Recensione L’estranea: La ricerca della salvezza e l’illusione del controllo

E forse è per vendetta 

e forse è per paura 

o solo per pazzia 

ma da sempre 

tu sei quella che paga di più 

se vuoi volare ti tirano giù 

e se comincia la caccia alla streghe 

la strega sei tu

La Fata – Edoardo Bennato

Roma, 2026. Anna Colonna va a far visita alla figlia che si è trasferita nella capitale per frequentare un’accademia. Piove molto, piove così tanto che è quasi pericoloso stare in giro, ma c’è qualcosa di importante di cui parlare, e la conversazione non può essere rimandata. 

Flashback: Bari, 1999. La famiglia Colonna, proprietaria del negozio di vestiti più alla moda di via Sparano, vive il suo periodo migliore: una coppia felice, due bambini meravigliosi, una casa lussuosa e un cane. Proprio quando tutto sembra essere perfetto si arriva al punto di rottura, un evento tragico che distrugge questo equilibro beato. E proprio l’equilibrio è il tema fondamentale del film, che viene affrontato e proposto da molteplici punti di vista, primo tra tutti la più importante legge della natura e – se si sceglie di dare al film una lettura basata sul soprannaturale – della stregoneria: non si può mai prendere senza dare, e ogni azione ha delle conseguenze. Ammettendo che interferire col destino sia possibile, c’è un costo da pagare. Sempre. 

Equilibrio e contrasto

Dunque, dopo la prima crepa nella stabilità iniziale, arriva il secondo contrasto (figurato): all’interno di una famiglia giunge un’estranea. Una figura completamente aliena, che rappresenta il minimo grado di conoscenza dell’uomo, interferisce con questioni legate invece ad una dimensione sociale, la famiglia, che costituisce il massimo grado di intimità che si possa raggiungere. L’Estranea (Valeria Bruni Tedeschi) compare per la prima volta quando Anna, la madre, è in uno stato di profonda disperazione, e le offre la possibilità di cambiare il corso degli eventi, evitando la tragedia che uno dei suoi figli dovrebbe affrontare. Ma sarà necessario ristabilire l’Ordine naturale: per salvare qualcosa, qualcos’altro (appartenente a un altro membro della famiglia) dovrà essere sacrificato. Anna si trova davanti un bivio, probabilmente nella peggiore situazione che una madre possa mai affrontare, ed è costretta a scegliere il male apparentemente minore. Nel corso degli anni, però, i devastanti effetti della sua decisione si manifestano, e l’Estranea torna a farle visita per chiederle nuovamente se desideri deviare il corso del destino. Questo avviene per quattro volte (numero pari, situazioni bilanciate) prima che Anna capisca che non avrebbe dovuto frapporsi tra la sorte e la vita. Il suo ultimo grido di afflizione è quindi tentare di rimediare al suo errore tornando all’inizio e ridando al Fato ciò che non gli aveva lasciato prendere. 

L’horror e il femminile

Per definizione il genere horror si fonda su scene e azioni macabre e raccapriccianti. Non solo questi elementi sono presenti ne L’Estranea, ma Strippoli fa un ulteriore passo in avanti. La più spaventosa delle emozioni è facile da individuare, è la paura stessa. Ma il più terribile dei sentimenti è probabilmente il senso di colpa dato dalla consapevolezza di essere l’origine di un’imprevedibile spirale di sofferenza. Che si decida di accogliere un’interpretazione piuttosto che l’altra, che si voglia credere alla stregoneria o si ritenga più credibile un delirio da disturbo ossessivo compulsivo, L’Estranea non è meno sconvolgente perché l’orrore viene dall’interno. 

E ovviamente, non poteva non essere una madre. 

C’è un legame fortissimo e storicamente affermato tra il genere horror e le figure femminili, e le madri in particolare. Al di là dei riferimenti mitologici a figure demoniache femminili che sono poi entrate nell’immaginario comune (Lilith, Medusa, Lamia, Baba Yaga), basti pensare ai numerosi film (ma anche racconti e serie tv) sulle streghe, come The Blair With Project o Suspiria. O ancora, Carrie di Brian De Palma ha come punto di partenza una ragazza che ha le sue prime mestruazioni, L’Esorcista racconta di una ragazza posseduta, e in Psycho il cuore del film è la madre di Norman Bates. Ma non è necessario dilungarsi in analisi storiche, è sufficiente guardare alcuni dei titoli horror usciti quest’anno: con Other Mommy il titolo parla da sé, in Obsession ad essere posseduta è una ragazza, in Insidious – Fuori dall’altrove l’elemento scatenante degli eventi è una madre in grado di stabilire un ponte tra due dimensioni differenti. Una madre ha già di per sé questo potere, in quanto si tratta di qualcuno che ha creato la vita, e tale componente ha assunto accezioni spaventosamente angoscianti nell’immaginario collettivo occidentale. Una forza generatrice simile è quella con cui Anna e l’Estranea (non sarebbe stato lo stesso se ci fosse stato un Estraneo) cambiano il corso degli eventi e influenzano la vita. Oltre che spaventosa, una madre è anche molto più facile da colpevolizzare. È la figura che nel discorso comune viene identificata come la responsabile quando una famiglia mostra dei problemi, spesso anche da parte dei suoi stessi figli. Poco importa che abbia provato ad ottenere il miglior bene possibile per la sua famiglia: se i risultati non sono ineccepibili, una madre non può pensare di ottenere il perdono della società, può solo sperare che la condanna non sia troppo dura. Il film di Strippoli è anche una riflessione sulla famiglia italiana e sulle sue dinamiche interne, un ritratto di rapporti complessi e talvolta poco sani: più si cerca di costringerli in una forma precisa più degenerano, proprio come le caramelle a forma di spirale che Anna mangia per placare il nervosismo.

L’Estranea è angosciante su numerosi livelli, ma è spaventoso soprattutto perché parla ai suoi spettatori in maniera diretta e, in ultima istanza, li costringe a confrontarsi con sé stessi per ricordare che, per quanto ci si affanni, nella vita non si ha un reale controllo su nulla. 

Gaia Fanelli

Caporedattrice

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