Willie Peyote è una persona normale e come tale vuole essere conosciuto perché, per usare le sue parole, “dire cantautore fa subito Festa dell’Unità e dire rapper fa subito bimbominkia”. Proprio questo conflitto tra il bisogno di non essere etichettabile e la parabola della sua carriera musicale, è al centro del documentario più torinese che vedrete quest’anno: Elegia Sabauda, diretto da Enrico Bisi.
È un racconto decisamente informale, personale, che segue Willie Peyote nella sua vita quotidiana. C’è un’intervista “principale”, registrata con il Po e la Mole sullo sfondo, a fare da filo rosso al racconto. Dopodiché ci sono pezzi di backstage dei concerti, un dialogo con i suoi genitori, l’immancabile spesa al mercato di Porta Palazzo e una serie di espressioni colorite senza censura. A proposito di Torino, il documentario si chiude con “In cerca di uno schianto”, brano di apertura del nuovo album, che strizza l’occhio ai Subsonica. C’è il rischio che sembri una posa, un volersi avvicinare al pubblico per questioni di immagine, ma in questo caso è chiaro fin dalle prime battute che Willie Peyote non non sta recitando. Se ne fosse capace forse avrebbe avuto vita più facile nel panorama musicale italiano, ma questo non sembra interessargli più.
Racconta con onestà gli sbagli che ha fatto e la solitudine attraversata, mettendo a fuoco una differenza fondamentale tra quegli anni e il successo precedente: quando è uscito “Sindrome di tôret” (2017), dice, il disco aveva funzionato perché l’aveva fatto senza “ l’assillo che dovesse funzionare.”
L’autenticità che traspare da questo documentario fa quindi ben sperare per il nuovo disco: dopo “Sulla riva del fiume” (2024) Peyote sembra aver ritrovato la sua identità musicale. L’ abbiamo già vista riaffiorare l’anno scorso in “Grazie ma no grazie” (2025) portata a Sanremo e prima ancora nel feat con Queen of Saba “Amami Come Ameresti Bambi”, (2024): oltre al legame con la propria città, l’impegno politico è l’altra parte della sua anima artistica.
Questo documentario è un piccolo viaggio dell’eroe, diretto e montato con molta cura senza mai scadere nella celebrazione di un personaggio.

Federica Rossi
Caporedattrice

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