RECENSIONE LA FIGLIA OSCURA – UNA VITA SBAGLIATA

type=”flex” hundred_percent=”no” hundred_percent_height=”no” min_height=”” hundred_percent_height_scroll=”no” align_content=”stretch” flex_align_items=”flex-start” flex_justify_content=”flex-start” flex_column_spacing=”” hundred_percent_height_center_content=”yes” equal_height_columns=”no” container_tag=”div” menu_anchor=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” status=”published” publish_date=”” class=”” id=”” spacing_medium=”” margin_top_medium=”” margin_bottom_medium=”” spacing_small=”” margin_top_small=”” margin_bottom_small=”” margin_top=”” margin_bottom=”” padding_dimensions_medium=”” padding_top_medium=”” padding_right_medium=”” padding_bottom_medium=”” padding_left_medium=”” padding_dimensions_small=”” padding_top_small=”” padding_right_small=”” padding_bottom_small=”” padding_left_small=”” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” link_color=”” link_hover_color=”” border_sizes=”” border_sizes_top=”” border_sizes_right=”” border_sizes_bottom=”” border_sizes_left=”” border_color=”” border_style=”solid” box_shadow=”no” box_shadow_vertical=”” box_shadow_horizontal=”” box_shadow_blur=”0″ box_shadow_spread=”0″ box_shadow_color=”” box_shadow_style=”” z_index=”” overflow=”” gradient_start_color=”” gradient_end_color=”” gradient_start_position=”0″ gradient_end_position=”100″ gradient_type=”linear” radial_direction=”center center” linear_angle=”180″ background_color=”” background_image=”” background_position=”center center” background_repeat=”no-repeat” fade=”no” background_parallax=”none” enable_mobile=”no” parallax_speed=”0.3″ background_blend_mode=”none” video_mp4=”” video_webm=”” video_ogv=”” video_url=”” video_aspect_ratio=”16:9″ video_loop=”yes” video_mute=”yes” video_preview_image=”” render_logics=”” absolute=”off” absolute_devices=”small,medium,large” sticky=”off” sticky_devices=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_background_color=”” sticky_height=”” sticky_offset=”” sticky_transition_offset=”0″ scroll_offset=”0″ animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=”” filter_hue=”0″ filter_saturation=”100″ filter_brightness=”100″ filter_contrast=”100″ filter_invert=”0″ filter_sepia=”0″ filter_opacity=”100″ filter_blur=”0″ filter_hue_hover=”0″ filter_saturation_hover=”100″ filter_brightness_hover=”100″ filter_contrast_hover=”100″ filter_invert_hover=”0″ filter_sepia_hover=”0″ filter_opacity_hover=”100″ filter_blur_hover=”0″][fusion_builder_row][fusion_builder_column type=”1_1″ layout=”1_1″ align_self=”auto” content_layout=”column” align_content=”flex-start” valign_content=”flex-start” content_wrap=”wrap” spacing=”” center_content=”no” link=”” target=”_self” min_height=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” type_medium=”” type_small=”” order_medium=”0″ order_small=”0″ dimension_spacing_medium=”” dimension_spacing_small=”” dimension_spacing=”” dimension_margin_medium=”” dimension_margin_small=”” margin_top=”” margin_bottom=”” padding_medium=”” padding_small=”” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” hover_type=”none” border_sizes=”” border_color=”” border_style=”solid” border_radius=”” box_shadow=”no” dimension_box_shadow=”” box_shadow_blur=”0″ box_shadow_spread=”0″ box_shadow_color=”” box_shadow_style=”” background_type=”single” gradient_start_color=”” gradient_end_color=”” gradient_start_position=”0″ gradient_end_position=”100″ gradient_type=”linear” radial_direction=”center center” linear_angle=”180″ background_color=”” background_image=”” background_image_id=”” background_position=”left top” background_repeat=”no-repeat” background_blend_mode=”none” render_logics=”” filter_type=”regular” filter_hue=”0″ filter_saturation=”100″ filter_brightness=”100″ filter_contrast=”100″ filter_invert=”0″ filter_sepia=”0″ filter_opacity=”100″ filter_blur=”0″ filter_hue_hover=”0″ filter_saturation_hover=”100″ filter_brightness_hover=”100″ filter_contrast_hover=”100″ filter_invert_hover=”0″ filter_sepia_hover=”0″ filter_opacity_hover=”100″ filter_blur_hover=”0″ animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=”” last=”true” border_position=”all” first=”true”][fusion_text columns=”” column_min_width=”” column_spacing=”” rule_style=”default” rule_size=”” rule_color=”” content_alignment_medium=”” content_alignment_small=”” content_alignment=”justify” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” margin_top=”” margin_right=”” margin_bottom=”” margin_left=”” font_size=”” fusion_font_family_text_font=”” fusion_font_variant_text_font=”” line_height=”” letter_spacing=”” text_color=”” animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=””]

L’esordio alla regia di Maggie Gyllenhaal è stato uno di quegli esordi fulminanti in grado di conquistare ampi consensi dalla critica: tratto dall’omonimo romanzo di Elena Ferrante, La Figlia Oscura è stato candidato a tre Premi Oscar e due Golden Globes, oltre a vincere il premio alla Miglior sceneggiatura all’edizione 2021 della Mostra d’arte cinematografica di Venezia.
La sua origine letteraria è ben evidente nella struttura narrativa, e l’introspezione della protagonista è prettamente romanzesca: da novella Clarissa Dalloway, la professoressa universitaria Leda Caruso si trova per casualità a confrontare lo spettro della propria giovinezza. a partire dalla curiosa osservazione di una famiglia in vacanza, e dall’identificazione nella giovane e frustrata madre Nina (Dakota Johnson). In lei, Leda Caruso rivede tutti i propri sbagli, e fa un bilancio della propria esperienza della maternità e delle proprie mancanze.

MOMENTS OF BEING

Maggie Gyllenhaal si cala con ammirevole passione nella fonte letteraria, nella storia di giovani donne che affrontano gioie e (soprattutto) dolori della maternità: la regia fatta di camera a mano e primi e primissimi piani e insegue i personaggi nel loro personale labirinto di nevrosi, li pone sotto una lente d’ingrandimento ma riesce anche a entrare in empatia con loro, a comprenderne il cuore fragile -lavoro psicologico cui si accompagna un altrettanto accurato lavoro sulle ambientazioni in cui si svolge la vicenda-; anche se, talvolta, lo fa in modo fin troppo manifesto e programmatico.
Una cosa che si può dire di La figlia oscura è che, nel bene e nel male, non va per il sottile nella sua disamina delle ipocrisie umane: nonostante l’indubbia intelligenza che sta dietro il lavoro sui personaggi e la direzione degli attori, non mancano metafore vistose -la frutta marcia, la bambola rubata- e momenti che calcano la mano quando avrebbero dovuto restare discreti.
Questa occasionale tendenza all’eccesso è facilmente perdonabile, e bilanciata dall’ottimo lavoro sullo scavo psicologico e nella direzione delle attrici protagoniste: personaggio piccolo, fragile e per certi versi sgradevole, ma sempre profondamente empatica, vittima di una vita imperfetta e succube della propria infelicità, la protagonista Leda trova delle interpreti perfette sia in Olivia Colman che in Jessie Buckley, che incarnano alla perfezione le diverse età, senza cercare di imitarsi a vicenda ma mantenendo sempre una coerenza di fondo. Ottime anche le interpretazioni del cast di comprimari (nonostante una Dakota Johnson sempre efficace ma talvolta eccessiva) che danno vita a personaggi ben caratterizzati.
Tuttavia, nonostante il fine lavoro sulla vita interiore della protagonista, dalla fine del secondo atto il film comincia a perdersi nel suo stesso labirinto di storie e sottotrame parallele; questo causa una certa confusione nei rapporti causa-effetto delle interazioni tra personaggi e la sensazione che il finale, quando arriva, sia poco giustificato in rapporto a quanto visto fino a quel momento. La risoluzione del conflitto interiore è risolta in modo anche intelligente, ma quello tra i personaggi è lasciato quantomeno fumoso, a dispetto di quanto detto sopra sulla tendenza della sceneggiatura a calcare la mano quando non serve.

UN INTERESSANTE, IMPERFETTO ESORDIO

Come regista e sceneggiatrice all’esordio, Maggie Gyllenhall dimostra grande abilità e intelligenza registica e un’enorme sensibilità nei confronti dei propri personaggi, e non c’è
dubbio che la sua carriera dietro la macchina da presa si rivelerà altrettanto prolifica e brillante di quella come attrice; e la scelta di questa storia si è rivelata vincente, così come la scelta delle protagoniste Olivia Colman e Jessie Buckley che offrono due grandi interpretazioni.
C’è solo da affinare il suo indubbio talento in narrazioni maggiormente coerenti.

[fusion_separator style_type=”single solid” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” flex_grow=”0″ top_margin=”5″ bottom_margin=”45″ width=”” alignment=”center” border_size=”2″ sep_color=”#a13600″ icon=”” icon_size=”” icon_color=”” icon_circle=”” icon_circle_color=”” /][fusion_testimonials design=”classic” navigation=”no” speed=”” backgroundcolor=”” textcolor=”” random=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” class=”” id=””][fusion_testimonial name=”Valentino Feltrin” avatar=”image” image=”” image_id=”” image_border_radius=”” company=”Redattore” link=”Https://www.framescinema.com/redazione-valentino-feltrin” target=”_blank”]

Questo articolo è stato scritto da:

[/fusion_testimonial][/fusion_testimonials]

Comments

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *