Category: Approfondimenti

  • LE DUE FACCE DEL NATALE – TRA COMMEDIA E DRAMA

    type=”flex” hundred_percent=”no” hundred_percent_height=”no” min_height=”” hundred_percent_height_scroll=”no” align_content=”stretch” flex_align_items=”flex-start” flex_justify_content=”flex-start” flex_column_spacing=”” hundred_percent_height_center_content=”yes” equal_height_columns=”no” container_tag=”div” menu_anchor=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” status=”published” publish_date=”” class=”” id=”” spacing_medium=”” margin_top_medium=”” margin_bottom_medium=”” spacing_small=”” margin_top_small=”” margin_bottom_small=”” margin_top=”” margin_bottom=”” padding_dimensions_medium=”” padding_top_medium=”” padding_right_medium=”” padding_bottom_medium=”” padding_left_medium=”” padding_dimensions_small=”” padding_top_small=”” padding_right_small=”” padding_bottom_small=”” padding_left_small=”” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” link_color=”” link_hover_color=”” border_sizes=”” border_sizes_top=”” border_sizes_right=”” border_sizes_bottom=”” border_sizes_left=”” border_color=”” border_style=”solid” box_shadow=”no” box_shadow_vertical=”” box_shadow_horizontal=”” box_shadow_blur=”0″ box_shadow_spread=”0″ box_shadow_color=”” box_shadow_style=”” z_index=”” overflow=”” gradient_start_color=”” gradient_end_color=”” gradient_start_position=”0″ gradient_end_position=”100″ gradient_type=”linear” radial_direction=”center center” linear_angle=”180″ background_color=”” background_image=”” background_position=”center center” background_repeat=”no-repeat” fade=”no” background_parallax=”none” enable_mobile=”no” parallax_speed=”0.3″ background_blend_mode=”none” video_mp4=”” video_webm=”” video_ogv=”” video_url=”” video_aspect_ratio=”16:9″ video_loop=”yes” video_mute=”yes” video_preview_image=”” render_logics=”” absolute=”off” absolute_devices=”small,medium,large” sticky=”off” sticky_devices=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_background_color=”” sticky_height=”” sticky_offset=”” sticky_transition_offset=”0″ scroll_offset=”0″ animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=”” filter_hue=”0″ filter_saturation=”100″ filter_brightness=”100″ filter_contrast=”100″ filter_invert=”0″ filter_sepia=”0″ filter_opacity=”100″ filter_blur=”0″ filter_hue_hover=”0″ filter_saturation_hover=”100″ filter_brightness_hover=”100″ filter_contrast_hover=”100″ filter_invert_hover=”0″ filter_sepia_hover=”0″ filter_opacity_hover=”100″ filter_blur_hover=”0″][fusion_builder_row][fusion_builder_column type=”1_1″ layout=”1_1″ align_self=”auto” content_layout=”column” align_content=”flex-start” valign_content=”flex-start” content_wrap=”wrap” spacing=”” center_content=”no” link=”” target=”_self” min_height=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” type_medium=”” type_small=”” order_medium=”0″ order_small=”0″ dimension_spacing_medium=”” dimension_spacing_small=”” dimension_spacing=”” dimension_margin_medium=”” dimension_margin_small=”” margin_top=”” margin_bottom=”” padding_medium=”” padding_small=”” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” hover_type=”none” border_sizes=”” border_color=”” border_style=”solid” border_radius=”” box_shadow=”no” dimension_box_shadow=”” box_shadow_blur=”0″ box_shadow_spread=”0″ box_shadow_color=”” box_shadow_style=”” background_type=”single” gradient_start_color=”” gradient_end_color=”” gradient_start_position=”0″ gradient_end_position=”100″ gradient_type=”linear” radial_direction=”center center” linear_angle=”180″ background_color=”” background_image=”” background_image_id=”” background_position=”left top” background_repeat=”no-repeat” background_blend_mode=”none” render_logics=”” filter_type=”regular” filter_hue=”0″ filter_saturation=”100″ filter_brightness=”100″ filter_contrast=”100″ filter_invert=”0″ filter_sepia=”0″ filter_opacity=”100″ filter_blur=”0″ filter_hue_hover=”0″ filter_saturation_hover=”100″ filter_brightness_hover=”100″ filter_contrast_hover=”100″ filter_invert_hover=”0″ filter_sepia_hover=”0″ filter_opacity_hover=”100″ filter_blur_hover=”0″ animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=”” last=”true” border_position=”all” first=”true”][fusion_text columns=”” column_min_width=”” column_spacing=”” rule_style=”default” rule_size=”” rule_color=”” content_alignment_medium=”” content_alignment_small=”” content_alignment=”justify” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” margin_top=”” margin_right=”” margin_bottom=”” margin_left=”” font_size=”” fusion_font_family_text_font=”” fusion_font_variant_text_font=”” line_height=”” letter_spacing=”” text_color=”” animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=””]

    Il Natale è, per molti, il periodo festivo per antonomasia, un momento che è spesso sinonimo di convivialità familiare e di condivisione. Non è un caso, dunque, che la maggior parte dei film ambientati durante il periodo natalizio tratti tematiche universali e semplici – non inteso come banali, quanto piuttosto vicine a chiunque – come l’amore, la famiglia e la meraviglia degli affetti più cari. 

    Se, però, esistono centinaia di commedie e film romantici che attraverso questi macrotemi intendono regalare momenti di gioia e sana commozione, è anche vero che esistono, allo stesso modo, altrettante pellicole che affrontano gli stessi argomenti da un punto di vista più drammatico e doloroso. 

    Per questo motivo, in questo articolo, verranno presentate entrambe le facce della medaglia cinematografica natalizia, per soddisfare sia chi cerca una commedia da gustare sul divano in compagnia, mentre si discute sull’eterna diatriba Pandoro vs Panettone, sia chi preferisce regalarsi un momento più intimo e riflessivo, al caldo sotto una coperta o vicino a un camino acceso e scoppiettante. 

    LA COMMEDIA

    La commedia romantica ambientata nel periodo natalizio è un sottogenere particolarmente prolifico e sicuramente di successo, all’interno del quale esistono prodotti di qualità così come opere che, alla fine dei conti, non hanno molto da dire e si perdono nel mare magnum del mondo Rom-Com.

    Fare una scelta tra la miriade di titoli esistenti, quindi, non è assolutamente cosa semplice per chi in famiglia ha la grande responsabilità – da cui come è noto derivano anche grandi poteri – di decidere quale film proporre nel tentativo di accontentare tutti. 

    Tra tutte le pellicole che si potrebbero citare, tra le quali bisogna per forza includere Love Actually (Richard Curtis – 2003), Il Diario di Bridget Jones (Sharon Maguire – 2001) e The Family Man (Brett Ratner – 2000), la scelta è ricaduta su un grande classico, un evergreen intramontabile del genere, ovvero L’Amore non va in Vacanza (Nancy Meyers – 2006).

    Questo film racconta, in brevissimo, la storia di Iris (Kate Winslet) e Amanda (Cameron Diaz) che interpretano rispettivamente una giornalista londinese e una montatrice cinematografica di Los Angeles che, dopo essersi conosciute su un sito di Home-Swap, decidono di scambiarsi le abitazioni per le vacanze natalizie, nel tentativo di scappare così da tradimenti e delusioni amorose di vario tipo che le accomunano. 

    Il primissimo punto di forza per il quale questa pellicola è notevole all’interno del suo genere è, sicuramente, il cast d’eccezione: Cameron Diaz e Jude Law, probabilmente all’apice della loro bellezza, formano una coppia credibilissima sia a livello estetico sia a livello di intesa e di chimica. Al contrario, Kate Winslet – che si dimostra decisamente la più convincente e talentuosa del quartetto in più di un’occasione – ricopre un ruolo di maggiore intensità, fragile e sentimentale, laddove Jack Black è il suo perfetto contraltare comico.

    Un altro merito della pellicola è rappresentato dalla sceneggiatura, la quale non brilla sicuramente per originalità, ma che si rivela solida e ben scritta, rendendo il film estremamente godibile e scorrevole nonostante le due ore abbondanti di durata, soprattutto grazie all’espediente della doppia narrazione Los Angeles – Inghilterra che mantiene vivo il ritmo dell’intreccio.

    Se è vero, quindi, che sotto ogni punto di vista L’Amore non va in Vacanza sia una commedia romantica che poggia salda sugli stilemi classici e tradizionali del filone senza distaccarsene mai nettamente, è vero anche che, guardando più in profondità, si scopre una lettura interpretativa interessante e quasi meta cinematografica dell’amore. Non è un caso, infatti, che la pellicola si apra con l’inquadratura di una coppia felice e sognante in un parco, un’immagine dolcissima di un sentimento perfetto, che però si rivela essere, appunto, solamente l’immagine di un film che il personaggio di Jack Black sta musicando. Rappresentazioni illusorie e idealizzate, quindi, sono ciò che frequentemente si associa al concetto di Amore, anche a causa di elementi socio-culturali, come il cinema, che ne danno una riproduzione spesso molto romanzata ed esagerata. 

    Leggendo il film in questo senso, il ricadere della trama negli stessi clichè Rom-Com ormai visti e rivisti assume un significato meta-narrativo, come se la regista, con quella prima scena, volesse avvisare gli spettatori che i sentimenti che vedranno sullo schermo non sono altro che immagini non aderenti alla realtà, ma mera finzione cinematografica. 

    Una dichiarazione di intenti sottile e quasi in sottotesto, dunque, che dà spessore a una pellicola già di per sé molto buona, perfetta per un pomeriggio natalizio in famiglia e adatta sia ai cinefili appassionati sia agli spettatori meno avvezzi al mezzo cinematografico. 

    IL DRAMA 

    Sicuramente non frequente e prolifico come il filone comedy, esiste anche tutta una serie di film ambientati in contesti natalizi che prendono le distanze dall’approccio divertente e romantico tipico del genere sopracitato, andando a creare un mondo cinematografico eterogeneo e variegato in cui coesistono pellicole thriller, action e soprattutto drammatiche. 

    Se opere come Die Hard – Trappola di Cristallo (John McTiernan 1988) o I Tre Giorni del Condor (Sydney Pollack 1975) calano storie ad alta tensione nel contesto natalizio, esistono anche prodotti dalla matrice sicuramente più drama come Eyes Wide Shut (Stanley Kubrick 1999) o come il film di Todd Haynes del 2015, che sarà argomento di questa trattazione, Carol.    

    La pellicola consiste in un melò estremamente delicato ed elegante che racconta la storia d’amore tra due donne: Rooney Mara interpreta Therese, una giovane commessa alla ricerca di sé stessa, mentre una meravigliosa Cate Blanchett veste i panni di Carol, una madre sulla quarantina alle prese con un divorzio difficile. Le due, conosciutesi nel grande magazzino dove la prima lavora, intrecceranno dapprima un rapporto di tenera amicizia, che sfocerà poi in un amore vero e travolgente, in un periodo storico nel quale l’omosessualità veniva ancora, purtroppo, considerata alla stregua di una malattia mentale.

    Tratto dal romanzo omonimo del ’52 di Patricia Highsmith, la pellicola mette in scena una parabola amorosa impossibile per il contesto nel quale è ambientata, trattando tematiche come l’emarginazione sociale, la scoperta e l’accettazione di sé stessi, accompagnando il tutto con una calibratissima dose di dramma famigliare e personale. 

    Carol si rende notevole, innanzitutto, per il comparto tecnico eccellente, soprattutto in ambito registico, dove la sapiente mano di Haynes – coadiuvato nel suo compito da un comparto fotografico che vale da solo la visione – si dimostra delicata nel tratteggiare una storia d’amore purissima e sincera, ma allo stesso tempo estremamente dolorosa e coinvolgente.

    Oltre a ciò, a impreziosire ulteriormente la pellicola, si stagliano due attrici del calibro di Rooney Mara e Cate Blanchett, che regalano qui delle interpretazioni al limite della perfezione, riconosciute entrambe con candidature agli Oscar, e sulle quali si regge, di fatto, tutto il film. 

    Nonostante il ritmo sia quello classico del melò, e quindi la pellicola si prenda tutto il tempo necessario per entrare nei personaggi e nei loro sentimenti, Haynes riesce a portare su schermo la vera essenza dell’amore in tutte le sue sfaccettature: dalla scintilla dell’innamoramento, passando per il corteggiamento, fino ad arrivare al desiderio fisico, ma anche al dolore più profondo. 

    In sintesi, quindi, questo film offre una visione mai retorica o didascalica degli argomenti trattati – che, come già detto, non si limitano alla semplice relazione amorosa -, ma espande il discorso anche a livello sociale, familiare e individuale. Una pellicola d’autore, dunque, fortemente consigliata per un Natale un po’ più “cinefilo” e riflessivo durante il quale celebrare o far scoprire a qualche parente il grande cinema contemporaneo. 

    [fusion_separator style_type="single solid" hide_on_mobile="small-visibility,medium-visibility,large-visibility" sticky_display="normal,sticky" class="" id="" flex_grow="0" top_margin="5" bottom_margin="45" width="" alignment="center" border_size="2" sep_color="#a13600" icon="" icon_size="" icon_color="" icon_circle="" icon_circle_color="" /][fusion_testimonials design="classic" navigation="no" speed="" backgroundcolor="" textcolor="" random="" hide_on_mobile="small-visibility,medium-visibility,large-visibility" class="" id=""][fusion_testimonial name="Alessandro Catana" avatar="image" image="https://framescinemawebzine.com/wp-content/uploads/2021/04/frames-cinema.com7_.png" image_id="1649|full" image_border_radius="" company="Caporedattore" link="https://www.framescinema.com/alessandro-catana" target="_blank"]

    Questo articolo è stato scritto da:

    [/fusion_testimonial][/fusion_testimonials]

  • IL CINEPANETTONE DALLA A ALLA Z – DIZIONARIO SEMISERIO

    type=”flex” hundred_percent=”no” hundred_percent_height=”no” min_height=”” hundred_percent_height_scroll=”no” align_content=”stretch” flex_align_items=”flex-start” flex_justify_content=”flex-start” flex_column_spacing=”” hundred_percent_height_center_content=”yes” equal_height_columns=”no” container_tag=”div” menu_anchor=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” status=”published” publish_date=”” class=”” id=”” spacing_medium=”” margin_top_medium=”” margin_bottom_medium=”” spacing_small=”” margin_top_small=”” margin_bottom_small=”” margin_top=”” margin_bottom=”” padding_dimensions_medium=”” padding_top_medium=”” padding_right_medium=”” padding_bottom_medium=”” padding_left_medium=”” padding_dimensions_small=”” padding_top_small=”” padding_right_small=”” padding_bottom_small=”” padding_left_small=”” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” link_color=”” link_hover_color=”” border_sizes=”” border_sizes_top=”” border_sizes_right=”” border_sizes_bottom=”” border_sizes_left=”” border_color=”” border_style=”solid” box_shadow=”no” box_shadow_vertical=”” box_shadow_horizontal=”” box_shadow_blur=”0″ box_shadow_spread=”0″ box_shadow_color=”” box_shadow_style=”” z_index=”” overflow=”” gradient_start_color=”” gradient_end_color=”” gradient_start_position=”0″ gradient_end_position=”100″ gradient_type=”linear” radial_direction=”center center” linear_angle=”180″ background_color=”” background_image=”” background_position=”center center” background_repeat=”no-repeat” fade=”no” background_parallax=”none” enable_mobile=”no” parallax_speed=”0.3″ background_blend_mode=”none” video_mp4=”” video_webm=”” video_ogv=”” video_url=”” video_aspect_ratio=”16:9″ video_loop=”yes” video_mute=”yes” video_preview_image=”” render_logics=”” absolute=”off” absolute_devices=”small,medium,large” sticky=”off” sticky_devices=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_background_color=”” sticky_height=”” sticky_offset=”” sticky_transition_offset=”0″ scroll_offset=”0″ animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=”” filter_hue=”0″ filter_saturation=”100″ filter_brightness=”100″ filter_contrast=”100″ filter_invert=”0″ filter_sepia=”0″ filter_opacity=”100″ filter_blur=”0″ filter_hue_hover=”0″ filter_saturation_hover=”100″ filter_brightness_hover=”100″ filter_contrast_hover=”100″ filter_invert_hover=”0″ filter_sepia_hover=”0″ filter_opacity_hover=”100″ filter_blur_hover=”0″][fusion_builder_row][fusion_builder_column type=”1_1″ align_self=”auto” content_layout=”column” align_content=”flex-start” valign_content=”flex-start” content_wrap=”wrap” spacing=”” center_content=”no” link=”” target=”_self” min_height=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” type_medium=”” type_small=”” order_medium=”0″ order_small=”0″ dimension_spacing_medium=”” dimension_spacing_small=”” dimension_spacing=”” dimension_margin_medium=”” dimension_margin_small=”” margin_top=”” margin_bottom=”” padding_medium=”” padding_small=”” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” hover_type=”none” border_sizes=”” border_color=”” border_style=”solid” border_radius=”” box_shadow=”no” dimension_box_shadow=”” box_shadow_blur=”0″ box_shadow_spread=”0″ box_shadow_color=”” box_shadow_style=”” background_type=”single” gradient_start_color=”” gradient_end_color=”” gradient_start_position=”0″ gradient_end_position=”100″ gradient_type=”linear” radial_direction=”center center” linear_angle=”180″ background_color=”” background_image=”” background_image_id=”” background_position=”left top” background_repeat=”no-repeat” background_blend_mode=”none” render_logics=”” filter_type=”regular” filter_hue=”0″ filter_saturation=”100″ filter_brightness=”100″ filter_contrast=”100″ filter_invert=”0″ filter_sepia=”0″ filter_opacity=”100″ filter_blur=”0″ filter_hue_hover=”0″ filter_saturation_hover=”100″ filter_brightness_hover=”100″ filter_contrast_hover=”100″ filter_invert_hover=”0″ filter_sepia_hover=”0″ filter_opacity_hover=”100″ filter_blur_hover=”0″ animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=”” last=”no” border_position=”all”][fusion_text columns=”” column_min_width=”” column_spacing=”” rule_style=”default” rule_size=”” rule_color=”” content_alignment_medium=”” content_alignment_small=”” content_alignment=”justify” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” margin_top=”” margin_right=”” margin_bottom=”” margin_left=”” font_size=”” fusion_font_family_text_font=”” fusion_font_variant_text_font=”” line_height=”” letter_spacing=”” text_color=”” animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=””]

    Un giro turistico per voci tematiche nelle storiche vacanze di Natale targate Filmauro, senza pregiudizi e senza peli sulla lingua, tra miti, tormentoni e personaggi dei film più odiati e bistrattati dalla critica ufficiale. 

    DEFINIZIONE 

    CINEPANETTONE: Film comico di pura evasione, basato su una comicità molto dozzinale, spesso volgare, che punta sulla popolarità degli attori e la generosa esibizione delle grazie femminili (dall’incipit di Super vacanze di Natale, Filmauro, 2017) 

    A – ALAN O’LEARY 

    Irlandese, professore all’Università di Leeds, nostra guida spirituale e dispensa di appunti per la discesa nei gironi cinepanettonari. Sua la Fenomenologia del cinepanettone (Rubbettino, 2013): il primo – ma anche l’unico – studio critico sistematico, mediale, socio-antropologico sulla materia. Opinabile, ma mai spicciolo né intellettualoide. Brillante e ragionato, punti e numeri alla mano (dell’audience, soprattutto). Senza livore e paraocchi ideologici, né finti entusiasmi e complicità ammiccante. Ci voleva uno straniero trapiantato nel Belpaese – per giunta un accademico – per gettare il guanto di sfida all’esegesi del cinepanettone, ampliandone la ricezione oltre i confini dell’italiano medio troglodita dell’ultimo banco.

    B – BOLDI, MASSIMO 

    Da Luino (Varese). La testa d’uovo di Colombo: nel cognome(n omen), più volte ricorrente nei suoi personaggi, la vocazione al prototipo (e allo stereotipo) del goffo, inetto e pasticcione cumenda milanese di mezza età. L’ultracorpo comico, grottesco, dirompente, fracassone, generoso – aperto ed esposto all’invasione in ogni orifizio (O’Leary dixit). Incontenibile e incontinente («mi sto cagando addossooo»), almeno negli anni d’oro. La mina vagante che esplode sulla faccia di gomma, nella guizzante linguacciona protesa, tra le squillanti grida e i versi a mitraglietta tachicardica. Sempre in bilico tra il lessico e lo slang dell’industriale lumbard, la mimesi gergale romanesca («e non guardà li mani guarda lì bracci», «na spremuta de sangue!») e l’improvvisata traduzione dei dialetti da tutto il globo (tra il «porca putt!» da boemo di Romenia e lo zulù aeroportuale). Perennemente fuori posto e fuori contesto, come uno sdrucciolevole monsieur Hulot del varesotto sulle scale mobili del cinema bassoventrale. Calamita per ogni catastrofe e calamità naturale a valanga (mitologiche la scena della doccia e la discesa libera col water sulla neve in Vacanze di Natale ’95, tra Oldenburg, John Scatman e Magritte: n’est pas un pirla, al Massimo merda d’artista). Passaporto per ogni zona erogena della gag e cartoonesco passepartout in carne e ossa infilato ovunque, persino nella portiera dell’auto (Merry Christmas, 2001). 

    C – COMPRIMARI 

    Dietro il successo della formula magica, ci sono, anche, i caratteristi azzeccati: ingredienti ben dosati col misurino, uvetta e canditi che aggiungono – ma non sempre – sostanza e sapori alla portata principale. I più nobili: l’austero – ma ipocrita – avvocato Giovanni Covelli di Riccardo Garrone (Vacanze di Natale, 1983), che con una memorabile sentenza si consegna ai posteri levandoci per sempre e a futura memoria il Natale dalle palle («se lo semo levato…»); e il paterno Alberto Sordi, cameriere attempato e crepuscolare di Vacanze di Natale ’91, che fa passare il testimone tra l’eleganza di un passato caciarone ma genuino e il ricco cafonal moderno che “se magna” tutto alle tavole imbandite di un piatto misto di arroganza e cialtroneria. I comici che battono il registro regionalistico: la rutilante cazzimma partenopea di Biagio Izzo, che sfila più volte en travesti dicendo la sua sul gender fluid in anticipo sui tempi, con trucco, parrucco e collant femminili. Il coatto venerabilissimo e torpignattaro Enzo Salvi: alias Er cipolla («mamma mia comme stoo!»), forse l’unico che senza risparmiarsi, con personalità debordante, in un pugno di scene assurte al culto (la lezione su come respingere i fan all’assalto in Bodyguards (2000), i duetti col suocero Cipollino e la sgolatissima caccia a Santa Clauuusss! nei grandi magazzini di Merry Christmas) riesce a rubare la scena ai mattatori principali, insidiando la sacra unità della coppia d’assi verso un triumvirato ufficioso (Boldi – De Sica – Salvi) pienamente riconosciuto dai fan. Quindi le grandi guest star d’oltreoceano: il compianto Luke Perry, idolo da diario teenager, Big Babol adolescenziali e prime maliziose paginette di Cioè (Vacanze ’95); il divo bamboleggiante di Beautiful Ron Moss in Christmas in Love (2004), dove c’è stato persino Danny De Vito, doppio freak di Boldi (non bastasse l’originale…). E poi la statuaria Megan Gale (Vacanze di Natale 2000, 1999) direttamente dalla galassia Omnitel (per chi ne ha memoria), in attillatissima tuta da sci, finita a letto – udite udite – con tal Gianmarco Rocco di Torrepadula (rampollo di nobiltà bolognese scomparso dalle scene dopo l’unico, insuperato zenit artistico). Infine i più dimenticati e dimenticabili: Nino D’angelo, Annamaria Barbera, I Fichi D’India, questi ultimi legati al grande successo televisivo di Zelig, che ricordano tempi dove in Italia si rideva (?) per freddure stitiche come: «Lei ha vinto un soggiorno sul Nilo per due persone!» «Un soggiorno? E come facciamo a portarlo a casa?» Sigh.

    D – DE SICA, CHRISTIAN 

    Da Roma. Figlio d’arte messa da parte a favore della pura comicità. Il mascellone aitante e mascalzone della coppia d’oro formata con l’impiastro ambulante Boldi (sua nemesi fisica e caratteriale). L’altra metà del cielo sopra Cortina. L’insostituibile colonna portante della serie, percorsa fin dalle fondamenta da principe designato (Vacanze di Natale, 1983) e proseguita da Re Mida incontrastato delle feste, dividendo lo scettro di un regno ventennale con Boldi prima e Massimo Ghini poi, fino a una serena abdicazione senza eredi (Vacanze di Natale a Cortina, 2011). Per la causa, mette a punto e perfeziona, con instancabili doti di improvvisatore a schema libero, un personalissimo linguaggio comico fatto di tic e smorfie di una formidabile e mobilissima maschera facciale, unite a una funambolica parlantina schizofrenica, dove la scurrilità più spinta emerge a mezze frasi dietro la finta affettazione di un eloquio forbito e mossette “deligatissime”. Se si fa il folle esperimento di guardare un suo cinepanettone sottotitolato in italiano, si scopre quanto spesso la trascrizione non riesca a “stargli dietro”, non riuscendo a coprire tutta la sottigliezza della sua irrefrenabile verve. Infinito il repertorio – anche canoro, talvolta – di battute, inviti a pijassella anderc…, gag da mandare a memoria, situazioni imbarazzanti – apparentemente senza uscita – da cui riesce a cavarsi fuori con mirabolanti e surreali performance. Ricordiamo la sveltezza nello sfuggire al doppio femminile nell’ascensore di Merry Christmas, o al pianoforte di Natale a New York (2006). A volte ripetitivo e sovente in overacting, ma a suo modo inarrivabile. 

    E – ESTETICA 

    Piatta, dozzinale, becera, televisiva, macchiettistica. La vulgata vuole i cinepanettoni girati in fretta e male, montati alla bell’e meglio, puntando ai sicuri incassi garantiti dai faccioni in locandina. Sarà. Eppure, l’estetica della bassa definizione a ogni livello, l’assenza di uno specifico cinematografico – che pur a volte viene esibito, come nel freezing dell’immagine nel finale di Natale a New York – sono le carte vincenti che continuano a garantire la sopravvivenza e il propagarsi virale delle scene cult, (vedi alla voce INSTANT MOVIE) con la stessa semplicità fruitiva delle gag di Stanlio & Ollio. 

    F – FEMMINILE 

    La rappresentazione svilente, reificata, degradata e degradante della donna-trofeo, come sostengono da sempre i detrattori più acerrimi. La grande pietra dello scandalo – insieme alla volgarità esibita e alla vocazione parolacciara – su cui più hanno insistito polemiche, custodi della morale e discorsi sociali. Rivista oggi, l’innegabile passerella disinvolta di bonazze extralusso e nudità assortite fa quasi sorridere per ingenuità (come fosse una vecchia rivista soft-core dal barbiere), a confronto con la pornificazione imperante dell’era digitale, dell’ipertrofia sex-oriented con cui poser e influencer vari accalappiano gusti e bassi istinti dei follower. Qualche maligno vedrebbe un legame tra il “cattivo seme” della Filmauro – preso in guisa di estensione del pattume della tv commerciale – e la sua volgare, diretta discendenza nei media contemporanei. Opinioni legittime, ma a cui va dato lo stesso credito delle associazioni di mamme che incolpano horror e videogame per la violenza nel sociale… 

    G – GUILTY PLEASURE 

    La forma mentis con cui disporsi alla visione dei cinepanettoni. Per non rischiare di prenderli sul serio. O di prenderli sul serio nel modo sbagliato, come una macchia inaccettabile sulla fedina cinefila. Si può al più goderne nel modo giusto, in leggerezza. Chi non ne ha voglia, semplicemente, si nega un piacere oggi nemmeno più così proibito. 

    H – HARAKIRI 

    Anno 2005: il grande crac, la coppia che scoppia. Nel dopo Natale a Miami, Massimo Boldi rompe il giocattolo Filmauro e tronca di netto – per motivi mai troppo chiariti – il ventennale sodalizio con il partner storico De Sica, all’inseguimento della gloria da solista sotto l’egida di Medusa Film, in una sfilza di asfittiche e indigeste commedie di rimatrimonio che ne appannano vis e tempi comici, aprendo alla fase più stanca e meno ispirata della sua carriera. A conti fatti, un harakiri appunto, parzialmente sconfessato nel 2018 con la celebratissima reunion di pacificazione in Amici come Prima, a cui farà seguito l’odissea spaziale In vacanza su Marte (2020). Come riservato solo alle vere rockstar.

    I – INSTANT MOVIE 

    Il fast-film che si mastica, digerisce ed espelle senza pretese come un hamburger; il dolce già insipido e stopposo la sera di Natale; la pellicola autocombustibile da assorbire assuefatti e imbambolati, dimenticata per sempre una volta finita. Almeno, così ci hanno raccontato. Basta invece farsi un giro su web, social, fansite, meme e gruppi Facebook per rendersi conto che la tribù del cinepanettone è più viva e attiva che mai (qualcuno se ne dispiacerà pure, ma pazienza…). La struttura a clip, il frammento breve, la gag estemporanea e sconclusionata poggiata sul tormentone dell’attore (vedi alla voce T), insomma tutto ciò che si è sempre visto affibbiare il marchio infamante dell’inconsistenza più deperibile, diventa nell’archeologia digitale del clic istantaneo il perfetto format(o) di conservazione e fruizione dei reperti cinepanettonari, per la diffusione – e l’imitazione – del culto tra millennials e tiktokers, nemmeno nati all’uscita del primo Vacanze di Natale. Alla faccia dell’instant movie per famiglie scaduto dopo le feste…

    L – LINGUE STRANIERE 

    Oltre la linguaccia sporgente di Boldi, i rovinosi e biascicati misunderstanding di De Sica, gli innumerevoli casi di lost in translation occorsi al duo nei ripetuti tragitti transnazionali (dall’ansiogena befana tedesca in volo all’italiana in spiaggia a Rio abbordata da De Sica in uno stentato portoghese), c’è una domanda più sottile: è un fenomeno squisitamente italico, il cinepanettone? Se ne discute dall’alba dei tempi. Se è vero che l’uscita natalizia ha sempre mantenuto i crismi dell’immancabile appuntamento nazionalpopolare con i nostri stereotipi linguistici, sul versante produttivo – prima ancora che nelle ambientazioni da tour operator – non va dimenticata la sinergia logistica e organizzativa con enti, film commission e maestranze autoctone dei tanti Paesi battuti in trasferta da Neri Parenti e soci. Con la scelta strategica della destinazione di turno che indirizzava la sceneggiatura e la scrittura delle gag nella writing room (mai il contrario), secondo un iter produttivo consolidato con pochi eguali, che ha fatto le fortune della longevità della serie. Da segnalare la coproduzione internazionale di Natale sul Nilo (2002), distribuito anche in lingua spagnola, al ritmo trainante dei balletti delle Las Ketchup. 

    M – MULTIPLEX 

    L’antro della Bestia. Il luogo deputato ad officiare il rituale natalizio. La caverna di Platone che ipnotizza la platea massificata del greve cinema di consumo, stipata nella bolgia di bibliche code al botteghino: questa la narrazione di benpensanti d’essai e intellighenzie varie, puntualmente mobilitate al rifiuto delle crasse logiche commerciali. Vero solo in parte, vista la sopravvivenza del trash rimediata su altri canali (vedi alla voce INSTANT MOVIE) e il progressivo interesse di nuovi e insospettabili pubblici.

    N – NATALE 

    L’ombelico del mondo narrativo, l’asse portante della cosmogonia Filmauro, il core-business dell’immaginario del cinepanettone. Non solo in funzione strumentale, tra luci, pacchi regalo e alberelli, ma fulcro di una precisa strategia dell’evasione negoziata tra personaggi e spettatori. Lontano dai buoni sentimenti, è il tempo ciclico della rivalsa di classe, della resurrezione orgiastica degli istinti. Il tempo sospeso e provvisorio dell’eterna pochade e della mascherata discinta. Il carnevale fuori stagione dove tutto si scollaccia, i tabù si infrangono, regole e ruoli sociali si invertono e si annullano. Vince “la burla”, lo sberleffo, l’infingimento elevato a sistema. Prima del grigio rientro nella normalità. Aspettando la prossima esotica meta.

    O – OLDOINI, ENRICO 

    Traghettatore della serie, con quattro pellicole tra fine anni ’80 e la caduta della Prima Repubblica, prima dell’intermezzo vanziniano post-Tangentopoli di S.P.Q.R. – 2000 e ½ anni fa. (1994), Oldoini ha il merito di affinare il potenziale della coppia comica Boldi-De Sica, forgiandone le prime scintille (già scoppiettanti nello Yuppies (1986) di Vanzina) in un quel canovaccio a orologeria che fungerà da scheletro per l’intera saga: tutto giocato sull’incrocio dei caratteri stridenti, sull’impatto esplosivo e imprevedibile dei due corpi comici (in Vacanze di Natale ’90, la spericolata gara in Ferrari sulle strade di Saint Moritz con successivo faccia a faccia – «da cazzo» – ha quasi il sapore di un’origin story). Oldoini abbandona presto l’unità di luogo del jet-set vacanziero (poi ripreso da Neri Parenti in Vacanze ’95 sulle nevi di Aspen) per allargare il range di personaggi e il registro comico a una serie di quadretti episodici, non sempre riusciti, sugli spettri politici, sociali e di costume (l’AIDS, la corruzione, lo scambismo ecc..) in voga nelle notti mondane e nelle turbolente cronache dei primi anni ’90. Sotto il suo operato, la prima, sovversiva trasformazione di Boldi e De Sica en travesti (in Anni ‘90).

    P – PARENTI, NERI 

    Regista vessato quant’altri mai, lui da par suo mite, sicuro e orgoglioso del suo mestiere di artigiano delle feste, senza complessi d’inferiorità (gustosissimo il racconto di aneddoti e curiosità dai set Filmauro raccolti nel libro Due palle… di Natale. Gli aneddoti e i retroscena dei miei cinepanettoni che non troverete su Wikipedia, Gremese, 2020). Infallibile shooter aziendalista e figura chiave della politique des auteurs cinepanettonara. Dopo l’apprendistato fantozziano, eredita i bozzetti agrodolci di vizi e virtù sociali da Vanzina e Oldoini e prende in consegna le redini della saga. Imprimendovi quella svolta verso la fisicità corporale e scatologica (via Massimo Boldi, in primis), il ritmo slapstick e arruffone, le comiche delle torte in faccia, l’elasticità fumettosa di un mondo-cartoon dove il trash, la commedia e il patinato si prendono a braccetto in grottesca assenza di gravità e di ogni falso pudore della verosimiglianza. C’è ancora chi, pur nell’era delle puntuali filmografie su Wikipedia, crede che molti dei suoi lavori li abbia girati Carlo Vanzina (e viceversa). In quel misto di diffidenza aprioristica e sufficienza distratta che ha sempre accolto l’uscita del prodotto di casa Filmauro. Sotto la sua guida, i più clamorosi successi economici del filone tra fine ’90 e primi 2000 (con l’exploit di Natale sul Nilo, 28 milioni di euro). Ritorna al timone degli appuntamenti natalizi, ma soltanto in streaming, con In vacanza su Marte. Ma i bei tempi sono ormai andati, insieme alle buone idee… 

    Q – QUOZIENTE INTELLETTIVO 

    Il mito, tutt’ora diffuso, dello spettatore-tipo del cinepanettone: decerebrato, poco istruito, di bassa alfabetizzazione generale e cultura cinematografica nulla, destrorso, razzista, sessista, omofobo, e chi più ne ha più ne metta (focus e profili puntualmente messi a verifica nel libro di O’Leary). Da par nostra, sorprende la visione semplicistica con cui si pensa a un soggetto vuoto, a quoziente zero, al quale somministrare immagini trash come in cura Ludovico, ottenendo in risposta bave pavloviane dei tontoloni di massa. C’è in parte del vero, ma è una visione fattasi limitante, per un prodotto ormai pienamente sdoganato in un’audience allargata e consapevole, disposta a divertirsi stando al gioco, ad amare gelosamente in privato ciò che pubblicamente disprezza.

    R- ROMANCE 

    Romanzo d’amor scortese. Un amor fou sui generi(s), quello dei cinepanettoni. In tutte le sue bizzarre declinazioni, segreti, derive, scoppiamenti, parossismi e proliferazioni extraconiugali (il Tri-vellone trigamo di Merry Christmas, per citare l’archetipo), da far invidia alla soap più sfacciatamente irreale: è il doppiofondo narrativo sotto il palcoscenico di recite e facce di bronzo stiracchiate fino al climax, in un girotondo impazzito e inesausto di fedifraghi, scappatelle, incontri ed incroci pericolosi, rivelazioni e fughe nell’armadio e sotto il letto. Dove la potenza del maschio è irrisa e frana ridicolmente sotto i colpi di un femminile non governabile. (vedi alla voce UOMINI)

    S – SCULT e STRACULT 

    (Con doveroso omaggio al fu programma di Marco Giusti e soci, che ci mancherà tantissimo). 

    Dove archiviare il cinepanettone, se non nella fitta sezione del controcanone? Non è questione di palati (per quelli, vedi alla voce G), ma dello storicizzare un fenomeno caratterizzante e duraturo nel giusto contesto, con gli opportuni parametri di riferimento. Inutile sfanculare con snobismo l’innegabile risibilità del cinepanettone, mettendolo a confronto con le grandi commedie e gli autori di rango, a difesa del “buon cinema di qualità”. Ne ha preso atto anche un’istituzione come Paolo Mereghetti, che nelle ultime edizioni del celebre dizionario dedica un’ampia scheda tematica ai cinepanettoni. Non si tratta di rivedere il giudizio, rivalutare, di “cominciare a parlare bene di”, come talvolta si sente dire (ciò che è brutto resta brutto, e il bello, per chi lo apprezza, si difende da solo). Ma di dare rilevanza, la giusta dimensione critica a qualcosa che, piaccia o meno, si è insinuato come sonda invasiva nella sfera intestina(le) degli ultimi trent’anni di cinema italiano. 

    T – TORMENTONI 

    Il sale sulla coda delle gag, la linfa vitale di ogni cinepanettone che si rispetti, il biglietto da visita per conquistare l’eternità nell’immaginario collettivo dell’Italietta, non per forza col turpiloquio d’ordinanza. Il tormentone è la livella, il collante democratico tra i cavalli di battaglia delle prime donne (il «me la ciulano, me la ciulanoo!» di Boldi) e le macchiette di ficcante esattezza antropologica assurte all’Olimpo in un tic d’orologio (l’immortale «Alboreto is nothing» del cumenda in pole position Guido Nicheli in Vacanze di Natale)

    U – UOMINI 

    Che fanno tutt’altro che una bella figura. Ha ragione o esagera, O’Leary, quando oltre il voyeurismo e le tentazioni scopofile sul femminile vede nei cinepanettoni una costante, manifesta crisi del maschio, la congenita inadeguatezza del suo corpo costantemente deriso, umiliato, spernacchiato? In effetti, il tanto vituperato celodurismo machista dei neo-vitelloni delle feste mai davvero trionfa, e quasi sempre s’ammoscia. Tra un Boldi corpo infantile e asessuato, inerme preda delle fosche perversioni della modernità e di umilianti sottomissioni (il face sitting che gli tocca subire dal wrestler Rikishi in Natale a Miami), e un De Sica che spesso penosamente fallisce nella «prestazione turgida e Maiuscola», frustrando il desiderio delle giovani amanti (paradigmatica la decadenza castrata dell’ex “mandrillone di Frascati” di Natale a Miami).

    V – VANZINA, CARLO 

    Il papà dei film dei film delle feste è anche colui che ha sempre rifiutato, con evidente fastidio, l’etichetta “cinepanettone” appiccicata ai suoi film nostalgico-sentimentali. Pur abbracciando l’intera parabola in una personale trilogia tra la fondazione (Vacanze di Natale), il sequel-aggiornamento a cavallo del millennio (Vacanze di Natale 2000, 1999) e la celebrazione testamentaria in disfacimento e fuori tempo massimo (Vacanze di Natale a Cortina (2011), solo sceneggiato e affidato alla regia di Parenti). È in definitiva a lui, e a suo fratello Enrico, che si deve la persistenza dell’immaginario dell’arci-italiano in vacanza ruspante, cinico, superficiale e irresponsabile. Ragion per cui restano ugualmente amati e osteggiati, senza mezze misure. 

    Z – SERIE Z 

    Ovviamente non titolato a sedere nel Grande Cinema di serie A, nemmeno troppo assimilabile a logiche e generi del sottobosco B-movie, il destino del cinepanettone è quello di bypassare l’intero alfabeto di rating, scivolando dritto in zona retrocessione, in serie Z, in fondo alla nostra guida. 

    Come postilla, facciamo dunque chiarezza su un’ultima cosa: più ancora che grottesche radiografie in diretta dell’evoluzione/involuzione dell’Italica stirpe – tasto un pò equivocato su cui battono gli autori stessi, sicuri d’aver descritto l’Italia e gli italiani meglio di un saggio storico – i cinepanettoni sono parodie surreali (ben prima che se ne accorgesse Boris e il suo Natale con la Casta). Non riflettono semplicemente il reale dal filtro comico, ma lo centrifugano e ripensano restituito in un pazzo mondo alternativo e platealmente inverosimile (pur colmo di product placement da scaffale consumista). Stanno al tessuto sociale e ai suoi (arche)tipi come i film di Scary movie stanno alla saga di Scream (1996): gioiosa e consapevole demenza metatestuale. “Senza paura. Senza vergogna. Senza cervello”. 

    Per una scorpacciata di cinepanettoni, su Prime Video sono disponibili Paparazzi (1998), Vacanze di Natale 2000 (1999), Merry Christmas (2001), Natale sul Nilo (2002), Natale a New York (2006), Natale a Beverly Hills (2009) e Vacanze di Natale a Cortina (2011)

    [fusion_separator style_type="single solid" hide_on_mobile="small-visibility,medium-visibility,large-visibility" sticky_display="normal,sticky" class="" id="" flex_grow="0" top_margin="5" bottom_margin="45" width="" alignment="center" border_size="2" sep_color="#a13600" icon="" icon_size="" icon_color="" icon_circle="" icon_circle_color="" /][fusion_testimonials design="classic" navigation="no" speed="" backgroundcolor="" textcolor="" random="" hide_on_mobile="small-visibility,medium-visibility,large-visibility" class="" id=""][fusion_testimonial name="Daniele Badella" avatar="image" image="https://framescinemawebzine.com/wp-content/uploads/2021/05/frames-cinema.com_-1.png" image_id="2208|full" image_border_radius="" company="Redattore" link="https://www.framescinema.com/redazione-daniele-badella" target="_blank"]

    Questo articolo è stato scritto da:

    [/fusion_testimonial][/fusion_testimonials]

  • A CHRISTMAS CAROL – UN CLASSICO INTRAMONTABILE

    type=”flex” hundred_percent=”no” hundred_percent_height=”no” min_height=”” hundred_percent_height_scroll=”no” align_content=”stretch” flex_align_items=”flex-start” flex_justify_content=”flex-start” flex_column_spacing=”” hundred_percent_height_center_content=”yes” equal_height_columns=”no” container_tag=”div” menu_anchor=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” status=”published” publish_date=”” class=”” id=”” spacing_medium=”” margin_top_medium=”” margin_bottom_medium=”” spacing_small=”” margin_top_small=”” margin_bottom_small=”” margin_top=”” margin_bottom=”” padding_dimensions_medium=”” padding_top_medium=”” padding_right_medium=”” padding_bottom_medium=”” padding_left_medium=”” padding_dimensions_small=”” padding_top_small=”” padding_right_small=”” padding_bottom_small=”” padding_left_small=”” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” link_color=”” link_hover_color=”” border_sizes=”” border_sizes_top=”” border_sizes_right=”” border_sizes_bottom=”” border_sizes_left=”” border_color=”” border_style=”solid” box_shadow=”no” box_shadow_vertical=”” box_shadow_horizontal=”” box_shadow_blur=”0″ box_shadow_spread=”0″ box_shadow_color=”” box_shadow_style=”” z_index=”” overflow=”” gradient_start_color=”” gradient_end_color=”” gradient_start_position=”0″ gradient_end_position=”100″ gradient_type=”linear” radial_direction=”center center” linear_angle=”180″ background_color=”” background_image=”” background_position=”center center” background_repeat=”no-repeat” fade=”no” background_parallax=”none” enable_mobile=”no” parallax_speed=”0.3″ background_blend_mode=”none” video_mp4=”” video_webm=”” video_ogv=”” video_url=”” video_aspect_ratio=”16:9″ video_loop=”yes” video_mute=”yes” video_preview_image=”” render_logics=”” absolute=”off” absolute_devices=”small,medium,large” sticky=”off” sticky_devices=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_background_color=”” sticky_height=”” sticky_offset=”” sticky_transition_offset=”0″ scroll_offset=”0″ animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=”” filter_hue=”0″ filter_saturation=”100″ filter_brightness=”100″ filter_contrast=”100″ filter_invert=”0″ filter_sepia=”0″ filter_opacity=”100″ filter_blur=”0″ filter_hue_hover=”0″ filter_saturation_hover=”100″ filter_brightness_hover=”100″ filter_contrast_hover=”100″ filter_invert_hover=”0″ filter_sepia_hover=”0″ filter_opacity_hover=”100″ filter_blur_hover=”0″][fusion_builder_row][fusion_builder_column type=”1_1″ layout=”1_1″ align_self=”auto” content_layout=”column” align_content=”flex-start” valign_content=”flex-start” content_wrap=”wrap” spacing=”” center_content=”no” link=”” target=”_self” min_height=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” type_medium=”” type_small=”” order_medium=”0″ order_small=”0″ dimension_spacing_medium=”” dimension_spacing_small=”” dimension_spacing=”” dimension_margin_medium=”” dimension_margin_small=”” margin_top=”” margin_bottom=”” padding_medium=”” padding_small=”” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” hover_type=”none” border_sizes=”” border_color=”” border_style=”solid” border_radius=”” box_shadow=”no” dimension_box_shadow=”” box_shadow_blur=”0″ box_shadow_spread=”0″ box_shadow_color=”” box_shadow_style=”” background_type=”single” gradient_start_color=”” gradient_end_color=”” gradient_start_position=”0″ gradient_end_position=”100″ gradient_type=”linear” radial_direction=”center center” linear_angle=”180″ background_color=”” background_image=”” background_image_id=”” background_position=”left top” background_repeat=”no-repeat” background_blend_mode=”none” render_logics=”” filter_type=”regular” filter_hue=”0″ filter_saturation=”100″ filter_brightness=”100″ filter_contrast=”100″ filter_invert=”0″ filter_sepia=”0″ filter_opacity=”100″ filter_blur=”0″ filter_hue_hover=”0″ filter_saturation_hover=”100″ filter_brightness_hover=”100″ filter_contrast_hover=”100″ filter_invert_hover=”0″ filter_sepia_hover=”0″ filter_opacity_hover=”100″ filter_blur_hover=”0″ animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=”” last=”true” border_position=”all” first=”true”][fusion_text columns=”” column_min_width=”” column_spacing=”” rule_style=”default” rule_size=”” rule_color=”” content_alignment_medium=”” content_alignment_small=”” content_alignment=”justify” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” margin_top=”” margin_right=”” margin_bottom=”” margin_left=”” font_size=”” fusion_font_family_text_font=”” fusion_font_variant_text_font=”” line_height=”” letter_spacing=”” text_color=”” animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=””]

    A Christmas Carol, tratta dall’opera letteraria di Charles Dickens, è una storia diventata un vero e proprio simbolo del periodo natalizio. 

    IL ROMANZO

    Charles Dickens (1820-1870) è uno dei romanzieri più importanti di tutti i tempi. Potremmo dire che i suoi romanzi sono degli evergreen, racconti indubbiamente figli della sua epoca per le tematiche trattate, ma il cui messaggio è sempre attuale. In effetti è proprio questo il bello dei classici, da essi si impara sempre qualcosa di nuovo e ad ogni rilettura si possono trarre nuovi spunti di riflessione. 

    A Christmas Carol è stata pubblicata nel 1843 nella raccolta The Christmas Book. Fu pubblicato in edizione di lusso, con rilegatura rigida di velluto rosso a bordi dorati. L’opera si impose sin da subito come un grande successo: il 24 Dicembre 1843, nonostante fosse in libreria da pochi giorni e avesse un costo elevato, il racconto aveva venduto 6.000 copie, un vero record per l’epoca. 

    Il romanzo racconta la storia di Ebenezer Scrooge, un anziano banchiere perfido e avaro, interessato solo al denaro, che vede il periodo natalizio solamente come una perdita di tempo, un intralcio al suo commercio. La vigilia di Natale fa lavorare il suo impiegato fino a tardi, rifiuta di fare un’offerta per i poveri e per strada risponde sgarbatamente agli auguri che gli vengono rivolti. 

    Riceverà la visita di tre fantasmi che, facendogli ripercorrere la sua esistenza fino a quel momento, il presente e il futuro, lo porteranno a rendersi conto di come ha vissuto fino a quel momento e a cambiare una volta per tutte.

    La critica sociale, sempre centrale nelle opere dell’autore, è presente più che mai. In particolare critica l’atteggiamento della borghesia nei confronti delle persone più povere costrette a lavorare per loro. 

    LE TRASPOSIZIONI

    Le storie di Dickens sono perfette per il piccolo e il grande schermo grazie alla trattazione di temi di denuncia sociale rilevanti ancora oggi e alle descrizioni dettagliate dei suoi personaggi, che dopo aver sofferto tante ingiustizie, com’è successo allo scrittore stesso da bambino, riescono a riscattarsi e a realizzare i loro sogni.

    Il romanzo è stato sin da subito oggetto di trasposizioni. Possiamo pensare ai primi cortometraggi muti britannici come Scrooge, or, Marley’s Ghost (regia di Walter R. Boothrisale, 1901)che, più che ispirarsi dal romanzo di Dickens, si ispira all’opera teatrale Scrooge (di J.C. Buckstone), spettacolo che esordì a Londra con grande successo. È curioso come il regista decise di far terminare con il protagonista che giura in ginocchio al fantasma la sua voglia di cambiamento, tagliando così parte della storia.

    Non possiamo non menzionare una versione radiofonica sull’emittente CBS Campbell Playhouse, che risale al 1939.

    Gli adattamenti variano dalle produzioni italiane come Non è Mai Troppo Tardi (di Filippo Walter Ratti con Paolo Stoppa e Marcello Mastroianni, 1953), ai film musical come La Più Bella Storia di Dickens – Scrooge (di Ronald Neame, 1970) all’animazione come Canto di Natale di Topolino (di Burny Mattinson, 1983). Pensiamo anche al racconto in chiave moderna di S.O.S. Fantasmi (Scrooged, di Richard Donner, con Bill Murray, 1988).

    CANTO DI NATALE DI TOPOLINO (1983)

    Si tratta di un cortometraggio della Walt Disney Company del 1983 che ricalca perfettamente l’anima del romanzo. Cambiano ovviamente i personaggi: qui troviamo Topolino nel ruolo di Bob Cratchit e Paperon de’ Paperoni in quello di Ebenezer Scrooge.

    Il successo fu enorme, tanto da ricevere una candidatura agli Oscar come miglior cortometraggio d’animazione.

    Un corto sicuramente molto diverso dai classici Disney a cui siamo abituati. L’atmosfera è più cupa, il che è ben evidente sin dai titoli di testa, accompagnati da un coro piuttosto malinconico. Man mano che scorrono le scene si notano volti piuttosto riconoscibili dagli amanti della Disney: Paperino nei panni di Fred, i mendicanti poveri che chiedono la carità vengono direttamente dal mondo di Robin Hood e ancora notiamo Nonna Papera, Cip e Ciop, Lady Cocca, il Grillo Parlante, Pluto e tanti altri. 

    A CHRISTMAS CAROL DI ROBERT ZEMECKIS (2009)

    Ad oggi è il lungometraggio più fedele al romanzo per storia e tematiche trattate e sicuramente è classificabile tra quelli di maggiore successo. 

    Si contraddistingue per un’incredibile attenzione ai dettagli e la sua capacità di descrivere in immagini l’atmosfera del Natale. In questa rappresentazione ogni cosa diventa tangibile: dal freddo della città al calore delle case illuminate; si percepisce la sofferenza degli orfani e dei poveri affamati, ma anche l’entusiasmo dei bambini che giocano per strada. Sicuramente indispensabile alla resa del film è stato l’uso della motion capture. Nel cast sono presenti attori di spicco come Jim Carrey, Gary Oldman, Colin Firth e Bob Hoskins che prestano i movimenti per i loro rispettivi ruoli. 

    A CHRISTMAS CAROL – LA MINISERIE DARK FANTASY DI NICK MURPHY

    Uno degli adattamenti più recenti del romanzo è la miniserie di Steven Knight frutto della collaborazione tra FX e BBC. 

    La serie si articola in tre episodi, ciascuno dedicato a uno dei fantasmi del Natale. Si distacca notevolmente dal romanzo, proponendo un prodotto angosciante e cupo ai limiti dell’horror. Tali atmosfere sono rafforzate dai sorprendenti cambiamenti della trama.

    La miniserie non si focalizza solo su Scrooge ma anche sui personaggi secondari, ben caratterizzati e piuttosto diversi dal romanzo. 

    Lo Scrooge portato in scena è probabilmente il più spregevole e responsabile della propria sorte; Bob Cratchit disprezza apertamente Scrooge, non prova compassione per il suo capo; il nipote Fred prova indifferenza nei suoi confronti; Mary Cratchit, moglie di Bob, che nel romanzo è piuttosto marginale, gioca nella serie un ruolo centrale. Sarà proprio quest’ultima responsabile della visita che i tre fantasmi del Natale fanno a Scrooge. 

    Una serie che sicuramente racconta in maniera originale una storia che tutti conosciamo molto bene. Sicuramente una visione più cupa rispetto al romanzo, in cui viene posto l’accento sulla disillusione di Scrooge più che sul suo cambiamento interiore. 

    PERCHÉ PROPRIO A NATALE?

    Il Natale ha sicuramente una funzione significativa nella storia: per l’autore questa festività è un’occasione per guardarci allo specchio e analizzare a fondo sé stessi. Grazie ai fantasmi che lo visitano, Scrooge capisce i suoi errori e passa dall’essere un uomo avaro e insensibile nei confronti degli altri all’essere un uomo generoso e sensibile.

    Charles Dickens non si limita a raccontarci una storia di speranza, dove il protagonista esce dalla sua condizione di miseria morale per ritrovare il senso della vita e della felicità. Dickens non si limita a dirci che possiamo essere felici ma ci spiega anche come fare. 

    Nessun percorso di cambiamento può iniziare senza una presa di conoscenza. La visita del primo fantasma Jacob Marley (il suo socio in affari morto sette anni prima condannato a a trascinarsi dietro pesanti catene come pena da scontare per una vita vissuta sfruttando il prossimo) porta il protagonista a prendere coscienza di quello che sarà il suo destino. 

    Il secondo passo è la compassione per se stessi: grazie allo spirito del passato che mostra un ricordo dei tempi della scuola, nel quale tutti i bambini giocano e lui è rimasto solo all’interno dell’edificio, abituato ad avere i libri come unici compagni di giochi. La compassione per se stessi è fondamentale perché ci permette di capire le nostre sofferenze interiori, di accettarle e di perdonarci per gli errori commessi. È solo da questo momento che possiamo finalmente sentire di meritare davvero il meglio per noi stessi, non perché siamo perfetti ma perché ci vogliamo bene anche con le nostre imperfezioni. 

    Lo spirito del Natale del presente mostra a Scrooge l’importanza della gratitudine. Per essere felici bisogna essere grati per tutto ciò che si ha. Quante volte parliamo del “mai ‘na gioia”? Eppure basterebbe solo guardarci in torno con più attenzione per renderci conto di ricevere già tantissimo dalla vita. 

    Lo spirito del futuro è sicuramente quello che ci spaventa più di tutti. Quando Scrooge lo incontra è già convinto di voler migliorare ma è terrorizzato dall’idea che qualsiasi sua azione potrebbe non essere sufficiente. Dickens sembra proprio volerci dire di non farci bloccare dalla paura del futuro. 

    Alla fine, il messaggio più importante di Dickens è proprio che non importa quale sia la nostra età e quanto gravi siano gli errori da noi commessi: c’è sempre tempo per migliorare. Purché lo si voglia davvero.

    [fusion_separator style_type="single solid" hide_on_mobile="small-visibility,medium-visibility,large-visibility" sticky_display="normal,sticky" class="" id="" flex_grow="0" top_margin="5" bottom_margin="45" width="" alignment="center" border_size="2" sep_color="#a13600" icon="" icon_size="" icon_color="" icon_circle="" icon_circle_color="" /][fusion_testimonials design="classic" navigation="no" speed="" backgroundcolor="" textcolor="" random="" hide_on_mobile="small-visibility,medium-visibility,large-visibility" class="" id=""][fusion_testimonial name="Cristiana Agosta" avatar="image" image="https://framescinemawebzine.com/wp-content/uploads/2021/04/frames-cinema.com13.png" image_id="1662|full" image_border_radius="" company="Redattrice" link="https://www.framescinema.com/redazione-cristiana-agosta" target="_blank"]

    Questo articolo è stato scritto da:

    [/fusion_testimonial][/fusion_testimonials]

  • FILM D’ANIMAZIONE NATALIZI – GRANDI CLASSICI E UNA PERLA DA (RI)SCOPRIRE

    Vuoi per quell’atmosfera a tratti fantastica, vuoi per il maggior lasso di tempo trascorso in famiglia davanti alla televisione, o forse per quel desiderio comune di liberare il fanciullino presente in ognuno di noi e mai del tutto sopito, ma i cartoni animati sono una presenza costante nella vita di molti nel periodo natalizio.
    E se il Natale è spesso sinonimo di calore e tradizione, anche qui il primo pensiero va alla Disney. Non si può certo ignorare la bellezza e l’importanza di alcune Silly Symphonies degli anni 30 come Santa’s Workshop e The Night Before Christmas, titoli che magari non diranno molto al nostro lettore ma che senza dubbio rievocano alla mente immagini familiari, e che hanno avuto un ruolo fondamentale nel delineare la figura di Babbo Natale nell’immaginario collettivo. La tradizione Disney natalizia arriva fino ai giorni nostri, utilizzando in numerosi special televisivi i personaggi più amati: Topolino, Paperino, Winnie the Pooh, i protagonisti de La Bella e la Bestia e  Frozen, Phineas e Ferb, ecc…

    Ma è con il Canto di Natale di Topolino (Mickey’s Christmas Carol, Burny Mattinson, 1983) che abbiamo la miglior opera animata ambientata durante le festività natalizie, tratta dal racconto di Charles Dickens del 1843, uno dei più adattati nel corso della storia con risultati spesso grandiosi. Richard Williams vinse un Oscar con il suo corto omonimo del 1971. Festa in Casa Muppet, poi, è probabilmente il film più riuscito con i fantastici pupazzi creati da Jim Henson, mentre i Looney Tunes sono stati resuscitati nel 2006 con il delizioso Bah, Humduck! A Looney Tunes Christmas , ma nessuna delle trasposizioni della storia del vecchio Ebenezer Scrooge ha raggiunto la perfezione stilistica in meno di 30 minuti del capolavoro Disney. 
    Nemmeno Robert Zemeckis che, con A Christmas Caroldel 2009, suo secondo tentativo natalizio in motion capture5 anni dopo Polar Express, spinge l’acceleratore verso l’uncanny valley effect. 
    Abbiamo poi avuto storie originali meravigliose come il burtoniano Nightmare Before Christmas, diretto da Henry Selick nel 1993, o abominevoli come il volgarissimo Otto Notti di Follie (Eight Crazy Nights, Seth Kearseley, 2002), in cui Adam Sandler prova a fare un film sull’Hanukkah; senza contare che qualsiasi personaggio animato di successo ha avuto uno special natalizio dedicato, dai Peanuts a Shrek, dai Simpson ai protagonisti di Kung Fu Panda.

    Ma in mezzo a tutta questa opulenza natalizia made in USA sorprende davvero trovare un piccolo gioiello sull’altra sponda del Pacifico. Nel 2003 Satoshi Kon dona al mondo Tokyo Godfathers, una storia natalizia amara, a tratti inquietante, ma piena di cuore e autentico spirito natalizio, nonostante sia generalmente considerato l’anello più debole della purtroppo breve filmografia dell’animatore giapponese, che solitamente trova il suo genere di riferimento nel thriller.
    Nella notte di Natale una bambina in fasce viene trovata in uno sporco vicolo di Tokyo da un trio di senzatetto: Gin, ubriacone dal passato controverso che ha perso la sua famiglia da tempo; Miyuki, una ragazza adolescente scappata di casa; e Miss Hana, un travestito dal cuore d’oro che vede nella bimba, da lei ribattezzata Kiyoko, un’occasione per donare a qualcuno quell’amore che lei stessa non ha mai ricevuto nella sua infanzia. Ovviamente la loro condizione non è l’ideale per prendersi cura di una neonata e questo li porterà ad una ricerca dei genitori della bambina partendo da pochi indizi, per passare attraverso una serie di incontri con altri attori della vita di Tokyo, con momenti talvolta surreali e ironici, talvolta tragici e colmi di violenza, dove a ogni gesto di bontà corrisponde, magari dalla stessa persona, una crudeltà immane.
    Il sacrificio in un certo senso è uno dei temi principali del film. Ognuno dei nostri tre eroi dovrà essere pronto a sacrificare varie parti di sé: il desiderio di maternità, il proprio orgoglio, il senso di colpa, la paura di affrontare il proprio passato. Sì, perché nessuno dei personaggi del film è innocente, tantomeno i tre protagonisti.

    Chi vive la vita del vagabondo qui non lo fa per sfortuna o agenti esterni: Gin, Miyuki e Hana sono per strada per propria scelta. Hanno costruito, e distrutto, la propria vita con le loro mani. L’orgoglio, la vergogna, il senso di colpa sono emozioni più o meno giustificate, talvolta messe davvero in ridicolo da Kon. L’altruismo e l’egoismo qui diventano maschere reciproche: i tre si aiutano l’un l’altro, aiutano la bambina e per riflesso la sua famiglia, aiutano tutti coloro in cui si imbattono, anche quando questi non meriterebbe nulla. Tutti modi diversi di aiutare se stessi, di interrompere parabole autodistruttive, anche se magari non sono capaci di farlo. Questo vale forse più per Gin e Miyuki che per Hana, che a conti fatti non ha davvero nulla di serio da scontare col suo passato. Gin e Miyuki hanno bisogno di essere perdonati dalle persone a cui hanno fatto del male, anche se non lo ammettono. Hana annuncia di voler aiutare la bambina anche per riscuotere il proprio credito con la vita, perdonando simbolicamente chi l’ha abbandonata alla nascita. Ma ciò ha anche un risvolto egoistico, caricando la piccola Kiyoko di questa responsabilità immensa che per fortuna non è in grado di comprendere. E per fortuna “Dio ama veramente molto questa bambina”, come ripete sempre Hana. 
    E quel Dio, spesso protagonista assente negli special natalizi animati, qui viene nominato senza timore da un regista senza dubbio distante culturalmente dalle basi cristiane. La religione c’è, i personaggi pregano, anche dopo aver preso in giro chi prega, magari senza nemmeno crederci davvero ma quando una persona si trova nella fredda solitudine della strada, si aggrappa ad ogni ciocco di legno necessario per scaldarsi. E nella disperazione è facilissimo soccombere, innescando una catena di sofferenze anche per gli altri, se nulla e nessuno vi pone un freno.
    Tokyo Godfathers ci vuole dire che questo freno esiste, in forme e aspetti diversi da quelli che ci aspettiamo. Ma per accettare questo aiuto spesso il sacrificio del proprio orgoglio è vitale
    A dircelo in maniera così limpida è un uomo, Satoshi Kon, morto a soli 58 anni a causa di un tumore fulminante, che alla nobile arte dell’animazione ha donato ogni suo residuo di energie, e che avrebbe avuto ancora molto da insegnare: persino nella sua opera minore è riuscito a mostrarci il vero spirito di una festa tanto lontana da sé.

    Nicolò Cretaro

     

  • IL NATALE AL CINEMA

    type=”flex” hundred_percent=”no” hundred_percent_height=”no” min_height=”” hundred_percent_height_scroll=”no” align_content=”stretch” flex_align_items=”flex-start” flex_justify_content=”flex-start” flex_column_spacing=”” hundred_percent_height_center_content=”yes” equal_height_columns=”no” container_tag=”div” menu_anchor=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” status=”published” publish_date=”” class=”” id=”” spacing_medium=”” margin_top_medium=”” margin_bottom_medium=”” spacing_small=”” margin_top_small=”” margin_bottom_small=”” margin_top=”” margin_bottom=”” padding_dimensions_medium=”” padding_top_medium=”” padding_right_medium=”” padding_bottom_medium=”” padding_left_medium=”” padding_dimensions_small=”” padding_top_small=”” padding_right_small=”” padding_bottom_small=”” padding_left_small=”” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” link_color=”” link_hover_color=”” border_sizes=”” border_sizes_top=”” border_sizes_right=”” border_sizes_bottom=”” border_sizes_left=”” border_color=”” border_style=”solid” box_shadow=”no” box_shadow_vertical=”” box_shadow_horizontal=”” box_shadow_blur=”0″ box_shadow_spread=”0″ box_shadow_color=”” box_shadow_style=”” z_index=”” overflow=”” gradient_start_color=”” gradient_end_color=”” gradient_start_position=”0″ gradient_end_position=”100″ gradient_type=”linear” radial_direction=”center center” linear_angle=”180″ background_color=”” background_image=”” background_position=”center center” background_repeat=”no-repeat” fade=”no” background_parallax=”none” enable_mobile=”no” parallax_speed=”0.3″ background_blend_mode=”none” video_mp4=”” video_webm=”” video_ogv=”” video_url=”” video_aspect_ratio=”16:9″ video_loop=”yes” video_mute=”yes” video_preview_image=”” render_logics=”” absolute=”off” absolute_devices=”small,medium,large” sticky=”off” sticky_devices=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_background_color=”” sticky_height=”” sticky_offset=”” sticky_transition_offset=”0″ scroll_offset=”0″ animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=”” filter_hue=”0″ filter_saturation=”100″ filter_brightness=”100″ filter_contrast=”100″ filter_invert=”0″ filter_sepia=”0″ filter_opacity=”100″ filter_blur=”0″ filter_hue_hover=”0″ filter_saturation_hover=”100″ filter_brightness_hover=”100″ filter_contrast_hover=”100″ filter_invert_hover=”0″ filter_sepia_hover=”0″ filter_opacity_hover=”100″ filter_blur_hover=”0″][fusion_builder_row][fusion_builder_column type=”1_1″ layout=”1_1″ align_self=”auto” content_layout=”column” align_content=”flex-start” valign_content=”flex-start” content_wrap=”wrap” spacing=”” center_content=”no” link=”” target=”_self” min_height=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” type_medium=”” type_small=”” order_medium=”0″ order_small=”0″ dimension_spacing_medium=”” dimension_spacing_small=”” dimension_spacing=”” dimension_margin_medium=”” dimension_margin_small=”” margin_top=”” margin_bottom=”” padding_medium=”” padding_small=”” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” hover_type=”none” border_sizes=”” border_color=”” border_style=”solid” border_radius=”” box_shadow=”no” dimension_box_shadow=”” box_shadow_blur=”0″ box_shadow_spread=”0″ box_shadow_color=”” box_shadow_style=”” background_type=”single” gradient_start_color=”” gradient_end_color=”” gradient_start_position=”0″ gradient_end_position=”100″ gradient_type=”linear” radial_direction=”center center” linear_angle=”180″ background_color=”” background_image=”” background_image_id=”” background_position=”left top” background_repeat=”no-repeat” background_blend_mode=”none” render_logics=”” filter_type=”regular” filter_hue=”0″ filter_saturation=”100″ filter_brightness=”100″ filter_contrast=”100″ filter_invert=”0″ filter_sepia=”0″ filter_opacity=”100″ filter_blur=”0″ filter_hue_hover=”0″ filter_saturation_hover=”100″ filter_brightness_hover=”100″ filter_contrast_hover=”100″ filter_invert_hover=”0″ filter_sepia_hover=”0″ filter_opacity_hover=”100″ filter_blur_hover=”0″ animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=”” last=”true” border_position=”all” first=”true”][fusion_text columns=”” column_min_width=”” column_spacing=”” rule_style=”default” rule_size=”” rule_color=”” content_alignment_medium=”” content_alignment_small=”” content_alignment=”justify” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” margin_top=”” margin_right=”” margin_bottom=”” margin_left=”” font_size=”” fusion_font_family_text_font=”” fusion_font_variant_text_font=”” line_height=”” letter_spacing=”” text_color=”” animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=””]

    Ogni anno nel periodo natalizio si incrociano film cult ormai diventati un appuntamento fisso e nuovi film che raccontano in maniera sempre inedita questo magico periodo dell’anno, ma qual è stato il primo film natalizio di sempre?

    I PRIMI FILM NATALIZI DELLA STORIA

    Il primo film dedicato al Natale fu Santa Claus e risale al 1898. Fu opera di George Albert Smith e dell’omonima casa di produzione, che ha realizzato un cortometraggio di un minuto e diciassette in cui i bambini (interpretati dai figli del regista Dorothy e Harold), una volta messi a letto dalla governante (interpretata dalla moglie, Laura Beyley), ricevono la visita di Babbo Natale che scende per il camino e lascia dei regali ai piccoli.  Oltre ad essere il primo film dedicato al cinema, detiene un altro primato: è il primo cortometraggio in cui due azioni si svolgono in una sola inquadratura in contemporanea.

    Nel 1908, una pellicola muta di 15 minuti propone il primo adattamento cinematografico di A Christmas Carol (1843), il celebre romanzo di Dickens. Purtroppo ad oggi la pellicola è andata perduta e il nome del regista non è stato riportato. Ad ogni modo, numerosissimi adattamenti si sono succeduti. Tra questi, il film del 1971 di Richard Williams vinse persino il Premio Oscar come Miglior cortometraggio d’animazione nel 1972. Il più recente è la biopic su Dickens L’uomo che inventò il Natale (Bharat Nalluri, 2019), che racconta come l’autore, dopo il fallimento dei suoi ultimi tre libri, rilancia la sua carriera grazie all’opera A Christmas Carol. L’adattamento ad oggi più celebre è senza dubbio il film diretto da Robert Zemeckis (2009) con Jim Carrey nei panni dello scorbutico Ebezener Scrooge e Colin Firth nei panni del nipote Fred Scrooge.

    Nella seconda metà del ‘900 la produzione di film a tema natalizio conosce un incremento nella cinematografia sia statunitense sia italiana. La vita è meravigliosa (1946) è un capolavoro della storia del cinema e un’intramontabile pellicola natalizia firmata Frank Capra. Si tratta di uno dei film di Natale più visto in America e nel mondo. Inoltre, nel 1998 una giuria di accreditati esperti lo ha inserito all’undicesimo posto della classifica dei migliori cento film statunitensi di tutti i tempi. Il protagonista George Bailey, un uomo estremamente generoso che tira avanti servendo gli altri e trascurando se stesso, la vigilia di Natale decide di togliersi la vita quel giorno a causa del susseguirsi di eventi funesti. Grazie a Clarence, un angelo di Natale mandato dalla Provvidenza Divina per dissuaderlo dall’insano gesto, gli mostra come sarebbe stata la vita dei suoi cari se lui non fosse mai nato. Acquisisce così la preziosa consapevolezza che la vita di ognuno confina con la vita di tanti altri e se non ci fosse creerebbe un vuoto terribile.

    «Strano, vero? La vita di un uomo è legata a tante altre vite. E quando quest’uomo non esiste, lascia un vuoto.»  (La vita è meravigliosa)

    PANORAMA ITALIANO

    Anche il cinema italiano non ha affatto trascurato il tema, anzi si registra una produzione piuttosto prolifica sin dagli anni ’30, quando Eduardo De Filippo fu tra i primi a cogliere le emozioni che queste feste sono in grado di suscitare nel cuore della gente. Nasce così Natale in casa Cupiello (1931), un’opera teatrale tragicomica che verrà riproposta nel 1962 in una trasposizione della Rai. 

    L’anno successivo, Pietro Francisci propone una rappresentazione del Natale italiano in Natale al campo 119 (1947). La storia viene ambientata nel 1945, quando gli italiani erano ancora internati nei campi statunitensi e in racconti intrisi di nostalgia evocano i momenti trascorsi con i propri cari. Successivamente l’attenzione si sposta verso il lato vacanziero e consumistico e nel 1958 arriva l’antenato dei “cinepanettoni” dei nostri giorni: Vacanze d’Inverno (Camillo Mastrocinque). Con Alberto Sordi e Vittorio De Sica, il film racconta le avventure di personaggi bizzarri nella località sciistica di Cortina d’Ampezzo. 

    DAGLI ANNI ’40 AD OGGI

    Con il passare degli anni l’attenzione si rivolge sempre di più ai bambini, che d’altronde sono i veri protagonisti del Natale e i film vogliono portare loro gioia durante le feste (e perché no, anche un po’ di spensieratezza agli adulti).

    Miracolo nella 34ª strada (Les Mayfield, 1994), remake dell’omonimo film del 1947 di George Seaton, è considerato il film di Natale per eccellenza. Racconta la storia di un maturo signore che viene ingaggiato per impersonare Babbo Natale, con la particolarità che si immedesima talmente tanto da convincersi di esserlo davvero. La prima versione del 1947 esce dopo poco tempo dalla fine della Seconda guerra mondiale e la sua forza risiede nell’aver saputo mettere in scena una vita fuori dallo spettro della guerra, l’american way of life tanto desiderato dalla gente. A ciò, Seaton aggiunge la speranza che Babbo Natale davvero esista.

    Nel 1966 arriva il primo adattamento televisivo animato de Il Grinch (1957) del Dr. Seuss: Il Grinch e la favola del Natale!. Un burbero personaggio con un cuore “di due taglie più piccolo” che, stufo di questa festa, decide di travestirsi da Babbo Natale e rubare il Natale. Nonostante avesse rubato dalle case le decorazioni, i regali e il cibo, non sente grida di disperazione come si sarebbe aspettato; è allora che capisce che il vero senso della festa prescinde dai beni materiali. Ad oggi la versione più celebre è il film diretto da Ron Howard (2000) e con Jim Carrey nel ruolo del Grinch. Dietro Mamma, ho perso l’aereo (1990), il secondo film natalizio con il maggiore incasso di tutti i tempi, finché entrambi non sono stati superati nel 2018 dal terzo adattamento cinematografico de Il Grinch (Yarrow Cheney e Scott Mosier).

    Dagli anni Settanta in poi, la proliferazione di film a tema natalizio è piuttosto abbondante. Un titolo che riproposto immancabilmente è Una poltrona per due (John Landis, 1983), una commedia in cui il regista critica un capitalismo privo di scrupoli. Laura Casarotto (direttrice di Italia 1) spiega che il film è riuscito a diventare un appuntamento fisso e rassicurante perché ai bambini si parla di Babbo Natale e, allo stesso tempo, gli adulti hanno la loro storia comica (ma con delle celate riflessioni sociali). 

    Non è Natale senza Mamma, ho perso l’aereo (1990): uno dei film natalizi più amato dagli italiani. Il piccolo Kevin viene accidentalmente lasciato a casa mentre il resto della famiglia pare per Parigi; da solo Kevin dovrà proteggere la casa dall’attacco dei malviventi Harry Lime e Marv Merchants. 

    Al 1994 risale l’ultimo film della coppia Bud Spencer e Terence Hill: Botte di Natale (Terence Hill). Si tratta di un revival del fortunato filone del Western all’Italiana. Purtroppo il film fu un fiasco e il progetto di un possibile ritorno della coppia venne accantonato. Il che era prevedibile, poiché l’era dei grandi incassi cinematografici della coppia erano terminati da diversi anni.

    Nel corso degli anni non sono mancati anche film natalizi sui generis e meno tradizionalisti. È il caso di Gremlins (Joe Dante, 1984), una commedia fantastica con delle venature horror in cui Rand Peltzer, mentre è alla ricerca di un regalo di Natale per il figlio, si imbatte in una strana creatura, un animaletto capace di pronunciare alcune parole. Quando però le istruzioni non vengono rispettate e questo viene infastidito, dal suo corpo nascono altri piccoli animaletti pericolosi ed aggressivi che daranno filo da torcere a tutta la città. Sul versante opposto troviamo anche la versione più ammiccante nel Tv movie Santa Baby (Ron Underwood, 2006), in cui la figlia di Babbo Natale sostituisce il papà che si ammala in prossimità delle feste.

    CONCLUSIONI

    Si conclude qui il nostro percorso alla scoperta dell’evoluzione del tema natalizio nel cinema. Tra flop e grandi successi, la produzione negli anni è diventata sempre più abbondante e variegata. Molti film sono di diritto diventati dei cult che, anno dopo anno, non ci stancheremo mai di riguardare.

    [fusion_separator style_type="single solid" hide_on_mobile="small-visibility,medium-visibility,large-visibility" sticky_display="normal,sticky" class="" id="" flex_grow="0" top_margin="5" bottom_margin="45" width="" alignment="center" border_size="2" sep_color="#a13600" icon="" icon_size="" icon_color="" icon_circle="" icon_circle_color="" /][fusion_testimonials design="classic" navigation="no" speed="" backgroundcolor="" textcolor="" random="" hide_on_mobile="small-visibility,medium-visibility,large-visibility" class="" id=""][fusion_testimonial name="Alessia Agosta" avatar="image" image="https://framescinemawebzine.com/wp-content/uploads/2021/04/frames-cinema.com5_.png" image_id="1645|full" image_border_radius="" company="Redattrice" link="https://www.framescinema.com/redazione-alessia-agosta" target="_blank"]

    Questo articolo è stato scritto da:

    [/fusion_testimonial][/fusion_testimonials]

  • MAESTRANZE – FONICO

    type=”flex” hundred_percent=”no” hundred_percent_height=”no” min_height=”” hundred_percent_height_scroll=”no” align_content=”stretch” flex_align_items=”flex-start” flex_justify_content=”flex-start” flex_column_spacing=”” hundred_percent_height_center_content=”yes” equal_height_columns=”no” container_tag=”div” menu_anchor=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” status=”published” publish_date=”” class=”” id=”” spacing_medium=”” margin_top_medium=”” margin_bottom_medium=”” spacing_small=”” margin_top_small=”” margin_bottom_small=”” margin_top=”” margin_bottom=”” padding_dimensions_medium=”” padding_top_medium=”” padding_right_medium=”” padding_bottom_medium=”” padding_left_medium=”” padding_dimensions_small=”” padding_top_small=”” padding_right_small=”” padding_bottom_small=”” padding_left_small=”” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” link_color=”” link_hover_color=”” border_sizes=”” border_sizes_top=”” border_sizes_right=”” border_sizes_bottom=”” border_sizes_left=”” border_color=”” border_style=”solid” box_shadow=”no” box_shadow_vertical=”” box_shadow_horizontal=”” box_shadow_blur=”0″ box_shadow_spread=”0″ box_shadow_color=”” box_shadow_style=”” z_index=”” overflow=”” gradient_start_color=”” gradient_end_color=”” gradient_start_position=”0″ gradient_end_position=”100″ gradient_type=”linear” radial_direction=”center center” linear_angle=”180″ background_color=”” background_image=”” background_position=”center center” background_repeat=”no-repeat” fade=”no” background_parallax=”none” enable_mobile=”no” parallax_speed=”0.3″ background_blend_mode=”none” video_mp4=”” video_webm=”” video_ogv=”” video_url=”” video_aspect_ratio=”16:9″ video_loop=”yes” video_mute=”yes” video_preview_image=”” render_logics=”” absolute=”off” absolute_devices=”small,medium,large” sticky=”off” sticky_devices=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_background_color=”” sticky_height=”” sticky_offset=”” sticky_transition_offset=”0″ scroll_offset=”0″ animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=”” filter_hue=”0″ filter_saturation=”100″ filter_brightness=”100″ filter_contrast=”100″ filter_invert=”0″ filter_sepia=”0″ filter_opacity=”100″ filter_blur=”0″ filter_hue_hover=”0″ filter_saturation_hover=”100″ filter_brightness_hover=”100″ filter_contrast_hover=”100″ filter_invert_hover=”0″ filter_sepia_hover=”0″ filter_opacity_hover=”100″ filter_blur_hover=”0″][fusion_builder_row][fusion_builder_column type=”1_1″ layout=”1_1″ align_self=”auto” content_layout=”column” align_content=”flex-start” valign_content=”flex-start” content_wrap=”wrap” spacing=”” center_content=”no” link=”” target=”_self” min_height=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” type_medium=”” type_small=”” order_medium=”0″ order_small=”0″ dimension_spacing_medium=”” dimension_spacing_small=”” dimension_spacing=”” dimension_margin_medium=”” dimension_margin_small=”” margin_top=”” margin_bottom=”” padding_medium=”” padding_small=”” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” hover_type=”none” border_sizes=”” border_color=”” border_style=”solid” border_radius=”” box_shadow=”no” dimension_box_shadow=”” box_shadow_blur=”0″ box_shadow_spread=”0″ box_shadow_color=”” box_shadow_style=”” background_type=”single” gradient_start_color=”” gradient_end_color=”” gradient_start_position=”0″ gradient_end_position=”100″ gradient_type=”linear” radial_direction=”center center” linear_angle=”180″ background_color=”” background_image=”” background_image_id=”” background_position=”left top” background_repeat=”no-repeat” background_blend_mode=”none” render_logics=”” filter_type=”regular” filter_hue=”0″ filter_saturation=”100″ filter_brightness=”100″ filter_contrast=”100″ filter_invert=”0″ filter_sepia=”0″ filter_opacity=”100″ filter_blur=”0″ filter_hue_hover=”0″ filter_saturation_hover=”100″ filter_brightness_hover=”100″ filter_contrast_hover=”100″ filter_invert_hover=”0″ filter_sepia_hover=”0″ filter_opacity_hover=”100″ filter_blur_hover=”0″ animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=”” last=”true” border_position=”all” first=”true”][fusion_text columns=”” column_min_width=”” column_spacing=”” rule_style=”default” rule_size=”” rule_color=”” content_alignment_medium=”” content_alignment_small=”” content_alignment=”justify” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” margin_top=”” margin_right=”” margin_bottom=”” margin_left=”” font_size=”” fusion_font_family_text_font=”” fusion_font_variant_text_font=”” line_height=”” letter_spacing=”” text_color=”” animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=””]

    Nel 1927 la Warner Bros., ormai in crisi a causa di un dissesto economico, decise di produrre un film molto diverso dai suoi simili, con una peculiarità unica e originale: il sonoro.
    Il cantante jazz fu così il primo film sonoro della storia, anche se presentava principalmente numeri musicali più che dialoghi. Fu nel 1928 che uscì invece il primo film interamente parlato, ovvero Lights of New York, prodotto dalla medesima casa di produzione.
    L’introduzione del sonoro cambiò radicalmente il modo di concepire il cinema, e sin da subito tale cambiamento ebbe reazioni contrastanti: alcune case di produzione reagirono in modo ottimista, ma molte caddero nel panico più totale, in quanto tutto ciò avrebbe cambiato le sorti della settima arte.
    Il sonoro contribuì a numerose sperimentazioni e alla nascita di alcune tra le figure professionali più importanti legate al suono e alla costruzione della colonna sonora di un film: il fonico o tecnico del suono.
    Il fonico, a differenza delle altre figure professionali del mondo del cinema, non basa il suo lavoro sul “mostrare”, d’altronde si rifà all’udito e non alla vista, ma soprattutto non lascia tracce di sé, e infatti tanto più è bravo, tanto più risulta essere “invisibile” alle nostre orecchie.
    Tale invisibilità, spesso, non rende giustizia al suo lavoro, e per questo è corretto dare spazio anche a questa maestranza del cinema, dalla quale dipende la qualità del suono, ad oggi imprescindibile nella produzione di un film.

    Innanzitutto bisogna distinguere le diverse figure professionali che si occupano del suono:
    – il fonico di presa diretta
    – il fonico di doppiaggio
    – il fonico di missaggio
    – il sound designer 

    Il fonico di presa diretta (o rumorista) si occupa di registrare i suoni durante le riprese del film utilizzando apparecchiature di vario tipo, spesso ergonomiche e di ampia autonomia, che possono essere trasportate con una certa facilità.
    Dal fonico di presa diretta dipende la qualità dei dialoghi, a cui si accompagnano la gestione dei rumori dell’ambiente circostante e l’eliminazione di eventuali forme di disturbo o distrazione per gli attori sul set e di conseguenza per il risultato sonoro finale.
    I suoni vengono catturati dal microfonista, che si occupa di collocare i microfoni in vari punti sul set o di sostenerli personalmente o distribuendoli agli attori, posizionandoli ben nascosti sotto i loro indumenti (all’altezza del petto). Esistono a tal proposito diverse tipologie di microfoni, dai più piccoli ai più grandi, come ad esempio il boom, composto da un microfono direzionale, montato su un braccio e posizionato appena fuori dal telaio della telecamera.
    Il fonico di doppiaggio è responsabile di registrare invece i dialoghi o i rumori in sala di doppiaggio, durante la fase di post-produzione.
    Spesso sono presenti attori stranieri che vengono doppiati oppure alcuni attori che decidono di ri-doppiarsi nella stessa lingua: dunque qui ci riferiamo sia ad un doppiaggio relativo allo stesso paese di produzione del film, che relativo a paesi stranieri, per i quali sarà necessaria prima di tutto la fase di adattamento.
    Il fonico di missaggio deve invece ibridare i suoni sul set e quelli ricavati dalla sala di doppiaggio, cercando un’armonia sonora che possa far risultare il più naturale possibile.
    Il sound designer, infine, è colui che dirige l’impianto sonoro del film: lavora su timbri, sfumature, echi, risonanze. Il suo mestiere è paragonabile a quello di un compositore musicale: tutti i suoni a sua disposizione risultano come note, tramite le quali poter comporre una partitura.
    Quella del tecnico del suono è una professione molto incentrata sull’ascolto, dunque è necessario avere un buon udito, ma soprattutto adeguarsi a qualsiasi contesto (interno o esterno) e soprattutto alle più disparate condizioni climatiche. È fondamentale la collaborazione con le altre maestranze sul set e in particolar modo con microfonisti e operatori di ripresa, con cui si lavora a stretto contatto.
    Se siete interessati a questa professione, esistono tantissime accademie presso cui approfondire gli studi sul suono e applicarli in ambito cinematografico, e ovviamente non possiamo non menzionare il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, dal quale sono usciti e continuano a uscire alcuni tra i migliori fonici italiani.

    Per leggere tutti gli articoli della rubriche maestranze clicca qui!

    [fusion_separator style_type="single solid" hide_on_mobile="small-visibility,medium-visibility,large-visibility" sticky_display="normal,sticky" class="" id="" flex_grow="0" top_margin="5" bottom_margin="45" width="" alignment="center" border_size="2" sep_color="#a13600" icon="" icon_size="" icon_color="" icon_circle="" icon_circle_color="" /][fusion_testimonials design="classic" navigation="no" speed="" backgroundcolor="" textcolor="" random="" hide_on_mobile="small-visibility,medium-visibility,large-visibility" class="" id=""][fusion_testimonial name="Sal Guida" avatar="image" image="https://framescinemawebzine.com/wp-content/uploads/2021/04/frames-cinema.com9_.png" image_id="1653|full" image_border_radius="" company="Redattore" link="https://www.framescinema.com/redazione-sal-guida" target="_blank"]

    Questo articolo è stato scritto da:

    [/fusion_testimonial][/fusion_testimonials]

  • 5 DOCUMENTARI (+1) SUI GRANDI DELLA MUSICA

    type=”flex” hundred_percent=”no” hundred_percent_height=”no” min_height=”” hundred_percent_height_scroll=”no” align_content=”stretch” flex_align_items=”flex-start” flex_justify_content=”flex-start” flex_column_spacing=”” hundred_percent_height_center_content=”yes” equal_height_columns=”no” container_tag=”div” menu_anchor=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” status=”published” publish_date=”” class=”” id=”” spacing_medium=”” margin_top_medium=”” margin_bottom_medium=”” spacing_small=”” margin_top_small=”” margin_bottom_small=”” margin_top=”” margin_bottom=”” padding_dimensions_medium=”” padding_top_medium=”” padding_right_medium=”” padding_bottom_medium=”” padding_left_medium=”” padding_dimensions_small=”” padding_top_small=”” padding_right_small=”” padding_bottom_small=”” padding_left_small=”” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” link_color=”” link_hover_color=”” border_sizes=”” border_sizes_top=”” border_sizes_right=”” border_sizes_bottom=”” border_sizes_left=”” border_color=”” border_style=”solid” box_shadow=”no” box_shadow_vertical=”” box_shadow_horizontal=”” box_shadow_blur=”0″ box_shadow_spread=”0″ box_shadow_color=”” box_shadow_style=”” z_index=”” overflow=”” gradient_start_color=”” gradient_end_color=”” gradient_start_position=”0″ gradient_end_position=”100″ gradient_type=”linear” radial_direction=”center center” linear_angle=”180″ background_color=”” background_image=”” background_position=”center center” background_repeat=”no-repeat” fade=”no” background_parallax=”none” enable_mobile=”no” parallax_speed=”0.3″ background_blend_mode=”none” video_mp4=”” video_webm=”” video_ogv=”” video_url=”” video_aspect_ratio=”16:9″ video_loop=”yes” video_mute=”yes” video_preview_image=”” render_logics=”” absolute=”off” absolute_devices=”small,medium,large” sticky=”off” sticky_devices=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_background_color=”” sticky_height=”” sticky_offset=”” sticky_transition_offset=”0″ scroll_offset=”0″ animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=”” filter_hue=”0″ filter_saturation=”100″ filter_brightness=”100″ filter_contrast=”100″ filter_invert=”0″ filter_sepia=”0″ filter_opacity=”100″ filter_blur=”0″ filter_hue_hover=”0″ filter_saturation_hover=”100″ filter_brightness_hover=”100″ filter_contrast_hover=”100″ filter_invert_hover=”0″ filter_sepia_hover=”0″ filter_opacity_hover=”100″ filter_blur_hover=”0″][fusion_builder_row][fusion_builder_column type=”1_1″ layout=”1_1″ align_self=”auto” content_layout=”column” align_content=”flex-start” valign_content=”flex-start” content_wrap=”wrap” spacing=”” center_content=”no” link=”” target=”_self” min_height=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” type_medium=”” type_small=”” order_medium=”0″ order_small=”0″ dimension_spacing_medium=”” dimension_spacing_small=”” dimension_spacing=”” dimension_margin_medium=”” dimension_margin_small=”” margin_top=”” margin_bottom=”” padding_medium=”” padding_small=”” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” hover_type=”none” border_sizes=”” border_color=”” border_style=”solid” border_radius=”” box_shadow=”no” dimension_box_shadow=”” box_shadow_blur=”0″ box_shadow_spread=”0″ box_shadow_color=”” box_shadow_style=”” background_type=”single” gradient_start_color=”” gradient_end_color=”” gradient_start_position=”0″ gradient_end_position=”100″ gradient_type=”linear” radial_direction=”center center” linear_angle=”180″ background_color=”” background_image=”” background_image_id=”” background_position=”left top” background_repeat=”no-repeat” background_blend_mode=”none” render_logics=”” filter_type=”regular” filter_hue=”0″ filter_saturation=”100″ filter_brightness=”100″ filter_contrast=”100″ filter_invert=”0″ filter_sepia=”0″ filter_opacity=”100″ filter_blur=”0″ filter_hue_hover=”0″ filter_saturation_hover=”100″ filter_brightness_hover=”100″ filter_contrast_hover=”100″ filter_invert_hover=”0″ filter_sepia_hover=”0″ filter_opacity_hover=”100″ filter_blur_hover=”0″ animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=”” last=”true” border_position=”all” first=”true”][fusion_text columns=”” column_min_width=”” column_spacing=”” rule_style=”default” rule_size=”” rule_color=”” content_alignment_medium=”” content_alignment_small=”” content_alignment=”justify” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” margin_top=”” margin_right=”” margin_bottom=”” margin_left=”” font_size=”” fusion_font_family_text_font=”” fusion_font_variant_text_font=”” line_height=”” letter_spacing=”” text_color=”” animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=””]

    In occasione dell’uscita della miniserie The Beatles – Get Back (disponibile su Disney+ e di cui potete leggere la nostra recensione qui), vi proponiamo altri 5 documentari che raccontano altrettanti gruppi o artisti di fama internazionale

    IT MIGHT GET LOUD

    It might get loud (di Davis Guggenheim) è un documentario del 2008 che racconta e mette a confronto tre chitarristi con personalità molto diverse: Jimmy Page, The Edge e Jack White. Il film vede i tre musicisti in dialogo, in un confronto aperto tra generazioni e scene artistiche differenti (vuoi per gli anni, vuoi per il contesto geografico). 

    Il punto di partenza è il rapporto con Lei, la chitarra, l’approccio ad essa, il percorso di conoscenza e corteggiamento tra strumento e musicista

    Inizialmente di una nostalgia un po’ stucchevole (probabilmente anche a causa del fastidioso doppiaggio imposto), il documentario prosegue in crescendo – così come le carriere che documenta -, muovendosi lungo i tre percorsi artistici a partire dai luoghi originali dello svezzamento musicale, delle prime sperimentazioni e della nascita delle tre band. Interessante scoprire i diversi approcci allo strumento, al suono e al processo creativo delle linee melodiche.

    It might get loud è disponibile su Amazon Prime.

    GIMME DANGER 

    Diretto da Jim Jarmusch, Gimme Danger segue il percorso di una delle band che maggiormente hanno influenzato lo sviluppo del genere punk rock: gli Stooges. Il documentario del 2016 parte dal disfacimento della band per poi ripercorrere dall’inizio tutta la sua storia.

    Una vera e propria narrazione cronologica sviluppata sotto forma di intervista mischiata a materiali dell’epoca. La band di Iggy Pop si apre in un onesto racconto della follia dei primi anni di carriera: dagli insuccessi ed eccessi di quel periodo di fermento musicale e culturale che sono stati gli anni ‘60/’70, fino ad arrivare agli anni della reunion e delle ultime esibizioni. Attraverso le loro voci, oltre ad immergerci nelle loro sonorità arrabbiate e nelle loro esibizioni più che esagerate, è possibile esplorare la scena musicale statunitense e le diverse anime che la popolavano da est a ovest.

    Gimme Danger è disponibile su RaiPlay.

    AMY

    Moltissimo materiale d’archivio, interviste alle amiche, ai genitori, a produttori e manager compongono Amy, documentario del 2015 diretto da Asif Kapadia. Un racconto intimo della debolezza e della forza di un’artista, Amy Winehouse, che è stata al centro dell’attenzione mediatica fin dei primissimi anni della sua carriera, iniziata a soli 18 anni e finita, tragicamente, nemmeno 10 anni dopo. Circondata da persone ma immersa nella solitudine, Amy viene raccontata nella complessità della sua vita artistica ma ancor più in quella della sua vita privata, le quali sono, inutile a dirsi, intrinsecamente legate. Dall’amore per il jazz allo status di star “commerciale”, è spesso la voce di Amy (tramite registrazioni audio e video originali) a raccontare alcune tappe salienti di un percorso di distruzione. Tra rapporti tossici e drammi sentimentali, il film mostra un overview della scena musicale londinese dei primi anni 2000, così come tutte le pressioni e aspettative che spesso si legano alla fama improvvisa, fagocitante e – delle volte – non ricercata.

    Amy è disponibile su Amazon Prime.

    THE VELVET UNDERGROUND

    Del regista statunitense Todd Haynes, The Velvet Underground è stato presentato al Festival di Cannes nel luglio di quest’anno. Più che un vero documentario sul gruppo, il film è un viaggio culturale, un omaggio per suggestioni sonore e visive al mondo delle arti dei mid-sixties statunitensi.

    Il materiale originale è inframmezzato da interviste ai membri sopravvissuti, a collaboratori e parenti, ma il risultato è molto lontano dall’essere didascalico o esplicativo, anche grazie a un importante e particolare uso del montaggio. Volti, frequenze e colori formano un collage narrativo sullo sfondo della città di New York e della Factory di Andy Warhol, vero motore propulsore della scena artistica newyorkese di quel periodo.

    Gli insuccessi, l’evoluzione, l’arrivo di Nico, i dissapori, lo scioglimento, fino alla reunion degli anni ‘90: il documentario è per certi versi ipnotico, ma risulta poco intimo e sicuramente a tratti complesso se non si ha un minimo di familiarità con la band di Lou Reed.

    The Velvet Underground è disponibile da ottobre su Apple TV+.

    ROLLING THUNDER REVUE: A BOB DYLAN STORY BY MARTIN SCORSESE

    Rolling Thunder Revue: A Bob Dylan Story by Martin Scorsese. Probabilmente tutto quello che c’è da sapere è già contenuto nel titolo, ma proveremo a spendere due parole anche per questo film del 2019, il secondo che Scorsese dedica alla figura di Bob Dylan, dopo averlo già omaggiato nel 2005 con No Direction Home.

    Si tratta di un viaggio dentro al viaggio, un flusso di coscienza fatto di immagini d’epoca inframmezzate da rari spezzoni di interviste – contemporanee e d’archivio – che racconta, appunto, del Rolling Thunder Revue Tour del 1975. Un tour lunghissimo e con molte tappe che ha impegnato Dylan e un’enorme carovana di artisti per due anni.

    Quasi un film-concerto, 142 minuti di racconto di fatti veri mescolati a finzione filmica che sviscerano non solo la figura di Dylan in questa sua seconda parte della sua carriera, ma anche una miriade di altri personaggi dell’epoca, finendo pure per toccare diverse questioni di quel particolare e delicato periodo della storia politica statunitense.

    Rolling Thunder Revue: A Bob Dylan Story by Martin Scorsese è disponibile su Netflix.

    [fusion_separator style_type="single solid" hide_on_mobile="small-visibility,medium-visibility,large-visibility" sticky_display="normal,sticky" class="" id="" flex_grow="0" top_margin="5" bottom_margin="45" width="" alignment="center" border_size="2" sep_color="#a13600" icon="" icon_size="" icon_color="" icon_circle="" icon_circle_color="" /][fusion_testimonials design="classic" navigation="no" speed="" backgroundcolor="" textcolor="" random="" hide_on_mobile="small-visibility,medium-visibility,large-visibility" class="" id=""][fusion_testimonial name="Anna Negri" avatar="image" image="https://framescinemawebzine.com/wp-content/uploads/2021/04/frames-cinema.com10.png" image_id="1656|full" image_border_radius="" company="Caporedattrice" link="https://www.framescinema.com/redazione-anna-negri" target="_blank"]

    Questo articolo è stato scritto da:

    [/fusion_testimonial][/fusion_testimonials]

  • COME DECIDERE CHE FILM GUARDARE

    type=”flex” hundred_percent=”no” hundred_percent_height=”no” min_height=”” hundred_percent_height_scroll=”no” align_content=”stretch” flex_align_items=”flex-start” flex_justify_content=”flex-start” flex_column_spacing=”” hundred_percent_height_center_content=”yes” equal_height_columns=”no” container_tag=”div” menu_anchor=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” status=”published” publish_date=”” class=”” id=”” spacing_medium=”” margin_top_medium=”” margin_bottom_medium=”” spacing_small=”” margin_top_small=”” margin_bottom_small=”” margin_top=”” margin_bottom=”” padding_dimensions_medium=”” padding_top_medium=”” padding_right_medium=”” padding_bottom_medium=”” padding_left_medium=”” padding_dimensions_small=”” padding_top_small=”” padding_right_small=”” padding_bottom_small=”” padding_left_small=”” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” link_color=”” link_hover_color=”” border_sizes=”” border_sizes_top=”” border_sizes_right=”” border_sizes_bottom=”” border_sizes_left=”” border_color=”” border_style=”solid” box_shadow=”no” box_shadow_vertical=”” box_shadow_horizontal=”” box_shadow_blur=”0″ box_shadow_spread=”0″ box_shadow_color=”” box_shadow_style=”” z_index=”” overflow=”” gradient_start_color=”” gradient_end_color=”” gradient_start_position=”0″ gradient_end_position=”100″ gradient_type=”linear” radial_direction=”center center” linear_angle=”180″ background_color=”” background_image=”” background_position=”center center” background_repeat=”no-repeat” fade=”no” background_parallax=”none” enable_mobile=”no” parallax_speed=”0.3″ background_blend_mode=”none” video_mp4=”” video_webm=”” video_ogv=”” video_url=”” video_aspect_ratio=”16:9″ video_loop=”yes” video_mute=”yes” video_preview_image=”” render_logics=”” absolute=”off” absolute_devices=”small,medium,large” sticky=”off” sticky_devices=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_background_color=”” sticky_height=”” sticky_offset=”” sticky_transition_offset=”0″ scroll_offset=”0″ animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=”” filter_hue=”0″ filter_saturation=”100″ filter_brightness=”100″ filter_contrast=”100″ filter_invert=”0″ filter_sepia=”0″ filter_opacity=”100″ filter_blur=”0″ filter_hue_hover=”0″ filter_saturation_hover=”100″ filter_brightness_hover=”100″ filter_contrast_hover=”100″ filter_invert_hover=”0″ filter_sepia_hover=”0″ filter_opacity_hover=”100″ filter_blur_hover=”0″][fusion_builder_row][fusion_builder_column type=”1_1″ align_self=”auto” content_layout=”column” align_content=”flex-start” valign_content=”flex-start” content_wrap=”wrap” spacing=”” center_content=”no” link=”” target=”_self” min_height=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” type_medium=”” type_small=”” order_medium=”0″ order_small=”0″ dimension_spacing_medium=”” dimension_spacing_small=”” dimension_spacing=”” dimension_margin_medium=”” dimension_margin_small=”” margin_top=”” margin_bottom=”” padding_medium=”” padding_small=”” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” hover_type=”none” border_sizes=”” border_color=”” border_style=”solid” border_radius=”” box_shadow=”no” dimension_box_shadow=”” box_shadow_blur=”0″ box_shadow_spread=”0″ box_shadow_color=”” box_shadow_style=”” background_type=”single” gradient_start_color=”” gradient_end_color=”” gradient_start_position=”0″ gradient_end_position=”100″ gradient_type=”linear” radial_direction=”center center” linear_angle=”180″ background_color=”” background_image=”” background_image_id=”” background_position=”left top” background_repeat=”no-repeat” background_blend_mode=”none” render_logics=”” filter_type=”regular” filter_hue=”0″ filter_saturation=”100″ filter_brightness=”100″ filter_contrast=”100″ filter_invert=”0″ filter_sepia=”0″ filter_opacity=”100″ filter_blur=”0″ filter_hue_hover=”0″ filter_saturation_hover=”100″ filter_brightness_hover=”100″ filter_contrast_hover=”100″ filter_invert_hover=”0″ filter_sepia_hover=”0″ filter_opacity_hover=”100″ filter_blur_hover=”0″ animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=”” last=”no” border_position=”all”][fusion_text columns=”” column_min_width=”” column_spacing=”” rule_style=”default” rule_size=”” rule_color=”” content_alignment_medium=”” content_alignment_small=”” content_alignment=”justify” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” margin_top=”” margin_right=”” margin_bottom=”” margin_left=”” font_size=”” fusion_font_family_text_font=”” fusion_font_variant_text_font=”” line_height=”” letter_spacing=”” text_color=”” animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=””]

    Anche se i siti di streaming come Netflix o Disney+ sono pieni di film, documentari o serie tv a volte decidere cosa guardare può essere estenuante. Può capitare che dopo aver scrollato decine, se non centinaia, di opzioni si finisca con il constatare che non ci sia niente da vedere, oppure che una tranquilla serata in compagnia si trasformi in un vero dramma sul mettersi d’accordo nello scegliere il film giusto per tutti. Per fortuna il web propone diverse soluzioni che ci vengono in aiuto in questi momenti di sconforto nei labirinti dei cataloghi infiniti dei servizi di streaming. Qui ve ne presentiamo due.

    Movie Matcher

    Movie Matcher è un’idea tanto allegra quanto geniale: basta discussioni su cosa vedere! Ritroviamo un po’ di sintonia sul divano decidendo un film insieme. È molto semplice, si accede al sito web e una volta inserito il proprio nome ci vengono proposte due scelte: “Match with a Mate” o “Match with a Movie Star”.

    Match with a Mate ci offre un link da condividere con l’altra persona, la quale, una volta effettuato l’accesso, potrà esprimere attraverso delle semplici domande le proprie preferenze in termine di mood, genere e decade di uscita. Una volta completato il questionario, vi verranno mostrate le risposte di entrambi e un titolo che rientra nelle preferenze di entrambi. Se lo avete già visto o non vi convince, potete cliccare su “seen it” e ottenere un altro suggerimento. 

    Match a Movie Star vi permette di ottenere un suggerimento condividendo la scelta con star del calibro di Harry Potter, Bruce Lee e il mio preferito: Shrek. Sia voi che la “Star” esprimerete le preferenze sui generi che vi vanno oppure che non volete vedere e su quanto indietro negli anni volete andare.

    Esistono tantissimi altri siti che catalogano e aiutano a scegliere in tanti modi diversi quali film o serie tv guardare, questi due per me rappresentano alcune delle migliori. E voi, come scegliete cosa vedere? Fatecelo sapere nei commenti!

    TasteDive

    TasteDive è un sito che offre tantissima scelta su film o programmi televisivi da vedere, ma non solo! Offre anche tantissimi consigli utili su musica, libri e podcast. Il sito web si presenta in prima pagina con le copertine dei film più visti e piaciuti agli utenti, le recensioni più recenti e delle “liste” create per racchiudere più film che rientrano in un determinato genere oppure che sono più adatti a come ci sentiamo in quel momento. Registrandosi sul sito è possibile esprimere i propri pareri e le proprie preferenze e creare delle “playlist” di film e programmi secondo i propri gusti personali. Ed ecco che in un attimo utilizzando la barra di ricerca in cima possiamo trovare film per i cuori infranti, fantascienza anni ‘70, B movie CinoJamaicani e quant’altro la nostra fantasia possa esprimere. È un ottimo sito per ridurre l’incertezza del momento ma anche per scoprire nuovi titoli che potrebbero sfuggirci, e perché no condividere playlist di film, musica e libri che per noi stanno bene insieme perché hanno qualcosa di speciale in comune.

    [fusion_separator style_type="single solid" hide_on_mobile="small-visibility,medium-visibility,large-visibility" sticky_display="normal,sticky" class="" id="" flex_grow="0" top_margin="5" bottom_margin="45" width="" alignment="center" border_size="2" sep_color="#a13600" icon="" icon_size="" icon_color="" icon_circle="" icon_circle_color="" /][fusion_testimonials design="classic" navigation="no" speed="" backgroundcolor="" textcolor="" random="" hide_on_mobile="small-visibility,medium-visibility,large-visibility" class="" id=""][fusion_testimonial name="Nikolaos Gea" avatar="image" image="https://framescinemawebzine.com/wp-content/uploads/2021/04/frames-cinema.com11.png" image_id="1658|full" image_border_radius="" company="Redattore" link="https://www.framescinema.com/redazione-nikolaos-gea" target="_blank"]

    Questo articolo è stato scritto da:

    [/fusion_testimonial][/fusion_testimonials]

  • ADATTAMENTO HOMECOMING – QUANDO LA VOCE SI FA IMMAGINE

    type=”flex” hundred_percent=”no” hundred_percent_height=”no” min_height=”” hundred_percent_height_scroll=”no” align_content=”stretch” flex_align_items=”flex-start” flex_justify_content=”flex-start” flex_column_spacing=”” hundred_percent_height_center_content=”yes” equal_height_columns=”no” container_tag=”div” menu_anchor=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” status=”published” publish_date=”” class=”” id=”” spacing_medium=”” margin_top_medium=”” margin_bottom_medium=”” spacing_small=”” margin_top_small=”” margin_bottom_small=”” margin_top=”” margin_bottom=”” padding_dimensions_medium=”” padding_top_medium=”” padding_right_medium=”” padding_bottom_medium=”” padding_left_medium=”” padding_dimensions_small=”” padding_top_small=”” padding_right_small=”” padding_bottom_small=”” padding_left_small=”” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” link_color=”” link_hover_color=”” border_sizes=”” border_sizes_top=”” border_sizes_right=”” border_sizes_bottom=”” border_sizes_left=”” border_color=”” border_style=”solid” box_shadow=”no” box_shadow_vertical=”” box_shadow_horizontal=”” box_shadow_blur=”0″ box_shadow_spread=”0″ box_shadow_color=”” box_shadow_style=”” z_index=”” overflow=”” gradient_start_color=”” gradient_end_color=”” gradient_start_position=”0″ gradient_end_position=”100″ gradient_type=”linear” radial_direction=”center center” linear_angle=”180″ background_color=”” background_image=”” background_position=”center center” background_repeat=”no-repeat” fade=”no” background_parallax=”none” enable_mobile=”no” parallax_speed=”0.3″ background_blend_mode=”none” video_mp4=”” video_webm=”” video_ogv=”” video_url=”” video_aspect_ratio=”16:9″ video_loop=”yes” video_mute=”yes” video_preview_image=”” render_logics=”” absolute=”off” absolute_devices=”small,medium,large” sticky=”off” sticky_devices=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_background_color=”” sticky_height=”” sticky_offset=”” sticky_transition_offset=”0″ scroll_offset=”0″ animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=”” filter_hue=”0″ filter_saturation=”100″ filter_brightness=”100″ filter_contrast=”100″ filter_invert=”0″ filter_sepia=”0″ filter_opacity=”100″ filter_blur=”0″ filter_hue_hover=”0″ filter_saturation_hover=”100″ filter_brightness_hover=”100″ filter_contrast_hover=”100″ filter_invert_hover=”0″ filter_sepia_hover=”0″ filter_opacity_hover=”100″ filter_blur_hover=”0″][fusion_builder_row][fusion_builder_column type=”1_1″ layout=”1_1″ align_self=”auto” content_layout=”column” align_content=”flex-start” valign_content=”flex-start” content_wrap=”wrap” spacing=”” center_content=”no” link=”” target=”_self” min_height=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” type_medium=”” type_small=”” order_medium=”0″ order_small=”0″ dimension_spacing_medium=”” dimension_spacing_small=”” dimension_spacing=”” dimension_margin_medium=”” dimension_margin_small=”” margin_top=”” margin_bottom=”” padding_medium=”” padding_small=”” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” hover_type=”none” border_sizes=”” border_color=”” border_style=”solid” border_radius=”” box_shadow=”no” dimension_box_shadow=”” box_shadow_blur=”0″ box_shadow_spread=”0″ box_shadow_color=”” box_shadow_style=”” background_type=”single” gradient_start_color=”” gradient_end_color=”” gradient_start_position=”0″ gradient_end_position=”100″ gradient_type=”linear” radial_direction=”center center” linear_angle=”180″ background_color=”” background_image=”” background_image_id=”” background_position=”left top” background_repeat=”no-repeat” background_blend_mode=”none” render_logics=”” filter_type=”regular” filter_hue=”0″ filter_saturation=”100″ filter_brightness=”100″ filter_contrast=”100″ filter_invert=”0″ filter_sepia=”0″ filter_opacity=”100″ filter_blur=”0″ filter_hue_hover=”0″ filter_saturation_hover=”100″ filter_brightness_hover=”100″ filter_contrast_hover=”100″ filter_invert_hover=”0″ filter_sepia_hover=”0″ filter_opacity_hover=”100″ filter_blur_hover=”0″ animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=”” last=”true” border_position=”all” first=”true”][fusion_text columns=”” column_min_width=”” column_spacing=”” rule_style=”default” rule_size=”” rule_color=”” content_alignment_medium=”” content_alignment_small=”” content_alignment=”justify” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” margin_top=”” margin_right=”” margin_bottom=”” margin_left=”” font_size=”” fusion_font_family_text_font=”” fusion_font_variant_text_font=”” line_height=”” letter_spacing=”” text_color=”” animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=””]

    PODCAST

    Se in passato sembravano prestarsi ad una trasposizione cinematografica soprattutto i libri, ci si è resi conto di quanto i podcast rappresentino un importante campo di sperimentazione e di innovazione di linguaggi e contenuti. Inoltre,  i podcast sono generalmente pensati e strutturati a puntate, quindi hanno una struttura affine a quella delle serie tv. Per questi motivi sempre più spesso molti podcast vengono adattati a video

    Certamente questa trasposizione comporta anche dei rischi. Basandosi unicamente sull’aspetto sonoro, il podcast invita lo spettatore ad immaginare. Il rischio è quello di non presentare un’immagine all’altezza delle aspettative o troppo diversa da come lo spettatore l’aveva pensata.

    La serie tv Homecoming è tratta dall’omonimo podcast di Eli Horowitz e Micah Bloomberg (anche collaborati per la sceneggiatura della serie), prodotto da Gimlet Media e riconosciuto come una delle migliori realtà a livello mondiale in questo ambito. 

    Il podcast racconta la storia di un assistente sociale, un veterano e una struttura sperimentale di riabilitazione attraverso 12 episodi carichi di mistero e suspense. Le puntate vengono portate avanti attraverso una serie di dialoghi, telefonate e conversazioni. Non c’è un narratore esterno ma non servono altre spiegazioni per restare coinvolti nella storia.

    Il regista Sam Esmail non si è limitato ad adattare i contenuti del podcast in video, ma ha reinterpretato quanto raccontato nella serie audio, prendendo concetti e idee differenti sul personaggio di Heidi per fare qualcosa di nuovo. 

    LA SERIE 

    I fan del podcast non sono gli unici a essersi resi conto del potenziale della serie: Amazon Prime Video lo ha, infatti, trasformato in una serie tv, il cui debutto risale al novembre 2018. 

    La serie ruota attorno a un mistero da scoprire. Heidi (Julia Roberts) è una consulente/ terapista che gestisce l’Homecoming Transitional Supporter Center, una struttura che nasce con l’obiettivo di accogliere i reduci di guerra, così da aiutarli a superare i traumi del passato e reinserirsi nella società. Nello specifico, Heidi si occupa di intrattenere colloqui giornalieri con i propri pazienti al fine di verificare come procede il loro percorso di reinserimento, sotto la supervisione di Colin Belfast (Bobby Cannavale), il suo capo. 

    Tutte le scene ambientate all’interno della struttura sopracitata, altro non sono che un flashback, che si alterna con il presente (ambientato nel 2022) in cui vediamo Heidi lavorare come cameriera in un ristorante. Un agente del Dipartimento di Difesa, Thomas Carrasco, irrompe nella sua vita per indagare sul caso Homecoming.

    La serie è stata spesso definita hitchcockiana, poiché la gestione dei tempi, delle inquadrature, dei ritmi e degli elementi della trama fanno pensare ai grandi classici cinematografici del thriller, in cui la tensione è palpabile grazie a quello che viene nascosto, non a quello che viene mostrato. In effetti, lo spettatore possiede quasi solo informazioni date ad Heidi ed è costretto a vivere con lei nell’incertezza costante e nel dubbio di quello che succederà dopo. 

    Sam Esmail stesso ha dichiarato che, sentendo il podcast, ciò che lo ha colpito maggiormente è stata l’atmosfera oppressiva di paranoia che lo permeava e il fatto che si concentrasse più sui personaggi che sull’intreccio narrativo. Ha aggiunto anche di essersi ispirato ai thriller degli anni ’70 ed in particolare a registi come Brian De Palma e Alan J. Pakula. Da grande fan, dunque, Esmail ha cercato di realizzare Homecoming trasportando su schermo le stesse atmosfere angoscianti del podcast. 

    TECNICISMI  

    La serie è un ottimo lavoro non solo dal punto di vista narrativo, ma anche tecnico.

    La regia alterna inquadrature orizzontali e verticali, scelta funzionale alla narrazione in quanto rappresenta l’alternanza tra passato e presente. Per fare un esempio: la prima sequenza si svolge nel 2018 ed è presentata in un normale formato widescreen; la seconda linea temporale, cioè il presente, usa il formato quadrato 1:1, dando così l’impressione di vedere scene registrate dal telefono di qualcuno. 

    Di grande importanza risulta anche la scelta fatta per la durata: gli episodi durano 30 minuti ciascuno, sono secchi ed essenziali. Una scelta funzionale alla narrazione, in quanto permettono di mantenere alto il ritmo e la tensione. 

    I colori sono molto cupi, al fine di far percepire allo spettatore un certo alone di mistero che permea l’intera serie. Anche per questo aspetto visivo gli showrunner si sono ispirati ai classici del genere degli anni ’70. Inoltre i colori risultano fondamentali anche per distinguere le due linee temporali: le sequenze nel 2018 sono più colorate, mentre quelle nel 2022 sono più piatte e spente, proprio per accrescere la sensazione che manchi qualcosa. 

    Particolare anche la scelta di utilizzare lo split-screen, quindi di dividere lo schermo in due parti, durante le conversazioni telefoniche, dando così la sensazione di essere capitati su una intercettazione che non avremmo dovuto sentire. Il regista ha dichiarato che per girare quelle scene hanno fatto realmente delle telefonate: i due si trovavano in stanze diverse e a volte tramite dei monitor vedevano quello che succedeva nell’altra stanza, altre volte ne erano all’oscuro.  

    La colonna sonora della serie è ripresa da alcuni famosi film come Vertigo, Tutti gli uomini del Presidente e Fuga da New York. La musica è qui un elemento fondamentale per creare un clima ansiogeno e paranoico. 

    CONCLUSIONE

    Il regista Sam Esmail, dopo Mr. Robot, ha creato uno dei prodotti seriali migliori degli ultimi anni, dal punto di vista sia narrativo che tecnico. Inoltre vanta anche un cast d’eccezione, con Julia Roberts come protagonista che fa così il suo esordio nel piccolo schermo passando per Bobby Cannavale e Stephan James.

    La serie ha ricevuto tre nomination ai Golden Globe nel 2019: candidatura per migliore attore in una serie tv drammatica a Stephan James e per migliore attrice a Julia Roberts; ma candidatura come migliore serie tv drammatica. 

    Il nostro consiglio, dunque, non può che essere quello di recuperare la serie, facilmente reperibile su Prime Video.

    [fusion_separator style_type="single solid" hide_on_mobile="small-visibility,medium-visibility,large-visibility" sticky_display="normal,sticky" class="" id="" flex_grow="0" top_margin="5" bottom_margin="45" width="" alignment="center" border_size="2" sep_color="#a13600" icon="" icon_size="" icon_color="" icon_circle="" icon_circle_color="" /][fusion_testimonials design="classic" navigation="no" speed="" backgroundcolor="" textcolor="" random="" hide_on_mobile="small-visibility,medium-visibility,large-visibility" class="" id=""][fusion_testimonial name="Cristiana Agosta" avatar="image" image="https://framescinemawebzine.com/wp-content/uploads/2021/04/frames-cinema.com13.png" image_id="1662|full" image_border_radius="" company="Redattrice" link="https://www.framescinema.com/redazione-cristiana-agosta" target="_blank"]

    Questo articolo è stato scritto da:

    [/fusion_testimonial][/fusion_testimonials]

  • MAESTRANZE – MAKE UP ARTIST

    type=”flex” hundred_percent=”no” hundred_percent_height=”no” min_height=”” hundred_percent_height_scroll=”no” align_content=”stretch” flex_align_items=”flex-start” flex_justify_content=”flex-start” flex_column_spacing=”” hundred_percent_height_center_content=”yes” equal_height_columns=”no” container_tag=”div” menu_anchor=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” status=”published” publish_date=”” class=”” id=”” spacing_medium=”” margin_top_medium=”” margin_bottom_medium=”” spacing_small=”” margin_top_small=”” margin_bottom_small=”” margin_top=”” margin_bottom=”” padding_dimensions_medium=”” padding_top_medium=”” padding_right_medium=”” padding_bottom_medium=”” padding_left_medium=”” padding_dimensions_small=”” padding_top_small=”” padding_right_small=”” padding_bottom_small=”” padding_left_small=”” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” link_color=”” link_hover_color=”” border_sizes=”” border_sizes_top=”” border_sizes_right=”” border_sizes_bottom=”” border_sizes_left=”” border_color=”” border_style=”solid” box_shadow=”no” box_shadow_vertical=”” box_shadow_horizontal=”” box_shadow_blur=”0″ box_shadow_spread=”0″ box_shadow_color=”” box_shadow_style=”” z_index=”” overflow=”” gradient_start_color=”” gradient_end_color=”” gradient_start_position=”0″ gradient_end_position=”100″ gradient_type=”linear” radial_direction=”center center” linear_angle=”180″ background_color=”” background_image=”” background_position=”center center” background_repeat=”no-repeat” fade=”no” background_parallax=”none” enable_mobile=”no” parallax_speed=”0.3″ background_blend_mode=”none” video_mp4=”” video_webm=”” video_ogv=”” video_url=”” video_aspect_ratio=”16:9″ video_loop=”yes” video_mute=”yes” video_preview_image=”” render_logics=”” absolute=”off” absolute_devices=”small,medium,large” sticky=”off” sticky_devices=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_background_color=”” sticky_height=”” sticky_offset=”” sticky_transition_offset=”0″ scroll_offset=”0″ animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=”” filter_hue=”0″ filter_saturation=”100″ filter_brightness=”100″ filter_contrast=”100″ filter_invert=”0″ filter_sepia=”0″ filter_opacity=”100″ filter_blur=”0″ filter_hue_hover=”0″ filter_saturation_hover=”100″ filter_brightness_hover=”100″ filter_contrast_hover=”100″ filter_invert_hover=”0″ filter_sepia_hover=”0″ filter_opacity_hover=”100″ filter_blur_hover=”0″][fusion_builder_row][fusion_builder_column type=”1_1″ layout=”1_1″ align_self=”auto” content_layout=”column” align_content=”flex-start” valign_content=”flex-start” content_wrap=”wrap” spacing=”” center_content=”no” link=”” target=”_self” min_height=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” type_medium=”” type_small=”” order_medium=”0″ order_small=”0″ dimension_spacing_medium=”” dimension_spacing_small=”” dimension_spacing=”” dimension_margin_medium=”” dimension_margin_small=”” margin_top=”” margin_bottom=”” padding_medium=”” padding_small=”” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” hover_type=”none” border_sizes=”” border_color=”” border_style=”solid” border_radius=”” box_shadow=”no” dimension_box_shadow=”” box_shadow_blur=”0″ box_shadow_spread=”0″ box_shadow_color=”” box_shadow_style=”” background_type=”single” gradient_start_color=”” gradient_end_color=”” gradient_start_position=”0″ gradient_end_position=”100″ gradient_type=”linear” radial_direction=”center center” linear_angle=”180″ background_color=”” background_image=”” background_image_id=”” background_position=”left top” background_repeat=”no-repeat” background_blend_mode=”none” render_logics=”” filter_type=”regular” filter_hue=”0″ filter_saturation=”100″ filter_brightness=”100″ filter_contrast=”100″ filter_invert=”0″ filter_sepia=”0″ filter_opacity=”100″ filter_blur=”0″ filter_hue_hover=”0″ filter_saturation_hover=”100″ filter_brightness_hover=”100″ filter_contrast_hover=”100″ filter_invert_hover=”0″ filter_sepia_hover=”0″ filter_opacity_hover=”100″ filter_blur_hover=”0″ animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=”” last=”true” border_position=”all” first=”true”][fusion_text columns=”” column_min_width=”” column_spacing=”” rule_style=”default” rule_size=”” rule_color=”” content_alignment_medium=”” content_alignment_small=”” content_alignment=”justify” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” margin_top=”” margin_right=”” margin_bottom=”” margin_left=”” font_size=”” fusion_font_family_text_font=”” fusion_font_variant_text_font=”” line_height=”” letter_spacing=”” text_color=”” animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=””]

    Una professione fondamentale per rendere credibile il volto di un attore o di un’attrice è quella del make up artist, la quale necessita di un accurato studio e di una completa conoscenza dei volti e della fisionomia umana, in tutte le sue ampie sfaccettature.

    Da sempre truccatori e truccatrici hanno lavorato all’interno dei set cinematografici: fin dagli albori del cinema nei primi anni del ‘900, infatti, queste figure erano sempre pronte a passare prima cerone e poi fondotinta agli interpreti.

    IL TRUCCO CINEMATOGRAFICO NELLA STORIA

    Nella tradizione teatrale era previsto un uso massiccio del cerone e di altri prodotti simili, al fine di enfatizzare i tratti del volto degli attori, così da essere visibili anche agli spettatori seduti nei posti più lontani.

    Nel XIX secolo, con l’introduzione delle luci a gas, un tale Ludwig Leichner creò una linea di ceroni color pelle, i quali, però, quando venivano impressionati dalla macchina da presa cambiavano tonalità: le tonalità calde in grigio scuro o nero, e quelle fredde in grigio chiaro o bianco. A causa di questi problemi si cominciò ad utilizzare nuove tecniche: Max Factor crea il primo trucco per il cinema, il Supreme Greasepaint: fondotinta chiari e semiliquidi, facilmente applicabili, con un risultato decisamente più naturale del cerone.

    Inoltre, le attrici, al fine di ottenere sguardi “magnetici”, utilizzavano il rossetto scuro sulle labbra e ombretti scuri leggermente sbavati, ma anche mascara e ciglia finte.

    Dunque, in breve, nell’era del cinema in bianco e nero la tipologia di trucco utilizzata dipendeva dal formato della pellicola, dalla tonalità dei grigi e dalle luci utilizzate sul set. Quando, a cavallo tra anni 50 e 60, arriva l’avvento del formato a colori, si comincia ad utilizzare tecniche differenti, basate maggiormente sulla valorizzazione dei visi degli attori/attrici e sulle mode o tendenze del momento.

    Nella contemporaneità, oltre al lavoro dei make up artist si fa spesso un uso massiccio di effetti speciali o tecniche CGI, purtroppo non sempre efficaci come il caso del trucco su Robert de Niro in The Irishman (2019, Martin Scorsese).

    LA PROFESSIONE IN BREVE

    Quella del make up artist è una professione tra le più antiche, ha le sue origini nel teatro e si evolve nel corso del tempo, tra moda e cinema. Non esiste e non è mai esistito un solo ed unico modo di truccare i performer: tutto dipende, in principio, dal contesto, ambientazione e dalle caratteristiche che si vogliono dare ai personaggi, ma anche dalla mission del regista. La domanda a cui si deve rispondere, dunque, è: come si vuole far apparire questo personaggio? Cool e alla moda, trascurato o indifferente? I tratti del volto possono suggerire tanto allo spettatore, considerando l’estrema importanza dei close up (primi piani),  spesso effettuati in determinate scene proprio per dare maggiore enfasi ed emozionare lo spettatore.

    Dunque, occorre definire innanzitutto la caratterizzazione del personaggio confrontandosi col regista e, in un secondo momento, osservare attentamente i lineamenti dell’interprete selezionato in fase di casting, così da lavorare anche con delle bozze all’eventuale trucco da effettuare.
    Sicuramente è molto utile avere anche una cultura sulla storia del trucco, cinematografico e non solo, conoscere le varie tecniche di make up e soprattutto i prodotti da ordinare e utilizzare, siano essi fondotinta, creme, skincare, ecc…

    Infine, mi sembra corretto dar credito ad alcuni tra i make up artist più famosi e importanti della storia del cinema, dai più remoti ai più contemporanei:

    Lorella De rossi, truccatrice molto nota nel contesto internazionale, ha collaborato con registi del calibro di James Cameron e David Lynch. Specializzata nell’applicazione di protesi facciali e nell’invecchiamento degli attori/attrici.
    -Jack Pierce, noto per aver truccato la mummia, per aver dato il volto all’uomo lupo ma soprattutto al mostro di Frankenstein.
    -Michèle Burke, truccatrice irlandese, naturalizzata canadese, due volte premio Oscar per La guerra del fuoco e Dracula di Bram stoker, ha realizzato anche il trucco di Vanilla sky, Minority Report, Mission impossible III.
    -Richard “Rick” Baker, a lui si deve l’Oscar per miglior trucco, istituito dall’Academy nel 1981. È specializzato in trucchi per effetti speciali, come Men in Black, Il Grinch o il video musicale Thriller di Michael Jackson.
    Alessandro Bertolazzi, infine, è tra i nomi di punta nel panorama dei make up artist cinematografici, soprattutto dopo aver vinto il premio Oscar nel 2017 per il miglior trucco grazie al suo lavoro in Suicide Squad, tra i film a cui ha collaborato si ricordano Il testimone dello sposo, Il fantasma dell’Opera, Malèna, Babel, Gomorra, Angeli e Demoni, J. Edgar, Skyfall, The Impossible e Fury.

    Per chi fosse interessato/a alla professione ci sono tantissime scuole di trucco cinematografico in tutta Italia, una delle migliori sicuramente l’accademia nazionale di cinema di Bologna, che tra i vari corsi di formazione propone la qualifica in Make up artist cinematografico.

    Per leggere tutti gli articoli della rubriche maestranze clicca qui!

    [fusion_separator style_type="single solid" hide_on_mobile="small-visibility,medium-visibility,large-visibility" sticky_display="normal,sticky" class="" id="" flex_grow="0" top_margin="5" bottom_margin="45" width="" alignment="center" border_size="2" sep_color="#a13600" icon="" icon_size="" icon_color="" icon_circle="" icon_circle_color="" /][fusion_testimonials design="classic" navigation="no" speed="" backgroundcolor="" textcolor="" random="" hide_on_mobile="small-visibility,medium-visibility,large-visibility" class="" id=""][fusion_testimonial name="Sal Guida" avatar="image" image="https://framescinemawebzine.com/wp-content/uploads/2021/04/frames-cinema.com9_.png" image_id="1653|full" image_border_radius="" company="Redattore" link="https://www.framescinema.com/redazione-sal-guida" target="_blank"]

    Questo articolo è stato scritto da:

    [/fusion_testimonial][/fusion_testimonials]