronti dei quali pratica un vero e proprio bullismo, e il fratello George non riesce mai a imporsi ma preferisce rimanere neutrale, segno della sua “sottomissione” al carattere decisamente più forte e dominante di Phil. I suoi modi di fare rudi e arroganti ricalcano il tradizionale concetto di virilità che veniva associato (e in alcuni casi viene associato ancora oggi) all’uomo, che non può permettersi di mostrarsi fragile o sensibile, caratteristiche associate alla figura femminile. È di questo che si parla quando si sente nominare l’espressione “mascolinità tossica”, che costringe l’uomo a reprimere il proprio lato più umano, le proprie emozioni e spesso la propria sessualità. Jane Campion ci mostra un Phil che incarna perfettamente tutto questo, e di conseguenza assume le caratteristiche di un personaggio fortemente represso: si rifugia spesso nel bosco, lontano dagli occhi di tutti, e soltanto così riesce a concedersi quella fragilità che tende a nascondere al mondo intero. L’unico personaggio in grado di comprendere e avvicinarsi a Phil è il giovane Peter, che l’uomo inizialmente disprezza per i suoi modi di fare “effeminati”. Peter è infatti un ragazzo con una sensibilità unica e una delicatezza che mal si rapporta al mondo dei cowboy, in cui gli ideali di mascolinità e virilità sono chiaramente e fortemente tossici. Nella sua prima apparizione il giovane sta costruendo dei fiori di carta per la madre, lo vediamo spesso disegnare, si mostra a suo agio nella sua mascolinità che gli altri uomini intorno a lui considerano non convenzionale (e come opportunità per deriderlo). Phil è subito ostile nei confronti del ragazzo, non perde occasione per prenderlo in giro e per fargli capire che il mondo dei cowboy non è fatto per lui. Il momento di svolta arriva quando Peter scopre il nascondiglio di Phil, e qui il rapporto tra i due cambia: il fatto che il giovane si senta così a suo agio nella sua delicatezza e nella sua sensibilità destabilizza Phil, muove qualcosa al suo interno, qualcosa di represso che riusciva a venire fuori soltanto nella solitudine del suo nascondiglio (e molto probabilmente insieme a Bronco Henry, figura del suo passato che si trova a metà tra mentore e amante). 

    LE ALLUSIONI ALL’OMOSESSUALITÀ

    Abbiamo analizzato il modo in cui Phil riesce a scoprire la sua fragilità nella solitudine del bosco, ma non ci fermiamo solo a questo; al riparo dagli sguardi del mondo, Phil ha modo anche di esplorare la propria sessualità, ed è messo subito in evidenza (seppur non esplicitamente) il fatto che lui sia omosessuale. I continui riferimenti al suo mentore Bronco Henry, infatti, rimandano ad un sentimento molto profondo che va ben oltre la relazione allievo-maestro, riguardo il quale Phil non ci dà mai una vera e propria spiegazione. Il film si regge sulle allusioni e sui “non detti”, che tuttavia riescono ad essere efficaci e a stimolare riflessioni. Il rapporto tra Phil e Peter inizia a svilupparsi quando l’uomo si rende conto dell’incredibile forza che il ragazzo nasconde dietro la sua sensibilità (la forza di essere fragile, se così possiamo dire), e le loro interazioni si trasformano in una relazione mentore-allievo, in cui Phil si identifica in ciò che Bronco Henry era stato per lui. La relazione avuta in passato, qualcosa da tenere nascosto, di cui non era permesso parlare, ha trasformato Phil in un uomo represso e aggressivo, l’incarnazione della mascolinità tossica che spesso cela al suo interno una profonda vulnerabilità. E quest’ultima esce fuori soltanto quando Phil si rende conto di non essere così solo al mondo, di poter essere compreso da qualcuno (Peter, appunto), anche se ciò costituirà la sua fine.

    Nel marzo di quest’anno hanno fatto discutere le dichiarazioni di Sam Elliott (A Star is Born, Il Grande Lebowski), che ha duramente stroncato il film per le sue allusioni all’omosessualità, domandandosi “dove fosse il western in questo western”. La risposta di Benedict Cumberbatch non ha tardato ad arrivare: l’attore, senza neanche nominare il collega, ha ribadito quanto fosse importante raccontare la storia di personaggi come Phil, intrappolati e repressi dagli ideali di mascolinità tossica che avvelenano il nostro mondo.

    «Più guardiamo sotto il cofano della mascolinità tossica e cerchiamo di scoprirne le radici, maggiori sono le possibilità che abbiamo di affrontarla quando si presenta con i nostri figli.»

    Vincitore del Premio Oscar per miglior regia nel 2022 (con alle spalle ben dodici candidature), Il Potere del Cane è stato distribuito da Netflix, quindi è disponibile sulla piattaforma per chiunque avesse intenzione di recuperarlo. Anche la Cineteca di Bologna ha voluto rendere omaggio al film, che ieri lunedì 18 luglio è stato proiettato sullo schermo di Piazza Maggiore sotto le stelle.

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  • RECENSIONE OBI-WAN KENOBI EP. 6 – UN BUON FINALE

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    La miniserie Obi-Wan Kenobi, spin-off su uno dei personaggi più amati di Star Wars, si è conclusa con il suo sesto ed ultimo episodio mercoledì 22 giugno. Le aspettative per il finale erano piuttosto alte (data la possibilità di un duello tra Vader e Kenobi), ma c’era anche chi temeva che la scrittura già debole potesse ulteriormente peggiorare e distruggere del tutto questo prodotto. Va detto che, nel complesso, l’ultimo episodio è godibile, con alcuni momenti anche molto emozionanti (soprattutto per i fan della saga), tuttavia non è possibile negare che ci siano dei punti più “bassi” che non possiamo non menzionare.

    IL DUELLO FINALE

    Ci si aspettava già dalla prima puntata della serie un duello tra Obi-Wan e Darth Vader; ne avevamo già avuto uno durante il terzo episodio, ma era chiaro che non fosse quel combattimento spettacolare a cui tutti stavano pensando. Questo ultimo capitolo ci ha dato, finalmente, il duello epico che stavamo aspettando: la sequenza del combattimento è davvero ottima, le coreografie sono decisamente migliori rispetto a ciò che si era visto nei precedenti episodi, senza contare la scelta di ambientare il tutto in un luogo grigio e cupo, in cui le uniche fonti di luce sono le spade laser blu e rossa di Kenobi e Vader. Come già notato, la serie è ricchissima di riferimenti alla trilogia prequel, e non poteva mancare ancora una volta il parallelismo con il duello che i due personaggi fecero su Mustafar in La Vendetta dei Sith: lì vedevamo Anakin a terra, sovrastato dal suo Maestro, che si trovava in alto rispetto a lui ad indicare la sua superiorità (Obi-Wan diceva “I’ve got the high ground”); qui, invece, nel momento in cui il duello sembra concludersi, è Vader ad essere in una posizione superiore, mentre getta Kenobi in un fosso e inizia a “seppellirlo” sotto le rocce. Eppure, la scena che ci ha emozionato di più è alla fine del duello, quando Obi-Wan danneggia la maschera di Vader, che si rompe da un lato, rivelando il volto sofferente che vi è al di sotto. Da un lato l’immagine è inquietante e a tratti terrorizzante per lo sguardo colmo di odio di Anakin, dall’altro fa riflettere come quella maschera non sia soltanto indispensabile per respirare, ma costituisca anche una barriera per la mente e per il dolore che protegge.

    Ciò che questo duello riesce a tirare fuori da entrambi i personaggi è proprio l’immenso dolore che provano per aver perduto quelle persone a loro molto care, l’amore della sua vita per Anakin, l’amico e allievo per Obi-Wan. È chiaro ormai che la serie voglia strizzare l’occhio ai fan della trilogia prequel, e dobbiamo riconoscere che alcuni di questi riferimenti e parallelismi ci hanno fatto battere il cuore.

    LEIA, LUKE E REVA

    C’è spazio anche per un giovanissimo Luke Skywalker in questo episodio! Vediamo infatti che, mentre Obi-Wan e Vader lottano, Reva si è recata su Tatooine e sta dando la caccia a Luke con l’obiettivo di ucciderlo. Tuttavia, dopo averlo inseguito tra le rocce e averlo trovato privo di sensi, nel momento in cui deve sferrare il colpo finale, il suo passato torna a tormentarla, ricordando se stessa bambina durante quel tragico giorno in cui Anakin massacrò tutti i suoi amici (il famoso Ordine 66 in Episodio III). L’inquisitrice sceglie quindi di risparmiare Luke e di riportarlo a casa dallo zio Owen; la conversazione che ha poi con Obi-Wan è emozionante e mostra tutta la fragilità del personaggio, ribadendo come la vendetta e la violenza non siano la risposta al dolore per la perdita di qualcuno di amato. Questo è un messaggio che l’universo di Star Wars tiene molto a dare agli spettatori, ma non per questo può essere definito banale. Ciò che dispiace della parabola finale di Reva è la gestione altalenante che il suo personaggio ha avuto durante la serie; si sarebbe potuto sfruttare diversamente per portare avanti il percorso di redenzione del villain in modo migliore.

    Per quanto riguarda Leia, la vediamo tornare finalmente a casa, e anche qui i momenti commoventi la fanno da padrone. Prima tra tutte la scena in cui Obi-Wan le consegna la fondina della pistola di Tala, su cui la donna incideva dei segni per ricordare le vite che aveva salvato, e la piccola decide di indossarla sul suo tradizionale vestito bianco. Il momento in cui Leia e Kenobi si rivedono diventa occasione per ricordare l’amore tra Padmé e Anakin (che non vengono mai nominati, ma che tutti conosciamo) e come la bambina rifletta al suo interno le caratteristiche sia del padre che della madre. Possiamo affermare senza dubbio che la piccola Leia sia tra i migliori personaggi della serie, per questo dobbiamo anche fare i complimenti alla giovanissima attrice che la interpreta: Vivien Lyra Blair.

    Nel complesso, l’ultimo episodio di Obi-Wan Kenobi chiude piuttosto bene le vicende che la serie ha voluto raccontarci. Certo, non sono mancati momenti deludenti e a tratti la sceneggiatura non brillava per originalità, ma non si può negare che alla fine sia un buon prodotto spin-off che ci aiuta a scoprire qualcosa in più su uno dei personaggi più amati della saga. I riferimenti al passato sono sempre ben contestualizzati, così come quelli al futuro. Per un prodotto che si inserisce a metà di una storia già conclusa, possiamo dire che nel complesso la seria risulta un prodotto godibile.

    Data la scena finale, in cui abbiamo anche uno splendido cameo di Liam Neeson nei panni di Qui-Gon Jinn che fa presagire nuove avventure per Obi-Wan, si vocifera su di una seconda stagione. Non ci sono ancora notizie ufficiali, dato che gli sceneggiatori hanno dichiarato di non poter rivelare nulla a riguardo, tuttavia la scelta di realizzare una seconda stagione potrebbe rivelarsi parecchio rischiosa: da un lato, si potrebbero prendere in considerazione le critiche per migliorarsi, dall’altro il tutto potrebbe risultare forzato e superfluo. Per ora non possiamo dirvi soltanto di vedere la serie per godervi le scene d’azione, emozionarvi con i vostri personaggi preferiti, o anche solo per ritrovare un Darth Vader più in forma che mai!

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  • RECENSIONE OBI-WAN KENOBI EP. 5 – TRA PRESENTE E PASSATO

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    – Allerta spoiler –

    La quarta puntata di Obi-Wan Kenobi (di cui potete leggere la recensione qui) non aveva soddisfatto le nostre aspettative: la narrazione infatti sembrava girare un po’ in tondo, riproponendo scene ripetitive che non parevano condurre da nessuna parte. La scorsa settimana avevamo paura che le ottime premesse per la serie sarebbero state completamente sfumate verso il finale, ma oggi possiamo dire che il quinto capitolo si è ripreso alla grande rispetto ai precedenti. Certo, alcuni difetti non mancano, ma ciò che abbiamo visto in quest’ultima puntata fa rinascere la curiosità di scoprire cosa succederà nell’episodio finale, la cui uscita è prevista mercoledì 22 giugno.

    FLASHBACK E CONFRONTO CON IL PROPRIO PASSATO

    Già dall’inizio della puntata appare chiara l’intenzione degli autori di voler rivolgere l’attenzione sul passato di Obi-Wan, Vader e Reva, mentre la piccola Leia per la prima volta viene lasciata in disparte per buona parte dell’episodio. Le scene iniziali ci mostrano un duello tra il giovane Obi-Wan e il suo allievo Anakin, che sfida il Maestro a combattere per provare la sua bravura; questa scena verrà riproposta più volte come flashback, sia dal punto di vista di Anakin -ormai divenuto Darth Vader- sia dal punto di vista di Obi-Wan. Il montaggio, che accosta immagini del passato e del presente, è particolarmente evocativo e ben riuscito. Bisogna poi fare i complimenti ad Hayden Christensen che torna ad interpretare un giovane Anakin Skywalker in modo convincente: si vede che l’attore si è divertito a vestire di nuovo i panni di quel ruolo, e sicuramente tornare insieme ad Ewan McGregor è stata una grande emozione. Il duello tra i due riflette chiaramente ciò che accade durante la puntata: l’Impero ha scoperto dove si nascondono Kenobi e la principessa Leia, insieme a un nutrito gruppo di rifugiati ribelli, per cui le truppe guidate da Vader e Reva sono pronte ad attaccare il nascondiglio. Mentre Anakin attacca ferocemente la base, Obi-Wan sceglie di difendersi e resistere fino a che i portelloni del covo vengano aperti per permettere all’astronave ribelle di spiccare il volo e fuggire; Kenobi ci dimostra di essere in grado di sconfiggere Anakin anche senza usare le armi, semplicemente grazie alla sua astuzia e al fatto che conosca molto bene l’uomo che un tempo era stato suo allievo. Le due strategie agli opposti vengono chiaramente messe in risalto sia nel corso della puntata sia durante il duello del passato tra Maestro e Padawan, e questa scelta si rivela decisamente azzeccata.

    Non solo Obi-Wan e Anakin devono fare i conti con il passato, ma anche l’inquisitrice Reva. Il suo personaggio infatti vede in questo episodio un approfondimento maggiore, in quanto rivela ad Obi-Wan di fare parte dei bambini uccisi da Anakin (ormai divenuto malvagio) ne La Vendetta dei Sith.

    Ci viene svelato che Reva è sopravvissuta nascondendosi tra i corpi senza vita dei suoi amici, definiti da lei “l’unica famiglia che abbia mai avuto”, e il suo essere al servizio di Vader è in realtà un modo per avvicinarsi a lui e aspettare il momento giusto per vendicarsi. Va detto che già dal primo episodio alcuni fan avevano iniziato a formulare ipotesi e teorie su Reva e una delle più accreditate aveva effettivamente previsto questo sviluppo del personaggio. Il parallelismo passato-presente si ritrova anche qui: infatti, alla fine della puntata, i ribelli riescono a fuggire e Reva decide di mettere in atto la sua vendetta. Il duello tra Reva e Vader è un passo avanti rispetto ai precedenti della serie, sia per quanto riguarda le coreografie del combattimento sia per quanto riguarda la regia (leggermente migliorata), nonostante il montaggio risulti comunque un po’ caotico. Mentre Vader e Reva si scontrano, lei rivive la tragica scena in cui Anakin ha ucciso i suoi amici e nel momento di tensione più alto finisce per essere trafitta dalla spada di Vader. Non è chiaro tuttavia se l’inquisitrice sia morta oppure sia solo rimasta gravemente ferita, poiché l’episodio si chiude senza darci una risposta. 

    LA LOTTA DEI RIBELLI

    Un punto a favore della puntata è il combattimento dei ribelli contro le truppe imperiali. Le scene sono godibili, girate abbastanza bene, e presentano diversi momenti emozionanti. Primo fra tutti la morte di Tala, che aveva aiutato Obi-Wan e Leia a trovare un rifugio e che qui, ferita mortalmente, sceglie di sacrificarsi per rallentare l’esercito imperiale. La morte di Tala ha un’ottima messa in scena, in particolare per la parte in cui il suo droide cade sotto i colpi delle armi nemiche e si spegne tra le sue braccia mentre la donna innesca la bomba. Nonostante alcuni piccoli difetti tecnici (in particolare per quanto riguarda il montaggio) in questa puntata non sono mancate le emozioni. Da evidenziare anche il ruolo della colonna sonora che, rispetto agli episodi precedenti, qui è più presente e molto più potente. La messa in scena pare migliorata e speriamo che continui a migliorare anche nell’episodio finale.

    In conclusione, la quinta puntata ha decisamente risollevato le aspettative. Appare chiaro ormai come il progetto Obi-Wan Kenobi fosse nato come un film spin-off poi riadattato a serie televisiva, quindi c’era da aspettarsi che la parte centrale sarebbe stata allungata un po’ per rientrare nei sei episodi previsti; ciò ha portato i capitoli 3 e 4 ad essere i più deboli della serie, in quanto proprio parte centrale della trama. Un ultimo appunto da fare riguarda l’adattamento italiano, dato che c’è stata una battuta che ha fatto tremare ogni fan di Star Wars: nel momento in cui Reva svela di essere sopravvissuta al massacro dei bambini ne La Vendetta dei Sith pronuncia la frase “eri il suo Padawan” riferita a Obi-Wan, quando in realtà sappiamo che Anakin era il Padawan e Kenobi il Maestro. Ma non vi preoccupate, l’errore è stato corretto e il doppiaggio aggiornato!

    Vi ricordiamo che l’ultimo capitolo di Obi-Wan Kenobi uscirà mercoledì 22 giugno e noi non vediamo l’ora di vedere come si concluderà la serie. Speriamo sinceramente possa essere all’altezza delle aspettative nonostante gli alti e bassi delle puntate precedenti.

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  • RECENSIONE OBI-WAN KENOBI EP. 4 – GIRIAMO IN TONDO?

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    – Allerta spoiler –

    Mercoledì 8 giugno, insieme al primo episodio di Ms Marvel, Disney ha reso disponibile il quarto capitolo di Obi-Wan Kenobi, e le critiche non si sono risparmiate. Mettiamo le mani avanti: non siamo qui per dire che la puntata sia completamente da buttare, eppure ci sono fin troppe cose che non funzionano, impossibili da nascondere dietro le emozioni che si provano in poche scene. Andiamo insieme a vedere cosa c’è che non va.

    DOVE VUOLE ANDARE LA TRAMA?

    Il dubbio più grande sorto dopo questo quarto episodio riguarda la trama; se all’inizio della serie ci sembrava interessante e ricca di spunti, arrivati al quarto episodio sembra quasi che voglia proseguire in un circolo senza mai andare avanti per raggiungere un punto preciso. Nelle prime puntate vediamo Obi-Wan, ormai stanco e distaccato dal suo ruolo di Jedi, che viene incaricato di salvare la giovanissima principessa Leia dalle grinfie degli Inquisitori, e nel farlo dovrà riformare il suo legame con la Forza; Obi-Wan trova la principessa, cerca di portarla in salvo grazie all’aiuto di alleati, ma ancora una volta la piccola viene rapita dall’Impero nel finale della terza puntata. Ora, in questo nuovo episodio cosa succede? Obi-Wan si intrufola nella fortezza imperiale, riesce a salvare Leia, si sta riconnettendo alla Forza, sembra che tutto abbia raggiunto un equilibrio.

    Non è così perché l’Inquisitrice Reva è riuscita a mettere un tracciatore sulla bambina e l’Impero sembra già essere all’inseguimento. E qui sorge spontanea la domanda: quest’ultima azione, che sarebbe la più importante dell’intero episodio, non poteva essere fatta prima? La sensazione qui è di vedere la trama regredire, mentre la puntata assume molte delle caratteristiche di un filler, un riempitivo messo lì per “prendere tempo” in attesa di qualcos’altro. Ma ha davvero senso inserire un filler in una miniserie da sei episodi? Sia chiaro ancora una volta, la puntata non è completamente da buttare, ma ciò che abbiamo visto non può che farci pensare al peggio, a una trama che non sa più cosa raccontare.

    PROBLEMI DI MESSA IN SCENA

    Un altro punto dolente in Obi-Wan Kenobi risulta essere la messa in scena. Non mancano infatti momenti in cui le azioni dei personaggi vengono poste sullo schermo in maniera abbastanza confusa e incoerente: ad esempio, abbiamo scene in cui l’infiltrata imperiale Tala comunica segretamente con Obi-Wan tramite un auricolare, ma è circondata da altri ufficiali imperiali che sembrano non accorgersi di nulla, anche se la situazione è davvero palese. Scene come questa erano già apparse nei precedenti episodi, ma qui sono decisamente più gravi. Dispiace perché le permesse dietro la serie erano ottime, ma il problema qui è troppo grande per essere ignorato, considerando anche il fatto che nelle prime puntate la messa in scena sembrava piuttosto credibile e chiaramente influenzata dai film della trilogia prequel.

    Nonostante alcuni momenti abbastanza buoni (come il montaggio iniziale che accosta Obi-Wan e Anakin nelle rispettive vasche di Bacta per curare le bruciature), non possiamo stupirci del fatto che le critiche siano state anche abbastanza severe fino a giudicare questo episodio il peggiore della serie, per ora. Il rischio più grande in questo momento è quello di trasformare la narrazione in un circolo di scene tutte uguali e ripetitive, con espedienti di trama e colpi di scena ridondanti, che quindi non fanno progredire la trama e non la portano da nessuna parte. Va detto che questo sviluppo non è così nuovo negli ultimi prodotti Disney, ma qui c’è ancora chi spera che il tutto possa risollevarsi nelle ultime due puntate.

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  • ULTIME NEWS CINEFILE: SQUID GAME 2, L’ACTION SU DUKE NUKEM, IL RITORNO IN SALA DI SPIDER-MAN

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    ANNUNCIATA LA SECONDA STAGIONE DI SQUID GAME

    “Ci sono voluti 12 anni per dare vita alla prima stagione di Squid Game l’anno scorso. Ma ci sono voluti 12 giorni perché Squid Game diventasse la serie Netflix più popolare di sempre.” 

    Con questo messaggio piuttosto eloquente,  il regista e sceneggiatore della fortunata serie sud coreana –Hwang Dong-hyukha annunciato tramite i profili social di Netflix dell’arrivo di una seconda stagione di Squid Game. Al momento non si hanno informazioni più dettagliate, e nemmeno la data di uscita è stata fissata, ma di certo non arriverà prima della seconda metà del 2023. Saranno in grado di replicare il successo della prima stagione o l’effetto novità sarà già svanito? 

    MAVERICK VERSO IL MILIARDO

    Jurassic World – Il dominio e Top Gun: Maverick stanno letteralmente conquistando i cinema italiani, eppure il secondo sembra avere davanti a sé una scalata ancora molto lunga. Infatti, nonostante il grande successo che ha portato il ritorno dei dinosauri in sala, il dramma d’azione con protagonista Tom Cruise ha raggiunto un incasso totale di oltre 350 milioni e ci si aspetta che superi presto i 369 milioni di The Batman, diventando così il secondo miglior film di Hollywood del 2022, per ora. A livello mondiale Top Gun: Maverick sta già raggiungendo poi i 700 milioni di dollari di incassi, e si prevede che arrivi a 750 milioni entro pochissimi giorni. Il miliardo si sta avvicinando, non è detto che verrà raggiunto, ma sarebbe davvero un traguardo strepitoso per celebrare il ritorno di una grande icona del cinema americano anni ’80. Ottimo lavoro, Maverick!

    IN LAVORAZIONE IL FILM SU DUKE NUKEM

    Per chiunque abbia vissuto la propria infanzia negli anni ’90 il nome Duke Nukem risulterà di sicuro familiare: protagonista dell’omonima serie di videogiochi prima platform poi sparatutto in prima persona, è divenuto un personaggio iconico, un antieroe cinico e volgare, che ama fumare sigari e frequentare strip club. Ne abbiamo visti tanti di personaggi così anche al cinema, basti pensare ai ruoli che hanno ricoperto Arnold Schwarzenegger (Predator) e Kurt Russel (Fuga da New York), e va detto che la maggior parte del pubblico adora seguire le avventure dell’eroe muscoloso e stereotipato che non perde tempo a sputare battute sarcastiche. Sembra naturale quindi l’arrivo di Duke Nukem anche al cinema, protagonista di un film d’azione a lui dedicato la cui lavorazione è stata ufficialmente confermata. Legendary Entertainment (già produttrice di Godzilla, Pacific Rim, Il Cavaliere Oscuro) ha acquistato i diritti di sfruttamento del personaggio da Gearbox, e affidato la realizzazione del film a Josh Heald, Jon Hurwitz e Hayden Schlossberg, autori della fortunata serie televisiva Cobra Kai. Oltre questo non si sa ancora molto del progetto, ma va detto che i presupposti sembrano promettenti per un film d’azione che riesca ad intrattenere e divertire lo spettatore.

    NOVITÀ PER IL FILM SULL’ACCORDO TRA MICHEAL JORDAN E LA NIKE

    Una delle novità più interessanti in ambito cinematografico è certamente il progetto del biopic su Sonny Vaccaro, ex dirigente della Nike a cui va il merito di aver siglato l’accordo con Micheal Jordan che avrebbe lanciato l’azienda nel mercato dell’abbigliamento sportivo. Il film (che non ha ancora un titolo ufficiale) riguarderà le vicissitudini che hanno portato il responsabile marketing dell’azienda a mettere sotto contratto il campione di pallacanestro, ed è scritto e interpretato da Matt Damon e Ben Affleck, quest’ultimo anche regista. Per quanto riguarda il cast sono già usciti molti nomi piuttosto importanti: oltre Matt Damon e Ben Affleck (rispettivamente Sonny Vaccaro e Phil Knight, co-fondatore della Nike) abbiamo anche Viola Davis e Julius Tennon (che interpretando i genitori di Jordan) Jason Bateman (Rob Strasser, dirigente della Nike), Marlon Wayans (George Ravaeling, allenatore e amico di Jordan) e Matthew Maher, che interpreterà il designer Peter Moore creatore delle prime iconiche scarpe Air Jordan. Manca ancora un nome per quanto riguarda il ruolo di Micheal Jordan e non possiamo che essere curiosi di sapere cosa ne verrà fuori. Va detto che la sceneggiatura (con il titolo provvisorio Air Jordan) è stata scritta lo scorso anno ed è finita nella “Black List 2021”, la lista delle migliori sceneggiature non ancora divenute film. Con queste premesse il progetto sembra già piuttosto intrigante, e le riprese sono tuttora in corso a Los Angeles.

    SPIDER-MAN: NO WAY HOME TORNA IN SALA IN VERSIONE ESTESA

    “Volevate più Spider-man e adesso li avete!” Così recita la descrizione del video che l’account  Twitter ufficiale del film Spider-man: No Way Home ha pubblicato ieri per annunciare il ritorno dei tre Spidey al cinema il 2 settembre di quest’anno. Nel video si vedono i tre attori Tom Holland, Andrew Garfield e Tobey Maguire scherzare sul loro “ritorno insieme” nei panni del supereroe. Al momento il film tornerà in sala soltanto negli Stati Uniti e in Canada, non sappiamo se l’iniziativa riguarderà anche i cinema italiani, ma siamo abbastanza speranzosi dato l’enorme successo che la pellicola ha raccolto nel nostro paese. Le sorprese però non finiscono qui, infatti a settembre arriverà in sala una versione estesa del film, con circa 15 minuti di contenuti inediti, ribattezzata “The More Fun Stuff Version”, letteralmente “la versione con più cose divertenti”. Speriamo che anche l’Italia possa essere inclusa nell’iniziativa e aspettiamo ulteriori aggiornamenti.

    Per chiunque volesse recuperare il video di annuncio, lo trovate qui.

    CI SARÀ UN RITORNO DI JOHNNY DEPP NEI PANNI DI JACK SPARROW?

    Con la conclusione del processo tra Johnny Depp e Amber Heard, Hollywood sembra essere tornato ad interessarsi dell’attore; le voci più diffuse sono quelle che vedono un reboot del franchise Pirati dei Caraibi ad opera di Disney, e il primo a parlarne è stato Jerry Bruckheimer, produttore di Top Gun: Maverick. Tra i dirigenti Disney si è parlato molto della saga e del ritorno di Jonny Depp nei panni del mitico capitano Jack. Al momento abbiamo in mano soltanto voci di corridoio, non notizie ufficiali, ma un ritorno del capitano Sparrow sarebbe una perfetta chiusura per le vicende degli ultimi tempi e per il polverone che hanno sollevato nell’opinione pubblica.

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  • RECENSIONE OBI-WAN KENOBI EPISODIO 3 – SI PUÒ FARE DI PIÙ

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    – Allerta spoiler –

    Siamo ormai a metà della miniserie dedicata ad Obi-Wan Kenobi, uno di personaggi più amati dell’universo di Star Wars, ambientata a metà dei vent’anni che separano La Vendetta dei Sith e Una Nuova Speranza. Mercoledì 1 giugno è uscito su Disney+ il terzo episodio dei sei previsti, che ha chiaramente messo più carne al fuoco, ma allo stesso tempo ha fatto sorgere parecchi dubbi. Cerchiamo di esaminarli insieme.

    È QUESTO IL DUELLO CHE STAVAMO ASPETTANDO?

    La terza puntata di Obi-Wan Kenobi ha portato sullo schermo ciò che quasi tutti gli spettatori si aspettavano e desideravano, un duello tra il vecchio Maestro Jedi e il suo allievo di una volta, ormai completamente trasformato nel malvagio Darth Vader. E malvagio lo è davvero, dato che lo vediamo uccidere brutalmente dei civili con il solo obiettivo di far uscire allo scoperto il nostro protagonista. Il duello tra Vader e Obi-Wan che vediamo in questo episodio, tuttavia, non sembra essere l’epica scena di battaglia che tutti stavamo aspettando dopo quella su Mustafar alla fine di Episodio III; il nostro Jedi non è infatti al massimo delle sue capacità, rinnega ancora la Forza, fa fatica ad utilizzare la spada laser, rimasta “spenta” per tanti anni. È ovvio che avremo un altro scontro decisamente più epico ed emozionante, ma quello che vediamo in questa puntata, nonostante alcune scelte di regia un po’ basiche e poco coraggiose, ci ha regalato alcuni momenti emozionanti. L’entrata in scena di Vader è a dir poco magnifica e la sua malvagità si riversa completamente sul vecchio Jedi: lo vediamo infatti sollevare Obi-Wan e trascinarlo con violenza tra le fiamme, come era successo a parti inverse ne La Vendetta dei Sith. Una scelta interessante, ma che poteva essere messa in scena in modo più suggestivo se si fosse deciso di osare di più a livello di regia e montaggio; nonostante i difetti, questo primo duello fa prevedere una battaglia ancor più epica negli episodi finali e noi ci speriamo davvero tanto!

    RAPPORTI TRA I PERSONAGGI E GESTIONE DEI VILLAIN

    Questo terzo episodio ci ha regalato dei momenti genuinamente emozionanti per quanto riguarda l’evoluzione del rapporto tra Obi-Wan e la piccola Leia. All’interno di una scena in particolare, la ragazzina pone infatti delle domande al Maestro Jedi riguardo i suoi veri genitori, e ciò ci fa capire come, nonostante Leia sia felice con la famiglia Organa, continua ad avere questa naturale curiosità di conoscere sua madre e suo padre, senza immaginare che quest’ultimo è proprio Darth Vader. Fa sorridere come la piccola chieda a Obi-Wan se conosceva sua madre, e commuove come lui si renda conto di quanto Leia sia simile a Padmé. Un momento adorabile che fa sorgere ancora più domande su come il rapporto tra i due possa svilupparsi, tenendo conto del fatto che in Una Nuova Speranza le loro conversazioni sono sempre abbastanza formali, quasi come se non si conoscessero bene o ci fosse dietro qualcosa in più. Staremo a vedere.

    Per quanto riguarda i villain, la comparsa di Darth Vader è stata davvero apprezzata, come abbiamo già detto poche righe fa, tuttavia sono sorte non poche perplessità riguardo la scelta del doppiatore Luca Ward per dare la voce al personaggio, mentre nella versione originale è tornato lo storico James Earl Jones (che a più di novant’anni di età continua a far battere i cuori di tutti). Luca Ward è uno dei doppiatori migliori che abbiamo in Italia, tuttavia il modo in cui la sua splendida voce è stata adattata a Vader non è del tutto convincente, e molti hanno attribuito queste perplessità alla mancanza di un filtro audio che desse giustizia all’iconica maschera indossata il personaggio per respirare. Sia chiaro, non è insopportabile, ma qualche accorgimento in più nella versione italiana sarebbe stato ben accetto. L’Inquisitrice Reva continua ad essere un personaggio interessante, e speriamo di saperne di più sia su di lei che sul suo rapporto con Vader e gli altri Inquisitori, tra i quali per ora non sembra scorrere buon sangue.

    Generalmente la puntata è buona, purtroppo però non possiamo non segnalare alcuni passaggi che hanno fatto storcere il naso, come la strana “fuga” di Obi-Wan dal duello con Vader, l’inseguimento di Leia da parte di Reva, o alcune scelte di trama che paiono un po’ forzate. Ci si è anche interrogati sulla presunta morte del Grande Inquisitore, dato che, se ciò venisse confermato senza spiegazioni, si finirebbe per de-canonizzare gran parte della serie Star Wars Rebels, ambientata in un periodo di tempo successivo a quello in cui si svolgono le vicende di Obi-Wan Kenobi.

    Il dubbio più grande rimane quello sul dove la serie voglia andare a parare; sarà tutto incentrato su Kenobi e sul suo viaggio per salvare la giovane principessa o ci sarà qualcosa di più sotto? Speriamo sinceramente che le nostre domande possano avere una risposta nelle prossime puntate, e soprattutto che torni al più presto in scena il nostro amato Darth Vader!

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  • RECENSIONE OBI-WAN KENOBI, EP. 1 – 2 – UN INIZIO PROMETTENTE

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    – Allerta spoiler –

    Venerdì 27 maggio sono usciti su Disney+ i primi due episodi di una delle serie tv più attese appartenenti al franchise di Star Wars: Obi-Wan Kenobi. Lo spin-off dedicato a uno dei personaggi più amati del cinema di fantascienza era stato annunciato con un trailer affascinante in cui un Ewan McGregor decisamente più maturo torna a vestire i panni dell’eroe Jedi come se non li avesse mai abbandonati davvero. Le prime due puntate della serie sono a dir poco intriganti, e in questa sede abbiamo deciso di fare una breve analisi includendo anche qualche previsione riguardo l’evoluzione della storia narrata.

    LO SPLENDIDO RECAP INIZIALE

    La prima puntata di Obi-Wan Kenobi si apre con una sequenza che riesce perfettamente a farci tornare nell’universo fantascientifico creato da George Lucas. Infatti, le vicende narrate nella serie si svolgono a metà tra La Vendetta dei Sith (episodio 3) e Una Nuova Speranza (episodio 4), perciò sembrava necessario dover fare un “riassunto” delle vicende precedenti che si svolgono nella trilogia prequel, e che hanno condotto Obi-Wan dove si trova adesso. La sequenza è a dir poco meravigliosa, e siamo sicuri farà scendere più di una lacrima a tutti i fan della saga. Ci viene presentato l’Obi-Wan della trilogia prequel, che addestra il giovane Anakin Skywalker fino a che, quando quest’ultimo cede al lato oscuro, si ritrova a doverlo affrontare in duello, arrivando a ferire mortalmente il giovane allievo. Grazie a questo recap si ribadisce il forte legame con i film della saga, tanto che la serie stessa si inserisce in una dimensione più “cinematografica” rispetto agli altri prodotti seriali ambientati nell’universo di Star Wars.

    La vicenda raccontata nella serie si colloca quindi prima del momento in cui Leia chiede aiuto al vecchio Kenobi in Una Nuova Speranza, con l’intenzione di esplorare vicende mai mostrate prima ma che suscitano subito curiosità, soprattutto per quanto riguarda i legami tra i personaggi.

    I PERSONAGGI DELLA SERIE

    Nei primi due episodi, sono tre i personaggi più interessanti: Obi-Wan, la piccola Leia e l’inquisitrice Reva; la loro scrittura sembra piuttosto buona, così come i loro movimenti lungo le vicende che muovono la trama. Obi-Wan ci viene mostrato stanco, disilluso, come se avesse smesso di credere nei valori che rappresenta, pieno di conflitti interiori ed estremamente solitario. Un punto decisamente a favore di questo show risiede nella scelta di portare sullo schermo un personaggio molto amato, cercando di esplorare le crisi che vive dentro di sé: Obi-Wan è, infatti, combattuto tra il profondo affetto che prova per i fratelli Skywalker e il senso di colpa per aver fallito nell’addestramento del giovane Anakin. Menzione d’onore per Ewan McGregor, che torna perfettamente nei panni del nostro Jedi preferito, riconfermando, ancora una volta, come questo ruolo gli calzi a pennello.

    L’evento principale che muove la trama, per ora davvero intrigante, è il rapimento della piccola Leia dalla sua famiglia adottiva, e la ricerca di aiuto avanzata da Bail Organa proprio nei confronti di Obi-Wan. Il personaggio di Leia è forse il migliore della serie, sia per la sua caratterizzazione ben definita sia per la bravura della giovanissima attrice. Già da ragazzina, la principessa dimostra il coraggio e l’astuzia che la caratterizzeranno da adulta e che hanno conquistato il cuore di tutti i fan del franchise. Ancora più interessante è poi il rapporto che si inizia a costruire tra Leia e Obi-Wan, inizialmente conflittuale, e che incuriosisce lo spettatore portandolo a chiedersi come evolverà.

    Infine, il personaggio dell’Inquisitrice Reva, quella che sembra un po’ il villain della serie, potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio: è perfida, dà la caccia ai Jedi quasi come fosse una questione personale, ma rischierà di trasformarsi in una macchietta se la sua gestione non sarà accurata e attenta. Speriamo sinceramente che ciò non accada, dato che un buon villain è fondamentale per un prodotto di questo tipo, e tra gli Inquisitori che ci vengono mostrati lei sembra il più promettente.

    PUNTI DEBOLI E TEORIE

    Va detto che nella serie non manca qualche difetto, come una gestione dei tempi e una regia non sempre perfette e alcuni effetti visivi non proprio al top. In particolare le scene d’azione e gli inseguimenti, a volte, appaiono confusionari e con un montaggio un po’ zoppicante. Il prodotto è comunque decisamente valido, e speriamo che possa migliorare anche in questi piccoli difetti, poiché le aspettative sono tante e le teorie – tra cui una riguardante un duello tra Obi-Wan e Anakin (già divenuto Darth Vader) – non fanno che accrescere la curiosità nei confronti della serie.

    Per ora non possiamo far altro che aspettare i prossimi sviluppi, sperando che gli autori possano aggiustare leggermente il tiro regalandoci una delle migliori storie dell’universo di Star Wars.

    Vi ricordiamo che Obi-Wan Kenobi uscirà ogni mercoledì, un episodio a settimana.

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  • LE ULTIME NEWS CINEFILE: IL RITORNO DI INDIANA JONES E LO SLASHER CON WINNIE THE POOH

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    INDIANA JONES 5: PRIME IMMAGINI E RIVELAZIONI

    Dopo tanto (troppo) tempo di attesa, è stata finalmente diffusa la prima immagine ufficiale di Indiana Jones 5, un progetto ancora senza titolo in arrivo in sala nel giugno 2023. Suggestiva, affascinante, con un Harrison Ford in silhouette che sembra tornato più forte che mai a interpretare i panni del nostro professore universitario e avventuriero preferito.

    È stato un percorso sofferto quello che ci ha portato a questa prima immagine: il progetto era già stato annunciato nel 2016, ma tra ripensamenti, false partenze, la rinuncia alla regia di Steven Spielberg (e questo fa male!), si è trascinato a fatica fino ad oggi. Nel maggio 2020 la regia è passata a James Mangold, che ha già diretto Logan e Le Mans ’66, mentre i vari rumor sulla scelta di attori come Chris Pratt o Bradley Cooper per interpretare Henry Jones Jr. sono stati ufficialmente smentiti nel dicembre 2020. All’interno del cast, oltre ad Harrison Ford, si parla di Mads Mikkelsen (forse il nostro villain), Antonio Banderas e Phoebe Waller-Bridge, star di Fleabag.

    Per quel che riguarda la trama, non si conoscono ancora notizie confermate, ma sembra che sarà ambientato negli anni ’60 e in qualche modo esplorerà il tema dei viaggi nel tempo. Per ora non possiamo fare altro che aspettare il giugno del prossimo anno, e sperare che il film non deluda come lo scorso capitolo Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo. Harrison Ford ha dichiarato pochi giorni fa “Abbiamo quasi completato il film, ci sarà la musica di John Williams. È stata un’esperienza meravigliosa […], sono davvero orgoglioso del film che abbiamo fatto.”

    DUNE PARTE II: LE NOVITÀ SUL SEQUEL

    Nell’autunno 2021, l’uscita di Dune, il blockbuster di fantascienza diretto da Denis Villeneuve, è stata accolta con opinioni decisamente positive, e un sequel è più atteso che mai. Lo stesso regista aveva subito parlato di Dune: Parte II, la cui uscita è stata fissata al 20 ottobre 2023. L’adattamento dei romanzi di Frank Herbert da parte di Denis Villeneuve segue una strada decisamente particolare, che l’anno ha generalmente convinto pubblico e critica, e ora l’attore Javier Bardem ha dichiarato che questo secondo capitolo potrà stupire anche chi è già a conoscenza delle vicende dai libri: “credo che abbiano fatto un ottimo lavoro nel mettere insieme i pezzi in un modo che sorprenderà le persone. […] rimarranno sorpresi dal modo in cui il tutto è stato messo insieme. Mi ha molto commosso”. Bardem tornerà nel sequel ad interpretare il personaggio di Stilgar, che pare riceverà un’attenzione maggiore e un ruolo più ampio rispetto al primo film; nel cast è confermata anche la presenza di Christopher Walken nel ruolo dell’imperatore galattico. Le dichiarazioni fino ad ora appaiono decisamente promettenti, si spera in un sequel che possa farci entrare ancora di più nel mondo fantastico di Dune.

    WINNIE THE POOH PROTAGONISTA DI UN HORROR SLASHER

    Ebbene sì, sembra una storiella simpatica architettata per fare qualche visualizzazione in più, ma è la verità. Winnie the Pooh, il tenero orsetto di peluche nato dalla penna di Alan Alexander Milne, poi protagonista di tanti film d’animazione Disney, diventerà uno spietato assassino, insieme al suo fedele compagno Pimpi, il timido maialino rosa. Il personaggio di Winnie the Pooh è infatti libero dai diritti dal 1 gennaio 2022, e naturalmente qualcuno ne ha subito approfittato per stravolgere completamente la sua immagine e, potenzialmente, rovinare l’infanzia in modo permanente a dei bambini ormai cresciuti. Questo qualcuno è Rhys Frake-Waterfield, regista e sceneggiatore che ad oggi ha la firma su appena due sceneggiature sconosciute e non particolarmente apprezzate. I presupposti quindi non sono dei migliori, ma va detto che le immagini trapelate online fanno pensare a un horror sulla scia degli slasher anni ’80, solo decisamente più trash, che speriamo non si prenda troppo sul serio.

    Il titolo del film sarà Winnie the Pooh: Blood and Honey, e vedrà Pooh e Pimpi trasformarsi in violenti assassini dopo essere stati completamente abbandonati da Christopher Robin, ormai cresciuto. Ciò ha fatto sì che i due animaletti diventassero praticamente dei selvaggi, costantemente a caccia di prede. Internet è esploso alla vista delle prime immagini, tanto che il regista ha dichiarato di voler far uscire il film il prima possibile per raccogliere subito le reazioni. Non ci si dovrà aspettare quindi una pellicola di livello alto, ma un prodotto volto semplicemente ad intrattenere il pubblico e magari a spaventarlo un po’. Naturalmente non sarà un film per bambini, e come lo stesso Rhys Frake-Waterfield ha ribadito “non va assolutamente confuso con la versione della Disney”!

    RICH FLU: L’EPIDEMIA CHE ATTACCA I RICCHI

    Visto il difficile periodo che stiamo vivendo da ormai oltre due anni, sembra un po’ scontato e probabilmente rischioso tornare a parlare di epidemie al cinema; tuttavia, il regista Galder Gatzelu-Urrutia (già autore de Il buco, uno degli originali Netflix più visti nel 2020) ha deciso di gettarsi in questa sfida. Rich Flu, thriller prodotto da Pablo Larraìn, tratterà proprio di una bizzarra epidemia che, come si può dedurre da un nome, sembra colpire inizialmente solo le persone più ricche e potenti al mondo, per poi evolvere raggiungendo chiunque. I presupposti sono intriganti, e possono anche far immaginare una riflessione a livello sociale e politico intorno all’estrema ricchezza e influenza di alcuni personaggi, e su come il denaro può trasformarsi in un pericolo. Nel cast di Rich Flu sono stati confermati Daniel Bruhl (Bastardi senza gloria, Rush), Rosamund Pike (Gone Girl) e Macaulay Culkin, il piccolo Kevin di Mamma ho perso l’aereo. Non si conosce ancora una data di uscita, ma è chiaro che le informazioni relative alla trama hanno già acceso l’interesse di molti. Per ora possiamo solo essere contenti che per una volta non abbiano scelto di parlare di COVID!

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  • ULTIME NEWS CINEFILE – IL RITORNO DI COPPOLA E DEL TENENTE MAVERICK

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    ADAM DRIVER E FRANCIS FORD COPPOLA SUL SET DI MEGALOPOLIS

    Dopo quasi quarant’anni di attesa e voci di corridoio, è ormai ufficiale il ritorno di Francis Ford Coppola al cinema; dal 2019, infatti, il regista è impegnato nella realizzazione di un kolossal dal titolo Megalopolis, ambientato in una nuova versione utopistica della città di New York (il rimando a Metropolis di Lang non è casuale). La scrittura del film era già completata nei primi anni ’80, tuttavia, la realizzazione è stata più volte rimandata e abbandonata poi con gli attentati dell’11 settembre 2001. Le riprese si svolgeranno dal settembre 2022 all’inizio del 2023, anno in cui, presumibilmente, Megalopolis uscirà in sala. Nel corso degli ultimi tempi si sono fatti tanti nomi per il cast, da Jude Law a Christian Bale, fino alla star di Moonknight Oscar Isaac. A quest’ultimo sembrava essere stato affidato il ruolo da protagonista, ma il suo recente ritiro dalla produzione ha spinto Coppola a sostituirlo, e la sua scelta è caduta su Adam Driver, già interprete di Maurizio Gucci in House of Gucci. A questo punto non è chiaro se le altre star che si erano vociferate agli inizi del progetto siano ancora in ballo (si parlò di Cate Blanchett, Zendaya, Michelle Pfeiffer); per ora, non ci resta che confidare nelle dichiarazioni di Coppola, che ambisce a realizzare “un film che tutti vedranno almeno una volta l’anno, per sempre”.

    NOVITÀ SU TOP GUN: MAVERICK, SEQUEL DOPO 36 ANNI

    Il 25 maggio arriverà nelle sale italiane Top Gun: Maverick, il sequel che riporterà sullo schermo il tenente Pete “Maverick” Mitchell, interpretato da Tom Cruise nel 1986. Dopo ben 36 anni, quindi, torneremo a immergerci nelle avventure del nostro pilota preferito, con tante differenze e novità rispetto all’originale. Il personaggio di Charlotte Blackwood, infatti, non tornerà come interesse amoroso del nostro protagonista, ma sarà sostituita da Penny Benjamin, interpretata da Jennifer Connelly. Va detto, innanzitutto, che lo stesso regista Joseph Kosinski aveva già annunciatori volersi distaccare dal Top Gun originale e di voler introdurre nuovi personaggi, ma il vero motivo del mancato ritorno di Charlotte sembra essere quello che la sua interprete Kelly McGillis ha svelato di recente, l’età. Certo, avere 64 anni non significa essere anziani, ma l’attrice ha dichiarato di preferire così: meglio sentirsi a proprio agio con se stessi (e con la propria età) che inseguire “tutti quegli altri valori”. Dispiace naturalmente non rivedere Charlotte, ma non si può non essere curiosi per ciò che farà Jennifer Connelly.

    La campagna marketing del film, poi, non ha badato a spese: per chi volesse, infatti, sul sito ufficiale di Top Gun: Maverick, è possibile fotografarsi con uno dei caschi che i piloti indossano sugli aerei militari nel film!

    RESURRECTION, L’HORROR CHE HA CONQUISTATO SUNDANCE

    Nell’agosto 2022 uscirà negli Stati Uniti uno dei film che ha conquistato il pubblico del Sundance Festival, Resurrection, thriller/horror psicologico con protagonisti Rebecca Hall e Tim Roth. Il trailer rilasciato di recente getta già delle ottime basi per il film, che racconterà la storia di una madre single alle prese con il ritorno di un uomo legato ad un evento particolarmente traumatico del suo passato. Fioccano commenti entusiasti sulla splendida interpretazione di Rebecca Hall, che tuttavia si teme passi un po’ inosservata, come già successo con Toni Collette in Hereditary. Dalle immagini del trailer si avverte una forte sensazione di disagio e angoscia, presupposti più che ottimi per la riuscita di un thriller psicologico decisamente audace. Se vi siete persi il trailer vi invitiamo assolutamente a recuperarlo cliccando qui.

    JURASSIC WORLD ARRIVA A ROMA: UN EVENTO DA NON PERDERE PER GLI AMANTI DELLA SAGA

    Infine, per chi già non vede l’ora di tornare tra i dinosauri con Jurassic World – Il dominio, che uscirà in Italia questo 2 giugno, a Roma si terrà un evento da non perdere per tutti gli amanti del giurassico, grandi e piccini. Il weekend del 28 e 29 maggio, la Universal Picture International Italy ha organizzato presso le Terme di Caracalla un’area studio in cui i visitatori saranno accolti da un gruppo di paleontologi dell’associazione Bigger Boat, grazie ai quali potranno conoscere di più sul mondo dei dinosauri. Inoltre, sarà possibile anche partecipare all’esperienza di un vero e proprio scavo alla ricerca di reperti fossili. L’evento, realizzato in collaborazione con Alice nella città e Fondazione Cinema per Roma, sembra essere il primo di una lunga serie che si protrarrà per tutta l’estate. Per cui, bisognerà tenere gli occhi aperti a spasso per la capitale e mi raccomando, restate immobili davanti al T-Rex!

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  • HEREDITARY – DIMENSIONE FEMMINILE E MASCHILE IN UNA FAMIGLIA DAL DESTINO SEGNATO

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    Una tragedia familiare che pian piano sfocia in un incubo; una villetta da sogno che si trasforma in una trappola infernale; una casetta sull’albero che si ritrova a dover ospitare l’inquietante simulacro di una divinità malvagia. È questo Hereditary (in Italia arrivato con il sottotitolo Le radici del male), il thriller/horror d’esordio di uno dei più promettenti registi contemporanei, Ari Aster. Hereditary segue le vicende della famiglia Graham, e presenta, a primo impatto, tutte le caratteristiche di un classico dramma. Ogni personaggio ha i suoi problemi, come il passato tormentato di Annie (Toni Collette), gli inquietanti disegni che riempiono i quaderni della figlia  minore Charlie (Milly Shapiro) o la passione sfrenata per la marijuana del figlio adolescente Peter (Alex Wolff). Eppure, a partire dal funerale della nonna Ellen, il male inizierà a insinuarsi in casa Graham, conquistando pezzo per pezzo ogni singolo membro della famiglia, in nome di un destino ormai segnato e inevitabile.

    Attenzione! Questo articolo contiene spoiler sul film in questione!

    UNA FAMIGLIA MATRIARCALE IN UNA CASA DI BAMBOLE

    Uno degli elementi che inseriscono Hereditary tra i più apprezzati horror degli ultimi anni si ritrova sicuramente nei personaggi e nella loro gestione in rapporto al film stesso e allo spettatore. La famiglia Graham è un matriarcato, si regge quindi su un sistema di parentela esclusivamente materna; oltre al nucleo familiare più stretto padre-madre-figli, infatti, l’unico parente a cui si fa riferimento è la nonna Ellen, madre di Annie. Il marito di quest’ultima, Steve (interpretato da Gabriel Byrne), padre di Peter e Charlie, sembra infatti non avere altro al mondo che moglie e figli, e di certo il suo cognome non è sufficiente a renderlo effettivamente un capofamiglia (o un “patriarca”, per restare in tema). È Annie ad avere il comando in casa, lei ha la personalità più forte, ereditata (guarda un po’) proprio dalla madre Ellen. È evidente, poi, come i personaggi femminili hanno una valenza decisamente maggiore rispetto a quelli maschili che, invece, sembrano costretti ad accettare passivamente ciò che accade intorno a loro, a cominciare dall’incidente iniziale fino alla grande rivelazione finale. Certo, Annie o Charlie non hanno una vera capacità decisionale, tuttavia le loro azioni si configurano come un vero e proprio motore per l’intera vicenda, anche se guidate da qualcosa che è già stato scritto. Come ha rivelato lo stesso Ari Aster a Variety poco dopo l’uscita del film, la mancanza di libero arbitrio è l’elemento centrale dell’intera vicenda, e sono le decisioni prese in passato da altri a condizionare e segnare il destino dell’intera famiglia. Anche le miniature che Annie costruisce con cura e attenzione rappresentano soltanto una mera illusione di controllo: casa Graham è a tutti gli effetti una casa di bambole, in cui le persone si muovono grazie alle mani di qualcun altro, qualcuno che si trova al di sopra di loro e a cui non è possibile sfuggire.

    IL DIAVOLO IN FORMA DI MADRE

    Proprio in virtù di questo sistema matriarcale su cui si regge la famiglia Graham, è la figura della madre ad essere fondamentale; Annie non è una madre amorevole, non accompagna i figli nel loro incontro con il mondo, è piena di una rabbia, che riguarda anche il suo essere madre, che non ha mai potuto sfogare. La scena del violento litigio tra Annie e Peter (con un’interpretazione indimenticabile di Toni Collette) è forse quella che segna l’inevitabile tracollo della famiglia, già ferita nel profondo dalla morte della piccola Charlie. Gli sguardi che la madre rivolge al proprio figlio sono carichi di odio, di un rancore profondo, che alla fine esplode, riversando sul tavolo da pranzo anni e anni di frustrazione: Annie detesta essere madre in quella famiglia, odia il compito che le è stato assegnato, ovvero quello di dover proteggere costantemente i propri figli, non è riuscita a sopportare il peso che ogni madre porta sulle proprie spalle.

    Dopo due figli Annie non è ancora in grado di soddisfare le aspettative che il mondo le pone davanti in quanto madre, e questa frustrazione insopportabile la trasforma in una furia, fino a farla diventare una vera e propria figura demoniaca, che nelle scene finali darà letteralmente la caccia a Peter in ogni angolo della casa. L’illusione di controllo che la donna ha costruito in tutto questo tempo crolla definitivamente, come le miniature che stava costruendo nel suo studio; le parole “io sono tua madre” riecheggiano nella sala da pranzo, come a voler dire che è lei a comandare e che tutti (Peter per primo) devono soccombere davanti a lei. E soccomberanno tutti, ma davanti alle scelte di Ellen, anche lei una madre diabolica, pronta a sacrificare l’intera famiglia per raggiungere i suoi malvagi scopi.

    RIBALTAMENTO TRA MASCHILE E FEMMINILE: LA SCENA FINALE NELLA CASA SULL’ALBERO

    Come già detto in precedenza, all’interno di Hereditary le donne sono decisamente più forti degli uomini; tuttavia, la figura femminile e quella maschile si trovano in costante sovrapposizione e si sovvertono più volte, sempre in virtù del tragico destino che incombe sulla famiglia. La nonna Ellen, membro importante di una setta, ha predisposto la sua famiglia ad essere veicolo per l’incarnazione del demone Paimon, uno dei re degli Inferi, da lei adorato. Questa figura demoniaca è in grado di incarnarsi soltanto in un corpo maschile, ed Ellen sceglie di utilizzare Peter per accoglierlo: l’uomo diventa così pura fisicità, semplice involucro per qualcos’altro, strumento per arrivare a un obiettivo superiore. Paimon si trasferisce nel corpo del ragazzo, dopo essere stato ospitato in modo provvisorio all’interno di Charlie.

    Nella casa sull’albero, i membri della setta pongono una corona sul capo di Peter, mentre i corpi senza testa di Ellen ed Annie sono inginocchiati ai suoi piedi; lo chiamano Charlie, poi Paimon; così, nello spazio di un piccolo triangolo, si conclude un lungo e angosciante rituale di invocazione  durato poco più di due ore, che ha visto una famiglia intera soccombere pezzo dopo pezzo all’eredità di un male antico e al tragico destino che era già stato scritto per loro.

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