maya deren – la realtà oltre sè stessa

Una donna raccoglie un fiore dal marciapiede e si allontana, lo porta in casa. Osserva gli oggetti che abitano ciascun angolo della casa, si addormenta. Osserva la strada fuori, e vede una donna andare via con un fiore, la segue. Entra in casa. Meshes of the afternoon inizia così e prosegue allo stesso modo per tutti i 15 minuti: una sequenza di eventi e simboli che immerge lo spettatore nella precisa sensazione che si ha quando ci si accorge di star sognando, o quando ci si sveglia e si prova a ricostruire il sogno. È il primo cortometraggio di Maya Deren (1917-1961), regista e ballerina ucraina considerata una pioniera del cinema sperimentale degli anni Quaranta e Cinquanta, nonostante la carriera molto breve. 

Nata Eleonora Derenkovska, Deren nacque a Kiev nel maggio del 1917. Nel 1922 la famiglia si trasferì nello stato di New York per ragioni di sicurezza, dato che il padre era sia di origine ebrea che un esponente della corrente trotskista: qui ottennero la cittadinanza e il cognome diventò “Deren”.  La vita di Eleonora negli Stati Uniti fu caratterizzata dall’interesse per la danza e l’arte, in particolare il surrealismo francese, e dall’ambiente culturale dei movimenti socialisti newyorkesi. Il ruolo più importante soprattutto per quanto riguarda la produzione cinematografica lo ebbe però la spiritualità, che lei visse sempre con un approccio analitico/ filosofico ereditato dal padre psichiatra. 

At Land (1944)

Nel 1943 collaborò con l’artista e amico Duchamp alla creazione del cortometraggio muto Witch’s cradle, mai portato a termine, che racconta come le streghe imparano a volare. Nonostante si tratti della semplice messa in scena di una credenza popolare, è già evidente la propensione per il simbolismo e il non detto: le inquadrature si soffermano su un dettaglio della scenografia per volta, la cinepresa ruota attorno ai soggetti o i soggetti ruotano, non ci sono né dialogo né musica. 

Meshes of the afternoon è dello stesso anno, girato e prodotto autonomamente con un budget minimo. Ciò che cattura l’attenzione, più ancora dell’atmosfera surreale, è l’intenzionalità che si percepisce dietro ad ogni inquadratura: non si sofferma mai per un secondo di troppo, nè si ha l’impressione che i colpi di scena siano forzati da una necessità di stupire. Il ritmo è costante e pacato, sembrano dire a chi guarda “ ti racconto questa storia, è andata esattamente così, non c’è niente di strano in questa donna che è a tavola con altre quattro sé stesse.”  Non è un caso che a questo punto la regista abbia adottato lo pseudonimo Maya, riferito al velo di Maya di cui si legge nei testi di Schopenhauer. 

In questo periodo aveva iniziato ad avvicinarsi alla fede buddista, della quale fa parte una pratica di depersonalizzazione che incoraggia le persone ad osservare la realtà non direttamente, ma attraverso la rappresentazione della stessa. In questa interpretazione del buddhismo, il sogno non è diverso dalla realtà: essendo parte integrante della psiche umana è completamente reale. 

Meshes of the afternoon (1943)

“…but who is the dreamer?” 

L’esempio più evidente dell’influenza di Maya Deren è probabilmente l’opera di David Lynch, dalla fotografia di Eraserhead a, soprattutto, il simbolismo nei suoi lavori successivi. In Mulholland Drive ritroviamo la chiave e lo specchio come veicoli per lo studio della propria identità, e l’osservazione di un atto violento dall’esterno. Un’altra scelta registica quasi identica è quella dellasoggettiva “doppia”, in cui vediamo la protagonista guardare fuori campo e poi al posto dell’oggetto guardato (in termini tecnici la risposta) ritroviamo lei stessa che guarda. Inoltre, la struttura principale di Twin Peaks si regge sul problema dell’identità e sulla possibilità di osservare altri sé . Lynch non ha mai fatto mistero della sua spiritualità, tanto che Dale Cooper (Kyle Maclachlan) cita spesso il buddhismo come guida personale e professionale. Lynch non è mai approdato alla religione vudù come invece farà Deren, ma ha praticato per tutta la vita la meditazione trascendentale. 

È proprio il fatto di essere completamente a proprio agio con la complessità della psiche umana che rende il lavoro di Deren così affascinante: racconta i mondi interiori con l’occhio documentaristico che siamo abituati ad associare alla realtà materiale. 

Il rovescio della medaglia di questo approccio è The private life of a cat (1947), che nasce invece come documentario vero e proprio. È considerato uno dei primi esempi di cinema documentaristico,  girato insieme al compagno di allora Alexander Hammid. Dura 20 minuti e segue la nascita e i primi giorni di vita di cinque gattini, anche questo senza sonoro. 

At Land (1944)

Gli altri cortometraggi degni di nota sono At land (1944), la cui scena degli scacchi sembra abbia ispirato quella del Settimo Sigillo di Ingmar Bergman, e The very eye of the night (1959). Quest’ultimo è pura contemplazione: 10 minuti di figure umane che danzano in sovrappressione ad un cielo notturno stellato. Concluso nel 1955 e uscito quattro anni dopo, è uno dei pochi cortometraggi prodotti con una colonna sonora, in questo caso firmata da Teji Ito, il suo compagno di quel periodo. Ito compose anche la musica aggiunta in seguito a Meshes of the afternoon. 

A questo punto della sua vita Deren organizzavariti vudù e faceva regolarmente uso di sostanze. Questa abitudine, insieme alla malnutrizione causata dalla povertà, si pensa sia stata la causa della sua morte prematura, avvenuta il 13 ottobre del 1961. 

Quasi tutti i suoi cortometraggi sono disponibili gratuitamente online. 


Federica Rossi

Caporedattrice

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