Category: Recensioni

  • RECENSIONE PER LUCIO – IL DOCUMENTARIO DI PIETRO MARCELLO DEDICATO A DALLA

    type=”flex” hundred_percent=”no” hundred_percent_height=”no” min_height=”” hundred_percent_height_scroll=”no” align_content=”stretch” flex_align_items=”flex-start” flex_justify_content=”flex-start” flex_column_spacing=”” hundred_percent_height_center_content=”yes” equal_height_columns=”no” container_tag=”div” menu_anchor=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” status=”published” publish_date=”” class=”” id=”” spacing_medium=”” margin_top_medium=”” margin_bottom_medium=”” spacing_small=”” margin_top_small=”” margin_bottom_small=”” margin_top=”” margin_bottom=”” padding_dimensions_medium=”” padding_top_medium=”” padding_right_medium=”” padding_bottom_medium=”” padding_left_medium=”” padding_dimensions_small=”” padding_top_small=”” padding_right_small=”” padding_bottom_small=”” padding_left_small=”” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” link_color=”” link_hover_color=”” border_sizes=”” border_sizes_top=”” border_sizes_right=”” border_sizes_bottom=”” border_sizes_left=”” border_color=”” border_style=”solid” box_shadow=”no” box_shadow_vertical=”” box_shadow_horizontal=”” box_shadow_blur=”0″ box_shadow_spread=”0″ box_shadow_color=”” box_shadow_style=”” z_index=”” overflow=”” gradient_start_color=”” gradient_end_color=”” gradient_start_position=”0″ gradient_end_position=”100″ gradient_type=”linear” radial_direction=”center center” linear_angle=”180″ background_color=”” background_image=”” background_position=”center center” background_repeat=”no-repeat” fade=”no” background_parallax=”none” enable_mobile=”no” parallax_speed=”0.3″ background_blend_mode=”none” video_mp4=”” video_webm=”” video_ogv=”” video_url=”” video_aspect_ratio=”16:9″ video_loop=”yes” video_mute=”yes” video_preview_image=”” render_logics=”” absolute=”off” absolute_devices=”small,medium,large” sticky=”off” sticky_devices=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_background_color=”” sticky_height=”” sticky_offset=”” sticky_transition_offset=”0″ scroll_offset=”0″ animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=”” filter_hue=”0″ filter_saturation=”100″ filter_brightness=”100″ filter_contrast=”100″ filter_invert=”0″ filter_sepia=”0″ filter_opacity=”100″ filter_blur=”0″ filter_hue_hover=”0″ filter_saturation_hover=”100″ filter_brightness_hover=”100″ filter_contrast_hover=”100″ filter_invert_hover=”0″ filter_sepia_hover=”0″ filter_opacity_hover=”100″ filter_blur_hover=”0″][fusion_builder_row][fusion_builder_column type=”1_1″ layout=”1_1″ align_self=”auto” content_layout=”column” align_content=”flex-start” valign_content=”flex-start” content_wrap=”wrap” spacing=”” center_content=”no” link=”” target=”_self” min_height=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” type_medium=”” type_small=”” order_medium=”0″ order_small=”0″ dimension_spacing_medium=”” dimension_spacing_small=”” dimension_spacing=”” dimension_margin_medium=”” dimension_margin_small=”” margin_top=”” margin_bottom=”” padding_medium=”” padding_small=”” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” hover_type=”none” border_sizes=”” border_color=”” border_style=”solid” border_radius=”” box_shadow=”no” dimension_box_shadow=”” box_shadow_blur=”0″ box_shadow_spread=”0″ box_shadow_color=”” box_shadow_style=”” background_type=”single” gradient_start_color=”” gradient_end_color=”” gradient_start_position=”0″ gradient_end_position=”100″ gradient_type=”linear” radial_direction=”center center” linear_angle=”180″ background_color=”” background_image=”” background_image_id=”” background_position=”left top” background_repeat=”no-repeat” background_blend_mode=”none” render_logics=”” filter_type=”regular” filter_hue=”0″ filter_saturation=”100″ filter_brightness=”100″ filter_contrast=”100″ filter_invert=”0″ filter_sepia=”0″ filter_opacity=”100″ filter_blur=”0″ filter_hue_hover=”0″ filter_saturation_hover=”100″ filter_brightness_hover=”100″ filter_contrast_hover=”100″ filter_invert_hover=”0″ filter_sepia_hover=”0″ filter_opacity_hover=”100″ filter_blur_hover=”0″ animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=”” last=”true” border_position=”all” first=”true”][fusion_text columns=”” column_min_width=”” column_spacing=”” rule_style=”default” rule_size=”” rule_color=”” content_alignment_medium=”” content_alignment_small=”” content_alignment=”justify” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” margin_top=”” margin_right=”” margin_bottom=”” margin_left=”” font_size=”” fusion_font_family_text_font=”” fusion_font_variant_text_font=”” line_height=”” letter_spacing=”” text_color=”” animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=””]

    Lucio Dalla è stato un cantautore fondamentale per l’immaginario musicale e culturale italiano: ha attraversato i decenni e gli stili musicali con alcune delle canzoni più iconiche della storia della musica, e per questo al cantautore bolognese Pietro Marcello (Martin Eden) dedica il documentario Per Lucio.

    L’ambiguità lessicale del titolo riassume perfettamente le due anime di questo documentario: una dedica affettuosa a un artista – e a un uomo – unico, nelle parole di chi l’ha conosciuto bene, ma anche l’esplorazione del personale punto di vista di Dalla sulla musica e sulla vita.

    Per Lucio non è e non vuole essere il documentario definitivo sul cantautore bolognese. Gli unici coinvolti nel documentario sono Umberto “Tobia” Righi, manager di Dalla per oltre quarant’anni, e Stefano Bonaga: nella prima parte viene intervistato il solo Righi, la seconda parte assume invece la forma di una cena tra questi due vecchi conoscenti di Lucio Dalla, occasione per parlare dell’amico scomparso ma in qualche modo sempre presente.

    Parte fondamentale del documentario sono naturalmente le sue canzoni, alla base di bei filmati storici, accuratamente scelti e montati. Umberto Righi afferma che Lucio Dalla “sapeva tutto”, era un attento osservatore della realtà italiana: le sue canzoni diventano quindi specchio di avvenimenti storici, umori e inquietudini di un’Italia cresciuta forse troppo in fretta dopo il secondo dopoguerra, filtrati dalla sua convinta fede nell’umanità. Lucio Dalla interviene spesso, tramite interessanti filmati d’archivio, interviste e confessioni, e le canzoni accompagnano le immagini dell’Italia di allora – si va dall’immediato secondo dopoguerra alla strage di Bologna. L’idea di Pietro Marcello consiste nell’indagare la personalità di Dalla anche attraverso le sue canzoni, e quindi attraverso la storia e la cultura di un intero Paese. Le omissioni – biografiche e musicali – operate da Marcello sono troppe per poter essere elencate, ma come si diceva poco fa Per Lucio non vuole essere una biografia esauriente su Dalla quanto un ricordo condiviso, una conversazione su una conoscenza comune e su un pilastro della musica italiana. 

    Questo punto di vista – volutamente – poco esaustivo è la scelta più spiazzante e originale del film.

    È tuttavia anche il più grande difetto di un film che appare incompleto, fin troppo frammentario: un po’ come se lo spettatore fosse invitato a partecipare a questa conversazione a cuore aperto su Lucio Dalla, ma tale conversazione girasse continuamente attorno a un punto senza mai metterlo completamente a fuoco. Tanto che pure il finale è tronco, e i titoli di coda scorrono lasciando l’impressione che manchi qualcosa, di non avere raggiunto un vero punto principale: a questa impressione contribuisce la mancanza un vero filo conduttore narrativo che colleghi le canzoni di questa raccolta musicale con – pur belle – immagini.

    Per Lucio è un documentario originale e interessante, montato con un indubbia perizia e frutto di un’autentica passione per l’opera musicale del cantautore, e i fan di Lucio Dalla lo apprezzeranno: tuttavia, non dice niente di veramente nuovo sul cantautore, né sull’uomo Dalla.

    [fusion_separator style_type=”single solid” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” flex_grow=”0″ top_margin=”5″ bottom_margin=”15″ width=”” alignment=”center” border_size=”2″ sep_color=”#a13600″ icon=”” icon_size=”” icon_color=”” icon_circle=”” icon_circle_color=”” /][fusion_text columns=”” column_min_width=”” column_spacing=”” rule_style=”default” rule_size=”” rule_color=”” content_alignment_medium=”” content_alignment_small=”” content_alignment=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” margin_top=”” margin_right=”” margin_bottom=”” margin_left=”” font_size=”” fusion_font_family_text_font=”” fusion_font_variant_text_font=”” line_height=”” letter_spacing=”” text_color=”” animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=””]

    SUPPORTACI

    Acquistando i prodotti seguenti, una parte della spesa (senza maggiorazione) ci viene riconosciuta da Amazon come commissione. Questo vale per qualsiasi oggetto acquistato navigando su Amazon a partire dai link che trovate qui sotto. In questo modo riusciremo ad autofinanziarci per poter migliorare costantemente e continuare a lavorare per voi. Grazie.

    [fusion_separator style_type="single solid" hide_on_mobile="small-visibility,medium-visibility,large-visibility" sticky_display="normal,sticky" class="" id="" flex_grow="0" top_margin="5" bottom_margin="45" width="" alignment="center" border_size="2" sep_color="#a13600" icon="" icon_size="" icon_color="" icon_circle="" icon_circle_color="" /][fusion_testimonials design="classic" navigation="no" speed="" backgroundcolor="" textcolor="" random="" hide_on_mobile="small-visibility,medium-visibility,large-visibility" class="" id=""][fusion_testimonial name="Valentino Feltrin" avatar="image" image="https://framescinemawebzine.com/wp-content/uploads/2020/04/cropped-My-Post.png" image_id="924|full" image_border_radius="" company="Redattore" link="https://framescinemawebzine.com/redazione" target="_blank"]

    Questo articolo è stato scritto da:

    [/fusion_testimonial][/fusion_testimonials]

  • RECENSIONE FEAR STREET PARTE 1: 1994

    type=”flex” hundred_percent=”no” hundred_percent_height=”no” min_height=”” hundred_percent_height_scroll=”no” align_content=”stretch” flex_align_items=”flex-start” flex_justify_content=”flex-start” flex_column_spacing=”” hundred_percent_height_center_content=”yes” equal_height_columns=”no” container_tag=”div” menu_anchor=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” status=”published” publish_date=”” class=”” id=”” spacing_medium=”” margin_top_medium=”” margin_bottom_medium=”” spacing_small=”” margin_top_small=”” margin_bottom_small=”” margin_top=”” margin_bottom=”” padding_dimensions_medium=”” padding_top_medium=”” padding_right_medium=”” padding_bottom_medium=”” padding_left_medium=”” padding_dimensions_small=”” padding_top_small=”” padding_right_small=”” padding_bottom_small=”” padding_left_small=”” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” link_color=”” link_hover_color=”” border_sizes=”” border_sizes_top=”” border_sizes_right=”” border_sizes_bottom=”” border_sizes_left=”” border_color=”” border_style=”solid” box_shadow=”no” box_shadow_vertical=”” box_shadow_horizontal=”” box_shadow_blur=”0″ box_shadow_spread=”0″ box_shadow_color=”” box_shadow_style=”” z_index=”” overflow=”” gradient_start_color=”” gradient_end_color=”” gradient_start_position=”0″ gradient_end_position=”100″ gradient_type=”linear” radial_direction=”center center” linear_angle=”180″ background_color=”” background_image=”” background_position=”center center” background_repeat=”no-repeat” fade=”no” background_parallax=”none” enable_mobile=”no” parallax_speed=”0.3″ background_blend_mode=”none” video_mp4=”” video_webm=”” video_ogv=”” video_url=”” video_aspect_ratio=”16:9″ video_loop=”yes” video_mute=”yes” video_preview_image=”” render_logics=”” absolute=”off” absolute_devices=”small,medium,large” sticky=”off” sticky_devices=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_background_color=”” sticky_height=”” sticky_offset=”” sticky_transition_offset=”0″ scroll_offset=”0″ animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=”” filter_hue=”0″ filter_saturation=”100″ filter_brightness=”100″ filter_contrast=”100″ filter_invert=”0″ filter_sepia=”0″ filter_opacity=”100″ filter_blur=”0″ filter_hue_hover=”0″ filter_saturation_hover=”100″ filter_brightness_hover=”100″ filter_contrast_hover=”100″ filter_invert_hover=”0″ filter_sepia_hover=”0″ filter_opacity_hover=”100″ filter_blur_hover=”0″][fusion_builder_row][fusion_builder_column type=”1_1″ layout=”1_1″ align_self=”auto” content_layout=”column” align_content=”flex-start” valign_content=”flex-start” content_wrap=”wrap” spacing=”” center_content=”no” link=”” target=”_self” min_height=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” type_medium=”” type_small=”” order_medium=”0″ order_small=”0″ dimension_spacing_medium=”” dimension_spacing_small=”” dimension_spacing=”” dimension_margin_medium=”” dimension_margin_small=”” margin_top=”” margin_bottom=”” padding_medium=”” padding_small=”” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” hover_type=”none” border_sizes=”” border_color=”” border_style=”solid” border_radius=”” box_shadow=”no” dimension_box_shadow=”” box_shadow_blur=”0″ box_shadow_spread=”0″ box_shadow_color=”” box_shadow_style=”” background_type=”single” gradient_start_color=”” gradient_end_color=”” gradient_start_position=”0″ gradient_end_position=”100″ gradient_type=”linear” radial_direction=”center center” linear_angle=”180″ background_color=”” background_image=”” background_image_id=”” background_position=”left top” background_repeat=”no-repeat” background_blend_mode=”none” render_logics=”” filter_type=”regular” filter_hue=”0″ filter_saturation=”100″ filter_brightness=”100″ filter_contrast=”100″ filter_invert=”0″ filter_sepia=”0″ filter_opacity=”100″ filter_blur=”0″ filter_hue_hover=”0″ filter_saturation_hover=”100″ filter_brightness_hover=”100″ filter_contrast_hover=”100″ filter_invert_hover=”0″ filter_sepia_hover=”0″ filter_opacity_hover=”100″ filter_blur_hover=”0″ animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=”” last=”true” border_position=”all” first=”true”][fusion_text columns=”” column_min_width=”” column_spacing=”” rule_style=”default” rule_size=”” rule_color=”” content_alignment_medium=”” content_alignment_small=”” content_alignment=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” margin_top=”” margin_right=”” margin_bottom=”” margin_left=”” font_size=”” fusion_font_family_text_font=”” fusion_font_variant_text_font=”” line_height=”” letter_spacing=”” text_color=”” animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=””]

    Negli anni, Netflix ha abituato i propri consumatori ad una quantità piuttosto elevata di serie tv originali di diversa qualità: sono innegabili gli scivoloni, ma in egual modo le vette toccate da alcune produzioni. Quando però si parla di film originali il discorso prende una piega decisamente differente. Salvo qualche eccezione (non si può non nominare il The Irishman di Scorsese), la maggior parte dei film targati Netflix sono prodotti estremamente mediocri, se non pessimi: Death Note  (Adam Wingard, 2017), Open House  (Matt Angel-Suzanne Coote, 2018), Sotto il sole di Riccione  (YouNuts, 2020) solo per citarne alcuni, non hanno affatto entusiasmato critica e pubblico. Questo ha portato molti spettatori a limitare il loro hype nei confronti dei film Netflix Originals, arrivando addirittura a snobbarli senza dar loro nemmeno una possibilità.

    Ma la casa dalla grande N rossa non molla mai ed è arrivata così a produrre non un solo film ma un’intera trilogia esclusiva per la sua piattaforma. Adattando i racconti di R. L. Stine (sì, proprio l’autore di Piccoli Brividi), è arrivato in data 2 Luglio il primo capitolo, intitolato Fear Street Parte 1: 1994 con alla regia Leigh Janiak. Questa volta Netflix sembra aver preso la strada giusta ed essere in procinto di produrre un’ottima saga. Vediamo insieme, dunque, di analizzare questo primo capitolo, in attesa dei successivi in uscita, rispettivamente, il 9 e 16 Luglio.

    LA PAURA FA NOVANTA

    1994. La scena si apre all’interno di un Centro Commerciale passato l’orario di chiusura e ci viene presentata Heather, la protagonista (interpretata da Maya Hawke, figli di Uma Thurman e Ethan Hawke, conosciutissima dal pubblico Netflix soprattutto grazie alla sua partecipazione nella terza stagione di Stranger Things), che parla con il collega ed amico Ryan di come intendano fuggire dalla città. Ad un tratto Ryan impazzisce uccidendo tutte le persone presenti dentro il supermercato, compresa la stessa Heather, finché non viene fermato ed ucciso dalla Polizia arrivata sul luogo.

    Utilizzata la “tecnica Scream” (inserire un’attrice famosa all’inizio del film per far pensare allo spettatore che sia la protagonista, per poi ucciderla nell’arco di 10 minuti), il film ci presenta i veri protagonisti: Deena (Kiana Madeira), una ragazza nel bel mezzo di una crisi di coppia con Sam (Olivia Scott), e i due suoi amici Simon (Fred Hechinger) e Kate (Julia Rehwald) a cui si aggiunge poi il fratello di Deena, Josh (Benjamin Flores Jr.), il nerd del gruppo convinto che gli omicidi che affliggono la cittadina da anni siano in realtà opera di una strega.

    Come si evince dal titolo, gli anni ’90 sono fondamentali per la pellicola all’interno della trama e della vita dei protagonisti (non esistevano telefoni cellulari, i computer erano un lusso che non tutti potevano permettersi ed erano molto più limitati di quanto lo siano oggi), ma lo sono altrettanto per le numerose ispirazioni a cui attinge il racconto. La principale fonte è il già citato Scream  di Wes Craven, con il compositore Marco Beltrami in comune tra le due produzioni ed il regista Leigh Janiak al lavoro dietro la macchina da presa per alcuni episodi dell’omonima serie reboot del franchise (distribuita in Italia proprio da Netflix). 

    La regia si attesta su buoni livelli, senza infamia e senza lode, ma riuscendo a mantenersi solida soprattutto nei vari momenti di tensione ottimamente costruiti. Preme sottolineare come anche nell’ambito regia si cerca spesso il citazionismo, con diverse inquadrature che rimandano chiaramente a cult horror del passato. Anche la fotografia fa un buon lavoro, creando ottimi scorci soprattutto negli interni notturni. Buona risulta anche la recitazione, soprattutto dei cinque protagonisti, particolarmente in parte.

    TO BE CONTINUED

    La componente più forte del film è sicuramente la sceneggiatura. Nonostante in alcuni punti risulti piuttosto semplice, permettendo così a chiunque di seguire le vicende principali senza problemi, durante tutta la durata del film vengono costantemente date allo spettatore un’informazione dopo l’altra, in modo da approfondire la storia gettando le basi per un’ambientazione particolarmente interessante e complicata al punto giusto. La componente horror del film viene poi accompagnata da dinamiche tipiche del teen drama, che risultano ben inserite e non stucchevoli (dimostrando come Sex Education, altra produzione Netflix, stia già facendo scuola).

    La forza del racconto sta proprio nella sua divisione in tre segmenti divisi in tre film separati, ognuno dei quali si focalizza su vicende diverse che finiscono però per amalgamarsi assieme, costruendo così un’entusiasmante storia ben approfondita e raccontata. Con questo primo capitolo, non solo ci vengono raccontate le vicende dei ragazzi durante gli anni ’90, ma ci vengono presentati anche elementi che verranno poi approfonditi nei due sequel, ambientati rispettivamente nel 1978 e nel 1666. Anche qui le citazioni ed i richiami ad altre pellicole si sprecano, tra i quali non si può non citare un palese richiamo a Stephen King ed in particolare al famosissimo racconto It, nel mostrare come le varie vicende accadute nel corso degli anni nella cittadina di Shadyside siano tutte collegate.

    CONCLUSIONI

    Traendo ispirazione dai racconti di R. L. Stine, Netflix è riuscita a produrre un ottimo film horror, che riesce a trarre le giuste ispirazioni dai capisaldi del genere ma riuscendo a rimanere comunque originale. Buone la regia e la fotografia, ottima la recitazione ma il fiore all’occhiello è proprio la sceneggiatura che riesce a creare un primo capitolo chiaro e con una forte componente di intrattenimento da un lato e con parecchi elementi che suscitano nello spettatore un’ampia curiosità per i due sequel in uscita. Un’ottima produzione quindi, che riesce a tirare fuori Netflix dallo stereotipo che si era creata in questi anni. Siamo sulla strada giusta.

    [fusion_separator style_type="single solid" hide_on_mobile="small-visibility,medium-visibility,large-visibility" sticky_display="normal,sticky" class="" id="" flex_grow="0" top_margin="5" bottom_margin="45" width="" alignment="center" border_size="2" sep_color="#a13600" icon="" icon_size="" icon_color="" icon_circle="" icon_circle_color="" /][fusion_testimonials design="classic" navigation="no" speed="" backgroundcolor="" textcolor="" random="" hide_on_mobile="small-visibility,medium-visibility,large-visibility" class="" id=""][fusion_testimonial name="Mattia Bianconi" avatar="image" image="https://framescinemawebzine.com/wp-content/uploads/2021/04/frames-cinema.com6_.png" image_id="1648|full" image_border_radius="" company="Redattore" link="https://framescinemawebzine.com/redazione" target="_blank"]

    Questo articolo è stato scritto da:

    [/fusion_testimonial][/fusion_testimonials]

  • RECENSIONE LA TERRA DEI FIGLI – IL CINEMA POST-APOCALITTICO ITALIANO

    type=”flex” hundred_percent=”no” hundred_percent_height=”no” min_height=”” hundred_percent_height_scroll=”no” align_content=”stretch” flex_align_items=”flex-start” flex_justify_content=”flex-start” flex_column_spacing=”” hundred_percent_height_center_content=”yes” equal_height_columns=”no” container_tag=”div” menu_anchor=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” status=”published” publish_date=”” class=”” id=”” spacing_medium=”” margin_top_medium=”” margin_bottom_medium=”” spacing_small=”” margin_top_small=”” margin_bottom_small=”” margin_top=”” margin_bottom=”” padding_dimensions_medium=”” padding_top_medium=”” padding_right_medium=”” padding_bottom_medium=”” padding_left_medium=”” padding_dimensions_small=”” padding_top_small=”” padding_right_small=”” padding_bottom_small=”” padding_left_small=”” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” link_color=”” link_hover_color=”” border_sizes=”” border_sizes_top=”” border_sizes_right=”” border_sizes_bottom=”” border_sizes_left=”” border_color=”” border_style=”solid” box_shadow=”no” box_shadow_vertical=”” box_shadow_horizontal=”” box_shadow_blur=”0″ box_shadow_spread=”0″ box_shadow_color=”” box_shadow_style=”” z_index=”” overflow=”” gradient_start_color=”” gradient_end_color=”” gradient_start_position=”0″ gradient_end_position=”100″ gradient_type=”linear” radial_direction=”center center” linear_angle=”180″ background_color=”” background_image=”” background_position=”center center” background_repeat=”no-repeat” fade=”no” background_parallax=”none” enable_mobile=”no” parallax_speed=”0.3″ background_blend_mode=”none” video_mp4=”” video_webm=”” video_ogv=”” video_url=”” video_aspect_ratio=”16:9″ video_loop=”yes” video_mute=”yes” video_preview_image=”” render_logics=”” absolute=”off” absolute_devices=”small,medium,large” sticky=”off” sticky_devices=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_background_color=”” sticky_height=”” sticky_offset=”” sticky_transition_offset=”0″ scroll_offset=”0″ animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=”” filter_hue=”0″ filter_saturation=”100″ filter_brightness=”100″ filter_contrast=”100″ filter_invert=”0″ filter_sepia=”0″ filter_opacity=”100″ filter_blur=”0″ filter_hue_hover=”0″ filter_saturation_hover=”100″ filter_brightness_hover=”100″ filter_contrast_hover=”100″ filter_invert_hover=”0″ filter_sepia_hover=”0″ filter_opacity_hover=”100″ filter_blur_hover=”0″][fusion_builder_row][fusion_builder_column type=”1_1″ layout=”1_1″ align_self=”auto” content_layout=”column” align_content=”flex-start” valign_content=”flex-start” content_wrap=”wrap” spacing=”” center_content=”no” link=”” target=”_self” min_height=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” type_medium=”” type_small=”” order_medium=”0″ order_small=”0″ dimension_spacing_medium=”” dimension_spacing_small=”” dimension_spacing=”” dimension_margin_medium=”” dimension_margin_small=”” margin_top=”” margin_bottom=”” padding_medium=”” padding_small=”” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” hover_type=”none” border_sizes=”” border_color=”” border_style=”solid” border_radius=”” box_shadow=”no” dimension_box_shadow=”” box_shadow_blur=”0″ box_shadow_spread=”0″ box_shadow_color=”” box_shadow_style=”” background_type=”single” gradient_start_color=”” gradient_end_color=”” gradient_start_position=”0″ gradient_end_position=”100″ gradient_type=”linear” radial_direction=”center center” linear_angle=”180″ background_color=”” background_image=”” background_image_id=”” background_position=”left top” background_repeat=”no-repeat” background_blend_mode=”none” render_logics=”” filter_type=”regular” filter_hue=”0″ filter_saturation=”100″ filter_brightness=”100″ filter_contrast=”100″ filter_invert=”0″ filter_sepia=”0″ filter_opacity=”100″ filter_blur=”0″ filter_hue_hover=”0″ filter_saturation_hover=”100″ filter_brightness_hover=”100″ filter_contrast_hover=”100″ filter_invert_hover=”0″ filter_sepia_hover=”0″ filter_opacity_hover=”100″ filter_blur_hover=”0″ animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=”” last=”true” border_position=”all” first=”true”][fusion_text columns=”” column_min_width=”” column_spacing=”” rule_style=”default” rule_size=”” rule_color=”” content_alignment_medium=”” content_alignment_small=”” content_alignment=”justify” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” margin_top=”” margin_right=”” margin_bottom=”” margin_left=”” font_size=”” fusion_font_family_text_font=”” fusion_font_variant_text_font=”” line_height=”” letter_spacing=”” text_color=”” animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=””]

    Ispirato all’omonimo graphic novel di Gipi, La terra dei figli è il nuovo film diretto e co-sceneggiato da Claudio Cupellini e potrebbe essere una delle più grandi sorprese del cinema italiano recente.

    Innanzitutto è un film di un genere, a esclusione di produzioni fantascientifiche italiane degli anni ’70-‘80, non così esplorato dal cinema nostrano: la storia ha luogo in un imprecisato futuro post-apocalittico, a seguito di una guerra. La civiltà è al collasso, i superstiti sono abbandonati alla lotta per la sopravvivenza; in questo paesaggio un ragazzo analfabeta, interpretato da Leon de La Vallée, alla morte del padre cerca qualcuno che possa leggergli il diario che il genitore custodiva. Attraversa quindi un territorio paludoso abitato da personaggi ostili, in cerca di risposte che il diario può dargli.

    La “terra dei figli” è una terra che ha rinunciato sia al passato che al futuro: i ricordi e la Storia sono un dolore pericoloso, da evitare, mentre del domani non sembra importare nessuno. Tanto che i figli, la generazione nata dopo la catastrofe, viene trattata come un fastidio nel migliore dei casi, e come carne da macello nel peggiore, e subiscono tutto il peso degli errori dei loro genitori. La buona regia di Claudio Cupellini alterna ritratti di questo mondo e momenti di introspezione: campi lunghissimi che abbracciano paludi e resti di una civiltà tramontata, alternati a primissimi piani spesso scavati nella luce fioca di una lanterna. Le ambientazioni sono protagoniste quanto i personaggi, favorite dall’ottimo production design di Daniele Frabetti e dalla fotografia di Gergely Pohárnok. Questa terra è fatta di vaste paludi, strade colme, complessi industriali abbandonati abbandonati sporche, umide, metafora di un tempo immobile e smorto ma non del tutto privo di speranza.

    I personaggi sono complessi e ben definiti: Leon de La Vallée, nella maggior parte del film piuttosto acerbo e monocorde, riesce comunque a offrire lampi di grande intensità attoriale, e risulta straordinariamente in parte nell’interpretare il ragazzo senza nome, crudele e fragile, in cerca di un’identità. Ottima Maria Roveran nel ruolo di Maria, una ragazza inizialmente prigioniera di due contadini, che accompagna il protagonista nel suo viaggio. Due giovani supportati da un bel cast che comprende sorprendenti volti noti, come la “strega” cieca interpretata da Valeria Golino e il boia che, sotto la maschera, nasconde un irriconoscibile Valerio Mastandrea.

    È facile trovare imperfezioni in questo film: la durata è forse un po’ troppo estesa rispetto alla storia raccontata ed è un peccato non aver trovato più posto per le figure femminili, oltre a quello di supporto emotivo per i personaggi maschili. Tuttavia La terra dei figli è un film ispirato e coraggioso e dimostra, ancora una volta, la capacità del cinema nostrano recente di giocare con generi e storie che sembravano non avere più molto di nuovo da offrire. Non avrà l’impatto mediatico sfolgorante di Lo chiamavano Jeeg Robot, le dimensioni da blockbuster de Il primo Re o l’urgenza civile di Sulla mia pelle; tuttavia, il cinema italiano (ri)parte anche da qui.

    [fusion_separator style_type="single solid" hide_on_mobile="small-visibility,medium-visibility,large-visibility" sticky_display="normal,sticky" class="" id="" flex_grow="0" top_margin="5" bottom_margin="45" width="" alignment="center" border_size="2" sep_color="#a13600" icon="" icon_size="" icon_color="" icon_circle="" icon_circle_color="" /][fusion_testimonials design="classic" navigation="no" speed="" backgroundcolor="" textcolor="" random="" hide_on_mobile="small-visibility,medium-visibility,large-visibility" class="" id=""][fusion_testimonial name="Valentino Feltrin" avatar="image" image="https://framescinemawebzine.com/wp-content/uploads/2020/04/cropped-My-Post.png" image_id="924|full" image_border_radius="" company="Redattore" link="https://framescinemawebzine.com/redazione" target="_blank"]

    Questo articolo è stato scritto da:

    [/fusion_testimonial][/fusion_testimonials]

  • RECENSIONE SPIRAL – L’EREDITÀ DI SAW

    type=”flex” hundred_percent=”no” hundred_percent_height=”no” min_height=”” hundred_percent_height_scroll=”no” align_content=”stretch” flex_align_items=”flex-start” flex_justify_content=”flex-start” flex_column_spacing=”” hundred_percent_height_center_content=”yes” equal_height_columns=”no” container_tag=”div” menu_anchor=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” status=”published” publish_date=”” class=”” id=”” spacing_medium=”” margin_top_medium=”” margin_bottom_medium=”” spacing_small=”” margin_top_small=”” margin_bottom_small=”” margin_top=”” margin_bottom=”” padding_dimensions_medium=”” padding_top_medium=”” padding_right_medium=”” padding_bottom_medium=”” padding_left_medium=”” padding_dimensions_small=”” padding_top_small=”” padding_right_small=”” padding_bottom_small=”” padding_left_small=”” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” link_color=”” link_hover_color=”” border_sizes=”” border_sizes_top=”” border_sizes_right=”” border_sizes_bottom=”” border_sizes_left=”” border_color=”” border_style=”solid” box_shadow=”no” box_shadow_vertical=”” box_shadow_horizontal=”” box_shadow_blur=”0″ box_shadow_spread=”0″ box_shadow_color=”” box_shadow_style=”” z_index=”” overflow=”” gradient_start_color=”” gradient_end_color=”” gradient_start_position=”0″ gradient_end_position=”100″ gradient_type=”linear” radial_direction=”center center” linear_angle=”180″ background_color=”” background_image=”” background_position=”center center” background_repeat=”no-repeat” fade=”no” background_parallax=”none” enable_mobile=”no” parallax_speed=”0.3″ background_blend_mode=”none” video_mp4=”” video_webm=”” video_ogv=”” video_url=”” video_aspect_ratio=”16:9″ video_loop=”yes” video_mute=”yes” video_preview_image=”” render_logics=”” absolute=”off” absolute_devices=”small,medium,large” sticky=”off” sticky_devices=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_background_color=”” sticky_height=”” sticky_offset=”” sticky_transition_offset=”0″ scroll_offset=”0″ animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=”” filter_hue=”0″ filter_saturation=”100″ filter_brightness=”100″ filter_contrast=”100″ filter_invert=”0″ filter_sepia=”0″ filter_opacity=”100″ filter_blur=”0″ filter_hue_hover=”0″ filter_saturation_hover=”100″ filter_brightness_hover=”100″ filter_contrast_hover=”100″ filter_invert_hover=”0″ filter_sepia_hover=”0″ filter_opacity_hover=”100″ filter_blur_hover=”0″][fusion_builder_row][fusion_builder_column type=”1_1″ align_self=”auto” content_layout=”column” align_content=”flex-start” valign_content=”flex-start” content_wrap=”wrap” spacing=”” center_content=”no” link=”” target=”_self” min_height=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” type_medium=”” type_small=”” order_medium=”0″ order_small=”0″ dimension_spacing_medium=”” dimension_spacing_small=”” dimension_spacing=”” dimension_margin_medium=”” dimension_margin_small=”” margin_top=”” margin_bottom=”” padding_medium=”” padding_small=”” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” hover_type=”none” border_sizes=”” border_color=”” border_style=”solid” border_radius=”” box_shadow=”no” dimension_box_shadow=”” box_shadow_blur=”0″ box_shadow_spread=”0″ box_shadow_color=”” box_shadow_style=”” background_type=”single” gradient_start_color=”” gradient_end_color=”” gradient_start_position=”0″ gradient_end_position=”100″ gradient_type=”linear” radial_direction=”center center” linear_angle=”180″ background_color=”” background_image=”” background_image_id=”” background_position=”left top” background_repeat=”no-repeat” background_blend_mode=”none” render_logics=”” filter_type=”regular” filter_hue=”0″ filter_saturation=”100″ filter_brightness=”100″ filter_contrast=”100″ filter_invert=”0″ filter_sepia=”0″ filter_opacity=”100″ filter_blur=”0″ filter_hue_hover=”0″ filter_saturation_hover=”100″ filter_brightness_hover=”100″ filter_contrast_hover=”100″ filter_invert_hover=”0″ filter_sepia_hover=”0″ filter_opacity_hover=”100″ filter_blur_hover=”0″ animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=”” last=”no” border_position=”all”][fusion_text columns=”” column_min_width=”” column_spacing=”” rule_style=”default” rule_size=”” rule_color=”” content_alignment_medium=”” content_alignment_small=”” content_alignment=”justify” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” margin_top=”” margin_right=”” margin_bottom=”” margin_left=”” font_size=”” fusion_font_family_text_font=”” fusion_font_variant_text_font=”” line_height=”” letter_spacing=”” text_color=”” animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=””]

    Dopo ben 7 capitoli, la saga dell’enigmista sembrava aver raggiunto la sua fine nel 2010 con Saw 3D: Il capitolo finale, titolo abbastanza eloquente già di suo ma non così veritiero, vista l’uscita di una nuova pellicola nel 2017 arrivata da noi con il titolo Saw: Legacy  (in originale Jigsaw) che però non riuscì ad incontrare il successo né da parte della critica né dal pubblico. La fine, per davvero stavolta, per questo franchise nato nel 2004 per mano di James Wan sembrava essere arrivata.

    Ma poi il 5 Febbraio 2020, come un fulmine a ciel sereno, venne pubblicato il trailer di Spiral –L’eredità di Saw. Titolo che metteva subito in chiaro le cose: Saw, come serie, non era ancora morta. Alla regia è tornato Darren Lynn Bouseman, già regista del secondo, terzo e quarto capitolo, mentre l’idea alla base del film è partita da Chris Rock. Tra gli attori c’è Samuel L. Jackson e dai trailer il film sembra voler puntare tutto su quell’atmosfera investigativa che i capitoli precedenti accennavano soltanto. Tutto questo lasciava presagire un ritorno in grande stile, ma purtroppo anche questa volta è andato tutto storto.

    TROPPO SANGUE, PER DAVVERO

    Per poter spiegare i problemi di Spiral, bisogna tornare indietro di 17 anni, fino al 2004, ed in particolare all’uscita nei cinema di Saw – L’Enigmista  diretto dall’allora esordiente James Wan e interrogarsi sul perché fu così tanto apprezzato. Per la prima volta Wan utilizzava la formula del plot-twist finale (che sarebbe poi diventata marchio di fabbrica della maggior parte dei suoi prodotti e di tutta la saga di Jigsaw) e lo faceva all’interno di un film che raccontava di due uomini rapiti e rinchiusi all’interno di un vecchio bagno costretti a sfidare la morte per sopravvivere, contemporaneamente ad un’indagine da parte di alcuni detective sul serial killer chiamato “L’enigmista”, che rapisce e rinchiude le sue vittime all’interno di trappole mortali nelle quali devono lottare per sopravvivere. Il tutto con un budget estremamente ridotto, che obbligò a dover rinunciare a effetti horror troppo eccessivi, mostrando così il minimo indispensabile, riuscendo però a creare terrore soprattutto con l’atmosfera e l’effetto “vedo-non vedo”.

    Tutto questo è stato lentamente trasformato dai capitoli successivi nella saga dello splatter e del gore, con trappole sempre più assurde e violente, con film il cui focus pareva essere solo mostrare più sangue, membra e budella possibile. Purtroppo anche quest’ultima iterazione della saga sembra aver seguito lo schema dei predecessori e lo si capisce fin dai primi minuti, in cui viene messa in scena una sequenza con una trappola il cui unico scopo è quello di riempire di sangue lo schermo.

    Così purtroppo si continua per tutte le sequenze horror della pellicola. Non si cerca di creare tensione, non si cerca di mettere in scena gli avvenimenti con una certa accortezza, l’obiettivo è solo e soltanto il gore, che però risulta eccessivo e stucchevole già alla seconda iterazione all’interno del film. Senza contare che queste trappole risultano da un lato assurde, tanto da far perdere allo spettatore la paura del “queste trappole potrebbe averle create chiunque”, dall’altro troppo complicate, rendendo praticamente impossibile per le vittime scappare e tradendo così la filosofia del Jigsaw dei capitoli precedenti. 

    HORROR COMEDY MA SBAGLIATA

    Passando alla parte più investigativa, il film centra l’obiettivo in pieno per i primi 30 minuti. Si presentano infatti una sequenza dopo l’altra di scene del crimine, indagini, interrogatori e dialoghi da poliziesco duro e puro. Il detective Zeke Banks, interpretato da Chris Rock e odiato dall’intero distretto per aver testimoniato contro un collega corrotto, riceve infatti una chiavetta USB con un messaggio che lo porta ad iniziare un’indagine su un killer che prende di mira poliziotti corrotti. Il tema della corruzione della polizia è centrale nel racconto, sia per il protagonista che non può fidarsi di nessun collega al di fuori della nuova recluta William (Max Minghella), sia per l’assassino e su questo il film riesce a esprimere adeguatamente il tema e a portare alle giuste riflessioni anche sugli abusi da parte della polizia di cui sentiamo parlare tutti i giorni. 

    Come il Body Cam  di Malik Vitthal, uscito nel 2020, la componente di critica non viene però accompagnata da una scrittura interessante dei personaggi, che risultano troppo stereotipati ed anonimi, e nemmeno da una componente horror degna di nota, portando così il film nella seconda parte a risultare estremamente prevedibile ed anche stupido in alcuni frangenti.

    Altro problema del film sono gli attori. Escluso Samuel L. Jackson, che interpreta comunque un personaggio insipido e ai limiti dell’inutilità ma riesce a mantenere il suo stile recitativo  inconfondibile, dai personaggi meno importanti fino al protagonista la situazione purtroppo non è delle più rosee, soprattutto per quanto riguarda Chris Rock. L’intenzione di aver un buon protagonista c’è, ma la recitazione lo conduce inevitabilmente ad essere più una parodia di se stesso, con un tono costantemente comico che l’attore non riesce a lasciare da parte nemmeno per questa pellicola. (La situazione peggiora ulteriormente con il doppiaggio italiano, completamente anticlimatico e capace di rendere comiche anche le situazioni che dovrebbero essere spaventose). Nota di merito invece per la colonna sonora, soprattutto per le tracce create appositamente per il film dal rapper 21 Savage.

    CONCLUSIONI

    Ancora una volta la saga di Saw prova a risorgere ed ancora una volta cade rovinosamente. Una regia ed una sceneggiatura mediocri, una recitazione sbagliata, la scelta di creare l’orrore soltanto con le trappole ma senza atmosfera, tutti elementi che sembrano essersi appiccicati a questa saga e che sembrano non volersi staccare. Unici elementi positivi del film sono la critica agli abusi della polizia e la colonna sonora particolarmente apprezzabile. Dispiace molto dire queste parole, ma forse questa volta sarà davvero la fine.

    [fusion_separator style_type="single solid" hide_on_mobile="small-visibility,medium-visibility,large-visibility" sticky_display="normal,sticky" class="" id="" flex_grow="0" top_margin="5" bottom_margin="45" width="" alignment="center" border_size="2" sep_color="#a13600" icon="" icon_size="" icon_color="" icon_circle="" icon_circle_color="" /][fusion_testimonials design="classic" navigation="no" speed="" backgroundcolor="" textcolor="" random="" hide_on_mobile="small-visibility,medium-visibility,large-visibility" class="" id=""][fusion_testimonial name="Mattia Bianconi" avatar="image" image="https://framescinemawebzine.com/wp-content/uploads/2021/04/frames-cinema.com6_.png" image_id="1648|full" image_border_radius="" company="Redattore" link="https://framescinemawebzine.com/redazione" target="_blank"]

    Questo articolo è stato scritto da:

    [/fusion_testimonial][/fusion_testimonials]

  • RECENSIONE MANDIBULES – DUE UOMINI E UNA MOSCA

    type=”flex” hundred_percent=”no” hundred_percent_height=”no” min_height=”” hundred_percent_height_scroll=”no” align_content=”stretch” flex_align_items=”flex-start” flex_justify_content=”flex-start” flex_column_spacing=”” hundred_percent_height_center_content=”yes” equal_height_columns=”no” container_tag=”div” menu_anchor=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” status=”published” publish_date=”” class=”” id=”” spacing_medium=”” margin_top_medium=”” margin_bottom_medium=”” spacing_small=”” margin_top_small=”” margin_bottom_small=”” margin_top=”” margin_bottom=”” padding_dimensions_medium=”” padding_top_medium=”” padding_right_medium=”” padding_bottom_medium=”” padding_left_medium=”” padding_dimensions_small=”” padding_top_small=”” padding_right_small=”” padding_bottom_small=”” padding_left_small=”” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” link_color=”” link_hover_color=”” border_sizes=”” border_sizes_top=”” border_sizes_right=”” border_sizes_bottom=”” border_sizes_left=”” border_color=”” border_style=”solid” box_shadow=”no” box_shadow_vertical=”” box_shadow_horizontal=”” box_shadow_blur=”0″ box_shadow_spread=”0″ box_shadow_color=”” box_shadow_style=”” z_index=”” overflow=”” gradient_start_color=”” gradient_end_color=”” gradient_start_position=”0″ gradient_end_position=”100″ gradient_type=”linear” radial_direction=”center center” linear_angle=”180″ background_color=”” background_image=”” background_position=”center center” background_repeat=”no-repeat” fade=”no” background_parallax=”none” enable_mobile=”no” parallax_speed=”0.3″ background_blend_mode=”none” video_mp4=”” video_webm=”” video_ogv=”” video_url=”” video_aspect_ratio=”16:9″ video_loop=”yes” video_mute=”yes” video_preview_image=”” render_logics=”” absolute=”off” absolute_devices=”small,medium,large” sticky=”off” sticky_devices=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_background_color=”” sticky_height=”” sticky_offset=”” sticky_transition_offset=”0″ scroll_offset=”0″ animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=”” filter_hue=”0″ filter_saturation=”100″ filter_brightness=”100″ filter_contrast=”100″ filter_invert=”0″ filter_sepia=”0″ filter_opacity=”100″ filter_blur=”0″ filter_hue_hover=”0″ filter_saturation_hover=”100″ filter_brightness_hover=”100″ filter_contrast_hover=”100″ filter_invert_hover=”0″ filter_sepia_hover=”0″ filter_opacity_hover=”100″ filter_blur_hover=”0″][fusion_builder_row][fusion_builder_column type=”1_1″ layout=”1_1″ align_self=”auto” content_layout=”column” align_content=”flex-start” valign_content=”flex-start” content_wrap=”wrap” spacing=”” center_content=”no” link=”” target=”_self” min_height=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” type_medium=”” type_small=”” order_medium=”0″ order_small=”0″ dimension_spacing_medium=”” dimension_spacing_small=”” dimension_spacing=”” dimension_margin_medium=”” dimension_margin_small=”” margin_top=”” margin_bottom=”” padding_medium=”” padding_small=”” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” hover_type=”none” border_sizes=”” border_color=”” border_style=”solid” border_radius=”” box_shadow=”no” dimension_box_shadow=”” box_shadow_blur=”0″ box_shadow_spread=”0″ box_shadow_color=”” box_shadow_style=”” background_type=”single” gradient_start_color=”” gradient_end_color=”” gradient_start_position=”0″ gradient_end_position=”100″ gradient_type=”linear” radial_direction=”center center” linear_angle=”180″ background_color=”” background_image=”” background_image_id=”” background_position=”left top” background_repeat=”no-repeat” background_blend_mode=”none” render_logics=”” filter_type=”regular” filter_hue=”0″ filter_saturation=”100″ filter_brightness=”100″ filter_contrast=”100″ filter_invert=”0″ filter_sepia=”0″ filter_opacity=”100″ filter_blur=”0″ filter_hue_hover=”0″ filter_saturation_hover=”100″ filter_brightness_hover=”100″ filter_contrast_hover=”100″ filter_invert_hover=”0″ filter_sepia_hover=”0″ filter_opacity_hover=”100″ filter_blur_hover=”0″ animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=”” last=”true” border_position=”all” first=”true”][fusion_text columns=”” column_min_width=”” column_spacing=”” rule_style=”default” rule_size=”” rule_color=”” content_alignment_medium=”” content_alignment_small=”” content_alignment=”justify” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” margin_top=”” margin_right=”” margin_bottom=”” margin_left=”” font_size=”” fusion_font_family_text_font=”” fusion_font_variant_text_font=”” line_height=”” letter_spacing=”” text_color=”” animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=””]

    Mandibules, presentato fuori concorso alla 77ª Mostra internazionale del cinema di Venezia, è il nuovo film di Quentin Dupieux che ne è regista, sceneggiatore, montatore e direttore della fotografia. I suoi precedenti lungometraggi (come Au Poste! e Doppia pelle) sono film dalla forte vena surreale, le cui premesse stravaganti sono spesso e volentieri spunti per parlare d’altro. E Mandibules non fa eccezione.

    Un delinquente non troppo sveglio, Manu (Grégoire Ludig), coinvolge l’altrettanto svampito amico Jean-Gab (David Marsais) nel trasporto di una misteriosa valigia, per commissione da parte del ricco Michel Michel. Mentre viaggiano sulla sgangherata Mercedes con cui dovrebbero prelevare la valigetta, tuttavia, scoprono nel bagagliaio una mosca gigante. Per i due strampalati compari si presenta quindi l’opportunità di fare una fortuna, addestrando la mosca affinché commetta furti al posto loro; tuttavia, tra loro e questa insolita manna dal cielo si frappone una serie di difficoltà e imprevisti, tra cui l’ospitalità da parte di Cécile (India Hair), che scambia Manu per un suo ex, nella villa dei suoi genitori.

    Mandibules è quanto di più atipico ci si possa immaginare dal filone della commedia fantastica: ha una cadenza da fiaba grottesca e lavora per sottrazione nello svolgimento degli eventi e nella caratterizzazione dei personaggi. La personalità dei due protagonisti è fumettistica, scarseggia volutamente di evoluzione: fin dall’inizio vengono delineati come due tonti perlopiù inetti, e tali rimangono fino alla fine. Non è facile riuscire a far empatizzare con due tipi così profondamente idioti, ma il film riesce a non rendere stancante il loro comportamento e anzi a renderli personaggi gradevoli e simpatici. Il lavoro sulla mosca è ottimo: animata da Dave Chapman, burattinaio responsabile dei movimenti del piccolo droide BB-8 nella trilogia sequel di Star Wars, risulta per lo spettatore sia repellente che inaspettatamente adorabile; nelle scene dell’addestramento con Jean-Gab -che la ribattezza Dominique– mostra un comportamento più simile a un cucciolo di cane che a una mosca. È a sua volta fonte di gag e momenti umoristici -tra cui uno inaspettatamente macabro-, ma la sua funzione è principalmente quella di traghettare lo spettatore in un mondo surreale, in cui svolte improbabili e personaggi bizzarri sembrano essere all’ordine del giorno, ripreso da Quentin Dupieux con colori brillanti e vivaci. Mandibules è quindi una fiaba che passa agilmente dalla commedia demenziale al fantastico al road movie. Tuttavia, come tutte le fiabe, nasconde un sottotesto allegorico.

    Soprattutto da quando Manu e Jean-Gab vengono ospitati da Cécile nella villa dei suoi genitori, diventa chiaro che il ruolo della mosca non sia solo di trasportare gli spettatori da un mondo ordinario a uno straordinario, ma anche di muovere i due protagonisti in un mondo di abbienti, completamente diverso dal loro. All’inizio del film troviamo Manu addormentato in un sacco a pelo in spiaggia, i piedi bagnati dalle onde: da lì, lui e il compare Jean-Gab iniziano una “scalata sociale” in cui incontrano prima il proprietario di una scalcinata roulotte, poi i quattro amici (presumibilmente alto borghesi) e infine il ricco Michel Michel, e sfiorano un mondo da cui non sono mai realmente compresi. L’unica che sembra sospettare qualcosa di loro è Agnès (Adèle Exarchopoulos) amica di Cécile, convinta che i due nascondano un segreto: la sua vita viene stravolta quando viene rivelato l’elefante (anzi, la mosca) nella stanza. E alla fine del film il macguffin, il contenuto della valigetta, si rivelerà poco più di una pacchiana ostentazione di ricchezza e potere di cui Manu e Jean-Gab non saprebbero che farsene.

    Questo sottotesto è lasciato alla riflessione dello spettatore, in un gioco di ironia e suspense che non esplicita mai del tutto il suo significato sociale: Mandibules risulta un film particolarmente difficile da valutare anche per la sua natura allusiva. Il giudizio dipende dalla capacità del singolo di stare al gioco e seguire il lento e assurdo viaggio dei due – anzi, tre compresa Dominique – sgangherati protagonisti: per chi scrive, è un viaggio che vale senz’altro la pena seguire.

    [fusion_separator style_type="single solid" hide_on_mobile="small-visibility,medium-visibility,large-visibility" sticky_display="normal,sticky" class="" id="" flex_grow="0" top_margin="5" bottom_margin="45" width="" alignment="center" border_size="2" sep_color="#a13600" icon="" icon_size="" icon_color="" icon_circle="" icon_circle_color="" /][fusion_testimonials design="classic" navigation="no" speed="" backgroundcolor="" textcolor="" random="" hide_on_mobile="small-visibility,medium-visibility,large-visibility" class="" id=""][fusion_testimonial name="Valentino Feltrin" avatar="image" image="https://framescinemawebzine.com/wp-content/uploads/2020/04/cropped-My-Post.png" image_id="924|full" image_border_radius="" company="Redattore" link="https://framescinemawebzine.com/redazione" target="_blank"]

    Questo articolo è stato scritto da:

    [/fusion_testimonial][/fusion_testimonials]

  • RECENSIONE A QUIET PLACE 2

    type=”flex” hundred_percent=”no” hundred_percent_height=”no” min_height=”” hundred_percent_height_scroll=”no” align_content=”stretch” flex_align_items=”flex-start” flex_justify_content=”flex-start” flex_column_spacing=”” hundred_percent_height_center_content=”yes” equal_height_columns=”no” container_tag=”div” menu_anchor=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” status=”published” publish_date=”” class=”” id=”” spacing_medium=”” margin_top_medium=”” margin_bottom_medium=”” spacing_small=”” margin_top_small=”” margin_bottom_small=”” margin_top=”” margin_bottom=”” padding_dimensions_medium=”” padding_top_medium=”” padding_right_medium=”” padding_bottom_medium=”” padding_left_medium=”” padding_dimensions_small=”” padding_top_small=”” padding_right_small=”” padding_bottom_small=”” padding_left_small=”” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” link_color=”” link_hover_color=”” border_sizes=”” border_sizes_top=”” border_sizes_right=”” border_sizes_bottom=”” border_sizes_left=”” border_color=”” border_style=”solid” box_shadow=”no” box_shadow_vertical=”” box_shadow_horizontal=”” box_shadow_blur=”0″ box_shadow_spread=”0″ box_shadow_color=”” box_shadow_style=”” z_index=”” overflow=”” gradient_start_color=”” gradient_end_color=”” gradient_start_position=”0″ gradient_end_position=”100″ gradient_type=”linear” radial_direction=”center center” linear_angle=”180″ background_color=”” background_image=”” background_position=”center center” background_repeat=”no-repeat” fade=”no” background_parallax=”none” enable_mobile=”no” parallax_speed=”0.3″ background_blend_mode=”none” video_mp4=”” video_webm=”” video_ogv=”” video_url=”” video_aspect_ratio=”16:9″ video_loop=”yes” video_mute=”yes” video_preview_image=”” render_logics=”” absolute=”off” absolute_devices=”small,medium,large” sticky=”off” sticky_devices=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_background_color=”” sticky_height=”” sticky_offset=”” sticky_transition_offset=”0″ scroll_offset=”0″ animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=”” filter_hue=”0″ filter_saturation=”100″ filter_brightness=”100″ filter_contrast=”100″ filter_invert=”0″ filter_sepia=”0″ filter_opacity=”100″ filter_blur=”0″ filter_hue_hover=”0″ filter_saturation_hover=”100″ filter_brightness_hover=”100″ filter_contrast_hover=”100″ filter_invert_hover=”0″ filter_sepia_hover=”0″ filter_opacity_hover=”100″ filter_blur_hover=”0″][fusion_builder_row][fusion_builder_column type=”1_1″ layout=”1_1″ align_self=”auto” content_layout=”column” align_content=”flex-start” valign_content=”flex-start” content_wrap=”wrap” spacing=”” center_content=”no” link=”” target=”_self” min_height=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” type_medium=”” type_small=”” order_medium=”0″ order_small=”0″ dimension_spacing_medium=”” dimension_spacing_small=”” dimension_spacing=”” dimension_margin_medium=”” dimension_margin_small=”” margin_top=”” margin_bottom=”” padding_medium=”” padding_small=”” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” hover_type=”none” border_sizes=”” border_color=”” border_style=”solid” border_radius=”” box_shadow=”no” dimension_box_shadow=”” box_shadow_blur=”0″ box_shadow_spread=”0″ box_shadow_color=”” box_shadow_style=”” background_type=”single” gradient_start_color=”” gradient_end_color=”” gradient_start_position=”0″ gradient_end_position=”100″ gradient_type=”linear” radial_direction=”center center” linear_angle=”180″ background_color=”” background_image=”” background_image_id=”” background_position=”left top” background_repeat=”no-repeat” background_blend_mode=”none” render_logics=”” filter_type=”regular” filter_hue=”0″ filter_saturation=”100″ filter_brightness=”100″ filter_contrast=”100″ filter_invert=”0″ filter_sepia=”0″ filter_opacity=”100″ filter_blur=”0″ filter_hue_hover=”0″ filter_saturation_hover=”100″ filter_brightness_hover=”100″ filter_contrast_hover=”100″ filter_invert_hover=”0″ filter_sepia_hover=”0″ filter_opacity_hover=”100″ filter_blur_hover=”0″ animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=”” last=”true” border_position=”all” first=”true”][fusion_text columns=”” column_min_width=”” column_spacing=”” rule_style=”default” rule_size=”” rule_color=”” content_alignment_medium=”” content_alignment_small=”” content_alignment=”justify” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” margin_top=”” margin_right=”” margin_bottom=”” margin_left=”” font_size=”” fusion_font_family_text_font=”” fusion_font_variant_text_font=”” line_height=”” letter_spacing=”” text_color=”” animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=””]

    Ammettiamolo, a tutti noi quando sentiamo il nome “John Krasinsky” viene in mente Jim Halpert dalla sitcom The Office. Ma per i più cinefili, non sarà sicuramente passato inosservato il suo esordio alla regia datato 2018 con A Quiet Place, film con un budget di 17 milioni e che ne ha incassati 340 milioni, per non parlare dei numerosissimi premi e nomination che ha ricevuto. Un successo meritatissimo per un horror grandioso, che portò quindi lo stesso Krasinsky ed i produttori a creare un seguito. 

    Si arriva al 2019, con un teaser trailer nel mese di Dicembre ed un trailer vero e proprio il mese successivo. Ma causa pandemia il tutto ha subito un grosso rallentamento ed in alcuni casi (come questo) un blocco totale. Ma finalmente una luce in fondo al tunnel è arrivata e nel mese di Giugno 2021 l’attesissimo sequel è arrivato nelle nostre sale. Proprio il caso di dire “meglio tardi che mai

    IL SILENZIO DEGLI INNOCENTI

    Con il primo capitolo si era riusciti a trovare una formula vincente: il silenzio. La presenza di questi mostri iper-sensibili ai rumori, ciechi ma (quasi) immortali grazie alle loro scaglie permetteva al film di mantenersi per un’ora e mezza in costante tensione fino al finale, unico punto leggermente più debole della produzione.

    Il sequel inizia con una sequenza di circa 15 minuti che funge da “prequel” delle vicende e ci mostra il Giorno 1, quando tutto ebbe inizio, permettendo così di scoprire qualcosa di più sull’arrivo e la comparsa di queste misteriose creature sulla Terra. Già qui Krasinsky dimostra di saper stare efficacemente dietro la macchina da presa e soprattutto di aver chiaro in mente tutto ciò che deve mostrare e come, riuscendo a confezionare una sequenza che parte nella calma più piatta e che si ribalta completamente nell’arco di alcuni secondi.

    Il film procede poi con la vera storia del film. Riprendendo esattamente dove il precedente si era concluso, ci vengono mostrati i restanti membri della famiglia Abbott lasciare il loro rifugio ormai devastato in cerca di una nuova casa. Si procederà poi con un racconto in due archi: nel primo seguiamo Regan Abbott (Millicent Simmonds) alla ricerca di un’isola sicura inseguendo un misterioso segnale radio, aiutata dalla new entry Emmett (Cillian Murphy); nel secondo arco vediamo il tentativo di sopravvivenza di Evelyn Abbott (Emily Blunt) con suo figlio Marcus (Noah Jupe) ed il figlio neonato.

    Questi i personaggi che porteranno avanti le vicende del film e che saranno presenti per la quasi totalità del tempo. Sono presenti predoni o altri sopravvissuti, ma dei quali non si conosce nulla (nemmeno il nome) e che hanno ruoli talmente secondari da essere relegati quasi ad essere delle mere comparse

    L’elemento vincente del film risulta sicuramente in Cillian Murphy. Era dai tempi di 28 Giorni Dopo (Danny Boyle, 2003) che non lo si vedeva in un ruolo simile ed anche qui risulta completamente calato nella parte. La componente più forte del personaggio è anche quella di essere nuovo, un qualcuno di cui noi spettatori non sappiamo nulla, di cui non sappiamo se poterci fidare completamente e che impariamo a conoscere grazie ad una scrittura asciutta ed efficace, che non si perde quindi in discorsi inutili e che potrebbero rubare l’attenzione.

    Ciò non significa però che gli altri personaggi risultino peggiori. Emily Blunt riesce anche qui, come nel primo, a dare un’ottima prova attoriale, grazie anche alla ovvia chimica con il marito/regista, ma lo stesso discorso risulta applicabile ai due attori più giovani che interpretano i figli, soprattutto per Millicent Simmonds che regge il confronto delle scene assieme a Murphy, consci anche del fatto che il suo personaggio è sordo-muto e di tutte le conseguenze che ciò comporta.

    ANSIA A MILLE

    Compito non da poco, questo seguito riesce a riprendere l’ansia onnipresente del primo capitolo riuscendo addirittura ad ampliarla. Con la sequenza finale del primo capitolo, i protagonisti scoprono un punto debole dei mostri e che premette loro di uccidere l’invasore arrivato alla loro fattoria. C’era quindi il rischio che questo seguito risultasse troppo improntato all’azione, rinunciando all’elemento più horror riuscitissimo nella precedente iterazione. Qui il film fa un enorme passo in avanti, riuscendo a mischiare bene quell’elemento di sopravvivenza e costante pericolo con la (seppur flebile) possibilità di poter uccidere alcuni dei mostri, ma riuscendo ad inserire l’elemento non come conseguente immortalità ed estrema potenza degli umani ma come “ne ho ucciso uno e posso forse avere il tempo di scappare”.

    Seguendo questa tecnica il film riesce a diventare probabilmente uno dei migliori horror degli ultimi anni, grazie anche ad una sceneggiatura solida che fornisce allo spettatore sempre ulteriori informazioni sul mondo in cui i personaggi vivono, sui mostri, su cos’è successo in passato. Informazioni magari non di fondamentale importanza, ma che portano a scacciare via la sensazione del “sequel fatto solo per soldi” che sicuramente non si applica a questo caso.

    Risulta doveroso spendere alcune parole di elogio per la regia di Krasinsky e la fotografia di Polly Morgan, che riescono a dipingere un viaggio verso l’ignoto ricco di scorci memorabili e sequenze mozzafiato, soprattutto quando i mostri entrano in azione. Doveroso anche fare presente come il design di quest’ultimi sia nettamente migliorato dal precedente, con una cura della CGI di livello superiore con mostri che risultano una gioia per gli occhi ogni volta che compaiono a schermo.

    CONCLUSIONI

    Dopo un riuscitissimo primo capitolo, Krasinsky riesce a costruire un sequel che riesce a migliorare su tutti i fronti. La regia e la fotografia risultano ottime, con sequenze e scorci che rimarranno nella mente dello spettatore anche tempo dopo la visione, e la sceneggiatura riesce a mettere in atto una storia interessante e spaventosa, con pochi personaggi ma ben caratterizzati. Punto più alto risulta l’interpretazione di Cillian Murphy con un personaggio stupendo, senza dimenticarsi però anche degli altri. Ottima anche la CGI.

    Sicuramente da recuperare per chi ha apprezzato il primo e per chi cerca un ottimo film in sala durante l’estate.

    [fusion_separator style_type="single solid" hide_on_mobile="small-visibility,medium-visibility,large-visibility" sticky_display="normal,sticky" class="" id="" flex_grow="0" top_margin="5" bottom_margin="45" width="" alignment="center" border_size="2" sep_color="#a13600" icon="" icon_size="" icon_color="" icon_circle="" icon_circle_color="" /][fusion_testimonials design="classic" navigation="no" speed="" backgroundcolor="" textcolor="" random="" hide_on_mobile="small-visibility,medium-visibility,large-visibility" class="" id=""][fusion_testimonial name="Mattia Bianconi" avatar="image" image="https://framescinemawebzine.com/wp-content/uploads/2021/04/frames-cinema.com6_.png" image_id="1648|full" image_border_radius="" company="Redattore" link="https://framescinemawebzine.com/redazione" target="_blank"]

    Questo articolo è stato scritto da:

    [/fusion_testimonial][/fusion_testimonials]

  • LO SPECIALE DI FRIENDS E L’IMPORTANZA DELLA SITCOM

    type=”flex” hundred_percent=”no” hundred_percent_height=”no” min_height=”” hundred_percent_height_scroll=”no” align_content=”stretch” flex_align_items=”flex-start” flex_justify_content=”flex-start” flex_column_spacing=”” hundred_percent_height_center_content=”yes” equal_height_columns=”no” container_tag=”div” menu_anchor=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” status=”published” publish_date=”” class=”” id=”” spacing_medium=”” margin_top_medium=”” margin_bottom_medium=”” spacing_small=”” margin_top_small=”” margin_bottom_small=”” margin_top=”” margin_bottom=”” padding_dimensions_medium=”” padding_top_medium=”” padding_right_medium=”” padding_bottom_medium=”” padding_left_medium=”” padding_dimensions_small=”” padding_top_small=”” padding_right_small=”” padding_bottom_small=”” padding_left_small=”” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” link_color=”” link_hover_color=”” border_sizes=”” border_sizes_top=”” border_sizes_right=”” border_sizes_bottom=”” border_sizes_left=”” border_color=”” border_style=”solid” box_shadow=”no” box_shadow_vertical=”” box_shadow_horizontal=”” box_shadow_blur=”0″ box_shadow_spread=”0″ box_shadow_color=”” box_shadow_style=”” z_index=”” overflow=”” gradient_start_color=”” gradient_end_color=”” gradient_start_position=”0″ gradient_end_position=”100″ gradient_type=”linear” radial_direction=”center center” linear_angle=”180″ background_color=”” background_image=”” background_position=”center center” background_repeat=”no-repeat” fade=”no” background_parallax=”none” enable_mobile=”no” parallax_speed=”0.3″ background_blend_mode=”none” video_mp4=”” video_webm=”” video_ogv=”” video_url=”” video_aspect_ratio=”16:9″ video_loop=”yes” video_mute=”yes” video_preview_image=”” render_logics=”” absolute=”off” absolute_devices=”small,medium,large” sticky=”off” sticky_devices=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_background_color=”” sticky_height=”” sticky_offset=”” sticky_transition_offset=”0″ scroll_offset=”0″ animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=”” filter_hue=”0″ filter_saturation=”100″ filter_brightness=”100″ filter_contrast=”100″ filter_invert=”0″ filter_sepia=”0″ filter_opacity=”100″ filter_blur=”0″ filter_hue_hover=”0″ filter_saturation_hover=”100″ filter_brightness_hover=”100″ filter_contrast_hover=”100″ filter_invert_hover=”0″ filter_sepia_hover=”0″ filter_opacity_hover=”100″ filter_blur_hover=”0″][fusion_builder_row][fusion_builder_column type=”1_1″ layout=”1_1″ align_self=”auto” content_layout=”column” align_content=”flex-start” valign_content=”flex-start” content_wrap=”wrap” spacing=”” center_content=”no” link=”” target=”_self” min_height=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” type_medium=”” type_small=”” order_medium=”0″ order_small=”0″ dimension_spacing_medium=”” dimension_spacing_small=”” dimension_spacing=”” dimension_margin_medium=”” dimension_margin_small=”” margin_top=”” margin_bottom=”” padding_medium=”” padding_small=”” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” hover_type=”none” border_sizes=”” border_color=”” border_style=”solid” border_radius=”” box_shadow=”no” dimension_box_shadow=”” box_shadow_blur=”0″ box_shadow_spread=”0″ box_shadow_color=”” box_shadow_style=”” background_type=”single” gradient_start_color=”” gradient_end_color=”” gradient_start_position=”0″ gradient_end_position=”100″ gradient_type=”linear” radial_direction=”center center” linear_angle=”180″ background_color=”” background_image=”” background_image_id=”” background_position=”left top” background_repeat=”no-repeat” background_blend_mode=”none” render_logics=”” filter_type=”regular” filter_hue=”0″ filter_saturation=”100″ filter_brightness=”100″ filter_contrast=”100″ filter_invert=”0″ filter_sepia=”0″ filter_opacity=”100″ filter_blur=”0″ filter_hue_hover=”0″ filter_saturation_hover=”100″ filter_brightness_hover=”100″ filter_contrast_hover=”100″ filter_invert_hover=”0″ filter_sepia_hover=”0″ filter_opacity_hover=”100″ filter_blur_hover=”0″ animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=”” last=”true” border_position=”all” first=”true”][fusion_text columns=”” column_min_width=”” column_spacing=”” rule_style=”default” rule_size=”” rule_color=”” content_alignment_medium=”” content_alignment_small=”” content_alignment=”justify” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” margin_top=”” margin_right=”” margin_bottom=”” margin_left=”” font_size=”” fusion_font_family_text_font=”” fusion_font_variant_text_font=”” line_height=”” letter_spacing=”” text_color=”” animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=””]

    Tutto ciò che è vecchio ritorna nuovo, e adesso, dopo la sbornia da anni ’80 durata diversi anni e in realtà non ancora conclusa, è arrivato il momento di ripescare a piene mani (anche) dal periodo tra fine anni ’90 e inizio anni 2000. Se Britney Spears tornata al centro del gossip e definitivamente assurta a icona pop non fosse un segnale abbastanza evidente, assistiamo adesso al ritorno, sotto diverse forme, di tre serie tv che hanno caratterizzato il periodo: lo speciale di Friends, prossimamente la nuova stagione di Sex and the city e il reboot di Gossip Girl. Tre prodotti diventati iconici in tempo record e che, forse non a caso, non appartengono esattamente al tanto osannato filone della “quality tv”, ma che evidentemente hanno piantato nella cultura pop radici più profonde di tanti show osannati dalla critica, ma oggi sulla via del dimenticatoio. A produrre e a rendere disponibili tutti e tre gli show sarà il canale via cavo HBO e la piattaforma streaming HBO Max, e, se un’emittente che verso la fine degli anni ’90 era pioniera di un nuovo tipo di serialità televisiva complessa si volge così tanto al passato, non si può fare a meno di pensare che questo sia un segno di forte crisi creativa e mancanza di nuove idee. 

    Lo speciale Friends: The Reunion (anche conosciuto come The One Where They Get Back Together, per riprendere gli iconici titoli della serie), andato in onda lo scorso 27 maggio, rientra pienamente in questa operazione nostalgia, ma sfiora appena la superficie di quello che si potrebbe dire, tralasciando aspetti che avrebbero potuto portare una nuova prospettiva su questa sit-com dallo straordinario successo ma abbastanza classica nella sua impostazione. Durante circa un’ora e quaranta di programma vediamo i sei protagonisti che tornano sui set originali della serie, rileggono assieme alcune parti dei copioni, portandoci a ricordare alcuni dei momenti più divertenti e famosi che costellano le varie stagioni, e soprattutto vengono intervistati dal conduttore televisivo James Corden di fronte all’iconica fontana che ha fatto da sfondo alla sigla dello show. Il tutto punteggiato da interventi di personaggi più o meno famosi di varia estrazione (andiamo da Malala Yousafzai a David Beckham, passando per Lady Gaga) che in poche parole spiegano per quale motivo Friends sia stato così importante per loro – inutile dire che alcuni sono almeno riusciti a sembrare più convincenti di altri. 

    Un segmento in particolare ci mostra alcuni video di ragazzi e ragazze comuni di varie parti del mondo, che spiegano per quale motivo questa sit-com sia stata così importante per loro, e sembra voler portare avanti una riabilitazione di tipo sociale e politico dello show presso le nuove generazioni di giovani, notoriamente più attive e attente da questo punto di vista. Friends però è una serie estremamente bianca dal punto di vista etnico e ricorre spesso a epiteti omofobici e transfobici, per cui questo tipo di difesa sembra debole e poco convincente. Ma allo stesso tempo porta in scena una coppia di donne lesbiche, una delle quali ha un figlio con Ross, e presenta quindi aspetti che, pur non essendo stati trattati nella maniera che gli verrebbe riservata oggi più di vent’anni dopo, sono decisamente progressisti. La sit-com dei network basata sul sistema del broadcasting, genere estremamente popolare e trasversale nella televisione americana e oggi un po’ in crisi, è straordinaria proprio per questo motivo, per essere un mezzo capace di comprendere più elementi diversi e per essere animato da spinte estremamente variegate. Nonostante, quindi, una tendenza così generalista che soddisfa tutti senza soddisfare pienamente nessuno, la sit-com, nella realtà dei fatti, ha storicamente portato alla normalizzazione progressiva, seppur in maniera imperfetta, della rappresentazione di varie categorie di persone e di dinamiche sociali marginalizzate. Lo stesso Joe Biden disse, ormai una decina di anni fa che “Will&Grace ha educato l’opinione pubblica americana sulle tematiche LGBT più di qualunque altra cosa”. Pur comprendendo che un discorso così approfondito sull’argomento sarebbe stato difficile da portare in televisione, risulta comunque evidente che sarebbe stato molto più interessante e di spessore, rispetto alla semplice operazione commerciale nostalgica che è stata adoperata con la Reunion di Friends

    La parte forse più interessante dello speciale è quella che, con i due autori principali dello show Marta Kauffman e David Crane, ne ripercorre i momenti di ideazione e di creazione. Dall’ispirazione dello show, venuta ai due sceneggiatori ripensando ai loro vent’anni, quel momento in cui “i tuoi amici sono anche la tua famiglia”, fino al processo di casting con alcuni aneddoti divertenti e più interessanti di gran parte del resto dello speciale.

    La reunion di Friends non ci dice quindi di per sé troppe cose interessanti, ma piuttosto ci fa pensare a quello che di interessante avrebbe potuto dire. E anche che il comfort delle “risate in scatola”, tanto vituperate, in realtà un po’ ci manca.

    [fusion_separator style_type="single solid" hide_on_mobile="small-visibility,medium-visibility,large-visibility" sticky_display="normal,sticky" class="" id="" flex_grow="0" top_margin="5" bottom_margin="45" width="" alignment="center" border_size="2" sep_color="#a13600" icon="" icon_size="" icon_color="" icon_circle="" icon_circle_color="" /][fusion_testimonials design="classic" navigation="no" speed="" backgroundcolor="" textcolor="" random="" hide_on_mobile="small-visibility,medium-visibility,large-visibility" class="" id=""][fusion_testimonial name="Giovanni Atzeni" avatar="image" image="https://framescinemawebzine.com/wp-content/uploads/2021/04/frames-cinema.com14.png" image_id="1669|full" image_border_radius="" company="Redattore" link="https://framescinemawebzine.com/redazione" target="_blank"]

    Questo articolo è stato scritto da:

    [/fusion_testimonial][/fusion_testimonials]

  • RECENSIONE KINGSMAN – SECRET SERVICE

    type=”flex” hundred_percent=”no” hundred_percent_height=”no” min_height=”” hundred_percent_height_scroll=”no” align_content=”stretch” flex_align_items=”flex-start” flex_justify_content=”flex-start” flex_column_spacing=”” hundred_percent_height_center_content=”yes” equal_height_columns=”no” container_tag=”div” menu_anchor=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” status=”published” publish_date=”” class=”” id=”” spacing_medium=”” margin_top_medium=”” margin_bottom_medium=”” spacing_small=”” margin_top_small=”” margin_bottom_small=”” margin_top=”” margin_bottom=”” padding_dimensions_medium=”” padding_top_medium=”” padding_right_medium=”” padding_bottom_medium=”” padding_left_medium=”” padding_dimensions_small=”” padding_top_small=”” padding_right_small=”” padding_bottom_small=”” padding_left_small=”” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” link_color=”” link_hover_color=”” border_sizes=”” border_sizes_top=”” border_sizes_right=”” border_sizes_bottom=”” border_sizes_left=”” border_color=”” border_style=”solid” box_shadow=”no” box_shadow_vertical=”” box_shadow_horizontal=”” box_shadow_blur=”0″ box_shadow_spread=”0″ box_shadow_color=”” box_shadow_style=”” z_index=”” overflow=”” gradient_start_color=”” gradient_end_color=”” gradient_start_position=”0″ gradient_end_position=”100″ gradient_type=”linear” radial_direction=”center center” linear_angle=”180″ background_color=”” background_image=”” background_position=”center center” background_repeat=”no-repeat” fade=”no” background_parallax=”none” enable_mobile=”no” parallax_speed=”0.3″ background_blend_mode=”none” video_mp4=”” video_webm=”” video_ogv=”” video_url=”” video_aspect_ratio=”16:9″ video_loop=”yes” video_mute=”yes” video_preview_image=”” render_logics=”” absolute=”off” absolute_devices=”small,medium,large” sticky=”off” sticky_devices=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_background_color=”” sticky_height=”” sticky_offset=”” sticky_transition_offset=”0″ scroll_offset=”0″ animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=”” filter_hue=”0″ filter_saturation=”100″ filter_brightness=”100″ filter_contrast=”100″ filter_invert=”0″ filter_sepia=”0″ filter_opacity=”100″ filter_blur=”0″ filter_hue_hover=”0″ filter_saturation_hover=”100″ filter_brightness_hover=”100″ filter_contrast_hover=”100″ filter_invert_hover=”0″ filter_sepia_hover=”0″ filter_opacity_hover=”100″ filter_blur_hover=”0″][fusion_builder_row][fusion_builder_column type=”1_1″ align_self=”auto” content_layout=”column” align_content=”flex-start” valign_content=”flex-start” content_wrap=”wrap” spacing=”” center_content=”no” link=”” target=”_self” min_height=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” type_medium=”” type_small=”” order_medium=”0″ order_small=”0″ dimension_spacing_medium=”” dimension_spacing_small=”” dimension_spacing=”” dimension_margin_medium=”” dimension_margin_small=”” margin_top=”” margin_bottom=”” padding_medium=”” padding_small=”” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” hover_type=”none” border_sizes=”” border_color=”” border_style=”solid” border_radius=”” box_shadow=”no” dimension_box_shadow=”” box_shadow_blur=”0″ box_shadow_spread=”0″ box_shadow_color=”” box_shadow_style=”” background_type=”single” gradient_start_color=”” gradient_end_color=”” gradient_start_position=”0″ gradient_end_position=”100″ gradient_type=”linear” radial_direction=”center center” linear_angle=”180″ background_color=”” background_image=”” background_image_id=”” background_position=”left top” background_repeat=”no-repeat” background_blend_mode=”none” render_logics=”” filter_type=”regular” filter_hue=”0″ filter_saturation=”100″ filter_brightness=”100″ filter_contrast=”100″ filter_invert=”0″ filter_sepia=”0″ filter_opacity=”100″ filter_blur=”0″ filter_hue_hover=”0″ filter_saturation_hover=”100″ filter_brightness_hover=”100″ filter_contrast_hover=”100″ filter_invert_hover=”0″ filter_sepia_hover=”0″ filter_opacity_hover=”100″ filter_blur_hover=”0″ animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=”” last=”no” border_position=”all”][fusion_text columns=”” column_min_width=”” column_spacing=”” rule_style=”default” rule_size=”” rule_color=”” content_alignment_medium=”” content_alignment_small=”” content_alignment=”justify” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” margin_top=”” margin_right=”” margin_bottom=”” margin_left=”” font_size=”” fusion_font_family_text_font=”” fusion_font_variant_text_font=”” line_height=”” letter_spacing=”” text_color=”” animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=””]

    «Questo non è quel tipo di film», avvisano i personaggi di Kingsman – Secret Service (Matthew Vaughn, 2015) ogniqualvolta sembra profilarsi una chiosa risolutiva alla J.B: non James Bond,  nemmeno Jason Bourne, ma il tempratissimo Jack Bauer del piccolo schermo. Fatta salva l’integrità british, la rincorsa è al modello seriale preferito dal teppistello Eggsy (Taron Egerton), reclutato – nel proverbiale countdown temporale – per salvare il mondo da una nemesi nostalgica proprio dei vecchi cattivi di 007.

    Kingsman applica alla compostezza leccata del filone spionistico classico il funambolico (bis)trattamento decostruttivo dal basso intrapreso da Kick-Ass (Matthew Vaughn, 2010) nella fucina supereroica contemporanea. Sballottando i registri (action-comedysplatter-kitschspy-thrillercoming of age). Provando a scardinare le gerarchie sociali (fra i bassifondi e l’aristocrazia, scelleratezze politiche e delinquenti di mezza tacca). Tralasciando la cupa seduta riflessiva di Skyfall (Sam Mendes, 2012), il raggelamento asciutto e impenetrabile degli ultimi le Carré, La talpa (Tomas Alfredson, 2011) e La spia – A most wanted man (Anton Corbijn, 2014). Recuperando invece la lezione brit-pulp di Guy Ritchie aperta all’ibridazione. Con un Colin Firth gentleman sui generis, a menar mani e piazzare smash in rallenty come Sherlock Holmes. Infilzando fondamentalisti wasp invasati – scena cult – come in un parossistico Old Boy (Park Chan-wook, 2003) d’oltremanica. Harry Hart è cavalier Galahad e novello professor Higgins nella rieducazione formale  – i modi definiscono l’uomo, for God’s sake! – tesa a foggiare la nobiltà di Eggsy, espungendone le intemperanze. 

    Dietro abiti di lusso e spionaggio internazionale, stanno tute cheap e volteggi parkour del guerriero urban-teen. Rampollo di periferia addestrato ai modi classy(cheggianti) del My Fair Lady (1964) di Cukor, mentr’è sorvegliato a vista dall’inflessibile tradizione fatta persona, sir Michael Caine – del quale è un piacere saggiare di volta in volta i sottotesti alcolici, dal Fernet Branca al brandy d’annata napoleonico.

    Sul versante villain terroristici, un iconico Samuel L. Jackson in tratteggio fumettoso a grana grossa, tra il vestiario chic-rap e i rovelli da ultra-geek megalomane. Affiancato dalla letale e affilatissima killer bio-protesica uscita direttamente da una coreografia di Robert Rodriguez.

    Dai rigurgiti pulp alla tavola rotonda del ciclo arturiano, un’immaginario infarcito di gadget vintage, spruzzato di Martini e messo a rifriggere. Sotto l’apparecchiatura da ricevimento galante, si scopre McDonald’s. Tra l’eleganza inamidata di Savile Row e il disordine isterico delle congregazioni su suolo Usa, il regista Matthew Vaughn cuce un’operazione d’alta e bassa sartoria insieme, scoprendo il fianco ad appena qualche (trascurabile) spiegazzatura narrativa. In cui il côté spionistico su misura old fashioned e l’inappuntabile ingessatura british sono infil(tr)ati nell’habitus squillante, chiassosamente stilizzato e oversize del cinecomics bombarolo a stelle a strisce. 

    Con l’ammazzamento virale dello zombie movie al tempo del digitale sottopelle risolto a botti, champagne ed esplosioni danzanti sulla travolgente marcia di Elgar (Pomp and Circumstance, n. 1). Sinfonia attivante memoria inscindibilmente kubrickiana: è il sottofondo alla passerella del Potere in Arancia Meccanica (1971), qui rovesciata nel pomposo requiem della sua deposizione, dentro la replica della sotterranea war room delle élite, fulgidamente smantellata in una distruzione alla Dr. Strangelove (1964). «La società è morta. Viva la società.» E le principesse scandinave. Dietro un’affettata austerità, in verità generosissime. Dio salvi le regine.

    [fusion_separator style_type="single solid" hide_on_mobile="small-visibility,medium-visibility,large-visibility" sticky_display="normal,sticky" class="" id="" flex_grow="0" top_margin="5" bottom_margin="45" width="" alignment="center" border_size="2" sep_color="#a13600" icon="" icon_size="" icon_color="" icon_circle="" icon_circle_color="" /][fusion_testimonials design="classic" navigation="no" speed="" backgroundcolor="" textcolor="" random="" hide_on_mobile="small-visibility,medium-visibility,large-visibility" class="" id=""][fusion_testimonial name="Daniele Badella" avatar="image" image="https://framescinemawebzine.com/wp-content/uploads/2021/05/frames-cinema.com_-1.png" image_id="2208|full" image_border_radius="" company="Redattore" link="https://framescinemawebzine.com/redazione" target="_blank"]

    Questo articolo è stato scritto da:

    [/fusion_testimonial][/fusion_testimonials]

  • RECENSIONE UNA DONNA PROMETTENTE

    type=”flex” hundred_percent=”no” hundred_percent_height=”no” min_height=”” hundred_percent_height_scroll=”no” align_content=”stretch” flex_align_items=”flex-start” flex_justify_content=”flex-start” flex_column_spacing=”” hundred_percent_height_center_content=”yes” equal_height_columns=”no” container_tag=”div” menu_anchor=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” status=”published” publish_date=”” class=”” id=”” spacing_medium=”” margin_top_medium=”” margin_bottom_medium=”” spacing_small=”” margin_top_small=”” margin_bottom_small=”” margin_top=”” margin_bottom=”” padding_dimensions_medium=”” padding_top_medium=”” padding_right_medium=”” padding_bottom_medium=”” padding_left_medium=”” padding_dimensions_small=”” padding_top_small=”” padding_right_small=”” padding_bottom_small=”” padding_left_small=”” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” link_color=”” link_hover_color=”” border_sizes=”” border_sizes_top=”” border_sizes_right=”” border_sizes_bottom=”” border_sizes_left=”” border_color=”” border_style=”solid” box_shadow=”no” box_shadow_vertical=”” box_shadow_horizontal=”” box_shadow_blur=”0″ box_shadow_spread=”0″ box_shadow_color=”” box_shadow_style=”” z_index=”” overflow=”” gradient_start_color=”” gradient_end_color=”” gradient_start_position=”0″ gradient_end_position=”100″ gradient_type=”linear” radial_direction=”center center” linear_angle=”180″ background_color=”” background_image=”” background_position=”center center” background_repeat=”no-repeat” fade=”no” background_parallax=”none” enable_mobile=”no” parallax_speed=”0.3″ background_blend_mode=”none” video_mp4=”” video_webm=”” video_ogv=”” video_url=”” video_aspect_ratio=”16:9″ video_loop=”yes” video_mute=”yes” video_preview_image=”” render_logics=”” absolute=”off” absolute_devices=”small,medium,large” sticky=”off” sticky_devices=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_background_color=”” sticky_height=”” sticky_offset=”” sticky_transition_offset=”0″ scroll_offset=”0″ animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=”” filter_hue=”0″ filter_saturation=”100″ filter_brightness=”100″ filter_contrast=”100″ filter_invert=”0″ filter_sepia=”0″ filter_opacity=”100″ filter_blur=”0″ filter_hue_hover=”0″ filter_saturation_hover=”100″ filter_brightness_hover=”100″ filter_contrast_hover=”100″ filter_invert_hover=”0″ filter_sepia_hover=”0″ filter_opacity_hover=”100″ filter_blur_hover=”0″][fusion_builder_row][fusion_builder_column type=”1_1″ align_self=”auto” content_layout=”column” align_content=”flex-start” valign_content=”flex-start” content_wrap=”wrap” spacing=”” center_content=”no” link=”” target=”_self” min_height=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” type_medium=”” type_small=”” order_medium=”0″ order_small=”0″ dimension_spacing_medium=”” dimension_spacing_small=”” dimension_spacing=”” dimension_margin_medium=”” dimension_margin_small=”” margin_top=”” margin_bottom=”” padding_medium=”” padding_small=”” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” hover_type=”none” border_sizes=”” border_color=”” border_style=”solid” border_radius=”” box_shadow=”no” dimension_box_shadow=”” box_shadow_blur=”0″ box_shadow_spread=”0″ box_shadow_color=”” box_shadow_style=”” background_type=”single” gradient_start_color=”” gradient_end_color=”” gradient_start_position=”0″ gradient_end_position=”100″ gradient_type=”linear” radial_direction=”center center” linear_angle=”180″ background_color=”” background_image=”” background_image_id=”” background_position=”left top” background_repeat=”no-repeat” background_blend_mode=”none” render_logics=”” filter_type=”regular” filter_hue=”0″ filter_saturation=”100″ filter_brightness=”100″ filter_contrast=”100″ filter_invert=”0″ filter_sepia=”0″ filter_opacity=”100″ filter_blur=”0″ filter_hue_hover=”0″ filter_saturation_hover=”100″ filter_brightness_hover=”100″ filter_contrast_hover=”100″ filter_invert_hover=”0″ filter_sepia_hover=”0″ filter_opacity_hover=”100″ filter_blur_hover=”0″ animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=”” last=”no” border_position=”all”][fusion_text columns=”” column_min_width=”” column_spacing=”” rule_style=”default” rule_size=”” rule_color=”” content_alignment_medium=”” content_alignment_small=”” content_alignment=”justify” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” margin_top=”” margin_right=”” margin_bottom=”” margin_left=”” font_size=”” fusion_font_family_text_font=”” fusion_font_variant_text_font=”” line_height=”” letter_spacing=”” text_color=”” animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=””]

    Una donna promettente (Promising Young Woman) si inserisce a pieno titolo nel recente filone me-too cinema che prova ad articolare un nuovo discorso sulle vessazioni del genere femminile, e sulle sue forme di rappresentazione, per scardinare quel complice sistema di connivenza sociale che, tra omertà gregaria e sostanziale impunità, tende a proteggere il maschio predatore coprendone gli abusi nascosti (pensiamo a L’uomo invisibile di Leigh Whannell, altro importante tassello di questa corrente).

    Tematica centrale nel film di Emerald Fennell, volto noto della serialità – è Camilla Parker Bowles in The Crown – qui all’esordio alla regia, è ciò che sperimenta Cassie, una dolente e strepitosa Carey Mulligan candidata all’Oscar come miglior attrice protagonista, trentenne scottata dallo stupro dell’amica Nina avvenuto ai tempi dell’università di medicina. Lasciati gli studi, aliena da contatti affettivi (la reiterata frontalità delle inquadrature la distanzia isolata nei controcampi di dialogo), morsa dai sensi di colpa per non aver salvato la compagna, Cassie consacra la sua vita alla vendetta, facendo ogni notte da esca per viscidi approfittatori attirati nei locali, fingendosi preda inerme per poi ribaltare all’improvviso i rapporti di forza.

    L’idea registica è quella di far scontrare la soggettività reclusa e traumatizzata della protagonista, i duelli psicologici e l’impianto drammatico di un ellittico rape & revenge per interposta persona con spiazzanti scarti di tono riconducibili ad altri registri: la rom-com più zuccherosamente pop (il ballo in farmacia su Stars are blind di Paris Hilton), il cinecomic sotto mentite spoglie (Cassie deambula sfibrata sembrando quasi un ibrido tra Joker-infermiere e un’Harley Quinn imparruccata), e soprattutto la commedia adolescenzial-goliardica americana. Sottogeneri di cui Emerald Fennell si impadronisce per smascherarne la tipica leggerezza assolutoria, la finta natura di gioco innocuo e innocente. Presentando un nutrito e ben noto campionario di riti, stilemi, stag party e facce note (l’Adam Brody di The O.C., il Mintz-Plasse/MCLovin di Suxbad, la Jennifer Coolidge/Stifler’s mom di American Pie, il Max Greenfield/Schmidt da New Girl) per mostrare con evidente intento metacinematografico che pressoché tutti i personaggi, senza distinzioni di genere, insistono a passeggiare nella gioconda, e in fondo comoda, irresponsabilità di un college movie, più o meno ignari di abitare la reale dimensione di una tragedia.

    Lo stridente contrasto di umori e generi riflette l’ideologia messa sotto accusa: la resistente percezione distorta, sociale e individuale, dello stupro, niente più che l’effetto collaterale di una sbornia, archiviato per sempre una volta esauriti i postumi. Nella forza urgente del messaggio, c’è il rischio, non del tutto scongiurato, del film a tesi e di un certo meccanicismo di fondo, che ingabbia l’azione e il percorso di liberazione di Cassie alla coazione a ripetere scena e assunto iniziali (donna indifesa e vulnerabile, molestatore che ci si avventa sopra), senza troppe possibilità di scampo narrativo. Ciononostante, il film riesce a brillare e a tenere alta l’asticella del thrilling, spostando bruscamente attese e aspettative dello spettatore con almeno due grandi controcolpi di scena (meritando con ciò la statuetta per la miglior sceneggiatura originale). Un film che colpisce nel segno, oscillando tra un agghiacciante fuori campo interno (non viene mostrato lo stupro, ma la tremenda reazione del volto di Cassie alla sua visione) e le immagini senza stacchi della degradazione del corpo di una donna in tutta la loro potenza disturbante, specchio di una patologica e anestetizzata indifferenza maschile che ci riguarda tutti.

    [fusion_separator style_type="single solid" hide_on_mobile="small-visibility,medium-visibility,large-visibility" sticky_display="normal,sticky" class="" id="" flex_grow="0" top_margin="5" bottom_margin="45" width="" alignment="center" border_size="2" sep_color="#a13600" icon="" icon_size="" icon_color="" icon_circle="" icon_circle_color="" /][fusion_testimonials design="classic" navigation="no" speed="" backgroundcolor="" textcolor="" random="" hide_on_mobile="small-visibility,medium-visibility,large-visibility" class="" id=""][fusion_testimonial name="Daniele Badella" avatar="image" image="https://framescinemawebzine.com/wp-content/uploads/2021/05/frames-cinema.com_-1.png" image_id="2208|full" image_border_radius="" company="Redattore" link="https://framescinemawebzine.com/redazione" target="_blank"]

    Questo articolo è stato scritto da:

    [/fusion_testimonial][/fusion_testimonials]

  • RECENSIONE LUCA – IL FILM PIXAR “ITALIANO”

    type=”flex” hundred_percent=”no” hundred_percent_height=”no” min_height=”” hundred_percent_height_scroll=”no” align_content=”stretch” flex_align_items=”flex-start” flex_justify_content=”flex-start” flex_column_spacing=”” hundred_percent_height_center_content=”yes” equal_height_columns=”no” container_tag=”div” menu_anchor=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” status=”published” publish_date=”” class=”” id=”” spacing_medium=”” margin_top_medium=”” margin_bottom_medium=”” spacing_small=”” margin_top_small=”” margin_bottom_small=”” margin_top=”” margin_bottom=”” padding_dimensions_medium=”” padding_top_medium=”” padding_right_medium=”” padding_bottom_medium=”” padding_left_medium=”” padding_dimensions_small=”” padding_top_small=”” padding_right_small=”” padding_bottom_small=”” padding_left_small=”” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” link_color=”” link_hover_color=”” border_sizes=”” border_sizes_top=”” border_sizes_right=”” border_sizes_bottom=”” border_sizes_left=”” border_color=”” border_style=”solid” box_shadow=”no” box_shadow_vertical=”” box_shadow_horizontal=”” box_shadow_blur=”0″ box_shadow_spread=”0″ box_shadow_color=”” box_shadow_style=”” z_index=”” overflow=”” gradient_start_color=”” gradient_end_color=”” gradient_start_position=”0″ gradient_end_position=”100″ gradient_type=”linear” radial_direction=”center center” linear_angle=”180″ background_color=”” background_image=”” background_position=”center center” background_repeat=”no-repeat” fade=”no” background_parallax=”none” enable_mobile=”no” parallax_speed=”0.3″ background_blend_mode=”none” video_mp4=”” video_webm=”” video_ogv=”” video_url=”” video_aspect_ratio=”16:9″ video_loop=”yes” video_mute=”yes” video_preview_image=”” render_logics=”” absolute=”off” absolute_devices=”small,medium,large” sticky=”off” sticky_devices=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_background_color=”” sticky_height=”” sticky_offset=”” sticky_transition_offset=”0″ scroll_offset=”0″ animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=”” filter_hue=”0″ filter_saturation=”100″ filter_brightness=”100″ filter_contrast=”100″ filter_invert=”0″ filter_sepia=”0″ filter_opacity=”100″ filter_blur=”0″ filter_hue_hover=”0″ filter_saturation_hover=”100″ filter_brightness_hover=”100″ filter_contrast_hover=”100″ filter_invert_hover=”0″ filter_sepia_hover=”0″ filter_opacity_hover=”100″ filter_blur_hover=”0″][fusion_builder_row][fusion_builder_column type=”1_1″ layout=”1_1″ align_self=”auto” content_layout=”column” align_content=”flex-start” valign_content=”flex-start” content_wrap=”wrap” spacing=”” center_content=”no” link=”” target=”_self” min_height=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” type_medium=”” type_small=”” order_medium=”0″ order_small=”0″ dimension_spacing_medium=”” dimension_spacing_small=”” dimension_spacing=”” dimension_margin_medium=”” dimension_margin_small=”” margin_top=”” margin_bottom=”” padding_medium=”” padding_small=”” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” hover_type=”none” border_sizes=”” border_color=”” border_style=”solid” border_radius=”” box_shadow=”no” dimension_box_shadow=”” box_shadow_blur=”0″ box_shadow_spread=”0″ box_shadow_color=”” box_shadow_style=”” background_type=”single” gradient_start_color=”” gradient_end_color=”” gradient_start_position=”0″ gradient_end_position=”100″ gradient_type=”linear” radial_direction=”center center” linear_angle=”180″ background_color=”” background_image=”” background_image_id=”” background_position=”left top” background_repeat=”no-repeat” background_blend_mode=”none” render_logics=”” filter_type=”regular” filter_hue=”0″ filter_saturation=”100″ filter_brightness=”100″ filter_contrast=”100″ filter_invert=”0″ filter_sepia=”0″ filter_opacity=”100″ filter_blur=”0″ filter_hue_hover=”0″ filter_saturation_hover=”100″ filter_brightness_hover=”100″ filter_contrast_hover=”100″ filter_invert_hover=”0″ filter_sepia_hover=”0″ filter_opacity_hover=”100″ filter_blur_hover=”0″ animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=”” last=”true” border_position=”all” first=”true”][fusion_text columns=”” column_min_width=”” column_spacing=”” rule_style=”default” rule_size=”” rule_color=”” content_alignment_medium=”” content_alignment_small=”” content_alignment=”justify” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” margin_top=”” margin_right=”” margin_bottom=”” margin_left=”” font_size=”” fusion_font_family_text_font=”” fusion_font_variant_text_font=”” line_height=”” letter_spacing=”” text_color=”” animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=””]

    Luca, ventiquattresimo film PIXAR ed esordio al lungometraggio del genovese Enrico Casarosa (già autore del sublime corto La luna), si apre di notte, con una barca da pesca che naviga verso un’isoletta che ricorda gli iconici scogli di Aci Trezza del viscontiano La terra trema. A bordo vi sono due pescatori, un vecchio e un giovane: indossano entrambi la coppola, parlano di inquietanti leggende del mare, prorompono in esclamazioni come “Per mille sardine!” e, per sentirsi più a loro agio, hanno persino un grammofono che fa risuonare l’aria O mio babbino caro dal Gianni Schicchi di Puccini nella placida notte ligure.

    Con questo attacco, Casarosa trasporta l’audience globale della PIXAR nel Belpaese, nella sua patria da lungo tempo abbandonata per inseguire il sogno del cinema in America. In Lucacoming of age di due giovani mostri marini, Luca e Alberto, che negli anni ‘60 vogliono provare a vivere come umani sulla terraferma e si imbarcano in una divertente avventura estiva nell’immaginario borgo ligure di Portorosso – l’Italia è rappresentata come il luogo del godimento della vita: il film trabocca di calore umano, colori, gelato, frutta, pasta, libri, cinema (dalla nonnina addormentata davanti alla mangiata finale de I soliti ignoti di Monicelli alla locandina di Vacanze romane di Wyler, passando per la foto di Marcello Mastroianni appesa sullo specchietto di una moto). In tal senso ha ragione chi ha paragonato il film a Chiamami col tuo nome di Guadagnino, altra pellicola che rappresenta l’Italia come patria del piacere dei sensi, in cui chi giunge dall’esterno (là l’americano Oliver, qua Luca e Alberto) può lasciarsi alle spalle i doveri, i timori e le limitazioni della “vita vera” e immergersi nell’italico locus amoenus.

    Per uno spettatore straniero – e statunitense in particolare – le avventure estive di Luca e Alberto devono apparire come un meraviglioso viaggio in questa sorta di paradisiaco e nostalgico parco di divertimenti. Per noi italiani, invece, resta soprattutto il piacere di rivivere i nostri luoghi e le nostre infanzie in una dimensione idealizzata (e affettuosamente stereotipata), che Casarosa e gli artisti visuali della PIXAR hanno ricreato con impressionante cura del dettaglio (che, ahinoi, siamo costretti a fruire solo su Disney+): dai tipici bicchieri da trattoria alle insegne dei bar, dai portici ai classici carruggi liguri, fino all’intera Portorosso, che pare davvero la fotocopia di Vernazza, una delle Cinque Terre. Il tutto, naturalmente, pervaso da voci mitiche della musica italiana, da Mina a Gianni Morandi, passando per Rita Pavone e Edoardo Bennato. 

    In tutta questa attenzione alla dimensione visiva, però, manca forse la visionarietà a cui la PIXAR ci ha abituato: non c’è, insomma, l’intuizione folgorante, l’immagine capace di farsi portatrice del senso del film (il topo sotto il cappello o la casa sollevata dai palloncini, per capirci). Anche la costruzione della storia e dei personaggi – pur pienamente coerente e tutto sommato inattaccabile – risulta molto semplice e non solo da un punto di vista narrativo (chiaramente in tal senso non vi è la complessità di Inside Out o Soul), ma anche e soprattutto emotivo: film come Up o Coco, forse le pellicole PIXAR concettualmente più vicine a Luca, hanno tutto un altro spessore e mettono in campo uno spettro emozionale che, purtroppo, l’amarcord italiano di Casarosa non riesce a coprire. Certo, i valori dell’amicizia, della famiglia e dell’accettazione dell’altro – temi cardine della poetica dello studio d’animazione statunitense – appaiono ben chiari anche qui, ma sono espressi in maniera molto più lineare e bidimensionale del solito e anche alcuni personaggi di contorno, dai genitori di Luca al villain Ercole Visconti, sono tutt’altro che memorabili.

    Nel complesso Luca, pur non avendo il fascino e la complessità di altre avventure PIXAR o di un film del citatissimo Hayao Miyazaki (del quale almeno Ponyo sulla scogliera è abbondantemente ripreso in tantissime idee visive), resta comunque una pellicola di animazione superiore alla media, cinefila (la bella sequenza finale riecheggia nientepopodimeno che quella de I vitelloni di Fellini) e visivamente scintillante, capace di immergere il pubblico internazionale nell’Italian way of life e in un universo di piccoli e grandi piaceri quotidiani che, ora possiamo dirlo, tutto il mondo ci invidia.

    [fusion_separator style_type="single solid" hide_on_mobile="small-visibility,medium-visibility,large-visibility" sticky_display="normal,sticky" class="" id="" flex_grow="0" top_margin="5" bottom_margin="45" width="" alignment="center" border_size="2" sep_color="#a13600" icon="" icon_size="" icon_color="" icon_circle="" icon_circle_color="" /][fusion_testimonials design="classic" navigation="no" speed="" backgroundcolor="" textcolor="" random="" hide_on_mobile="small-visibility,medium-visibility,large-visibility" class="" id=""][fusion_testimonial name="Jacopo Barbero" avatar="image" image="https://framescinemawebzine.com/wp-content/uploads/2021/04/frames-cinema.com3_.png" image_id="1640|full" image_border_radius="" company="Caporedattore" link="https://framescinemawebzine.com/redazione" target="_blank"]

    Questo articolo è stato scritto da:

    [/fusion_testimonial][/fusion_testimonials]