Tag: mattia bianconi

  • RECENSIONE SCREAM (2022) – UN RITORNO METACINEMATOGRAFICO

    type=”flex” hundred_percent=”no” hundred_percent_height=”no” min_height=”” hundred_percent_height_scroll=”no” align_content=”stretch” flex_align_items=”flex-start” flex_justify_content=”flex-start” flex_column_spacing=”” hundred_percent_height_center_content=”yes” equal_height_columns=”no” container_tag=”div” menu_anchor=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” status=”published” publish_date=”” class=”” id=”” spacing_medium=”” margin_top_medium=”” margin_bottom_medium=”” spacing_small=”” margin_top_small=”” margin_bottom_small=”” margin_top=”” margin_bottom=”” padding_dimensions_medium=”” padding_top_medium=”” padding_right_medium=”” padding_bottom_medium=”” padding_left_medium=”” padding_dimensions_small=”” padding_top_small=”” padding_right_small=”” padding_bottom_small=”” padding_left_small=”” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” link_color=”” link_hover_color=”” border_sizes=”” border_sizes_top=”” border_sizes_right=”” border_sizes_bottom=”” border_sizes_left=”” border_color=”” border_style=”solid” box_shadow=”no” box_shadow_vertical=”” box_shadow_horizontal=”” box_shadow_blur=”0″ box_shadow_spread=”0″ box_shadow_color=”” box_shadow_style=”” z_index=”” overflow=”” gradient_start_color=”” gradient_end_color=”” gradient_start_position=”0″ gradient_end_position=”100″ gradient_type=”linear” radial_direction=”center center” linear_angle=”180″ background_color=”” background_image=”” background_position=”center center” background_repeat=”no-repeat” fade=”no” background_parallax=”none” enable_mobile=”no” parallax_speed=”0.3″ background_blend_mode=”none” video_mp4=”” video_webm=”” video_ogv=”” video_url=”” video_aspect_ratio=”16:9″ video_loop=”yes” video_mute=”yes” video_preview_image=”” render_logics=”” absolute=”off” absolute_devices=”small,medium,large” sticky=”off” sticky_devices=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_background_color=”” sticky_height=”” sticky_offset=”” sticky_transition_offset=”0″ scroll_offset=”0″ animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=”” filter_hue=”0″ filter_saturation=”100″ filter_brightness=”100″ filter_contrast=”100″ filter_invert=”0″ filter_sepia=”0″ filter_opacity=”100″ filter_blur=”0″ filter_hue_hover=”0″ filter_saturation_hover=”100″ filter_brightness_hover=”100″ filter_contrast_hover=”100″ filter_invert_hover=”0″ filter_sepia_hover=”0″ filter_opacity_hover=”100″ filter_blur_hover=”0″][fusion_builder_row][fusion_builder_column type=”1_1″ layout=”1_1″ align_self=”auto” content_layout=”column” align_content=”flex-start” valign_content=”flex-start” content_wrap=”wrap” spacing=”” center_content=”no” link=”” target=”_self” min_height=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” type_medium=”” type_small=”” order_medium=”0″ order_small=”0″ dimension_spacing_medium=”” dimension_spacing_small=”” dimension_spacing=”” dimension_margin_medium=”” dimension_margin_small=”” margin_top=”” margin_bottom=”” padding_medium=”” padding_small=”” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” hover_type=”none” border_sizes=”” border_color=”” border_style=”solid” border_radius=”” box_shadow=”no” dimension_box_shadow=”” box_shadow_blur=”0″ box_shadow_spread=”0″ box_shadow_color=”” box_shadow_style=”” background_type=”single” gradient_start_color=”” gradient_end_color=”” gradient_start_position=”0″ gradient_end_position=”100″ gradient_type=”linear” radial_direction=”center center” linear_angle=”180″ background_color=”” background_image=”” background_image_id=”” background_position=”left top” background_repeat=”no-repeat” background_blend_mode=”none” render_logics=”” filter_type=”regular” filter_hue=”0″ filter_saturation=”100″ filter_brightness=”100″ filter_contrast=”100″ filter_invert=”0″ filter_sepia=”0″ filter_opacity=”100″ filter_blur=”0″ filter_hue_hover=”0″ filter_saturation_hover=”100″ filter_brightness_hover=”100″ filter_contrast_hover=”100″ filter_invert_hover=”0″ filter_sepia_hover=”0″ filter_opacity_hover=”100″ filter_blur_hover=”0″ animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=”” last=”true” border_position=”all” first=”true”][fusion_text columns=”” column_min_width=”” column_spacing=”” rule_style=”default” rule_size=”” rule_color=”” content_alignment_medium=”” content_alignment_small=”” content_alignment=”justify” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” margin_top=”” margin_right=”” margin_bottom=”” margin_left=”” font_size=”” fusion_font_family_text_font=”” fusion_font_variant_text_font=”” line_height=”” letter_spacing=”” text_color=”” animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=””]

    A dieci anni di distanza dal quarto capitolo della saga (ed ultima opera che vide Wes Craven dietro la macchina da presa prima della sua dipartita nel 2015) e dopo una parentesi seriale di tre stagioni, Ghostface torna sul grande schermo. Riportare in sala un personaggio ed una saga così cult nasconde sempre numerose insidie dettate dalle alte aspettative dei fan e dall’inevitabile confronto con i primi capitoli. La sfida più grande risultava, però, in ambito registico e di sceneggiatura, in quanto entrambi questi aspetti erano stati curati in precedenza da Craven stesso. Trovare, dunque, degni sostituti in grado di equiparare la sua genialità di scrittura e la sua bravura registica era tutt’altro che semplice. Partendo da un soggetto di Kevin Williamson e dello stesso Craven, questo nuovo capitolo della saga presenta una sceneggiatura curata da James Vanderbilt e Guy Busick, mentre la regia è, questa volta, nelle mani del duo Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillett, conosciuti ai più per la regia di Finché morte non ci separi del 2019. Saranno stati in grado di tenere il passo con il cineasta statunitense scomparso nel 2015?

    “E A NOI FAN CHI CI PENSA?”

    Una frase che spesso viene ripetuta, quasi come un mantra, da orde di fan delle saghe più disparate che, ritrovandosi davanti ad un nuovo capito che non ha rispettato le aspettative, si scagliano inferociti contro produttori e registi. Questo Scream parte proprio da questo concetto: i fan conosceranno Squartati (o Stab nella versione originale), ovvero il film che racconta Scream dentro Scream, con il quale già Craven gestiva, in maniera acuta, un interessantissimo messaggio metacinematografico nel secondo e poi anche nel terzo capitolo del franchise. Arrivati nel 2022, Squartati ha ormai perso il suo appeal e la major che ne detiene i diritti lancia una campagna reboot, affidando la regia a “quello di Cena con delitto” e adattando la saga ai canoni odierni di horror, togliendo l’anima cruenta e splatter del prodotto e sostituendola con paure più psicologiche e con basi filosofiche (nello stile di The VVitch come fa intendere il film stesso). A qualche fan accanito dell’originale, però, questa decisione non piace e decide di girare dal vivo il proprio sequel di Squartati, creando un “requel”, ovvero un mix di reboot e sequel, in linea con la maggior parte dei revival delle saghe -horror e non- degli ultimi anni, ma sempre rispettando la materia originale.

    Da una base, quindi, estremamente metacinematografica, gli sceneggiatori riescono a costruire uno dei migliori (se non il migliore) sequel possibile. Introducendo personaggi nuovi, il film introduce lo spettatore alla new wave, alla Generazione Z che apprezza un horror diverso, più sofisticato e che si pavoneggia con aria di superiorità di fronte ai cultori del genere, ma che si ritrova qui ad affrontare il fantasma del passato, finendo per mostrarci dei ragazzi uguali, se non addirittura più stupidi, dei personaggi originali. Come ogni requel che si rispetti, però, la sceneggiatura riesce a far tornare anche alcuni dei personaggi originali a cui i fan sono tanto affezionati, facendolo in maniera intelligente e oculata, senza scadere negli ormai classici cliché dei revival degli ultimi anni.

    PASSATO E PRESENTE

    L’elemento migliore di questa pellicola è sicuramente l’elevato citazionismo, sia verso altri film o franchise sia verso la saga stessa. Se già negli originali le citazioni agli altri slasher abbondavano (tra tutte basti pensare a Billy Loomis, cognome condiviso con l’iconico dottore e psichiatra di Michael Myers nella saga di Halloween), anche qui si trovano numerose citazioni sia nella scrittura, con le protagoniste Sam e Tara Carpenter (sempre tornando ad Halloween) o il giovane Wes Hicks (palese rimando al regista della saga), ma soprattutto nella regia che, seppur non arrivando alle vette di Craven, riesce ad intrattenere e a costruire correttamente la tensione giocando spesso con gli stereotipi ed i cliché sia della saga sia degli altri film del genere (con una delicatissima ma geniale reference alla scena della doccia del capolavoro di Alfred Hitchcock Psycho).

    Le prove attoriali sono complessivamente su un buon livello, su cui spiccano su tutte Courtney Cox e David Arquette, che imbandiscono la scena dell’incontro dopo anni in maniera estremamente emozionante, mentre tra le new entry spicca il Richie Kirsch di Jack Quaid, già ottimo nella serie Amazon The Boys e che qui mette in mostra tutta la sua bravura.

    Volendo guardare il pelo nell’uovo, qualche difetto nella pellicola si può riscontrare. Oltre alla già citata regia non a livello dei precedenti capitoli, che comunque si dimostra tutt’altro che pessima, tra i contro della pellicola si annovera una presentazione di alcuni nuovi personaggi forse un po’ abbozzato e poco approfondito, aspetto che non permette di empatizzare al massimo con loro. Si può anche citare una particolare scelta narrativa che riguarda in prima persona la protagonista Sam e che, se può da un lato piacere a molti, ad alcuni spettatori potrebbe far storcere il naso.

    CONCLUSIONI

    Il duo Gillet/Bertinelli-Olpin riesce ad imbastire una regia che, assieme ad una sceneggiatura basata su un soggetto dello stesso Craven, porta sullo schermo il sequel che tutti i fan speravano di ottenere. Pregno di metacinema, questo film riconosce gli elementi che hanno reso importante Scream e li riadatta in una nuova ed interessante chiave, senza però dimenticarsi dell’elemento più splatter e cruento fulcro di questi prodotti. Tra nuovi personaggi e vecchie conoscenze, Scream torna e lo fa nel modo giusto.

    [fusion_separator style_type="single solid" hide_on_mobile="small-visibility,medium-visibility,large-visibility" sticky_display="normal,sticky" class="" id="" flex_grow="0" top_margin="5" bottom_margin="45" width="" alignment="center" border_size="2" sep_color="#a13600" icon="" icon_size="" icon_color="" icon_circle="" icon_circle_color="" /][fusion_testimonials design="classic" navigation="no" speed="" backgroundcolor="" textcolor="" random="" hide_on_mobile="small-visibility,medium-visibility,large-visibility" class="" id=""][fusion_testimonial name="Mattia Bianconi" avatar="image" image="https://framescinemawebzine.com/wp-content/uploads/2021/04/frames-cinema.com6_.png" image_id="1648|full" image_border_radius="" company="Redattore" link="https://www.framescinema.com/redazione-mattia-bianconi" target="_self"]

    Questo articolo è stato scritto da:

    [/fusion_testimonial][/fusion_testimonials]

  • UNA STORIA CHIAMATA GOMORRA – LA SERIE

    “Nessuno credeva davvero nella possibilità di fare una serie […] E lui [Riccardo Tozzi, N.d.R.] finì l’incontro dicendomi << No, la facciamo. Non c’è bisogno di aspettare. Si fa. >> Da quel momento in poi è stata una fatica di Sisifo.               

    (Roberto Saviano)

    Il 6 Maggio 2014 va in onda su Sky Atlantic in prima visione una scommessa. Una scommessa fatta da Stefano Sollima (già regista di quel Romanzo Criminale – La serie che molti ritengono il punto più alto mai raggiunto dalla serialità televisiva italiana), dagli sceneggiatori Giovanni Bianconi, Stefano Bises, Leonardo Fasoli, Ludovica Rampoldi e Maddalena Ravagli, dai produttori Riccardo Tozzi (fondatore di Cattleya), Nils Hartmann (Senior Director della produzione degli originali Sky) e Gina Gardini, nonché dallo scrittore Roberto Saviano, il cui romanzo è la fonte principale d’ispirazione. Una scommessa chiamata Gomorra – La serie, una serie che racconta la malavita, le organizzazioni criminali a tutto tondo, in tutti gli elementi che le compongono e con tutte le sfaccettature che comportano.

    Si trattava di una scommessa perché fino a quel momento sembrava impossibile realizzare in Italia una serie di questo tipo. Certo, dal romanzo era già stato tratto un film omonimo diretto nientemeno che da Matteo Garrone (che aveva inoltre ottenuto un successo ed  un numero dei premi e candidature eccezionale) e la criminalità organizzata italiana è famosa in tutto il mondo ed era stata trattata già da tantissimi romanzi, film, serie, spettacoli teatrali, ma questa serie fa qualcosa di diverso: non romanza. Le storie dei personaggi e le vicende che noi seguiamo (un po’ come fece Eggers con il suo The VVitch utilizzando diari e fonti storiche) sono sì inventate, ma traggono tutte ispirazione dalla realtà e da fatti realmente accaduti. Una delle fonti principali è, ovviamente, il romanzo del già citato Saviano, dal quale la serie pesca a piene mani dal capitolo 4, “La guerra di Secondigliano”, per quanto riguarda le vicende (come dice il titolo stesso) di scontri e guerra tra clan e boss, mentre da tutti gli altri capitoli prende personaggi ed episodi e li inserisce all’interno di un contesto falso, ma nel quale si respira verità da tutti i pori.

    Piccola premessa: l’articolo ripercorre tutta la serie, analizzando nello specifico alcuni elementi e passaggi dei vari episodi. Saranno quindi inevitabilmente presenti degli spoiler di tutta la serie, si sconsiglia quindi la lettura per tutti coloro interessati al prodotto ma che ancora non l’hanno recuperato.

    LA STRUTTURA DELLA SERIE

    L’enorme successo della serie comporta la produzione di cinque stagioni, con gli ultimi due episodi in onda in data 17 Dicembre 2021. In ogni stagione seguiamo le vicende dei vari personaggi che popolano l’attività criminale di Scampia e Secondigliano, andando a proporre una tematica di base differente per ogni iterazione.

    ATTO I: CADUTA

    Protagonista assoluta della prima stagione è la faida tra la famiglia Savastano (capitanata da Don Pietro assieme alla moglie Imma ed al figlio Gennaro) ed il clan di Salvatore Conte. Oltre ad introdurre i re e le regine sulla scacchiera, ci viene introdotto anche Ciro Di Marzio detto “L’immortale”, apparentemente pedone dei Savastano ma pronto a tutto pur di scalare i ranghi e ottenere il potere che tanto brama fin da ragazzino. Già con i primi episodi la serie ci mostra un mondo crudo e violento, in cui vivere è tutt’altro che semplice, dove la morte è dietro l’angolo e dove vige l’animalesca legge del più forte. La tematica centrale di questa stagione è però la caduta: innanzitutto di Don Pietro, che viene arrestato ed incarcerato, di Gennaro, che dal suo lucido piedistallo cade rovinosamente in un mondo che non risparmia nessuno, di Imma, donna sola contro il mondo, dello stesso clan Savastano, che sperimenta una guerra interna tra la vecchia e la nuova scuola, ma soprattutto decadono i concetti di famiglia, di rispetto, di onore, tutto ciò che caratterizza quel mondo civilizzato che lo spettatore vive e che deve invece abbandonare addentrandosi assieme a Ciro in un mare di morte e dolore.

    La caratteristica che rende la prima stagione così speciale sono gli episodi stessi e le singole storie che racchiudono. Ogni puntata racconta infatti la vita di diversi personaggi secondari, le cui trame si intrecciano con quelle dei protagonisti e che finiscono faccia a faccia con il mondo in cui vivono che si tratti di “essersela andata a cercare” o di essere “nel posto sbagliato al momento sbagliato”. Che siano i volti, i dialoghi o le azioni commesse, qualcosa ti rimane inevitabilmente dentro, stazionata in quella parte più oscura di te che risale quando sei solo e ti poni quelle domande esistenziali che tanto fanno male.

    “Accidere è ‘na strunzata.” (Gennaro Savastano)

    ATTO II: LIBERTA’

    “Ce ripigliamm’ tutt’ chell che è ‘o nuost.” (Don Pietro)

    La complicata situazione della famiglia Savastano (con un Don Pietro latitante, un miracolato Genny che prende le distanze da Napoli e una donna Imma morta e sepolta al cimitero) porta una ventata di aria fresca e di libertà a Secondigliano, portando i vari boss grandi e piccoli a volersi prendere tutti un pezzo di torta, risultando nella creazione dell’Alleanza, in cui ognuno è sullo stesso livello, senza padroni e schiavi, di cui i principali esponenti sono i già noti Ciro e Salvatore Conte ed a cui si aggiungono Scianel, O’ Nano, O’ Principe, O’ Mulatto e O’ Zingariello. Facciamo la conoscenza anche di Patrizia, nipote di Malammore, che diventa prima tramite e poi braccio destro di Don Pietro durante la sua latitanza nel suo nascondiglio, dove si ritrova a fare i conti con tutto ciò che gli è stato rubato e con il burrascoso rapporta che sviluppa con il figlio.

    Una libertà e un cambiamento attraverso cui i personaggi cercano di cambiare le cose, di destrutturare le fondamenta di un gioco che però non vuole cambiare e di cui i giocatori stessi si rendono presto conto di non poter convivere con quell’ideale di uguaglianza che l’Alleanza richiede, poiché tutti vogliono inevitabilmente avere quel qualcosa in più e finiscono per schiacciare gli altri. Proprio mentre il desiderio di potere porta all’omicidio di Salvatore Conte, creando così i primi problemi interni all’unione, Don Pietro comincia a sferrare i suoi colpi ma rimanendo nell’ombra e facendo così scoppiare una guerra civile tra i vari boss. La vendetta ed il sangue scorrono ancora per le strade di una Secondigliano devastata e spietata di cui vediamo la piena rappresentazione nel finale. Un Ciro Di Marzio vuoto e che rinuncia al potere finalmente ottenuto una volta resosi conto del prezzo pagato, uccidendo prima la donna amata e vedendosi poi strappata via la figlia, unica ancora pura di salvezza da quel mondo marcio e sporco nel quale finisce per sprofondare e che abbandona con un ultimo terribile atto, l’uccisione a sangue freddo del suo peggior nemico, quel Don Pietro che sembrava essere riuscito a riottenere tutto ciò che voleva e che finisce invece per morire orribilmente sulla tomba della moglie. Qui la serie inserisce un’altra lezione di vita da ricordare in quel mondo: la famiglia è una debolezza ed infatti proprio mentre Don Pietro muore, Genny, vero mandante dell’assassinio del padre, diventa papà del suo unico figlio che chiamerà, con non poca ironia della sorte, proprio Pietro. Mentre un Pietro Savastano lasciava questo mondo, un altro cominciava a respirare la sua aria.

    “A fin r’o juorn sta tutta ccà.” 

    “Sta tutta ccà.” 

    (Scambio di battute finale tra Don Pietro e Ciro)

    ATTO III: RIVALSA

    “A pat’m nun l’ha accis Ciro Di Marzio. L’ha accis o’ velen ca tenimm tutt quant n’cuorp. Nuje o sapimme ca ce sta, ma nun o putimme sputà for.” (Genny)

    Eliminato il padre e fatto arrestare il suocero, Genny elimina gli ultimi ostacoli aiutato da Ciro che, svolto il suo compito, viaggia per l’est Europa stanco e volenteroso di cambiare vita. Il nuovo giovane re dei Savastano ha quindi il controllo di Secondigliano e dell’impero degli Avitabile, aiutato nel primo campo da Patrizia e Scianel e nel secondo dalla moglie Azzurra. Ma se Gomorra insegna qualcosa è che il potere è tutt’altro che stabile: Ciro, trasferitosi in Bulgaria decide, dopo aver creato inevitabilmente scompiglio, di tornare a Napoli ed allearsi con la new entry Enzo “Sangue Blu” e la sua banda, mentre Genny paga le spese di aver cercato di ingannare il suocero Giuseppe che, scoperte le malefatte, elimina i restanti “guaglioni del vicolo” e toglie a Genny tutto ciò che aveva ottenuto. Tornato a Secondigliano senza potere e senza famiglia è quindi costretto a tornare da Ciro, unico amico rimasto e decide di affiancarsi alla ricerca di potere di Sangue Blu dichiarando guerra ai Confederati. Una stagione il cui tema è facilmente riassumibile da quella iconica frase pronunciata da Don Pietro nella stagione precedente, quel “riprendiamoci tutto quello che ci appartiene” che caratterizza tutto il viaggio di Gennaro in un primo momento verso la moglie ed il figlio e successivamente del tanto agognato potere e che rappresenta appieno anche lo scopo di Enzo, nipote di un vecchio boss a cui era stato tolto tutto e figlio di un padre che non ha nemmeno potuto seppellire. Pecora nera della storia è proprio Ciro, che torna non con l’obiettivo di diventare il più forte ma con il desiderio di aiutare, diventando il “fratm”, il braccio destro dietro le quinte di cui i due giovani boss necessitano per ottenere quello che tanto desiderano.

    Con Giovannesi e Sollima che abbandonano la cabina di regia (quest’ultimo rimarrà comunque come direttore artistico), sono Cupellini e la Comencini a gestirsi alternativamente la regia dei dodici episodi, riuscendo comunque ad ottenere un ottimo risultato e a non far perdere lo stile caratteristico della produzione, dove a farla da padrone è proprio la caratterizzazione dei personaggi ed il loro barcamenarsi cercando in tutti i modi di ottenere ciò che cercano e ciò viene elevato ulteriormente da una interpretazione sublime di tutti gli attori, in cui tra i già noti Esposito, Lotito, Gallo, si aggiunge un bravissimo Arturo Muselli e su cui spicca tra tutti proprio Marco D’Amore toccando elevate vette di emotività, soprattutto nel finale. Qui bellezza di scrittura e bravura attoriale si mescolano nel sacrificio di Ciro che si fa carico degli errori commessi da Gennaro, costretto ad uccidere l’amico proprio da Enzo. Una scena toccante, ricca di emotività e che conclude alla perfezione il percorso di Ciro Di Marzio, l’Immortale di nome ma infine, come tutti gli altri, non di fatto. Forse.

    “Dint’â vita contano doje cose: ‘a sorte e ‘e cumpagne.” (Sangue blu)

    ATTO IV: ABIURA

    “Chell ca m’e fatt ‘ngopp a chella barca, nun m’o scordo cchiù.” (Genny)

    Inevitabilmente, nella vita di una persona si presentano alcuni avvenimenti che finiscono per minare le fondamenta stesse di tutto ciò che si ha creato e fatto fino a quel momento. La morte di Ciro è devastante per Gennaro (superando tutte quelle da lui vissute finora, comprese quelle dei genitori), tanto da portarlo a riflettere su cosa la vita criminale rappresenta e significa davvero. Si apre quindi così la quarta stagione di Gomorra, con un Gennaro che lascia Secondigliano nelle mani di Patrizia, che gestirà quindi la vendita di droga ed i rapporti con tutti i restanti membri dei clan. L’ultimo sopravvissuto dei Savastano abbandona la vita criminale, la rinnega e apre un progetto edilizio per la costruzione di un aeroporto in Campania, ma di certo non è una scelta destinata a durare.

    A Secondigliano, seguendo alla lettera il proverbio “quando il gatto non c’è, i topi ballano”, scoppia il caos. Tradimenti continui e inganni minano l’impero che Donna Patrizia tenta di portare avanti, sfociando nella morte di diversi personaggi chiave della storia, come  quella di Valerio detto “ ’O Vocabulà”, amico fidato di Enzo, quella di Nicola, braccio destro di Patrizia, o quella di “ ‘O Crezi”. Gennaro non può stare a guardare e, mentre nel suo progetto edilizio le cose si mettono sempre peggio con la questura che si fa sempre più invadente, si rende conta che di quella vita lui ne ha bisogno, che non può farne a meno. Si assiste quindi sul finale all’al contempo agognato e doloroso ritorno del Savastano a Secondigliano, che mette subito le cose in chiaro mostrando chi comanda veramente, arrivando ad uccidere addirittura Patrizia per evitare di far trapelare informazioni alla polizia, e gettando le basi per un gigantesco impero a cui potrà comandare, però, soltanto dopo aver abbandonato la famiglia.

    “Chest’ è, Gennà?”

    “Chest’ è, Patrì.”

    (Scambio di battute finali tra Patrizia e Genny)

    ATTO IV (PARTE 2): RISURREZIONE

    “Tu ‘o ssaje pecché a Ciruzzo ‘o chiammano L’Immortale?”

    Conclusa la quarta stagione e lasciato Gennaro chiuso in un bunker latitante per sfuggire alle forze dell’ordine, non è passato molto tempo perché i fan tornassero nel mondo della criminalità organizzata di Secondigliano. Questo perché a Dicembre dello stesso anno arrivò in sala l’attesissimo L’Immortale, coronazione di un Marco D’Amore regista e attore e che mostra il ritorno di Ciro Di Marzio, sopravvissuto miracolosamente ai colpi a lui inferti da Genny su quella barca. Viene salvato da alcuni pescatori ed inviato poi da Don Aniello (vecchia conoscenza sua e dei fan) lontano da Napoli e dagli amici, nascondendo la verità a Riga, in Lettonia, dove gestisce uno scambio di droga per conto dei russi.

    Questa pellicola è, oltre all’occasione per riportare in vita uno dei personaggi più amati dei fan, anche quella di approfondire la sua etica ed il suo passato, di un personaggio che si è sempre fatto da sé, divenuto orfano da neonato e costretto a vivere e sopravvivere facendosi strada nella malavita, creandosi questa figura quasi ultraterrena, immortale, ma che in realtà risulta estremamente umana, forse più di tutti gli altri e che mostra tutti i carismi e le emozioni di una persona di quel calibro.

    Una buona regia ed un’ottima interpretazione accompagnano quindi questo ritorno, amato ed odiato allo stesso tempo da molti fan, con una sceneggiatura forse non così potente come le controparti televisive, ma abbastanza solide da far comunque apprezzare questo suo spezzone di vita, in attesa della “resa dei conti” della quinta ed ultima stagione.

    “Si vuo’ campà mmiez ‘a via ‘e ‘a stà semppre ‘nu passo annanz’ rispetto a chi te sta ‘ncuoll” (Ciro Di Marzio)

    ATTO V: ODIO

    “Stamm’ i e te, ‘nziem, fin ‘a fin.”

    La fine, inevitabile, arriva anche per i protagonisti di Gomorra. Schivata la morte fino a questo punto, Genny continua la sua scalata cercando di ottenere sempre più potere, anche grazie all’aiuto di ‘O Maestrale, suo nuovo braccio destro. Ma la scoperta della sopravvivenza di Ciro ed il comprendere che quello che per lui era “fratm” l’aveva abbandonato e lasciato solo con il senso di colpa fa tremare le basi della vita stessa di Genny, portando i due ad uno scontro senza esclusione di colpi. Si presenta quindi un ulteriore guerra, l’ennesima a Secondigliano, a cui partecipano sia i pochi rimasti della vecchia guardia sia molte new entry, a rimostranza del fatto che questa vita, volenti o nolenti, è l’unica cosa che gli abitanti di quei luoghi possono avere. Ulteriore rimarcazione di ciò è la figura della Legge, impersonata dal magistrato Walter Ruggieri, che cerca di fare l’impossibile per fermare la criminalità organizzata e Gennaro in primis, ma fallendo e diventando lui stesso parte (suo malgrado) di quella macchina di morte.

    Avanzando con gli episodi (e nel pieno stile della serie che è però bene comunque sottolineare, facendo in questo modo notare il coraggio che sta dietro a queste scelte sicuramente non banali soprattutto al giorno d’oggi), il mondo criminale, il “veleno” come lo definiva Genny all’inizio della terza stagione, finisce per inghiottire tutti, nessuno escluso. Si assiste quindi ad una vera e propria scia di morte lasciata dai due schieramenti, partendo dai personaggi più secondari e procedendo in una vorticosa scalata verso i personaggi che abbiamo imparato a conoscere ed apprezzare. ‘O Galantommo, Sangue Blu, ‘O Maestrale, ‘O Munaciello, Donna Luciana, Donna Nunzia, nessuno escluso fino all’atteso simbolico atto finale: davanti alla “new wave”, alla nuova leva di criminali, Genny dichiara che il tempo dei Savastano è finito ed ora comincia una nuova era. Ma da questa vita non scappi e nemmeno Genny e Ciro possono rompere questa regola. Uno scambio di sguardi. Lacrime di dolore e lacrime di odio. L’abbraccio ed il sacrificio. Così si conclude il viaggio dei protagonisti e così si conclude Gomorra – La serie, perché alla fine non esiste via di fuga.

    SCRIVERE DI CAMORRA

    “Per raccontare cose vere devi conoscere le cose vere. Siamo andati a Napoli tante volte, cercando di stabilire dei rapporti che ci consentissero di entrare in quei mondi.” (Stefano Bises, sceneggiatore)

    Peculiarità e status che Gomorra – La Serie ha sempre mantenuto durante gli anni e le stagioni è il “fattore verità”. Come accennato ad inizio articolo, infatti, le storie fittizie dei protagonisti sono in realtà ispirate da figure realmente esistenti.

    Il tutto parte da Roberto Saviano e dal suo libro, Gomorra, nel quale, a differenza di quanto molti credono, non si presenta una narrazione romanzata, bensì ci si ritrova davanti ad un vero e proprio romanzo d’inchiesta, con nomi, date, luoghi e dati precisi. Per la realizzazione della serie, gli sceneggiatori hanno preso diretta ispirazione dalla faida di Scampia avvenuta tra il 2004 ed il 2005. In questa guerra muove i propri passi un clan che si ritrova al centro dell’attenzione: il clan Di Lauro. Prese le caratteristiche principali, il team crea quindi il clan dei Savastano, di cui Pietro e Genny rappresentano rispettivamente Paolo e Cosimo Di Lauro, mentre Salvatore Conte è la rappresentazione del traditore e scissionista Raffaele Amato. Nella scrittura dei vari personaggi, però, è stato in realtà eseguito un miscuglio tra i vari esponenti del periodo: Pietro è infatti un mix tra Di Lauro, Misso e Raffaele Cutolo, fondatore della Nuova Camorra Organizzata; Genny possiede invece alcune caratteristiche di Francesco Schiavone detto “Sandokan”.

    Elemento però su cui la fantasia e la libertà di scrittura non hanno mai soprasseduto è la realtà degli avvenimenti: magari in circostanze diverse, in momenti della vita diversi, nei confronti di persone diverse tutto ciò che i personaggi compiono è accaduto realmente. Questo è stato possibile, oltre che dai resoconti giornalistici e popolari, anche dalle ordinanze di custodia cautelare, dai verbali degli interrogatori e dalle intercettazioni, permettendo così di avere dettagli precisi sugli avvenimenti, ma anche sul linguaggio utilizzato in quel mondo. Non si parla infatti del famoso dialetto napoletano, bensì di una sua variazione tipica di Scampia, permettendo così ai dialoghi una loro iconicità e spettacolarità senza però risultare macchiettistica o costruita.

    VIVERE SECONDIGLIANO

    Elemento cardine della creazione di una serie come Gomorra che spesso viene erroneamente lasciato in secondo piano è la scelta delle ambientazioni. Scampia, Secondigliano, le Vele, le piazze di spaccio, i bunker, i negozi fatti esplodere, le Chiese, i vicoli di Forcella fino al litorale di Ostia, i grattacieli di Londra, le campagne napoletane. L’ambientazione è forse la vera protagonista della serie, immortale e mutevole, ma sempre presente, sia per chi è protagonista della guerra sia per chi suo malgrado ci si trova invischiato. La prima stagione è stata girata con dei permessi soltanto per alcune zone molto limitate (una piazza, alcune strade, qualche vicolo e le Vele), che il team ha però scelto accuratamente proprio per la loro vera appartenenza a quel mondo. L’aggiunta di quel filtro tendente al verde, forse a ricordare ossessivamente ancora una volta quel veleno che attanaglia e rende quasi pestilenziali quei luoghi, e l’uso di una fotografia molto fredda e la colonna sonora, che si alterna tra brani originali creati appositamente per la serie dai Mokadelic e canzoni strettamente legate a quei luoghi (passando dal rap al neomelodico), permette allo spettatore di immergersi completamente e di vivere appieno quei luoghi che sembrano maledetti, tanti sono gli orrori a cui quei muri, quell’asfalto e quel cemento hanno dovuto assistere.

    Si aggiunge a tutto questo una regia studiata nel minimo dettaglio, con la cinepresa che passa dalle mani di Stefano Sollima e di Claudio Giovannesi delle prime due stagioni in quelle di Claudio Cupellini e di Francesca Comencini che si alternano la regia della terza, per poi vedere l’aggiunta di Marco D’Amore, Enrico Rosati e Ciro Visco nella quarta stagione e lasciando la chiusura nelle mani degli (ormai) esperti della serie Marco D’amore e Claudio Cupellini. Con stili diversi, la variazione ed il ricircolo dei registi dona alla serie un’anima propria, particolare e mai scontata su cui tutti però riescono a trovare un punto comune: la morte fa paura. Può sembrare una cosa scontata da dire nel mondo reale, ma nella miriade di produzioni sia cinematografiche sia televisive che puntano alla spettacolarizzazione dell’azione, degli omicidi e della morte, Gomorra si pone come un “bastian contrario” e propone una morte cruda, spaventosa, che non risparmia nessuno e che provoca, inevitabilmente, un brivido nello spettatore che si ritrova con questa serie, ancora una volta, sempre più vicino alla realtà.

    LA FINE DEL VIAGGIO

    Il 17 Dicembre 2021 sono andati in onda gli episodi finali della quinta ed ultima stagione di Gomorra – La Serie. Si è conclusa così l’ultima tappa di un viaggio iniziato ben prima della messa in onda dei primi episodi e che in questi anni ha dimostrato tanto. Tra “deux fritures” ed altre citazioni divenute iconiche e facenti parte del linguaggio quotidiano di molti fan, la serie è riuscita a parlare di realtà e a metterla davanti agli occhi di tutti, attraverso una finzione sempre attenta ai fatti, con cui la produzione dimostra tutto ciò che attualmente non funziona in particolari zone d’Italia. Abbiamo avuto un romanzo, un film ed ora anche una serie e con molta probabilità avremo ancora altri prodotti che parleranno di una situazione “vecchia come il mondo”, nella speranza che prima o poi qualcosa cambi veramente.


  • RECENSIONE GOMORRA 5 – LA FINE DI UN’ERA

    type=”flex” hundred_percent=”no” hundred_percent_height=”no” min_height=”” hundred_percent_height_scroll=”no” align_content=”stretch” flex_align_items=”flex-start” flex_justify_content=”flex-start” flex_column_spacing=”” hundred_percent_height_center_content=”yes” equal_height_columns=”no” container_tag=”div” menu_anchor=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” status=”published” publish_date=”” class=”” id=”” spacing_medium=”” margin_top_medium=”” margin_bottom_medium=”” spacing_small=”” margin_top_small=”” margin_bottom_small=”” margin_top=”” margin_bottom=”” padding_dimensions_medium=”” padding_top_medium=”” padding_right_medium=”” padding_bottom_medium=”” padding_left_medium=”” padding_dimensions_small=”” padding_top_small=”” padding_right_small=”” padding_bottom_small=”” padding_left_small=”” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” link_color=”” link_hover_color=”” border_sizes=”” border_sizes_top=”” border_sizes_right=”” border_sizes_bottom=”” border_sizes_left=”” border_color=”” border_style=”solid” box_shadow=”no” box_shadow_vertical=”” box_shadow_horizontal=”” box_shadow_blur=”0″ box_shadow_spread=”0″ box_shadow_color=”” box_shadow_style=”” z_index=”” overflow=”” gradient_start_color=”” gradient_end_color=”” gradient_start_position=”0″ gradient_end_position=”100″ gradient_type=”linear” radial_direction=”center center” linear_angle=”180″ background_color=”” background_image=”” background_position=”center center” background_repeat=”no-repeat” fade=”no” background_parallax=”none” enable_mobile=”no” parallax_speed=”0.3″ background_blend_mode=”none” video_mp4=”” video_webm=”” video_ogv=”” video_url=”” video_aspect_ratio=”16:9″ video_loop=”yes” video_mute=”yes” video_preview_image=”” render_logics=”” absolute=”off” absolute_devices=”small,medium,large” sticky=”off” sticky_devices=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_background_color=”” sticky_height=”” sticky_offset=”” sticky_transition_offset=”0″ scroll_offset=”0″ animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=”” filter_hue=”0″ filter_saturation=”100″ filter_brightness=”100″ filter_contrast=”100″ filter_invert=”0″ filter_sepia=”0″ filter_opacity=”100″ filter_blur=”0″ filter_hue_hover=”0″ filter_saturation_hover=”100″ filter_brightness_hover=”100″ filter_contrast_hover=”100″ filter_invert_hover=”0″ filter_sepia_hover=”0″ filter_opacity_hover=”100″ filter_blur_hover=”0″][fusion_builder_row][fusion_builder_column type=”1_1″ layout=”1_1″ align_self=”auto” content_layout=”column” align_content=”flex-start” valign_content=”flex-start” content_wrap=”wrap” spacing=”” center_content=”no” link=”” target=”_self” min_height=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” type_medium=”” type_small=”” order_medium=”0″ order_small=”0″ dimension_spacing_medium=”” dimension_spacing_small=”” dimension_spacing=”” dimension_margin_medium=”” dimension_margin_small=”” margin_top=”” margin_bottom=”” padding_medium=”” padding_small=”” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” hover_type=”none” border_sizes=”” border_color=”” border_style=”solid” border_radius=”” box_shadow=”no” dimension_box_shadow=”” box_shadow_blur=”0″ box_shadow_spread=”0″ box_shadow_color=”” box_shadow_style=”” background_type=”single” gradient_start_color=”” gradient_end_color=”” gradient_start_position=”0″ gradient_end_position=”100″ gradient_type=”linear” radial_direction=”center center” linear_angle=”180″ background_color=”” background_image=”” background_image_id=”” background_position=”left top” background_repeat=”no-repeat” background_blend_mode=”none” render_logics=”” filter_type=”regular” filter_hue=”0″ filter_saturation=”100″ filter_brightness=”100″ filter_contrast=”100″ filter_invert=”0″ filter_sepia=”0″ filter_opacity=”100″ filter_blur=”0″ filter_hue_hover=”0″ filter_saturation_hover=”100″ filter_brightness_hover=”100″ filter_contrast_hover=”100″ filter_invert_hover=”0″ filter_sepia_hover=”0″ filter_opacity_hover=”100″ filter_blur_hover=”0″ animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=”” last=”true” border_position=”all” first=”true”][fusion_text columns=”” column_min_width=”” column_spacing=”” rule_style=”default” rule_size=”” rule_color=”” content_alignment_medium=”” content_alignment_small=”” content_alignment=”justify” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” margin_top=”” margin_right=”” margin_bottom=”” margin_left=”” font_size=”” fusion_font_family_text_font=”” fusion_font_variant_text_font=”” line_height=”” letter_spacing=”” text_color=”” animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=””]

    Il 17 Dicembre è andato in onda su Sky il finale di serie di Gomorra – La serie, che sancisce, al tempo stesso, il finale definitivo di un’epopea iniziata nel 2006 con la pubblicazione del romanzo “Gomorra” di Roberto Saviano, che ha poi portato alla nascita prima di un film omonimo diretto da Matteo Garrone e successivamente alla serie tv prodotta da Sky e Cattleya di cui discutiamo qui la stagione finale, con protagonisti gli ormai iconici Genny Savastano e Ciro Di Marzio, interpretati rispettivamente da Salvatore Esposito e Marco D’Amore, con quest’ultimo che si destreggia sia nel ruolo di attore sia nella regia alternandosi al veterano della serie Claudio Cupellini.

    Le vicende si aprono con una sequenza di arresti uno dietro l’altro, dimostrando fin da subito lo stato di decadenza in cui troveremo la criminalità organizzata per tutto il corso della stagione. Genny, aiutato da ‘O Maestrale ed altri nuovi volti, procede ad eliminare i suoi avversari cercando di non attirare su di sé le mire dei procuratori, finché scopre che il vecchio amico Ciro, da lui creduto morto, è vivo e si trova a Riga. Tra sentimenti di tradimento ed odio il rapporto tra i due si sgretola, portandoli ad una guerra civile che avrà poi luogo nei quartieri di Secondigliano, lì dove tutto è cominciato.

    Risulta quasi inutile sottolineare la cura con cui i due protagonisti ed avversari siano stati scritti per questo epilogo. Una perfetta chiusura di un arco narrativo aperto ormai otto anni fa, fatto di amicizia, amore, fratellanza, tristezza ed odio che si conclude perfettamente in un finale da molti sicuramente immaginato, ma che, probabilmente, lascerà basita la maggior parte degli spettatori e degli appassionati. 

    Ma forse ancora meglio dei protagonisti (con le dovute limitazioni) sono i personaggi secondari. Contando i pochi superstiti dalla scorsa stagione, come i restanti Levante, Capaccio o la ormai risicata banda di Sangue Blu, e presentando qualche grande ritorno, la maggior parte dei comprimari sono volti nuovi, su cui campeggiano il già citato ‘O Maestrale (Domenico Borrelli), nuovo fedele braccio destro di Genny e boss di Ponticelli assieme alla moglie Luciana (Tania Garribba); ‘O Munaciello (Carmine Paternoster), uno dei capi piazza di Secondigliano, che si dimostra estremamente intelligente ed un abile manipolatore, ed infine ‘O Galantommo (Antonio Ferrante) e la moglie Nunzia (Nunzia Schiano), anziani boss di un paese sulle pendici del Vesuvio che, come reso chiaro dal nome di lui, hanno basato tutta la loro “carriera” sul rispetto della parola data. Volti nuovi che già da subito riescono ad attirare l’attenzione e l’amore (se così si può definire) dello spettatore, grazie all’unione, ancora una volta, di un’ottima caratterizzazione in grado di renderli simili ma al tempo stesso estremamente diversi tra loro e di un’interpretazione eccellente. Unico neo della sceneggiatura risulta in una (forse) eccessiva velocità che la trama prende sul finale, portando tutti gli archi narrativi verso una conclusione che, nonostante sia soddisfacente, potrebbe apparire a tratti confusionaria.

    Come per le stagioni precedenti, anche qui la produzione si dimostra essere a livelli altissimi, con scenografie, musiche, costumi, effetti visivi ed effetti speciali estremamente curati, il tutto accompagnato da un’ottima regia sempre calzante e che riesce a costruire adeguatamente momenti di pathos e tensione. Anche la rappresentazione della morte, ormai marchio di fabbrica della serie, nonostante il rischio di diventare eccessiva o macchiettistica, risulta al contrario sempre veritiera.

    Dulcis in fundo, non si può non nominare la recitazione di D’Amore ed Esposito. Se infatti il primo si dimostrava già un ottimo attore sin dagli inizi e si mantiene su alti livelli fino alla fine, è il secondo dei due la vera sorpresa. Visionando le sue prime scene e facendo un fast travel fino a questa stagione, risulta palese come le doti recitative di Salvatore Esposito siano migliorate a vista d’occhio, riuscendo a donare al personaggio di Genny una mimica facciale caratteristica ma mai stereotipata, raggiungendo proprio nell’ultimo episodio i momenti migliori del personaggio.

    CONCLUSIONI

    Dopo otto anni anche Gomorra – La serie ha raggiunto la sua fine. Un viaggio lungo e tutt’altro che semplice, che culmina in una quinta stagione baluardo di tutto ciò che di buono era stato fatto in precedenza. Che si tratti di volti noti o nuove facce, ci si ritrova a seguire le vicende di personaggi scritti con grandissima cura ed interpretati magistralmente dai loro interpreti. Alti standard sono anche quelli mantenuti per il lato tecnico, con una regia, musiche e scenografie curatissime. Nonostante una leggera velocità nel chiudere il tutto, questa quinta stagione dona ai fan il finale perfetto che faticosamente ci si è meritati.

    [fusion_separator style_type="single solid" hide_on_mobile="small-visibility,medium-visibility,large-visibility" sticky_display="normal,sticky" class="" id="" flex_grow="0" top_margin="5" bottom_margin="45" width="" alignment="center" border_size="2" sep_color="#a13600" icon="" icon_size="" icon_color="" icon_circle="" icon_circle_color="" /][fusion_testimonials design="classic" navigation="no" speed="" backgroundcolor="" textcolor="" random="" hide_on_mobile="small-visibility,medium-visibility,large-visibility" class="" id=""][fusion_testimonial name="Mattia Bianconi" avatar="image" image="https://framescinemawebzine.com/wp-content/uploads/2021/04/frames-cinema.com6_-300×300.png" image_id="1648|medium" image_border_radius="" company="Redattore" link="https://www.framescinema.com/redazione-mattia-bianconi" target="_blank"]

    Questo articolo è stato scritto da:

    [/fusion_testimonial][/fusion_testimonials]

  • RECENSIONE SPIDERMAN NO WAY HOME – COME NON SCRIVERE UN FILM SULL’UOMO RAGNO

    type=”flex” hundred_percent=”no” hundred_percent_height=”no” min_height=”” hundred_percent_height_scroll=”no” align_content=”stretch” flex_align_items=”flex-start” flex_justify_content=”flex-start” flex_column_spacing=”” hundred_percent_height_center_content=”yes” equal_height_columns=”no” container_tag=”div” menu_anchor=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” status=”published” publish_date=”” class=”” id=”” spacing_medium=”” margin_top_medium=”” margin_bottom_medium=”” spacing_small=”” margin_top_small=”” margin_bottom_small=”” margin_top=”” margin_bottom=”” padding_dimensions_medium=”” padding_top_medium=”” padding_right_medium=”” padding_bottom_medium=”” padding_left_medium=”” padding_dimensions_small=”” padding_top_small=”” padding_right_small=”” padding_bottom_small=”” padding_left_small=”” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” link_color=”” link_hover_color=”” border_sizes=”” border_sizes_top=”” border_sizes_right=”” border_sizes_bottom=”” border_sizes_left=”” border_color=”” border_style=”solid” box_shadow=”no” box_shadow_vertical=”” box_shadow_horizontal=”” box_shadow_blur=”0″ box_shadow_spread=”0″ box_shadow_color=”” box_shadow_style=”” z_index=”” overflow=”” gradient_start_color=”” gradient_end_color=”” gradient_start_position=”0″ gradient_end_position=”100″ gradient_type=”linear” radial_direction=”center center” linear_angle=”180″ background_color=”” background_image=”” background_position=”center center” background_repeat=”no-repeat” fade=”no” background_parallax=”none” enable_mobile=”no” parallax_speed=”0.3″ background_blend_mode=”none” video_mp4=”” video_webm=”” video_ogv=”” video_url=”” video_aspect_ratio=”16:9″ video_loop=”yes” video_mute=”yes” video_preview_image=”” render_logics=”” absolute=”off” absolute_devices=”small,medium,large” sticky=”off” sticky_devices=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_background_color=”” sticky_height=”” sticky_offset=”” sticky_transition_offset=”0″ scroll_offset=”0″ animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=”” filter_hue=”0″ filter_saturation=”100″ filter_brightness=”100″ filter_contrast=”100″ filter_invert=”0″ filter_sepia=”0″ filter_opacity=”100″ filter_blur=”0″ filter_hue_hover=”0″ filter_saturation_hover=”100″ filter_brightness_hover=”100″ filter_contrast_hover=”100″ filter_invert_hover=”0″ filter_sepia_hover=”0″ filter_opacity_hover=”100″ filter_blur_hover=”0″][fusion_builder_row][fusion_builder_column type=”1_1″ align_self=”auto” content_layout=”column” align_content=”flex-start” valign_content=”flex-start” content_wrap=”wrap” spacing=”” center_content=”no” link=”” target=”_self” min_height=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” type_medium=”” type_small=”” order_medium=”0″ order_small=”0″ dimension_spacing_medium=”” dimension_spacing_small=”” dimension_spacing=”” dimension_margin_medium=”” dimension_margin_small=”” margin_top=”” margin_bottom=”” padding_medium=”” padding_small=”” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” hover_type=”none” border_sizes=”” border_color=”” border_style=”solid” border_radius=”” box_shadow=”no” dimension_box_shadow=”” box_shadow_blur=”0″ box_shadow_spread=”0″ box_shadow_color=”” box_shadow_style=”” background_type=”single” gradient_start_color=”” gradient_end_color=”” gradient_start_position=”0″ gradient_end_position=”100″ gradient_type=”linear” radial_direction=”center center” linear_angle=”180″ background_color=”” background_image=”” background_image_id=”” background_position=”left top” background_repeat=”no-repeat” background_blend_mode=”none” render_logics=”” filter_type=”regular” filter_hue=”0″ filter_saturation=”100″ filter_brightness=”100″ filter_contrast=”100″ filter_invert=”0″ filter_sepia=”0″ filter_opacity=”100″ filter_blur=”0″ filter_hue_hover=”0″ filter_saturation_hover=”100″ filter_brightness_hover=”100″ filter_contrast_hover=”100″ filter_invert_hover=”0″ filter_sepia_hover=”0″ filter_opacity_hover=”100″ filter_blur_hover=”0″ animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=”” last=”no” border_position=”all”][fusion_text columns=”” column_min_width=”” column_spacing=”” rule_style=”default” rule_size=”” rule_color=”” content_alignment_medium=”” content_alignment_small=”” content_alignment=”justify” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” margin_top=”” margin_right=”” margin_bottom=”” margin_left=”” font_size=”” fusion_font_family_text_font=”” fusion_font_variant_text_font=”” line_height=”” letter_spacing=”” text_color=”” animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=””]

    Parlare di questo Spiderman: No Way Home è tutt’altro che semplice, come lo è allo stesso modo portare, ancora una volta, sullo schermo una pellicola il cui protagonista è l’amichevole arrampicamuri di quartiere. Ben 19 anni fa usciva infatti Spiderman diretto da Sam Raimi, un film che sarebbe presto divenuto un cult dei cinefumetti, portando alla consacrazione di un supereroe già famoso e da quel momento vera e propria icona di milioni di bambini e ragazzi. Il successo portò, come tutti ben sappiamo, prima a due seguiti diretti sempre da Sam Raimi, con un secondo capitolo quasi ai limiti della perfezione ed un terzo invece di una qualità nettamente inferiore, e successivamente ad un reboot della saga, intitolato Amazing Spiderman, con Andrew Garfield protagonista e Mark Webb dietro la macchina da presa. Una nuova trilogia che venne però interrotta al secondo capitolo, ritrovandosi sulle spalle il peso di aver raccontato una storia che, nonostante i vari aspetti positivi, sapeva di già visto (abbiamo di nuovo le origini, con Peter morso dal ragno e la successiva morte di zio Ben; a questo si aggiunge una costruzione dei villain tutt’altro che impeccabile). Contemporaneamente nasce e si sviluppa il Marvel Cinematic Universe, che comincia a spopolare portando alla ribalta eroi già conosciuti al cinema (come Hulk) ed altri che nessuno pensava potessero funzionare su pellicola. La soluzione si palesa davanti agli occhi di Sony (produttrice e distributrice dei film sull’uomo ragno): una collaborazione con i Marvel Studios, facendo gestire a quest’ultimi il personaggio di Spiderman. Arriviamo così ad oggi, con l’ultimo capitolo della nuova trilogia dell’Uomo Ragno, questa volta diretta da Jon Watts e con Tom Holland nei panni del protagonista, di cui non vediamo le dirette origini quanto piuttosto la crescita ed il suo diventare, passo dopo passo, un vero supereroe. Qualcosa, però, è andato decisamente storto.

    FANSERVICE CONFUSO

    Riprendendo direttamente da dove la post credit di Far From Home si era interrotta, la pellicola comincia con il dramma della svelata identità di Spiderman, con immediate conseguenze e problematiche sia per Peter stesso, che per la sua famiglia ed amici, portando così il diciassettenne a chiedere aiuto allo stregone Doctor Strange. Il personaggio interpretato da Benedict Cumberbatch, infatti, convinto a modificare un incantesimo più volte nel corso dell’esecuzione, perde il controllo, aprendo dei portali che attirano, da altre dimensioni, tutti coloro che sono a conoscenza dell’identità segreta del supereroe. Così il film motiva la presenza di ben cinque supercattivi, arrivati direttamente dalle precedenti pellicole di Spiderman mantenendo le stesse fattezze, tranne nel caso dell’Electro interpretato da Jamie Foxx. Già qui l’enorme castello di carte messo su da Sony e Marvel comincia a crollare.

    E’ necessario, però, soffermarsi prima sull’unico aspetto positivo della pellicola: la recitazione. Partendo da Holland e passando per Zendaya e Marisa Tomei, fino ad arrivare ai villain di Dafoe, Molina, Foxx e compagnia, ci si ritrova davanti a personalità che sanno fare il loro mestiere e riescono ad interpretare ottimamente i loro personaggi, il tutto nonostante la scricchiolante caratterizzazione dei loro alter ego, su cui ci si soffermerà più avanti. Se per i grandi nomi ciò era una garanzia, la vera sorpresa della pellicola è proprio Tom Holland, che mette il cuore nella sua interpretazione del personaggio e che dimostra un palese salto di qualità rispetto alle precedenti interpretazioni.

    Tocca ora parlare del problema più grande della pellicola: la scrittura. In questo film, infatti, non torna nulla. Se ad una prima occhiata il plot di partenza può sembrare interessante, si dimostra già dopo poco insulso e pieno di problemi, portando ad una sequenza di eventi che sembrano legati tra di loro da un filo sottilissimo in procinto di spezzarsi. Spiderman si comporta come un ragazzino egoista ed ingenuo, andando a rendere vano tutto ciò che era stato fatto nei capitoli precedenti; Strange è completamente istupidito e reso ridicolo rispetto alle versioni mostrare in precedenza; i villain della storia, venduti dalle interviste come l’apice della scrittura dei loro personaggi, sono in realtà la pallida ombra di ciò che erano nelle loro pellicole d’origine; aggiungiamo inoltre una comicità eccessiva messa in bocca a tutti i personaggi secondari, che riesce sì a strappare qualche risata, ma che risulta soverchiante e finisce per distruggere i momenti di pathos. 

    Proprio su quest’ultimo punto va inoltre detto qualcosa: questo film infatti non ha colpi di scena, o meglio li ha per uno spettatore candido, che non ha mai visto un film in vita sua, poiché solo in quel caso i plot twist non sarebbero riconoscibili fin da subito. Ma è proprio qui che il film crolla ancora una volta su sé stesso, perché questa non è una pellicola per novizi, ma per la vecchia guardia, per chi è cresciuto con quei vecchi Spiderman, con le ragnatele organiche di Maguire ed il discorso di zio Ben o con il dolore della morte di Gwen. 

    Se da un lato si ha quindi una scrittura piatta e banale, che punta soltanto all’effetto nostalgia, dall’altro si ha un lato tecnico disastroso. Se si salva la computer grafica, che riesce comunque a fare la sua ottima figura (anche se le vere braccia meccaniche di Octavius degli originali saranno sempre un gradino sopra), non si può assolutamente dire lo stesso della regia di Watts, confusa e tremolante, che rende incomprensibili e da mal di testa la quasi totalità delle scene d’azione, dove si palesa un montaggio mal realizzato. 

    CONCLUSIONI

    Costruita come un’opera di puro fan service, questo No Way Home si dimentica che non basta riportare sullo schermo le fattezze dei personaggi che hanno popolato i film passati, ma che c’è anche la necessità di costruire una storia che funzioni e di caratterizzare nel modo giusto i personaggi. Tutte cose che le precedenti pellicole, chi più chi meno, riuscivano a fare diversamente rispetto a questa, che caratterizza con un’eccessiva comicità tutti i personaggi pur volendo raccontare una storia toccante, non riuscendo però nemmeno a creare la giusta epicità nelle scene d’azione a causa di una regia ed un montaggio disastrosi. 

    Un’occasione sprecata, crollata sotto il peso di voler necessariamente soddisfare i fan senza far quadrare il tutto, che rimangono però per primi amareggiati da questo prodotto pieno di buchi di trama e problemi. Non ci resta che sperare che ciò sia soltanto un episodio isolato, puntando ora i nostri occhi sul seguito di quel Into the Spider-Verse che tanto fece battere il cuore dei fan ed in arrivo nel 2022.

    [fusion_separator style_type="single solid" hide_on_mobile="small-visibility,medium-visibility,large-visibility" sticky_display="normal,sticky" class="" id="" flex_grow="0" top_margin="5" bottom_margin="45" width="" alignment="center" border_size="2" sep_color="#a13600" icon="" icon_size="" icon_color="" icon_circle="" icon_circle_color="" /][fusion_testimonials design="classic" navigation="no" speed="" backgroundcolor="" textcolor="" random="" hide_on_mobile="small-visibility,medium-visibility,large-visibility" class="" id=""][fusion_testimonial name="Mattia Bianconi" avatar="image" image="https://framescinemawebzine.com/wp-content/uploads/2021/04/frames-cinema.com6_.png" image_id="1648|full" image_border_radius="" company="Redattore" link="https://www.framescinema.com/redazione-mattia-bianconi" target="_self"]

    Questo articolo è stato scritto da:

    [/fusion_testimonial][/fusion_testimonials]

  • RECENSIONE RESIDENT EVIL: WELCOME TO RACOON CITY – UN FILM PER I FAN

    type=”flex” hundred_percent=”no” hundred_percent_height=”no” min_height=”” hundred_percent_height_scroll=”no” align_content=”stretch” flex_align_items=”flex-start” flex_justify_content=”flex-start” flex_column_spacing=”” hundred_percent_height_center_content=”yes” equal_height_columns=”no” container_tag=”div” menu_anchor=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” status=”published” publish_date=”” class=”” id=”” spacing_medium=”” margin_top_medium=”” margin_bottom_medium=”” spacing_small=”” margin_top_small=”” margin_bottom_small=”” margin_top=”” margin_bottom=”” padding_dimensions_medium=”” padding_top_medium=”” padding_right_medium=”” padding_bottom_medium=”” padding_left_medium=”” padding_dimensions_small=”” padding_top_small=”” padding_right_small=”” padding_bottom_small=”” padding_left_small=”” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” link_color=”” link_hover_color=”” border_sizes=”” border_sizes_top=”” border_sizes_right=”” border_sizes_bottom=”” border_sizes_left=”” border_color=”” border_style=”solid” box_shadow=”no” box_shadow_vertical=”” box_shadow_horizontal=”” box_shadow_blur=”0″ box_shadow_spread=”0″ box_shadow_color=”” box_shadow_style=”” z_index=”” overflow=”” gradient_start_color=”” gradient_end_color=”” gradient_start_position=”0″ gradient_end_position=”100″ gradient_type=”linear” radial_direction=”center center” linear_angle=”180″ background_color=”” background_image=”” background_position=”center center” background_repeat=”no-repeat” fade=”no” background_parallax=”none” enable_mobile=”no” parallax_speed=”0.3″ background_blend_mode=”none” video_mp4=”” video_webm=”” video_ogv=”” video_url=”” video_aspect_ratio=”16:9″ video_loop=”yes” video_mute=”yes” video_preview_image=”” render_logics=”” absolute=”off” absolute_devices=”small,medium,large” sticky=”off” sticky_devices=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_background_color=”” sticky_height=”” sticky_offset=”” sticky_transition_offset=”0″ scroll_offset=”0″ animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=”” filter_hue=”0″ filter_saturation=”100″ filter_brightness=”100″ filter_contrast=”100″ filter_invert=”0″ filter_sepia=”0″ filter_opacity=”100″ filter_blur=”0″ filter_hue_hover=”0″ filter_saturation_hover=”100″ filter_brightness_hover=”100″ filter_contrast_hover=”100″ filter_invert_hover=”0″ filter_sepia_hover=”0″ filter_opacity_hover=”100″ filter_blur_hover=”0″][fusion_builder_row][fusion_builder_column type=”1_1″ layout=”1_1″ align_self=”auto” content_layout=”column” align_content=”flex-start” valign_content=”flex-start” content_wrap=”wrap” spacing=”” center_content=”no” link=”” target=”_self” min_height=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” type_medium=”” type_small=”” order_medium=”0″ order_small=”0″ dimension_spacing_medium=”” dimension_spacing_small=”” dimension_spacing=”” dimension_margin_medium=”” dimension_margin_small=”” margin_top=”” margin_bottom=”” padding_medium=”” padding_small=”” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” hover_type=”none” border_sizes=”” border_color=”” border_style=”solid” border_radius=”” box_shadow=”no” dimension_box_shadow=”” box_shadow_blur=”0″ box_shadow_spread=”0″ box_shadow_color=”” box_shadow_style=”” background_type=”single” gradient_start_color=”” gradient_end_color=”” gradient_start_position=”0″ gradient_end_position=”100″ gradient_type=”linear” radial_direction=”center center” linear_angle=”180″ background_color=”” background_image=”” background_image_id=”” background_position=”left top” background_repeat=”no-repeat” background_blend_mode=”none” render_logics=”” filter_type=”regular” filter_hue=”0″ filter_saturation=”100″ filter_brightness=”100″ filter_contrast=”100″ filter_invert=”0″ filter_sepia=”0″ filter_opacity=”100″ filter_blur=”0″ filter_hue_hover=”0″ filter_saturation_hover=”100″ filter_brightness_hover=”100″ filter_contrast_hover=”100″ filter_invert_hover=”0″ filter_sepia_hover=”0″ filter_opacity_hover=”100″ filter_blur_hover=”0″ animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=”” last=”true” border_position=”all” first=”true”][fusion_text columns=”” column_min_width=”” column_spacing=”” rule_style=”default” rule_size=”” rule_color=”” content_alignment_medium=”” content_alignment_small=”” content_alignment=”justify” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” margin_top=”” margin_right=”” margin_bottom=”” margin_left=”” font_size=”” fusion_font_family_text_font=”” fusion_font_variant_text_font=”” line_height=”” letter_spacing=”” text_color=”” animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=””]

    Correva l’ormai lontano 1996 quando Resident Evil sbarcava su PlayStation 1: sviluppato dalla casa di sviluppo giapponese Capcom, il gioco si presentava come un survival horror nel quale il giocatore vestiva i panni di due membri della squadra S.T.A.R.S. intenti a sopravvivere ad un esercito di famelici zombie con arsenale e munizioni limitate, il tutto all’interno di una inquietante e misteriosa villa piena di enigmi ed indovinelli da risolvere. Il gioco ottenne un enorme successo, tanto da portare allo sviluppo di altri due capitoli a distanza di (rispettivamente) due e tre anni sempre su PS1 per poi creare altri sequel fino all’ottavo sbarcato su console e PC proprio in questo 2021.

    Ispirandosi pesantemente ai film horror di serie B degli anni ’70/’80, era inevitabile che il mondo del cinema provasse a portare sul grande schermo la saga. Venne così affidato, nel 2002, il primo progetto a Paul W.S. Anderson, che realizzò un adattamento dal nome Resident Evil (la fantasia non mancava) e con protagonista Milla Jovovich nei panni di Alice, un personaggio originale introdotto nei film. La pellicola prendeva in realtà semplice ispirazione per alcuni elementi dal videogioco, andando a realizzare un prodotto che aveva ben poco dell’originale, se non il nome. Nonostante tutto ciò, il film ottenne un successo tale da portare alla creazione di altri cinque capitoli (di qualità discendente), portando i fan del videogioco a gettare la spugna e ad abbandonare le speranze di ottenere un buon adattamento. Fino ad oggi.

    Conclusa (non nel migliore dei modi) la saga di Anderson, Sony ha affidato al regista britannico Johannes Roberts il progetto di un reboot che ripartisse da zero, portando nuovamente le avventure della S.T.A.R.S e soci sullo schermo col tentativo di creare un prodotto valido. Finalmente, possiamo dirlo, ce l’hanno fatta.

    FAN SERVICE

    Dovendo proporre un lavoro differente da quello dell’adattamento del 2002, Roberts ha deciso di accorpare la storia del primo e del secondo capitolo, andando ad apportare delle obbligatorie modifiche ad alcuni eventi e passaggi di trama. Se nel videogioco le due storie si svolgevano ad un paio di mesi di distanza, nella pellicola avvengono in contemporanea, mostrando Chris Redfield (Robbie Amell), Jill Valentine (Hannah John-Kamen), Albert Wesker (Tom Hopper) e Richard Aiken (Chad Rook) esplorare Villa Spencer, mentre Claire Redfield (Kaya Scodelario) e Leon S. Kennedy (Avan Jogia) si ritrovano a sopravvivere nella stazione di polizia e lungo le strade di Raccoon City

    Nel mettere in scena gli eventi, la pellicola risulta in realtà estremamente più lenta di quello che ci si aspetterebbe, riuscendo in questo modo a costruire un’ottima tensione, anche grazie ad una messa in scena graduale della mutazione degli abitanti in zombie, che diventano lentamente sempre più mostruosi e spaventosi. Non mancano di certo le scene d’azione e sopra le righe, tipiche della saga videoludica e dei film di serie B (per citare una scena tra le tante: uno zombie in fiamme che entra camminando nella stazione di polizia con in sottofondo una canzone pop) e lo stesso vale nella caratterizzazione dei personaggi. Partendo dalla base monodimensionale presente nei videogiochi, la pellicola assegna ad ogni personaggio un ruolo specifico: la bella ragazza che si dimostra più tosta di quello che sembra, il poliziotto novellino, il comandante egoista ed opportunista, il mercenario che tradisce i compagni per soldi e così via. La caratterizzazione rimane però estremamente fedele ai videogiochi, portando sullo schermo i personaggi che i fan hanno sempre amato, approfondendone alcuni aspetti (come per Leon che va incontro ad una crescita durante la pellicola, mentre nel videogioco risulta una macchina da guerra sin dall’inizio) e modificandone altri (per esempio il passato dei fratelli Redfield o il personaggio di Wesker, che viene riscritto mantenendo però l’anima originale).

    La pellicola è inoltre piena di easter eggs e citazioni per i fan della saga, sia a livello visivo (i protagonisti indossano spesso abiti identici a quelli del videogioco e lo stesso vale per i nemici, che sono identici alle loro controparti videoludiche) che nei dialoghi (per la felicità dei fan torna infatti, il “Jill sandwich”).

    RICERCA VISIVA

    Oltre ai cambiamenti di trama, altro muro contro cui i fan storici potrebbero imbattersi è la scelta del cast: se si hanno infatti da una parte attori ai limiti della ricerca maniacale della similarità per Claire o il comandante Irons (interpretato da un Donal Logue estremamente in parte), il resto degli attori scelti non risulta particolarmente rassomigliante alle controparti del videogioco, i cui massimi esponenti sono, in Leon e Jill, diversi sia per carnagione che per pettinatura. Questo non risulta però un problema in quanto, come già detto, la caratterizzazione dei personaggi risulta perfetta a livello di scrittura e si evita inoltre l’ effetto cosplay delle rappresentazioni precedenti, a causa del quale i personaggi risultavano quasi imbarazzanti (lampante esempio di come ciò che funziona nei videogiochi non sempre funziona al cinema).

    Altro elemento che invece farà la felicità dei fan sono le ambientazioni: le stanze di Villa Spencer, la reception e le celle della stazione di polizia, l’orfanotrofio ed il laboratorio Umbrella sono state create con una cura quasi maniacale, inserendo anche con le dovute modifiche alcuni enigmi del gioco e l’uso delle chiavi colorate. Su questo punto si aggiunge anche un intento registico di ricreare alcune sequenze in maniera estremamente simile a quelle presenti nel gioco (esempio l’arrivo della S.T.A.R.S. sui monti Arklay o l’incontro con il primo zombi nella villa) e l’utilizzo di alcuni movimenti di macchina, come nei piani sequenza, e dei primi piani che arricchiscono e rendono la visione molto coinvolgente. 

    Ultimo elemento da sottolineare sono i mostri, fondamentali tanto nel videogioco quanto in questo adattamento. Quelli più presenti e su cui ruota la fama della saga sono proprio gli zombi, proposti qui con una tecnica che ripudia la realisticità degli adattamenti moderni alla The Walking Dead per preferire il trucco e le movenze tipiche degli zombi di Romero (a cui lo stesso videogioco si ispirava). Ma la saga presenta anche altri tipi di creature, generate da altri esperimenti biologici e virus come, ad esempio, un Licker creato con una computer grafica non perfetta ma comunque godibile ed una Lisa Trevor e un William Birkin creati con un mix di trucco e CGI.

    CONCLUSIONI

    Affidato il lavoro a Johannes Roberts, la saga di Resident Evil riesce finalmente ad ottenere un buon adattamento con una pellicola che, da un lato riadatta la storia inserendo dei cambiamenti, mentre dall’altro cerca di assomigliare il più possibile al videogame, inserendo ambientazioni e sequenze identiche alla controparte videoludica e mettendo in scena i personaggi con alcune modifiche ma sempre facendo attenzione a non snaturarli del tutto. Non si tratta di certo di un film perfetto, complice una CGI mediocre, un terzo atto leggermente veloce e diversi elementi assurdi tipici dei film di serie B a cui la saga si è ispirata fin dall’inizio. Una pellicola quindi che potrebbe non essere apprezzata da qualsiasi spettatore soprattutto se estraneo alla saga, ma che farà di certo innamorare i fan, grazie alla sua cura per i dettagli e alle numerose citazioni ed easter eggs.

    P.S. Appena conclusa la pellicola non scappate fuori dalla sala, in quanto è presente una scena a circa metà dei titoli di coda.

    [fusion_separator style_type="single solid" hide_on_mobile="small-visibility,medium-visibility,large-visibility" sticky_display="normal,sticky" class="" id="" flex_grow="0" top_margin="5" bottom_margin="45" width="" alignment="center" border_size="2" sep_color="#a13600" icon="" icon_size="" icon_color="" icon_circle="" icon_circle_color="" /][fusion_testimonials design="classic" navigation="no" speed="" backgroundcolor="" textcolor="" random="" hide_on_mobile="small-visibility,medium-visibility,large-visibility" class="" id=""][fusion_testimonial name="Mattia Bianconi" avatar="image" image="https://framescinemawebzine.com/wp-content/uploads/2021/04/frames-cinema.com6_.png" image_id="1648|full" image_border_radius="" company="Redattore" link="https://www.framescinema.com/redazione-mattia-bianconi" target="_blank"]

    Questo articolo è stato scritto da:

    [/fusion_testimonial][/fusion_testimonials]

  • HAWKEYE LA SERIE – PRIME IMPRESSIONI

    type=”flex” hundred_percent=”no” hundred_percent_height=”no” min_height=”” hundred_percent_height_scroll=”no” align_content=”stretch” flex_align_items=”flex-start” flex_justify_content=”flex-start” flex_column_spacing=”” hundred_percent_height_center_content=”yes” equal_height_columns=”no” container_tag=”div” menu_anchor=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” status=”published” publish_date=”” class=”” id=”” spacing_medium=”” margin_top_medium=”” margin_bottom_medium=”” spacing_small=”” margin_top_small=”” margin_bottom_small=”” margin_top=”” margin_bottom=”” padding_dimensions_medium=”” padding_top_medium=”” padding_right_medium=”” padding_bottom_medium=”” padding_left_medium=”” padding_dimensions_small=”” padding_top_small=”” padding_right_small=”” padding_bottom_small=”” padding_left_small=”” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” link_color=”” link_hover_color=”” border_sizes=”” border_sizes_top=”” border_sizes_right=”” border_sizes_bottom=”” border_sizes_left=”” border_color=”” border_style=”solid” box_shadow=”no” box_shadow_vertical=”” box_shadow_horizontal=”” box_shadow_blur=”0″ box_shadow_spread=”0″ box_shadow_color=”” box_shadow_style=”” z_index=”” overflow=”” gradient_start_color=”” gradient_end_color=”” gradient_start_position=”0″ gradient_end_position=”100″ gradient_type=”linear” radial_direction=”center center” linear_angle=”180″ background_color=”” background_image=”” background_position=”center center” background_repeat=”no-repeat” fade=”no” background_parallax=”none” enable_mobile=”no” parallax_speed=”0.3″ background_blend_mode=”none” video_mp4=”” video_webm=”” video_ogv=”” video_url=”” video_aspect_ratio=”16:9″ video_loop=”yes” video_mute=”yes” video_preview_image=”” render_logics=”” absolute=”off” absolute_devices=”small,medium,large” sticky=”off” sticky_devices=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_background_color=”” sticky_height=”” sticky_offset=”” sticky_transition_offset=”0″ scroll_offset=”0″ animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=”” filter_hue=”0″ filter_saturation=”100″ filter_brightness=”100″ filter_contrast=”100″ filter_invert=”0″ filter_sepia=”0″ filter_opacity=”100″ filter_blur=”0″ filter_hue_hover=”0″ filter_saturation_hover=”100″ filter_brightness_hover=”100″ filter_contrast_hover=”100″ filter_invert_hover=”0″ filter_sepia_hover=”0″ filter_opacity_hover=”100″ filter_blur_hover=”0″][fusion_builder_row][fusion_builder_column type=”1_1″ align_self=”auto” content_layout=”column” align_content=”flex-start” valign_content=”flex-start” content_wrap=”wrap” spacing=”” center_content=”no” link=”” target=”_self” min_height=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” type_medium=”” type_small=”” order_medium=”0″ order_small=”0″ dimension_spacing_medium=”” dimension_spacing_small=”” dimension_spacing=”” dimension_margin_medium=”” dimension_margin_small=”” margin_top=”” margin_bottom=”” padding_medium=”” padding_small=”” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” hover_type=”none” border_sizes=”” border_color=”” border_style=”solid” border_radius=”” box_shadow=”no” dimension_box_shadow=”” box_shadow_blur=”0″ box_shadow_spread=”0″ box_shadow_color=”” box_shadow_style=”” background_type=”single” gradient_start_color=”” gradient_end_color=”” gradient_start_position=”0″ gradient_end_position=”100″ gradient_type=”linear” radial_direction=”center center” linear_angle=”180″ background_color=”” background_image=”” background_image_id=”” background_position=”left top” background_repeat=”no-repeat” background_blend_mode=”none” render_logics=”” filter_type=”regular” filter_hue=”0″ filter_saturation=”100″ filter_brightness=”100″ filter_contrast=”100″ filter_invert=”0″ filter_sepia=”0″ filter_opacity=”100″ filter_blur=”0″ filter_hue_hover=”0″ filter_saturation_hover=”100″ filter_brightness_hover=”100″ filter_contrast_hover=”100″ filter_invert_hover=”0″ filter_sepia_hover=”0″ filter_opacity_hover=”100″ filter_blur_hover=”0″ animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=”” last=”no” border_position=”all”][fusion_text columns=”” column_min_width=”” column_spacing=”” rule_style=”default” rule_size=”” rule_color=”” content_alignment_medium=”” content_alignment_small=”” content_alignment=”justify” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” margin_top=”” margin_right=”” margin_bottom=”” margin_left=”” font_size=”” fusion_font_family_text_font=”” fusion_font_variant_text_font=”” line_height=”” letter_spacing=”” text_color=”” animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=””]

    A tre mesi da What If…? e a due settimane da Eternals, che ha raccolto numerosi giudizi positivi di critica per poi spaccare a metà il pubblico, Marvel torna sulla sua piattaforma Disney+ pubblicando i primi due episodi di Hawkeye, serie incentrata sull’eroe omonimo e che avrà anche lo scopo di introdurre una nuova eroina al roster supereroistico del MCU.

    Parliamo in questo articolo quindi proprio di questi primi due episodi, analizzando gli elementi positivi e quelli negativi. Il tutto rigorosamente senza spoiler.

    BUDDY MOVIE NATALIZIO

    La serie si apre con un flashback ambientato nel 2012, dove vediamo una giovanissima Kate Bishop perdere il padre durante la battaglia di New York mostrata nel film The Avengers (Joss Whedon, 2012), per poi mostrare, attraverso dei bellissimi titoli di testa animati, la crescita della ragazza e la sua dedizione verso sport come il tiro con l’arco, scherma e difesa personale nelle quali vince numerosi premi e trofei. Si passa poi al presente (che ricordiamo essere il 2024, tenendo conto del salto di cinque anni avvenuto in Avengers Endgame), dove la serie ci mostra la situazione di partenza dei due protagonisti: la giovane Kate torna dall’università a New York in occasione delle vacanze natalizie, dove Clint Barton ha portato i suoi tre figli per una gita in città per un paio di giorni. I due finiscono ovviamente per incontrarsi, anche se in questi episodi introduttivi il loro rapporto risulta ancora molto acerbo e distaccato, nonostante l’intenzione da parte di Kate di avvicinarsi sempre di più al suo Avengers del cuore.

    I due sono infatti personalità molto diverse: Clint è “riservato e tenebroso”mentre Kate si mostra sempre pronta a fare battute per sdrammatizzare la tensione (qui si sente l’influenza vincente di un personaggio come Spider-Man) e a non guardare in faccia nessuno pur di ottenere ciò che vuole.

    Le interpretazioni dei protagonisti sono ottime, perfettamente calati nella parte sia per Jeremy Renner, che torna nel ruolo per (probabilmente) l’ultima volta, sia per Hailee Steinfeld, che riesce a donare una buona espressività e carattere al personaggio già in queste prime puntate. Altro nome da non tralasciare è quello di Vera Farmiga, che interpreta Eleanor, direttrice della Bishop Security e madre di Kate. Nonostante il suo ruolo (apparentemente) secondario, Farmiga è ormai una garanzia e non si può che applaudire nuovamente ad un’ottima interpretazione.

    Punto più alto della produzione è sicuramente la regia, curata da Rhys Thomas e che riesce a donare alla serie alcune delle sequenze d’azione migliori mai viste in una serie Marvel Studios, con movimenti di macchina fluidi ed emozionanti che permettono all’adrenalina di quelle scene di schizzare alle stelle.

    Non si può invece dire lo sesso della sceneggiatura, la quale si dimostra un po’ debole in questi primi due episodi. L’intenzione è palesemente quella di creare un buddy movie, come in Arma Letale o nei film di Bud Spencer e Terence Hill, inserendolo in un’atmosfera natalizia, ma per quanto riguarda questi primi episodi il tutto viene salvato soltanto dalla buona chimica tra i due attori. Parlando della scrittura, infatti, il tutto parte in maniera estremamente lenta e piatta, eccezion fatta, per l’appunto, per quanto riguarda le scene d’azione. 

    Non è però il caso di disperarsi, in quanto questo è soltanto l’inizio e la serie può tranquillamente ingranare la marcia negli episodi successivi, con la speranza di ritrovarsi di fronte ad uno di quei prodotti seriali che, avanzando con gli episodi, riesce a centrare il bersaglio.

    [fusion_separator style_type="single solid" hide_on_mobile="small-visibility,medium-visibility,large-visibility" sticky_display="normal,sticky" class="" id="" flex_grow="0" top_margin="5" bottom_margin="45" width="" alignment="center" border_size="2" sep_color="#a13600" icon="" icon_size="" icon_color="" icon_circle="" icon_circle_color="" /][fusion_testimonials design="classic" navigation="no" speed="" backgroundcolor="" textcolor="" random="" hide_on_mobile="small-visibility,medium-visibility,large-visibility" class="" id=""][fusion_testimonial name="Mattia Bianconi" avatar="image" image="https://framescinemawebzine.com/wp-content/uploads/2021/04/frames-cinema.com6_.png" image_id="1648|full" image_border_radius="" company="Redattore" link="https://www.framescinema.com/redazione-mattia-bianconi" target="_blank"]

    Questo articolo è stato scritto da:

    [/fusion_testimonial][/fusion_testimonials]

  • RECENSIONE ARCANE – IL TIE-IN PERFETTO

    type=”flex” hundred_percent=”no” hundred_percent_height=”no” min_height=”” hundred_percent_height_scroll=”no” align_content=”stretch” flex_align_items=”flex-start” flex_justify_content=”flex-start” flex_column_spacing=”” hundred_percent_height_center_content=”yes” equal_height_columns=”no” container_tag=”div” menu_anchor=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” status=”published” publish_date=”” class=”” id=”” spacing_medium=”” margin_top_medium=”” margin_bottom_medium=”” spacing_small=”” margin_top_small=”” margin_bottom_small=”” margin_top=”” margin_bottom=”” padding_dimensions_medium=”” padding_top_medium=”” padding_right_medium=”” padding_bottom_medium=”” padding_left_medium=”” padding_dimensions_small=”” padding_top_small=”” padding_right_small=”” padding_bottom_small=”” padding_left_small=”” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” link_color=”” link_hover_color=”” border_sizes=”” border_sizes_top=”” border_sizes_right=”” border_sizes_bottom=”” border_sizes_left=”” border_color=”” border_style=”solid” box_shadow=”no” box_shadow_vertical=”” box_shadow_horizontal=”” box_shadow_blur=”0″ box_shadow_spread=”0″ box_shadow_color=”” box_shadow_style=”” z_index=”” overflow=”” gradient_start_color=”” gradient_end_color=”” gradient_start_position=”0″ gradient_end_position=”100″ gradient_type=”linear” radial_direction=”center center” linear_angle=”180″ background_color=”” background_image=”” background_position=”center center” background_repeat=”no-repeat” fade=”no” background_parallax=”none” enable_mobile=”no” parallax_speed=”0.3″ background_blend_mode=”none” video_mp4=”” video_webm=”” video_ogv=”” video_url=”” video_aspect_ratio=”16:9″ video_loop=”yes” video_mute=”yes” video_preview_image=”” render_logics=”” absolute=”off” absolute_devices=”small,medium,large” sticky=”off” sticky_devices=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_background_color=”” sticky_height=”” sticky_offset=”” sticky_transition_offset=”0″ scroll_offset=”0″ animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=”” filter_hue=”0″ filter_saturation=”100″ filter_brightness=”100″ filter_contrast=”100″ filter_invert=”0″ filter_sepia=”0″ filter_opacity=”100″ filter_blur=”0″ filter_hue_hover=”0″ filter_saturation_hover=”100″ filter_brightness_hover=”100″ filter_contrast_hover=”100″ filter_invert_hover=”0″ filter_sepia_hover=”0″ filter_opacity_hover=”100″ filter_blur_hover=”0″][fusion_builder_row][fusion_builder_column type=”1_1″ layout=”1_1″ align_self=”auto” content_layout=”column” align_content=”flex-start” valign_content=”flex-start” content_wrap=”wrap” spacing=”” center_content=”no” link=”” target=”_self” min_height=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” type_medium=”” type_small=”” order_medium=”0″ order_small=”0″ dimension_spacing_medium=”” dimension_spacing_small=”” dimension_spacing=”” dimension_margin_medium=”” dimension_margin_small=”” margin_top=”” margin_bottom=”” padding_medium=”” padding_small=”” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” hover_type=”none” border_sizes=”” border_color=”” border_style=”solid” border_radius=”” box_shadow=”no” dimension_box_shadow=”” box_shadow_blur=”0″ box_shadow_spread=”0″ box_shadow_color=”” box_shadow_style=”” background_type=”single” gradient_start_color=”” gradient_end_color=”” gradient_start_position=”0″ gradient_end_position=”100″ gradient_type=”linear” radial_direction=”center center” linear_angle=”180″ background_color=”” background_image=”” background_image_id=”” background_position=”left top” background_repeat=”no-repeat” background_blend_mode=”none” render_logics=”” filter_type=”regular” filter_hue=”0″ filter_saturation=”100″ filter_brightness=”100″ filter_contrast=”100″ filter_invert=”0″ filter_sepia=”0″ filter_opacity=”100″ filter_blur=”0″ filter_hue_hover=”0″ filter_saturation_hover=”100″ filter_brightness_hover=”100″ filter_contrast_hover=”100″ filter_invert_hover=”0″ filter_sepia_hover=”0″ filter_opacity_hover=”100″ filter_blur_hover=”0″ animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=”” last=”true” border_position=”all” first=”true”][fusion_text columns=”” column_min_width=”” column_spacing=”” rule_style=”default” rule_size=”” rule_color=”” content_alignment_medium=”” content_alignment_small=”” content_alignment=”justify” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” margin_top=”” margin_right=”” margin_bottom=”” margin_left=”” font_size=”” fusion_font_family_text_font=”” fusion_font_variant_text_font=”” line_height=”” letter_spacing=”” text_color=”” animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=””]

    Nell’ambito del gaming competitivo si è vista l’ascesa, negli ultimi anni, di numerosi titoli di successo (basti pensare a Fortnite oppure Call of Duty Warzone), ma su tutti campeggia un nome, comparso nel 2009 e destinato a diventare un pilastro: League of Legends. Nato come mod di Dota e divenuto poi un IP vera e propria, il videogioco di casa Riot Games risulta ancora oggi uno degli MMO più giocati dagli utenti PC.

    Uno degli elementi più interessanti della produzione, oltre al gameplay (per i tempi) innovativo, sono i campioni: personaggi dalle sembianze umane, animali o mostruose, ognuno caratterizzato da abilità e da background differenti, portando alla creazione di un vero e proprio mondo da cui questi eroi e villain nascono ed agiscono. Era quindi solo questione di tempo prima che qualcuno si decidesse a creare un prodotto audiovisivo che seguisse le vicende di questi campioni ed è stata proprio Riot Games, in collaborazione con lo studio di animazione parigino Fortiche e la piattaforma di streaming Netflix, a portare alla creazione di Arcane, serie tv che conta 9 episodi, pubblicati in tre atti (ognuno da tre episodi) dal 6 al 20 Novembre.

    Due piccole premesse prima di partire: la recensione della serie prenderà in esame l’evoluzione delle vicende e dei personaggi attraverso i tre atti, comportando la necessità di dover parlare di alcuni avvenimenti considerabili spoiler (con la precisione nel passaggio tra il primo e secondo atto) e che potrebbero quindi rovinare l’esperienza per uno spettatore ancora ignaro dei fatti; inoltre, tutte le opinioni vengono espresse da un neofita del videogioco e della sua lore, ignorando quindi possibili riferimenti o easter egg presenti nella produzione.

    UN MONDO DI MAGIA E SCIENZA

    Piltover e Le Vie. Questi i luoghi in cui si svolgono le vicende della serie e che portano i vari personaggi che ci vengono presentati ad entrare in contatto tra loro, per accordarsi o scontrarsi, per stringere alleanze o dichiararsi guerra. Piltover è una città costiera, che fonda la propria ricchezza sulle rotte commerciali e le cui basi vantano le migliori scoperte scientifiche di tutto il continente, tralasciando però completamente tutto ciò che riguarda la magia (o Arcane, come viene definito nella serie); Le Vie sono invece un’intricata rete di edifici e passaggi sotterranei, costruiti proprio sotto Piltover ed utilizzati dai mercanti per i traffici illeciti ed illegali nella città “di sopra”.

    ATTO I: NASCITA

    Proprio nelle Vie crescono Vi e Powder, due sorelle rimaste orfane durante una precedente guerra tra le due città e cresciute dal mercante Vander, proprietario della locanda The Last Drop e “sindaco” della città sotterranea. Saranno loro le protagoniste della serie, che vediamo nel primo atto intente nel furto di alcuni oggetti di valore nella casa di Jayce Talis, giovane studioso dell’accademia alla ricerca di un modo per combinare scienza e arcane all’interno di alcune gemme, che durante il furto causano però un’esplosione, portando prima i ragazzi ad una incredibile fuga dai soldati e successivamente all’inasprimento dei rapporti tra le due città. Mentre le due ragazze ed i loro compagni rispondono delle proprie azioni a Vander e Jayce viene processato dal consiglio di Piltover, un nuovo personaggio tira di nascosto le fila delle Vie: Silco, vecchia conoscenza di Vander, è infatti un capo banda e produttore dello Shimmer, una sostanza capace di potenziare le prestazioni fisiche e la forza dei soggetti che ne fanno uso, creando in loro però una forte dipendenza ed alcune modifiche fisiche permanenti.

    La carne messa sul fuoco dal primo atto è parecchia ma la serie riesce sapientemente a dosare i tempi, presentando le origini dei personaggi in maniera eccezionale oltre ad introdurre con Silco uno dei villain meglio scritti in un prodotto di questo tipo. Con il finale del terzo episodio, la serie presenta due punti di svolta: nelle Vie scoppia una guerra, che si conclude con la morte di numerosi personaggi da parte di Silco e l’uccisione involontaria da parte della piccola Powder di alcuni suoi amici e del padre adottivo, avvenimento che porta all’aspra separazione delle due sorelle e all’avvicinamento di Powder verso Silco, che finirà per sostituire la figura paterna; nel frattempo a Piltover, Jayce con l’aiuto di un altro studioso di nome Viktor porta a termine i suoi esperimenti creando l’Extech, la perfetta e funzionante unione di scienza ed arcane.

    ATTO II: CONSEGUENZE

    Il secondo atto comincia presentando uno skip temporale di diversi anni, mostrando una Piltover estremamente più avanzata e arricchita grazie alla creazione di alcuni portali Extech, che rafforzano ulteriormente il ruolo della città nel commercio del continente, mentre le Vie, conosciute ora come lo Stato di Zaun, sono controllate da Silco ed i suoi uomini, tra cui spicca una Powder, ora conosciuta come Jinx, costretta a combattere i propri demoni e le conseguenze delle sue azioni. Le azioni del capo banda si espandono, però, a macchia d’olio anche nella città di sopra grazie alla corruzione di alcuni uomini di legge, portando disordini e scompiglio. Vengono qui introdotti i Firelights, gruppo criminale di Zaun che sembra contrastare le attività di Silco, e Caitlyn, vecchia conoscenza di Jayce, poliziotta con l’obiettivo di fermare le attività illecite della città e che decide di scarcerare Vi (finita precedentemente in prigione per alcuni furti) e di collaborare con lei per fermare Silco.

    In questo secondo atto l’azione, così presente nel primo, presenta un leggero calo in favore di una narrazione più personale (presentando comunque scontri mozzafiato nell’incipit della quarta puntata o sul finale della sesta), che esplora sempre più nel profondo le motivazioni e la morale dei personaggi rendendo palese la non presenza di una semplice (e limitante) divisione tra buoni e cattivi, ma rendendo invece palese la presenza di lati positivi e negativi presenti in ognuno di loro, creando un conflitto interno ai personaggi stessi che devono decidere quale strada seguire: il rimorso ed il dolore per Jinx, la ricerca di potere ed il controllo per Silco, la voglia di riscatto e l’istinto di protezione verso gli abitanti delle vie per Vi e si potrebbe continuare così per ogni personaggio presentato, andando a sottolineare ulteriormente la cura nella scrittura dei caratteri di questa serie.

    ATTO III: COLLISIONE

    Presentati i vari personaggi ed i loro obiettivi, il terzo atto è il punto di raccordo di tutte le linee narrative presentate finora, con Silco costretto al bivio tra il potere, da lui tanto bramato, e la “figlia” Jinx, quest’ultima che si ritrova a sua volta in un faccia a faccia con la sorella e con la scelta di chi vuole diventare veramente. Contemporaneamente Jayce, divenuto parte del consiglio di Piltover, deve scegliere tra la pace e la guerra, tra la stabilità del governo e le conseguenze  dei suoi esperimenti.

    Un atto che, se da un lato conclude in maniera impeccabile alcune linee narrative, ne apre anche di nuove per sfociare in un finale che (secondo il modello appena presentato) presenta la completa evoluzione di personaggi come Jinx e Vi e porta al termine l’arco narrativo di Silco, ma preparando al tempo stesso il terreno per le future stagioni, con una sequenza finale accompagnata dal brano “Goodbye” di Ramsey dall’alto tasso di epicità.

    UN RIUSCITO ESPERIMENTO VISIVO

    Ultimo elemento, ma sicuramente non per importanza, che eleva ulteriormente questa serie tra le varie produzioni animate della piattaforma di Netflix è proprio l’elemento visivo. Partendo da uno stile che può essere  accomunato ad una produzione come Spiderman: Into the Spider-Verse (Ramsey, Persichetti Jr. e Rothman; 2018), la serie presenta in realtà una ricerca visiva estremamente interessante e nuova, partendo in primis dalla modellazione dei personaggi, che presentano uno stile riconducibile ai trailer in computer grafica nell’ambito dei videogiochi, passando poi per l’utilizzo di luci al neon che donano alle ambientazioni quel mix di fantasy e steampunk, che si riflette poi anche nelle scene più movimentate e d’azione, con il viola dai tratti rosa shocking dello Shimmer ed il blu elettrico delle armi Extech, passando per le sfumature giallo-arancioni delle armi da fuoco e delle scintille e per il verde smeraldo degli hoverboard dei Firelights. 

    Un’ulteriore distinzione visiva è presente tra i tre atti: il primo sfrutta infatti uno stile di rappresentazione abbastanza classico, puntando sul (semi)realismo della computer grafica e presentando alcuni effetti visivi e di luce nelle scene in cui si presentano a schermo gli esperimenti sull’Extech e sullo Shimmer (con gli effetti sopra citati); il secondo atto, oltre a ripresentare i precedenti elementi, introduce la schizofrenia di Jinx, manifestata visivamente dalla comparsa improvvisa (creando un effetto tipico delle produzioni horror) di alcuni sketch di colore bianco che simulano quelli che si fanno sui propri diari segreti, come cuori attorno agli occhi o visi estremamente stilizzati e dalle curve taglienti; unendo questi elementi, il terzo atto introduce però anche alcune sequenze, proprie dei Firelights, in cui si presenta uno stile di disegno che ricorda quello dei graffiti di strada.

    Esempio della manifestazione della pazzia e delle paure di Jinx

    CONCLUSIONI

    A dodici anni dall’uscita del videogioco su computer, Riot Games si affida a Fortiche e a Netflix per realizzare una delle migliori serie animate degli ultimi anni. Partendo da una base interessante, la serie mette in scena personaggi ed eventi raccontati con una cura quasi straordinaria, senza contare la spettacolarità delle scene d’azione che trasudano epicità da ogni frame. Complice nel successo della produzione è anche lo stile grafico, che presenta una base di computer grafica di altissimo livello ed utilizza una commistione di stili differenti, costruendo una delle ambientazioni più belle ed uniche viste negli ultimi anni. In attesa di una (già annunciata) seconda stagione, non resta che sperare che una produzione di questo tipo faccia scuola, non solo nel campo della sperimentazione nell’animazione, ma anche in come si debba produrre un’opera cinematografica o televisiva tratta da un videogioco.

    [fusion_separator style_type="single solid" hide_on_mobile="small-visibility,medium-visibility,large-visibility" sticky_display="normal,sticky" class="" id="" flex_grow="0" top_margin="5" bottom_margin="45" width="" alignment="center" border_size="2" sep_color="#a13600" icon="" icon_size="" icon_color="" icon_circle="" icon_circle_color="" /][fusion_testimonials design="classic" navigation="no" speed="" backgroundcolor="" textcolor="" random="" hide_on_mobile="small-visibility,medium-visibility,large-visibility" class="" id=""][fusion_testimonial name="Mattia Bianconi" avatar="image" image="https://framescinemawebzine.com/wp-content/uploads/2021/04/frames-cinema.com6_.png" image_id="1648|full" image_border_radius="" company="Redattore" link="https://www.framescinema.com/redazione-mattia-bianconi" target="_blank"]

    Questo articolo è stato scritto da:

    [/fusion_testimonial][/fusion_testimonials]

  • RECENSIONE ARMY OF THIEVES – COME COSTRUIRE UN PREQUEL

    type=”flex” hundred_percent=”no” hundred_percent_height=”no” min_height=”” hundred_percent_height_scroll=”no” align_content=”stretch” flex_align_items=”flex-start” flex_justify_content=”flex-start” flex_column_spacing=”” hundred_percent_height_center_content=”yes” equal_height_columns=”no” container_tag=”div” menu_anchor=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” status=”published” publish_date=”” class=”” id=”” spacing_medium=”” margin_top_medium=”” margin_bottom_medium=”” spacing_small=”” margin_top_small=”” margin_bottom_small=”” margin_top=”” margin_bottom=”” padding_dimensions_medium=”” padding_top_medium=”” padding_right_medium=”” padding_bottom_medium=”” padding_left_medium=”” padding_dimensions_small=”” padding_top_small=”” padding_right_small=”” padding_bottom_small=”” padding_left_small=”” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” link_color=”” link_hover_color=”” border_sizes=”” border_sizes_top=”” border_sizes_right=”” border_sizes_bottom=”” border_sizes_left=”” border_color=”” border_style=”solid” box_shadow=”no” box_shadow_vertical=”” box_shadow_horizontal=”” box_shadow_blur=”0″ box_shadow_spread=”0″ box_shadow_color=”” box_shadow_style=”” z_index=”” overflow=”” gradient_start_color=”” gradient_end_color=”” gradient_start_position=”0″ gradient_end_position=”100″ gradient_type=”linear” radial_direction=”center center” linear_angle=”180″ background_color=”” background_image=”” background_position=”center center” background_repeat=”no-repeat” fade=”no” background_parallax=”none” enable_mobile=”no” parallax_speed=”0.3″ background_blend_mode=”none” video_mp4=”” video_webm=”” video_ogv=”” video_url=”” video_aspect_ratio=”16:9″ video_loop=”yes” video_mute=”yes” video_preview_image=”” render_logics=”” absolute=”off” absolute_devices=”small,medium,large” sticky=”off” sticky_devices=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_background_color=”” sticky_height=”” sticky_offset=”” sticky_transition_offset=”0″ scroll_offset=”0″ animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=”” filter_hue=”0″ filter_saturation=”100″ filter_brightness=”100″ filter_contrast=”100″ filter_invert=”0″ filter_sepia=”0″ filter_opacity=”100″ filter_blur=”0″ filter_hue_hover=”0″ filter_saturation_hover=”100″ filter_brightness_hover=”100″ filter_contrast_hover=”100″ filter_invert_hover=”0″ filter_sepia_hover=”0″ filter_opacity_hover=”100″ filter_blur_hover=”0″][fusion_builder_row][fusion_builder_column type=”1_1″ layout=”1_1″ align_self=”auto” content_layout=”column” align_content=”flex-start” valign_content=”flex-start” content_wrap=”wrap” spacing=”” center_content=”no” link=”” target=”_self” min_height=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” type_medium=”” type_small=”” order_medium=”0″ order_small=”0″ dimension_spacing_medium=”” dimension_spacing_small=”” dimension_spacing=”” dimension_margin_medium=”” dimension_margin_small=”” margin_top=”” margin_bottom=”” padding_medium=”” padding_small=”” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” hover_type=”none” border_sizes=”” border_color=”” border_style=”solid” border_radius=”” box_shadow=”no” dimension_box_shadow=”” box_shadow_blur=”0″ box_shadow_spread=”0″ box_shadow_color=”” box_shadow_style=”” background_type=”single” gradient_start_color=”” gradient_end_color=”” gradient_start_position=”0″ gradient_end_position=”100″ gradient_type=”linear” radial_direction=”center center” linear_angle=”180″ background_color=”” background_image=”” background_image_id=”” background_position=”left top” background_repeat=”no-repeat” background_blend_mode=”none” render_logics=”” filter_type=”regular” filter_hue=”0″ filter_saturation=”100″ filter_brightness=”100″ filter_contrast=”100″ filter_invert=”0″ filter_sepia=”0″ filter_opacity=”100″ filter_blur=”0″ filter_hue_hover=”0″ filter_saturation_hover=”100″ filter_brightness_hover=”100″ filter_contrast_hover=”100″ filter_invert_hover=”0″ filter_sepia_hover=”0″ filter_opacity_hover=”100″ filter_blur_hover=”0″ animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=”” last=”true” border_position=”all” first=”true”][fusion_text columns=”” column_min_width=”” column_spacing=”” rule_style=”default” rule_size=”” rule_color=”” content_alignment_medium=”” content_alignment_small=”” content_alignment=”justify” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” margin_top=”” margin_right=”” margin_bottom=”” margin_left=”” font_size=”” fusion_font_family_text_font=”” fusion_font_variant_text_font=”” line_height=”” letter_spacing=”” text_color=”” animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=””]

    Il 21 Maggio approdava su Netflix Army of the Dead: diretto da Zack Snyder e prodotto direttamente dalla piattaforma di streaming, il film proponeva un mix tra zombie, azione, horror ed heist movie. Complice una scrittura estremamente prevedibile nello svolgimento delle vicende e spicciola nella caratterizzazione dei personaggi, non sono bastati l’imponente cast di ben dieci personaggi, capitanato da Dave Bautista (interprete di Drax Guardiani della Galassia e di Sapper Morton in Blade Runner 2049), né l’ottima realizzazione della computer grafica a salvare questa pellicola eccessivamente lunga, che tenta di essere scanzonata e seria allo stesso tempo, ma che finisce per dar vita a un prodotto confuso ed evitabile. 

    Nonostante tutto ciò, Netflix non si è lasciata scoraggiare e ha continuato a credere enormemente nel progetto, tanto che in quel 21 Maggio non soltanto usciva la pellicola, ma anche una notizia direttamente dalla produzione: sarebbe uscito un prequel del film il cui focus sarebbe stato un’impresa compiuta dal personaggio di Ludwig Dieter alcuni anni prima rispetto alle vicende della pellicola.

    Si arriva quindi al 28 Ottobre 2021, data in cui esce – sempre su Netflix – Army of Thieves, di cui Zack Snyder cura il soggetto e la produzione, lasciando le redini della regia al giovane esordiente Matthias Schweighöfer, anche interprete del protagonista Ludwig. 

    UNA BANDA DI LADRI

    Il film si ambienta appena dopo l’inizio dell’epidemia di zombie di Las Vegas (appena dopo l’introduzione di Army of the Dead, per intenderci), ma i mostri mangia cervelli protagonisti della pellicola precedente sono soltanto una lontana notizia che si sente al TG. Le vicende che seguiamo sono infatti ambientate inizialmente in Germania, per poi spostarsi in giro per l’Europa, e vedono il giovane Sebastian, esperto di casseforti e di scasso, vivere una monotona vita a Potsdam come cassiere in banca, fino a quando un misterioso commento sotto uno dei suoi video su YouTube lo conduce a una competizione segreta tra scassinatori, da cui esce vincitore. Il misterioso autore del commento si figura quindi nella persona di Gwendoline, famosa ladra che lo recluta come scassinatore nella sua banda con lo scopo di ottenere la gloria scassinando tre impenetrabili casseforti costruite dal famoso fabbro Hans Wagner e detenute dal milionario Bly Tanaka (vecchia conoscenza degli spettatori della saga).

    Evitando di addentrarsi ulteriormente nelle vicende, si può subito affermare come in ambito di scrittura la pellicola renda chiaro fin da subito il carattere comico e scanzonato che vuole utilizzare e, diversamente dal precedente film, riesce a mantenerlo fino alla fine, costruendo un heist movie d’azione estremamente solido e divertente, che non si prende sul serio e che cita continuamente i classici del genere, dallo svolgimento delle vicende ai personaggi. Se il il film precedente metteva in scena un numero eccessivo di personaggi estremamente stereotipati e che non riuscivano mai a spiccare, questo film si concentra su una banda piuttosto esigua, composta, oltre che da Sebastian e Gwendoline, da Korina (Ruby O. Fee), l’hacker del gruppo, Rolph (Guz Khan), l’autista, e Brad Cage (Stuart Martin), il macho del gruppo che, come chiaro già dal suo nome (unione di Brad Pitt e Nicholas Cage), risulta essere una palese citazione ai classici d’azione americani. Sono però ovviamente il Sebastian di Matthias Schweighöfer e la Gwendoline di Nathalie Emmanuel il fulcro del racconto, lui ragazzo ingenuo e svampito, mix di momenti più divertenti e altri più emotivi (gestiti ottimamente, senza risultare mai fuori luogo) e lei tough girl a capo del gruppo che non si lascia fermare da niente e nessuno. Risulta palese come i personaggi partano da una base di stereotipi già notevolmente acquisita, risultando comunque interessanti e divertenti e riuscendo a creare un’ottima atmosfera (complice anche la bella chimica tra gli attori). Si aggiunge poi tra i personaggi la coppia di agenti dell’Interpol, classico esempio di poliziotto buono e cattivo, ma che, a differenza degli altri, non riesce a scrollarsi di dosso lo stereotipo, risultando poco interessante. Fortunatamente la coppia è presente sullo schermo per un minutaggio talmente ridotto da non rovinare comunque la pellicola.

    UN PASSO AVANTI

    Dal punto di vista tecnico il film si erge su un buon livello, su tutto la regia di Schweighöfer. Nonostante sia al suo primo lavoro, il regista dimostra un’ottima padronanza della macchina da presa, dando a questa pellicola una bellezza visiva di cui il predecessore non è riuscito a godere, soprattutto nelle scene più movimentate, che qui risultano estremamente chiare ed adrenaliniche, anche se con un leggero effetto di sfocatura che può risultare fastidioso per alcuni. Si tratta comunque di un effetto che si manifesta giusto un paio di volte e non risulta per nulla invasivo. La fotografia e le scenografie risultano meno impattanti e spettacolari rispetto a quelle del precedente (le fredde strade tedesche, le banche e caveau perfetti e scintillanti non reggono ovviamente la spettacolarità di una Las Vegas devastata e piena di zombie).

    Elemento che già pesava sul precedente film e che ritorna anche in questo è la durata eccessiva: la pellicola supera (di poco) le due ore, risultando leggermente pesante sulle battute finali, complice una struttura ripetitiva (lo scasso delle tre casseforti non può ovviamente variare più di tanto) e a tratti prevedibile. Siamo comunque davanti ad un dettaglio, una piccolezza che non rovina comunque troppo la visione.

    CONCLUSIONI

    Con questo prequel Netflix e Schweighöfer riescono a creare un ottimo heist movie, divertente e adrenalinico, ben diretto e ben scritto, con ottimi personaggi che, nonostante la partenza stereotipata, risultano tutti interessanti e mai banali. Su tutti spicca il protagonista Sebastian, vero gioiello della pellicola, divertente il giusto e capace di emozionare nei momenti più seri (complice anche l’ottima interpretazione del giovane Matthias), con una caratterizzazione assente nel precedente film. Sia comunque chiaro che non ci troviamo di fronte a un capolavoro, ma a un buon film ottimo per passare due ore in tranquillità e spegnendo il cervello. Speriamo quindi che, in caso di ulteriori capitoli della saga, si continui lungo questa strada di miglioramento.

    [fusion_separator style_type="single solid" hide_on_mobile="small-visibility,medium-visibility,large-visibility" sticky_display="normal,sticky" class="" id="" flex_grow="0" top_margin="5" bottom_margin="45" width="" alignment="center" border_size="2" sep_color="#a13600" icon="" icon_size="" icon_color="" icon_circle="" icon_circle_color="" /][fusion_testimonials design="classic" navigation="no" speed="" backgroundcolor="" textcolor="" random="" hide_on_mobile="small-visibility,medium-visibility,large-visibility" class="" id=""][fusion_testimonial name="Mattia Bianconi" avatar="image" image="https://framescinemawebzine.com/wp-content/uploads/2021/04/frames-cinema.com6_.png" image_id="1648|full" image_border_radius="" company="Redattore" link="https://www.framescinema.com/redazione-mattia-bianconi" target="_blank"]

    Questo articolo è stato scritto da:

    [/fusion_testimonial][/fusion_testimonials]

  • RECENSIONE THE HARDER THEY FALL – IL WESTERN ALL BLACK DI NETFLIX

    type=”flex” hundred_percent=”no” hundred_percent_height=”no” min_height=”” hundred_percent_height_scroll=”no” align_content=”stretch” flex_align_items=”flex-start” flex_justify_content=”flex-start” flex_column_spacing=”” hundred_percent_height_center_content=”yes” equal_height_columns=”no” container_tag=”div” menu_anchor=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” status=”published” publish_date=”” class=”” id=”” spacing_medium=”” margin_top_medium=”” margin_bottom_medium=”” spacing_small=”” margin_top_small=”” margin_bottom_small=”” margin_top=”” margin_bottom=”” padding_dimensions_medium=”” padding_top_medium=”” padding_right_medium=”” padding_bottom_medium=”” padding_left_medium=”” padding_dimensions_small=”” padding_top_small=”” padding_right_small=”” padding_bottom_small=”” padding_left_small=”” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” link_color=”” link_hover_color=”” border_sizes=”” border_sizes_top=”” border_sizes_right=”” border_sizes_bottom=”” border_sizes_left=”” border_color=”” border_style=”solid” box_shadow=”no” box_shadow_vertical=”” box_shadow_horizontal=”” box_shadow_blur=”0″ box_shadow_spread=”0″ box_shadow_color=”” box_shadow_style=”” z_index=”” overflow=”” gradient_start_color=”” gradient_end_color=”” gradient_start_position=”0″ gradient_end_position=”100″ gradient_type=”linear” radial_direction=”center center” linear_angle=”180″ background_color=”” background_image=”” background_position=”center center” background_repeat=”no-repeat” fade=”no” background_parallax=”none” enable_mobile=”no” parallax_speed=”0.3″ background_blend_mode=”none” video_mp4=”” video_webm=”” video_ogv=”” video_url=”” video_aspect_ratio=”16:9″ video_loop=”yes” video_mute=”yes” video_preview_image=”” render_logics=”” absolute=”off” absolute_devices=”small,medium,large” sticky=”off” sticky_devices=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_background_color=”” sticky_height=”” sticky_offset=”” sticky_transition_offset=”0″ scroll_offset=”0″ animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=”” filter_hue=”0″ filter_saturation=”100″ filter_brightness=”100″ filter_contrast=”100″ filter_invert=”0″ filter_sepia=”0″ filter_opacity=”100″ filter_blur=”0″ filter_hue_hover=”0″ filter_saturation_hover=”100″ filter_brightness_hover=”100″ filter_contrast_hover=”100″ filter_invert_hover=”0″ filter_sepia_hover=”0″ filter_opacity_hover=”100″ filter_blur_hover=”0″][fusion_builder_row][fusion_builder_column type=”1_1″ layout=”1_1″ align_self=”auto” content_layout=”column” align_content=”flex-start” valign_content=”flex-start” content_wrap=”wrap” spacing=”” center_content=”no” link=”” target=”_self” min_height=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” type_medium=”” type_small=”” order_medium=”0″ order_small=”0″ dimension_spacing_medium=”” dimension_spacing_small=”” dimension_spacing=”” dimension_margin_medium=”” dimension_margin_small=”” margin_top=”” margin_bottom=”” padding_medium=”” padding_small=”” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” hover_type=”none” border_sizes=”” border_color=”” border_style=”solid” border_radius=”” box_shadow=”no” dimension_box_shadow=”” box_shadow_blur=”0″ box_shadow_spread=”0″ box_shadow_color=”” box_shadow_style=”” background_type=”single” gradient_start_color=”” gradient_end_color=”” gradient_start_position=”0″ gradient_end_position=”100″ gradient_type=”linear” radial_direction=”center center” linear_angle=”180″ background_color=”” background_image=”” background_image_id=”” background_position=”left top” background_repeat=”no-repeat” background_blend_mode=”none” render_logics=”” filter_type=”regular” filter_hue=”0″ filter_saturation=”100″ filter_brightness=”100″ filter_contrast=”100″ filter_invert=”0″ filter_sepia=”0″ filter_opacity=”100″ filter_blur=”0″ filter_hue_hover=”0″ filter_saturation_hover=”100″ filter_brightness_hover=”100″ filter_contrast_hover=”100″ filter_invert_hover=”0″ filter_sepia_hover=”0″ filter_opacity_hover=”100″ filter_blur_hover=”0″ animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=”” last=”true” border_position=”all” first=”true”][fusion_text columns=”” column_min_width=”” column_spacing=”” rule_style=”default” rule_size=”” rule_color=”” content_alignment_medium=”” content_alignment_small=”” content_alignment=”justify” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” margin_top=”” margin_right=”” margin_bottom=”” margin_left=”” font_size=”” fusion_font_family_text_font=”” fusion_font_variant_text_font=”” line_height=”” letter_spacing=”” text_color=”” animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=””]

    Annunciata nel 2019, la pellicola diretta dall’esordiente Jeymes Samuel (conosciuto prevalentemente per aver diretto i suoi video musicali) e prodotta da Netflix si proponeva con  un’idea estremamente interessante alla base: creare un western il cui cast fosse composto per la prevalenza da attori di colore. E così poi è effettivamente stato. Complice la pandemia di Covid-19, il film ha dovuto attendere la fine di Ottobre 2021 per poter raggiungere soltanto alcune sale in proiezione limitata, ma il 3 Novembre The harder they fall è definitivamente sbarcato anche su Netflix, con un cast che definire eccezionale sarebbe riduttivo e una colonna sonora curata in parte dal regista stesso e in parte da JAY-Z. Sarà riuscita Netflix nella sua impresa?

    “QUESTE PERSONE SONO ESISTITE”

    Il film si apre con questa frase, sottolineando come dietro l’apparente novità del cast all black si celi qualcosa di vero: i personaggi che popolano il film sono infatti ispirati a persone che hanno realmente abitato quel Far West fatto di polvere, cavalli e polvere da sparo, donando quindi alla pellicola un’importanza addirittura maggiore a quella precedentemente attribuita al Django Unchained diretto da Tarantino. 

    La pellicola segue le vicende di Nat Love, capo di una banda di pistoleri conosciuta per rapinare i rapinatori e per eliminare tutti coloro che hanno portato alla morte dei genitori di Nat quando questo aveva soltanto dieci anni. Eliminati tutti gli assassini e con Rufus Buck, capo della banda, in prigione, la vita di Nat si appresta a diventare normale, senza rapine e omicidi, fino a quando Buck non viene fatto evadere e riceve l’amnistia per tutti i suoi crimini, portando quindi la banda a riunirsi e ad allearsi con un maresciallo per completare la propria vendetta. La pellicola si prende tutto il tempo necessario per introdurre tutti i personaggi principali, sia della banda di Nat sia di quella di Buck, mostrando attraverso di loro varie linee di pensiero che esulano dalle definizioni di “personaggio buono e personaggio cattivo” per introdursi in un terreno fatto di moralità personale in cui il problema non è se uccidere oppure risparmiare un nemico, ma se sia giusto combattere in uno stallo o sia invece lecito ucciderlo in ogni maniera possibile. 

    Tra tutti spiccano ovviamente i personaggi di Nat Love e Rufus Buck, portati sullo schermo rispettivamente da Jonathan Majors e Idris Elba, che riescono a rendere i personaggi profondi e leggendari, come delle vere leggende del West. Ma è tra i coprotagonisti che la scrittura riesce a mettere in scena personaggi tutti diversi tra loro e riconoscibili. Se dal lato di Love troviamo il pistolero Jim (RJ Cyler) amante degli stalli, la donna d’affari capace e super tosta Mary (Zazie Beetz) e il fuciliere Bill (Edi Gathegi) che non sbaglia un colpo, a cui si aggiungono il maresciallo Bass Reeves (Delroy Lindo) e l’aspirante uomo di legge Cufee (Danielle Deadwyler), dal lato di Buck figurano invece la pistolera senza scrupoli Trudy (Regina King) e il fuorilegge Cherokee Bill (Lakeith Stanfeild), che non ama la violenza ma che non si fa problemi a uccidere i propri avversari in ogni modo possibile, anche il più disonorevole.

    FAR FAR WEST

    La regia del film si attesta su un ottimo livello, complice la chiarezza ed epicità che riesce a dare ad ogni sequenza, dalla più calma chiacchierata in un saloon, passando per le rapine in banca agli scontri a fuoco nelle piccole città, e utilizzando alcuni movimenti di macchina particolarmente calzanti oltre ad un utilizzo – mai esagerato – del rallenty. Altro punto forte della produzione sono certamente la fotografia (curata da Mihai Malaimare Jr., direttore della fotografia anche per Paul Thomas Anderson e Taika Waititi), i costumi (curati da Antoinette Messam) e le scenografie che, assieme alle spettacolari musiche che compongono la colonna sonora, riescono a costruire un Far West d’impatto e ricco di quell’epicità e di quel pathos caratteristici dei racconti western, senza però scadere mai nell’eccesso o nello stereotipo fastidioso. In questo, come già messo in evidenza a inizio recensione,  il cast gioca un ruolo fondamentale: etnicamente differente dai canoni classici, oltre ad essere importantissimo in ambito di movimenti culturali, dona una ventata d’aria fresca ad un genere che sembrava aver già detto tutto ciò che poteva.

    Se proprio si vuole trovare il pelo nell’uovo, bisogna mettere in evidenza la durata leggermente eccessiva della pellicola (circa due ore e venti minuti), che subisce un rallentamento dell’azione nella parte centrale e sulla quale pesa ulteriormente l’inserimento di alcuni passaggi e soluzioni abbastanza prevedibili, soprattutto sul finire.

    CONCLUSIONI

    Con The harder they fall Samuel e Netflix sono riusciti nell’impresa di creare un western che potesse riportare in auge il genere e al tempo stesso innovarlo, grazie alla presenza di un cast (quasi) interamente di colore. Una scrittura brillante dei personaggi, un’ottima regia e un comparto tecnico e scenografico di ottimo livello portano lo spettatore nuovamente in quel Far West che sembrava ormai appartenere al passato del Cinema e che si presenta qui in forma smagliante, presentando tutti gli stilemi classici del genere e amalgamandoli tutto sommato bene, nonostante una durata leggermente eccessiva a cui si aggiungono una lentezza un po’ stagnante nella parte centrale e una scrittura a tratti prevedibile sul finale. Rimane comunque una delle pellicole originali Netflix di maggior impatto e che sicuramente vale la pena recuperare, sia per i neofiti che per i fan del genere.

    [fusion_separator style_type="single solid" hide_on_mobile="small-visibility,medium-visibility,large-visibility" sticky_display="normal,sticky" class="" id="" flex_grow="0" top_margin="5" bottom_margin="45" width="" alignment="center" border_size="2" sep_color="#a13600" icon="" icon_size="" icon_color="" icon_circle="" icon_circle_color="" /][fusion_testimonials design="classic" navigation="no" speed="" backgroundcolor="" textcolor="" random="" hide_on_mobile="small-visibility,medium-visibility,large-visibility" class="" id=""][fusion_testimonial name="Mattia Bianconi" avatar="image" image="https://framescinemawebzine.com/wp-content/uploads/2021/04/frames-cinema.com6_.png" image_id="1648|full" image_border_radius="" company="Redattore" link="https://www.framescinema.com/redazione-mattia-bianconi" target="_blank"]

    Questo articolo è stato scritto:

    [/fusion_testimonial][/fusion_testimonials]

  • RECENSIONE HALLOWEEN KILLS – IL RITORNO DELLO SLASHER

    type=”flex” hundred_percent=”no” hundred_percent_height=”no” min_height=”” hundred_percent_height_scroll=”no” align_content=”stretch” flex_align_items=”flex-start” flex_justify_content=”flex-start” flex_column_spacing=”” hundred_percent_height_center_content=”yes” equal_height_columns=”no” container_tag=”div” menu_anchor=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” status=”published” publish_date=”” class=”” id=”” spacing_medium=”” margin_top_medium=”” margin_bottom_medium=”” spacing_small=”” margin_top_small=”” margin_bottom_small=”” margin_top=”” margin_bottom=”” padding_dimensions_medium=”” padding_top_medium=”” padding_right_medium=”” padding_bottom_medium=”” padding_left_medium=”” padding_dimensions_small=”” padding_top_small=”” padding_right_small=”” padding_bottom_small=”” padding_left_small=”” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” link_color=”” link_hover_color=”” border_sizes=”” border_sizes_top=”” border_sizes_right=”” border_sizes_bottom=”” border_sizes_left=”” border_color=”” border_style=”solid” box_shadow=”no” box_shadow_vertical=”” box_shadow_horizontal=”” box_shadow_blur=”0″ box_shadow_spread=”0″ box_shadow_color=”” box_shadow_style=”” z_index=”” overflow=”” gradient_start_color=”” gradient_end_color=”” gradient_start_position=”0″ gradient_end_position=”100″ gradient_type=”linear” radial_direction=”center center” linear_angle=”180″ background_color=”” background_image=”” background_position=”center center” background_repeat=”no-repeat” fade=”no” background_parallax=”none” enable_mobile=”no” parallax_speed=”0.3″ background_blend_mode=”none” video_mp4=”” video_webm=”” video_ogv=”” video_url=”” video_aspect_ratio=”16:9″ video_loop=”yes” video_mute=”yes” video_preview_image=”” render_logics=”” absolute=”off” absolute_devices=”small,medium,large” sticky=”off” sticky_devices=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_background_color=”” sticky_height=”” sticky_offset=”” sticky_transition_offset=”0″ scroll_offset=”0″ animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=”” filter_hue=”0″ filter_saturation=”100″ filter_brightness=”100″ filter_contrast=”100″ filter_invert=”0″ filter_sepia=”0″ filter_opacity=”100″ filter_blur=”0″ filter_hue_hover=”0″ filter_saturation_hover=”100″ filter_brightness_hover=”100″ filter_contrast_hover=”100″ filter_invert_hover=”0″ filter_sepia_hover=”0″ filter_opacity_hover=”100″ filter_blur_hover=”0″][fusion_builder_row][fusion_builder_column type=”1_1″ layout=”1_1″ align_self=”auto” content_layout=”column” align_content=”flex-start” valign_content=”flex-start” content_wrap=”wrap” spacing=”” center_content=”no” link=”” target=”_self” min_height=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” type_medium=”” type_small=”” order_medium=”0″ order_small=”0″ dimension_spacing_medium=”” dimension_spacing_small=”” dimension_spacing=”” dimension_margin_medium=”” dimension_margin_small=”” margin_top=”” margin_bottom=”” padding_medium=”” padding_small=”” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” hover_type=”none” border_sizes=”” border_color=”” border_style=”solid” border_radius=”” box_shadow=”no” dimension_box_shadow=”” box_shadow_blur=”0″ box_shadow_spread=”0″ box_shadow_color=”” box_shadow_style=”” background_type=”single” gradient_start_color=”” gradient_end_color=”” gradient_start_position=”0″ gradient_end_position=”100″ gradient_type=”linear” radial_direction=”center center” linear_angle=”180″ background_color=”” background_image=”” background_image_id=”” background_position=”left top” background_repeat=”no-repeat” background_blend_mode=”none” render_logics=”” filter_type=”regular” filter_hue=”0″ filter_saturation=”100″ filter_brightness=”100″ filter_contrast=”100″ filter_invert=”0″ filter_sepia=”0″ filter_opacity=”100″ filter_blur=”0″ filter_hue_hover=”0″ filter_saturation_hover=”100″ filter_brightness_hover=”100″ filter_contrast_hover=”100″ filter_invert_hover=”0″ filter_sepia_hover=”0″ filter_opacity_hover=”100″ filter_blur_hover=”0″ animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=”” last=”true” border_position=”all” first=”true”][fusion_text columns=”” column_min_width=”” column_spacing=”” rule_style=”default” rule_size=”” rule_color=”” content_alignment_medium=”” content_alignment_small=”” content_alignment=”justify” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” margin_top=”” margin_right=”” margin_bottom=”” margin_left=”” font_size=”” fusion_font_family_text_font=”” fusion_font_variant_text_font=”” line_height=”” letter_spacing=”” text_color=”” animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=””]

    Quando nel 1978 John Carpenter dava vita ad Halloween ed al personaggio di Michael Myers, con la sua maschera bianca e la lenta camminata, non pensava certo di produrre un franchise che sarebbe rimasto in vita con nuove pellicole a distanza di quarant’anni. Ma ciò era innanzitutto una sua scelta, vista la sua intenzione di creare una serie di film a tema halloween, ognuno con protagonista una storia differente (l’Halloween III del 1982 doveva infatti inizialmente essere la seconda storia di questa raccolta, ma visto il successo e l’attaccamento nei confronti del personaggio di Myers e del poco riscontro verso questa nuova storia la produzione decise di continuare a produrre sequel della storia originale). Si passa così di decennio in decennio con diversi seguiti e tentativi di riproporre l’Ombra (The shape in originale, titolo con cui ci si riferisce al villain della pellicola nei titoli di testa) alcuni più ed altri meno riusciti. 

    Si arriva così al 2018, anno in cui il regista David Gordon Green, assieme a Jason Blum, Danny McBride e lo stesso Carpenter alla produzione, propongono una nuova pellicola del brand, intitolato semplicemente Halloween e la cui storia è un diretto seguito dell’originale del ’78, cancellando quindi tutti i seguiti e le novità introdotte. In seguito all’ottimo successo ottenuto dalla pellicola, si riuscì a procedere secondo il piano iniziale: inizialmente infatti non si era pensato ad un solo sequel, ma ad una trilogia, originariamente pensata da girare “back to back”, ma i produttori vollero aspettare di vedere i risultati della prima pellicola. Gli incassi però bastarono per convincere a produrre i due seguiti, Halloween Kills e Halloween Ends. Il primo dei due, originariamente pensato per uscire nelle sale nel Novembre del 2020 ma poi slittato a causa pandemia Covid-19, è finalmente arrivato al cinema nell’Ottobre del 2021, perfettamente in tempo per il periodo di dolcetto o scherzetto. 

    GLI ANNI ’80, MA OGGI

    Il film inizia con un flashback, che ci porta direttamente agli eventi della notte di Halloween del ’78 dove vediamo un giovane agente Hawkins incappare in Myers ed ingaggiando con lui un inseguimento prima ed uno scontro all’interno della casa d’infanzia dell’assassino poi, nel quale il poliziotto colpisce per sbaglio un collega e con cui il film cerca di ricreare le atmosfere dell’originale, creando un ottimo risultato. Dopo i titoli di testa, che contano uno stile grafico estremamente citazionista e l’utilizzo della colonna sonora classica divenuta ormai iconica, la pellicola riprende esattamente da dove la precedente si è interrotta, con Laurie e la sua progenie che fugge verso l’ospedale dalla casa in fiamme, dove hanno lasciato Michael a bruciare vivo. Ma come la storia insegna, non è così semplice uccidere l’Ombra, che infatti riesce ad uscire dalla casa, sterminando un’intera squadra di vigili del fuoco arrivati sul posto. Alla notizia della sua fuga e del suo possibile arrivo in città, tutti cominciano a mobilitarsi e tra questi troviamo alcuni sopravvissuti dal primo massacro, come Tommy Doyle e Lindsay Wallace (i due bambini a cui Laurie fece da babysitter nel ’78), Marion Chambers (vecchia assistente del Dr. Loomis) e Lonnie Elam. 

    La pellicola procede per le quasi due ore di durata con un susseguirsi di scene cariche di tensione che culminano nella maestosa comparsa di Myers che riempie queste sequenze di sangue, richiamando in pieno stile gli splatter anni ’80, e lo fa trucidando le sue vittime con estrema violenza. In alternanza a queste sequenze, il film ne presenta altre con uno stile smaccatamente più comico, che riescono nel tentativo di smorzare la tensione ma cadendo a volte nel produrre delle risate involontarie che finiscono per spezzare un po’ l’atmosfera che era riuscito sapientemente a creare.

    L’OMBRA DI MICHAEL

    Interessante risulta anche il tentativo degli sceneggiatori di approfondire il personaggio di Michael, scavando dentro la sua psiche e cercando le motivazioni che lo spingono ad uccidere (tenendo conto che questo è in realtà un tema abbastanza delicato e che ogni pellicola ha trattato a propria discrezione, senza mai seguire una linea guida di base), non riuscendoci però fino in fondo. Si gettano infatti anche le basi per un discorso sul Male, cercando di motivare questo suo essere quasi immortale e su come lui stia “contagiando” le altre persone rendendole violente, ma il tutto è come rimasto agli inizi, un testo senza analisi nel cui lo spettatore non detiene gli elementi per poter trarre delle conclusioni effettive e di cui può soltanto quindi speculare in attesa del prossimo ed ultimo capitolo, nella speranza che le idee si siano finalmente schiarite.

    La presenza così centrale di Michael in questa pellicola, che riesce come detto sopra a costruire sequenze estremamente inquietanti grazie anche all’uso della maschera in variante bruciata che aggiunge un fattore di ulteriore paura al personaggio, finisce indubbiamente per mettere in secondo piano tutti gli altri personaggi. Prima su tutti la Laurie Strode di Jamie Lee Curtis, che in questa pellicola viene relegata ad un minimo ruolo sull’esterno, probabilmente in attesa della futura ed ultima iterazione del brand in cui sarà nuovamente la protagonista; più centrali risultano gli altri sopravvissuti originali che si imbarcano in questa impossibile lotta contro il male, attraverso cui il film riesce un po’ ad approfondire il pensiero umano in quella particolare situazione e riesce a scardinare (almeno inizialmente) il topos dei personaggi che non sanno nulla del villain, mostrandoli qui consci del nemico e pronti a combattere. 

    Sul lato tecnico, Green svolge un buon lavoro soprattutto nelle scene più calme, dove si prepara lentamente la comparsa di Michael e si costruisce un’ottima tensione; si percepisce invece un po’ di confusione nelle scene più movimentate (come il massacro iniziale o quello finale), nel quale il regista non riesce a gestire nel migliore dei modi l’uccisione di molteplici personaggi sullo schermo, complice anche un montaggio non sempre al top.

    CONCLUSIONI

    Halloween Kills è il perfetto film horror per passare questo halloween 2021: con un’essenza splatter che rimanda agli anni ’80, riempie lo schermo di sangue ed uccisioni estremamente violente, impostando Michael come vero protagonista della pellicola e con cui la pellicola riesce sapientemente a creare anche scena di vera tensione. Peccato per alcuni guizzi di scrittura che, se approfonditi a dovere, avrebbero potuto donare al personaggio e alle vicende un tocco in più e lo stesso vale per gli altri personaggi, che rimangono un po’ sullo sfondo e vengono usati soltanto come pedine per mandare avanti il massacro. Nonostante i difetti presenti (di cui qualcuno anche più tecnico), la pellicola si regge egregiamente in piedi e riesce comunque nel suo intento: essere una pellicola di intermezzo di questa nuova trilogia ed il cui scopo principale era intrattenere con lo splatter (dove invece la prima pellicola del 2018 tentava più la strada dell’horror ansiogeno). Resta soltanto da attendere il terzo ed ultimo capitolo, nella speranza che sia una summa degli elementi che più funzionano nei suoi predecessori e che riesca a dare degna conclusione alla saga.

    [fusion_separator style_type="single solid" hide_on_mobile="small-visibility,medium-visibility,large-visibility" sticky_display="normal,sticky" class="" id="" flex_grow="0" top_margin="5" bottom_margin="45" width="" alignment="center" border_size="2" sep_color="#a13600" icon="" icon_size="" icon_color="" icon_circle="" icon_circle_color="" /][fusion_testimonials design="classic" navigation="no" speed="" backgroundcolor="" textcolor="" random="" hide_on_mobile="small-visibility,medium-visibility,large-visibility" class="" id=""][fusion_testimonial name="Mattia Bianconi" avatar="image" image="https://framescinemawebzine.com/wp-content/uploads/2021/04/frames-cinema.com6_.png" image_id="1648|full" image_border_radius="" company="Redattore" link="https://www.framescinema.com/redazione" target="_blank"]

    Questo articolo è stato scritto da:

    [/fusion_testimonial][/fusion_testimonials]