In vista della festa di Halloween mi sono interrogata a lungo sul concetto di paura e sulle accezioni legate a uno stato emotivo così ambiguo. A volte nascondiamo i luoghi più controversi del nostro io, ma esaminarli è necessario per superare le ansie che albergano dentro di noi.
Nell’audiovisivo questi temi sono stati sviscerati a lungo, ma quale prodotto mette in luce le difficoltà del quotidiano paragonandole ad antagonisti immaginari? Sicuramente uno degli esempi più calzanti risiede in Buffy l’ammazzavampiri.
La metafora del male
Nel 1997, dopo il flop del film omonimo, Joss Whedon scrive una serie che ha lo scopo di analizzare la condizione umana servendosi della metafora del sovrannaturale. Fino ad allora la classica ragazzina californiana dai capelli rigorosamente biondi correva impaurita e certa del crudele destino che la aspettava. L’arrivo della cacciatrice di vampiri sovverte il trope tipico dell’horror e la biondina minuta dal bell’aspetto si trasforma nell’eroina in grado di mettere in fuga le creature più spaventose salvando l’umanità.
Il terrore acquisisce nello show un significato profondo, diventa personificato: gli ostacoli che si affrontano nella crescita sono le entità maligne da sconfiggere. Una commistione di generi rende la narrazione fruibile a un pubblico piuttosto ampio e sancisce il carattere innovativo dell’intera opera.
Oggi diversi lungometraggi hanno preso spunto da alcune delle storie descritte nel corso delle 7 stagioni, basti pensare al recente Obsession di Curry Barker che ci ricorda l’ossessione di tutte le donne di Sunnydale nei confronti di Xander in seguito a un incantesimo malriuscito. L’eccellente scrittura di Whedon e dei suoi collaboratori precorre i tempi e modifica per sempre i canoni di una categoria cinematografica talvolta stereotipata e ripetitiva.
Buffy estrae da un cappello stregato i nostri turbamenti e ci indica la strada per estirparli. Non possiamo restare fermi a osservare, dobbiamo preservarci e guardare negli occhi il nemico dentro di noi.
Le sfumature della paura
Trattandosi di una serie in cui i malvagi sono presenti costantemente, gli sceneggiatori scelgono di deridere la ricorrenza del 31 ottobre, spiegando che quel giorno rappresenta un’occasione per riposarsi dalle attività crudeli e perverse svolte nel resto dell’anno. Per tale ragione qui non passeremo in rassegna gli unici 3 momenti dedicati ad Halloween, ma ci focalizzeremo sulle cinque puntate che esplorano l’orrore in tutte le sue sfaccettature.

Incubi (Nightmares, 01×10)
Spesso teniamo custoditi segretamente i nostri incubi perché temiamo possano avverarsi. È esattamente quello che succede qui. L’inconscio di un ragazzino in coma dà vita ai sogni più conturbanti degli abitanti della “bocca dell’inferno”. I sensi di colpa, i fallimenti e le umiliazioni sono messi a nudo, lasciando emergere la vulnerabilità di ognuno. Non si può scappare dai propri timori, bisogna accoglierli in qualità di segmenti della nostra identità.
Il mostro (Killed by death, 02×18)
La protagonista, ricoverata in ospedale per una una febbre troppo alta, individua un mostro visibile solo ai bambini malati e definito da questi ultimi come “la morte”. L’unico modo per annientarlo sarà mettersi nei panni dei giovani malcapitati.
La vicenda si interroga sull’isolamento ospedaliero e sull’impotenza degli adulti, costretti ad affiancare i loro piccoli senza comprendere appieno le paure che avvertono.
L’urlo che uccide (Hush, 04×10)
Candidato agli Emmy nel 2000, l’episodio si può annoverare tra i migliori realizzati. I Gentiluomini, dei demoni sorridenti e ben vestiti, giungono in città per rubare sette cuori, il loro potere? Sottrarre la voce alle persone. Le corde vocali sono lo strumento principale che utilizziamo per manifestare lo sgomento, l’urlo è una reazione istintiva che ci protegge e ci mette nella condizione di chiedere aiuto. Se il corpo è libero di muoversi ma uno dei canali principali della comunicazione è completamente inibito si verifica una inevitabile alienazione. In circa 25 minuti di silenzio si lavora tantissimo sulla fisicità degli attori, trasmettendo la frustrazione dovuta ai limiti relazionali.
Di nuovo normale (Normal again, 06×17)
La cacciatrice si ferisce con un pungiglione e comincia a dubitare della realtà. Vi sono due piani del racconto: uno ambientato nell’universo che conosciamo e un altro in un istituto psichiatrico in cui le vicissitudini alle quali abbiamo finora assistito sono frutto della fantasia di una adolescente con disturbi mentali. Anche lo spettatore si sente destabilizzato e non sa più distinguere il vero dal falso. La scelta degli showrunner riflette il periodo oscuro vissuto dalla nostra slayer e il desiderio di trascorrere un’esistenza tranquilla, lontana dalle responsabilità e dal dolore. Indugiare, cedere allo stato di trance corrisponderebbe a una sconfitta, ma al contempo a una liberazione. Il dubbio si insidierà e scaverà in profondità, lasciandoci senza una risposta e con un forte senso di inquietudine.
Conversazioni con l’aldilà (Conversation with dead people, 07×07)
La psiche di alcuni membri del gruppo rischia di vacillare a causa del Primo. Lo spietato villain assume le sembianze dei defunti e riesce a insinuarsi nelle menti plagiandole. L’azione viene messa da parte per lasciare spazio ai dialoghi. Giocare con il lutto implica un ricatto morale che compromette la verità. La minaccia è quindi individuale e fa breccia sulle coscienze tormentate dei singoli. I toni si fanno molto più cupi grazie alle sole conversazioni e l’angoscia regna in ogni sequenza.

Rivedere Buffy l’ammazzavampiri ci conferma che i prodotti di genere possono affrontare tematiche complesse se sono supportati da una sceneggiatura brillante. Con il passare degli anni le trame crescono insieme ai personaggi e le atmosfere migrano verso orizzonti sempre più lugubri e tetri. Noi nel frattempo continuiamo a guardarlo, certi che al minimo segnale di pericolo verremo salvati da una liceale armata di paletto.

Maria Cagnazzo
Redattrice

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